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Al direttore

«Noi abbiamo toccato con mano che la scuola non è tutta un disastro»

Riceviamo e pubblichiamo:
Siamo i genitori di alcune ragazze che hanno sostenuto in questi giorni la prova di maturità del Liceo Classico Arimondi di Savigliano. Le nostre figlie hanno chiuso un capitolo importante (diremmo fondamentale) nel cammino educativo e di crescita che rappresenta la scuola superiore e a noi è sorto il desiderio di scrivere alcune righe per rendere pubblica la soddisfazione che proviamo guardando a questi cinque anni che hanno trascorso tra i banchi del Classico di Savigliano.
Frequentemente si sente parlare del degrado e del pessimo livello che la Scuola italiana ha raggiunto in questi ultimi anni, la nostra vuole essere una voce completamente fuori dal coro, una voce che, una volta tanto, si alza per difendere la professionalità, la preparazione e la dedizione che tanti insegnanti, nella nostra esperienza, hanno dimostrato di avere. Si fanno spesso paragoni con le scuole di altri paesi per sostenere che quella italiana non regge il passo. Noi siamo convinti che il livello di preparazione offerto dall’Arimondi non tema confronti, né in Italia né all’estero.
In particolare vogliamo ringraziare alcuni insegnanti che, come veri educatori, hanno accompagnato le nostre figlie e, attraverso lo studio delle materie curriculari e le attività complementari come il teatro, le hanno fatte diventare persone adulte consapevoli dell’importanza dell’impegno, del non arrendersi davanti alle difficoltà, del sostegno reciproco, della curiosità, della scoperta di nuovi mondi ed opportunità e dell’onestà. Hanno assaporato il senso profondo della conoscenza e della cultura e ne hanno colto l’importanza per la loro vita.
Altro che “i noiosi e nozionistici studi classici”! Gli eroi e le tragedie, le versioni e la grammatica, i teoremi e i filosofi hanno inciso nella loro formazione grazie a insegnanti che sono stati soprattutto maestri di vita.
Un grazie di cuore a quei docenti della terza Classico che, con il loro impegno e professionalità, hanno trasformato questi cinque questi anni in una importante esperienza di crescita e maturazione dimostrando che l’impegno e la professionalità (così spesso messi in dubbio dai media, dai genitori, dagli alunni e dagli stessi insegnanti), sono ancora presenti, vivi e forti nella Scuola italiana.

Un gruppo di genitori molto riconoscenti

Una scuola davvero per tutti

Riceviamo e pubblichiamo:
“Una scuola per tutti” è una scuola che offre ad ogni alunno ciò di cui ha bisogno.
Per il raggiungimento di questo obiettivo occorre formarsi, mettersi in gioco, confrontarsi, osservare, monitorare, intervenire precocemente.
A favore di ciò, anche quest’anno gli I.C. “Papa Giovanni XXIII” e “Santorre di Santarosa” di Savigliano hanno potuto arricchire la loro offerta formativa con il progetto “S.O.S. Difficoltà di Apprendimento” guidato dagli psicologi dottor Roberto Rolfo e dottoressa Lucia Morello.
Gli interventi, condivisi tra esperti, insegnanti e famiglie, si sono concretizzati con obiettivi specifici sui tre ordini di scuola (Infanzia, Primaria, Secondaria di primo grado), consentendo così di accompagnare il percorso di apprendimento di ciascun bambino secondo ritmi e bisogni individuali.
I dirigenti scolastici dr.sse Paola Maniotti e Silvia Viscomi ringraziano il Comune di Savigliano nella persona dell’assessore dr.ssa Folco Silvana, il Comune di Marene nella persona del sindaco Roberta Barbero, la Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, la Fondazione Arnaldo Bruno, l’azienda C.G.M. di Massimino per il contributo economico; l’Associazione Oasi Giovani per la parte organizzativa.

Istituti Comprensivi “Papa Giovanni XXIII”
e “Santorre di Santarosa” - Savigliano

