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Al direttore

«Giusta la positività ma non è andato tutto bene»

Pubblichiamo, con il consenso dell’interessato, una riflessione fatta da Giorgio Nova, direttore del Pronto Soccorso di Savigliano, che sui social ha espresso il suo pensiero su hastag #andratuttobene. In uno dei rari momenti di riposo di questi giorni, mentre seguo l’andamento del nostro Pronto Soccorso e di quelli della Regione (informandomi anche sulla situazione in Italia, Europa e mondo), ho fatto questa riflessione.

Non ho nulla contro chi prova ad affrontare con positività questa situazione, cercando di trovare la giusta forza nel vivere un momento così delicato. Tuttavia, mi spiace, ma c’è qualcosa che mi disturba nelle tante affermazioni che passano sui social, della serie “andrà tutto bene”. So che l’intenzione è indurre positività, coraggio, perseveranza, persistenza, sostenere chi combatte quotidianamente, giorno e notte, contro questo virus e mi scuso con tutti quelli che scrivono questi pensieri (assolutamente sinceri e graditi), ma non si può dire “andrà tutto bene” perché tutto bene non è già andato! Già ora sono morte migliaia di persone di troppo; morte da sole, lontane dai propri cari, con tubi, sondini, cateteri (tutti accessori necessari per gestire un paziente intensivo). Persone che non potranno avere neppure delle esequie degne del loro glorioso vissuto (alcuni sono anche morti “combattendo”), degne dell’affetto che le ha circondate in vita (te visto quanto si è detto sulle scelte giovani/vecchi: tanto vecchie potevano essere queste persone, tanto affetto hanno dato ed hanno avuto). Esequie che dovranno essere celebrate in fretta per non fare assembramenti, senza la possibilità che qualcuno prenda un microfono e dica: "Era una brava persona, un marito fedele, un padre affettuoso" (lo si dice per tutti, ma è giusto che sia così, dovrebbe essere così per tutti!). E non ho parlato delle migliaia, milioni di malati che guariranno, ma con sofferenze importanti per tutti. Non è già andato tutto bene perché un politico di primo piano può palesemente programmare una quantità di morti esorbitante alla luce di un darwinismo neanche più "sociale", ma direttamente biologico, favorendo - invece di ostacolare - una pressione di selezione cui forse ormai soltanto lui crede riguardi solo i “vecchi”, ma che anzi potrebbe colpire "i migliori" e giovani (e anche questo è comunque un ragionamento inammissibile). Non è già andato tutto bene perché questa situazione ha compromesso la vita di molti che potrebbero perdere il lavoro o ridurre drasticamente il proprio reddito magari già appena sufficiente. Alla fine certamente ci sarà una ripresa, una ripartenza, come dopo tutte le grandi crisi epocali, come dopo una guerra (e sì che siamo in guerra), ma non saremo più come prima. E poi, quanta fatica. E non è andato tutto bene perché un essere subcellulare di alcuni nanometri di diametro, che non è neppure capace di riprodursi senza parassitare una cellula vera e propria, è riuscito a limitare la libertà di milioni di persone (forse miliardi), a parte quelle che svilupperanno l’immunità di gruppo. Per carità: stiamo a casa! Ma è indubbio che questa nostra libertà è stata pesantemente violentata, non solo perché chiusi in casa, costretti a ferie forzate, o a turni massacranti in ospedale e addirittura messi nelle condizioni di andare a caccia delle mascherine, ma anche e soprattutto perché d'ora in poi avrà un altro significato stringersi la mano, darsi un bacio, guardarsi negli occhi da vicino, persino uscire di casa liberamente. Certo da una parte valorizzeremo di più questi gesti, ma contemporaneamente potremo allo stesso modo caricarli di significati anche negativi, cioè adombrarli con il sospetto, il dubbio, la circospezione, perfino con la paura. Non è già andato tutto bene e non sarà andato tutto bene anche quando ne usciremo, perché ne usciremo, certo che ne usciremo, con le ossa rotte ne usciremo; non sarà andato tutto male se impareremo qualcosa dalla solidarietà che stiamo sperimentando, dalla abnegazione di tutte le persone impegnate su tutti i fronti, dal significato di una "sanità pubblica", se impareremo a decidere sul significato di scelte strategiche: se è meglio comprare respiratori o aerei da combattimento (prova a bombardare il coronavirusduemiladiciannove), oppure, qualcuno potendo pensare che l'affermazione precedente sia demagogica, se è meglio costruire ospedali o comprare aerei (che è più concreta e vicina a noi cuneesi e saviglianesi). Se impareremo qualcosa sul significato del pagare le tasse! Se continueremo ad esercitare la solidarietà con i sofferenti, sfortunati, gli ultimi della terra. Questa è la vera speranza (chiedo scusa, colpo di presunzione: io credo che questa sia una speranza che vale). Vi saluto con una forte e contagiosissima stretta di mano che sa comunque di gel alcoolico (tanto è virtuale).

