Warning
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Al direttore

«Sindaco hai ragione, ma non trascurare queste idee»

Egregio signor direttore,

ammetto che, almeno per una volta, mi trovo in piena sintonia con il sindaco Davide Sannazzaro, in merito alle dichiarazioni riguardanti la querela di Giorgio Bollino contro i Deputati del Centro Sinistra, imbarcati sulla Sea-Watch della capitana Carola Rackete. Il susseguirsi dei fatti sono ben noti a tutti i Cavallermaggioresi. Non si è trattato, sicuramente di una goliardata, come sembrava per il sindaco, ma di una scelta, fortemente voluta, di Giorgio Bollino. Siamo in molti a conoscenza che Bollino è stato un Leghista della prima ora ed ha vantato, in passato, una personale amicizia con il "Capitano" Salvini. Come dice il sindaco, bisognerebbe smetterla con la propaganda e si dovrebbe discutere dei valori dell'accoglienza, del rispetto delle vite umane e della dignità delle persone. Per un momento non ragioniamo sulle nostre paure, molto bene instillate da Salvini, e sui nostri egoismi. Secondo i dati Onu, siamo la nazione europea con 2 migranti ogni mille abitanti, contro i 27 della Svezia, sempre ogni mille abitanti. Ma invito il sindaco a non vivere di illusioni, dato che la "sparata" di Bollino, ha ottenuto molti consensi. Mi permetto anche di ricordargli che, alle ultime elezioni Europee, i fascioleghisti ed i gialloverdi in generale, hanno raggiunto il 70% dei voti. Tragga il sindaco le conclusioni del caso. Grazie per la consueta disponibilità.

Domenico Racca - Cavallermaggiore

«La Capitana coraggiosa, contro il Ministro disumano»

Riceviamo e pubblichiamo:

Carola Rackete, capitana della Sea Watch 3, è tornata in Germania da libera cittadina pur restando indagata per resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; nel frattempo Matteo Salvini, con la consueta classe che lo distingue, ha definito venerdì scorso Carola "zecca tedesca" dopo averla chiamata a più riprese "sbruffoncella, criminale, viziata, delinquente, comunista" facendo montare una campagna d'odio che un Ministro dell'Interno avrebbe il dovere di non alimentare. Ma perché Salvini ce l'ha tanto con Carola Rackete? Forse un po' di invidia riguardo alle lingue: lei ne parla cinque in modo fluente, mentre Salvini parla l'italiano e il dialetto milanese imparato da giovane, negli anni in cui venne condannato per oltraggio a pubblico ufficiale. Non può però questo giustificare tanto astio. A parer mio, Salvini odia tanto Carola perché lei rappresenta (come persona, non come ruolo) quello che lui vorrebbe essere ma non sarà mai. Perché Carola, con umanità, ha soccorso e fatto sbarcare 40 migranti secondo le leggi internazionali del soccorso in mare. Con questo atto Carola ha, però, violato una legge approvata da questo governo, ma ha rafforzato l'idea che quando la legge non rispetta la vita umana, la vita umana viene prima della legge; Salvini, invece, è una persona disumana: ha imposto a 40 disperati, dopo le pene sofferte in Libia, altri 15 giorni di sofferenza impedendone lo sbarco, parole sue, "per principio" (mentre negli stessi giorni almeno altri 500 migranti arrivavano con i cosiddetti sbarchi fantasma). Carola è coraggiosa: ha violato una legge ingiusta pur sapendo che sarebbe stata arrestata e avrebbe subito un processo; Salvini è un codardo: per i fatti della Nave Diciotti, accusato di sequestro di 177 persone, pur dicendo di non aver paura del processo, si è fatto salvare dalla ridicola messinscena del voto online dei suoi amici M5S che hanno così negato l'autorizzazione a procedere. Carola è trasparente: durante l'attracco al porto di Lampedusa c'è stata una lieve collisione a lentissima velocità con una motovedetta; lei ha detto di aver sbagliato e ha chiesto scusa alla Guardia di Finanza per la manovra; Salvini è un bugiardo: ha parlato di violenza a una nave da guerra (quale guerra, in Italia?), ha detto che Carola ha provato ad ammazzare 5 militari italiani, ha parlato della Sea Watch come di un'organizzazione criminale complice di scafisti e trafficanti, menzogna questa ripetutamente esclusa da molte indagini della magistratura italiana (magistratura che Salvini vilipende ogni volta che un giudice emette una sentenza a lui non gradita). Con una persona pericolosa come Salvini ai massimi livelli dello Stato non si può rimanere indifferenti. Prendere posizione contro questa deriva autoritaria e immorale è l'unica cosa da fare. Diceva Martin Luther King: "Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti".

