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Al direttore

«Alstom-Siemens: le gaffe di Di Maio mettono a rischio»

Riceviamo e pubblichiamo:

Ora che la Commissione europea ha bocciato la fusione fra i due colossi ferroviari Alstom e Siemens, il governo italiano deve svegliarsi ed essere vigile: in questa fase d’incertezza i posti di lavoro degli stabilimenti italiani, tra cui Savigliano, sono messi a rischio dalla necessità dei francesi di procedere comunque a una riorganizzazione, viste le ripercussioni finanziarie e industriali date dalla mancata fusione. Nessuno deve pensare sia scampato il pericolo di spostamento della produzione: ieri poteva finire in Germania, oggi potrebbe tornare in Francia. Se Di Maio anziché andare a stuzzicare i gilet gialli facesse il suo lavoro, forse sarebbe d’aiuto. I lavoratori non possono rischiare di pagare per la maldestra e aggressiva politica europea del governo gialloverde, e l’Italia non può permettersi un Ministro part-time, specie se si è scelto ben due Ministeri cruciali come il lavoro e lo sviluppo economico.

Chiara Gribaudo – deputata Pd

«Basta perdere altro tempo sull’autostrada Asti-Cuneo»

Signor direttore,

sull’edizione piemontese del Corriere della Sera il prof. Ponti sostiene che la conclusione dei lavori sulla A33 Asti-Cuneo non sia una priorità e che essi non sono attualmente assoggettati all’analisi costi-benefici. È noto che il M5S si è sempre mostrato ostile all’opera e ancora recentemente il ministro Toninelli (26 settembre) e il vicepresidente del Consiglio Di Maio (21 gennaio) ribadivano la loro contrarietà al completamento dell’autostrada. Ostilità che essi estendono all’intesa raggiunta dal ministro Del Rio in sede di Unione Europea volta a sboccare, dopo anni di colpevole inerzia, opere per decine di miliardi di investimenti nel sistema infrastrutturale nazionale, tra cui il completamento della A33. Si tratta di opere attese da tempo immemorabile e destinate, tra l’altro, a rilanciare il sistema delle costruzioni, il quale ha subito in Italia negli ultimi 10 anni una autentica strage di imprese (meno 140.000) e di addetti (meno 800.00). Nello stesso periodo nelle provincie di Asti e di Cuneo hanno chiuso 890 imprese e 4217 addetti hanno perso il lavoro. Non è certo questa la sede, signor direttore, per rifare la storia ultratrentennale della A33 ed esporre le ragioni della sua imprescindibilità per l’economia e la sostenibilità ambientale del nostro territorio. Ci chiediamo, noi profani di metodologie sofisticate e certamente ignari delle priorità nazionali, cosa vi sia da ulteriormente analizzare in un opera: decisa negli anni ’90, data in concessione negli anni 2000, realizzata per 81 dei 90 Km previsti dal progetto (rivisitato ulteriormente) ed i cui costi di completamento (350 milioni di euro) saranno posti a carico del Concessionario e del Gruppo Sias (Gavio), attraverso il meccanismo di cross financing e, dunque, senza oneri per lo Stato e senza aumenti delle tariffe per gli utenti. Nella sostanza tutto è già stato predisposto per concludere i lavori in fretta. Ora tocca a loro: dimostrino di essere all’altezza della sfida del governo: senza piagnistei e senza l’eterno “vorrei ma non posso” e la fantomatica ricerca “del meglio” che, come sappiamo, è “nemico del bene”. Grato per l’attenzione.

Luca Quagliotti - segretario della CGIL Asti

Davide Masera - segretario della CGIL Cuneo

Chiara Gribaudo – deputata Pd

«Non è colpa nostra se Terre dei Savoia non vuole il museo»

