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Al direttore

«Posticipate le scadenze delle bollette dell’acqua»

Riceviamo e pubblichiamo

Negli scorsi giorni l’Ente di Governo d’Ambito, che regola localmente il servizio idrico, ha chiesto, alle aziende che gestiscono gli acquedotti, di posticipare, a sostegno delle famiglie e delle imprese, di almeno un mese la scadenza del pagamento delle bollette già emesse ed altresì di indicare scadenze di almeno due mesi per quelle da emettere. In tale ambito sia la società consortile Cogesi S.p.A. che raggruppa le aziende pubbliche (Acda, Alac, Calso, Sisi ed Infernotto Acqua), sia le Società Alpi Acque, Tecnoedil ed Alse, facenti capo al gruppo Aeta, sia la Società Mondo Acqua hanno risposto favorevolmente posticipando la scadenza delle bollette. Riteniamo sia doveroso porgere loro, come Ente d’Ambito, un ringraziamento perché questo è un atto di grande attenzione nei confronti della popolazione che oggi vive momenti di grande difficoltà. Come Ambito ed aziende del servizio idrico del territorio abbiamo il dovere di tutelare tutti gli utenti e parallelamente garantire il corretto funzionamento degli acquedotti, delle fognature e degli impianti di depurazione.

Mauro Calderoni – Saluzzo

«Solo prodotti italiani per aiutare l’economia»

Riceviamo e pubblichiamo

In questo momento di grave difficoltà nazionale, è sostanziale che vengano al più presto adottate misure a difesa del prodotto agroalimentare italiano. Dal latte, alla verdura, alla frutta, alle carni, siamo eccellenza mondiale ed oggi devono essere adottate misure di blocco alle importazioni dall’estero. Non ha senso che i nostri allevatori debbano buttare il latte così come i pescatori debbano buttare il pescato giornaliero. Il Governo, se veramente vuole difendere il futuro delle varie filiere agroalimentari deve da subito chiudere alle importazioni. È l’unico modo per difendere e dare speranza alle nostre aziende agro ittiche e di trasformazione. È tempo di difendere l’Italia partendo dalla difesa del lavoro.

Monica Ciaburro - deputata Fratelli d’Italia

«Non andrà tutto bene, non ci resta che pregare»

Egregio direttore,

“L’ora più buia” è una frase di Churchill appena eletto primo ministro quando fu posto di fronte alla drammatica alternativa se negoziare con Hitler o dichiarargli guerra promettendo ai sudditi di sua Maestà Britannica “lacrime e sangue”. Oggi viene citata a sproposito da una moltitudine di apprendisti stregoni. Noi sfortunatamente non abbiamo un Churchill su cui contare, ma una masnada di nanerottoli che si sentono autorizzati a suggerire dai vari pulpiti mediatici le più strampalate soluzioni ad un problema di cui nulla sanno e le cui conseguenze sul futuro dell’umanità neppure immaginano. A nulla poi servono le manifestazioni dei buonisti ad oltranza che sciorinano da finestre e balconi cenci con su dipinti arcobaleni . Non tutto andrà bene, ha ragione il dottor Nova. C’è poi quell’altro odioso e insulso slogan "Insieme ce la faremo": ce la faremo a fare cosa? L’adunata viene suonata quando c’è da condividere pericolo, dolore e sacrifici quando invece ci sono da spartire i privilegi a goderne sono in pochi , sempre i soliti che ben si guardano dal rendere partecipe chicchessia. Infine la perla della demagogia auto celebrativa fuori luogo: “Il metodo Italia esempio per gli altri Paesi”. Ci vuole proprio una faccia “secondo Giachetti” con un numero di morti superiore a quello della Cina, che aumenta vertiginosamente giorno dopo giorno per osannare un comportamento che ha procurato il “tutto esaurito” a cimiteri e templi crematori. Andate a raccontargliela ai figli, ai mariti, alle mogli, ai padri e alle mamme dei morti soffocati dal Coronavirus che il “metodo Italia” è d’esempio al resto del mondo. Se poi, oltre ai Soloni nazionali ci si mettono pure quelli indigeni che ogni settimana dai giornali locali e in un frangente tanto tragico si preoccupano unicamente di osannare la propria fazione e crocifiggere l’odiato nemico con maldicenze da comari frustrate o tesi spasmodicamente ad autocelebrare il proprio impegno civile, di cui francamente possiamo fare tranquillamente a meno, allora siamo proprio alla disperazione. Non ci resta che pregare, (sfidando il sarcasmo del Prof. Odifreddi): proviamo anche con Dio. Non si sa mai.