La fede, anche quella laica, può aiutarci a superare la crisi

Riceviamo e pubblichiamo:
La nazionale di calcio avrebbe dovuto, ancora una volta, fare dimenticare le disgrazie del nostro bel paese, ma gli azzurri sono usciti a testa bassa, una squadra che ha giocato senza cuore, l’emblema di una nazione che ormai senza fiducia.
Siamo sempre poco attenti a quelli che vengono definite dagli studiosi “fenomeni di massa”, convinti che la nostra vita non può essere condizionata da una tendenza collettiva, ma purtroppo non è così.
Siamo sempre condizionati dall’ambiente esterno, e quando questo assume i connotati della “negatività” diventiamo negativi anche noi.
La crisi si rileva non solo economica, ma anche sociale e soprattutto psicologica e morale.
Esiste ovviamente una crisi sociale dovuta alle ristrettezze economiche, ma anche una crisi di fiducia dovuta soprattutto alle ristrettezze morali.  
I punti di riferimento storici, Stato e Chiesa, stanno attraversando uno dei periodi più bui della loro storia, scandali e tradimenti hanno minato la fiducia della maggior parte delle persone, e nuovi “idoli” non se ne vedono.
Stiamo attraversando la più grave crisi depressiva collettiva del dopoguerra, ma stranamente nessuno dei grandi media ne parla, anzi la grande informazione con l’inondazione di notizie negative non fa altro che amplificare gli effetti di questa tendenza.
Il depresso è di norma una persona a cui manca l’energia necessaria per vivere, per affrontare i problemi   e risolverli (o almeno provarci) quando questa condizione diventa di massa sono i problemi collettivi che non vengono affrontati e ovviamente non vengono risolti, è quello che credo stia succedendo in Italia oggi.
Un’ altra “espressione collettiva” che giustifica questa mia opinione è l’esagerato e crescente uso della violenza verbale, fisica e psicologica, che sta ormai contaminando tutti i settori della collettività.
Violenza e depressione, come scriveva Lowen, sono due reazioni al senso di impotenza.
Come si può uscire da questa spirale di negatività? Sicuramente non con gli slogan, o le false rassicurazioni, non con le illusioni.
Per superare questa crisi collettiva, io credo, è necessario avere più fiducia ma soprattutto più fede!
Non mi riferisco in particolare ad una specifica credenza religiosa, considero la fede un rafforzativo della fiducia che ha delle sue radici spirituali e che permette ad ogni singolo individuo di affrontare e superare le difficoltà qualsiasi esse siano.
La storia ci da esempi eclatanti di fede, pensiamo ai sopravvissuti all’Olocausto o alle persecuzioni, chi perdeva la fede moriva, chi la manteneva forse è riuscito a salvarsi.
Senza doverci misurare con tragedie per mettere alla prova la nostra “fede” è necessario che ognuno di noi recuperi un po’ di fiducia e abbia un po’ più di fede nel futuro, questo ci permetterà di rimettere in “moto” non soltanto noi stessi ma tutta la società, l’economia, i consumi, il benessere.
Sperare che questo succeda senza una maggiore fiducia collettiva, con interventi solo dall’altro è utopia.
Come possiamo recuperare la nostra fede perduta?
Sicuramente prendendo le distanze dalla “delirante” ricerca del potere che è sempre alternativo alla fede, la nostra società è in queste condizioni perché abbiamo troppo potere e troppa poca fede.
Essere meno egoisti, un egoista si preoccupa solo della propria immagine, un uomo di fede si preoccupa della vita.  
La fede è un po’ come un ponte fra il passato e il futuro, capire che in passato le generazioni che ci hanno preceduto hanno superato scogli ben più irti di quelli di adesso e lo hanno fatto perchè avevano più fiducia e fede nel futuro di quello che abbiamo adesso, ci deve incoraggiare, stimolare al cambiamento.
Questa società ha bisogno di una vera e propria “rivoluzione” morale, una rivoluzione che deve partire da ogni singolo individuo diventando poi un fenomeno di massa.
Ognuno potrà fare la sua parte consapevole che la fiducia, la positività sono contagiose, come lo è la depressione, l’importante è saper scegliere dove si vuole andare!   

Giuliano Degiovanni - Saluzzo           

Lovera: «Qualcuno si ricordi anche dei lavoratori della St.Gobain»

Gentile Direttore,
Sono a commentare la lettera della scorsa settimana della Segreteria Filctem - Cgil di Cuneo sul caso dell’Azienda Klinker Sire.
Nel finale di lettera lo scrivente sindacalista della Cgil si dice molto preoccupato per la rabbia e la disperazione dei lavoratori che si sentono abbandonati dalle Istituzioni e dallo Stato. A tal proposito mi preme ricordare, in qualità di ex-sindacalista che sta vivendo sulla propria pelle questa sensazione di totale abbandono, che il Sindacato ha un ruolo di supporto molto importante, che molte volte si scorda tralasciando i più elementari comportamenti di solidarietà.
Nel mio caso ricordo che durante il periodo di mobilità obbligatoria (tre anni) che sta per terminare (fine luglio) ho inviato più di una lettera alla Segreteria Filctem – Cgil e a tutte le altre Segreterie di Categoria firmatarie dell’accordo sulla mobilità in Sekurit Saint Gobain per porre il problema di chi, a causa di una età anagrafica avanzata, a pochi anni dalla pensione non riuscirà più a entrare nel mondo del lavoro.
Fino a oggi nessuna di queste lettere ha ottenuto alcun riscontro, solo silenzio assoluto e fra qualche settimana qualcuno si troverà sul lastrico senza uno stipendio e senza contributi previdenziali a pochi anni dall’entrata in pensione.
La messa in mobilità per nove persone è avvenuta in modo obbligatorio, in piena crisi del mondo del lavoro (2011) e senza una richiesta di accordo su un contratto di solidarietà. Da un po’ di tempo in Sekurit sono riprese le assunzioni, ma delle persone escluse dall’Azienda tre anni fa a causa della crisi, non importa nulla a nessuno.
Mi auguro che lo scrivente sindacalista Cgil e la sua Segreteria siano anche preoccupati di questa situazione, che tramite la loro firma sull’accordo hanno contribuito a generare, e che possano intervenire per risolvere questo problema.
Ai Lavoratori della Klinker Sire va tutta la mia piena solidarietà, che spero sarà suffragata da un comportamento etico e morale di tutta la Delegazione sindacalista trattante alla ricerca di trovare al più presto delle risposte che evitino ulteriori lacerazioni e disoccupazione in un territorio già in forte difficoltà.
Luciano Lovera - Savigliano  