Adriano Ramonda - associaz. Papa Giovanni - Savigliano

«Nessuna medaglia per Carola Rackete»

Egregio direttore,

ho letto che il sindaco di Parigi darà una medaglia alla “Kapitana Carola”. Una medaglia per non aver rispettato le leggi italiane, una medaglia per aver dato una mano ai trafficanti di esseri umani. La Francia, che avrebbe dovuto accogliere lei questi migranti invece di fare orecchie da mercante oppure continuare a tenere chiusi i valichi di frontiera ed eventualmente riportare in Italia chi è riuscito a passare i loro blocchi, con questa decisione dimostra ogni giorno di più che la scellerata decisione di Sarkozy di abbattere il Governo di Gheddafi altro non era che parte di un progetto ben studiato. Una Francia che con il Franco CFA affama l’Africa e ne sfrutta le sue immense risorse. Ebbene caro collega Sindaco di Parigi, evita di dare medaglie a chi in Italia viola le leggi.

Monica Ciaburro – deputata Fratelli d’Italia

«Si paghi il giusto, ma nessun salario minimo»

Riceviamo e pubblichiamo:

È corretto attribuire un’equa retribuzione ai lavoratori, che contribuisca ad assicurare dignità a chi è occupato, ma non si può generalizzare fissando per legge un importo minimo come indica il disegno di legge per l'istituzione del salario minimo orario. In Italia esiste un sistema di contrattazione collettiva collaudato, supportato da relazioni sindacali consolidate e da un impianto che finora ha dimostrato di saper tutelare in modo adeguato gli interessi dei lavoratori e delle imprese. L’impianto è senz'altro migliorabile, ma non può e non deve essere stravolto. Dobbiamo considerare che oggi all'azienda il lavoratore costa quasi due volte quello che percepisce di retribuzione netta. L'introduzione di un salario minimo orario finirebbe inevitabilmente per far crescere ancora il costo del lavoro, con il rischio di aumentare le retribuzioni meno qualificate, appiattendo le figure professionali per avvicinarle a quelle superiori.

Enrico Allasia, presidente Confagricoltura Piemonte - Cuneo

«Contrari a fissare una retribuzione minima»

Riceviamo e pubblichiamo:

Si dibatte sul disegno di legge per istituire una retribuzione minima oraria, svincolata dai contratti collettivi nazionali.La determinazione di un salario minimo, in concreto, si porrebbe quasi in competizione con i contratti collettivi, avrebbe conseguenze pesanti sul mercato del lavoro, sulle scelte delle imprese e sulla competitività della nostra economia. Per questo, nella recente audizione in Commissione Lavoro alla Camera, Confindustria ha ribadito le ragioni della contrarietà, partendo da una premessa fondamentale: il perimetro delle garanzie e delle tutele offerte al lavoratore dei contratti nazionali è ben più esteso del mero trattamento economico minimo. Basta pensare ai trattamenti di malattia, di infortunio, mensilità aggiuntive, permessi retribuiti, premi annuali, welfare.. Inoltre, il salario non può essere trattato come una variabile indipendente e non può, quindi, essere fissato a valori arbitrari. Ma come si porrebbe l’Italia se proseguisse su questa strada rispetto ai Paesi che dominano lo scenario internazionale? Per fare un raffronto è utile riferirsi agli ultimi dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Tenendo conto dei livelli del costo della vita e dei tassi di cambio, fissare il salario minimo legale a 9 euro - come indica il disegno di legge - posizionerebbe il nostro Paese al primo posto tra i Paesi Ocse, inoltre, l’Italia avrebbe il salario minimo più disallineato rispetto al salario mediano. Le stime degli effetti sul maggior costo del lavoro sarebbero comprese tra 4,3 miliardi (secondo l’lstat) e 6,7 miliardi (secondo l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche). Non siamo pertanto favorevoli alla fissazione per legge di un valore della retribuzione oraria. Prendere a riferimento il sistema della contrattazione collettiva espressione delle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale è la scelta da preferire nel primario interesse di chi lavora. Per far ciò, è necessario proseguire nel progetto di riforma della contrattazione collettiva, definito nel 2018, con la misura della rappresentanza sia datoriale che sindacale e la definizione di un CCNL di riferimento per ogni settore produttivo.