Anthony Jack Hardy - Savigliano

«Cari studenti, per vincere questa sfida servite voi»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta indirizzata dal dirigente scolastico dell’istituto superiore Arimondi-Eula ai suoi studenti

Cari studenti dell’Istituto Arimondi Eula,

Desidero rivolgermi a voi in questo momento difficile non solo per il mondo della scuola, ma per l’intero paese. L’emergenza sanitaria in corso, causata dall’improvvisa diffusione del Coronavirus ha interrotto il vostro percorso scolastico e le consuetudini quotidiane alle quali eravamo tutti quanti abituati. La lotta in corso contro la patologia chiama in causa anche voi giovani. Il vostro ruolo può essere determinante, anche se questa situazione, proprio perché appare senza precedenti nella vita di ognuno di noi, non è semplice da fronteggiare. L’invito a rimanere a casa, a rinunciare alla socialità, ai momenti di incontro e di divertimento può sembrare poco comprensibile alle fasce giovani della popolazione. Fino a qualche giorno fa erano frequenti gli assembramenti di ragazzi e pareva strano o eccessivo dover rinunciare alle uscite in compagnia, agli aperitivi, alla cosiddetta “movida”. Ora la realtà ha bussato con violenza alla nostra porta: è importantissimo che tutti accolgano l’appello a rimanere a casa, a non riunirsi per combattere efficacemente il contagio. La scelta di rinunciare, per il tempo che sarà indicato dalle autorità sanitarie, alle abitudini consolidate ed ai divertimenti può significare, oltre a proteggere sé stessi, salvare la vita ad una persona, magari un familiare, un anziano, un amico. I posti nei reparti di rianimazione sono limitati, è noto. Per questo le regole diffuse dalle autorità sanitarie devono essere rispettate scrupolosamente. Sono certo che voi giovani saprete rispondere con responsabilità a tali pressanti richieste e, rimanendo tutti uniti, questo momento di difficoltà sicuramente sarà superato. Per quanto riguarda l’aspetto più strettamente didattico, voi tutti dovete affrontare la parte finale dell’anno scolastico e gli studenti delle classi quinte devono sostenere l’esame di maturità. Immagino la condizione di incertezza che la presente situazione può avere generato. Al momento non sappiamo quando potremo riprendere le lezioni: la loro sospensione, come ben sapete, è stata per il momento disposta dalle autorità competenti fino al 3 aprile prossimo. Non appena avrò notizie dal Ministero su come sarà organizzata la parte conclusiva dell’anno scolastico ve le comunicherò tempestivamente. Per ovviare alla presente, complessa, situazione, i docenti si sono immediatamente attivati sotto il coordinamento della scuola. Sono state organizzate in un tempo molto breve varie modalità di attività didattica a distanza: lo scambio di materiali e di compiti con relative correzioni mediante le e-mail, l’uso del registro elettronico, della piattaforma Moodle (grazie alla quale, tra l’altro, si possono caricare filmati che permettono di visionare schemi o immagini commentati dai professori), di Google Suite for Education, con cui si può tenere una lezione dal vivo, seppure a distanza. L’ultima modalità è stata per ora riservata alle classi quinte, ma presto sarà estesa anche ai docenti delle altre classi che ne faranno richiesta. Mediante tali strumenti la scuola ha cercato non solo di proseguire il proprio lavoro sul piano didattico, ma anche di preservare, per quanto possibile, quanto di più prezioso vi è all’interno della comunità educativa: la relazione interpersonale tra docente ed allievo. Vi ricordo che queste attività non sono facoltative, tutti gli studenti devono prendervi parte. La didattica a distanza è a tutti gli effetti parte integrante del programma di studio e gli argomenti svolti saranno richiesti al ritorno a scuola e valutati nelle forme consentite dalla normativa. Al tempo stesso vi chiedo di svolgere con puntualità e secondo i tempi indicati dai docenti gli esercizi ed i compiti che vengono assegnati. Se qualcuno ha difficoltà a partecipare alle lezioni a distanza può contattare la scuola che vi aiuterà a superare il problema. Vi rimando alla lettura delle comunicazioni pubblicate di volta in volta sul registro elettronico per conoscere le iniziative proposte dal nostro Istituto nel periodo di sospensione delle lezioni in presenza. Per un po’ di tempo dovremo interagire in questo modo nuovo ed inconsueto. Cari studenti, la vita ha posto di fronte alle nostre generazioni una sfida impegnativa. Per vincerla abbiamo bisogno di voi. Vedo nei vostri sguardi quando vi osservo passare nei corridoi, i dubbi e gli interrogativi tipici dell’età che state vivendo, ma anche la forza e la bellezza che – come sosteneva il filosofo greco Democrito - costituiscono l’orgoglio della gioventù. Sono sicuro che non ci deluderete.