Giorgio Nova - Savigliano

«Si aprirà a Verduno un ospedale davvero nostro»

Il Presidente Alberto Cirio e l’Assessore alla sanità della Regione Piemonte Luigi Genesio Icardi hanno annunciato l’apertura di una parte del nuovo ospedale di Verduno per i pazienti affetti da coronavirus, appena ottenute le ultime certificazioni mancanti. Se tale mossa sarà confermata dai fatti e soprattutto se sarà effettuata in tempi brevi, sarà fondamentale per salvare tante vite umane. È di tutta evidenza che il numero dei contagi continuerà ad aumentare ancora per qualche giorno e nella nostra Regione, stante anche l’elevato numero di anziani, la percentuale delle terapie intensive è decisamente alta (circa 180 persone su un migliaio di contagiati). Dedicare qualche padiglione di una struttura molto grande come quella di Verduno equivarrebbe grossomodo a costruire un nuovo ospedale per il coronavirus, come è stato fatto in Cina. Questo è il tempo dell’emergenza sanitaria, nel quale è prioritario limitare i contagi e salvare vite umane. Lo si fa attraverso comportamenti individuali (restare a casa, lavarsi sovente le mani, non toccare naso, bocca e occhi, indossare le mascherine etc..) e mediante la messa a disposizione di nuovi posti letto di terapia intensiva. Lo si fa anche ponendo medici e infermieri nella condizione di poter lavorare in sicurezza dotandoli di idonei dispositivi a partire dalle mascherine professionali, la cui mancanza rappresenta una delle maggiori criticità di questi giorni. L’ospedale di Verduno può essere il vero punto di svolta nella gestione di questa epidemia. E forse l’apertura in questo momento rappresenterà anche il modo per “riconciliare” noi, cittadini del territorio di Alba-Bra-Langhe e Roero, con una struttura che, considerati le peripezie e i ritardi nella costruzione, non abbiamo mai sentito nostra fino in fondo.

Maurizio Marello – Consigliere regionale Pd

«Verduno, finalmente la politica che decide»

