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Al direttore

«Ci si accorge solo ora del valore delle Province»

Egregio direttore, finalmente a livello politico nazionale ci si sta rendendo conto che la questione di ricostituire le Province è di pressante attualità. Oggi, in campagna elettorale c’è tanta carne al fuoco, ma la si affronterà per forza di cose dopo le imminenti elezioni. È dai Comuni, è dal territorio però che devono sorgere iniziative per fare comprendere che la Provincia è una forma di organizzazione decentrata che con un forte radicamento appartiene alla storia d’Italia, argina il centralismo regionale che rivela spesso una insensibilità verso i fatti periferici, una burocrazia esasperata, una non conoscenza o lontananza dei problemi del territorio, che ricadono negativamente sulle comunità locali. Nel sistema delle autonomie la Provincia ha avuto inoltre un ruolo essenziale di programmazione e di sviluppo economico. Con la legge Delrio del 2014 (ostinatamente voluta dal governo di centrosinistra Renzi), partiti ed organi di informazione filogovernativi, di fronte alla opinione pubblica stremata da sprechi, privilegi e corruzione, ridotta a pensare che qualsiasi eliminazione delle strutture dello Stato ormai fosse auspicabile, hanno trovato conveniente l’alibi della eliminazione delle Province, anziché accorparle e renderle più funzionali. Ma di fatto in mancanza di progettualità per la riforma degli Enti locali e anche per ragioni di predominio politico, le Province sono rimaste in piedi, ma le si sono ridotte in coma. Sono state tolte risorse e allontanati dipendenti di esperienza e competenza. I risparmi sulla spesa globale sono stati modesti, tali da non valere lo scopo propagandato, come ha sostenuto l’ex ministro dell’Economia Tremonti. Oggi la stessa Corte dei Conti riscontra che dal 2012 al 2018 i tagli delle manovre economiche sulle entrate proprio delle Province sono stati del 60%, “manifestamente ingiustificati”. Si è persino privato i cittadini del diritto di andare a votare i propri consiglieri provinciali. Con questa nuova espropriazione della democrazia partecipativa (come si voleva fare anche per l’elezione del Senato) si è, tra l’altro, impedito che qualificati esponenti della politica e della società civile potessero essere eletti in Consiglio provinciale, per affidare questa possibilità solo ai consiglieri comunali già eletti, di cui molto spesso non si conosce né capacità né identità. Mentre di fronte all’esperienza preoccupante di questi ultimi anni stanno reagendo Associazioni produttive, esponenti politici ed amministratori che si sono resi conto della necessità di adeguati servizi, studi e progetti che solo la Provincia può fornire, adesso si erge perentorio il Movimento 5 Stelle, la cui affinità di fondo con il Pd è sempre più evidente, per dichiarare guerra alle Province, “un poltronificio da tagliare”, e affidare ogni funzione e servizio a Regioni (quasi tutte inefficienti) e Comuni (in gran parte in difficoltà finanziarie). È, invece, con determinazione che noi rilanciamo l’impegno di quelle forze politiche ha fatto della difesa della Provincia una bandiera istituzionale e politica, a cominciare negli anni dall’M.S.I.- Alleanza Nazionale, alla Lega e a Fratelli d’Italia. Ci sarà pure un motivo di efficienza amministrativa e di funzionalità di programmazione se in Europa la grande maggioranza degli Stati si basa anche sulle Province.

Paolo Chiarenza, ex consigliere provinciale

«Guardandovi siamo certi di aver fatto un buon lavoro»

Riceviamo questa lettera indirizzata ai ragazzi della III E del ’92:

Essere ricordati dai propri alunni scalda il cuore, condividere con loro una gustosa cena lo fa ardere di gioia! Grazie ragazze e ragazzi, siete stati meravigliosi e ci avete mostrato che la scuola semina valori di vita quando insegnanti e genitori si danno la mano per educare: da voi è uscito il meglio. Ancora grazie ragazzi. È difficile spiegarvi la gioia che abbiamo provato nel vedervi e capire che siete ancora uniti ora ultraquarantenni. L’obiettivo della socializzazione che ci eravamo proposti lo abbiamo raggiunto. Siamo tutti promossi, voi e noi. Ciao a tutti!

