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Al direttore

«Se il sindacato conosce irregolarità le denunci»

Riceviamo e pubblichiamo:

Siamo esterrefatti dalle dichiarazioni rese inopportunamente dalla Cgil, relativamente all’incidente sul lavoro che ha avuto purtroppo una vittima in un cantiere edile. Stupisce innanzitutto che non si riconosca da parte sindacale che le politiche per la formazione e la sicurezza nel lavoro sia a livello nazionale che a livello locale vengono concertate insieme, datori di lavoro e sindacati di settore, da quarant’anni, attraverso gli enti paritetici (Cassa edile e Scuola edile), in assoluta bilateralità. E per primi i contratti collettivi di lavoro sono firmati insieme. Se l’accusa è che l’Ente scuola edile, preposto alla formazione, debba rinnovare le sue linee strategiche e operative, siamo disponibili a confrontarci e a ripensare insieme il modello. Ma se Cgil è a conoscenza di casi specifici di inottemperanza alle norme ha il dovere di segnalarli nelle sedi opportune, perché in altro caso, le pesanti generiche parole scritte rappresentano unicamente un esempio di pericoloso populismo e bieca diffamazione, contro un settore già duramente provato dalla crisi. Le norme ci sono e vanno rispettate, le nostre Associazioni di categoria si impegnano da anni a fondo nella diffusione della cultura della sicurezza, che è un qualcosa che va ben oltre la semplice osservanza delle norme: un assoluto dovere. Cercare una ribalta mediatica sfruttando un lutto rappresenta una brutale speculazione. Pensiamo che i lavoratori apprezzerebbero che il sindacato si battesse per cause concrete: una potrebbe essere abbassare l’età pensionabile per chi opera nel settore. Lavorare in un cantiere è molto faticoso e far rientrare gli edili in una categoria speciale porterebbe positivi risultati anche in termini di sicurezza.

Elena Lovera – presidente Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Cuneo

«Meglio l’immobilismo che altri megastore»

Riceviamo e pubblichiamo:

A proposito delle più recenti notizie urbanistiche, relative al progetto di ricavare nell’area della Gran Baita un supermercato e della partenza dell’area commerciale di via Alba, mi sia consentito riprendere alcune considerazioni che come “Stop al consumo del territorio” avevamo espresso nella mostra “Il Piano Regolatore com’è, come potrebbe essere”, nella primavera del 2011. “Stando alla previsione dei fabbisogni determinati dal vigente PRG per la grande distribuzione, oltre alle aree già utilizzate pari a 19.300 metri quadri, e ai 28.000 metri quadri che sono stati approvati o sono in via di approvazione, sono disponibili altri 270.000 metri quadri. Questo significa che stando agli abitanti attuali (20.991) ogni saviglianese potrebbe avere a disposizione per lo shopping circa 13 metri quadri, ovvero per una famiglia di 4 persone 52 metri quadri, un piccolo appartamento! La superficie totale occupata e occupabile corrisponde a circa 29 ettari di suolo agricolo che equivalgono al consumo di terreno biologicamente produttivo di 13 individui, dal momento che secondo i calcoli più recenti l'impronta ecologica attuale dell'umanità è di 2,2 ettari globali pro capite. Dunque per il nostro shopping ci permettiamo di sottrarre per sempre le risorse a 13 uomini! Il saviglianese del futuro: tutto casa, televisione e centri commerciali! Nel dicembre 2010, insieme a “Il Molo”, in considerazione del fatto che l’Amministrazione comunale aveva nel dibattito sull’apertura del nuovo centro commerciale di via Torino anch’essa espresso pubblicamente la sua contrarietà all’apertura di nuove grandi strutture commerciali, abbiamo proposto che, con una manifestazione di volontà e coraggio, ma anche di coerenza, venisse rivista la destinazione d’uso dell’ampia zona (235.000 mq circa) compresa tra la nuova circonvallazione per Marene e Via Alba attualmente destinata dal Piano Regolatore a area produttiva e commerciale”. Siamo ancora adesso in attesa di una risposta alla nostra proposta, nonostante il fatto che avessimo documentato, con una serie di sentenze, la possibilità per l’Amministrazione comunale di variare l’uso del suolo contro chi sosteneva il contrario. Certo che se la soddisfazione del sindaco per la prossima partenza dell’urbanizzazione di via Alba o l’idea di riproporre il parcheggio sotterraneo, rispuntata recentemente, rappresentano la risposta alle accuse di immobilismo che provengono dall’opposizione e da parte delle stesse forze che sostengono la Giunta, non resta che pensare che l’immobilismo almeno non faceva danni.