Egregio direttore,

non scrivo queste poche righe per attribuirmi un merito che non credo di avere. Non l’ho fatto aprire io l’ospedale di Verduno. Ma conosco bene la verità di come si sta arrivando a questa “sacrosanta” apertura. Diciamo semmai che ho contribuito ad accelerare i tempi in un contesto nel quale questa era l’unica strada di buon senso da seguire. Ergo, non mi sono inventato nulla. Strano piuttosto rilevare, come a larga parte della politica locale non fosse venuto in mente di richiamare l’attenzione su Verduno. Poche ore dopo che il sottoscritto aveva dichiarato l’urgenza di aprire Verduno e destinarlo al Covid 19, parte della politica si è rimessa in cammino su un campo che ancora oggi minato. L’apertura del nuovo ospedale di Verduno resta uno dei grandi misteri italiani che forse il dramma di questi giorni potrebbe contribuire a risolvere. Mi spiace francamente sentire e leggere di tanti che ora si attribuiscono meriti che non hanno. Prima di questa pandemia, e dunque in tempi non sospetti, il 99,9% della politica locale e regionale ha sempre e solo parlato. Ed oggi, nel momento in cui serviva essere risoluti, lo stesso 99,9% è rimasto silente dimostrando ancora una volta di non saper prendere una posizione risoluta facendo seguire alle chiacchere i fatti. Sempre dietro l’onda. Mai un atto di coraggio. C’è voluta la lettera di un sindacalista scritta di getto in un giorno nel quale le notizie drammatiche su reparti degli ospedali cuneesi e piemontesi che si stavano infettando si susseguivano, e c’è voluta la determinazione ed il coraggio (arrivati prima dell’onda) di un presidente della Regione che dalla quarantena ha deciso di assumersi tutte le responsabilità. Questa è la politica che vorremmo sempre vedere. Quella che decide con ragione e consapevolezza. Forse, questo maledetto virus, qualcosa di buono sta portando. È la reazione positiva di una parte della nostra società che in modo trasversale pensa e, conseguentemente, agisce.

Alessandro Bertaina - Segretario Cisl Fp Piemonte

«Sono abituato al confronto posso anche sbagliare»

Egregio Direttore,

Ho scritto poco tempo fa su come la Francia di Macron affrontava in modo diverso il problema Coronavirus. Una semplice constatazione vissuta direttamente. Come sempre avviene alcuni mi hanno dato ragione altri proprio no! Ci sta...ci sono abituato. Quello che non accetto è che si sostenga che scrivo ca....e! Sono abituato a discutere, a confrontarmi, anche a scontrarmi mettendoci però sempre la faccia. Molte volte con ragione in alcuni casi, magari, sbagliando. Del resto è sufficiente ricordarsi le dichiarazioni altalenanti e contraddittorie dei vari politici che ci governano per rendersi conto della confusione generata sulla pandemia, altro che ca....e! In questi frangenti ricordiamoci però anche dei tagli alla Sanità prodotti da Monti in poi, ricordiamoci dei comportamenti tardivi e puramente di facciata dell'Unione Europea, ricordiamoci della dichiarazione sconcertante della presidente della Banca Centrale Europea, ricordiamoci della riserva, tutta politica, sulla chiusura delle frontiere. Io, naturalmente, rispetto le direttive nazionali ma, come tanti saviglianesi, continuo a lavorare, con mia moglie e mio figlio in prima linea per le strade così come le tantissime infermiere, infermieri e medici che, negli ospedali e a differenza di alcuni politici, alle parole fanno prevalere i fatti e un'encomiabile, professionale dedizione. In ogni caso e per quanto possibile…oggi restiamo a casa.

Fulvio D'Alessandro - Savigliano

«Questo virus ci obbliga a fermarci e riflettere»

La nostra scienza, priva di coscienza, che ha sconvolto il processo armonico della fauna virale attraverso l'uso indiscriminato di veleni di ogni tipo con troppa leggerezza e sottovalutata dalla mente dell'uomo ci costringe oggi a una seria riflessione. Le reali capacità dell'universo virale di cui anche noi ne facciamo parte, è bene che sappiate che i virus reagiscono all'inquinamento indotto dalle nostre attività divenendo agenti patogeni mortali. Si deve sapere che questo ha comportato indebolimento delle difese immunitarie sia dell'uomo che del pianeta che in questo momento si trova in bilico e grave sofferenza, bisogna iniziare a fare meno consumismo e materialismo. Bisogna occuparsi del virus e subito dopo del pianeta e bisogna anche pensare al futuro, ricordando il passato per vivere il presente; è necessario vivere tranquilli e sereni, con pensieri “positivi” per sconfiggere le paure.