Egregio Direttore,

siamo le sette operatrici museali del Museo Civico A.Olmo-Gipsoteca D. Calandra e vorremmo approfittare delle pagine del Suo giornale per far sentire la nostra voce e la nostra versione dei fatti, dal momento che in più di una occasione siamo state chiamate in causa nella delicata questione dell'esito della convenzione di gestione del suddetto Museo. Cerchiamo di riassumere la nostra storia: siamo sette operatrici in forza al Museo da diverso tempo, alcune di noi vi collaborano da più di dieci anni, col tramite delle Cooperative che, di bando in bando, si aggiudicavano la gestione del servizio di accoglienza e guida. L'ultima di queste, “Le Macchine Celibi” (con sede a Bologna), ha concluso il suo mandato a fine agosto 2018. La Cooperativa dunque gestiva, tramite una di noi scelta come diretta referente, i nostri pagamenti, i turni e le eventuali coperture delle assenze della custode. Con l'avvicinamento della scadenza del bando e del di poco successivo pensionamento della Direttrice Dott.ssa Belmondo, già dalla primavera si rumoreggiava sulle sorti del Museo e nostre, ma ancora a luglio, a un mese o poco più dalla chiusura della gestione di “Le Macchine Celibi” nulla era stato detto e definito. A metà luglio abbiamo richiesto una riunione: presenti tutte noi, il Sindaco, l'Assessore e il dott. Buscatti. A questa riunione ci è stato assicurato che avremo potuto continuare a svolgere il nostro servizio all'interno del Museo: fino a dicembre come collaborazione diretta col Comune e successivamente con la Cooperativa o Ente che si sarebbe aggiudicata la gestione non solo del Museo Civico, ma anche degli altri poli di interesse turistico della città, dal momento che la volontà del Comune, così ci venne allora detto ed è stato recentemente ribadito, è di creare un sistema integrato di proposte “turistiche”. A ottobre la dott.ssa Belmondo ha raggiunto la pensione, il suo ruolo di Direttore competente e formato in materia di conservazione, tutela e ricerca all'interno di un bene storico quale il Museo e dei beni artistici, archeologici ed etnografici in esso contenuti, ad oggi non è stato di fatto rimpiazzato. Fino a fine anno abbiamo continuato a collaborare con le solite modalità: la nostra referente organizzava i turni, il fine settimana in Museo erano presenti due guide insieme alla custode che si occupava della biglietteria. Il Museo, come tutti i saviglianesi ben sapranno, è grande e complesso, e così, come d'abitudine, mentre una collega guidava i visitatori, l'altra si occupava della logistica. A inizio dicembre nulla sapevamo del nostro futuro: ci era stata promessa la possibilità di continuare la collaborazione, ma in quali modalità? Il 2 dicembre la nostra referente ha mandato al Comune una e-mail con richiesta di spiegazioni: nessuna risposta. Dovendo organizzare le nostre disponibilità per il mese successivo la nostra referente si è recata al Museo e lì ha scoperto che... inutile organizzare i turni, non servivano più: da gennaio altri si sarebbero occupati del servizio di guida ed accoglienza. Era il 13 dicembre: abbiamo chiesto, sempre tramite e-mail, incontri e chiarimenti... ci viene data udienza solo il 28 dicembre, dopo il Consiglio Comunale del 20 dicembre (al quale si era presentato un gruppo di noi per cercare di avere un incontro con l'Amministrazione, ottenendo così l'appuntamento per la riunione). Durante quei 15 giorni, ovviamente, non siamo state a guardare rassegnate il nostro destino dall'alto di una torre, in attesa di essere salvate da qualche valoroso cavaliere, ma abbiamo cercato di smuovere le acque e di accendere i riflettori sul nostro caso: in quel momento ci siamo sentite prese in giro da una promessa non mantenuta, svalutate dall'assenza di comunicazione da parte dell'Amministrazione, che non ha trovato il modo di avvertirci con un minimo di preavviso dell'avvicendarsi degli eventi. Nessuno ci doveva niente: non siamo dipendenti, siamo collaboratrici. Ma siamo professioniste: a nostro parere ci era dovuto dopo anni di collaborazione il riguardo del caso, il rispetto per la nostra professionalità e anche, perché no, un minimo di cortesia. Pertanto, per evitare che la questione cadesse nel silenzio, poiché silenzio in casi come questo significa non solo presa atto dello stato dei fatti, ma anche assenso alle decisioni altrui, con i mezzi a nostra disposizione e sempre lecitamente abbiamo cercato ogni modo per porre in risalto la nostra situazione, anche e soprattutto nei Consigli Comunali dove queste decisioni dovevano essere discusse. Come è andata a finire la questione tutti lo sanno. Noi ancora una volta siamo contrariate da come le nostre rimostranze siano state strumentalizzate: sulle pagine dei giornali e dichiarazioni a vario titolo siamo diventate la causa della rinuncia all'affidamento da parte di Terre di Savoia. Non entriamo nel merito, non ci compete, ma neanche vogliamo essere i capri espiatori di questo esito. Quando, nel corso dell'ultima riunione con l'Assessore Senesi e col dott. Buscatti (in data 29 gennaio), ci siamo lamentate di come le nostre richieste all'Amministrazione siano state strumentalizzate, noi intendevamo proprio ribadire di non voler essere tirate in ballo come causa della rinuncia dell'affidamento (come si leggeva, appunto, nelle dichiarazioni sui giornali), lo sottolineiamo qui ancora una volta. Certamente lungi da noi, come invece è stato detto nell'ultimo Consiglio, fare questo tipo di rimostranze nei confronti di chi, al contrario, ci ha dato voce e ha dato risalto alla nostra causa. Al momento, ancora una volta, attendiamo l'evolvere degli eventi. Veniamo contattate a turno dalla Segreteria del Museo per coprire alcune aperture che non possono essere gestite dal personale interno, ma sappiamo che si tratta di un periodo transitorio e quale sarà il futuro del servizio lo vedremo nei prossimi mesi. Speriamo, con la presente, di aver chiarito la nostra posizione e i fatti che ci hanno riguardate. Grazie.

