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Al direttore

«Nessuno colpevolizza chi chiede l’elemosina»

Gentilissmo Direttore, mi trovo a dover replicare al Consigliere Roberto Lopreiato - che la scorsa settimana aveva commentato una mia precedente "lettera al direttore" - in quanto le sue considerazioni mi lasciano perplesso. Beninteso: è legittimo che il militante di un partito di opposizione (a livello nazionale) attacchi chi invece aderisce ad una forza politica al Governo, tuttavia quello che non è legittimo è attribuirmi concetti che non ho mai espresso e pensieri che non ho mai avuto per poterli poi agevolmente criticare, peraltro con un linguaggio "allusivo" che a tratti sembra andare "allusivamente" sul personale. Pur avendo astrattamente mille cose da dire, alla luce di quello che ho visto in questi ultimi anni, non intendo rispondere qui alle critiche rivolte genericamente alla forza politica di cui faccio parte: mi sposterei infatti su una polemica di partito che non mi appassiona e non mi interessa, anche perchè secondo me non aiuta a risolvere il problema concreto. Mi limito quindi ad alcune precisazioni strettamente inerenti il contenuto della mia originaria lettera: 1) Non ho trattato in quella lettera il tema della "povertà", bensì il diverso tema dello "sfruttamento della povertà". Quindi la risposta del consigliere Lopreiato mi sembra completamente fuori tema rispetto a quanto ho scritto. Ed infatti non ho criticato Salvini per non aver affrontato il tema della povertà, come erroneamente riporta il consigliere Lopreiato: non sarebbe compito suo, almeno come ministro dell'Interno. Ho invece criticato Salvini perchè non ha fatto nulla sul tema dello "sfruttamento della povertà", che invece è materia di ordine pubblico e quindi (anche) di sua competenza. Precisamente, mi riferivo allo sfruttamento di alcuni mendicanti (quelli che stanno fermi davanti ai negozi) che ipotizzo siano gestiti da terzi soggetti che lucrano sul loro stato di bisogno. 2) Non ho affatto colpevolizzato i mendicanti; se lo avessi fatto, non avrebbe senso tutto il ragionamento che ho espresso. Basterebbe rivedere le mie parole, ove ho scritto che queste sono probabilmente "persone sfortunate che - tra le varie avversità della vita - devono pure sottostare a personaggi senza scrupoli ....che vogliono lucrare sulle ultime briciole, quelle destinate alla beneficienza". Ed alla fine scrivo che li considero "le prime vittime" di questa ipotetica attività organizzata. Ed è proprio su questo punto che mi piacerebbe conoscere il parere del consigliere Lopreiato: egli ritiene che quelli collocati stabilmente davanti ai negozi siano mendicanti "spontanei" oppure ritiene siano gestiti e sfruttati da altri? Ed in quest'ultimo caso, se è vera questa seconda ipotesi, allora facciamo bene a porci il problema per affrontarlo oppure è giusto passare oltre e lasciare fare? 3) Ma la cosa che più mi importa è chiarire che io non suggerisco affatto di indurre il mendicante a spostarsi 10 metri più in là, come scrive il consigliere Lopreiato. Se egli avrà la bontà ed il tempo di rileggere la mia lettera, si accorgerà che io dico proprio il contrario: c'è il rischio che il commerciante sia tentato di "allungargli" una banconota per indurlo a spostarsi, ma ammonisco che questo è un rischio che non possiamo assolutamente correre! Una cosa da non fare! Altrimenti si alimenta un mercato "tossico" che si fonda sul sopruso, sia nei confronti del mendicante che nei confronti del commerciante. Ed i mercati "tossici" si sconfiggono rendendoli improduttivi. Se vuoi sconfiggere lo sfruttamento della prostituzione non devi più comprare dalla prostituta sfruttata, se vuoi sconfiggere il mercato della droga non devi più comprare dallo spacciatore, se vuoi sconfiggere il contrabbando devi smetterla di comprare prodotti di contrabbando. Se vuoi sconfiggere lo sfruttamento del mendicante devi conservare la tua generosità per quel mendicante che potrà effettivamente trarne giovamento in prima persona. E nel contempo, la solidarietà pubblica e privata dovrebbe prendersi cura delle "vittime" di questi mercati malsani. Ovviamente, se la mia lettura è sbagliata, se effettivamente questi sono dei mendicanti "spontanei", se dietro non hanno proprio nessuno, allora la conclusione deve essere tutt'affatto diversa!