Pier Fiorito – Stop al consumo del territorio Savigliano

«Tornelli alla stazione per garantire più sicurezza»

Leggo con tristezza la notizia sui giornali di oggi sull’ennesima aggressione al personale ferroviario a Cuneo, da parte di passeggeri senza biglietto, sulla tratta Torino-Savona, considerata tra le più problematiche. Da viaggiatore quotidiano della Savigliano-Torino da ormai più di un anno, non posso che osservare che la situazione è semplicemente fuori controllo. È all’ordine del giorno che salgano persone senza biglietto, al 99% straniere (ma quando sono italiane il problema è identico), pronte a dileguarsi ai controlli, a non esibire documenti, ad accampare scuse, a scendere da una porta per risalire due porte dopo, mettendo in evidente difficoltà il personale, che nei casi peggiori, rischia anche fisicamente. Rischiano anche i passeggeri onesti, che per caso si trovassero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questa è la risultante del buonismo di troppe politiche all’italiana, dall’immigrazione alla legittima difesa alla certezza della pena, in un crescendo che è stato avviato dagli anni 90 fino ad oggi. L’idea delle body-videocamere da dare al personale come deterrente è valida, seppur non risolutiva, visto che di fronte ci sono quasi sempre persone con poco-niente da perdere. La stazione di Savigliano ha anche la criticità di avere i due accessi-scalinata piuttosto stretti, e mi pare non sia nemmeno a norma per l’accesso di persone con disabilità. Si potrebbe pensare di migliorare la struttura, e/o la gestione (un solo senso di percorrenza per ciascuno: o salita o discesa, sedia sali-scendi scalini), completando contestualmente con tornelli che impediscano (o per lo meno, rendano molto difficoltoso) l’accesso dei personaggi senza biglietto, stile metropolitana, stile stazioni delle migliori città europee cui dovremmo ispirarci, se in Europa dobbiamo (o vogliamo) restarci. Savigliano è una fermata importante e un discorso di questo tipo darebbe sicuramente dei risultati come qualità del servizio.

Franco Galvagno – Savigliano

«Sdegno e tanta amarezza per il furto in ludoteca»

Riceviamo e pubblichiamo:

L’associazione di genitori ‘Altalena’, nata nel 2005 per promuovere attività a sostegno della ludoteca di Savigliano, ha organizzato una lotteria per raccogliere fondi da destinare ad attività ludiche. Tra i tantissimi premi che commercianti e imprenditori hanno generosamente offerto, ce n’è uno speciale: una borsa frigo piena di prodotti Biraghi. La particolarità? È la seconda borsa, perché la prima è stata rubata dal frigorifero della ludoteca dove era stata conservata. Il direttivo coglie l’occasione per esprimere tutto lo sdegno e l’amarezza per un gesto così ignobile, aggravato dal fatto che la lotteria è finalizzata a migliorare un luogo dove crescono i bambini insieme alle loro famiglie.