Le sette operatrici del Museo Olmo

«Via Torino troppo stretta: i miei balconi a rischio»

Egregio Direttore,

Chiedo cortesemente ospitalità sul suo giornale per esporre il mio pensiero sulla viabilità di via Torino. In data 2 gennaio 2019 un autocarro urtava per l’ennesima volta il mio balcone, che si trova appunto in via Torino 20/22: un modiglione abbattuto e tanto spavento per i passanti. Da quando sono stati costruiti i mini-marciapiedi, questo tipo di incidente si è verificato per ben sei volte: due modiglioni sono stati abbattuti, uno è stato messo fuori dalla sua sede e per tre volte gli spigoli delle lastre di pietra sono stati colpiti, causando seri danni, al punto di doverle sostituire per maggior sicurezza. Nel 1998, in seguito a uno di questi incidenti, inviai una lettera all’allora sindaco Sergio Soave, il quale con premura ordinò il posizionamento dei dissuasori in pietra che fino a poco tempo fa hanno fatto un bel servizio di protezione. Ad un tratto però tali dissuasori sono spariti e, stranamente, in Comune nessuno sa che fine abbiano fatto. Come se non bastasse, il Comune ha posizionato sul lato opposto della strada un portabici, che comporta una riduzione della carreggiata di due metri abbondanti. Di conseguenza la viabilità viene spinta forzatamente sull’altro lato (quello dei mini marciapiedi, per intenderci), con le evidenti conseguenze (si tenga presente che stiamo parlando di uno dei punti più stretti di via Torino). Dopo tutti questi inconvenienti ci viene da tirare un bel sospiro di sollievo poiché per fortuna nessuna disgrazia grave è finora capitata a qualche passante. Tuttavia non bisogna abusare della fortuna. Non voglio pensare al peso enorme di quei modiglioni! In caso di disgrazia, su chi ricadrebbe la responsabilità? La viabilità si può considerare sicura? Dopo il verificarsi di questi eventi poco piacevoli, sarebbe cosa utile e auspicabile che chi di dovere provvedesse almeno a ripristinare le protezioni preesistenti, al fine di tutelare i passanti, la mia persona ed evitare che, per un errore di progettazione, l’ente pubblico arrivi addirittura a richiederci il pagamento dei dissuasori con la relativa tassa di occupazione di suolo pubblico A noi non rimane che rimettere insieme i cocci e sperare nella buona soluzione del problema.

Lettera firmata – Savigliano

«Grazie Bimbomaggio, ci prendiamo una pausa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Cari bambini e ragazzi del Bimbomaggio, siamo una parte del gruppo BIMBOstaff e desideriamo salutarvi ma, soprattutto, ringraziarvi per aver sempre partecipato numerosissimi ad ogni edizione. Il grande entusiasmo che avete sempre dimostrato, l’affetto che ci avete trasmesso e i magici momenti trascorsi insieme a voi (dalle prove alle serate, dalle gite alle pizzate), saranno per noi il ricordo più bello di questa esperienza. Ci rivolgiamo anche alle vostre famiglie, ringraziandole per la stima e la fiducia che hanno sempre riposto in noi in tutti questi anni. È arrivato il momento di prenderci una pausa. Vi auguriamo di avere sempre lo spazio per essere voi stessi, il tempo per “esibirvi” sul palcoscenico della vita e la voglia di condividere esperienze di crescita. Un grande abbraccio!

Andrea Pelassa, Marco Pioppi, Alessia Grillo, Silvia Pelassa, Diego Teora, Valentina Vullo, Pier Bellino, Martina Olivero, Mauro Lo Pumo, Ramona Abbà, Monica Bertaina, Aicha Chiavassa, Martina Angius, Anna Panero, Ivan Data, Paolo Pelassa, Deborah Gramaglia, Andrea Pettiti, Alberto Pelassa, Marco Mucaria, Paola Brizio, Maria Teresa Mucaria, Francesco Maiorano, Giusy Maiorano, Arianna Testa, Sara Eula, Eleonora Garino, Franca Cavallo, Pinuccia Osella, Michele Ronco, Mario Testa, Cristiana Gonella, Claudio Testa, Valeria Testa, Aldo Pelassa

«Troppo caro l’abbonamento dei parcheggi blu»

Egregio Direttore,

ci lasci lo spazio per fare il punto sugli annunciati parcheggi blu, quelli a pagamento, a Racconigi. Avevamo visto giusto la sera in cui, in Consiglio Comunale, era stato illustrato tale provvedimento. Una fissa del consigliere Domenico Annibale, il resto, teste basse e significativi silenzi. Avevamo visto giusto perché ora che l’Amministrazione si appresta a partire sul serio su questo tema, il Sindaco Oderda ritiene giusto “affidare al Consigliere Domenico Annibale le deleghe sulle seguenti materie, finora detenute dal sottoscritto Sindaco: Circolazione stradale, in relazione all’attuazione di progetti strategici, sosta e relativa vigilanza e organizzazione”. Tradotto: gestisciti tu sta patata! Battute a parte, in tutto questo discorso ci preoccupa soprattutto l’improbabile rilancio commerciale della Città prospettato dall’Amministrazione grazie all’introduzione dei parcheggi a pagamento. Intanto, dati di fatto, numeri reali, una mezza dozzina di esercizi commerciali stanno per chiudere, qualcuno anche in pieno centro storico. Ultima nota sul prezzo dell’eventuale “abbonamento” annuo in sosta blu. Duecentoquaranta euro, quattrocento ottantamila vecchie lire, non saranno una cifra significativa per i benestanti e gli imprenditori che guidano la macchina comunale, ma sono soldi per chi sbarca giornalmente il lunario. Per chi non possiede box e ricoveri auto nel centro, insomma, per i cittadini più disagiati e meno abbienti. Cordiali saluti.