Antonello Portera – consigliere comunale Savigliano (M5S)

«Ma i grillini non avevano abolito la povertà?»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nella vita mi sono imbattuto più volte in situazioni che mi hanno indotto stupore. La lettera pubblicata su questo a firma Antonello Portera fa parte delle suddette situazioni. Premesso che condivido buona parte di quanto scritto in quella lettera, mi stupisco che i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle vedano ancora la povertà. Ma non era stata abolita dal loro leader con annuncio solenne alla popolazione? Evidentemente non è così! La verità è che non è possibile abolire la povertà ma bisogna adoperarsi per ridurla e quando questo non è possibile, bisogna accettarla, accoglierla e rendere dignità ai poveri. L’attuale governo non sta mirando ad occuparsi delle istanze dei poveri ma bensì di quelle che arrivano da chi rifiuta i poveri e li vuole lontano dalla propria vista. Essere poveri non è una colpa, anzi noi italiani dovremmo esserne coscienti prendendo esempio da Giovanni di Pietro di Bernardone, divenuto santo per aver lasciato tutte le sue ricchezze per vivere da povero. Tra tanti e sconosciuti ricchi borghesi del suo tempo, dei quali nessuno ricorda più nulla, lui divenne il santo più venerato della storia e che tutti ricordiamo con il nome di Francesco d’Assisi che viveva di sola elemosina. Oggi, grazie anche alla martellante campagna propagandistica, si guarda al mendicante con disprezzo, quasi che mendicare sia una colpa e non una scelta di necessità. È pieno il mondo di ricchi con le pance piene che parlano di come riempire le pance vuote dei poveri, non coscienti del fatto che le pance vuote restano tali proprio perché non si dà voce ai quei poveri che potrebbero suggerire i modi per riempirle. Ha ragione Portera nel dire che Salvini non sta facendo nulla per i poveri e mi viene da citare Antonio Albanese quando, nelle vesti di Cetto La Qualunque, dice: “È ora di finirla con sta storia dei poveri e bisognosi, capita, può capitare, e cosa intendo fare io? una beata ……”. Salvini non parla mai di poveri, come se gli italiani fossero solo gli evasori ai quali ha fatto il condono o quelli che guadagnano oltre centomila euro l’anno e ai quali vuole ridurre le tasse, ma i poveri ci sono, anche italiani e in qualche modo devono mangiare. Se invece di colpevolizzare queste persone, cominciassimo a restituirgli la dignità dovuta, forse potremmo aiutarli a recuperare almeno l’autostima, invece li condanniamo a spostarsi dieci metri più in là perché altrimenti (come suggerisce Portera nella sua lettera) in quel negozio non entra più nessuno. Che tristezza signor Portera, la colpa di questa crescita d’intolleranza è anche colpa dei 5 stelle che, le ricordo, non sono all’opposizione ma al governo con la Lega, se non condividono la sua linea dovrebbero smettere di governare con lei che a grandi bocconi si sta mangiando i voti degli elettori pentastellati delusi dal suo Movimento che ha fatto fortuna presentandosi come diverso dagli altri partiti, puro e pulito che non faceva sconti e alleanze con nessuno ma che alla prima occasione ha accettato compromessi che lo hanno reso nudo a quegli elettori che gli avevano creduto ma ora che lo hanno tastato si sono affrettati a sputare il boccone amaro.