Il direttivo dell’associazione Altalena – Savigliano

«Credo sia il momento di darsi una calmata»

Egregio direttore,

sul tragitto verso casa dopo una giornata di lavoro, ho trovato una scritta, in verde Padania fluorescente, recentemente apparsa su un muro, che ha fatto vacillare in me la convinzione che Racconigi sia tutto sommato un’isola felice rispetto alla barbarie del dibattito pubblico. Probabilmente mi ha colpito anche perché ancora sgomento dalle immagini di quelle svastiche disegnate sulle lapidi di un cimitero ebraico in Alsazia. “Salvini appeso”, per chi non lo sapesse, si rifà all’esposizione pubblica del corpo di Benito Mussolini con l’amante Clara Petacci e alcuni gerarchi fascisti in piazzale Loreto a Milano, nel punto dove l’anno precedente erano rimasti esposti i corpi di quindici partigiani giustiziati da alcuni soldati della brigata Muti. Sul perché nel 2019 qualcuno resti affascinato da certi riferimenti macabri del passato, dell’una o dell’altra fazione, per me è un mistero. Restano tuttavia sintomi di quanto il dibattito pubblico sia indietro, non solo storicamente, ma culturalmente. Senza entrare nel merito della questione, Matteo Salvini è il primo a fare politica sulla pelle delle persone con toni molto forti per usare un eufemismo. Così come i loro alleati di governo hanno iniziato la loro scalata al potere sbraitando “vaffanculo” nelle piazze che ospitavano i comizi di Beppe Grillo. Nel frastuono del bombardamento costante dei social media e della campagna elettorale permanente diventa quasi inevitabile spararla grossa per non vedere le proprie esternazioni assorbite nel rumore di fondo di tweet e post. Ma ciò non giustifica l’augurare la morte ad un avversario politico, per di più se occupa una carica istituzionale, o il prendere di mira le minoranze per i propri scopi propagandistici. Le idee e le opinioni si attaccano, meglio se con argomenti e dati oggettivi piuttosto di facili slogan che solleticano la pancia. È opportuno fermare questa spirale dell’odio come strumento di competizione politica. In tutta Italia si moltiplicano segnalazioni di omofobia, razzismo e violenze politiche. Le vicende giudiziarie prima di Salvini, poi dei genitori di Matteo Renzi sono state vissute come partite di calcio con analoghe reazioni delle due tifoserie. La storia va studiata e ricordata per evitare il ripetersi degli stessi errori. C’erano un po’ tutte le parti politiche all’inaugurazione della sede del circolo del Partito Democratico, intitolato proprio a Beppe Marinetti e Gino Longagnani, persone che hanno vissuto un’epoca che ha visto l’odio politico tramutarsi in genocidio. Il loro sacrificio ha lasciato un sistema, con tutti i suoi limiti e difetti, ricco di anticorpi per prevenire nuove dittature e che garantisce a chiunque la facoltà di esprimersi e di poter partecipare alla vita pubblica. Forse sarebbe il caso di darsi tutti quanti una calmata.

Alessandro Ghiberti - Racconigi

«Quanto traffico in centro serve più sicurezza»

Riceviamo e pubblichiamo:

Un lunedì di inizio dicembre. Sono le 8 e sto tornando dalla mia passeggiata mattutina, sono sulla pedonale che va dall’ospedale verso la stazione. All’altezza del passaggio a livello il traffico è bloccato: a sbarre abbassate, alcuni veicoli sono in coda per girare verso Marene per cui anche chi vorrebbe andare dritto verso l’ospedale non può farlo. Tutto come al solito, tutto come almeno tre volte al giorno di ogni giorno lavorativo dell’anno scolastico. La coda arriva ormai a corso Roma e oltre, con i veicoli fermi e accesi. Stamattina noto due cose, una meno e l’altra più evidente: una macchina che aspetta di uscire dal proprio cancello al n. 63 di corso Indipendenza (santa pazienza…) ed una ambulanza a sirene spiegate bloccata a metà tra il passaggio a livello e la rotonda di Corso Roma, direzione Ospedale. Assolutamente impossibile fare alcunché: da una parte fosso e alberi, dall’altra macchine. Qualcuno prova a spostarsi, ma le macchine che arrivano dall’Ospedale non sentono in tempo la sirena per potersi fermare. Continuo la mia passeggiata, con l’urlo della sirena che pian piano si affievolisce mentre arrivo all’altezza di Corso Roma, supero la rotonda e imbocco C.so Marconi verso la stazione, anche lì tutto fermo. Un pensiero per l’ammalato sull’ambulanza, sperando che arrivi in tempo all’Ospedale. E pensare che, forse, sarebbe così semplice: basterebbe togliere le 5 piante che ci sono a ridosso del passaggio a livello, rendendo la doppia corsia in andata verso l’Ospedale leggermente più ampia, consentendo così a chi vuole di rimanere in coda per girare verso il passaggio a livello e agli altri di andare dritto, verso l’Ospedale. Meno inquinamento, più sicurezza. Sarà possibile? Ps: A metà di C.so Marconi, davanti a via Casalis Lingua, noto che c’è una macchina parcheggiata anche dove si potrebbe scendere con bici e carrozzine. Anche questo, ogni giorno.