Circolo del Partito Democratico di Racconigi

«Per la Granda lasciate solo le briciole dal Governo»

Riceviamo e pubblichiamo:

In questi giorni ho appreso che un decreto del Ministero degli Interni ha assegnato alla Provincia di Cuneo un contributo di 1.156.0000 di euro per investimenti dedicati alla messa in sicurezza di viabilità ed edilizia scolastica. C’è chi si è vantato della notizia, sbandierandola sui giornali come un successo dei partiti al Governo. Ma per chi, come me, lavora ogni giorno per questo Ente, è stata in realtà solamente una grande delusione. A Cuneo sono state infatti riservate solo briciole dei 250 milioni di euro stanziati per le 76 Province italiane delle Regioni a Statuto ordinario. Una grande amarezza, un risultato mortificante per il lavoro di riduzione della spesa fatto in questi anni e per il nostro territorio. Il criterio di ripartizione è molto complicato ma, per riassumerlo in parole povere, sono state assegnate maggiori risorse a quelle Province che, prendendo come riferimento il triennio 2010/2012, presentavano una maggior riduzione delle spese per strade e scuole e maggiore incidenza dei prelievi effettuati dallo Stato sulle risorse proprie. Se teniamo conto che la Provincia di Cuneo è la 4ª in Italia per estensione territoriale, la 2ª come numero di Comuni e la 29ª come numero di abitanti, che il nostro territorio provinciale all’80% è montano, anche se nelle Terre Alte vive solo il 30% della popolazione, e che quindi abbiamo costi per lo sgombero neve e di riscaldamento per le scuole certamente superiori a tante altre Provincie, è facile dedurre che in “Granda” sono arrivate solo le briciole. Chi, come noi, è riuscito ugualmente a far fronte alla difficile situazione grazie ad avanzi di gestione e contributi della Regione e adottando politiche di decisa contrazione della spesa corrente per garantire il pareggio di bilancio, è stato fortemente penalizzato. Non dimentichiamo infatti che in questi anni la Regione ci ha aiutati: essere riusciti ad esempio a recuperare una parte delle risorse tagliate in modo indiscriminato durante il Governo Cota ci ha dato una grossa mano. Ma abbiamo anche razionalizzato, ridotto e risparmiato, grazie ad un lavoro di squadra promosso dal Presidente Federico Borgna. Tutto questo lavoro però si è rivelato poco utile. In Italia essere virtuosi non paga mai. Ed anche il nuovo corso politico “del cambiamento” Lega-5 Stelle non ha voluto smentire questa regola. L’anno scorso le risorse ripartite erano state 317 milioni di euro (per Cuneo 2.527.000) ed anche se il risultato non era stato del tutto soddisfacente, l’impatto era certamente diverso rispetto a quello di quest’anno. Le responsabilità di questo atto del Governo, ad onore del vero, si devono anche condividere con il “Sindacato” delle Province che ha avallato questa decisione. Non nascondo che la riforma Delrio ha lacune e criticità che ho sempre evidenziato ed è per questo che, a mio parere, a quasi 5 anni dall’approvazione sia necessario un tagliando. Anche la Lega a suo tempo aveva promesso modifiche sostanziali, come il ritorno all’elezione diretta dei cittadini, ma per adesso non ci sono novità all’orizzonte. In questo momento serve un’azione politica forte, condivisa con altre Province, per chiedere che siano modificati i parametri di riferimento, soprattutto per le prossime annualità. Già lo scorso dicembre il Presidente Borgna aveva inoltrato a tutti i parlamentari della Provincia una proposta di emendamento alla Finanziaria che prevedeva parametri diversi, meno penalizzanti per la Provincia di Cuneo. Purtroppo però l’emendamento non è mai stato discusso. Al posto di criteri costruiti probabilmente ad arte per premiare qualcuno, si dovrebbero adottare criteri oggettivi: la popolazione, i chilometri di viabilità provinciale ed il numero degli alunni delle scuole superiori. Se poi serve un fondo per chi aiutare le Province che sono in dissesto, parliamone, ma non per questo si deve penalizzare eccessivamente chi ha amministrato bene. I cuneesi non se lo meritano.

Milva Rinaudo – consigliera provinciale

«Rifondiamo il Comitato Parenti dell’ex Chianoc»