Roberto Lopreiato – consigliere comunale (Pd)

«E' legittimo difendersi da chi entra in casa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Mi risulta che introdursi senza invito in casa d’altri, rubare, picchiare e altro, sia vietato da un qualche codice, così come sia vietato e soggetto a sanzioni chi trasgredisce a regole o leggi prestabilite. Mi domando quindi il perché si debba essere perseguiti se ci si difende da intrusi in modo più o meno violento. Sempre di intrusi con volontà non proprio amichevoli si tratta! Com’è possibile sapere quali siano le intenzioni di estranei che si introducono con l’inganno o lo scasso in proprietà altrui per poter giudicare se la reazione sia stata congrua con l’eventuale offesa? Anche se gli intrusi stessero fuggendo con il maltolto, non posso sapere se non ce ne siano altri ancora in attesa. Notoriamente buona parte di questi intrusi sono quasi sempre armati e violenti, quindi il rispondere, se possibile, con la stessa moneta mi parrebbe più che legittimo. Ci sono casi nei quali il ladro ferito, debba essere rimborsato per il danno fisico eventualmente subito, mentre il ladrato, si tiene lo spavento, la paura del dopo, e pagherà l’emolumento che i giudici riterranno opportuno per ripagare l’incidente sul lavoro del malfattore! A quando un sindacato per ladri gentiluomini che non uccidono, violentano o maltrattano? Bravi questi magistrati che motivano la sentenza con il fatto che il ferito fosse solo andato a rubare e non avesse fatto del male a nessuno! Sembra che appropriarsi di ciò che non è tuo non sia una brutta cosa. Ma rubare, non è fare del male? Anche solo il circuire persone anziane che ingenuamente si fidano del prossimo, entrare in casa loro e derubarle, lo sanno i magistrati che danno psicologico ed economico causa loro? Se presi (quasi mai) e condannati ai domiciliari (campi rom) loro si potranno godere il maltolto, e proseguire nei loro ladrocini mentre i derubati si sentiranno delle merde! Ma come ci si difende da altre piccole giornaliere prevaricazioni che un certo numero di cittadini subisce in città? Si continua ad andare in bici sotto i portici, a telefonare guidando, e la sera solo uno sparuto gruppo di civili ciclisti ha i fanali accesi. Molti non hanno neanche la luce. Nella zona pedonale(?) di piazza Santa Rosa c’è chi, come un ragazzotto con bici gommata tipo Parigi Dakar, scambia la piazza per un velodromo, e con velocità da pista, slaloma tra bambini e vecchietti orgoglioso di evitarli (finora). Bè, di vigili non se ne parla, ma non potrebbero i carabinieri attivarsi nei confronti di questi imbecilli? Ovviamente in questo caso, si tratta solo di mala educazione quindi penso al civismo dei genitori. Bravi, vergognatevi! Per ora, meno male, non è mai successo nulla di eclatante, ma visto che siamo abituati a non prevenire, ben sapendo che poi il problema costerà di più, andiamo avanti così.

Augusto Pettiti – Savigliano

«Serve oculatezza nel gestire il verde pubblico»

Gentile direttore,

desidero associarmi alla lettera sulla “capitozzatura degli alberi”, pubblicata il 5 giugno sul suo settimanale, dove si denuncia l'incompetenza delle Amministrazioni nella gestione degli alberi, in particolare nei viali cittadini ed ultimamente anche lungo le sponde dei torrenti e corsi d'acqua. L'uso della motosega indiscriminata è la mancanza di capacità di gestire dei sindaci ed assessori, i quali dovrebbero interpellare persone competenti prima di procedere al maltrattamento delle piante; innanzitutto questi lavori non si devono fare in primavera, quando le piante già germogliano, ma devono essere eseguiti durante l'inverno quando la natura riposa, tanto più che stiamo vivendo un cambiamento climatico con temperature elevate anomale per le nostre aree. Un cattivo esempio è quello eseguito sul viale di Racconigi, altri lavori insensati si sono visti in Valle Po e Val Caraita con mucchi di rami e ritagli ammucchiati sulle rive con gravi pericoli d'incendi. Le ragioni di ridurre i costi per la manutenzione delle aree verdi sono ancora da verificare sia a breve che a lungo termine.