Luca Martini, preside Arimondi-Eula

«Dobbiamo collaborare, restate nelle vostre case»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata dalla sindaca Maria Coppola ai cittadini di Caramagna

Cari concittadini, oggi in Italia viviamo il peggior momento dal dopoguerra. Stiamo combattendo un nemico invisibile che non guarda in faccia nessuno, che non fa alcuna differenza di persone a livello sociale, politico, religioso, economico... Siamo qui a piangere i nostri morti, ormai migliaia di morti. Ci poniamo tante domande e cerchiamo risposte: dagli esperti che seguiamo in trasmissioni televisive, sui giornali, su internet… Le voci diverse sono concordi in un consiglio: “State a casa!” Ancora alcune persone non hanno la percezione del grave pericolo che stiamo correndo in tante parti del mondo e anche nel nostro paese. Non sono servite quelle terrificanti immagini viste su tutti i telegiornali? Camion dell’esercito che trasportano bare da Bergamo in altre regioni, non essendoci più possibilità di cremare un numero così grande di salme nei loro territori! È ora che prendiamo coscienza di quello che sta succedendo e che facciamo anche noi il possibile per fermare questo contagio: ciò che si chiede è rigore e serenità nel rispetto dei protocolli di sicurezza: restare a casa il più possibile e uscire solo per necessità e seguire tutti i consigli igienico sanitari dati. Confido nei caramagnesi, nella nostra comunità che per sua natura è laboriosa e rispettosa delle regole. In questo momento dobbiamo essere uniti e insieme ne usciremo più forti di prima. Noi Italiani siamo un popolo che ha sempre dimostrato, con la sua creatività e la sua intelligenza, di sapersi rialzare nei momenti più difficili della sua storia. Anche noi caramagnesi siamo chiamati a fare la nostra parte con senso di responsabilità e coscienza. L’Amministrazione comunale vi è vicina per quanto è nei suoi poteri e nelle sue forze, intervenendo su tutto ciò che è di sua competenza e in stretta osservanza delle disposizioni regionali e nazionali. Se a volte le risposte alla cittadinanza non paiono immediate o sufficienti è perché organizzare e decidere richiede sinergia di metodi nel raggiungere un unico intento: sconfiggere il coronavirus. Vi chiedo quindi comprensione e senso di responsabilità. Tutti, in vari modi, siamo chiamati a collaborare per uscire da questa emergenza. Colgo l’occasione per ringraziare dal profondo del mio cuore la famiglia Osella che in collaborazione con l’Amministrazione comunale ha dato disponibilità a donare mascherine per tutta la cittadinanza. Ringrazio quanti sono in prima linea: innanzi tutto operatori sanitari ( in loco i nostri medici di base, farmacisti, tutta l’amministrazione e il personale della casa di riposo…) forze dell’ordine, volontari della protezione civile, alpini, tutte le associazioni che operano sul territorio nazionale e locale. Ringrazio il nostro parroco che ci conforta e tutti gli amministratori e dipendenti comunali. E infine ringrazio tutti coloro che rispettano le regole con grande senso civico. Confido nel vostro buon senso, nella vostra forza e vi auguro di affrontare questo terribile momento con fiducia e con “Concordia e Costanza” (come ci ricorda il motto del nostro stemma) ce la faremo! Un abbraccio che raggiunge tutti e ciascun caramagnese e si allarga a coloro che soffrono nel mondo per questa pandemia.