Giovanni Fissore – Cavallermaggiore

«Rallentare oggi per non fermarci domani»

Riceviamo e pubblichiamo

L’emergenza legata al Covid-19 sta cambiando giorno dopo giorno la nostra vita, le nuove regole dettate dal recente decreto del Governo impongono un giro di vite che incide sulla nostra quotidianità. In linea con le rispettive Organizzazioni nazionali Cgil, Cisl e Uil provinciali hanno inviato una lettera alle associazioni datoriali operanti nel nostro territorio per avviare un coordinamento ed una azione comune che riguardi il mondo del lavoro. In questa fase di indispensabile contenimento del contagio, Cgil, Cisl e Uil non possono che sottolineare la assoluta necessità di salvaguardare la salute delle lavoratrici e dei lavoratori che continuano ad operare nelle aziende della nostra provincia, alla luce, soprattutto, delle difficoltà riscontrate in molti luoghi di lavoro relativamente al rispetto delle disposizioni previste. Consapevoli della necessità di garantire i servizi essenziali e le attività che si ritengono indifferibili, Cgil, Cisl e Uil chiedono alle associazioni provinciali di concordare, ove ritenuto necessario, una riduzione modulata (dal rallentamento fino alla sospensione momentanea) della attività lavorativa manifatturiera e dei servizi, utilizzando al tal fine gli ammortizzatori sociali legislativamente disponibili o che saranno resi disponibili dai provvedimenti che sono in discussione e, ove se ne conviene, gli strumenti previsti dai Ccnl. Lavorare in sicurezza e tutelare la salute nei luoghi di lavoro per sconfiggere il Virus sono la condizione necessaria per rilanciare, il più presto possibile, la nostra economia e difendere l’occupazione.

Le segreterie provinciali Cgil, Cisl e Uil

«Berlusconi è scappato come uno Schettino»

L’Italia è il paese che amo disse venticinque anni fa e milioni di italiani gli credettero e lo votarono indefessamente per anni fino a quando fu costretto ad andarsene lasciandoci le macerie. Savigliano non fu da meno e fedele alla sua tradizione che contraddice il motto latino ne bis in idem diede vita, tra il generale entusiasmo, a ben due circoli di Forza Italia. Ora il capitano coraggioso, come uno Schettino qualsiasi, si è rifugiato, anzi è scappato , in un buen retiro dalle parti di Nizza, ovviamente non Monferrato, con la sua badante trentenne. Resta il mistero su come questo gli sia stato permesso dal momento che dalla zona rossa non si può uscire. Ma si sa da noi la legge vale quasi per tutti da sempre. Per il resto che dire? Ancora una volta viene confermato il detto che quando la nave affonda i topi sono i primi ad abbandonarla.

Giampiero Facelli, Savigliano

«Una cura per l’Italia ma serve fare di più»

Riceviamo e pubblichiamo

Difficile giudicare il reale impatto del “Cura Italia” su artigianato e Pmi: non siamo ancora riusciti a leggere, ed analizzare, il testo finale del Decreto, ma riconosciamo l’impegno e lo sforzo del Governo. Del resto stiamo parlando di una manovra da 25 miliardi di euro, sicuramente da implementare in futuro, costruita in pochi giorni. Tuttavia, moltissimo resta da fare, soprattutto per quanto concerne il settore dell’artigianato e delle piccole e medie imprese. Crediamp che il rinvio dei versamenti al 16 aprile sia insufficiente, in quanto è purtroppo facile prevedere che a quella data saremo ancora in grave stato di necessità. L’indennità di 600 euro, importo tutto sommato “irrisorio” se considerato il contesto, sembra prevista solo per i lavoratori autonomi e professionisti. E le nostre ditte che in questo periodo hanno dovuto chiudere per il bene collettivo, come pettinatrici ed estetiste? E poi ancora: perché il credito d'imposta sugli affitti è solo per i negozi di “categoria C1” e non anche per le botteghe e i laboratori degli artigiani? Ancora una volta il nostro comparto sembra “dimenticato”. Anche sui tributi locali non sono state date indicazioni: auspichiamo invece un “indirizzo” anche in questo senso. Infine: sembra che siano state sospese le verifiche fiscali, per poi estendere di due anni i termini di accertamento. Ci sembra poco rispettoso dei tanti imprenditori che in questo momento stanno facendo un grande sforzo per il bene collettivo». Confermiamo il nostro massimo impegno in sede di conversione attuativa attivando un dialogo con tutte le forze politiche per implementare misure “ad hoc” per micro, piccole e medie imprese, ad oggi poco considerate. Nel prossimo decreto, previsto per aprile, ci aspettiamo più attenzione e misure specifiche: in questo senso ci affidiamo a Giorgio Felici, presidente regionale, e Domenico Massimino, vicepresidente nazionale, per il loro importante ruolo di rappresentanza attraverso il quale, in questi giorni, stanno significando con determinazione, ai rispettivi livelli di competenza, le ragioni del settore. All’impulso dell’economia reale e più attenzione all’aspetto fiscale, peraltro da sempre uno dei “nodi” che attanagliano il nostro comparto. Meno tasse, più semplificazione e misure che facciano ripartire il tessuto produttivo e il lavoro dell’artigianato e delle PMI. Interventi che, con coraggio e speranza, guardino al futuro. Ecco quello di cui il Paese ha bisogno.