Giovanni Fissore – Cavallermaggiore

«Ci salviamo soltanto se agiamo collettivamente»

Egregio direttore,

a qualche giorno dalle elezioni credo sia opportuno declinare qualche riflessione a livello locale. Certo la campagna elettorale è sempre una bella e coinvolgente esperienza, specie se vissuta intensamente e generosamente. In questi ultimi cinque anni, in Regione si sono inoltre ottenuti risultati importanti e significativi. Tutto questo non è però sufficiente per archiviare il risultato ed uscirne a testa alta. L’attuale assetto organizzativo del centro sinistra è adeguato a governare efficacemente i territori e a vigilare sul governo regionale costruendo al contempo l’alternativa alla prossima sfida elettorale? Riusciremo a riorganizzare la nostra presenza nelle aree marginali, specie quelle rurali e montane, mantenendo i contatti e la capacità di confronto col governo regionale? Perché le forze europeiste, che hanno mantenuto il timone dell’Unione Europea, hanno invece fallito a livello regionale e locale? Ha ancora senso che tante formazioni politiche scelgano di competere autonomamente invece di impegnarsi in una proposta strategica? C’è un grande patrimonio di esperienza e di militanza disinteressata che non vanno disperse e possono anzi essere la base da cui rilanciare una proposta politica larga, inclusiva, attraente. Il sistema istituzionale scricchiola nelle aree periferiche: la transizione da provincia ad area vasta è infinita, le unioni non hanno sostituito efficacemente le comunità montane, le competenze dei singoli comuni sono troppo asfittiche rispetto alla dimensione minima che ci si deve dare per gestire efficacemente i sevizi e tentare la risoluzione dei problemi che l’attualità ci pone. Si può forse arginare lo strapotere leghista partendo proprio dalle periferie, dalle aree marginali, dai problemi reali delle nostre comunità e dalle aspettative dei nostri concittadini. Opponendo cioè ad una semplice narrazione, una soluzione: non la soluzione, ma almeno una. Concreta. Credibile. Il vecchio modello dei partiti distinti e concorrenziali tra loro ha forse esaurito la sua funzione. Può essere utile immaginare un nuovo processo politico che attivi le forze migliori delle nostre comunità, stimolandone la contaminazione sulla base di un catalogo minimo di valori condivisi e non negoziabili. Un processo coinvolgente che possa attrarre i molti che non si riconoscono in organizzazioni politiche esistenti, ma che rifiutano il decadimento del dibattito pubblico e lo sgretolamento di quella base valoriale comune che garantisca almeno la convivenza tra diversi. Evitiamo l’impostazione ideologica che propone una ripartizione gerarchica e identitaria dei diritti e delle opportunità e riuniamo le persone di buona volontà che vogliono rafforzare una società solidale. Ripensiamo una politica sociale coinvolgendo anche il privato per dare risposte alle inquietudini di una società precarizzata e timorosa. Il vecchio welfare è ormai inadeguato ad intercettare i bisogni del ceto medio che, seppur impoverito, resta escluso dalla rete di protezione tradizionale. Non sono mancati gli errori, ma un modello di riferimento c’è ed è la rete di amministrazioni locali che, nel marasma generale, rappresenta uno dei pochi elementi di tenuta del sistema. Gli amministratori locali non si sono mai tirati indietro, nemmeno davanti a difficoltà ed imprevisti: presenza costante, attenzione e risposte certe, sono gli elementi caratteristici di una buona politica, attiva, coinvolta, efficace. Mettiamo queste esperienze a disposizione perché possano contribuire ad una stagione politica fatta di impegno pubblico coerente e responsabile. Forse dalle comunità e dai territori può partire la rigenerazione della democrazia italiana. Da qui possiamo ripartire per garantire un futuro felice, costruito attraverso il coinvolgimento di tante amiche e tanti amici che possono e vogliono dare un contributo affinché ci si salvi da questa deriva generale che trascina tutto verso il basso. I bisogni vanno affrontati e non strumentalizzati. Occorre grande equilibrio e senso di responsabilità, non propaganda continua, impastata di banalità e rancore. Occorrono tempo, passione, competenza, visione, umiltà, per capire che il mondo cambia velocemente e che non possiamo arroccarci, ma dobbiamo cambiare continuamente anche noi. Aldo Moro diceva che una politica “che non si rinnovi con le cose che cambiano, che non sappia collocare ed amalgamare nella sua esperienza il nuovo che si annuncia, il compito ogni giorno diverso, viene prima o poi travolto dagli avvenimenti, viene tagliato fuori dal ritmo veloce delle cose che non ha saputo capire ed alle quali non ha saputo corrispondere”. Opponiamo alla narrazione triste e cupa, che la Lega sta dispiegando in tutto il Paese, la nostra rete di relazioni personali, di impegno, di volontariato civico nelle istituzioni, nell’associazionismo, nel lavoro, nella scuola, nell’impresa: c’è un mucchio di brava gente che fa un sacco di belle cose. Restiamo uniti. Restiamo insieme. Perché solo insieme si può resistere al decadimento della politica. A chi cerca potere offriamo servizio! C’è posto per tutti nel Paese che vogliamo, perché non inseguiamo poltrone, ma ci prendiamo cura della nostra comunità. E basta con questo miscuglio di cattivismo e pauperismo di maniera, misti ad approssimazione politica. È il momento di rinsaldare una comunità che a livello nazionale sembra essersi spaccata, ma nel piccolo sa ancora coniugare la pluralità dei punti di vista ed il confronto tra chi ha idee e sensibilità differenti. “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Ripartiamo da un grande dibattito pubblico ed aperto che ci consenta di individuare le ragioni profonde dello stare insieme. Un laboratorio d’idee per le nostre terre che diventi anche un laboratorio politico per le forze democratiche e progressiste, dapprima di questa provincia e poi chissà.