Mauro Gola, presidente Confindustria Cuneo

«I furti in casa sono una violenza agli affetti»

Riceviamo e pubblichiamo:

I ladri si sono introdotti nella mia abitazione due notti di seguito alle quattro. Nessuna effrazione, serrature intatte; ormai si sono evoluti tecnologicamente pure loro. Alcuni rumori ci hanno svegliato e, accesa la luce, se la sono filata senza portare via nulla. La notizia di per sé non interessa nessuno, ma il fatto m’induce ad alcune considerazioni pubbliche. In Italia esistono cinque polizie di stato, credo sia un record mondiale, eppure il cittadino non è protetto, e se decide di proteggersi rischia seri guai. So di molti furti avvenuti in città in abitazioni, garage e cantine; ovviamente i ladri la fanno sempre franca. Dicono che i reati siano in diminuzione e che la sensazione di pericolo sia una percezione errata. Forse non si tiene conto che migliaia di cittadini sfiduciati rinunciano a denunciare furti e intrusioni, perché, oltre a perdere ore nella denuncia, la cosa non porta mai a nulla. Quando mai si recupera la refurtiva e si arrestano i ladri? Si dice che, se arrestati, il giorno dopo escono; può essere vero, ma allora per questo si smette di perseguirli? In attesa dell’arrivo di una porta blindata, per quello che potrà servire, vivo come un prigioniero e sono costretto a fare i turni per non lasciare la casa sguarnita e di notte ci si barrica all’interno. Ha un senso tutto ciò? Possibile che nessuno sia in grado di mettere in atto una prevenzione efficiente? Dove vivano questi delinquenti è noto a tutti. Cosa si aspetta a perquisire e tallonare questa gentaglia? Perché un cittadino che già paga le tasse, pochi per la verità, che dovrebbero comprendere anche la sua tutela personale deve spendere migliaia di euro per la propria sicurezza in porte blindate, antifurti, inferriate oltre al timore di non essere sicuri in casa propria? Mica è una lotta contro la delinquenza organizzata. Sono poche migliaia di delinquenti in arrivo perlopiù da nazioni entrate in Europa troppo velocemente. Ovviamente la politica di questi fatti non se ne occupa: da una parte l’ex sinistra, buonista, giustifica sempre tutto, dall’altra la destra, brava a parole ma non nei fatti. Un cittadino chiede di poter vivere tranquillamente la propria vita, senza l’ansia di essere derubato, truffato o scippato. È cosi arduo circoscrivere questo fenomeno? Da sempre le polizie sanno tutto di noi; è cosi impossibile incalzarli, controllarli e se è il caso, espellerli? Si potrebbe ricorrere ad un censimento in modo di avere una situazione aggiornata; negli anni settanta sono stati schedati dalla Fiat migliaia di operai, solo perché di sinistra, senza che alcuno si scandalizzasse e anche tutti noi veniamo periodicamente censiti. Quando i comandanti militari a quattro stelle, plurimedagliati non si capisce dove e perché, incontrano i politici invece di abbassare la schiena e pensare alla propria carriera, dovrebbero rassegnare loro le frustrazioni che vivono i loro sottoposti nel vedere, pochi giorni dopo l’arresto, i delinquenti uscire dal carcere pronti a nuovi reati. Che razza di giustizia è questa? E nessuno conosce i ricettatori? L’oro rubato mica se lo mangiano, ci sarà chi lo compra; nessuno indaga e controlla? Migliaia di famiglie, con il furto, sono violentate nei loro affetti più cari: di là del valore intrinseco, gli oggetti rubati sono legati a ricordi, affetti, momenti di vita che sono profanati. In un assurdo scambio alla pari stiamo esportando i nostri migliori cervelli giovanili, qui sottopagati o disoccupati e importiamo la meglio gioventù straniera. È pur vero che ci sono migliaia di badanti straniere che si occupano dei nostri vecchi, è pur vero che a migliaia raccolgono la frutta che noi mangiamo, sfruttati e vessati; ma, dopo queste scremature, chi infrange la legge se italiano in galera, se straniero fuori dai confini. Non pretendo che si diventi una Svizzera dove i cittadini sono ipertutelati, ma almeno non restare una repubblica delle banane, quale adesso siamo, questo si.