Luca Crosetto – Presidente Confartigianato Cuneo

«Se le vittime d’amianto preoccupano meno del virus»

Egregio Direttore,

noi operai e lavoratori ci siamo sempre battuti per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e siamo sempre stati favorevoli ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute e collettiva e individuale. Ma come mai sul Coronavirus che ha prodotto al momento alcune migliaia di morti in Cina, qualche ammalato in Europa, qualche decina di morti e poche centinaia di ammalati in Italia con il blocco di intere zone, si mobilitano la Sanità mondiale i governi e le istituzioni e per i morti sul lavoro per i cancerogeni come l’amianto no (950 nel 2019 in Italia)? Eppure ogni anno sono piu di 100mila i morti di amianto nel mondo, 15mila in Europa, piu di 4mila in Italia tutti morti per il profitto. Forse perchè l’epidemia del virus mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale e i morti di lavoro e di malattie professionali no?

Armando Vanotto - Savigliano

«Al piano Magni non esistono alternative praticabili»

Egregio Direttore,

scrivo per esprimere la mia opinione in merito ad alcune affermazioni che ho letto nei vostri due articoli del 26 febbraio scorso sull’idea di costituire a Savigliano una ”casa della salute” ovvero un unico studio dei medici di medicina generale che offra in più rispetto ad oggi l’apertura per le 12 ore diurne (forse anche il sabato) e la disponibilità di alcune diagnostiche di base (nessuno ha ancora specificato quali). Riconosciuto senza difficoltà che tale progetto è certamente utile ed effettivamente può comportare un qualche alleggerimento del lavoro dei servizi del nostro ospedale, in primis il DEA, mi sembra però veramente stravagante l’idea che tale realizzazione possa costituire addirittura il nostro “piano B” col quale far fronte alla malaugurata ipotesi in cui il profondo restauro del nostro ospedale, meglio conosciuto come “Piano direttorio Magni”, non sia realizzato. A mio avviso a questo piano non vi sono alternative. O lo si realizza o il nostro nosocomio è destinato ad un progressivo decadimento strutturale e del livello qualitativo dei servizi svolti, nonché ad un abbandono da parte del pubblico che disponga dei mezzi sufficienti per spostarsi verso ospedali più moderni ed attrezzati. La DGR 600 del 2014, integrata dalla 924 del 2015, che tuttora costituisce il progetto a cui la Regione deve attenersi nella gestione della rete degli ospedali piemontesi, prevede che a Savigliano esista un ospedale con le caratteristiche attuali, sufficiente ad esaudire i bisogni acuti di salute della popolazione afferente nella maggior parte delle situazioni. Si tratta di una grande fortuna per i saviglianesi che lo hanno in casa, ma anche per i più lontani abitanti di Saluzzo, di Fossano e Carmagnola. Una fortuna da difendere con i denti, cosa a cui tutti siamo chiamati: Politici (in primis quelli di destra, visto che la regione è in mano alla loro parte, così attivi a fare propaganda permanente su ogni altro argomento), Amministrazioni locali, associazioni di difesa dell’ospedale (anche quella di Saluzzo, perché la sede ospedaliera di Savigliano è indispensabile anche per i saluzzesi), semplici cittadini. Si tratta di fare azione di lobbying, null’altro, visto che il potere per questa materia è esclusiva competenza della Regione. Ma un’azione forte, che costringa la stessa a mantenere efficiente un bene che la legge suddetta prevede debba esistere ed essere al meglio. Questo per sgomberare il campo da fraintendimenti che possano favorire una certa rassegnazione sul destino del nostro ospedale, cosa che sarebbe semplicemente disastrosa per gli interessi nostri e dei nostri figli. La ringrazio per l’attenzione.