Mauro Calderoni – sindaco di Saluzzo

«Ma dov’è finito il vero spirito alpino?»

Caro direttore,

immagino che i saviglianesi, leggendo che entrambi i gruppi alpini cittadini propongono una gita nello stesso giorno e nello stesso posto (colle di Nava), trovino che la cosa ben poco rispecchi quell'elenco di virtù (fratellanza, amicizia, disponibilità, alpinità) da sempre usate per esaltare i valori positivi degli appartenenti all'associazione. Ed hanno perfettamente ragione a pensare in questo modo. è giusto far sapere che già l'anno scorso venne chiesto, da parte del gruppo Borgo-Pieve al capogruppo del gruppo Savigliano, di fare un solo autopullmann. Si disse possibilista (ero presente) ma ne doveva parlare in direttivo. Non ci fu nè risposta nè partecipazione. Quest'anno il gruppo Borgo-Pieve ha preventivamente invitato sulla stampa locale il gruppo Savigliano a vivere in comune questo momento del ricordo dei nostri morti. La risposta è l'organizzazione "in concorrenza" dello stesso evento. Non posso, orgogliosamente figlio di un conducente muli del Secondo Alpini, non rammaricarmi che il rancore personale di sicuramente pochi danneggi molti ed appanni l'immagine pubblica di una associazione carica di storia. Un socio ANA che assolutamente non vuole restare anonimo.

Aldo Lanfranco – Savigliano

«Invece di lamentarvi consigliateci come crescere»

Egregio direttore,

come presidente della Consulta Giovani vorrei ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile l'evento "Holisplashfestival" di sabato 8 giugno. Il Comune, il sindaco Giulio Ambroggio, la banca CRS, Conad, Feilong Market, i bar Cavour e Taipei. E ringrazio tutte le persone che hanno partecipato, le famiglie che hanno portato i loro figli a divertirsi tutti insieme e in piena sicurezza. Le persone che ci supportano e che ci fanno sentire il loro appoggio in ogni momento, anche solo passando e facendoci i complimenti per la fatica con cui mettiamo a posto tutti i dettagli di una manifestazione, sono la benzina per andare avanti. Purtroppo però ci sono anche alcune persone che ostacolano o tentano di ostacolare pesantemente lo svolgimento di queste manifestazioni, senza informarsi sullo svolgimento delle stesse. Addirittura nella settimana precedente all'Holi Splash Festival sono state fatte diffide per evitare lo svolgimento della manifestazione, senza sapere che erano state allestite ampie misure precauzionali per quest’evento, con addetti alla sicurezza adibiti al presidio delle zone più a rischio, evitando di montare cannoni fissi che sparassero colori (inizialmente previsti) per evitare di recare danno a cose o persone, utilizzando polveri anallergiche e non dannose per le superfici. Spiace vedere e sentire parlar male dei giovani di oggi, che nella realtà dei fatti cercano soltanto di divertirsi proponendo nuovi eventi in città... So perfettamente che ci saranno sempre coloro a cui non andrà mai bene niente e criticheranno a prescindere, a queste persone non chiedo di non lamentarsi o di non manifestare il loro disappunto, ma di lasciarci lavorare, di consigliarci e non di limitarci, di indicarci gli errori per migliorare e non di limitare la nostra creatività… Cresceremo noi, cresceremo tutti insieme e crescerà Savigliano.

