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Al direttore

«Noi, insegnanti a “quota 96” rivendichiamo il diritto alla pensione»

Gent. Direttore,
Le sottoscritte, docenti di lettere e matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado di Racconigi, comunicano che hanno deciso di mettere in atto delle forme di protesta, per rivendicare il proprio diritto alla pensione e al rispetto dell’art. 3 della nostra Costituzione, che stabilisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Facciamo parte del personale della scuola cosiddetto “quota 96” (che aveva maturato almeno 36 anni di contribuzione e 60 di età anagrafica nell’anno scolastico 2011-2012), rimasto impigliato in un errore della riforma previdenziale (errore riconosciuto ufficialmente come tale anche dalla ministra Fornero, che ha pure sottolineato come il Parlamento avrebbe avuto ormai quasi tre anni di tempo per porvi rimedio, se solo l’avesse voluto). Pertanto non abbiamo potuto esercitare il diritto alla quiescenza il 1 settembre 2012, poiché l’unico giorno in cui a scuola si può andare in pensione coincide con l’avvio del nuovo anno. Non siamo lavoratori che chiedono un “prepensionamento” o una deroga alla legge Fornero, ma lavoratori che avevano raggiunto i requisiti richiesti nel corso dell’anno scolastico 2011/2012.
Dopo circa tre lunghi anni di richieste, promesse, rinvii, all’inizio dell’estate la soluzione di questo problema sembrava ormai trovata, con l’approvazione di varie Commissioni Parlamentari e della Camera, ma inspiegabilmente (o forse non proprio inspiegabilmente) l’emendamento che avrebbe dovuto rimediare finalmente all’errore, veniva dapprima tolto dal DL sugli esodati, per essere inserito nel DL sulla PA.
Da qui veniva nuovamente stralciato, con un’incomprensibile dichiarazione di incompatibilità della nostra professione con l’attività della P. A. (Ricordiamo che nello stesso decreto, però, è stato inserito ed approvato un emendamento, art.1 ter, che riguarda il diritto al prepensionamento dei giornalisti, questo sì attinente alla PA?!?). Seguiva la promessa di inserirlo in un decreto ad hoc o nel futuro pacchetto scuola, che sarebbe stato presentato dal governo il 29 agosto, ma anche in questa occasione è stato cancellato. Sono quindi sfumate le speranze di una soluzione del nostro problema e, fatto ancor più grave, nessuno, fino ad oggi, si è sentito in obbligo di informarci se e quando verrà presa in considerazione quota 96. Sono 3 (dicasi tre) anni, che i nostri governanti tergiversano, dilazionano, rimandano, promettono, senza mai aver il coraggio di una risposta chiara e definitiva. Vogliamo esprimere tutta la nostra indignazione verso uno stato che, pur riconoscendo un nostro diritto, continua a sconfessare quanto di volta in volta viene proposto per tutelarlo. Abbiamo servito questo stato con serietà, impegno e senso del dovere per quarant’anni, quindi ora rivendichiamo il nostro legittimo diritto alla pensione.
Chiediamo con forza che venga corretto un errore da tempo riconosciuto e ammesso, per il quale lo stesso giudice emerito della Corte Costituzionale, Ferdinando Imposimato, ha parlato di non rispetto dell’art. 3 della Costituzione, che stabilisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ed ha accusato di “incostituzionalità norme e decisioni emanate dall’esecutivo, che hanno sequestrato i quota 96 al lavoro e lasciato senza sicurezza di stabilizzazione i precari” Gli errori si correggono!
Il pensionamento dei quota 96, avrebbe infatti permesso l’entrata nella scuola di altrettanti precari. Noi non chiediamo che la legge Fornero venga modificata, ne chiediamo la corretta applicazione. Come può il Presidente del Consiglio affermare ora che stabilizzerà 150 mila precari della scuola, quando non è riuscito a trovare, a suo dire, i fondi per pensionare noi quota 96, che siamo circa 4000? Come può sostenere che per il suo governo è prioritario il mondo della scuola, quando i provvedimenti proposti continuano a penalizzarlo? Il nostro contratto non verrà rinnovato, pur essendo congelato dal 2009, gli scatti di anzianità resteranno ancora bloccati, il Tfr sarà erogato due o più anni dopo il pensionamento e dilazionato nel tempo, i fondi per il funzionamento della scuola sono fortemente tagliati ogni anno.
La scuola chiede di essere ascoltata!

