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Al direttore

«Perchè il lavoro diventa impossibile oltre i 50 anni?»

Riceviamo ancora un intervento di Luciano Lovera, in risposta alla lettera di Claudio Ferrero, sugli problema degli esodati over 50:

Gentile signor Ferrero,
Nel mio passato lavorativo, portato avanti con una grande passione per il sociale espressa con il mio impegno nel sindacato, ho avuto modo di capire molto bene la trasformazione in atto, con una società purtroppo più orientata all’individualismo. La gente che ha ancora interesse per le disgrazie altrui è diminuita rispetto a una volta, ma bisogna continuare ad avere fede nelle persone anche nei momenti difficili. Io credo che qualcuno interessato agli altri ci sia sempre: queste persone vanno trovate e coinvolte per rivendicare con forza un diritto costituzionale, quello del lavoro, importante a qualsiasi età.
Nella sua lettera vengono evidenziati i solleciti che anch’io ho praticato durante la mia lunga disoccupazione, alcuni che non hanno ottenuto risposta, altri protocollati ma al momento senza risultati. Su questi ho sempre riposto aspettative normali: se un sindacalista, un politico, un sindaco, una istituzione non risponde il problema non è solo nostro, ma dell’intera collettività che attraverso consensi o tesseramenti tiene vive persone che non saranno mai presenti in caso di bisogno. Non richiedo assistenzialismo, ma solo di riformare un modo d’agire del mondo del lavoro che vede una persona di 50 anni da rottamare. Nel mio lungo girovagare tra siti lavorativi ho notato che a volte non vengono accettati curriculum con età superiore ai 40 anni e questo non è ammissibile in un Paese che vuole tutelare realmente i diritti di tutti. Bisogna allargare il raggio d’azione politico portando in discussione un argomento, quello del lavoro impossibile a una certa età anagrafica, che viene ricordato solo a tratti o durante le elezioni. Se qualcuno pensa di essere indenne da questa decadenza morale ed etica da parte di chi ci rappresenta, si accorgerà quanto prima che il peggior modo per combattere questa realtà è il silenzio.
Non penso di essere il solo coinvolto da questa triste faccenda, per cui invito tutti a radunare le forze per rendere vivo l’argomento nell’opinione pubblica, perché il prolungamento dell’età pensionabile non può essere applicabile in un contesto sociale in cui a 50 anni per le Aziende si è considerati da rottamare. Se prevale questo contesto, i sindacati che firmano l’uscita anticipata e obbligatoria dalle Aziende con mobilità selvagge dopo i 50 anni senza prevedere un minimo di reddito di sopravvivenza, determinano la morte economica delle famiglie e altre tristi conseguenze. I moralismi dopo non servono a nulla.
Capisco che in questo difficile momento di crisi tutto sia utile per fare “cassa”, ma pensare di risanare un Paese sulle spalle di chi ha sempre pagato le tasse e dopo lunghi anni di contribuzione non vedrà mai una pensione normale a causa della disoccupazione voluta da “qualcuno” mi pare davvero un atteggiamento poco solidale e dignitoso nei confronti della persona.
Richiamo pertanto nuovamente attenzione pubblica ai firmatari dell’accordo della mobilità in Sekurit Saint Gobain ricordando che tra alcune settimane (fine luglio) terminerà per alcuni cinquantenni il periodo di mobilità, i quali rimarranno senza reddito e contributi previdenziali a pochi anni dalla pensione.

Luciano Lovera - Savigliano

“Casa degli zingari”: il Comune non ha nemmeno le chiavi di accesso

Riceviamo e pubblichiamo:
In merito all’articolo “Qualcuno tagli l’erba”, comparso sul numero del 3 luglio del Suo giornale, siamo a precisare che il fabbricato di Via Cavallotta non è nella disponibilità del Comune (non abbiamo neanche le chiavi di accesso), Comune che ha da tempo proposto, finora senza esito, alla Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di Roma alcune possibili utilizzazioni dell’immobile confiscato, cui l’ATC aveva dato una disponibilità di massima ad eseguire.
D’altra parte, l’attuale oggettivo ed evidente stato di abbandono in cui versa il bene, ci indotti a segnalare nuovamente la situazione al Prefetto di Cuneo, affinché venga per lo meno disposto un intervento di pulizia e manutenzione.
Ringraziamo per lo spazio concesso che vorrà concederci per questa precisazione.