Ester, Maria Agnese, Maria Teresa, Marisa, Mino, Nesti, Rita e Trucco – Racconigi

«Condividere è l’arma più potente contro l’odio»

Riceviamo e pubblichiamo:

La Biblioteca di Marene, nella mia persona, vuole ringraziare tutte le persone che lo scorso giovedì 2 maggio hanno collaborato nella buona riuscita della gita degli studenti delle terze elementari delle scuole marenesi alla scoperta delle nostre campagne. Sicuramente bisogna ringraziare il Comune di Marene, in particolar modo Adriano Crosetti che si è reso disponibile nell’accompagnarci in ogni luogo richiesto. Un grazie va anche al gruppo ANA marenese, soprattutto gli alpini Beppe Zorniotti, Cesco Allocco, Cesco Panero, Giovanni Testa, Guido Cedrani e Tonio Bressi capitanati dal nuovo presidente Michele Favole, che con grande disponibilità hanno preparato pranzo alla Valle, portando dalla loro sede i tavoli, le panche e tutto il necessario per rendere felici i bambini. Grazie anche ai frazionisti della Valle, ed in particolar modo al massaro Roberto Querio, che hanno deciso di ospitarci. Grazie a Ciano Mondino che ci ha aperto la Chiesa dei Battuti Bianchi, alla famiglia Toscano che ci ha dato il permesso di visitare la torretta di Montemaggiore, alla famiglia Guidobono Cavalchini Garofoli per averci ospitato al borgo della Salza e offerto merenda e a Giulia Barberis per averci fatto compagnia al pomeriggio. Infine, i miei più sentiti ringraziamenti vanno alle maestre Grazia, Laura e Sonia e in più in generale all’Istituto Comprensivo Papa Giovanni XXIII per averci coinvolto in quest’iniziativa, dando valore al nostro operato e alla nostra idea di Comunità attiva ed inclusiva attraverso la valorizzazione della Cultura. Condividere e conoscere sono le armi più potenti contro l’isolamento, l’odio e la gelosia che imperversano nel nostro tempo. Giovedì è stato tutto ciò e non c’è nulla di più bello che vedere adulti e giovani felici perché si sentono parte di una Comunità.

Marco Biolatti - Marene

«Quando la professione diventa una vera missione»

Egregio Direttore,

Desidero esprimere un ringraziamento sentito, di cuore, per tutto quello che l'amico e dottore Paolo Siccardi ha fatto per noi. Non so se ci ha salvato la vita, sicuramente la diagnosi precoce e il sostegno puntuale, professionale, ha permesso a me e a mia moglie Cristina di gestire con speranza e di superare entrambi patologie oncologiche molto complesse. A lui ho dedicato un capitolo del mio libro perché la sua è stata veramente una missione condotta con professionalità, simpatia, umanità e quella sana ironia che distinguono una brava persona. Lui ha curato sempre prima il paziente e poi la malattia. Mi auguro possa adesso, in pensione, coltivare passioni che ci hanno per anni accomunato: arte, mostre e viaggi. Grazie Paolo per quello che hai fatto per noi e forza...sempre avanti.

Fulvio D’Alessandro - Cristina Grosso - Savigliano

«La festa di San Giuseppe, tradizione che non sbiadisce»

Riceviamo e pubblichiamo:

Avevamo ancora le ginocchia sotto le tavole imbandite per il Natale quando i due rettori Paola ed Enrico iniziavano ad operarsi per organizzare la festa di San Giuseppe. Per chi non sapesse di cosa si tratta è la festa che ci sarà la prossima settimana a Monasterolo di Savigliano. Per molti, però, non si tratta semplicemente di una festa bensì di una vera e propria Istituzione fatta di tradizioni, riti e ricordi. L’alone di festa, lo scricchiolio del parquet sotto i piedi, il profumo del buon cibo, la fisarmonica, la cena al sacco, le pignatte, la lotteria, … tutto questo è San Giuseppe. Per la buona riuscita della festa i rettori “reclutano” le loro instancabili famiglie, parenti, amici e tutti coloro che desiderino dare un contributo. Ed ecco che ci si ritrova sotto al padiglione delle feste, sotto l’occhio vigile e discreto della torre del castello che da lassù, oramai da anni, contempla felice lo stesso festoso panorama.Un inevitabile pensiero, certo, vola a chi non c’è più ma anche a chi c’è e a chi ci sarà perché le tradizioni non sarebbero tali se non potessero essere tramandate nel tempo. Siamo agli sgoccioli e manca davvero poco agli inizi dei festeggiamenti, non resta che augurare a Paola ed Enrico un grande in bocca al lupo!