Carla Olivero e Anna Rinaldi
Docenti scuola secondaria di 1° grado - Racconigi

«I migranti vanno educati: basta col buonismo becero»

Egr. direttore,
Bella la foto a pag. 2 del Corriere del 4 settembre.
I giovani volontari che ripuliscono il campo dalle immondizie tra l’erba e il migrante che li guarda con le mani in tasca. E non è la prima volta che vedo e so di situazioni simili. Accoglienza va bene, ma vogliamo anche pretendere qualcosina ed educare questa gente? Il buonismo becero non ci porterà da nessuna parte e non servirà neanche a loro, che approfitteranno di ogni occasione e non impareranno a convivere degnamente con noi nel nostro Paese. In Paesi non “à la sans façon” come il nostro (dove gli immigrati, tra l’altro sono meglio trattati degli integrati) non si vedrebbero di certo scene del genere, perchè la base per l’integrazione, lì, è posta su diagrammi intelligenti e non sul sentimentalismo sterile e privo di programmi.
Ringrazi e saluto.
Maria Rosa Bolla - Savigliano

Confcommercio: «L’aeroporto va sostenuto e rilanciato»

Riceviamo e pubblichiamo:
Destino pesante quello della provincia di Cuneo, chiamata puntualmente a combattere, a volte per decenni, al fine di ottenere infrastrutture idonee o fare in modo che esse vengano adeguate ai tempi. Dopo l’autostrada per Asti, la nuova galleria del Tenda, la linea ferroviaria per Ventimiglia e la Costa Azzurra, al centro dell’attenzione è ora l’aeroporto di Levaldigi, capace di dar fiato al movimento turistico, di rendere operanti tratte che altre aerostazioni non hanno considerato e di rappresentare una porta aperta da e per la Granda da sempre a rischio marginalità.
Le dichiarazioni del governatore della Regione Piemonte Sergio Chiamparino sull’intenzione di destinare i soldi oggi destinati a Levaldigi al finanziamento delle iniziative di promozione di Caselle hanno prodotto, in provincia, l’effetto di una doccia gelata. Ha ripreso fuoco la vecchia polemica del capoluogo subalpino acchiappatutto, privilegiato nel supporto economico ai progetti, nella concessione di contributi a sostegno delle stazioni sciistiche, nelle battaglie per accaparrarsi, a costo di mettere in campo cifre doppie rispetto a quelle offerte dall’aeroporto cuneese, l’attenzione di alcune compagnie low cost. Nel tempo, Levaldigi non è riuscito a scuotersi di dosso il suo ruolo di cenerentola, nonostante la serietà operativa mostrata dalla dirigenza, l’intelligente progettualità, l’intervento degli enti locali nel pacchetto azionario e i buoni risultati messi a segno. La Regione è intervenuta come detentrice, attraverso Finpiemonte Partecipazioni, di un buon pacchetto azionario, contribuendo ai diversi aumenti di capitale, sino ad essere invitata a versare, nelle prossime settimane, altri 206.000 euro. Nei giorni scorsi, il colpo di scena. “Dal canto nostro – precisa il vice presidente provinciale di Confcommercio, Luca Chiapella – continuiamo ad essere disponibili ad una collaborazione con Caselle. Riteniamo che non sia Levaldigi ad aver causato problemi al maggior aeroporto piemontese. Da sempre si è stati attenti a non duplicare le rotte e ad individuare mete che, in qualche caso, Torino ha scoperto solo successivamente. Riteniamo, inoltre, che la funzionalità dell’aeroporto cuneese rappresenti un valido sostegno per l’economia locale, bisognosa di mantenere contatti con un’area più ampia e con mercati in grado di offrire nuove opportunità di sbocco alle nostre produzioni”.
“Sul piano turistico – aggiunge il presidente dell’associazione albergatori, Piero Sassone - la presenza dell’aerostazione è, da tempo, al centro di pacchetti destinati alla clientela del centro e nord Europa ed un incentivo, per i cuneesi, a mettersi in contatto con paesi lontani. Inutile promuovere il territorio se non si agevola l’accesso, se non si dà la possibilità di raggiungerlo in tempi brevi, se si continua ad essere legati, senza alcuna alternativa, ad un aeroporto qual è Caselle che le attuali condizioni viarie non consentono di raggiungere in tempi brevissimi. L’utenza ha capito, ormai che la velocità delle operazioni di imbarco, l’efficienza del personale e la disponibilità di parcheggio a prezzi vantaggiosi possono fare la differenza. Lo dimostrano i dati statistici del movimento viaggiatori. Di qui il nostro appoggio ad ogni iniziativa in difesa dell’aeroporto di casa nostra, vagheggiato per decenni, realizzato, alimentato da risorse locali, gestito con oculatezza ed aperture alla modernità”.
Confcommercio - Cuneo

Panero (Rifondazione): «Il grande bluff delle ”elezioni provinciali”