Marco Cesari, segretario circolo PD di Savigliano, Marene e Monasterolo

«Più diritti alle donne, sindacato al loro fianco»

Riceviamo e pubblichiamo

Viene chiamata “Festa della donna”, un termine che sottolinea più un appuntamento commerciale ma che sminuisce la vera portata di questo appuntamento annuale che si svolge da inizio ‘900, volto a ricordare il drammatico evento dal quale è nato (l’incendio di una fabbrica di New York in cui morirono 146 persone di cui 123 donne). Altrettanto considerevole è il suo valore simbolico con il quale si intende evidenziare l’importanza della donna che, a distanza di oltre cento anni dalla sciagura menzionata, non ha ancora acquisito tutti i diritti che le competono. In questa giornata è importante evidenziare che la contrattazione di genere è lo strumento migliore per rafforzare e rendere più incisiva la lotta per i diritti delle donne, allo stesso tempo è necessario condannare, senza se e senza ma, quella barbarie che rappresenta una certa sottocultura in base alla quale la donna deve avere meno diritti dell’uomo. Nessuna tolleranza per chi le sfrutta il fenomeno infame della tratta delle donne deve essere sradicato colpendo duramente chi controlla il traffico di tante povere ragazze costrette a prostituirsi dai loro aguzzini. Alla Cisl cuneese è presente, come in ogni territorio dove si trova la federazione, il coordinamento donne che promuove politiche di pari opportunità attraverso la contrattazione sociale e territoriale nell’ambito del lavoro, la tutela della maternità, i congedi parentali, gli orari di cura, conciliazione lavoro e famiglia. Il coordinamento punta da sempre a prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione da quelle fisiche a quelle etniche in particolare combatte la violenza di genere nella società e nel lavoro. Per far tutto ciò abbiamo bisogno di una partecipazione femminile sempre maggiore alla vita sindacale, sociale e politica.

Enrico Solavagione, segretario Cisl Cuneo Tiziana Mascarello, componente segreteria Cisl Cuneo

«Si blocchi la revisione alla legge sull’azzardo»

Riceviamo e pubblichiamo

La proposta del consigliere regionale della Lega, Claudio Leone, di modificare la legge approvata dalla Giunta Chiamparino nel 2016, che poneva un limite al numero di "slot machine" nei bar e nelle tabaccherie, vietando le “macchinette” nelle sale giochi e negli esercizi pubblici situati a meno di 500 metri da scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, oratori, istituti di credito e stazioni ferroviarie, ha suscitato molta perplessità. A questo proposito le Acli provinciali di Cuneo si schierano decisamente a fianco degli studenti delle 80 scuole in tutto il Piemonte, che sostenuti da Libera, hanno esposto, davanti ai loro istituti, degli striscioni con la scritta: “Regione, a che gioco stai giocando?”. Modificare la legge contro la ludopatia e il gioco d'azzardo, votata dalla precedente amministrazione, togliendo l'effetto retroattivo, per cui gli esercizi pubblici e le sale giochi che alla data al 19 maggio 2016 già ospitavano slot e Vlt non devono essere soggetti al rispetto delle distanze minime “dai luoghi sensibili”, potrebbe avrebbe conseguenze molto gravi. Se passasse questa modifica verrebbe meno un importante strumento di contrasto al gioco d’azzardo patologico, all’impoverimento di persone e famiglie e anche al riciclaggio delle mafie che operano nel settore.Regolamentare il gioco d’azzardo legale vuol dire difendere le fasce più deboli della popolazione, contro la ludopatia, non lasciare solo chi combatte ogni giorno con questa dipendenza e le famiglie che da essa vengono distrutte o ridotte sul lastrico. I risultati raggiunti nei primi due anni di applicazione della legge sono positivi, pertanto occorre continuare sulla stessa linea e opporsi civilmente a chi vuole modificarla. Le Acli provinciali di Cuneo fanno appello in particolare ai consiglieri regionali del Piemonte affinché impediscano tale modifica, e si affiancano alle associazioni e ai gruppi che operano in questo senso, a tutela della salute e del benessere di tutti ci cittadini piemontesi.

