Warning
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Al direttore

«Per agevolare il Pos, si eliminino le commissioni»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nuove incombenze si affacciano all’orizzonte complicando ulteriormente lo sforzo quotidiano dei nostri Associati nel cercare di “fare ed essere Impresa” di successo. I temi sono molteplici e su ciascuno occorre intervenire con forza e determinazione. È necessario incentivare la moneta elettronica così come è necessario eliminare le commissioni prima di penalizzare le aziende che utilizzano il contante. La diffusione della moneta elettronica è un’evoluzione naturale dei nostri settori, accompagnata però dalla riduzione di costi e commissioni. Ad oggi sono certe le sanzioni per la mancata dotazione del Pos, ma è indefinita la riduzione dei costi e delle commissioni a carico tanto dei consumatori quanto delle imprese. È apprezzabile lo sforzo compiuto per il disinnesco degli aumenti dell’Iva, ma sono fermamente convinto che è quanto mai necessario attivare importanti azioni di crescita attraverso l’utilizzo di risorse nazionali ed europee disponibili, terminando in tempi brevi i vari cantieri ancora aperti e rendendoli fruibili per agevolare la circolazione delle merci. Altro argomento portato ai tavoli nazionali è la necessità di armonizzare i tetti di circolazione del contante, come suggerito dal presidente dell’Abi, per non penalizzare il commercio dei beni durevoli e del fashion (moda, abbigliamento ed accessori, calzature, mobili ed arredamento, gioielli e preziosi) che con la situazione attuale ed i provvedimenti dell’ultima manovra subiscono un’ingiusta concorrenza dalle altre nazioni europee. Ciò che preoccupa è la stagnazione conseguente alla prolungata assenza di crescita, per deficit strutturali, frenando la competitività delle nostre aziende. La nostra azione sindacale si concentra quotidianamente su questi temi e su altri più specifici legati alle eccellenze delle nostre aziende, siano esse del commercio di vicinato, della promozione turistica, ristorazione, accoglienza, enogastronomia e servizi.

Luca Chiapella – Confcommercio Cuneo

«Accordo Fca/Peugeot, attenzione alle ricadute»

Egregio direttore,

è di questi giorno la notizia dell’accettazione dell’accordo Fca/Peugeot da parte del governo Francese. Non vorremmo che quanto viene detto dal nostro governo in merito alla tutela e salvaguardia del sistema automotive piemontese ed italiano non sia altro che l’ennesima vana promessa. Una delle tante promesse che oggi vengono fatte durante la discussione del disegno di legge sulle crisi industriali. Non vorremmo immaginare che dopo il trasferimento della sede legale da Torino ad Amsterdam della Fca, a breve avvenga anche il trasferimento delle produzioni fuori dalla nostra Italia. È tempo che il governo sappia difendere i lavoratori italiani, noi di Fratelli d’Italia saremo al fianco di coloro i quali sono la colonna vertebrale della nostra industria, ovvero i lavoratori e la loro grandissima professionalità.

Monica Ciaburro – deputata FdI

«Aumentati i contributi a chi fa vivere i paesi»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il mondo Pro Loco ha esultato alla notizia che il Consiglio Regionale ha aumentato di 600.000 euro la dotazione dei contributi per le attività delle singole associazioni. Una buona notizia che conferma le promesse fatte dal Governatore Cirio durante la campagna elettorale. Premesso che la dotazione precedente era di soli 350.000 euro per l'attività di più di 1000 Pro loco in Piemonte, sono sicuro che questo aumento può aver destato perplessità e critiche, soprattutto da parte di coloro che probabilmente non conoscono appieno il vero lavoro che le Pro Loco fanno sul e per il territorio. Non è mia intenzione sostenere in questa sede che il ruolo delle Pro Loco sia più importante di quello svolto da altre migliaia di associazioni, in Piemonte e in Italia, ma quello che voglio fornire è uno spunto di riflessione su come questi soldi vengano utilizzati dalle singole Pro Loco. In questi anni di carenza di contributi pubblici (per tutti ovviamente) le Pro loco hanno continuato a proporre eventi e manifestazioni, che sono stati sicuramente un importantissimo “antidoto“ alla più grande crisi economico/sociale del dopoguerra. Nei piccoli Comuni e nei borghi le attività delle Pro Loco sono gli unici veri momenti di coesione sociale ma anche di promozione turistica con evidenti conseguenze economiche. Perché è indubbio che le sagre creino economia, soprattutto per quelle piccole o piccolissime aziende agricole, commerciali o artigianali marginalizzate dalla competizione della globalizzazione. I contributi sono quindi un volano, un concreto investimento che la Regione fa sul territorio, che produce inevitabilmente un valore aggiunto molto più grande. Inoltre, un sostegno economico importante come quello della Regione Piemonte garantisce alla Pro Loco la copertura di una buona parte di quelle spese organizzative, burocratiche ed amministrative che sono diventate obbligatorie per gestire un evento. Di questo investimento ne hanno bisogno soprattutto le piccole o minuscole Pro Loco, quelle che operano in quei centri dove, sostiene lo stesso Governatore Cirio, se morisse la Pro Loco morirebbe anche il Comune. Per questo è importante, anche se può sembrare anacronistico, un contributo che arrivi a tutte le Pro Loco che ne facciano richiesta. Forse è difficile comprenderlo, riconoscerlo, accettarlo e certamente sostenerlo, ma questo mondo continua ad avere un ruolo estremamente importante nella società attuale, e a mio avviso lo avrà ancora di più in futuro. Ecco perché credo che questa realtà vada difesa, soprattutto per quei volontari che gratuitamente prestano la loro opera a sostegno di Pro Loco ed attività, tutti quelli il cui nome non passerà mai sui giornali, tutti quelli che con il loro contributo credono ancora in questo magnifico Paese che è l’Italia.