Egregio direttore,

con questa lettera voglio portare a conoscenza dei saviglianesi un problema che riguarda diverse famiglie che, come la mia, hanno i propri cari assistiti all’interno della casa di riposo ex Chianoc. Fino a qualche tempo fa era attivo un Comitato Parenti che, in accordo con la direzione della residenza, discuteva sulle politiche sociali messe in campo dalla struttura. Un bel modo per condividere scelte e decisioni che, direttamente o meno, sarebbero ricadute sugli assistiti. Purtroppo, da qualche anno, per cause non dovute a una mancata volontà (decesso dei parenti), questo Comitato ha cessato di fatto la sua funzione. Non c’è più nessuno, in sostanza, che rappresenti noi parenti nel necessario dialogo con gli amministratori. In passato, ad esempio, fu proprio il Comitato Parenti, in sinergia con il presidente della casa di riposo dott. Paolo Spolaore e l’ex sindaco Claudio Cussa, a sollecitare un intervento della politica regionale per far riconoscere più letti in convenzione. E così la retta dei degenti non in convenzione non ebbe aumenti troppo alti (vedasi archivio dei giornali locali in biblioteca). Oggi, questo Comitato non esiste più. Così, ogni familiare deve far per sé, sia sotto il profilo economico che nei rapporti con la struttura. Proprio in questi giorni mi è stata recapitata la lettera con cui l’amministrazione dell’ex Chianoc mi comunica l’aumento della retta per mio fratello. Novantatré euro in più al mese, quasi 1.200 euro l’anno (3 euro al giorno). Un rincaro che, mi è stato detto, potrebbe ripresentarsi anche il prossimo anno e in quelli futuri. Non sono qui a contestare l’esigenza della casa di riposo di avere i conti in ordine, né quella di adeguare le rette all’inflazione, ma sento di dover esprimere il mio disappunto sulle modalità con cui questo viene applicato. Ogni familiare si trova a discutere personalmente con la direzione, mentre credo sarebbe utile parlare a una “voce sola”. Proprio per questo spero che il vecchio Comitato Parenti riacquisisca nuova linfa, così da diventare interlocutore credibile sia con la struttura che con le istituzioni pubbliche, come già fatto in passato quando riuscimmo ad ottenere quei posti in convezione. La speranza è che si possa tornare a interloquire proficuamente con la direzione della struttura. La casa di riposo è un patrimonio sociale della città di cui tutti si dovrebbero interessare. Mi auguro davvero sia così. Per i famigliari degli ospiti che volessero mettersi in contatto con me, per rifondare il Comitato, lascio il mio numero di telefono: 331/8233516.

Giuliano Vachino (Nando) – Savigliano

«Museo: non è più tempo di pensare localmente»

Gentilissimo Direttore,

In queste settimane leggendo tra le righe dei due giornali locali del saviglianese ho potuto osservare con profondo dispiacere l’evoluzione del caso del Museo Civico di Savigliano e della polemica infuocata tra i banchi del Consiglio Comunale di Savigliano. Tralasciando le mosse politiche e le polemiche da esse innescate, i veri problemi che emergono da questa storia sono altri: mancanza di idee e forze, gelosie e incapacità di fare rete. Rettifico subito: le idee ci sono. Oltre ai “grandi” enti culturali saviglianesi (Museo Civico, Archivio, Biblioteca) e agli altri istituti che nel tempo hanno preso piede (Museo Ferroviario e Mùses) ci sono tantissime realtà associative del saviglianese, che non vuol dire solo a Savigliano, che si impegnano a conservare e produrre Cultura. Fortunatamente ci sono anche collettivi con giovani al comando: mi viene in mente Prometeo a Savigliano, Altra Cultura a Genola, noi della Biblioteca di Marene e i colleghi della Biblioteca di Cavallermaggiore, Villanova Solaro, Murello e Caramagna. Come detto le idee ci sono e le potenzialità anche, ma manca un elemento che ci può permettere di fare il salto di qualità: la strategia a lungo termine a livello territoriale. Tutte queste bellissime iniziative rimarranno fortemente circoscritte fino a quando non si deciderà di sedersi tutti attorno ad un tavolo (Comuni, associazioni, le Terre dei Savoia, Fondazioni bancarie e banche conferitarie, ATL, Centro servizi del volontariato, scuole ed università) per decidere insieme quali sono gli obiettivi del futuro. Ci mancano volontari. Leggendo sui giornali ho notato l’invito di alcuni consiglieri comunali alle associazioni saviglianesi di presentare progetti per la gestione del Palazzo Muratori-Cravetta. Ironia della sorte nelle pagine a fianco c’era un’intervista al presidente della Consulta della Solidarietà dove ci si lamentava della mancanza dei volontari. Tristemente non c’è più la propensione (non solo dei giovani) come nel passato, per cui non bisogna più pensare che i volontari risolveranno tutti i problemi. La mancanza di coordinazione a livello territoriale rischia di portare la saturazione dell’offerta culturale con molteplici iniziative, a volte identiche. Questo porta alla creazione di inutili gelosie che non portano da nessuna parte e fisiologicamente inducono alla riduzione dell’entità dei contributi della Fondazione CRS e della Banca CRS. Il consiglio che rivolgerei agli amministratori saviglianesi (e non solo) in questo momento sarebbe quello di non concentrarsi esclusivamente sul modello di gestione del Museo Civico, ma forse concentrarsi di più sull’idea di territorio che si vuole essere e come la Cultura possa essere uno dei fattori di sviluppo più impattanti, magari considerando proprio il Museo Civico di Savigliano come hub culturale. Forse in questo modo la risposta al quesito tanto discusso verrà trovato. Fino a quando rimarremo chiusi nei nostri cortili, nulla cambierà e continueremo a rosicchiare tutti l’osso già scarno. La ringrazio per lo spazio concesso.

Marco Biolatti – Marene

«Mai chiesto rimborsi uso sempre la mia auto»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera del sindaco indirizzata al consigliere comunale Tommaso Gioffreda.