Maria Coppola – sindaca di Caramagna

«La questione economia grave come quella sanitaria»

Riceviamo e pubblichiamo

L’attenzione di questi giorni e di queste ore, da parte di tutto il Paese, è sull’emergenza sanitaria Coronavirus. Ma c’è un’altra emergenza che rischia di passare drammaticamente in secondo piano: il virus non è solo pericolosissimo per la salute, ma anche per la nostra economia. Pensiamo a quell’economia “reale” fatta di lavoratori autonomi, artigiani, studi professionali, ma non dimentichiamo nemmeno il comparto turistico, le strutture ricettive, e a cascata, a scendere, fino alle famiglie stesse. Tutti già in profonda difficoltà, in un sistema economico che si è dimostrato essere fragile e che rischia seriamente di non riuscire a reggere l’impatto della situazione che si sta delineando. Gli aiuti vengono assicurati, ma al momento solo a parole: urgono invece soluzioni concrete, iniezioni di liquidità, che in questo momento non si sono ancora viste e non si sa se saranno effettivamente operative, né quando. Il sistema del credito se ne dovrebbe far carico con garanzie reali dello Stato. Temiamo che il peggio debba ancora venire: sarà sicuramente a fine mese, quando si dovranno effettuare i pagamenti, e in molte realtà saranno assenti le dovute coperture per i mancati incassi. Tante aziende andranno in difficoltà e se la situazione dovesse perdurare potrebbero precipitare in una caduta vorticosa fino al dramma della chiusura. Una realtà di cui purtroppo, oggi, ben pochi sembrano essere consapevoli.

Federazione provinciale Fratelli d’Italia Cuneo

«Emergenza e treni, Racconigi ancora penalizzata»

Egregio direttore,

in questi giorni Trenitalia sta modificando la disponibilità dei treni sulla linea Torino-Cuneo e Torino-Savona riducendo di molto i treni disponibili, sovente senza informazioni chiare e aggiornate. Purtroppo, come già avviene da anni, i pendolari più penalizzati sono quelli di Racconigi perché i pochi treni rimasti, non sempre circolanti nelle fasce orarie idonee a recarsi al lavoro, non fermano nella stazione racconigese, nonostante la sua importanza e grandezza, ma fermano in paesi più piccoli. Visto che ci troviamo in una situazione di estrema emergenza, con persone che devono necessariamente recarsi al lavoro tutti i giorni, sarebbe opportuno che tutti i treni, anche i treni regionali veloci, fermassero in tutte le stazioni senza “snobbarne” nessuna, garantendo così un effettivo servizio di pubblica utilità, visto che molto spesso i treni viaggiano vuoti.

Gianmario Fumero – Racconigi

«Non c’è la coincidenza, ma è rimasta la fermata»

Egregio direttore,

con la riorganizzazione del 2013 della linea ferroviaria tra Cuneo e Torino, voluta da Trenitalia e dall’Agenzia della Mobilità Piemontese, la città di Racconigi venne notevolmente penalizzata, con la soppressione di più della metà delle fermate, a favore della vicina stazione di Cavallermaggiore che beneficiava della presenza della diramazione verso Bra, in modo da garantire le coincidenze per la città braidese. In questi giorni, a causa dell’epidemia del coronavirus, sono state soppresse molte linee ferroviarie e tra queste anche la Bra Cavallermaggiore, però inspiegabilmente i treni regionali veloci continuano a fermarsi nella stazione di Cavallermaggiore anche se non ci sono le coincidenze per Bra. La cosa è alquanto bizzarra perché se la motivazione di far fermare i treni nella stazione di Cavallermaggiore era dovuta a garantire le coincidenze per Bra, adesso non essendoci più questa necessità i treni regionali veloci non dovrebbero più fermarsi oppure, vista la situazione particolare in cui ci troviamo, gli stessi treni dovrebbero anche fermarsi a Racconigi, considerando che questa città ha il doppio degli abitanti rispetto a Cavallermaggiore e, conseguentemente, un numero maggiore di persone che devono muoversi anche in questi giorni di emergenza che ha fatto sì che i treni disponibili tra Cuneo e Torino sono stati ridotti notevolmente.

Luigi Rosso – Racconigi

«Caseificio Biraghi, vicino ai cavallermaggioresi»

Egregio direttore,

In questi giorni così bui, mi permetta di rubare qualche riga al suo giornale per esprimere un sentito ringraziamento. Qualche giorno fa mi sono recato allo spaccio della ditta Biraghi, a Cavallermaggiore; all’interno dello stesso ho trovato, oltre a moltissimi prodotti a disposizione (caseari e non), la cortesia, la professionalità, la voglia di sorridere (nonostante tutto) di sempre, oltre ad uno sconto pari al 30% su tutta la spesa, riservato ai residenti in città. Inutile dire quanto questi aspetti siano stati graditi Il mio “grazie” va quindi a tutto l’organico aziendale della Biraghi, ditta cavallermaggiorese da sempre, da anni però ottimamente impegnata nella somministrazione dei suoi prodotti a livello nazionale e mondiale. Cordiali saluti.