Roberto Colombero – Savigliano

«Basterebbe anche solo una sede per le nostre riunioni»

Egregio Direttore,

ci consenta una precisazione in merito all’articolo del 27 febbraio scorso riguardante la nostra sezione Avis di Marene. Come si evince dal titolo, sarebbe bello avere una sede propria, attrezzata per i prelievi, ma questo non è più possibile sia per le spese non indifferenti delle attrezzature idonee, sia per la burocrazia. A noi avisini basterebbe una sede agibile per le riunioni, per trovarci insieme. Per le donazioni siamo convinti che è meglio recarci al Centro Trasfusionale di Savigliano anche se alcuni donatori non ne sono particolarmente entusiasti. Noi come Direttivo cercheremo di agevolare gli spostamenti e ci adopereremo sempre per cercare nuovi donatori per allargare la nostra famiglia: ricordiamo che si può donare il sangue dai 18 fino ai 65 anni. Ringraziamo per l’ospitalità sul vostro giornale.

Il Direttivo Sezione Avis di Marene

«Su BimboMaggio è già stato detto tutto»

Riceviamo e pubblichiamo:

Facciamo seguito alla nostra lettera di saluto e ringraziamento verso i bambini, ragazzi e loro famiglie partecipanti al Bimbomaggio in tutte le passate edizioni. In riferimento, però, a quella pubblicata dal Consiglio parrocchiale per la pastorale di Racconigi e firmata in calce anche dal parroco don Maurilio, informiamo che riteniamo opportuno evitare lo scambio di opinioni per via epistolare. Comunichiamo, infatti, che in ogni caso non risponderemo più ad eventuali ulteriori repliche alla presente. Siamo consapevoli della grande responsabilità che da sempre sentiamo, respiriamo e viviamo verso i destinatari unici di questa manifestazione ovvero i bambini e ragazzi, ma ci sono forti motivazioni che hanno indotto gli scriventi a ponderare, decidere e comunicare alla parrocchia (diverse settimane prima della pubblicazione della lettera di ringraziamento alle famiglie) la scelta di prendersi una pausa dall’organizzazione del Bimbomaggio.

Andrea Pelassa, Marco Pioppi, Alessia Grillo, Silvia Pelassa, Diego Teora, Valentina Vullo, Pier Bellino, Martina Olivero, Mauro Lo Pumo, Ramona Abbà, Monica Bertaina, Aicha Chiavassa, Anna Panero, Ivan Data, Paolo Pelassa, Deborah Gramaglia, Andrea Pettiti, Alberto Pelassa, Paola Brizio, Maria Teresa Mucaria, Arianna Testa, Sara Eula, Eleonora Garino, Franca Cavallo, Pinuccia Osella, Michele Ronco, Mario Testa, Cristiana Gonella, Claudio Testa, Valeria Testa, Aldo Pelassa

«Bisogna tornare a un lavoro di qualità»

Dopo il crollo generato dalla crisi recuperiamo occupati, ma le ore lavorate perse, rispetto al 2008, sono equivalenti a un milione di posti full time. In pratica cresce il lavoro discontinuo, il part time involontario, il tempo determinato di breve durata e si riducono drasticamente i posti di lavoro a tempo pieno e a tempo indeterminato. Non lo dice la CGIL, ma il Rapporto sul Mercato del Lavoro realizzato da Ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal e presentato oggi, ricco di dati interessanti che spiegano cosa è accaduto al lavoro e cosa sta accadendo. Chiarita la diagnosi, la CGIL rilancia la sua cura: non c’è risposta sociale se non c’è lavoro di qualità investimenti, politiche industriali e fisco. Il lavoro breve è lavoro povero. Il lavoro esasperatamente precario è lavoro povero. Il lavoro senza qualità è lavoro povero e caduta del Pil. E non è un caso che tra i tanti dati emerge quello dei giovani in fuga all’estero. Bisogna tornare al lavoro di qualità e per farlo servono investimenti.