Con la presente mi è grato comunicarLe, onde evitarLe il disturbo dell’ennesima richiesta di accesso agli atti, che da quando sono Sindaco non ho mai percepito alcun rimborso spese a qualsivoglia titolo. Dovendo recarmi fuori Savigliano per motivi amministrativi, uso sempre la mia auto (ritengo che quelle del Comune debbano essere usate dai dipendenti) senza mai chiedere né rimborso chilometrico né rimborsi per autostrada, parcheggi a pagamento… Stessa cosa dicasi per eventuali pasti. Aggiungo inoltre che ho rifiutato il telefono cellulare che mi spetterebbe di diritto in qualità di Sindaco. Uso sempre e soltanto il mio. Restando a sua disposizione per ogni eventuale chiarimento in merito mi è gradito porgerLe i miei più cordiali saluti.

Il sindaco Giulio Ambroggio

«Caro sindaco, racconti solo la verità che vuoi raccontare»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il nostro sindaco Giulio Ambroggio, professore di filosofia, avrà letto sicuramente il libro di Gustave Le Bon Psicologia delle folle, pubblicato nel 1895. Tale testo, dovrebbe saperlo il nostro sindaco ed esimio storico, era molto caro a Lenin, Stalin, Hitler, Mussolini e Goebbels. Non a caso il sindaco sta adottando la “strategia della distrazione”, ora formalizzata ufficialmente (rispetto a quando, prima, lo faceva nei locali pubblici) contro un consigliere comunale che denuncia, senza se e senza ma, inefficienze, inadempienze, irregolarità e molto altro, utilizzando questo indispensabile atteggiamento per impedire ai saviglianesi d’interessarsi alle conoscenze essenziali di quanto accade nel Palazzo, cioè la verità. Ecco un elenco delle verità del palazzo: negare in Consiglio Comunale riguardo le riunioni per decidere se nominare dei dirigenti (quanto costerà ai cittadini?), gli “eterni” problemi di via Sant’Andrea, le strutture abusive su suolo pubblico insanabili, le gare per l'assegnazione di servizi che saltano, gli atti amministrativi viziati o emessi in ritardo, le delibere annullate, gli assessori che escono dalla porta e entrano dalla finestra, gli assessori che per onestà intellettuale rinunciano all’incarico, la questione Terre dei Savoia (mai chiarita formalmente), l'analisi dell’acqua nelle scuole prima promessa e poi soddisfatta solo parzialmente, le barriere architettoniche per disabili, la mancanza di una vision sul commercio e sul rilancio della città (come detto anche dai commercianti), le richieste illegittime ai proprietari di immobili regolarmente affittati (con un regolamento cambiato grazie al nostro intervento), le cave da cui “non estraiamo un euro” e i cui promessi controlli non sono ancora stati avviati, i tributi evasi per anni (mai richiesti se non grazie alle nostre interrogazioni), una maggioranza che si compatta in Consiglio Comunale ma fuori dal Palazzo si mostra disperata, gli assessori (non eletti) che non rispondono alle interrogazioni facendo sarcasmo su questioni importantissime, offendendo in tal modo non tanto la minoranza quanto la comunità. Vogliamo continuare? Chi legge si chiederà come mai un sindaco, a seguito di una semplice richiesta di accesso agli atti di un Consigliere Comunale (legittima), invia la risposta ai giornalisti? Excusatio non petita accusatio manifesta. La polemica (tutta sua, cioè quella di un sindaco in grave difficoltà che se la suona e se la canta) nasce perché lui, il sindaco, si deve vantare pubblicamente di non aver speso i cinquecento euro previsti in bilancio per rimborso spese di viaggio (in spregio alla riservatezza di cui vi lamentate in Consiglio Comunale). Peccato che non racconta del suo stipendio, portato al massimo edittale (per raccontare poi di darlo in beneficenza senza mai aver pubblicamente esibito le ricevute che attestano entità e destinazione degli oboli sempre fatti, però, con denaro dei cittadini). E ancor più assurdo che questo atteggiamento sia giustificato al solo fine di anticipare una possibile richiesta (mai presentata) di approfondimento da parte del consigliere Gioffreda. E qui casca l’asino... Per quale motivo, sindaco, ti vanti (giustamente) di non aver utilizzato quel denaro girandolo sul capitolo delle spese per le feste nazionali e solennità? Se sei così tanto in vena di trasparenza, racconta anche come negli ultimi 18 mesi hai utilizzato il denaro del predetto capitolo, girato nelle spese di rappresentanza: stiamo parlando di circa quattromila euro per acquistare libri, orologi, targhe e regali da destinare (anche giustamente) a terzi. Ancor più interessante è quando la spesa raggiunge i trecento euro per acquistare libri di poesie e per omaggiare con un libro, dei dolci e dei prodotti locali un oratore (quando ho fatto io l’oratore per la città l’ho sempre fatto gratuitamente e non mi aspettavo regali, come sicuramente non se li aspettava l’oratore in questione). Ora, sindaco, non ti nascondere dietro un filo d’erba, e rispondi pubblicamente al mio accesso agli atti (quello ancora senza risposta) di come hai speso i diciottomila euro per il Natale, oppure, fai una bella scheda di tutti i patrocini/contributi erogati in circa due anni di mandato specificando il nome delle associazioni e le somme girate (parliamo di decine di migliaia di euro). Successivamente mi auguro che qualche giornalista o qualche cittadino attento faccia gli opportuni collegamenti tra erogazioni/patrocini e associazioni, e magari si ponga delle domande! Ti ricordo infine, sindaco, che se mi vuoi demonizzare in pubblico, sperando di mettermi a tacere, stai sbagliando persona: ti ho già detto che io sono un uomo libero e non ho cambiali elettorali da onorare e gruppi di potere o partiti da compiacere. Io rappresento chi in me ha cercato anche trasparenza, equità, legalità e sicurezza. Il tempo mi darà ragione!