Giampiero Facelli – Savigliano

«Accogliamo le rane, la natura ha le sue regole»

Gentile direttore,

ho appreso dai mezzi di informazione che gli abitanti di una zona di Cavallermaggiore si lamentano per il gracidio delle rane che li disturba nelle ore notturne al punto da avere chiesto l'intervento dei Vigili del Fuoco così come del sindaco Davide Sannazzaro. Il problema perdura da quando è iniziata l’estate per via delle finestre aperte anche di notte e per la vegetazione rigogliosa che costituisce l’habitat naturale ideale per accogliere le rane. Da quanto letto, il problema è legato al corso d’acqua che, se si prosciuga, determina un intensificarsi del gracidio delle rane. Apprezzo la sensibilità e l’impegno dell’Amministrazione che si è adoperata con atti amministrativi per assicurare un minimo passaggio di acqua per motivi igienici, di decoro urbano e di salvaguardia della fauna e della flora e invito il sindaco a proseguire su questa strada senza ricorrere a interventi cruenti. Gli anfibi sono animali selvatici che, in quanto tali, possono muoversi liberamente nel territorio. A livello giuridico il loro gracidio non può quindi essere posto sul medesimo piano del rumore di un tosaerba o della musica ad alto volume. Non si vuole sminuire il diritto alla quiete, soprattutto nelle ore del sonno, ma si chiede agli abitanti di Cavallermaggiore di avere pazienza e di considerare le rane esseri senzienti con il diritto a occupare quel territorio. La stagione estiva comporta problemi ovunque perché le finestre aperte agevolano il disturbo. Inoltre ci sono locali all’aperto e serate musicali più frequenti che nella stagione invernale. Si accetta obtorto collo chi disturba volutamente, magari con violenza verbale, insulti, turpiloquio, ma è doveroso farlo quando a “disturbare” sono gli animali perché quello che per noi è un disturbo, in realtà è la loro natura. Bisogna uscire dalla visione antropocentrica che ci fa vedere il mondo come qualcosa a nostra indiscussa disposizione. Tanti illustri poeti hanno scritto versi su questi animali affascinanti. Il poeta venezuelano Eugenio Montejo, nella raccolta Alfabeto del mondo, inserisce la poesia Le Rane: Non più teorie: mi unisco al coro delle rane. Voglio sentirle gracidare stanotte, circondandomi. Nel loro alfabeto percepisco una sola vocale e il gorgoglio dello stagno. (…) Per oggi mi bastano le voci delle rane, voglio sentirle gracidare stanotte più vicine lasciando che riempiano i miei sensi con il loro taoismo solitario fino a cancellare i misteri del mondo. Con i loro cori mi abbandono all'estrema grazia. Un altro poeta del Sud del mondo, Pablo Neruda, nel suo Bestiario, dedica loro qualche verso. (…) Dolci, sonore, rauche rane, sempre ho voluto farmi rana, sempre ho amato lo stagno, le foglie sottili come filamenti, il mondo verde dei nasturzi con le rane padrone del cielo. (...) Anche il nostro Giacomo Leopardi le cita ne Le ricordanze. (…) Delle sere io solea passar gran parte Mirando il cielo, ed ascoltando il canto Della rana rimota alla campagna! (...) A chi abita in campagna o a contatto con la vegetazione capita di sentire rane che gracidano, varie specie di uccelli che cinguettano di giorno o di notte, cani che ululano, gatti che miagolano, galli che cantano all’alba e via discorrendo. Abbandonarsi alla natura, ai suoi ritmi, al suo mondo ha un enorme vantaggio: ci permette di dimenticare, anche solo per poco, quell’universo umano frenetico e ansioso che ci attanaglia. Cordiali saluti.

Paola Re – Tortona (Alessandria)

«Realizziamo un cimitero per i nostri amici animali»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata al sindaco Giulio Ambroggio:

Carissimo signor sindaco,

anche se a pelle non siamo in sintonia, forse per caratteri opposti, forse per ideologie politiche e culture diverse, forse per che sei infastidito dalle mie precedenti iniziative, ma essere propositivo per la mia città lo sento come un dovere di cittadino e di questo me ne scuso. Fatte le premesse ti lancio questa nuova idea. Mi riferisco alla creazione a Savigliano di un cimitero per animali d'affezione. A onor del vero è dal lontano 2016 che ci lavoro sopra, ancor quando il tuo predecessore mi offrì fin da subito la collaborazione per la realizzazione. E mi parve giusto all'epoca chiedere ai cittadini, con una semplice raccolta firme, se gradivano ed erano favorevoli o meno alla idea. Raccolsi in una domenica oltre 500 firme. A distanza di tre anni sono a riproporti il tutto, ma per iniziare è fondamentale avere da parte del Comune da te amministrato collaborazione, intesa come la concessione di un'area, di un terreno. Ho identificato due aree comunali che potrebbero essere una giusta location, dopo le opportune verifiche dell’Asl: la prima situata di fianco al parcheggio sterrato del cimitero, tra la casa degli ex custodi fino alla statale, la seconda in Via Alba dove è stata recuperata area vicino al Mellea e dove mi pare tu volevi fare un’area dedicata per gli animali, come quella già esistente in Piazza D'Armi. Concedere il terreno sarebbe il primo e più importante step per iniziare a sviluppare il progetto. Con la speranza della tua collaborazione nel concedere area dedicata, ti dimostrerò successivamente con una raccolta firme popolare che non è un capriccio “personale”, ma un progetto gradito a molti saviglianesi e non. In termini elettorali il mio singolo voto conta poco quello di molti vale tanto. Se vuoi deludermi per l'ennesima volta vedi tu, quello che ti chiedo è non deludere i saviglianesi. Per il resto, intendo la parte economica, non ti preoccupare, vedrai che se le idee sono buone e apprezzate dalla comunità tutto il resto viene di conseguenza. Mi auguro nello sviluppo positivo della proposta. Sarebbe ed è un gesto di civiltà e una forma di rispetto nei confronti degli animali che amiamo molto e tu ne sei testimone reale . I saviglianesi amano gli animali, il sindaco anche, ma allora andiamo a realizzare! Uniamo le forze e collaboriamo e tutto si può. Qui non conta essere di destra, di sinistra o centro: qui conta amare gli animali e fare qualcosa anche per loro. Auspico anche la collaborazione di tutte le forze politiche cittadine. Resto in attesa di un tuo gentile riscontro e disponibile come sempre alla collaborazione per il raggiungimento della meta. Essere propositivi è per una comunità un valore aggiunto io credo. Voglio sperare che per te non sia un disturbo, anche se il dubbio un po’ mi assale visto il recente passato.

Cordialmente Claudio Ferrero – Savigliano

«Un filmato per raccontare la Caramagna di ieri»

Caro direttore,

voglio segnalarti e segnalare ai lettori un’iniziativa particolare che porta all’onore della cronaca il paese di Caramagna. Gino Osella ha pubblicato su YouTube un filmato di 40 minuti con immagini di Caramagna che vanno dal 1975 al 2002. Come sempre Gino ha fatto breccia. L'immensa voglia di conoscere, di raccogliere, di documentare, di filmare e di fotografare, di pubblicare oltre che ad incasellare tutti in un immenso albero genealogico di famiglie, cognomi e provenienze, l'ha portato a rendere disponibile un documento curioso per la comunità di Caramagna. I filmati eseguiti su pellicola Super8 sono stati riversati in digitale. La pubblicazione su YouTube è stata curata dal bravissimo Giacomo Olivero, un giovane e valente punto di riferimento dell'organizzazione “L'albero grande” di Caramagna. Il filmato è stato assemblato con 2 spezzoni. Il primo a passeggio per le strade ed i "cantun" di Caramagna con un curioso spaccato estivo di vita vissuta, di luoghi e di gente semplice ma indaffarata, molti dei quali allora ancora giovani ed attivi, oggi scomparsi. Paese leggermente migliorato ma perfettamente riconoscibile nei suoi tratti. Filmato eseguito nell'anno 1975, quando Gino aveva 16 anni. Il secondo spezzone del 2002 riguarda una lunga intervista con Giovanni, il capostipite della famiglia dei Barbero, da tempo immemorabile legati indissolubilmente alla tenuta del Merlino, della quale ci racconta un po' di storia e di vita vissuta. La tenuta del Merlino, passata recentemente di mano, ha la parte "civile" che versa purtroppo in cattivo stato di conservazione per incuria. L'esteso immobile, negli ultimi anni in cui non è più stato ne abitato ne presidiato, ha subito le attenzioni di vandali e dei soliti predatori senza scrupoli. Il desiderio di Gino sarebbe quello che attraverso il filmato, il caseggiato del Merlino, potesse rinascere un giorno a nuova vita come una fenice e che i moltissimi discendenti delle famiglie che in ondate successive lasciarono Caramagna per le Americhe potessero, vedendo i luoghi sul web, rinsaldare un legame di nostalgico affetto con il loro paesino di origine e da cui partirono i loro nonni in cerca di lavoro e possibilmente di un po' di fortuna. Legame comunque mai venuto meno e continuamente ravvivato, dal gemellaggio con Alicia fino ai viaggi di interscambio abbastanza frequenti. Grazie Gino per il tuo impegno continuo.