Il Sindaco di Savigliano Claudio Cussa

Portera: «Le riforme dell’accoppiata Renzi-Berlusconi limitano la democrazia»

Gent.mo Direttore,
Oggi sono preoccupato più che mai per le riforme che la coppia Renzi-Berlusconi sta cercando di portare a termine, approfittando della compiacenza dell’informazione nazionale.
I motivi di preoccupazione sono numerosi e gravi (e non è il caso di indicarli qui tutti): il principale però sta nel fatto che dietro la generica facciata di “riforme” (le riforme urgenti sarebbero invero quelle per l’occupazione) si nasconde in realtà la progressiva riduzione/eliminazione dei più elementari diritti del cittadino (v. l’aumento da 50.000 a 250.000 delle firme necessarie perchè i cittadini possano proporre una legge, ma anche l’aumento da 500.000 a 800.000 delle firme necessarie per proporre un referendum): il “pezzo forte” è comunque la sostanziale e scientifica privazione del diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.
Se si votasse oggi, dopo la dichiarazione di incostituzionalità del “porcellum”, gli elettori potrebbero scegliere deputati e senatori mettendo la croce sulla lista e scrivendo un nome di preferenza per ciascuna Camera. Se passerà il complesso delle riforme Renzi-Berlusconi i senatori saranno scelti dai consiglieri regionali, cioè da politici e non più dai cittadini, mentre i deputati - a causa delle liste bloccate che Renzi e Berlusconi hanno deciso di ripristinare - saranno scelti dai capi di partito nel momento in cui individueranno il capolista o i primi due in lista in ogni circoscrizione.
Sconcertante è come i due Riformatori stiano procedendo risoluti (ciascuno per interessi diversi) nella direzione voluta, senza accettare alcuna discussione nel merito da parte di nessuno (nemmeno da parte di importanti costituzionalisti) e cercando di annientare persino le proprie opposizioni interne. Sto facendo un gran tifo per le opposizioni più risolute, ma ancor di più per quei parlamentari della minoranza del Partito Democratico (Chiti, Mineo, Tocci etc...) che - pur sapendo di rischiare la fine della propria carriera politica, mettendosi contro l’intoccabile Renzi - hanno il coraggio di resistere per salvare gli equilibri delle nostra Costituzione, anche se ho timore di restar deluso anche da loro negli ultimi cento metri del percorso.
Spero che, nonostante le vacanze, i cittadini trovino il modo di comprendere ciò che sta per accadere.
In caso contrario, se oggi vogliamo tenere gli occhi chiusi e solo il giorno in cui torneremo a votare ci accorgeremo che i nostri parlamentari non hanno alcun timore del nostro voto, perchè non avremo più il diritto di esprimere alcuna facoltà di scelta sulle persone che vogliamo eleggere, allora a quel punto ci troveremo con le mani legate, ma avremo ormai perso il diritto di lamentarci!

Antonello Portera - Savigliano

«Ecco perchè abbiamo chiesto una commissione sul nuovo asilo»