Riceviamo e pubblichiamo:
Il 12 ottobre i consiglieri comunali saranno chiamati ad eleggere Presidente e rappresentanti della provincia di Cuneo: un “listone” unico Pd-Pdl con candidato presidente il Sindaco del capoluogo Federico Borgna.
Le province come il Senato della Repubblica: i cittadini non voteranno ma i rappresentanti restano.
Siamo all’epilogo di una serie di provvedimenti culminati col decreto Del Rio (legge 56 del 24 aprile 2014) che hanno portato in maniera confusa e demagogica al finto scioglimento delle province - sbandierando strumentalmente il tema a noi caro della lotta contro i costi impropri della politica - ma col fine esplicito, dei governi neoliberisti che si sono succeduti negli ultimi anni, di smantellare un altro pezzo di democrazia, abolendo l’ elezione diretta da parte dei cittadini e senza nessun disegno organico di ridisegno del ruolo delle autonomie locali come strumento per fornire servizi e diritti ai cittadini - soprattutto ai più deboli - e tutelare territorio ed ambiente. Non è un caso che su queste politiche abbiamo constatato piena continuità dei governi Berlusconi, Monti, Letta ed oggi Renzi con l’aggravante che negli ultimi anni il Pd è diventato motore e perno di questo disegno anticostituzionale. La stessa sbandierata riduzione dei costi si è rivelata, come si legge nelle stesse relazioni tecniche allegate agli atti parlamentari, ridicola - poco più dell’1% dell’ammontare dei bilanci delle Province in quanto limitata ai soli gettoni dei consiglieri ed alle indennità degli amministratori - non toccando minimamente la miriade di enti e di partecipate dove si annidano realmente i costi impropri della politica. Marx affermava che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Dopo che il governo Renzi ha messo mano alla Costituzione Repubblicana snaturandone alcuni principi cardine, portando a compimento il disegno autoritario che non è riuscito a Berlusconi nel 2006 (bloccato dai cittadini con un referendum) ora siamo alla farsa.
Gli amministratori locali dei 250 Comuni della “Granda” si sottraggano a questo bluff non andando a votare, con un atto di “disobbedienza civile”, mandando così un chiaro segnale al governo centrale, che da una parte taglia risorse preziose agli Enti Locali e dall’altra chiede agli stessi amministratori locali della nostra provincia di partecipare a questa farsa.
Fabio Panero
Segretario Rifondazione Comunista del Piemonte

Confartigianato: «Sono strumenti importanti le Camere di Commercio»

Riceviamo e pubblichiamo:
Confartigianato Cuneo torna ad intervenire sul futuro delle Camere di Commercio, e aderendo all’iniziativa di Rete Imprese Italia, il soggetto di rappresentanza unitario del mondo delle PMI e dell’impresa diffusa, ribadisce con forza il pieno sostegno agli enti camerali.
«Il decreto legge 90/2014, in conversione alla Camera dei Deputati – fa rilevare Domenico Massimino, presidente provinciale di Confartigianato Imprese Cuneo – dispone, all’articolo 28, il dimezzamento del diritto camerale. La questione è che né le modalità con le quali dovrebbero essere riorganizzate le Camere, né quali sarebbero le loro nuove attività sono già state indicate, in quanto definite nel Disegno di legge Delega, non ancora reso noto. Appare evidente come questo percorso non sia solamente difficile da condividere, ma, stante i molti punti ancora da chiarire, anche da comprendere. Richiediamo dunque maggiore attenzione e sensibilità». Secondo Rete Imprese Italia “le Camere di Commercio costituiscono uno strumento per il sostegno e lo sviluppo delle economie locali, capaci di valorizzare le specificità territoriali oltre che gestire l’anagrafe pubblica delle imprese”.
«Rappresentano inoltre, – conclude il presidente Massimino – un naturale soggetto di congiunzione tra pubblico e privato, che realizza una forma trasparente di democrazia economica partecipata tra le diverse componenti e categorie dei sistemi produttivi locali. Vogliamo tutelare e preservare queste virtuose caratteristiche che dovranno rimanere anche dopo la pur imprescindibile azione di riforma, efficientamento e razionalizzazione alle quali si accinge il Governo, e che come Associazioni di rappresentanza riteniamo necessarie e improcrastinabili».

Confartigianato Cuneo

«A Cuneo una pinacoteca per Fillia»

Riceviamo e pubblichiamo:
Scrivo alla vostra cortese redazione per condividere un pensiero sul patrimonio culturale e artistico della città di Cuneo.
Ora che i quadri di Fillia stanno per rientrare dal Guggenheim di New York, dove sono stati esposti nella mostra sul “Futurismo”, potrebbe essere l’occasione per considerare con più amore la pinacoteca provvisoria allestita nei corridoi del Municipio di Cuneo. Questa stupenda raccolta lasciata in un'area a rischio, sottoposta agli sbalzi di temperature che danneggiano le tele, essendo luogo di passaggio, e a un uso arredativo, che ne sminuisce il pregio artistico, è un patrimonio collettivo che ha un importante valore culturale e se vogliamo essere veniali anche un certo valore economico. Come suggerimento costruttivo penso che si potrebbe trasferirla a Palazzo Samone, allestendo ad esempio il primo piano, col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, che dopo l'evento di dubbio gusto sul gotico, potrebbe investire nel territorio in modo permanente con un semplice gesto di grande lungimiranza.
Cordiali saluti
Domenico Olivero - Cuneo