Filippo Mulassano, pres. Consulta Giovani - Savigliano

«Il problema mendicanti non è stato affrontato»

Gentile Direttore,

in attesa che Salvini si ponga il problema (è ministro dell'Interno da un anno ed è tutto come prima e nulla si è mosso!) vorrei tornare su un tema da me già toccato alcuni anni fa in Consiglio comunale, ossia quello dei numerosi mendicanti che si piazzano davanti agli ingressi dei negozi e dei bar. Voglio subito precisare che, per quanto mi risulta, si tratta di persone normalmente rispettose e educate, che hanno tutta l'aria di essere gestite da ben altri soggetti da cui ricevono istruzioni sul "come e quando" chiedere l'elemosina. In altri termini, credo che queste siano persone sfortunate che - tra le varie avversità della vita - devono pure sottostare a personaggi senza scrupoli (italiani? stranieri? Mah...) che vogliono lucrare sulle ultime briciole, quelle destinate alla beneficienza. Orbene, l'atteggiamento in sè dei singoli mendicanti non appare illecito; illecito sarebbe invece l'eventuale sfruttamento degli stessi. Ma anche se tutto fosse lecito, non potrebbe certo tacersi la potenziale pericolosità sociale di questo comportamento: quando questi mendicanti vengono sistematicamente (e forzatamente?) collocati davanti ai negozi sulla base di un disegno programmato, si rischia che il singolo commerciante sia tentato di "allungare" al poveretto una banconota di qualche decina di euro, al fine di indurlo a spostarsi più in là. Però questo vorrebbe dire che chi organizza la "sistemazione" dei vari mendicanti nei vari siti, ha in mano ottimi elementi per sondare la psicologia di ciascun commerciante e valutare la sua sensibilità rispetto a possibili successive richieste di denaro decisamente più oppressive. Ed a questo rischio non dobbiamo nemmeno avvicinarci! Se la mia lettura della situazione è corretta, direi che è quindi altamente sconsigliabile sia per il commerciante sia per il comune cittadino offrire oboli in denaro a quei mendicanti che si collocano "a presidio" degli esercizi commerciali: cessare collettivamente la dazione di denaro (probabilmente destinato allo sfruttatore che sta dietro) sarebbe il modo più efficace per neutralizzare e rendere non più conveniente questa odiosa pratica. Ed è auspicabile che la società civile ed ancor più le autorità competenti si preoccupino non solo di verificare se vi siano comportamenti illeciti dietro questa attività, ma anche di offrire l'opportuno soccorso umano alle prime vittime della stessa, ossia agli stessi questuanti.

Antonello Portera – consigliere M5S Savigliano

«Tanti imbucati alla festa dei liceali»

Egregio direttore e cari lettori,

siamo i rappresentanti del liceo Arimondi e vorremmo fare chiarezza circa i fatti avvenuti durante la festa dello scorso primo giugno a Monasterolo. Siamo ovviamente dispiaciuti per i danni che sono stati provocati, ma avremmo intenzione di puntualizzare due aspetti che riteniamo importanti: anzitutto l’evento, che è stato organizzato autonomamente dagli studenti - senza coinvolgere il liceo - non era esclusivo della nostra scuola, ma comprendeva anche moltissimi esterni provenienti da altri istituti e, come usualmente accade in serate del genere, sono stati frequenti eventuali imbucati; inoltre, gli oggetti che sono stati danneggiati si trovavano tutti quanti al di fuori del Palazzetto di Monasterolo, luogo adibito per la festa, che al contrario dopo essere stato ripulito, è stato restituito al custode nelle condizioni precedenti alla serata.