Oreste Becchio – Caramagna

«Tutti lasciano in Oasi un pezzo del proprio cuore»

Egregio Direttore,

come Presidente di Oasi Giovani onlus vorrei condividere con lei e con i suoi lettori una bella testimonianza di affetto e riconoscenza che è giunta agli operatori del nostro Centro Educativo da parte di una giovane donna ormai adulta e realizzata, di nome Majlinda, che ricorda con affetto e riconoscenza gli educatori che l’hanno accolta, seguita e supportata al suo arrivo in Italia. La lettera, che viene riportata di seguito, dimostra come il Centro Educativo Postscolastico sia un luogo di condivisione, di accoglienza e di crescita, dove può capitare che una ragazzina appena arrivata in Italia trovi educatori dalle capacità umane e relazionali che la aiutino nel percorso non sempre facile di inserimento in una realtà nuova e scopra di possedere qualità, talento e forza che la porteranno a raggiungere traguardi importanti… questa è la storia di Majlinda…

“Io sono Majlinda e al momento vivo a Bruxelles dove lavoro in qualità di Communication and Public Relations Officer presso il Direttorato di Cooperazione e Sviluppo Internazionale della Commissione Europea. Mi sono trasferita 4 anni fa. Al contempo mi sono iscritta a un master serale di un anno in Business Management presso l’Università ULB a Bruxelles. Ho già un master in Scienze Politiche, Cooperazione e Sviluppo Internazionale presso La Sapienza di Roma. Questa decisione é dovuta alla mia curiosità e necessità di imparare e approfondire, sempre. É un po’ faticoso al momento perché ho lezione cinque sere a settimana per 3/4 ore, subito dopo lavoro, ma l’entusiasmo supporta la stanchezza, sono felice. La mia professione di attrice ha subito un momentaneo arresto, dopo il film dell’anno scorso, Nome di Donna di Marco Tullio Giordana, dovuta a questa nuova avventura che mi sono voluta regalare. Ne ho parlato con la mia agente, Rosangela, che mi segue sin dall’inizio della mia carriera, lei mi conosce molto bene e mi appoggia. Che dire, per ora sono qui, vedremo cosa mi riserverà il futuro e quali saranno le mie prossime curiosità ed aspirazioni. Torno a casa dalla mia famiglia e amici quando posso e percorro sempre quelli che sono i passaggi simbolo del mio percorso : il doposcuola dove nei primi tre anni in Italia ho imparato la lingua, mi sono costruita le prime amicizie, e dove sono stata affiancata nell’apprendimento da insegnanti dalle qualità umane e professionali che rispetto e amo molto, Silvia, Cristina (del mio cuore), Eliana… Se non sono stata bocciata in quegli anni difficili é stato decisamente merito loro. Ricordo i riassunti, con parole semplici, dei testi scolastici, per me incomprensibili che Cristina e altre sue colleghe e volontarie mi preparavano. Ricordo perfettamente l’angoscia che avevo quando non capivo le parole che mi venivano rivolte in un qualsiasi discorso. Ricordo le tante volte in cui ho pianto per le difficoltà e il profumo buonissimo degli abbracci di Cristina e di Silvia. Ricordo la loro pazienza e il loro amore e la capacità di farmi sentire amata, voluta in quella scuola. Io che mi sentivo così da meno di tutti gli altri bambini, più intelligenti ai miei occhi, con più amici, più spontanei nel socializzare, meglio vestiti di me, più sicuri in se stessi. Da quell’esperienza ne sono uscita decisamente più forte perché sono stata accompagnata dai miei genitori, dalle insegnanti del doposcuola e anche dagli insegnanti delle medie. Ho avuto il coraggio di fare il liceo scientifico e poi l’università. Non é stato facile, tuttora non lo é, ma non pretendo che lo sia. Voglio solo sottolineare che una ragazzina timidissima e insicura quale io ero ai tempi, ha potuto avanzare nella vita grazie al supporto che ha avuto nel suo percorso da persone che fanno il loro lavoro con amore e senso etico, dalla famiglia e dagli amici che ha potuto incontrare nel nuovo paese che l’hanno accettata per quella che era. Tutti abbiamo bisogno di essere aiutati e quindi dobbiamo aiutare il prossimo per avere una società migliore, che rappresenti al meglio l’essere umano nella sua bellezza”. Con affetto Majlinda

La ringrazio per lo spazio dato sul suo giornale a questa bella dimostrazione di gratitudine ed affetto nei confronti di educatori che svolgono il loro lavoro con professionalità e competenza senza tralasciare l’aspetto altrettanto importante della costruzione di una relazione, che si basa sulla fiducia e sul prendersi cura dell’altro e che permette di creare legami che dureranno nel tempo.