Riceviamo e pubblichiamo:
I consiglieri del gruppo di opposizione, guidati da Rattalino, in data 4 luglio chiedevano al Sindaco di Monasterolo, di convocare il Consiglio Comunale, per nominare una Commissione di Studio, al fine di esaminare la necessità che la Parrocchia  acquisti la proprietà dei Signori Busso, interposta tra la proprietà comunale, l’angolo Via S.Anna-Via Marconi e la cascina della Contessa, per individuare con la cascina della Contessa, già acquistata dalla Parrocchia, un’area idonea per costruirvi la Nuova Scuola Materna, con idonei e autonomi accessi.
Infatti la proprietà dei Signori Busso, consentirebbe di costruire comodi marciapiedi e parcheggi con una strada che immettono direttamente sul terreno acquistato dalla Contessa, rendendolo raggiungibile, a piedi o in auto, direttamente dall’angolo Via S.Anna-Via Marconi, e quindi da Piazza Castello.
Questa proposta, del gruppo di opposizione, è l’unica soluzione che consente di raggiungere direttamente a piedi o in auto il cortile della nuova scuola sul terreno della Contessa, ed è quella che crea ai bambini, ai genitori ed ai nonni, la massima funzionalità e la migliore comodità di accesso alla nuova scuola.
La soluzione alternativa che la maggioranza suggerisce per raggiungere la nuova scuola sul terreno della Contessa, ora appartato e isolato da Piazza Castello, è quella di parcheggiare in Piazza Castello, raggiungere e percorrere a piedi i marciapiedi di Via Silvio Pellico, la quale, nelle ore di accesso e recesso dalle scuole, per problemi di sicurezza, diventa “isola pedonale”, e successivamente percorrere a piedi il cortile delle scuole elementari, con un percorso totale da Piazza Castello alla nuova scuola di 300-350 metri, caratteristica che non si addice ad una nuova scuola, che in presenza di maltempo e nelle stagioni autunno-inverno, crea difficoltà di accesso ai bambini ed ai loro genitori. Inoltre tale soluzione graverebbe di servitù di passaggio sul cortile delle scuole elementari, compromettendone la privacy e la sua autonomia.
Ma la peculiarità della nuova strada, dei nuovi parcheggi e dei nuovi marciapiedi, realizzabili sulla proprietà Busso, è che verrebbero a trovarsi a pochi passi anche dalla scuola elementare esistente e quindi consentirebbero alle famiglie che usufruiscono contemporaneamente delle due scuole, l’accesso dei loro bambini sia alla scuola materna che a quella elementare, è questa comodità è un fattore di non poco conto.
L’attuale accesso principale alla scuola elementare da Via Silvio Pellico, rimarrebbe autonomo e riservato alle famiglie che utilizzano invece solo questa scuola.
E’ evidente che con l’acquisto della proprietà dei Signori Busso si darebbe la migliore comodità, funzionalità e autonomia alle due strutture scolastiche, elementare e materna, e anche gli attuali campo sportivo e Scuola Elementare, verrebbero valorizzati dalle nuove infrastrutture realizzate sulla proprietà Busso. Il gruppo di opposizione,  ha chiesto la costituzione di una Commissione di Studio, facoltà riservata dal Regolamento del Consiglio Comunale, ai soli consiglieri comunali, affinchè insieme e in modo costruttivo, i gruppi consigliari di maggioranza e di opposizione, esaminino come individuare il sito migliore per tale importante costruzione per la collettività di Monasterolo, in modo da dare gli opportuni suggerimenti e consigli alla Parrocchia, incaricata di affrontare questo importante investimento per la comunità di Monasterolo. La commissione ha inoltre il fine di programmare ed individuare le nuove infrastrutture necessarie, per un corretto inserimento della nuova scuola nel contesto dell’abitato.
Il gruppo di maggioranza, nella riunione del Consiglio Comunale del 10/07/2014, alle richieste del gruppo di opposizione consigliare, ha risposto che non riteneva necessaria l’istituzione di tale Commissione di Studio, in quanto lo studio del sito, il progetto della scuola ed il progetto delle infrastrutture necessarie, è materia demandata al Parroco ed al suo Progettista. Il Sindaco ha precisato inoltre che l’Amministrazione non avrebbe inteso proporre al Parroco l’acquisto della proprietà dei Signori Busso, per completare il lotto della cascina della Contessa, già acquistato dalla Parrocchia.
Rattalino rispondeva che maggioranza e opposizione, insieme, avrebbero evidenziato al Parroco l’importanza di tale acquisto, per dotare la nuova scuola dei migliori e più funzionali servizi, a fronte di un patrimonio che si aggira tra i 7,5 - 8 milioni di euro, lasciato dal benefattore Alesso Filippo in eredità alla Parrocchia, con la condizione testamentaria di realizzare un “Asilo Infantile per bambini del paese intitolato ai fratelli e alle sorelle Alesso”.
Si rimanda alla planimetria allegata che, sinteticamente, evidenzia quanto sopra descritto.

Filippo Rattalino – capogruppo minoranza - Monasterolo

«I modi per combattere l’evasione sono semplici e pratici: basta volerlo!»