Un grazie al gruppo Scout dal sindaco di Cavallermaggiore

Riceviamo e pubblichiamo:
Rientrando a scuola lunedì mattina gli alunni della scuola elementare hanno trovato una piccola ma gradita sorpresa: il parcheggio delle biciclette, posto sotto la tettoia nel lato nord dell’edificio, ripulito, riverniciato e praticamente rimesso a nuovo. Tutto questo grazie al progetto di manutenzione–attività educativa “Impresa di Reparto” realizzato dal gruppo Scout di Cavallermaggiore. Tale attività rientra nel percorso formativo dei ragazzi che promuove, oltre alla vita all’aperto, essenzialità e semplicità, anche abilità manuali e attenzione verso il prossimo. I ragazzi, aiutati dai loro capi, hanno scelto di concretizzare questi valori sporcandosi le mani a servizio della propria comunità: nel mese di giugno hanno quindi ripulito il muro dalle scritte,  carteggiato e  riverniciato tutti i portabiciclette e le travi  in legno della struttura.
Come sindaco e a nome dell’Amministrazione comunale desidero ringraziare pubblicamente i ragazzi e i loro capi per questo bel gesto di attenzione e di servizio al territorio, nella consapevolezza che il prendersi a cuore ciò che è di tutti è l’unica via per una città più solidale, più giusta e quindi anche più bella ! Grazie ragazzi per il vostro esempio!

Antonio Parodi - sindaco di Cavallermaggiore

«Alcuni modesti consigli per non sprecare 735mila euro in viabilità e nuove rotonde»

Egr. direttore,
Per l’area saviglianese, nonostante i limitati fondi pubblici dei vari enti, sono stati stanziati recentemente 735 mila euro: 250 mila per la rotonda di San Giovanni e 485 mila per la curva di Santa Rosalia.
Come già manifestato tempo fa 250 mila euro per la rotonda sono un’esagerazione; a mio avviso 125 mila euro sono più che sufficienti per la realizzazione di un’opera utile non solo agli automobilisti, ma in particolare ai pedoni che attualmente per attraversare la strada devono attendere parecchi minuti respirando i gas di scarico delle 6/7 autovetture che attendono il verde del semaforo. Per la messa in sicurezza della curva di Santa Rosalia a mio avviso bastano 75 mila euro con l’esecuzione dell’“irrudivimento” della carreggiata esistente, oppure la stesa di un manto di asfalto autodrenante, previa correzione della pendenza trasversale della carreggiata con asfalto; questi lavori permettono una maggior tenuta di strada dei veicoli anche in caso di fondo bagnato.
L’avanzo di 535 mila euro è più che sufficiente per la manutenzione del Maira, indispensabile come già segnalato da altri su questo giornale.
Sicuramente ci saranno delle difficoltà burocratiche per il cambio di destinazione dei fondi stanziati, ma con la buona volontà degli amministratori pubblici interessati e dei burocrati addetti alla complicazione delle cose semplici, questo si può fare.

Giovanni Ariaudo - Savigliano  

«Viabilità a Levaldigi: avrei potuto dare consigli, ma sono stata ignorata»