Marco Pedron e Gabriele Sorrentino rappresentanti d’istituto liceo Arimondi - Savigliano

«Chiediamo più educazione ai ragazzi che fanno festa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Cari ragazzi che siete venuti alla festa del liceo Arimondi a Monasterolo, è sempre bello vedere il proprio paese riempirsi per celebrare le belle occasioni, come può essere la fine di un anno scolastico. É invece meno piacevole svegliarsi la mattina e trovare le vie vicine alla zona della festa piene di spazzatura e vetri per terra, pali segnaletici staccati dal suolo e fioriere con tutti i fiori strappati. Sono consapevole del fatto che la grande maggioranza di voi siano persone educate e civili, per cui non lasciate che i comportamenti di pochi vi facciano passare tutti come colpevoli. Ringrazio chi domenica mattina ha provveduto a pulire e risistemare l'area. Monasterolo è sempre ben disposta ad accogliervi per le vostre feste, ma vi chiediamo di avere più riguardo per gli spazi comuni.

Giorgio Alberione – sindaco di Monasterolo

«La democrazia ha bisogno dell’opposizione»

Gentilissimo Sig. Direttore,

negli ultimi 10 anni siamo stati i rappresentanti della lista “Insieme per Cavallerleone” eletti in Consiglio Comunale occupandone i banchi destinati all'opposizione. Da tempo avevamo concordemente deciso di non proseguire in questa esperienza. Nonostante le numerose e a volte pressanti richieste a riproporci ancora una volta, e la disponibilità di alcuni giovani del nostro paese a far parte di una eventuale nuova compagine, ragioni di opportunità, di carattere personale ed altre ancora, ci avevano indotto a confermare questa decisione e a prenderci, quindi, un periodo di pausa indefinito. Il rammarico di questi momenti è di non avere avuto, per le recenti consultazioni elettorali, l'opportunità di scegliere tra più opzioni essendosi proposto un solo candidato sindaco e questo, in democrazia, non è proprio un fatto positivo e non dovrebbe rallegrare nessuno perché, come ebbe a dire P. Calamandrei, che non era proprio un cialtrone: “Per far funzionare un Parlamento, bisogna essere in due, una maggioranza e una opposizione”, ma forse l'immagine migliore la fornisce H. W. Mabie: “Non aver paura dell'opposizione. Ricorda, un aquilone si leva quando ha il vento contro, non a favore.” Ad elezioni avvenute non possiamo che notare, nel nostro Comune, il deciso incremento degli astenuti passati dal 33,48% delle amministrative del 2014 al 43,10% delle attuali; segnale evidente che avere un solo candidato non è molto attraente per l'elettorato e che, sebbene legittimamente, non tutti ritengono che votare sia, oltre un dovere civico, un diritto da custodire gelosamente e da farsi valere ogni qualvolta ce ne sia la possibilità, come invece lo è stato e lo è per noi che tale diritto lo abbiamo esercitato. Proprio l'affluenza, che alle ore 19 di Domenica era solo al 42,94%, ha rischiato di essere la protagonista di questa tornata elettorale facendo rimanere con il fiato sospeso non poche persone che mal devono avere vissuto quei momenti. Un'ultima annotazione e nota di meditazione: tra i 371 votanti ben 98, equivalenti ad un 15,03% degli aventi diritto al voto (il 26,42% dei votanti), nel proprio libero convincimento, nel segreto dell'urna e infischiandosene di fantomatiche indicazioni, hanno scelto di lasciare la scheda in bianco o renderla nulla, facendo in tal modo venir meno un improbabile ma, crediamo, auspicato plebiscito. Infatti, il significato che viene comunemente attribuito a questo gesto è che l'elettore non vuole rinunciare al diritto di voto ma non si riconosce nel candidato e che, nel nostro caso, tuttavia è stato coscientemente indispensabile al raggiungimento di quel quorum del 50% che ha permesso all'aspirante sindaco di essere eletto, rendendo ininfluenti il numero di voti ottenuti dalla propria lista (273 pari al 41,87% degli aventi diritto al voto). Sinceramente ci auguriamo che non si continui a giustificare le proprie mancate aspettative e le irraggiungibili chimere, imputando fantasiose responsabilità ad un inverosimile avversario, come ad esempio una opposizione politica che non esiste avendo cessato la sua attività ancor prima della conclusione del mandato amministrativo.