Cgil Cuneo

«Perchè tanti progetti, in campagna elettorale?»

Riceviamo e pubblichiamo:

È iniziata in sordina (ma alla grande) nella nostra città la campagna elettorale per la Regione; un paio di settimane fa usciva sui settimanali locali l'illustrazione del favoloso progetto della "Nuova Biblioteca" con la "Piazza del Sapere" dove verranno spesi 1,5 milioni di euro, domenica sul quotidiano "La Stampa" spunta un articolo molto titolato dove si annuncia un finanziamento di 3 milioni di euro per la costruzione del sovrappasso (cavalcavia) sulla ferrovia verso Sommariva Bosco.
 Sembra che Cavallermaggiore sia diventato un centro "importante" per cui la Regione dedica milioni al suo territorio, neanche vivessimo in un epoca di "nababbi"; chissà perché tutto questo succede in prossimità di elezioni ? saranno poi disponibili questi soldi e verranno attuate tutte queste opere ? Ma perché si vuole il cavalcavia per il Foresto e non si parla di quello in Via Bra che da anni i residenti lo chiedono ?
Ad elezioni avvenute avremo le risposte.

Lino Capello - Cavallermaggiore

«L’Amministrazione non ha strumentalizzato le operatrici»

Gentile direttore,

con riferimento alla lettera a firma delle sette ex operatrici del Museo Civico, l’Amministrazione tiene a precisare che da parte sua non vi è stata alcuna forma di strumentalizzazione della vicenda legata alla cessazione dell’appalto di gestione delle visite turistiche e del Museo. Parimenti non è mai stato imputato alle ex operatrici il mancato accordo con altri enti per la definizione di una nuova modalità di espletamento di tali servizi. Il precedente appalto è scaduto regolarmente il 31 Agosto dello scorso anno e la normativa di settore, modificata negli ultimi anni, non consente purtroppo una tutela diretta e completa del personale dipendente nel passaggio ad un nuovo affidatario. La questione è ancora più complessa quando, come in questo caso, il personale impiegato era costituito da semplici collaboratrici. L’Amministrazione è stata chiara, fin dallo scorso mese di Luglio, nel dare assicurazione alle operatrici per una forma collaborativa sino alla fine del 2018 in un regime di gestione diretta del servizio. Per le note vicende recentemente avvenute, tale modalità rimane in parte ancora oggi sino a quando non sarà pubblicato un nuovo appalto. Nel corso delle ultime riunioni intercorse con le ex operatrici, l’Amministrazione ha richiamato le loro capacità suggerendo la possibilità di organizzarsi in forma associativa per partecipare ad una regolare gara di appalto. La normativa d’altra parte incoraggia l’imprenditoria giovanile. L’Amministrazione ha inoltre ricordato alle ragazze come nel settore vi siano, oltre al Museo cittadino, ulteriori possibilità di lavoro. E’ però necessario che le ex operatrici si organizzino in una struttura. Nell’esternalizzazione di un servizio con rilevanza economica, un ente pubblico non può infatti procedere ad affidamenti ad personam.

L’Amministrazione di Savigliano

«Perchè Bimbomaggio deve chiudere così?»