Egr. direttore,
Ho appreso in questi giorni che dal 1 settembre fino al 31 dicembre 2014, in via sperimentale, l’Amministrazione Comunale ha istituito il senso unico nella Via Calandra nel concentrico della frazione Levaldigi.
Direi lodevole iniziativa, purtroppo necessaria da anni, che con rammarico trovo in atto alla mia uscita dal Consiglio comunale. Vorrei puntualizzare alcuni avvenimenti in merito.
A seguito di numerosi incidenti e del disagio giornaliero dei residenti avevo più volte sollecitato l’Amministrazione Comunale a prendere provvedimento in merito, anche alla luce della mia posizione di consigliere di minoranza, attraverso interrogazioni già dall’aprile del 2012.
Successivamente, nello spirito della più completa collaborazione, l’allora presidente Fulvio D’Alessandro, che ringrazio per la piena disponibilità alle mie richieste, convocò la 2^ Commissione Consiliare permanente “Urbanistica, Lavori Pubblici, Viabilità” in data 19 aprile 2012 alla quale erano presenti tutti i componenti e gli assessori competenti in materia.
Insieme avevamo esaminato le problematiche del traffico della frazione, attraverso anche la visione di una planimetria circoscritta da me elaborata, per trovare delle soluzioni condivise per l’annosa questione della pericolosità del concentrico di Levaldigi; l’area in questione trattasi infatti di intersezione tra strade provinciali ad elevato volume di traffico con conseguente alto rischio incidenti.
In quella commissione avevo sottolineato di aver già portato a conoscenza dell’Amministrazione Provinciale le mie varie ipotesi di deviazione del traffico per evitare spiacevoli situazioni e, trovato appoggio dagli uffici provinciali, essi richiedevano semplicemente di procedere ad una decisione in ambito comunale.
Probabilmente non sarebbe stato possibile attuare tutte le mie proposte, ma a seguito di debite modifiche concordate con gli enti preposti, sarebbe stata necessaria una decisione comunale e di seguito espressa una richiesta formale da parte dell’Amministrazione Comunale di Savigliano alla Provincia per poter procedere alle eventuali deviazioni.
Dopo averne discusso ancora in altre occasioni ho sempre trovato della resistenza alle mie proposte da parte dell’ex assessore Tortone Osvaldo e la continua perplessità dell’attuale sindaco Cussa Claudio ad attuarle, anche solo in parte; nessun passo venne mosso dagli allora (e attuale sindaco e consigliere di maggioranza) amministratori in favore alla risoluzione di detta criticità della frazione.
La scelta dell’Amministrazione in carica di istituire questo senso unico in via sperimentale è più che sensata e lodevole benché, a mio avviso, monca di alcune particolari deviazioni che sarebbero più importanti ed incisive al fine di dirimere in maniera sostanziale il nodo della difficile viabilità.
Sono veramente rammaricata di non essere stata adeguatamente presa in considerazione dato il lavoro svolto, quale portavoce consapevole e residente della frazione.
Questa decisione rende palese quale è il vero spirito di collaborazione dalla maggioranza che ancora oggi amministra la nostra città verso l’opposizione, ma da sempre solo paventata.
Tutto questo va a totale discapito dei cittadini, per il solo spirito di appartenenza delle parti. Episodi del genere non possono che aumentare lo spirito di frustrazione e di avversità contro la politica anche locale da parte della collettività cosciente e propositiva (per quel che ne rimane…).
Federica Brizio - Levaldigi

«Per creare nuovi posti di lavoro serve l’impegno fattivo dei Comuni»

Egr. direttore,
Le invio la lettera che segue in merito alla prima riunione del “Tavolo” permanente per l’occupazione e l’occupabilità avvenuta lo scorso 3 settembre.
Ho constatato con soddisfazione la nutrita partecipazione alla prima seduta del “Tavolo” istituito all’unanimità dal Consiglio Comunale nell’ultima seduta. Era una prima riunione di insediamento ma sin dal primo giro di tavolo, oltre alle presentazioni, sono emerse utili spunti per il lavoro futuro. Molto marcata dal mondo sindacale la preoccupazione per i posti di lavoro in Alstom e per la crisi che continua a colpire molti settori della nostra provincia. Importante l’apporto anche degli istituti scolastici che hanno un significativo ruolo nell’orientamento dei giovani per il futuro inserimento nel mondo del lavoro e degli enti formativi che possono aiutare al reinserimento chi oggi un lavoro non lo ha più.
Come ho avuto modo di ribadire durante la riunione serve però un incisivo e determinate lavoro sulle misure che le amministrazione pubbliche possono e devono attuare nell’immediato per agevolare e attrarre nuovi investimenti e/o nuove aziende che si vogliono insediare sul territorio. Senza piccola e media impresa non si possono creare i presupposti per nuovi posti di lavoro o evitare crisi nei vari settori.
Prendo per esempio la questione frutta. Il nostro areale frutticolo saviglianese-saluzzese è tra i tre più importati d’Italia con una produzione di ottimo livello. Purtroppo quest’anno, più che in passato, è in ginocchio anche a causa di una assenza di filiera corta nel settore. Se fossero nate industrie solide di trasformazione in loco per la produzione di succhi di frutta e/o marmellate avremmo evitato la fuga verso l’Emilia di più di 26 milioni di Kg di frutta all’anno, con i relativi utili, posti di lavoro ecc.
Oggi più che mai bisogna mettere mani ai vetusti piani regolatori, regolamenti ed alle leve incentivanti di competenza comunale per creare attrazione e quindi anche occupazione.
E’ una scommessa che il neo-tavolo deve porsi come obbiettivo nel più breve tempo possibile.
Per quanto possibile il nostro gruppo fornirà la massima collaborazione.
Grazie.
Marco Buttieri
Consigliere comunale – capogruppo SiamoSavigliano

«Il macchinista si è dimenticato che il treno doveva fermare a Racconigi»