Michele Baravalle - Cavallermaggiore

«Testimoni di Geova perseguitati in Russia»

Riceviamo e pubblichiamo

I cinquecento Testimoni di Geova del saviglianese, noti per la loro opera di evangelizzazione di casa in casa e per la consistente presenza alle riunioni di studio biblico settimanali nelle quattro Sale del Regno del circondario, hanno accolto con molto rigore i recenti decreti governativi per arrestare il propagarsi dell’epidemia in atto. Come in tutta Italia, è stata adottata la sospensione di tutte le riunioni di culto e l’annullamento di ogni attività di evangelizzazione a diretto contatto con la popolazione. Attraverso lettere, posta elettronica e social, è rivolto l’invito ad accedere al sito ufficiale JW.ORG, da cui è possibile scaricare video, pubblicazioni e leggere la Bibbia online. Non meno preoccupazione suscitano nei Testimoni locali le notizie provenienti dalla Federazione Russa. Secondo fonti autorevoli, oltre 300 loro confratelli sarebbero sotto processo per estremismo, 163 già agli arresti, di cui alcuni condannati da tre a sei anni; 200, fra i 18 e gli 89 anni, inseriti nell’elenco dei sospettati. Alcuni sarebbero stati picchiati selvaggiamente e torturati. Agli arresti si aggiunge la perquisizione in circa 900 abitazioni, da parte di agenti armati e incappucciati, licenziamenti e revoche della pensione. Le ragioni di un tale trattamento? La Chiesa Ortodossa Russa e il governo si sono alleati per eliminare tutto quello che è percepito come antagonista. Dopo aver varato nel 2016 una discutibile legge che consente di bollare come “estremista” tutto ciò che contraddice gli insegnamenti delle religioni tradizionali, è stata messa in atto una persecuzione “legalizzata”; anche se quella dei Testimoni è, finora, l’unica comunità religiosa cristiana colpita. Centinaia di migliaia di persone pacifiche possono essere ora considerate sgradite e addirittura pericolose.

Alberto Bertone, portavoce Testimoni di Geova Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta

«Giusta la positività ma non è andato tutto bene»

Pubblichiamo, con il consenso dell’interessato, una riflessione fatta da Giorgio Nova, direttore del Pronto Soccorso di Savigliano, che sui social ha espresso il suo pensiero su hastag #andratuttobene. In uno dei rari momenti di riposo di questi giorni, mentre seguo l’andamento del nostro Pronto Soccorso e di quelli della Regione (informandomi anche sulla situazione in Italia, Europa e mondo), ho fatto questa riflessione.