Riceviamo e pubblichiamo:

La prima attività pastorale presentata al nuovo parroco, arrivando a Racconigi nel luglio del 2016, fu proprio il Bimbomaggio. Ragazzi entusiasti e orgogliosi del loro operato si prodigavano per aiutare don Maurilio ad apprezzare la loro attività. Ne fu contagiato da subito. Appariva ai suoi occhi proprio un bell’evento e, come lui stesso disse, non poteva che rallegrarsi per il fatto che fosse realizzato dalla parrocchia. Appesa nell’ufficio del parroco capeggia la foto di quando don Maurilio fu chiamato a presentare il suo primo Bimbomaggio. Crediamo sia un segno inequivocabile della sua stima per l’impegno dei ragazzi in questo ambito. Il Bimbomaggio fu il primo punto all’ordine del giorno del neo-consiglio parrocchiale per la pastorale. Ribadimmo, col pieno favore di don Maurilio, che l’evento rappresentava un’ottima opportunità pastorale. Più volte, in passato, i volontari auspicarono ancor maggior attenzione da parte della parrocchia per questa attività. Così, insieme al parroco, consultammo subito sia i legali che il commercialista della parrocchia al fine di capire in che modo la Parrocchia avrebbe potuto sostenere i ragazzi in questa attività, sgravandoli del fardello della tanta burocrazia che vi sta dietro. Come consiglio decidemmo che ai giovani bisognava dare il palcoscenico, e che le "scartoffie" ce le saremmo gestite noi. Venne aperto un conto corrente ad hoc, a cui i volontari avevano pieno accesso. Questo avrebbe garantito piena libertà nella responsabilità dei giovani, per gestire l’evento. Vista l’imponenza della manifestazione, nel dubbio che gli sforzi di generosità della comunità non fossero bastati a sostenere tutte le spese, col consiglio affari economici della parrocchia, e il benestare di don Maurilio, deliberammo che la parrocchia si sarebbe caricata degli eventuali disavanzi. Ci sentiamo di dire, che ogni sforzo è stato fatto per sostenere il Bimbomaggio, anche quando, a seguito degli attentati in Europa, si inasprirono le pratiche burocratiche sulla sicurezza. La gestione del Bimbomaggio ha mantenuto la medesima piena libertà dei ragazzi, come negli anni precedenti. Anche se sarebbe stato legittimo, don Maurilio non ha interferito in nulla rispetto la gestione dell’organizzazione. Come di consueto i giovani hanno scelto i temi, le scenografie, gli invitati, le musiche, le collaborazioni. Dal parroco di Racconigi venne un’unica richiesta: poter presentarsi sul palco (come volontari) con una maglietta che rappresentasse l’appartenenza parrocchiale. Sembrava la cosa più naturale del mondo. La parrocchia è la promotrice dell’evento e desiderava che i volontari si riconoscessero in essa (il logo fu scelto con il consiglio dei giovani). Nulla di più normale; Invece no. Una parte dei volontari indossarono la maglietta della parrocchia, un’altra si rifiutò categoricamente. Ai non addetti ai lavori forse sfuggì, ma fu proprio la realtà dell’ultimo Bimbomaggio. Sempre più meravigliati e lo ammettiamo, sempre più sconfortati, ci vedemmo negata ogni forma di dialogo. In una delle riunioni fra organizzatori, uno di loro riuscì a dire apertamente che a lui personalmente del Vangelo non interessava niente e che dunque non era così necessaria una appartenenza alla parrocchia. Evidentemente quest’ultima avrebbe dovuto solo limitarsi a mettere tutte le strutture, tutte le garanzie economiche e poi sparire, silenziosamente, senza pensare di rivendicarne la paternità. Nonostante questa mortificazione subita, abbiamo ancora voluto credere che si potessero compaginare le vedute. Apprendiamo della divulgazione di una lettera firmata a nome di diversi volontari che salutano ufficialmente il Bimbomaggio. A questo punto è evidente che ad oggi non sussistono le condizioni per la realizzazione del Bimbomaggio 2019. E dunque, nostro malgrado, non ci resta che ratificare quanto appreso dalla lettera di questi volontari: “Bimbomaggio si prende una pausa”. Lo diciamo con rammarico e profonda sofferenza. Resta per noi inspiegabile questo epilogo. Tuttavia, la parrocchia resta un luogo capace di dialogo, con quanti vorranno aiutarci a comprendere meglio il perché di tutto questo e una eventuale riconsiderazione di posizioni così inspiegabilmente inasprite.