Corrispondente dalla Contea - Monasterolo

«L’esempio negativo arriva sempre dagli adulti»

Egregio Direttore, Martedì 10 aprile a Novara si sono svolti i campionati regionali studenteschi di scacchi TSS (Trofeo Scacchi a Scuola). Durante l'ultimo di gara due squadre della categoria Cadette femminili (II, III Media) hanno deciso, prima della partita, di pattare. Per rendere effettivo il loro accordo, hanno mosso un pezzo e poi hanno chiamato gli arbitri per la patta. In questo modo entrambe hanno avuto la certezza di essere qualificate ai nazionali, ma hanno privato la quarta classificata della possibilità di giocarsi la qualificazione lealmente. È una pratica talvolta utilizzata in tornei ad alto livello, ma in un torneo di livello studentesco la trovo davvero inopportuna. Io, come insegnate ed accompagnatore della squadra, ho scritto un reclamo all'organizzazione poiché ritengo che questo comportamento sia contrario ai valori dello sport che la scuola deve diffondere. L'organizzazione ha affermato di voler cambiare il regolamento del torneo, ma si è detta impotente sostenendo che il regolamento vigente permette comportamenti di questo tipo. Sostanzialmente la tesi è stata: capiamo, ma abbiamo le mani legate. Da educatore, sono molto amareggiato che non si voglia dare un segnale contro una pratica che io ritengo contraria ai valori dello sport e più in generale dei valori di cittadinanza di cui la scuola dovrebbe essere custode e promotrice. Vedere dei ragazzi di 13-14 anni scegliere di non giocare per puro calcolo non è stata una bella scena di sport. Il ritratto è stato reso ancora più triste dal comportamento dell'accompagnatore di una delle due squadre: un adulto che è stato il motore della combine. L’idea ovviamente non è arrivata da loro: i ragazzi a quell'età hanno solo voglia di giocare, non vogliono fare calcoli. Una mia alunna ha commentato: “L’arbitro ad inizio torneo ci ha detto che la regola della giornata sarebbe stata Fair Play e poi hanno permesso questa sceneggiata”. Non ho da aggiungere.

Ubertino Battisti - docente di Caramagna

«Chiusura parco del Castello: colpa delle riforme Pd»

Egregio direttore,

in seguito all'incontro con il direttore del Castello abbiamo inviato al Ministro dei Beni Culturali Bonisoli una dettagliata relazione. L'attuale chiusura di questo vero e proprio tesoro del Piemonte è avvenuta in seguito alla caduta di un albero di frassino ad agosto 2018. L'intervento di un agronomo ha messo in luce la necessità di interventi su altri alberi di alto fusto. Così per precauzione e sicurezza il parco è stato chiuso. Sebbene la spesa per l’abbattimento degli alberi, le potature e la messa in sicurezza sia inferiore a 40 mila euro, il Polo Museale ha scelto di fare riferimento alla figura del Manutentore Unico, attraverso la procedura informatizzata nazionale. A questo punto l'intera vicenda ricade nelle maglie del “Decreto Musei”, la cosiddetta “Rivoluzione Franceschini” che ha condotto alla nascita di un sistema museale nazionale. Nella riforma citata i musei vengono separati dai territori scindendo uffici, biblioteche, archivi ed insomma generando un caos totale. La riforma targata PD ha prodotto la netta separazione tra tutela e valorizzazione, generando un’iper-burocratizzazione che rende inefficace l’azione di tutela del Ministero. Ed è proprio questa burocrazia che stritola il Parco del Castello in un incastro tra Polo Museale e struttura territoriale. Dopo la nostra dettagliata relazione auspichiamo in un intervento risolutore del Ministero per restituire ai cittadini cuneesi ed all'intero Piemonte il Parco del Castello di Racconigi.

Mauro Campo, consigliere regionale M5S Gruppo M5S Racconigi

«Perchè strumentalizzare le associazioni a fini politici?»