Riceviamo e pubblichiamo:
Il sottoscritto, in data 30 giugno, era in possesso di biglietto aereo per tornare in Italia dalla città di Wrocaw (Polonia), con partenza alle ore 6,45.
Per essere all’aeroporto, distante circa 25 Km. dalla città un’ora prima per l’imbarco, mi sono avvalso del taxi, che ha impiegato circa 50 minuti per compiere il tragitto.
Costo della corsa 103,00 Zloti (moneta polacca), pari a 24,24 euro al cambio. Somma non elevata per un simile percorso rispetto all’Italia. Importo di 24 (ventiquattro) euro e non 240 (duecentoquaranta), inferiore al nostro importo soggetto al pagamento tramite “Pos” ((inferiore a 30 euro).
Sprovvisto dell’intera somma, il tassista mi dice, tramite conoscente polacca, di pagare mediante carta. Al pagamento del dovuto, mi sono stati consegnati i due scontrini, con indicazione delle tariffe. Nella mia permanenza in città ho potuto constatare che tutti gli operatori da me contattati, alberghi, ristoranti – per le prestazioni e vendite - rilasciano regolarmente lo scontrino e/o fatture delle operazioni, anche gli operatori italiani, con pagamento mediante “Pos”.
In fattura e sullo scontrino, oltre all’indicazione dei beni, i prezzi sono ripartiti fra le varie aliquote: ristoranti 8% e 23%, contraddistinte da lettere alfabetiche. Mai sono stato costretto a chiedere lo scontrino, anzi semmai venivo richiamato al ritiro se accennavo ad uscirne sprovvisto dal locale.
In Italia non saprei se succederebbe la stessa cosa...
Cosa si tira fuori da parte dei nostri “poveri tartassati” italiani per la giustificazione di non volere il “Pos”? Il costo dell’oggetto e delle commissioni, che porterebbe a miseria: Ma di chi? Ricordo che sono costi ammortizzabili e detraibili in sede di dichiarazione. Rammento anche che, al momento dell’introduzione del registratore di cassa, fu concessa una detrazione a titolo d’imposta, per un costo che allora, se non vado errato, mi pare arrivasse fino a due milioni di lire.
Siamo alle solite. A voi l’ardua sentenza.

Aniello Vietri - Racconigi

P.S. Proposta per i costi: ripartizione di 1/4 a testa per i 4 soggetti in causa (Operatore, Stato, Banche (per l’enorme volume d’affari realizzabile).
Ma il tutto deve essere correttamente documentato (ordine, preventivo, fatture, documenti di trasporti, modalità pagamenti, estratti conti). In presenza di fatture fasulle e/o con corrispettivo superiore al reale, chiusura immediata dell’attività.
I modi per combattere l’evasione sono semplici e pratici: basta volerlo!

«C’è troppa gente senza casa e ci sono troppe case senza gente»

Riceviamo e pubblichiamo:
Ogni giorno, nel cuneese, famiglie e singoli italiani e stranieri rimangono senza un tetto perchè non riescono più a pagare l’affitto. Nel 2013 sono state ben 833 le richieste di esecuzione di sfratto, principalmente nei piccoli comuni sparsi nella Granda, il 13% in più rispetto all’anno precedente.
Uno sfratto ogni 404 famiglie. La causa quasi sempre la “morosità incolpevole”: come pagare un affitto quando si è perso il lavoro o si è disoccupati da anni? E mentre le istituzioni si nascondono dietro a squallide retoriche e dispendiose politiche emergenziali – per coprire la mancanza di volontà politica di affrontare la questione abitativa in maniera strutturale – per molti l’unica prospettiva resta la strada.
In strada si trovano anche coloro che una casa nelle nostre città e campagne non l’hanno mai avuta, come i rifugiati e le rifugiate lasciati soli dopo la prima accoglienza, che si ritrovano a vagare per uno Stato-gabbia in cui non hanno un tetto né un lavoro, ma in cui sono costretti a restare; come i braccianti e le braccianti stagionali che si spostano per brevi periodi tra campagne ostili, dove le case a loro non si affittano e anche se fosse non potrebbero permettersele. Finiscono tutti a vivere in “campi” di teli e cartoni, di tende o container.
Di nuovo, politiche dell’emergenza, interventi provvisori che – a seconda delle convenienze del sistema produttivo – accelerano o frenano la perpetua mobilità forzata di chi è relegato ad una condizione di strutturale precarietà.
Di fronte a questo stato di cose ed in risposta alla vile provocazione fascista e razzista a Savigliano contro chi arriva nelle campagne alla ricerca di lavoro ed è costretto a vivere accampato, abbiamo portato la nostra presenza e la nostra solidarietà in strada, a fianco di chi vive senza nemmeno un tetto sopra la testa. E’ importante rendersi conto di non essere soli.
La solidarietà è il primo passo per resistere alla minaccia di sfratti e sgomberi ed alla grigia quotidianità di vita nei campi-dormitorio alla periferia delle nostre città. Il seguito è organizzarci per cercare insieme delle soluzioni, senza aspettarci concessioni da nessuno.