Il Consiglio parrocchiale per la pastorale di Racconigi

 

Scrivo in calce a questa lettera, per fare mie le parole dei miei collaboratori, assumendone la paternità e una piena condivisione. Mi dispiace profondamente che i bimbi e le famiglie di Racconigi siano private di una bella manifestazione per motivi che ad oggi personalmente non comprendo.

Don Maurilio Scavino

«Restiamo in guardia sul futuro della biblioteca»

Egregio signor direttore,

il suo Giornale, nei giorni scorsi, ha pubblicato ed ampiamente illustrato il galattico progetto di risistemazione della Biblioteca Civica. Il problema era sorto circa un anno fa, considerata la non possibilità di recuperare spazi nella sede attuale. Dopo alcuni tentativi per individuare una sistemazione alternativa, in prima battuta l'orientamento si rivolse all'ex Convento di Santa Chiara, locato nella omonima piazza. La scelta cadde, in seconda battuta, sulla ex palestra della GIL, confinante con la scuola secondaria di primo grado, scelta omaggiata come la scoperta del secolo anche dai consiglieri comunali di minoranza. All'inizio questa scelta cozzò contro i volontari della Biblioteca, che avrebbero preferito la guida dell’Università di Torino. Nella prima ipotesi del progetto si immaginava una spesa di circa 450.000 euro, che appariva come una spesa molto elevata. Il comitato di controllo e propositivo si è riunito alcune volte con i progettisti, si confrontava con le loro indicazioni e proponeva, spesso strane soluzioni alternative. Modifica oggi, modifica domani il costo è lievitato intorno al 1.500.000 euro. La corsa della Giunta, finalizzata a reperire risorse, era scattata da tempo. La stessa Giunta ha messo in campo l'alienazione di beni facenti parte del patrimonio comunale, tra cui un'immobile che ospita alcune associazioni, operanti da decenni sul territorio comunale. I dirigenti delle associazioni sopra ricordate non hanno avuto comunicazione alcuna in merito alle future scelte della Giunta ed il tutto ha causato profonda amarezza. Non bisogna dimenticare che, stante la crisi recessiva, alienare dei beni non sarà una passeggiata. Mi permetto di invitare tutti i concittadini, e non solo gli addetti ai lavori, ad esprimere la loro opinione ed a tenere alta la guardia. Grazie per la ospitalità.

Domenico Racca – Cavallermaggiore

«Alstom-Siemens: difendiamo la produzione interna»

Riceviamo e pubblichiamo:

Prendo atto della decisione Ue che ha bloccato il progetto di fusione tra Alstom e Siemens. La vicenda riguarda da vicino l'Italia e, in particolare, il territorio piemontese, data la presenza di Alstom con un centro di eccellenza a Savigliano, in provincia di Cuneo. Alla luce di quanto emerso occorre valutare il piano industriale dell'azienda: è opportuno che anche Alstom si assuma le sue responsabilità, garantendo fin da subito che le commesse per la produzione di treni italiani vinte dall'azienda vengano prodotte in Italia, e non esternalizzate al di fuori dei confini nazionali. Dal confronto con i sindacati è emerso che ormai il 70% della produzione viene effettuato fuori dall’Italia e solo il 30% a Savigliano: vigileremo e manterremo alta l'attenzione affinché l'azienda, che ha percepito finanziamenti dal governo italiano nell'ambito del piano dell'industria 4.0, investa nel nostro Paese, come non hanno mai fatto i Governi precedenti, tutelando gli stabilimenti produttivi, i posti di lavoro e l'indotto a essi collegati. Bisogna salvaguardare le nostre eccellenze produttive e i lavoratori: è necessario che il Governo ponga l'attenzione anche sulle attività dei fornitori che vincono appalti come questi, per i quali le produzioni devono essere effettuate in Italia.

Giorgio Bergesio – senatore Lega Nord

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