Gianfranco Saglione - presidente Oasi Giovani

«L’ambiente deve essere la priorità della Regione»

Riceviamo e pubblichiamo:

Ci auguriamo che le grandi questioni ambientali siano al centro dell'impegno della Regione Piemonte per i prossimi anni, consapevoli del fatto che la sfida ai cambiamenti climatici e la riduzione delle emissioni di CO2 sono le grandi questioni che vanno affrontate a livello globale, partendo però da azioni territoriali. Siamo disponibili fin da subito al confronto e alla collaborazione. L’adattamento ai cambiamenti climatici è la vera grande sfida del tempo in cui viviamo. Per vincerla, dobbiamo rendere le nostre città più resilienti e sicure, cogliendo l’opportunità di farle diventare anche più vivibili e belle. E’ necessario prendere consapevolezza dei limiti che la natura ci impone e trovare in questi la chiave di volta per un diverso modello di sviluppo, dare gambe e concretezza a questo percorso. La proposta ambientalista è un contributo concreto per uscire dalla crisi economica, per creare lavoro in un’economia a basse emissioni di CO2, per ricostruire un Paese nella legalità e in un nuovo spirito etico. Siamo convinti che le politiche ambientali siano da considerarsi in modo sistemico rispetto ai temi dell’integrazione, della lotta alle povertà e alle mafie, delle politiche giovanili e del lavoro, dello sviluppo economico e culturale. Sono tanti i temi di cui Legambiente si occupa e di cui speriamo di avere presto occasione di confronto.

Fabio Dovana, presidente di Legambiente e Valle d’Aosta

«Alpini: si sotterrino le armi senza troppe storie»

Riceviamo e pubblichiamo:

Mi ricordava sempre mio nonno “parotu” che “el tort e la landa venu nen da l'istesa banda”. Traduco: il torto e la lamentela non vengono dalla stessa parte, ovvero ce n'è un po' di qua ed un po' di là. Se circa due anni addietro è successo lo sgradevole incidente nella sezione ANA di Savigliano, appena usciti i risultati delle elezioni anticipate, ciò dimostra che l'ex presidente Secondo Cavallo, messo in solenne minoranza, senza alcuno dei suoi simpatizzanti nel direttivo, ovvero 1, lui solo, a 6, si rese conto “Qui gatta ci cova”, ovvero “Questi non sono scherzi da alpini...”. Di qui la sua sfuriata, ben illustrata nell'articolo uscito a proposito sull'ultimo numero de “Il Corriere”, per la quale ancor oggi si pretendono le scuse da chi gli fece il “pacchetto”. E le prove di tale gestaccio usatogli sono state poi ritrovate e conservate. Se la Sezione di Cuneo ha, come riferiscono nella lettera i maggiorenti della vecchia sezione di Savigliano, “incredibilmente ratificato la formazione del nuovo gruppo” è perché tali prove esistono e i responsabili della sezione di Cuneo ne hanno preso visione. Quindi le baionette di guerra dovrebbero essere sotterrate da entrambe le sezioni senza troppe storie. Attendendo un anno e mezzo, infatti, si sarebbe alla sezione ANA di Savigliano arrivati alla scadenza del mandato. Le correnti all'interno della stessa si sarebbero venute a costituire, ma senza una maggioranza schiacciante, in modo da non offendere clamorosamente nessuno. L'attesa della fine del mandato non c'è stata, non so perché, così tutto è precipitato sortendo il rischio, prima inaspettato, poi avveratosi della formazione di un'altra sezione a Savigliano degli alpini. Ma con l'età che le penne nere hanno sulle spalle, quanta prospettiva di vita hanno le sezioni? Di qui a dieci anni che ne sarà delle sezioni a Savigliano? La cosa più intelligente sarebbe un ricambio generazionale nel direttivo, ovvero lasciare le leve di comando a persone che non hanno vissuto rancori, per adire con serenità ad una fusione. Dispiace, infine, pensino, come figura nel loro articolo, che da parte nostra si sia “voluto riaprire la polemica”. È stato frainteso il senso del semplice invito, fatto pervenire direttamente alla locale sezione, di collegarci per il viaggio commemorativo al colle di Nava. Forse si è mal interpretata la nostra comunicazione alla sezione di Cuneo, quando abbiamo letto che da parte loro si voleva fare contemporaneamente un viaggio, trascurando il nostro invito ad unirci. Due autobus sono più costosi, non è certamente una scelta intelligente e non è soprattutto degna degli alpini d'Italia. Soprattutto tale iniziativa congiunta avrebbe potuto essere un inizio di riconciliazione nel ricordo dei Caduti. Se il nostro comportamento, qui illustrato, è visto come occasione per riaprire una polemica, a questo punto c'è paura a salutarsi.