Coordinamento Bracciantile Saluzzese
L’Abito Bra - Associazione per il diritto all’abitare ed alla dignità
Sportello Casa Saluzzo e Verzuolo

Appello dei coniugi Tiranno

Riceviamo e pubblichiamo:
Noi coniugi Rocco Tiranno e Maria Damian
rivolgiamo un appello a tutti coloro che abitano a Savigliano o risiedono nei paesi limitrofi. Qualcuno può aiutarci a sostenere alcuni pagamenti per utenze, acquisto di generi alimentari e cure mediche, in quanto non siamo aiutati dai servizi sociali del Comune e non considerati dalle iniziative interparrocchiali di solidarietà, nè dal volontariato della Croce Rossa?
Notiamo che questi aiuti di carattere economico e/o alimentari sono sempre diretti alle stesse persone, cioè gli extracomunitari.
Noi disponiamo solo di una piccola pensioncina.
In particolare, io, Rocco Tiranno, dopo circa 26 anni lavorativi, per inabilità sono stato collocato in pensione anticipata.
Pur avendo ottenuto il titolo di Cavaliere per aver avuto in passato ruoli di responsabilità politica e nel settore della sicurezza sociale, adesso, sia io che mia moglie, siamo rifiutati dalle Istituzioni.
È una situazione umiliante che ci sta facendo soffrire molto entrambi. Pensare che il mio Paese non è in grado di aiutarmi e che tutti ci girano le spalle, compresi alcuni parroci, ci fa stare male.
Non chiediamo nulla di particolare, soltanto un piccolo aiuto in un momento particolarmente difficile della nostra esistenza.
Ci siamo sempre comportati con senso civico e abbiamo fatto anche delle dichiarazioni riguardo a delle presunte anomalie elettorali.
Auspichiamo che la Giustizia faccia il suo dovere.
É come cittadino “orgoglioso” - e non come “pentito” - che ho dovuto depositare una denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cuneo.
Chi volesse comunicare con noi manifestandoci solidarietà e attenzione, può mettersi in contatto inviandoci una mail al seguente indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Cav. Rocco Tiranno e Maria Damian - Savigliano


«La mia assistita non aveva un ruolo così rilevante all’interno della banda»

Riceviamo e pubblichiamo:
La presente in nome e per conto della signora Asmarandei Mariana in merito all’articolo titolato “Depredavano case e ville: sette arrestati”, pubblicato sul vostro numero del 3 luglio scorso.
La vicenda è stata da voi ricostruita in maniera assolutamente dettagliata e, per la verità, con assoluta correttezza in relazione alle ipotesi contestate eccezioni fatta per ciò che concerne la mia assistita, per un’unica ma rilevante circostanza.
Viene infatti riportato che la signora Asmarandei Mariana avrebbe promosso e coordinato l’attività criminale della banda quando invece lo stesso Pubblico Ministero si è limitato a contestare alla medesima una mera attività di supporto ai soggetti coindagati che si introducevano nelle abitazioni e commettevano materialmente i furti.
Prova ne rappresenta il fatto che alla predetta viene contestato il reato di associazione a delinquere ma solo come mera partecipante, essendo stati altri individuati come i capi della struttura.
Tenuto conto che il vostro settimanale ha la sua maggiore diffusione nella nostra cittadina ove vive la signora Asmarandei Mariana così come anche i suoi più stretti familiari, un minimo di approfondimento della notizia sarebbe stato doveroso al fine di evitare l’attribuzione di ruoli o condotte più gravi e disonorevoli rispetto a quelle effettivamente contestate.
Avv. Davide Ambrassa - Savigliano

«Anch’io ho vissuto il dramma del licenziamento come Lovera»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata a Luciano Lovera, che la scorsa settimana aveva richiamato l’attenzione sulla “rottamazione” dei cinquantenni dalle aziende:

Caro Lovera capisco i tuoi sfoghi e la tua continua attenzione che cerchi di trasmettere all’opinione pubblica sul grave problema che noi cinquantenni abbiamo dopo aver perso il lavoro. Però mi piace essere onesto e realista con te e purtroppo ti dico che in questo paese ai problemi altrui nessuno gliene frega nulla.
Anch’io nel 2009 lavoravo in una azienda di autotrasporti di Savigliano nella zona industriale vicino alla Saint Gobain.
Ci hanno lasciato a casa in 22 di cui il solo sottoscritto non ha firmato l’accordo sindacale vergognoso dell’epoca.
Anch’io avevo sollecitato l’intervento delle autorità, scrissi ed andai a parlare direttamente con l’ora sindaco dott. Comina, il quale null’altro fece che esprimermi solidarietà, ma di sola solidarietà non si mangia e non si pagano le tasse. Come contropartita per il fatto che non avevo firmato l’accordo sindacale oltre al licenziamento di mio figlio e del sottoscritto pensarono bene i miei datori di lavoro di licenziare anche mia moglie alla vigilia del matrimonio di mio figlio. Risultato: il giorno del matrimonio eravamo un nucleo familiare completamente senza reddito.
Ma capisci questa è la società che ci troviamo e questi sono spero una minuscola parte di imprenditoria di questo paese. Mi sono inventato un modesto lavoro per poter “sopravvivere” non per vivere ma purtroppo in questa società avariata ben poco spazio c’è per la gente altruista e disponibile a battersi per un mondo più giusto.
Capisco il tuo dramma perché l’ho vissuto, ma come per molti altri articoli scritti tutti, autorità comprese, hanno sempre fatto orecchie da mercante.
Paga le tasse e taci, non avanzare richieste di aiuto, siamo solidali con gli extracomunitari e siamo completamente “menefreghisti” verso i problemi dei cittadini italiani.
Non si tratta di essere razzista; ben venga l’aiuto a chi ne ha bisogno. Ma noi chi siamo?
Sudditi, non più cittadini. Viviamo nell’ epoca del feudalesimo e non in una democrazia. Siamo in un regime camuffato da democrazia e molti fatti mi danno ragione.
Coraggio, se l’onestà trionferà molti vinceranno e recupereranno quello che hanno perso

Claudio Ferrero - Savigliano

«Temiamo la chiusura della linea ferroviaria Alba-Cavallermaggiore»

Riceviamo e pubblichiamo:
Il neo-rieletto Sindaco di Alba Maurizio Marello, sostenuto dall’ex Assessore Regionale Alberto Cirio, ha recentemente rilanciato la promessa che, entro il 2015, in meno di 70 minuti si raggiungerà Torino grazie all’elettrificazione della linea ferroviaria Alba-Bra.
Questo sarà possibile grazie alle somme non spese destinate alla legge 4 sul turismo a cura della precedente Amministrazione Regionale. La stessa amministrazione che ha tagliato in modo lineare buona parte del trasporto ferroviario e su gomma in tutto il territorio piemontese.
Prima di approvare una delibera per finanziare un progetto, sarebbe opportuno fare delle valutazioni tecniche concrete perché, in caso contrario, restano degli spot di promesse future giocate sulla pelle dei pendolari. Cosi semplicemente non è. I tecnici che hanno fatto le rilevazioni hanno evidenziato infatti che i fondi stanziati non sarebbero sufficienti per realizzare la linea promessa poiché:
1) La galleria Fey non ha l’altezza per consentire il passaggio del cavo elettrico per cui ci sono due possibilità: la prima (meno costosa ma difficilmente adottabile) è quella di attaccare una piattina al soffitto e montare una catenaria sul treno con delle molle in modo da renderla flessibile; la seconda (molto più costosa) è quella di abbassare i binari con il rischio che la struttura possa cedere.
2) Nel tratto che collega Santa Vittoria a Monticello, a causa di una frana, è stato necessario costruire un muro di sostegno. Ciò comporta che, in caso di elettrificazione del servizio Metropolitano con mezzi provenienti da Torino Stura, avremmo un treno spinto da un elettrotreno la cui massa complessiva per asse sarebbe il doppio rispetto agli attuali “minuetti” in uso e non sono state minimamente valutate le possibili conseguenze dovute alle vibrazioni che si verrebbero a creare.
3) Il viadotto di Via Cuneo nei pressi di Bra non ha l’altezza necessaria per consentire il passaggio del cavo per cui anche in questo caso le (costose) possibilità sono di abbassare la struttura ferroviaria o di rifare il viadotto.
4) L’elettrificazione della linea richiederebbe il ripristino dei binari dismessi della stazione di Alba e la costruzione di una sottostazione elettrica apposita per alimentare la linea poiché quella già esistente per la tratta Carmagnola-Bra non è sufficiente. 
Detto questo, la nostra preoccupazione è che lo stanziamento sia insufficiente per la realizzazione di questo progetto, con il concreto rischio di vedere definitivamente chiusa per sempre l’intera linea Alba-Cavallermaggiore, che porterebbe a un maggiore isolamento del centro industriale e turistico più importante della provincia. Riteniamo che sia fondamentale un percorso di progettazione della mobilità ferroviaria locale e provinciale, l’esatto contrario del suo lento smantellamento in atto, e una valutazione approfondita dei costi, dei benefici del progetto e delle possibili alternative.
Riteniamo infine che sia prioritario ristabilire Alba come punto di un asse viario e non come mero capolinea verso Torino, per cui la riattivazione della linea Alba-Asti chiusa dal 2010, con la manutenzione della galleria Ghersy, possa essere un modo migliore, e con risultati certi, di investire i fondi a disposizione, evitando di aprire invece un ennesimo nuovo cantiere (leggi Ospedale di Verduno o la CN-AT), di cui non si sa se verrà mai portato a termine.