Tommaso Gioffreda – consigliere comunale Savigliano

«La memoria non deve essere strumentalizzata»

Egregio direttore,

Sono appena terminate le celebrazioni di commemorazione della Giornata della Memoria delle vittime della Shoah e ci stiamo avvicinando al 10 febbraio, Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe. Ormai è entrato nella mente di molte persone (ma non sono ancora abbastanza) di quali crimini efferati stiamo parlando e i motivi per i quali sono stati perpetrati con inumana ferocia. Analizzati da un punto di vista oggettivo, stiamo parlando di barbarie compiute da uomini su altri uomini e donne che avevano la sola colpa di risiedere in una terra a cui da un giorno all'altro si è imposto di cambiare lingua, storia, cultura e tradizioni. Pena, i rastrellamenti e la morte. Non ricorda qualche analogia questa storia? Un altro esempio: la Jugoslavia di Tito requisì tutti i beni degli Italiani, come i Nazisti fecero con gli Ebrei. Una vera e propria pulizia etnica. I terribili particolari sono facilmente reperibili sui supporti informatici, ma c'è un altro elemento su cui vorrei riflettere. Per diversi decenni, un colpevole silenzio (avvallato da alcune forze politiche) coprì nel nostro Paese questa spaventosa tragedia, che grida vendetta a distanza di tanti anni e che è ben presente nella mente e nell’anima di chi subì tutto questo. Alcuni negazionisti si sono applicati nel corso degli anni per negare l’evidenza dei fatti o per minimizzare il numero delle vittime, etichettando i martiri infoibati come fascisti e quindi meritevoli del loro feroce destino. Ma tutti, anche questi personaggi, sanno benissimo quello che accadde in quelle terre: un genocidio ai danni di migliaia di persone, vecchi e giovani, uomini e donne, militari e civili, poveri e benestanti, comunisti e fascisti ma soprattutto italiani. E cosa resta oggi di quella Storia? Cosa resta del ricordo della foibe? Una giornata istituita per legge che ogni anno passa in sordina e tante polemiche sempre uguali, censure ed invettive. Due pesi e due misure che fanno male ai sopravvissuti, ai parenti delle vittime e ai discendenti degli esuli. E che non onorano minimamente il sacrificio dei Martiri come si dovrebbero meritare. E allora, permettetemi una conclusione provocatoria. Smettiamola con le classiche della memoria, con gli insulti a chi ricorda e con le prevaricazioni, smettiamola soprattutto con le divisioni sui morti: i “nostri” e i “vostri” non esistono, esistono i morti del Paese. Dopo più di 70 anni dovremmo capirlo ed imparare a guardare alla storia senza volerla tirare per la giacchetta come ci fa più comodo. Come fatto il 27 gennaio per le vittime della follia nazista, il 10 febbraio ricorderò i Martiri delle Foibe, gli esuli istriani, fiumani, dalmati e giuliani, ricorderò chi fu brutalmente ucciso perché italiano e chi lasciò tutto, fuggendo per salvarsi; ricorderei anche se fossi l’unico a farlo, ma sento anche il dovere di mettere tutto me stesso nel tramandare la memoria alle nuove generazioni, così come dovrebbe essere fatto per tutti i genocidi, anche a carattere religioso. Vorrei però che ricordassimo la tragedia delle Foibe tutti insieme; non come partiti politici, non come correnti di pensiero ma come italiani, come popolo capace di unirsi sotto la bandiera della memoria perchè non accada mai più. Ne abbiamo tutti un gran bisogno. Distinti saluti,

Flavio Gastaldi – deputato Lega Nord

«Grazie ai colleghi del Pronto Soccorso di Savigliano»

Riceviamo e pubblichiamo:

Dopo più di dieci anni la mia avventura professionale presso l’Asl Cn1 è giunta al termine e le nostre strade, almeno per ora si dividono. In questo momento la gioia e la soddisfazione per aver ottenuto un importante avanzamento di carriera si mescolano con la nostalgia e la consapevolezza di ciò che lascio. Un ringraziamento particolare va al mio direttore, dr. Giorgio Nova, senza i cui preziosi consigli e la vicinanza nei momenti difficili, non sarei mai arrivato dove sono ora. Un grazie dal profondo del cuore va anche ai colleghi medici che si sono succeduti nel corso degli anni, soprattutto a quelli che ancora oggi formano lo “zoccolo duro” del Pronto Soccorso con cui ho condiviso soddisfazioni e attraversato situazioni complicate, navigando nelle criticità, ma sempre dimostrando un affiatamento e una coesione che ci ha permesso di superare anche gli ostacoli più grandi. Ovviamente non posso dimenticare tutto il personale infermieristico del Pronto Soccorso, partendo dalle caposale che si sono succedute, passando per “il gruppo storico” con il quale sono cresciuto come medico e come uomo, fino ad arrivare alle loro colleghe e ai loro colleghi più giovani; la mia stima per le vostre capacità professionali e per l’umanità con cui ogni giorno vi prendete cura dei pazienti è grandissima. Un grazie va anche alle operatrici e agli operatori socio sanitari(e) per il loro preziosissimo contributo nelle attività del Pronto Soccorso, alle segretarie amministrative che mi hanno sempre aiutato nello svolgimento delle faccende burocratiche, e a Cristina Mina, un vero pilastro per il DEA di Savigliano. Al di fuori del Pronto Soccorso ci tengo a ringraziare tutti i consulenti specialisti, con i quali ho affrontato una moltitudine di casi, anche complessi; a volte si è litigato ma alla fine non è mai venuta meno la stima reciproca. Un grazie va anche al personale infermieristico dei vari reparti e ai tecnici dei vari servizi con i quali quotidianamente mi sono interfacciato. Ringrazio anche tutto il personale medico, e non solo, della Direzione Sanitaria e degli Uffici amministrativi; in tutti voi ho sempre trovato risposte precise e puntuali alle mie richieste e alle mie esigenze. Infine ringrazio tutta l’Asl Cn1, dal Direttore Generale all’ultimo dei dipendenti perché la sensazione che ho avuto in questi anni è stata quella di appartenere ad una grande famiglia. Con affetto, amicizia e riconoscenza

Massimiliano Pinelli – primario Mecau Asl Alessandria

«Padri sempre penalizzati durante le separazioni»

Egregio direttore,

ho letto che il gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato un ordine del giorno in Consiglio Comunale con la richiesta di sollecitare il Parlamento al ritiro del disegno di legge n. 735/2018. A tal proposito vorrei rammentare che il senatore leghista Simone Pillon non è l'assoluto fautore del disegno in questione, che ha visto coinvolti firmatari di altre forze politiche: egli è semplicemente il primo firmatario; mi preme anche sottolineare che l'attività svolta dal Pillon in altri ambiti sociali, che spesso e volentieri genera malumori e discussioni, non ha nulla a che spartire con i propositi del disegno presentato in Parlamento. Allo stato attuale sono depositati ed in fase di discussione anche altri disegni : n.768 e 837 in discussione al Senato, concernenti il diritto di famiglia e l'affido dei minori per le coppie separate. Tutti questi nascono dall'esigenza di andare a correggere una situazione, ormai latente e cronica, che vede un grosso squilibrio nella gestione degli affidamenti e di conseguenza ripercussioni negative sui figli minori e sulla loro gestione. È importante ricordare che l'unica legge attualmente in vigore, la L. 54/2006, è stata stilata e fatta approvare su spinta del Prof. Marino Maglietta di area Pd: dal punto di vista di principio offre vari spunti e riferimenti ai concetti “alti” della bigenitorialità e del preminente interesse del minore, ma malauguratamente non prevede adeguati vincoli per la loro applicazione: in buona sostanza in questi tredici anni detta legge non è stata applicata ed i giudici hanno preferito utilizzare le vecchie prassi antecedenti, fortemente improntate alla cosiddetta “maternal-preference”. Questo è il semplice motivo per cui si rende necessaria una revisione della legislazione in essere, sempre focalizzando quanto cita l'articolo 337 ter c.c.: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. È utile rammentare a tal proposito che le proposte di modifica non sono una novità, diversi sono stati nel passato recente i disegni presentati, ad esempio: n. 1756/2015 ad opera di E.Blundo (M5S), n. 1163/2013 del sen. Divina (Lega) e addirittura il n. 1403/2013 ad opera dell'attuale Ministro della Giustizia Bonafede (M5S); in quel di Trento in ambito di Consiglio Regionale i pentastellati hanno aperto un “tavolo tecnico” al riguardo per discutere ed approfondire le proposte del DDL-Pillon; la redazione del disegno è stata supportata o caldeggiata da autorevoli studiosi di settore, quali Vezzetti, Camerini, Pingitore, Risè. Questi dati non possono che confortare al riguardo dell'assoluta necessità del cambiamento; d'altra parte se le esigenze dei minori devono essere al primo posto, si deve prendere atto che le dinamiche separative attuali generano un forte e diffuso disagio per la categoria dei padri: disagio non recepito dall’opinione pubblica, né descritto negli articoli dei “media”, ma purtroppo serio e concreto tanto che i dati Istat posizionano l'otto per cento dei padri separati in povertà assoluta (leggasi: per la strada!), a Torino come in molte altre città italiane sono sorte apposite Case dei Padri per queste specifiche emergenze; un ulteriore buon motivo per approfondire ed appoggiare il DDL 735/2018. Per il gruppo consiliare mi domanderei piuttosto come mai Savigliano, alla stregua di tanti altri Comuni italiani (Cuneo e Busca in provincia ), non abbia ancora approvato il Registro della Bigenitorialità: strumento amministrativo a tutela dei minori, oppure perché non promuova approfondimenti e dibattiti, anche pubblici, sull'argomento. Ringraziando per l'ospitalità, cordialmente saluto.

Angelo Saimandi – Savigliano

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