Egregio direttore,

il Partito Democratico racconigese esprime amarezza per la decisone della sezione locale di Fratelli d'Italia, di cui è esponente il sindaco Valerio Oderda, di presentare i propri candidati alle Elezioni Regionali ed Europee, durante l'evento di promozione sociale dell'A.R.S.H.A Onlus, tenutosi a Racconigi in data 5 aprile. Crediamo che le associazioni territoriali, a maggior ragione quelle con fini nobili e importanti come la suddetta Onlus, non debbano essere sfruttate per fini elettorali.

Federico Soldati - Segretario PD, sezione di Racconigi

«Un grido di dolore per il nostro santuario»

Egregio Direttore,

Mi rivolgo a Lei per lanciare un “grido di dolore”. Da mesi anche sul suo giornale si parla sovente del Santuario della Madonna delle Grazie, senza arrivare a soluzioni nonostante l’impegno di tante persone. Forse chi non è nato in Cavallermaggiore non può capire fino in fondo cosa rappresenta per la nostra città. Mi sono decisa a prendere carta e penna quando ho saputo che nel mese di Maggio, mese mariano, al Santuario non verrà celebrata alcuna Messa. Capisco la mancanza di sacerdoti ma se passa così il mese di Maggio, il prossimo agosto c’è il rischio che vengano cancellati tutti i festeggiamenti, comprese la santa Messa del voto e la processione notturna. Scusate lo sfogo.

Lettera firmata – Cavallermaggiore

«Da semplice insegnante ora sono diventata consigliera»

Riceviamo e pubblichiamo:

Approfitto della disponibilità del giornale per raccontare un ventennio circa di docenza presso l’Unitré di Savigliano. Il corso “Riabilitazione motoria”, di cui sono una dei docenti, è sempre molto seguito, anche per i suggerimenti che i medici di base ed i vari specialisti forniscono ai propri mutuati, oltre che per la maggior attenzione personale alla propria salute e forma fisica. Negli anni, vista la richiesta degli utenti, il corso ha incrementato la sua durata, e da tempo si struttura in 30 sedute, da ottobre a maggio, in parallelo ai corsi dell’Università. Il mio scritto è rivolto ad un altro aspetto, quello relazionale, che è l’essenza del corso. Molti dei miei “studenti” sono storici, addirittura dal primo corso (raccontano aneddoti di quando, per iscriversi, facevano la coda dalle 5.30 il giorno di apertura della segreteria!), e molti si sono avvicendati negli anni, transitando ai colleghi ma sempre mantenendo l’ottica della Riabilitazione motoria. Qualcuno ha abbandonato per motivi personali o di salute, altri purtroppo nel corso degli anni ci hanno lasciato per sempre, e con tristezza e affetto li ricordiamo a inizio corso e durante le lezioni. La potenza di questi corsi è data da impegno, compartecipazione, sostegno e amicizia che durante il lavoro svolto insieme crescono e motivano anche chi è più fragile. Io non so se è più quello che insegniamo ai nostri allievi, o quanto il lavorare in gruppo trasmette a noi docenti. Vi scrivo non per un addio (continuerò il corso finché potrò, se lo vorrete), ma soprattutto per un Grazie. Grazie perché da maestra-figlia nel tempo sono diventata consigliera-sorella: ci siamo scambiati nozioni, suggerimenti, ricette, racconti di viaggi e libri, mangiato pizze e insieme riso molto, senza perdere mai tempo. Abbiamo cercato di essere allegri, e nell’ora di lezione problemi e preoccupazioni li abbiamo sempre lasciati nello spogliatoio. Ho finito: era indispensabile che vi comunicassi che siete persone belle, forti, costanti, e che l’Unitre è veramente una scelta importante e completa per arricchire la propria personalità, a qualsiasi età. Semper ad maiora.