Eugenio Dario Arese: «É giunta l’ora che mi ritiri dietro le quinte»

Riceviamo e pubblichiamo:
Cari spettatori, scende il sipario sul palcoscenico e lo spettacolo è finito. Una sceneggiata durata ben due mesi, con un cast di attori dai volti nuovi, ma appoggiati anche da persone poco considerate, che in termini teatrali vengono chiamate “spalla”. I miei ricordi della politica dovevano scendere ormai nell’oblio, per la mia età, e dovevo essere “rottamato” come dicono i giovani.
Mi sono lasciato attirare con lusinghe e promesse da questo nuovo cast di attori giovani che scendevano per la prima volta sulla scena teatrale. Quelle poche volte che mi è stata data la parola, senza alcun applauso a comando, ho trovato difficile manifestare alcune mie considerazioni e idee su come ci si comporta nel fare politica, senza emarginare nessuno.
Che casino con queste liste civiche, partiti, movimenti, una cosa comica proprio da spettacolo. Noi di centrodestra eravamo un cast di 75 attori, pensate, io da “spalla” sono riuscito a conoscerne solo una parte, ben 20, e mi sono chiesto: gli altri erano forse delle controfigure dimenticate?
Mi sto ancora chiedendo: ma come sono finito in Forza Italia? Un partito che non ho mai desiderato, anzi, ero contro anche al suo leader, che non ha mai risposto alle mie lettere, ma trovava il tempo di fare il cascamorto con le sue cortigiane.Ma trovandomi lì, mi sono impegnato fono alla fine del compito che mi ero assunto per portare alla vittoria il candidato sindaco Buttieri. Però ho recepito diverse anomalie nel percorso della campagna elettorale; perché i simboli di Forza Italia e della Lega Nord sono stati abbandonati al loro destino? Ho visto un certo menefreghismo e freddezza nell’aiutare queste due liste. Personalmente quel poco che sono riuscito a fare l’ho fatto a mie spese (ho speso poco perché non me lo potevo permettere), ma mi sono permesso di regalare un libro al candidato sindaco, dal titolo “Elogio della follia”, ma sono convinto che non l’abbia letto.
Mi dispiace per questi volti nuovi che sono rimasti delusi e amareggiati, ma la “spalla”, ormai vecchia, può solo dirvi: coraggio, siete giovani, avrete tante altre occasioni per candidarvi; vivete la vostra giovinezza serenamente e in allegria!
Anch’io sono deluso, ma per me è ora che mi ritiri dietro le quinte; devo accettarlo perché quando si arriva ad una certa età si viene emarginati ed esclusi da qualunque competizione della vita. Faccio un passo indietro in silenzio, ma seguirò sempre, da lontano, la politica con le mie lettere ai giornali (resto sempre innamorato della politica). Tornerò alle mie origini politiche anche se non mi hanno mai dato soddisfazioni, ma gli ideali non sono in vendita.
Una calorosa stretta di mano a tutti coloro che ho avuto l’onore di conoscere e, augurandovi buona fortuna, vi raccomando di ascoltare gli anziani saggi che hanno molta esperienza. Grazie
Eugenio Dario Arese – Savigliano

Forza Nuova: «Siamo contrari ad un campo profughi a Savigliano»

Riceviamo e pubblichiamo:
Nella nottata di ieri è stato affisso dai militanti saviglianesi di Forza Nuova uno striscione di protesta contro il campo profughi di Savigliano. Tralasciando la fastidiosa cecità del Comune verso gli italiani che, presentandosi negli uffici comunali, si vedono discriminati non ottenendo mai sostegno (cosa che invece non capita agli extracomunitari) Forza Nuova esprime il suo totale dissenso verso un qualcosa che si poteva tranquillamente evitare: pagare una Tasi cosi alta per mantenere chi viene fatto arrivare a sua volta a fare la fame nel nome del finto buonismo tanto caro alla vecchia e finta nuova politica!
Gli italiani sono stanchi di dover aiutare sotto imposizione del sistema qualsiasi persona di qualsiasi religione o colore, tranne chi è nato nel proprio paese, tranne chi è italiano! Ribadiremo colpo su colpo ogniqualvolta ci possa essere un italiano in difficoltà e aiuteremo i nostri connazionali laddove possiamo arrivare, le cose buone, a volte, le si hanno sotto agli occhi; italiani incominciate ad aprirli!
Carlo Branca
Responsabile provinciale Forza Nuova – Savigliano

«Pensavo che a S. Giacomo si potesse fare una festa»