Riceviamo e pubblichiamo:
Venerdì scorso, 5 settembre, il treno RV 10223, partito da Porta Nuova alla ore 17, 50 e diretto a Cuneo, giunto alla stazione di Racconigi invece di rallentare per poi fermarsi come da orario, ha proseguito la corsa per poi arrestarsi ben oltre il marciapiede.
Quindi ha invertito la marcia per poi fermarsi con le carrozze per metà sulla massicciata e per l’altra metà sul marciapiede. Poi, dopo alcuni minuti di attesa (senza essere informati di nulla), il capotreno è passato ad aprire alcune porte per far scendere i passeggeri del treno.
Alla domanda del perché di questa fermata “anomala”, il capotreno ha semplicemente detto che il macchinista si era dimenticato di fermare nella stazione di Racconigi, perché non abituato a fermarsi.
Ci si chiede cosa sarebbe successo se il binario più avanti fosse stato occupato? Poi, perché da alcuni anni a questa parte in tutte le stazioni nelle quali il treno deve fermarsi non c’è più il classico semaforo rosso, ma rimane acceso sul verde? Se il semaforo fosse stato sul rosso, avrebbe ricordato al macchinista che doveva fermarsi, anche se a bordo il personale ha un programma che elenca le stazioni dove fermarsi.
Infine, sarebbero dovuti intervenire i famosi dispositivi di sicurezza installati alcuni anni fa, quelli che appena si accelera un po’ di più bloccano immediatamente il treno, ma così non è stato.
Purtroppo non è la prima volta che accadono episodi del genere, e sarebbe auspicabile che gli organi interessati, come la magistratura, facessero chiarezza.
Cordiali saluti.
Giacomo Moretti
con altri pendolari della linea Torino-Cuneo - Racconigi

«Siamo entrambi Gaveglio, ma con posizioni e visioni differenti»