Elio Lingua, presidente Acli Cuneo

«Diciotto milioni di euro per le strade della Granda»

Riceviamo e pubblichiamo

Il governo ha ripartito in tempi rapidi le risorse stanziate dalla legge di bilancio per le strade provinciali: un totale di 995 milioni di euro in 5 anni, di cui ben 18 arrivano in provincia di Cuneo. Un’ottima risposta alle richieste che il territorio ha fatto in questi mesi, e che vede anche un giusto riequilibrio fra le province del Piemonte in termini di finanziamenti ricevuti. Per Cuneo arriveranno subito 1 milione di euro, 2 milioni nel 2021 e quasi 5 milioni ogni anno fino al 2024. Ora tocca alla provincia presentare programmi di intervento che dovranno recare concreti benefici in termini di sicurezza, di riduzione del rischio e di qualità della circolazione ai cittadini. Si tratta di un’occasione importante per la manutenzione di ponti, viadotti, segnaletica e per rimettere a nuovo tante strade ormai in condizioni pericolose. Grazie al Ministro De Micheli che ha voluto questi finanziamenti e li ha messi velocemente a disposizione delle province, ora questi soldi vanno spesi presto e bene.

Chiara Gribaudo - deputata Pd

«Nessuna speculazione sulla vendita di via Solferino»

Egregio Direttore,

scrivo questa lettera per cercare di spiegare a tutti i miei concittadini perché questa amministrazione ha scelto di procedere con l’alienazione dell’immobile di via Solferino. E vorrei ripartire proprio citando una lettera dai contenuti discutibili pubblicata sul passato numero di questo giornale. La “fabbrica di idee” non è un esercizio guidato da chissà quale strano interesse, ma una necessità per mantenere efficiente un patrimonio edilizio che invecchia. Il Comune di Cavallermaggiore ha un territorio vasto in relazione al numero di abitanti, composto di numerose strade e strutture, molte delle quali (si pensi a quelle dei nuclei frazionali) in pessime condizioni o addirittura in stato di abbandono. La parola d’ordine di questi ultimi anni è stata ‘manutenzione’, e spero si sia colto dai lavori sviluppati sulle scuole. Purtroppo, la difficile situazione economica degli enti locali costringe ad una razionalizzazione del patrimonio. Riteniamo sia meglio disporre di un minor numero di strutture, ma efficienti e dai costi sostenibili, piuttosto che di molte strutture sulle quali sia diventato impossibile svolgere le necessarie attività di manutenzione. Questo non significa voler bloccare l’attività delle associazioni, che svolgono un lavoro encomiabile per la comunità, ma sviluppare insieme un percorso di condivisione degli spazi pubblici, dal quale potrebbero anche emergere delle opportunità oggi difficili da vedere. Negli anni a venire ritengo sia impossibile immaginare che ogni associazione avrà la sua sede, ma sarà necessario condividere spazi e locali. La ringrazio per lo spazio riservato.

Federico Bertola - assessore Cavallermaggiore

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