Non ho nulla contro chi prova ad affrontare con positività questa situazione, cercando di trovare la giusta forza nel vivere un momento così delicato. Tuttavia, mi spiace, ma c’è qualcosa che mi disturba nelle tante affermazioni che passano sui social, della serie “andrà tutto bene”. So che l’intenzione è indurre positività, coraggio, perseveranza, persistenza, sostenere chi combatte quotidianamente, giorno e notte, contro questo virus e mi scuso con tutti quelli che scrivono questi pensieri (assolutamente sinceri e graditi), ma non si può dire “andrà tutto bene” perché tutto bene non è già andato! Già ora sono morte migliaia di persone di troppo; morte da sole, lontane dai propri cari, con tubi, sondini, cateteri (tutti accessori necessari per gestire un paziente intensivo). Persone che non potranno avere neppure delle esequie degne del loro glorioso vissuto (alcuni sono anche morti “combattendo”), degne dell’affetto che le ha circondate in vita (te visto quanto si è detto sulle scelte giovani/vecchi: tanto vecchie potevano essere queste persone, tanto affetto hanno dato ed hanno avuto). Esequie che dovranno essere celebrate in fretta per non fare assembramenti, senza la possibilità che qualcuno prenda un microfono e dica: "Era una brava persona, un marito fedele, un padre affettuoso" (lo si dice per tutti, ma è giusto che sia così, dovrebbe essere così per tutti!). E non ho parlato delle migliaia, milioni di malati che guariranno, ma con sofferenze importanti per tutti. Non è già andato tutto bene perché un politico di primo piano può palesemente programmare una quantità di morti esorbitante alla luce di un darwinismo neanche più "sociale", ma direttamente biologico, favorendo - invece di ostacolare - una pressione di selezione cui forse ormai soltanto lui crede riguardi solo i “vecchi”, ma che anzi potrebbe colpire "i migliori" e giovani (e anche questo è comunque un ragionamento inammissibile). Non è già andato tutto bene perché questa situazione ha compromesso la vita di molti che potrebbero perdere il lavoro o ridurre drasticamente il proprio reddito magari già appena sufficiente. Alla fine certamente ci sarà una ripresa, una ripartenza, come dopo tutte le grandi crisi epocali, come dopo una guerra (e sì che siamo in guerra), ma non saremo più come prima. E poi, quanta fatica. E non è andato tutto bene perché un essere subcellulare di alcuni nanometri di diametro, che non è neppure capace di riprodursi senza parassitare una cellula vera e propria, è riuscito a limitare la libertà di milioni di persone (forse miliardi), a parte quelle che svilupperanno l’immunità di gruppo. Per carità: stiamo a casa! Ma è indubbio che questa nostra libertà è stata pesantemente violentata, non solo perché chiusi in casa, costretti a ferie forzate, o a turni massacranti in ospedale e addirittura messi nelle condizioni di andare a caccia delle mascherine, ma anche e soprattutto perché d'ora in poi avrà un altro significato stringersi la mano, darsi un bacio, guardarsi negli occhi da vicino, persino uscire di casa liberamente. Certo da una parte valorizzeremo di più questi gesti, ma contemporaneamente potremo allo stesso modo caricarli di significati anche negativi, cioè adombrarli con il sospetto, il dubbio, la circospezione, perfino con la paura. Non è già andato tutto bene e non sarà andato tutto bene anche quando ne usciremo, perché ne usciremo, certo che ne usciremo, con le ossa rotte ne usciremo; non sarà andato tutto male se impareremo qualcosa dalla solidarietà che stiamo sperimentando, dalla abnegazione di tutte le persone impegnate su tutti i fronti, dal significato di una "sanità pubblica", se impareremo a decidere sul significato di scelte strategiche: se è meglio comprare respiratori o aerei da combattimento (prova a bombardare il coronavirusduemiladiciannove), oppure, qualcuno potendo pensare che l'affermazione precedente sia demagogica, se è meglio costruire ospedali o comprare aerei (che è più concreta e vicina a noi cuneesi e saviglianesi). Se impareremo qualcosa sul significato del pagare le tasse! Se continueremo ad esercitare la solidarietà con i sofferenti, sfortunati, gli ultimi della terra. Questa è la vera speranza (chiedo scusa, colpo di presunzione: io credo che questa sia una speranza che vale). Vi saluto con una forte e contagiosissima stretta di mano che sa comunque di gel alcoolico (tanto è virtuale).

Giorgio Nova - Savigliano

«Si aprirà a Verduno un ospedale davvero nostro»

Il Presidente Alberto Cirio e l’Assessore alla sanità della Regione Piemonte Luigi Genesio Icardi hanno annunciato l’apertura di una parte del nuovo ospedale di Verduno per i pazienti affetti da coronavirus, appena ottenute le ultime certificazioni mancanti. Se tale mossa sarà confermata dai fatti e soprattutto se sarà effettuata in tempi brevi, sarà fondamentale per salvare tante vite umane. È di tutta evidenza che il numero dei contagi continuerà ad aumentare ancora per qualche giorno e nella nostra Regione, stante anche l’elevato numero di anziani, la percentuale delle terapie intensive è decisamente alta (circa 180 persone su un migliaio di contagiati). Dedicare qualche padiglione di una struttura molto grande come quella di Verduno equivarrebbe grossomodo a costruire un nuovo ospedale per il coronavirus, come è stato fatto in Cina. Questo è il tempo dell’emergenza sanitaria, nel quale è prioritario limitare i contagi e salvare vite umane. Lo si fa attraverso comportamenti individuali (restare a casa, lavarsi sovente le mani, non toccare naso, bocca e occhi, indossare le mascherine etc..) e mediante la messa a disposizione di nuovi posti letto di terapia intensiva. Lo si fa anche ponendo medici e infermieri nella condizione di poter lavorare in sicurezza dotandoli di idonei dispositivi a partire dalle mascherine professionali, la cui mancanza rappresenta una delle maggiori criticità di questi giorni. L’ospedale di Verduno può essere il vero punto di svolta nella gestione di questa epidemia. E forse l’apertura in questo momento rappresenterà anche il modo per “riconciliare” noi, cittadini del territorio di Alba-Bra-Langhe e Roero, con una struttura che, considerati le peripezie e i ritardi nella costruzione, non abbiamo mai sentito nostra fino in fondo.