Mauro Campo, Claudio Allasia, Ivano Martinetti
(consiglieri regionali M5S).
Mario Didier (macchinista FS).
Clemente Falcone (autoferrotranviere GTT)

Puntualizzazione della Croce Rossa su un intervento dell’elisoccorso

Egr. direttore,
Rilevo, nell’articolo relativo all’intervento a Racconigi dell’elicottero del 118, due inesattezze.
La prima è relativa alla gravità dell’intervento in quanto il cronista, dopo aver sorriso per la movimentazione di mezzi e persone che, a suo giudizio pare eccessivo, due righe dopo riconosce che era una cosa abbastanza grave e coinvolgeva un bambino.
La seconda, e più grave, è relativa alla pista su cui far scendere l’elicottero che, secondo il cronista, non esiste a Racconigi, motivo per cui l’elicottero è stato fatto scendere sulla statale bloccandola per qualche minuto. Segnalo invece che, da tempo, abbiamo individuato e segnalato al 118 un’area nella zona del campo sportivo “Trombetta” di cui ci sono in sede le chiavi. La pista per far scendere l’elicottero, fra l’altro è a poche centinaia di metri dal luogo dove è stato fatto scendere l’elicottero.
Distinti saluti.
Guido Cardellino
Presidente Croce Rossa Comitato locale di Racconigi

«La Rai, servizio pubblico o Tv commerciale come altre?»

E’ di questi giorni la notizia che Giovanni Floris, conduttore del talk show “Ballarò” in onda al martedì su Rai 3, programma sospeso per la pausa estiva, lascia la Rai per un approdo a LA 7 dell’editore Cairo: il motivo, una questione di soldi, LA 7 lo pagherebbe di più. E’ nota la querelle dei giorni scorsi tra la Rai e lo stesso Floris circa un aumento del compenso e un allargamento dello spazio Tv con l’aggiunta di una striscia informativa quotidiana. Richieste a quanto pare, come riportarono i vari giornali, tutte accolte. Se non ché si viene a sapere, sempre dai giornali, del cambio di testata televisiva, LA 7 appunto, da parte di Floris.
Ora, a parte gli aspetti economici della vicenda, quello che mi preme far notare è lo stracciar di vesti, declamato da più parti, per l’abbandono della RAI da parte del giornalista-conduttore visto come una gravissima perdita al pari di tutti quei conduttori che l’hanno preceduto in tale scelta.
Certo se la Rai fosse espressamente una tv commerciale tale punto di vista avrebbe una qualche ragione di verità. Va inoltre tenuto presente che le varie “star” televisive dei talk show sono nella quasi totalità manifestamente orientate politicamente a Sinistra, di conseguenza il loro messaggio si rivolge ad un pubblico di sinistra anche se oggettivamente dal piccolo schermo si rivolgono a tutti. Ma la RAI, lo sanno anche i bambini, è in primo luogo Servizio Pubblico e come tale deve rivolgersi a tutti gli italiani a prescindere dall’orientamento politico, religioso, di censo ecc... di ognuno, poi la funzione del Servizio pubblico non è quella di porsi in concorrenza con le Tv commerciali, semmai come alternativa a quest’ultime come offerta televisiva, per cui i costi complessivi della gestione della  RAI dovrebbero essere proporzionati alle entrate del canone e gli spazi pubblicitari come integrazione al  canone e non invece avere quella funzione primaria che sembra avere nel catturare l’audience. Questa contraddizione, Servizio Pubblico da un lato e dall’altro l’aspetto commerciale (quale deve prevalere?), va risolta nel senso di un ritorno alla sua funzione originaria cioè di Servizio Pubblico la cui priorità non è quella di seguire le logiche di mercato, logiche seguite dalle Tv commerciali, se no tanto vale privatizzarla.
Un Servizio Pubblico non ha bisogno di star strapagate, per farlo funzionare bastano persone professionalmente competenti. Francamente sono dell’idea che per la Rai è un bene che le cosiddette star televisive approdino ad altri lidi, soprattutto quelle orientate politicamente, le quali rendono la RAI politicamente faziosa e di conseguenza violano il messaggio pluralista che è e deve essere alla base di un Servizio Pubblico
Giuseppe Torassa - Racconigi