Ferruccio Orusa – Saviglian

«Alpini: se c’è buon senso tutto si può risolvere»

Riceviamo e pubblichiamo:

Benedetti alpini come siete complicati. Come "persona a conoscenza dei fatti" mi permetto di fare qualche osservazione rigorosamente personale. Una tiratina di orecchie a chi a nome del Gruppo Alpini Savigliano ha spiegato (Corriere settimana scorsa) come sono andate le cose (scissione alpini) facendo una piccolissima dimenticanza, una riunione a Cuneo piuttosto turbolenta (da me verbalizzata) dalla quale sono poi nate le elezioni anticipate. Per il resto credo che, qualunque persona di buon senso, sappia che se c'è una lite, ben di rado ragione e torto stanno da una sola parte. E qui conta anche il destino, se in quel momento qualcuno di buon senso fa ragionare i contendenti la cosa si appiana, se invece qualcuno soffia sul fuoco è guerra, ed è quello che è successo. In quanto alla sede condivisa (mi permetto di prendere posizione perché sono una delle cinque persone che hanno messo assieme la cifra per la caparra, altrimenti non si faceva) mi sembra la soluzione più ragionevole se confrontata con il "non si divide nulla con nessuno". Un gruppo, due gruppi? Nelle migliori famiglie avvengono separazioni con magari il problema "dell'affido condiviso" se c'è ragionevolezza tutto si risolve. Gita al colle di Nava. Onestamente mi chiedevo in quale modo si poteva da parte del gruppo Savigliano, sembrando ragionevoli, giustificare un “No, andiamo separati”. Non si è trovato di meglio che dire (Corriere settimana scorsa): "Con quale spirito noi che siamo stati maledetti possiamo condividere un pullman?" (dopo il terzo bicchiere è un ottimo argomento), ma non è tutto, incredibilmente ieri qualcun altro ha giustificato la presenza di due pullman di Savigliano con un rappresentante dell'ANA di Milano, dicendo che erano partiti per primi invitando il Gruppo Pieve (niente effetto maledizione quindi). Ma non sanno che già in maggio avevo provveduto, su incarico del Capogruppo, a inviare a mezzo mail a presidente sezionale e vicepresidente sezionale la descrizione dell'evento, ben specificando che speravamo che gli alpini saviglianesi partecipassero uniti. Stessa cosa poi apparsa in bacheca e giornali locali. Come al solito io mi firmo con orgoglio.

Aggregato ANA Aldo Lanfranco figlio di conducente muli del Secondo Reggimento Alpini

«Come Ugaf agiamo sempre con le migliori intenzioni»

Gentile Direttore,

In merito alle insoddisfazioni espresse dai 29 partecipanti al soggiorno a Kos Grecia promosso dalla UGAF Fiat Ferroviaria Savigliano, riteniamo doveroso esprimere alcune considerazioni. Il direttivo UGAF la cui maggioranza dei componenti dedica gran parte del tempo per l'organizzazione degli eventi è in carica da più di 20 anni, e da sempre, ha impiegato dedizione e puntiglio per tutti gli eventi affinché avessero il miglior risultato possibile, in modo particolare per quanto riguarda i soggiorni, attività di maggior gradimento di tutti gli iscritti. In tutti questi anni più di 120 tra soggiorni e gite hanno sempre trovato la condivisione completa da parte di tutti i partecipanti, siamo quindi molto dispiaciuti che in questa occasione i nostri iscritti siano rimasti delusi per alcune carenze organizzative dell’Agenzia Viaggi di riferimento, che ha già riconosciuto ai partecipanti un piccolo “bonus di risarcimento”. Per quanto riguarda l'assenza di componenti del direttivo UGAF al soggiorno, è bene ricordare che i componenti stessi non possono sentirsi “obbligati a partecipare” a tutti gli eventi organizzati, specialmente quando questi sono affidati ad una Agenzia Qualificata, conosciuta ed utilizzata da tempo. E ancora bene precisare che gli eventuali sconti praticati dalla agenzia vengono messi a beneficio di tutti, ricordiamo inoltre che il direttivo è sempre a completa disposizione degli iscritti nella sede UGAF, per osservazioni e/o suggerimenti sulle attività programmate. Ringraziando per l’ospitalità porgiamo i più cordiali saluti

Il Direttivo UGAF – Savigliano

Area Abbonati

In edicola