Riceviamo e pubblichiamo.
Sono una cittadina extracomunitaria. Da quando mi sono sposata mi sono trasferita dalla città in campagna, in frazione San Giacomo - via Collarea. Ho pensato: che bello questo posto, le case, le cascine sono un po’ distanti una dall’altra, nel vicinato sono tutti gentili, amici che ti accolgono bene, nelle serate d’Estate puoi fare delle feste a cielo aperto, ascoltare musica, ballare e divertirti con gli amici.
Questo è stato il mio pensiero quando sono arrivata. Nel frattempo la famiglia è aumentata e avendo una ricorrenza importante da festeggiare, per la prima volta in 20 anni, ho pensato di fare una festa a mio figlio invitando alcuni suoi amici sabato 28 giugno con tanta musica e luci colorate. Tutto filava liscio fino a che non sono arrivati i Carabinieri che ci hanno fatto terminare la festa perchè hanno ricevuto delle segnalazioni per disturbo della quiete pubblica.
Questa lettera la rivolgo al vicino o ai vicini che non hanno avuto il coraggio di telefonarmi prima per farmi sapere che dava fastidio la musica. É stato più comodo nascondersi chiamando il 112.
Per favore chiamate le forze dell’ordine quando è proprio necessario!
Sappiate comunque che per la prossima festa che farò chiederò la vostra autorizzazione prima e sarete pure invitati.
Vi voglio poi vedere per a fine luglio quando nella frazione si farà la festa di San Giacomo: che cosa farete? Chiamerete il 112? Ci sarà la musica ad alto volume?
Di sicuro no, perchè ci sarete anche voi!
La settimana scorsa ho visto a Savigliano tanti manifesti per la Festa del Vicinato, il giorno dopo la mia festa. Come quelle dell’Amicizia, a mio parere, sono soldi buttati via. Alla prossima festa comunque. Io non mi nascondo.  

Estela Sabena - Savigliano

«Amianto, la mozione approvata alla Camera è un buon punto di rilancio»

Riceviamo e pubblichiamo:
L’approvazione alla Camera di una mozione unitaria sul tema dell’amianto e delle vittime di patologie asbesto-correlate rappresenta un ottimo punto di rilancio per azioni concrete in questo campo.
Il punto dell’esclusione delle spese dal patto di stabilità relative alle bonifiche, contenuto nella mozione di cui ero firmatario, è stato accettato e diventato patrimonio comune.
Ho voluto riportare in Aula le parole accorate del Sindaco di Casale Monferrato, città simbolo nella lotta all’amianto, che appena insediata ha scritto al Presidente del Consiglio rappresentando la surreale situazione che vede le bonifiche bloccate, pur in presenza di risorse, a causa del patto. Tema analogo è contenuto ad una mia specifica proposta di legge. La ridefinizione del patto di stabilità può essere un punto qualificante del semestre europeo che vede la presidenza italiana.
La piena attuazione del piano nazionale amianto e il suo finanziamento diventa il quadro essenziale nel quale portare a termine il censimento dei siti inquinati, a prevedere i piani regionali di bonifica e l’individuazione dei siti di conferimento dei materiali rimossi.
Tra gli altri impegni della mozione voglio ricordare il finanziamento del Fondo per la messa in sicurezza degli edifici pubblici, l’incremento del Fondo per le vittime con estensione della platea dei beneficiari anche a coloro che hanno contratto patologie non direttamente correlate alla lavorazioni dell’amianto e la revisione dell’attuale legge pensionistica, per garantire benefici ai lavoratori colpiti da patologie asbesto-correlate.
Fabio Lavagno – Deputato Sinistra Ecologia Libertà

Pastorale della Salute: lettera aperta ai nuovi vertici della Regione

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta indirizzata al nuovo presidente della Giunta regionale del Piemonte, Sergio Chiamparino, e al nuovo assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta dalla Consulta Regionale della Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Piemontese:

La Consulta regionale della Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Piemontese si rivolge a Lei Sig. Presidente della Regione Piemonte, con la presente lettera “aperta” frutto del nostro impegno e attenzione verso il mondo della Sanità e dell’Assistenza che promuoviamo nelle Diocesi Piemontesi di appartenenza.
Innanzitutto esprimiamo i nostri sinceri auguri per l’impegno che Lei si assume in un momento così difficile per l’Italia e per la nostra Regione. Fedeli al mandato pastorale di essere accanto alla gente e ai suoi bisogni, al solo scopo di contribuire al dialogo e alla costruzione della cosa pubblica, siamo particolarmente attenti alla tutela della salute così come viene proposta e organizzata dalle istituzioni pubbliche e a cui la Regione è particolarmente preposta.
Vorremmo declinare alcuni principi fondamentali che desidereremmo fossero sempre tenuti presente, quali:
• la centralità della persona umana;
• l’umanizzazione delle strutture sanitarie e dei rapporti con i cittadini;
• una giusta allocazione delle risorse che non sacrifichi i livelli essenziali di assistenza e di salute;
• una sana sussidiarietà che tenga conto delle istituzioni sanitarie no profit, della società civile e del volontariato;
• la promozione e la tutela della vita e della sua qualità, dal concepimento al suo termine naturale.
Fatti salvi i suddetti principi generali che crediamo condivisibili al di là della proprie convinzioni personali, vogliamo esprimerle alcune preoccupazioni che giungono dalle comunità cristiane e civili.
In particolare ci preme evidenziare l’aumento della preoccupazione delle famiglie che hanno in carico anziani non autosufficienti, persone con gravi disabilità, malati mentali oppure cronici, che si vedono ridurre continuamente gli interventi della sanità pubblica a causa di recenti delibere della passata Giunta Regionale, oggetto di ricorsi e contro-ricorsi, ma che lasciano con i loro problemi quotidiani irrisolti le persone coinvolte.
A questo proposito ci permettiamo di enunciare alcune proposte di indirizzo:
Riteniamo che la Salute sia un bene da tutelare sempre, sia quando si guarisca o diventi una situazione cronica o inguaribile;
La famiglia deve essere sostenuta, anche economicamente. Infatti, pur essendo un insostituibile ammortizzatore sociale, non può sostenere il conflitto di interesse umano che deriva dal dover decidere la destinazione dell’investimento del proprio patrimonio, accumulato con sacrifici e rinunce, a favore dei figli e delle nuove generazioni, oppure a favore di anziani e persone con disabilità da curare ed assistere.
A questo proposito è importante dare un effettivo sostegno ai progetti di domiciliarietà, riconoscendo anche un ruolo al vicinato e al volontariato, tenendo conto che un numero sempre più grande di persone vive solo e in età sempre più avanzata.
La continuità assistenziale attraverso la presa in carico delle persone fragili, costituisca un percorso realmente fattibile e non un “incubo” per le persone coinvolte.  
Vorremmo anche sottolineare la nostra viva preoccupazione per la situazione dei cosiddetti “Pronto Soccorso” dei nostri Ospedali e, se da una parte dobbiamo educare i cittadini a non farne un uso improprio, dall’altra bisogna superare quel clima da “accampamento”, con lunghe code in attesa, per i pazienti e i famigliari, e notti in barella prima di una valutazione definitiva.
Coscienti delle difficoltà economiche presenti, siamo però consapevoli che gli aspetti economici e di bilancio non possono essere priorità rispetto alla tutela dei diritti delle persone affette da malattie croniche e invalidanti: chiediamo che si eviti il continuo rimpallo tra sanità e assistenza.
Così pure siamo allarmati per la situazione dei Presidi Ospedalieri di Ispirazione Cristiana che continuano ad essere in sofferenza per i mancati trasferimenti delle risorse necessarie da parte della pubblica amministrazione per continuare a produrre sanità apprezzata e di eccellenza a favore indistintamente di tutti i cittadini.
Con l’occasione vorremmo esprimerle la nostra disponibilità ad una continua e proficua collaborazione fra Regione Piemonte e Conferenza Episcopale Piemontese in campo sanitario sulla scia del Protocollo di Relazioni stipulata fra i due Presidenti, l’On. Roberto Cota e Mons. Cesare Nosiglia, il 21 giugno 2011.
Concludiamo facendo nostro il pensiero di Papa Francesco, il quale in più occasioni ha espresso un chiaro “no alla cultura dello scarto” presente nella nostra società che coinvolge soprattutto gli anziani e i malati.
Ci affidiamo alla sua responsabilità di Presidente della Regione Piemonte affinché con la sua Giunta e in particolare attraverso l’Assessorato alla Salute, possa trovare vie nuove per venire incontro a quanti sono in difficoltà e fanno fatica a causa del loro stato di salute.
Buon lavoro.
Mons. Guido Fiandino
delegato regionale Cep (Conferenza Episcopale Piemontese)
Don Marco Brunetti
incaricato regionale Cep per la Pastorale della Salute

«Adozione allo studio Oasi Giovani: un grazie a chi ci ha sostenuto»