Sergio Mola, Francesco Bonino e Mauro Tortone Cavallerleone

«Nessun intervento sulla viabilità di via S. Pellico»

Egregio direttore,

per l’ennesima volta bisogna denunciare come quest’Amministrazione non abbia preso nessuna posizione in merito alla gestione della viabilità su strada Monasterolo e via Silvio Pellico. Sui giornali si parlava di un pilone arancione che avrebbe fatto rallentare chi arriva da Monasterolo, ma purtroppo dopo mesi dalla promessa (annunciata anche sui giornali, ennesima presa in giro) non si sa che fine abbia fatto... Su via Pellico, che ai più non interessa e che non sanno nemmeno dove sia, l’unica soluzione è il senso unico che vieti a chi arriva dalla direzione Monasterolo di usare la strada come una tangenziale per andare a Saluzzo o all'area commerciale Conad (con futuro LIDL, quindi più traffico ancora...). Solo riempire un povero palo - che tra un po’ crolla - di divieti è già una buona presa di coscienza del problema, ma non lo risolve; le zone 30 non si fanno mettendo un cartello e poi dimenticandosi di quanto prevedrebbe effettivamente una "zona 30" (dissuasori, strisce bianche, attraversamenti pedonali). Lo stesso problema è stato affrontato e risolto in altre vie della città - tipo via Leopardi - o addirittura con l'inserimento di dissuasori in piena campagna, mentre in Vernetta no e non si sa il perché... In ultimo: i furgoni, i camion, i trattori, i tamarri ai 100 all’ora hanno una strada provinciale a disposizione per fare lo stesso tragitto, cioè aggirare la Vernetta e immettersi nella strada di Saluzzo! Francamente i residenti sono stufi, oltre al fatto che anche le case lungo la via perdono di valore e la zona perde di vitalità...

Luigi Dalmasso – Savigliano

«Miracolo sulle strade di Cavallermaggiore»

Egregio signor direttore,

non ho mai creduto ai miracoli, ma in questo caso mi corre l'obbligo di ricredermi. Avevo letto, riportato dai settimanali, che le risorse destinate alla sistemazione delle disastrate e pericolose vie cittadine sarebbero state destinate ad altri interventi. Al contrario, Via Sommariva del Bosco, finalmente, ha subito un intervento di asfaltatura, che ha eliminato le decine di buche, da fare invidia a Roma, che riempivano pericolosamente la strada. Il giorno 5 dicembre dello scorso anno, inciampando in una delle buche sopra citate, ero caduto causandomi per fortuna lievi danni. Un doveroso grazie va all'Ufficio Tecnico Comunale. Grazie per l’ospitalità

Domenico Racca – Cavallermaggiore

«Affermazioni gravi per un rappresentante del popolo»

Riceviamo e pubblichiamo:

Un consigliere Comunale, nel concludere una polemica, ha postato sui social la seguente frase: “peggio dei fascisti ci sono solo gli antifascisti”. Si tratta di una affermazione gravissima tanto più perché arriva da un eletto in un’amministrazione pubblica. Quindi non si può certo farla passare sotto silenzio o derubricarla come una voce dal sen fuggita. Vorremmo solamente ricordare a questo signore che se oggi può scrivere tutto quello che gli passa per la testa lo deve proprio agli “antifascisti” che hanno impedito, a rischio della vita, che i “fascisti” prevalessero, altrimenti anche lui non avrebbe potuto scrivere alcunché. Grazie agli “antifascisti” l’Italia ha una Costituzione democratica, che garantisce a tutti, anche a chi magari ad essa si oppone, la libertà di espressione e di voto. Viva l’antifascismo, viva la Costituzione.

La Sezione Anpi di Racconigi

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