Iose Mattarozzi – Savigliano

«Non è giusto, ma non posso far finta di nulla»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta da padre Franco Sordella, missionario alla Faraja House in Tanzania:

“Non è giusto” continua a ripetere Mudi sconsolato perché per la seconda volta gli hanno rubato una calza della divisa scolastica! Mi unisco alla sua litania...’Non è giusto’ per le tante ingiustizie di cui siamo stati vittime in questi ultimi anni: non è giusto! Poi lo sguardo mi cade sul moncherino del piede di Ivan e mi viene un ‘rigurgito’ di rabbia: quello ha perso una calza, ma Ivan ci ha rimesso un piede mentre lo trasportavano all’ospedale con una motocicletta e lui era svenuto per la febbre della malaria. Si accorsero solo all’arrivo, per l’odore di carne bruciata, e dovettero poi tagliargli quasi tutto il piede. Quante volte mi vien da dire come le tre scimmiette “Non parlo, non vedo, non sento”! Ma ora abbiamo aggiunto al nostro logo quella parolina ‘I care’ (mi interessa, il tuo problema è anche mio!). Non posso mai far finta di niente. Dall’ufficio assistenti sociali hanno portato da poco Hamisi: un bambino di 10/11 anni con un occhio gonfio e pesto e una ferita sul sopracciglio. Lo vedo quando torno a casa dopo qualche ora. Qui al Centro gli hanno dato da mangiare, ma non l’hanno ancora medicato. La matrigna l’ha battuto per bene, ma i vicini sono intervenuti e lo hanno portato alla polizia. Lo hanno interrogato a lungo per sapere la sua storia, poi hanno arrestato la matrigna che lo picchiava ‘regolarmente’. Lo hanno portato da noi sporco e affamato e neppure hanno pensato a medicarlo. Da qualche giorno va anche a scuola ed è molto intelligente. Per somma sfortuna però è anche malato di una malattia per ora ‘incurabile’. Pochi giorni prima avevano portato Ignas, 9 anni, mai andato a scuola, un linguaggio da ‘carrettiere’ e un caratterino da ‘strada’! Dopo la morte dei genitori è vissuto in casa di una vicina, ma anche lui sempre ‘in fuga’ dalle botte dell’uomo che sta con quella donna. ‘Non è giusto’ grida la mia anima. Ma poi devo ammettere che viviamo in un mondo pieno di ingiustizie ben più grandi e terribili: ma è possibile che tu mio Dio abbia creato uomini capaci di eccidi efferati, torture, ingiustizie e quant’altro? O siamo noi, la nostra società che crea questi mostri? Le nostre piccole ingiustizie fanno sorridere di fronte a mostruosità soprattutto sui bambini! E allora ‘avanti’! Nel tuo ‘piccolo mondo’ fai quello che puoi per alleviare qualche sofferenza soprattutto nella Quaresima e nel tempo di Pasqua. Grazie a Voi Amici riusciamo ad asciugare qualche lacrima. È lo scopo del nostro Centro: Faraja vuol dire Consolazione! Per due anni non abbiamo potuto accogliere tanti bambini, anziani, malati per il poco spazio e per il grande impegno della ‘ricostruzione’ del Nuovo Centro: ora la Nuova Faraja è una realtà e mancano pochi...’passi’ ma già stiamo programmando ‘l’esodo’. Siamo rimasti fermi per lunghi periodi per difficoltà varie e anche per mancanza di fondi. Ancora ci mancano un po’ di letti, materassi, coperte, mobilio, ma soprattutto la trivellazione di un pozzo per l’acqua potabile in programma da tempo ma sempre rimasto nel ‘cassetto della speranza’. Per un po’ ci arrangeremo! Grazie a voi Amici che avete contribuito generosamente e grazie anche ai tanti Benefattori locali che a tutt’oggi continuano a sostenerci con Amicizia e generosa Condivisione. I Bambini intanto sono cresciuti anche di numero, con cinque nuovi arrivi: 2 bambine e tre bambini. Ogni tanto ne abbiamo qualcuno portato dall’ufficio assistenti sociali o dalla Polizia, per un periodo più o meno lungo in attesa di essere riportati a casa da dove sono scappati o semplicemente in attesa di sapere da dove proviene. Bambini trovati al mercato o per strada e portati alla polizia da qualcuno che è stato derubato o perché il bambino è sporco, affamato e...abbandonato. Il prossimo 1° Maggio la Faraja compirà 22 anni e speriamo di far festa già nella Nuova Faraja pur continuando i lavori per finire l’ultima casa per i Bambini. Mancheranno altre costruzioni come il salone e la casa per ospiti, ma è meglio lasciare un po’ di lavoro a qualcun altro. Per ora siamo soddisfatti e col cuore pieno di gioia andiamo verso la Pasqua. È una grande opera creata con un progetto della CEI e la partecipazione di Tanti! A voi tutti Amici auguriamo gioia e serenità per le prossime festività pasquali! Continuiamo a ricordarvi e a pregare per Voi tutti Amici e Benefattori.