Riceviamo e pubblichiamo:
E’ giunto a conclusione un altro anno scolastico, e con esso l’attività del centro diurno di Oasi Giovani. Un altro anno di lavoro importante per i ragazzi e i nostri operatori, che ha portato risultati scolastici più che soddisfacenti, ma che, soprattutto, ci ha confermato la validità di un metodo educativo che aiuta veramente i ragazzi a crescere sotto ogni aspetto.
Le difficoltà delle famiglie con bambini in età scolare sono crescenti: economiche, occupazionali e di integrazione sociale, segnate da una crisi che si protrarrà sicuramente ancora a lungo. Le disuguaglianze sociali sono aumentate in modo spropositato, e la povertà intacca i diritti fondamentali delle persone, anche quello all’educazione.
Perché è così importante preoccuparsi dell’educazione di base, quella della scuola dell’obbligo?
Perché l’educazione valorizza tutte le capacità di un ragazzo, lo rende più partecipe perché più informato, e alimenta quindi la democrazia. L’educazione di tanti ragazzini di oggi, di ogni strato sociale, significa una qualità di vita migliore per tutti i nostri figli domani, un investimento oggi per evitare disagi futuri, una vita più serena per tutta una comunità.
Gli adulti sono chiamati a preparare un futuro che possa garantire un po’ di speranza alle nuove generazioni, per non caricare sulle spalle dei bambini tanti svantaggi di cui non sono assolutamente responsabili.
Ecco la riscoperta della responsabilità e della solidarietà, elementi che Oasi Giovani sta cercando di promuovere in tutta la comunità cittadina, per il bene di tutti.
Anche durante questo anno scolastico i concittadini sensibili a questi problemi non sono state pochi, ma noi speriamo di essere sorretti da un numero sempre maggiore di amici, per poter lavorare sempre meglio, perché riteniamo di fare le nostre proposte con serietà ed affidabilità.
Vogliamo ringraziare chi, in questo anno scolastico, ha sostenuto, con il progetto “Adozione allo studio” e con altre modalità, l’attività del centro diurno: le ditte Caseificio Subalpino di Marenchino, Maes, Cavallero impresa edile, le associazioni Amici della Sanità e la Quercia di S. Rosalia, Gli alunni 3° Elementare 2° Circolo, le famiglie Mondino Sergio, Baretta Gianni, Allocco Dino, Allocco Giuseppe, Ferrari Sergio, Berardo Giovanni, Ariaudo Margherita, Massè Giacomo, Boriano Giuseppe, Bodino Romano, Osella Ester, Colombero Antonio e Roberto, Bonavia Stefano,  Ingaramo Simona, Perlo Margherita, i volontari Adriana Miraglio, Arado Eliana, Vanna Racca, Delzanno Nicoletta.

Pier Domenico Bossolasco - presidente di Oasi Giovani

Il viceministro Olivero soddisfatto per il testo sull’agricoltura sociale

Riceviamo e pubblichiamo:
La Commissione Agricoltura della Camera ha approvato il testo sulla agricoltura sociale.
Una buona notizia che mi riempie di soddisfazione. Voglio ringraziare anzitutto la relatrice del provvedimento, l’onorevole Stefania Covello e l’intera Commissione Agricoltura della Camera che, con un lavoro molto partecipato da tutti i gruppi di maggioranza e opposizione, ha consentito di raggiungere un risultato così importante che consentirà di arrivare in Aula con una norma attesa da anni
Il testo approvato dalla Commissione è equilibrato e innovativo e definisce con chiarezza cosa è l’agricoltura sociale e quali prospettive sono assegnate a questo settore. È uno strumento straordinario per far crescere sviluppo economico e insieme coesione sociale nelle aree rurali del nostro Paese, anche venendo incontro alla situazione di crisi che ci colpisce. Nel testo approvato sono valorizzate le funzioni sociali del comporto agricolo e al contempo viene dato giusto riconoscimento a un modello di impresa che vuol stare sul mercato forte della sua qualità tanto nel prodotto che nella qualità sociale della produzione.
La tempestiva approvazione in Aula alla Camera e il passaggio al Senato spero consentano al Paese di avere una legge su un tema così strategico entro l’autunno quando verrà data attuazione ai Piani di Sviluppo Rurale che fin dalla loro pianificazione europea inseriscono l’agricoltura sociale tra le priorità.

Andrea Olivero – viceministro delle Politiche Agricole

«Per essere artefici di noi stessi dobbiamo continuare la ricerca»