«Noi abbiamo toccato con mano che la scuola non è tutta un disastro»

Riceviamo e pubblichiamo:
Siamo i genitori di alcune ragazze che hanno sostenuto in questi giorni la prova di maturità del Liceo Classico Arimondi di Savigliano. Le nostre figlie hanno chiuso un capitolo importante (diremmo fondamentale) nel cammino educativo e di crescita che rappresenta la scuola superiore e a noi è sorto il desiderio di scrivere alcune righe per rendere pubblica la soddisfazione che proviamo guardando a questi cinque anni che hanno trascorso tra i banchi del Classico di Savigliano.
Frequentemente si sente parlare del degrado e del pessimo livello che la Scuola italiana ha raggiunto in questi ultimi anni, la nostra vuole essere una voce completamente fuori dal coro, una voce che, una volta tanto, si alza per difendere la professionalità, la preparazione e la dedizione che tanti insegnanti, nella nostra esperienza, hanno dimostrato di avere. Si fanno spesso paragoni con le scuole di altri paesi per sostenere che quella italiana non regge il passo. Noi siamo convinti che il livello di preparazione offerto dall’Arimondi non tema confronti, né in Italia né all’estero.
In particolare vogliamo ringraziare alcuni insegnanti che, come veri educatori, hanno accompagnato le nostre figlie e, attraverso lo studio delle materie curriculari e le attività complementari come il teatro, le hanno fatte diventare persone adulte consapevoli dell’importanza dell’impegno, del non arrendersi davanti alle difficoltà, del sostegno reciproco, della curiosità, della scoperta di nuovi mondi ed opportunità e dell’onestà. Hanno assaporato il senso profondo della conoscenza e della cultura e ne hanno colto l’importanza per la loro vita.
Altro che “i noiosi e nozionistici studi classici”! Gli eroi e le tragedie, le versioni e la grammatica, i teoremi e i filosofi hanno inciso nella loro formazione grazie a insegnanti che sono stati soprattutto maestri di vita.
Un grazie di cuore a quei docenti della terza Classico che, con il loro impegno e professionalità, hanno trasformato questi cinque questi anni in una importante esperienza di crescita e maturazione dimostrando che l’impegno e la professionalità (così spesso messi in dubbio dai media, dai genitori, dagli alunni e dagli stessi insegnanti), sono ancora presenti, vivi e forti nella Scuola italiana.

Un gruppo di genitori molto riconoscenti

Una scuola davvero per tutti

Riceviamo e pubblichiamo:
“Una scuola per tutti” è una scuola che offre ad ogni alunno ciò di cui ha bisogno.
Per il raggiungimento di questo obiettivo occorre formarsi, mettersi in gioco, confrontarsi, osservare, monitorare, intervenire precocemente.
A favore di ciò, anche quest’anno gli I.C. “Papa Giovanni XXIII” e “Santorre di Santarosa” di Savigliano hanno potuto arricchire la loro offerta formativa con il progetto “S.O.S. Difficoltà di Apprendimento” guidato dagli psicologi dottor Roberto Rolfo e dottoressa Lucia Morello.
Gli interventi, condivisi tra esperti, insegnanti e famiglie, si sono concretizzati con obiettivi specifici sui tre ordini di scuola (Infanzia, Primaria, Secondaria di primo grado), consentendo così di accompagnare il percorso di apprendimento di ciascun bambino secondo ritmi e bisogni individuali.
I dirigenti scolastici dr.sse Paola Maniotti e Silvia Viscomi ringraziano il Comune di Savigliano nella persona dell’assessore dr.ssa Folco Silvana, il Comune di Marene nella persona del sindaco Roberta Barbero, la Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, la Fondazione Arnaldo Bruno, l’azienda C.G.M. di Massimino per il contributo economico; l’Associazione Oasi Giovani per la parte organizzativa.

Istituti Comprensivi “Papa Giovanni XXIII”
e “Santorre di Santarosa” - Savigliano

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