Maurizio Marello – Consigliere regionale Pd

«Verduno, finalmente la politica che decide»

Egregio direttore,

non scrivo queste poche righe per attribuirmi un merito che non credo di avere. Non l’ho fatto aprire io l’ospedale di Verduno. Ma conosco bene la verità di come si sta arrivando a questa “sacrosanta” apertura. Diciamo semmai che ho contribuito ad accelerare i tempi in un contesto nel quale questa era l’unica strada di buon senso da seguire. Ergo, non mi sono inventato nulla. Strano piuttosto rilevare, come a larga parte della politica locale non fosse venuto in mente di richiamare l’attenzione su Verduno. Poche ore dopo che il sottoscritto aveva dichiarato l’urgenza di aprire Verduno e destinarlo al Covid 19, parte della politica si è rimessa in cammino su un campo che ancora oggi minato. L’apertura del nuovo ospedale di Verduno resta uno dei grandi misteri italiani che forse il dramma di questi giorni potrebbe contribuire a risolvere. Mi spiace francamente sentire e leggere di tanti che ora si attribuiscono meriti che non hanno. Prima di questa pandemia, e dunque in tempi non sospetti, il 99,9% della politica locale e regionale ha sempre e solo parlato. Ed oggi, nel momento in cui serviva essere risoluti, lo stesso 99,9% è rimasto silente dimostrando ancora una volta di non saper prendere una posizione risoluta facendo seguire alle chiacchere i fatti. Sempre dietro l’onda. Mai un atto di coraggio. C’è voluta la lettera di un sindacalista scritta di getto in un giorno nel quale le notizie drammatiche su reparti degli ospedali cuneesi e piemontesi che si stavano infettando si susseguivano, e c’è voluta la determinazione ed il coraggio (arrivati prima dell’onda) di un presidente della Regione che dalla quarantena ha deciso di assumersi tutte le responsabilità. Questa è la politica che vorremmo sempre vedere. Quella che decide con ragione e consapevolezza. Forse, questo maledetto virus, qualcosa di buono sta portando. È la reazione positiva di una parte della nostra società che in modo trasversale pensa e, conseguentemente, agisce.

Alessandro Bertaina - Segretario Cisl Fp Piemonte

«Sono abituato al confronto posso anche sbagliare»

Egregio Direttore,

Ho scritto poco tempo fa su come la Francia di Macron affrontava in modo diverso il problema Coronavirus. Una semplice constatazione vissuta direttamente. Come sempre avviene alcuni mi hanno dato ragione altri proprio no! Ci sta...ci sono abituato. Quello che non accetto è che si sostenga che scrivo ca....e! Sono abituato a discutere, a confrontarmi, anche a scontrarmi mettendoci però sempre la faccia. Molte volte con ragione in alcuni casi, magari, sbagliando. Del resto è sufficiente ricordarsi le dichiarazioni altalenanti e contraddittorie dei vari politici che ci governano per rendersi conto della confusione generata sulla pandemia, altro che ca....e! In questi frangenti ricordiamoci però anche dei tagli alla Sanità prodotti da Monti in poi, ricordiamoci dei comportamenti tardivi e puramente di facciata dell'Unione Europea, ricordiamoci della dichiarazione sconcertante della presidente della Banca Centrale Europea, ricordiamoci della riserva, tutta politica, sulla chiusura delle frontiere. Io, naturalmente, rispetto le direttive nazionali ma, come tanti saviglianesi, continuo a lavorare, con mia moglie e mio figlio in prima linea per le strade così come le tantissime infermiere, infermieri e medici che, negli ospedali e a differenza di alcuni politici, alle parole fanno prevalere i fatti e un'encomiabile, professionale dedizione. In ogni caso e per quanto possibile…oggi restiamo a casa.

Fulvio D'Alessandro - Savigliano

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