Riceviamo e pubblichiamo:
Un elemento che caratterizza ed accomuna ogni persona dal suo nascere al suo morire è l’essere in ricerca. Questo può assumere due valenze completamente opposte tra loro; talvolta è un desiderio di ricerca di migliorarsi sempre, altre volte l’essere in ricerca rende nebuloso tutto ciò che già abbiamo. Una delle domande che mi fanno maggiormente i ragazzi quando li incontro nei gruppi è questa: tu che vivi sulla sedia a rotelle, non ti piacerebbe poter camminare?
Ecco in questa domanda si vede bene che di fronte ad una mancanza così evidente com’è la disabilità fisica, ci sia la ricerca di qualcosa che non c’è, non che è assente, ma che probabilmente non ci sarà mai. Noi tendiamo a ricercare ciò che gli altri hanno, e ciò ci rende tristi ed arrabbiati. La nostra pretesa di ottenere ciò che non abbiamo a volte è diabolica. A volte mi chiedo se il pesce vedendo l’uccello che vola, si domanda perchè non ha le ali, e viceversa l’uccello vedendo il pesce che nuota si domanda perché non ha le pinne; credo che la risposta sia dell’uno che dell’altro è nell’affermare, sono pesce, sono uccello, ossia sono ciò che sono. La ricerca passa anche attraverso l’essere aderenti alla realtà che viviamo. Se io che non posso camminare con le mie gambe mi fermo alla ricerca del dover camminare ad ogni costo, perdo delle altre opportunità, perdo la possibilità di ricercare altri modi di camminare. Molte volte facciamo l’errore di vivere in funzione a ciò che non abbiamo, e così ci esponiamo più facilmente all’infelicità, all’insuccesso.
Questo sbaglio toglie, sottrae valore alla vita, a questa bella avventura, a questo nostro pellegrinaggio. Per essere uomini liberi che vivono bene il presente e costruiscono un domani migliore dobbiamo aver ben chiaro cosa significa essere in ricerca. Quando manca questa chiarezza, tutto diventa confuso, è difficile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla meta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione, e ci sentiamo disorientati.
Qui deve trovare spazio l’affermazione: l’uomo è artefice di se stesso. Nel nostro dire comune si pensa a questa nostra vita come ad un pellegrinaggio, ma chi è il pellegrino? E’ colui che ama la scoperta, è un viaggiatore dentro e fuori da sé, e chi nel suo vagare spera di trovare risposte e mete, è chi vuole percorrere la strada, con un comportamento il più possibile congruo alla meta prefissata. Il pellegrino è un uomo che cammina in sintonia coi suoi passi. Il pellegrino è colui che è alla ricerca, ricerca della conoscenza di se stesso, della condivisione delle sue esperienze e conoscenza degli altri.
Quando ci fermiamo, quando non crediamo più nel nostro essere in ricerca, la tentazione di lasciarci rapire dallo sconforto prende il sopravvento, e ci prende il rancore, la rabbia. Sentimenti che ci inducono al pessimismo, compagni di viaggio che come tarli inquinano la nostra qualità della vita e hanno come obiettivo quello di farci sentire dei disperati che hanno bisogno di sopravvivere. Proprio su questo hanno fatto leva tanti nostri politici nella campagna elettorale che si è appena conclusa. Hanno puntato su tutte quelle che sono le nostre mancanze, i nostri bisogni, per catturare i nostri voti. Molti di loro in questo sono stati subdoli perché sanno molto bene che chi ha più bisogno, è più propenso al doversi fidare di chi promette un aiuto. Speriamo che i nostri politici, sia i vincitori, sia i vinti, sentano e si assumano il valore di tale responsabilità. E tutti insieme ci sentiamo e diventiamo pellegrini che camminano per amore, allora sì che l’essere in ricerca diventa qualcosa di davvero bello.

Gianpaolo Sandri - Cuneo

«Asilo di via Muratori: avremmo voluto essere coinvolti nella riorganizzazione»

Riceviamo e pubblichiamo:
Lunedì 26 maggio il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo “Papa Giovanni XXIII”, Paola Maniotti, ha convocato i genitori dei bambini frequentanti la scuola dell’infanzia “Principi di Piemonte” (conosciuto ai più come l’asilo di via Muratori) per presentare una radicale riorganizzazione delle classi e dei gruppi di maestre che sarà operata col nuovo anno scolastico.
Senza scendere nel dettaglio possiamo sintetizzare tale operazione nel seguente modo: ogni coppia di maestre attualmente assegnata alle varie classi verrà divisa e si formeranno nuove coppie. Anche i bambini verranno “rimescolati” per formare nuovi gruppi-classe.
Il Dirigente Scolastico ha dichiarato, e noi non abbiamo alcun motivo di dubitarne, che la nuova organizzazione porterà preziosi benefici didattici ed educativi. In qualità di genitori tuttavia, avremmo voluto essere qualche modo coinvolti in tutto ciò: tutta l’operazione invece ci è stata presentata come già decisa e definita nei minimi dettagli e noi abbiamo potuto solo prenderne atto.
Ai nostri figli, che perderanno una delle loro maestre e metà dei loro compagni, spiegheremo che non bisogna aver paura dei cambiamenti e che tutto andrà per il meglio… alla dr.ssa Maniotti invece chiediamo, nel rispetto delle nostre e delle Sue prerogative, che la nostra scuola siamo un luogo di partecipazione e democrazia.
Seguono le firme di alcuni genitori di bimbi
che frequentano l’asilo di via Muratori - Savigliano

Gosio: «Sarò l’assessore di tutti e di tutti gli sport»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta indirizzata dal neo assessore allo Sport di Savigliano, Massimiliano Gosio, alle associazioni sportive cittadine.