Egregio Sig. Direttore,
Pur non comprendendone il motivo, e nulla facendo affinchè questo avvenga, negli ultimi periodi, spesso vengo “citato” nelle discussioni nate tra persone ed argomenti che non direttamente mi riguardano. Recentemente sulla stampa locale è comparso un articolo sulla querelle instauratasi tre l’assessore all’Agricoltura della giunta Lovera e quello della giunta Ghigo.
Visto che il sottoscritto è stato “tirato in ballo”, e credo sia ancor peggio di un inutile “coinvolgimento”, una errata citazione, mi sento di dover precisare alcune questioni, per amor di verità e rispetto di chi, con buona volontà, si interessa alle questioni di cui si dibatte.
Pur avendo massima stima personale per Lorenzo Gaveglio, ed apprezzamento per il suo operato da pubblico amministratore, devo sottolineare come si tratti di soggetto diverso da chi qui scrive, pertanto è più che legittimo che tra il sottoscritto e Lorenzo Gaveglio possano esservi posizioni e visioni differenti. Pur essendo stati parte della medesima giunta, ed avendo condiviso insieme gran parte delle decisione assunte dalla giunta Lovera. Tale assoluta tranquillità nasce anche dal fatto che a livello nazionale vi sono addirittura membri dello stesso nucleo famigliare (on. De Girolamo ed on. Boccia) o della medesima parentela (on. Gianni Letta ed on. Enrico Letta) che fan parte di schieramenti addirittura opposti. Tornando alle questioni locali si deve ancora sottolineare come l’incertezza dell’attuale maggioranza non si limiti a tale confusione “personale” ma anche di ruolo. Il sottoscritto, proprio per i motivi accennati, e ribadendo la propria stima nei confronti di Gaveglio Lorenzo, così come per la gran parte di quello che era il gruppo definito “Comitato Sviluppo e Progresso”, alle elezioni amministrative del 2014 si è presentato con un nuovo gruppo (Futuro e Tradizione) di cui Gaveglio Lorenzo non era parte, pertanto il parlare di “varie anime della minoranza” è semplicemente un errore, ed anche grossolano. La minoranza consigliare attuale ha una sola anima, ed è quella che si fonda sui principi, nonché sulle proposte, presentate dal gruppo “Futuro e Tradizione”.
Sempre per onor del vero si deve sottolineare come il sottoscritto non abbia definito “troppo timidi” i membri della attuale maggioranza, ma ribadendo il proprio convincimento, ossia che è sempre sbagliato aumentare la pressione fiscale se questa non viene compensata da un miglioramento dei servizi offerti, testualmente è stato dichiarato “l’aumento dell’aliquota a 9,6 sui terreni agricoli condotti è senz’altro apprezzabile, ma (che) sarebbe stata auspicabile un’ulteriore differenziazione fra terreni condotti e non condotti mediante la previsione di una riduzione dell’aliquota a favore di questi ultimi, in quanto già scontano una base imponibile maggiore” (verbale di deliberazione del consiglio comunale n. 22 del 18.07.14) cosa ben diversa da quella erroneamente attribuita. Tale posizione è frutto di una coerenza che si perpetua nel tempo, essendo chi parla da sempre contrario all’aumento delle pressione fiscale, per onestà intellettuale si deve sottolineare come anche l’attuale assessore all’agricoltura abbia dimostrato la propria coerenza, confermando oggi, come in passato, il proprio favore, invece, per l’aumento della imposizione locale.
Meno coerente appare invece la dichiarazione in merito alla questione “biogas” sulla quale non si ha intenzione di ritornare, avendo abbondantemente espresso il pensiero nelle opportune sedi - pur condividendo la visione di Lorenzo Gaveglio, ossia che le risorse per un Comune, ancor più se piccolo, vadano cercate in modo si possa evitare di “scaricare” sulle spalle dei cittadini l’intera necessità economica dell’ente – poiché se oggi parla di “ampia maggioranza” alla dichiarazione in consiglio (insediamento 2009) del collega di gruppo, consigliere Sola Lorenzo, che ricordava all’allora sindaco Lovera che era sì sindaco, ma che solo una parte degli scarnafigesi lo avevano votato, in quanto se si fossero sommati i voti dei due gruppi di minoranza, sarebbero questi stati superiori a quelli raccolti dalla compagine di maggioranza, e pertanto avrebbe sempre dovuto operare nel rispetto delle persone che potevano avere una visione diversa da quella che il sindaco rappresentava, né aveva mosso appunto alcuno e tanto meno si era dissociato.
Pertanto delle due l’una o si tratta di memoria corta, o di cambiamento di opinione (pur essendo difficile trattandosi di questioni numeriche …). Il sindaco Lovera comunque da sempre ha impostato la propria azione amministrativa sul costante ed attento confronto con le minoranze, per cui pur avendo “i numeri” mai avrebbe assunto decisioni autoritarie atte a rompere l’unità del paese.
Ulteriore errore compiuto dall’assessore alla Agricoltura è il riferimento al “confronto con la maggioranza”, sia perché non comprende la reale composizione della minoranza consigliare, come sopra già chiarito, sia perché affinché vi sia confronto deve esservi, a parere di chi parla, chiarezza e lealtà da parte di entrambe le parti, cosa che attualmente non avviene, e sicuramente non per volontà del gruppo “Futuro e Tradizione”!
La minoranza consigliare infatti, quando interpellata, sempre si è dimostrata aperta al confronto ed alla collaborazione, vedasi la nomina dei “membri del collegio commissariale della casa di riposo “Regina della Pace” per il quinquennio 2014 – 2019”, ove si è lavorato di stretto concerto con il Sindaco; oppure le votazioni al consiglio comunale, dove non vi è stato un comportamento ostruzionistico o preconcetto. Infatti ove i provvedimenti proposti dalla maggioranza coincidevano con le linea previste dal programma del gruppo “Futuro e Tradizione” vi sia stata votazione favorevole. E’ ovvio che tale comportamento deve però essere coltivato nel tempo, non solo utilizzato in caso di necessità, in quanto in tale ultima ipotesi non apparirebbe né serio né corretto.
Non altrettanto lineare appare invece il comportamento della maggioranza, se è vero che vi sono delle visioni diverse sulla modifica dello Statuto Comunale - argomento per il quale si fa rimando alla deliberazione del consiglio comunale n. 28 del 18.07.14, per non approfittare della bontà di chi legge - la nomina del “Presidente della Commissione Consultiva Comunale per l’agricoltura e le foreste” (anche qui si fa rimando alla lettera del sottoscritto già pubblicata dalle testate locali) è avvenuta in spregio della normativa regionale (articolo 8 della L.R. n. 63 del 12.10.1978) che prevede tale carica sia attribuita al Sindaco o ad un assessore.
Tale posizione lo si sottolinea, non per mancanza di stima nei confronti del consigliere Bollati (anzi viste le preferenze personali ottenute si ritiene dovrebbe avere ben altro ruolo nella compagine amministrativa), ma perché tale comportamento costituisce violazione di legge, ancor più grave perché avvenuto nonostante la problematica già fosse stata evidenziata a chi doveva decidere …
In merito alle considerazioni apparse sui giornali ove la maggioranza, pur non disconoscendo la legge regionale, fa rimando ad una “tradizione” locale quale giustificazione della nomina del consigliere Bollati, stante la pochezza della affermazione, si evitano ulteriori commenti o considerazioni, il volerlo fare infatti sarebbe come il cercar di comprendere le “lagnanze” del conducente ubriaco al quale le forze dell’ordine avessero ritirato la patente; non sarebbe sufficiente infatti dimostrare che il soggetto era da sempre aduso a condurre il veicolo con un tasso alcolemico superiore al consentito, e che prima mai fosse stato contravvenuto, per provare la illegittimità della contestazione!
In merito al riferimento, anche sul punto, al sottoscritto, ove si dice che mai prima aveva sollevato la questione, anche qui la spiegazione è molto semplice, trattandosi di una nomina del Sindaco, mai prima chi parla se ne era occupato, essendo altri i soggetti che avrebbero dovuto verificare la legittimità dei provvedimenti adottati dal sindaco, resta meno comprensibile il comportamento dell’attuale sindaco e vice-sindaco, da tempo entrambi capogruppo di minoranza, che mai si son accorti di tale anomalia!
Senza dimenticare che una commissione illegittima, qualora adottasse dei provvedimenti, questi stessi potrebbero esser considerati non validi, con comprensibili conseguenze sul settore di riferimento.
Condivisibile è l’osservazione dell’assessore all’agricoltura che in tempi di crisi amministrare un comune sia cosa non semplice, come per altro già ribadito anche in sede consigliare, peccato tale consapevolezza sia giunta solo dopo la “campagna elettorale”, ricca di idee e progetti; idee e progetti che ci si auspica non rimangano solo sulla carta, sarebbe un vero peccato per il territorio; pur dovendo constatare che in questi primi mesi di amministrazione si è purtroppo solo visto l’aumento delle tesse, lo sfalcio delle erbacce in tratti di competenza provinciale ed un video, parecchio triste, comparso sulla testata laterracheconnette.wordpress.com ove compare Riccardo Ghigo, ma non si comprende se nella veste di Sindaco, di agricoltore o in entrambe.
Confidando l’amministrazione comunale possa agire realmente nell’interesse del territorio, e ci si concentri di più su quel che si fa anziché su quel che si dice, con lo sguardo rivolto al futuro e non al passato, sia permesso salutare con una frase cara al Principe De Curtis “quello che vuoi per me, il doppio lo auguro a te!”
Enrico Gaveglio – consigliere comunale - Scarnafigi