Padre Franco Sordella – Tanzania

«Grazie ai nonni vigili per esserci sempre»

Riceviamo e pubblichiamo:

Sole, pioggia, nebbia, neve, caldo, freddo. Lo troviamo ogni mattina lì, puntuale, alle 7,45 con la sua pettorina su cui spicca la scritta ausiliario di vigilanza, all’incrocio tra via Danna e via san Pietro, davanti alle scuole medie che un tempo si chiamavano Marconi. Dipana il traffico intenso del mattino: le auto con cui i genitori portano i figli a scuola, i ragazzi in bicicletta, i pedoni. Con cenni decisi e abili dovuti all’esperienza di anni, blocca il flusso dei veicoli, fa passare un ragazzino, una bicicletta, invita un gruppetto di studenti ad attraversare sulle strisce, per poi ridare via libera alla fila di vetture che si è andata creando, in un senso e poi nell’altro e così via fino all’apertura delle scuole che determina la fine del caos. Un servizio portato avanti giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, con costanza, in silenzio, sorridendo a tutti. Pur concentrato per svolgere con attenzione il compito di vigile, sorride e ormai saluta gli habitué come me, mamma di due ragazzi che quasi ogni mattina gli passa davanti. Col tempo, mattina dopo mattina, ci è venuto spontaneo salutarci, con un cenno del capo, senza esserci mai parlati né incontrati diversamente, senza conoscerci di nome, si è creato un legame. Le pochissime volte in cui manca all’appello, quasi mi preoccupo, perché lo penso forse influenzato o indisposto e quando lo rivedo sono sollevata. Queste poche righe, che da tempo volevo scrivere, vogliono essere in primo luogo un ringraziamento di cuore per il servizio svolto dal “mio” nonno vigile, ma anche un plauso a tutti i volontari che hanno aderito a questo progetto con sensibilità e senso civico e che ogni giorno, supportando la Polizia Municipale, si prodigano in questa forma di partecipazione attiva per assicurare ai nostri figli e a noi una sicurezza in più.

Fiorella Girone - Savigliano

«Non lasciamoci demotivare dal cibo gettato nei campi»

Riceviamo e pubblichiamo:

“Negli scorsi giorni la cronaca locale ha riportato una di quelle notizie che lasciano tutti con l’amaro in bocca: alcune borse piene di cibo, tra cui anche pacchi chiaramente distribuiti da organizzazioni benefiche e destinati alle persone povere, sono state ritrovate abbandonate sul ciglio della strada. Alla domanda che immediatamente sorge intorno al perché di un atto del genere sembra conseguire necessariamente una risposta di merito: “Perché i destinatari di quel cibo non ne avevano bisogno”. Cosicché a qualcuno potrebbe parere necessario un miglior discernimento da parte di chi distribuisce risorse ai poveri, a qualcun altro pare evidente l’inutilità o addirittura la dannosità di un certo modo di farsi vicini agli ultimi, per altri ancora si dimostra la necessità di controlli più severi e di punizioni concrete per chi se ne approfitta. Se la domanda è non solo legittima ma addirittura necessaria, gli operatori di carità se la sono posta con serietà, le risposte e le indicazioni sul cosa fare rischiano di rimanere alla superficie della questione e portare fuori pista. Siamo tutti interpellati, specie in tempi così complessi come gli attuali, sulle modalità più adeguate per stare accanto ai poveri in modo che sia esaltata la dignità di ogni persona e garantita l’equità degli interventi. Negli ultimi anni la comunità saviglianese ha saputo lasciarsi interrogare, arrivando a ripensare i modi più usuali di intervento ed inventando soluzioni diverse di solidarietà. Ha investito sul lavoro comune tra le varie realtà sociali, pubbliche e private, e ha provato ad avviare occasioni di crescita. Basta pensare alle rilevanti e spesso riconosciute iniziative della San Vincenzo e della Comunità Papa Giovanni XXIII, all’accoglienza notturna per il periodo invernale, alla fitta rete intessuta dalla Caritas Interparrocchiale a partire dall’attività del centro di ascolto, all’accoglienza a medio periodo negli alloggi residenziali, fino a giungere all’emporio solidale nato nel percorso innovativo chiamato N.E.W. – Nuove Esperienze di Welfare – costruito insieme al consorzio Monviso Solidale, centro per l’impiego e Comune. Proprio l’emporio Bethlehem è dimostrazione concreta dello sforzo comune di evitare forme inappropriate di sostegno alla povertà alimentare e, anzi, della volontà di utilizzare la necessità di cibo come leva per entrare in contatto con quanti stanno facendo i conti con povertà e impoverimento ed aiutarli ad attivare tutte le loro risorse per affrontare e superare i momenti difficili. Si tratta di un processo evolutivo non ancora completato, ma ormai inarrestabile. Non sappiamo con certezza da dove vengano gli alimenti abbandonati qualche giorno fa a Santa Rosalia – anche se pare poco probabile si tratti di generi da Emporio - come nulla sappiamo di quelli ritrovati nell’agosto di due anni fa. Ma quelle buste ci chiedono di non semplificare il giudizio e di non indietreggiare rispetto al percorso intrapreso. Anzi, ci inducono ad intensificarlo con convinzione in maniera collettiva. Non sarà impegno esclusivo degli operatori della solidarietà: si tratta di una sfida per tutta la comunità, chiamata adesso a non lasciarsi demotivare dall’amarezza della notizia, continuando a sostenere il percorso di cambiamento intrapreso con l’apporto di pensiero, competenza, disponibilità e risorse. Quegli alimenti gettati via fanno emergere una sorta di duplice compito educativo. Il primo verso le persone più fragili che comprendiamo aver bisogno di vicinanza e di accompagnamento da parte di tutti. Il secondo verso la comunità saviglianese che è chiamata a saper costantemente guardare oltre l’immediato per costruirsi come luogo della corresponsabilità e dell’inclusione, partendo da un cammino compiuto, che occhi esterni, come quelli dello scrivente, hanno potuto vedere presente ed impegnato.

Pierluigi Dovis - direttore Caritas Diocesana Torino

«Servono impegni concreti per l’ospedale saviglianese»

Riceviamo e pubblichiamo:

Prendiamo atto di quanto riportato dal quotidiano La Stampa di Cuneo in merito alla sanità del territorio, in particolare le parole “Ci sono i soldi della Regione, 9 milioni di euro e l’Asl ne ha raccolti altrettanti (indebitandosi con le banche)”. Queste dichiarazioni suonano come un pesce di aprile in ritardo: purtroppo non corrispondono al vero, perché ci risulta che l’ASL non abbia contratto alcun mutuo, né avviato le procedure per individuare le banche. Il piano direttorio del dottor Magni dovrà essere convertito in altri interventi più urgenti, per consentire all’Asl di rispettare le norme relative ad antisismica e antincendi. Chiediamo che l’Asl CN1 produca l’evidenza dell’avvenuta stipulazione del contratto di mutuo per 9 milioni ipotizzati nell’articolo o dei bandi di gara per contrarre il prestito e che l’Asl CN1 produca l’evidenza del dettaglio dei lavori per “rivoluzionare” l’Ospedale di Savigliano, con un cronoprogramma reale. La Lega è stanca di questi annunci: il piano direttorio, per il quale non è ancora stato posto un mattone; il nuovo ospedale di Cuneo, che non ha ancora un progetto; la ripetuta apertura dell’Ospedale di Verduno, che avverrà solo dopo la campagna elettorale e probabilmente grazie al nuovo Governo della Regione. Occorre che i cittadini conoscano la realtà, per non essere tratti in errore da inutili proclami. Forse si tratta ‘solo’ degli 1,5 miliardi degli investimenti della Giunta Chiamparino, miliardi che non esistono nei bilanci regionali. La realtà testimonia perdite importanti nel bilancio di molte Asl e un anno 2019 peggiore del 2018.

Maria Giorgio Bergesio - senatore Lega Flavio Gastaldi - deputato Lega

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