Carissimi amici delle Associazioni Sportive Dilettantistiche Saviglianesi,
appena nominato assessore allo Sport, sento il desiderio di rivolgere a tutti voi, dirigenti, allenatori, istruttori, atleti, famiglie e tifosi un cordiale saluto ed offrirvi alcune riflessioni che spero possano guidare la nostra comune azione per lo Sport della nostra Città.
Da quasi trent’anni mi occupo di attività con i giovani di ogni età, oltre che di management dello Sport come dirigente. Ho maturato anche significative esperienze in organismi federali e seguito con profitto innumerevoli corsi per dirigenti sportivi in ambito CONI per perfezionare le mie competenze. Mi sono occupato e mi occupo di formazione in ambito educativo e sportivo, credendo fortemente nel ruolo educativo di quanti operano in questo settore. Ho praticato diversi sport a vari livelli.
Molte di queste attività le ho svolte (sia come volontario, che come consulente retribuito) in due ASD saviglianesi, l’Amatori Basket Savigliano (per circa 20 anni fino al 2009) e la B.C. Gators Savigliano (dal 2011 ad oggi). Ne sono fiero ed orgoglioso, soprattutto per aver contribuito ad offrire a tanti giovani l’opportunità di vivere la meravigliosa esperienza di crescita umana costituita dalla pratica sportiva, ma anche per aver avuto modo di intrattenere a livello personale con molte realtà locali, sportive e non, rapporti e relazioni sempre improntati alla correttezza ed alla collaborazione, anche quando in “rivalità” sportiva.
Non sta a me vantare i pregi eventuali del mio operato o del mio modo di essere degli anni passati, ma sta a me spiegare il senso del mio servizio degli anni futuri. Mi rendo conto che la mia nomina con delega allo Sport possa suscitare, nel contempo, tante aspettative ed altrettante perplessità, in particolare da parte di chi teme una mia eventuale parzialità.
Qualcuno dice che “a pensar male si fa peccato, ma spesso si azzecca”. Sarà mio compito dimostrare che “a pensar male si fa peccato”… e basta. Lo farò con le azioni concrete e non solo a parole. Essendo assessore di TUTTI gli Sport e non di uno solo, di TUTTE le ASD e non di una sola. Continuando a lavorare nello Sport, perché anche io devo pur vivere, esclusivamente nell’ambito che più mi sta a cuore, quello educativo e giovanile, ma non ricoprendo incarichi dirigenziali (da cui mi sono correttamente e cautelativamente dimesso per iscritto in data 28 aprile, alla vigilia della campagna elettorale, ben prima, quindi, della mia nomina). Non accettando condizionamento alcuno o tentativi di delegittimazione da parte di nessuno.
Questo farò, come accade in molti Comuni, alcuni dei quali anche a noi vicini, in situazioni esattamente analoghe.
Ebbene, ho offerto al sindaco Cussa la mia disponibilità ad operare con voi in questo settore cui ho dedicato con passione una parte considerevole della mia vita, perché credo fortemente che un ambito come lo Sport IMPORTANTE – per le ricadute positive che ha sui giovani e sulle famiglie –, PARTICOLARE – per le passioni che suscita –, COMPLESSO – per le sempre più difficili condizioni economiche e di sempre più elevata responsabilità gestionale in cui opera, ed ARTICOLATO – a Savigliano le ASD sono decine e decine con numeri di praticanti rilevanti e sempre in crescita e con esigenze le più differenti, richieda alcune caratteristiche (tutte a gran voce richieste nei mesi scorsi da voi ASD cittadine): DISPONIBILITÀ ALL’ASCOLTO, SENSIBILITÀ, PASSIONE, CAPACITÀ DI FARE E DI FAR FARE, COMPETENZA, TEMPO.
Tutte queste caratteristiche le metto totalmente a disposizione della Città per operare insieme a voi e far crescere lo Sport e desidero che esse siano la cifra della mia attività anche negli altri assessorati che mi sono stati affidati: Politiche ambientali ed energie rinnovabili e Viabilità, nei quali intendo crescere anche personalmente in competenza e sensibilità.
Amo la comunicazione franca e diretta. Sono, quindi, aperto al contributo, alle critiche ed ai suggerimenti di tutti, purchè portati faccia a faccia, in modo positivo, con la stessa civiltà, serenità, apertura mentale e buon senso che intendo continuare a mettere nel mio rapporto con i cittadini, come faccio da tutta la vita nelle relazioni umane che intrattengo.
Le mie porte sono e saranno sempre spalancate per tutti coloro che vorranno costruire, ma saranno inesorabilmente chiuse per coloro che vorranno distruggere.
I miei primi atti?
Innanzitutto, con il mio predecessore Marco Paonne (ma anche con Claudio Cussa, Chiara Ravera e Osvaldo Tortone per le altre deleghe di mia competenza) e con gli uffici comunali, che anticipatamente ringrazio della pazienza e della collaborazione, oltre che di tutto ciò che hanno realizzato con passione negli scorsi 5 anni e di cui raccoglierò i frutti, verificherò quanto già è in corso d’opera e quanto va urgentemente affrontato per consentire a tutti voi di poter programmare le vostre attività per la prossima stagione. Poi intendo incontrare una per una ciascuna ASD, in casa propria, non aspettando che mi venga a cercare nel palazzo comunale. Non solo i presidenti, ma anche i rispettivi direttivi, staff tecnici, atleti e rappresentanti delle famiglie. Per mettermi all’ascolto di tutti e di ognuno. Per capire i vostri problemi. Per sognare con voi. Per pensare e sperimentare con coraggio con voi ogni possibile soluzione ed iniziativa a cui lavorare mettendo in atto le ormai ineludibili e fondamentali sinergie per aumentarne l’efficacia.
Con l’unico scopo di rendere ancora più bello il già meraviglioso mondo dello Sport di Savigliano di cui siamo protagonisti e di cui dobbiamo essere giustamente fieri.
Sarò il vostro primo sostenitore oltre che assessore allo Sport.
Con stima.

Massimiliano Gosio – assessore allo Sport - Savigliano

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