«Cavallermaggiore, scelte discutibili a proposito della festa»

Riceviamo e pubblichiamo:
La festa “patronale” di quest’anno ci ha riservato parecchie sorprese (belle o brutte?), prima le dimissioni in toto della Pro loco, poi il programma dei festeggiamenti ed infine la sistemazione delle “giostre” con problemi di viabilità. Oltre alla incomprensibile decisione di sistemare il “taboga” a metà di via Fiume, proprio sul ponte che attraversa uno dei più importanti corsi d’acqua cittadini, bisogna prendere in considerazione due cose importanti.
Primo: si è deturpato per più giorni un aspetto urbanistico forse unico nel suo genere, e di cui dobbiamo esserne gelosi, cioè abbiamo chiuso una via, metà urbana metà viale, che collega in linea retta il centro di vita e potere (Il Municipio) con l’edificio di una grande via di comunicazione (Stazione Ferroviaria); anche se oggi quest’ultima sembra meno importante, non va dimenticato che è stato un raccordo d’incrocio di linee importanti, e sicuramente ritornerà ad essere vitale per la città.
Secondo: a mio avviso è stato sottovalutato, nella sua complessità, il rispetto delle norme sulla sicurezza regolate dal D.Lgs. 81/08, la posizione della rampa di accesso a strapiombo sul corso d’acqua non credo dia garanzie di sicurezza.
Tralasciamo ogni commento sull’impianto voci alla processione della “Madonna” e rendiamo onore all’ Arma dei Carabinieri che con due militari in alta uniforme hanno dato un segno di rispetto e ufficialità ad una manifestazione importante per i cavallermaggioresi.
Fra tutte le serate in programma quella che mi ha soddisfatto maggiormente è stato il concerto di “Gae & Sara”, un repertorio che spazia in 40 anni di canzone italiana, rievocando i più grandi cantanti e compositori italiani e con una voce femminile da fare invidia a tante star attuali.
Lino Capello - Cavallermaggiore

Racca: «E se pensassimo di liberalizzare la marijuana?»

Egregio signor direttore,
Metà dei giovani fa uso di marijuana, la criminalità organizzata lucra grossi affari ed il proibizionismo ha fallito e nel mondo cresce la voglia di liberalizzazione.
Ho pensato di rendere noto il mio pensiero, fin dai tempi della Università antiproibizionista,sulla spinta di quanto affermato da un grande medico e scienziato, Umberto Veronesi. Egli invita ad un intervento serio finalizzato alla liberalizzazione della marijuana. La svolta culturale, in questa direzione, arriva dal prestigioso New York Times, dal presidente dell’Uruguay Pepe Mujica, dagli Stati Americani del Colorado e di Washington ed in Europa dall’Olanda (totalmente depenalizzata), dalla Spagna, dal Portogallo e dal Belgio.
Verrebbero, in questo modo, sottratti enormi introiti economici alla criminalità organizzata. Si pensi che in alcuni Cantoni Svizzeri viene permessa la coltivazione di massimo quattro piantine a testa. Una notizia recente segnala che l’Esercito Italiano coltiverà marijuana, per scopi terapeutici, all’interno di proprie strutture. Viviamo in una nazione che vieta la “canna”, ma guadagna sul fumo di sigaretta, che causa 50000 decessi ogni anno.
Sono convinto che sia giunto il momento nel quale i governanti passino dal vietare all’educare.
Grazie per la consueta attenzione.

Domenico Racca - Cavallermaggiore.

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