Giuliano Degiovanni - presidente Pro Loco Piemonte

«Acqua, non si smonti la gestione pubblica»

Riceviamo e pubblichiamo:

Lo scorso lunedì 28 ottobre si è riunita la Conferenza dei rappresentanti di ATO4 Cuneese alla quale è stato presentato lo stato di avanzamento delle attività di calcolo del valore residuo da corrispondere da parte del nuovo gestore pubblico Cogesi ai gestori uscenti misti e privati. La società incaricata, Hydrodata, dovrebbe consegnare il risultato finale entro fine dicembre, poi sarà sottoposto alla accettazione da parte degli interessati e quindi si potrà procedere alla liquidazione propedeutica al subentro. Le richieste presentate ammontano ad un importo di circa 63 ml per le tre aziende del gruppo Egea e di circa 3 ml totali per i 4 comuni gestiti da Ireti. Nella stessa seduta sono state presentate le risultanze relative allo stato di avanzamento della realizzazione degli investimenti a carico degli attuali gestori, programmati per il quadriennio 2016/2019. L’analisi che fa il punto in termini di valore economico al 31 agosto scorso, rileva una situazione molto variegata: all’interno dello stesso neonato consorzio pubblico Cogesi, insieme a realtà virtuose come Acda e Calso che realizzano significativamente più del dovuto, coesistono situazioni come il grossista Alac ed Infernotto che anche per deficit strutturali faticano a realizzare il 30%. Sisi di Alba arriva al 64%. Nel gruppo Egea, dopo le debacle degli scorsi anni, Alpi Acque e Tecnoedil si piazzano appena sopra il 90%. La piccola Alse operante nella alta Langa in gran parte contraria alla gestione pubblica, realizza invece appena il 37%. Caso a parte poi è Mondo Acqua del monregalese che oltre ad aver realizzato solo il 48% degli investimenti programmati, dichiara di essere in regime di “sospensione degli investimenti a seguito di delibera sanzionatoria Arera”. La delibera adottata oggi, con il voto contrario dell’area fossanese, impegna la struttura dell’Egato4 ad ottenere la realizzazione completa entro fine gestione, occorrerà chiaramente che le amministrazioni comunali ed i cittadini dei territori interessati monitorino attentamente se questo avverrà. Il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune nei giorni scorsi aveva incontrato il presidente di Cogesi, Emanuele De Caro ed il collaboratore Claudio Conti, per ricevere informazioni ed assicurazioni in merito al procedere dell’avvio dell’operatività del consorzio pubblico. Nell’incontro svoltosi lunedì 21 ottobre, è stata data informazione che fino a fine anno l’operatività è stata totalmente demandata alla società pubbliche socie. Contemporaneamente si sono attivati i bandi per la ricopertura di due vertici apicali, finanziario e tecnico, e si è avviata la ricerca interna alle società socie per la formazione delle strutture di staff e di supporto, insieme ad uno studio per capire come concretizzare il subentro ad Alpi Acque. Ciò produrrà solo marginali costi di avvio ma poi si punterà decisamente al miglioramento del servizio a costi invariati, senza aggravi tariffari, eliminando progressivamente tutte le aree di sovrapposizione tra le varie “gambe” consorziate. Sul lato degli utili di esercizio, obbligatoriamente reinvestiti nel settore, Cogesi si è impegnato a trovare soluzioni che non abbiano ricadute sulle bollette degli utenti. Altrettanto importante l’impegno alla trasparenza ed alla informazione che verranno realizzate, come richiesto dal Comitato, sia attraverso mezzi informatici che cartacei e trasposti a livello territoriale in appositi incontri a cadenze fisse. Pur nelle incombenze del complesso avvio, il Comitato giudica positivamente l’attività messa in atto da Cogesi e la verificherà puntualmente nei promessi incontri a cadenza trimestrale. Giovedi 24 ottobre il Comitato, su invito del locale Comitato Salute ed Ambiente, ha partecipato ad un dibattito pubblico a Bernezzo, sui temi dei tempi, dei modi e dei costi inerenti la nuova gestione totalmente pubblica. I presenti hanno apprezzato le informazioni ricevute ed hanno manifestato un vivo interesse sia sull’evolversi delle leggi nazionali che sulla attuazione della gestione pubblica in provincia. Sono stati sollevati anche alcuni problemi che il Comitato Abc si è impegnato ad approfondire con il gestore per dare adeguate risposte. La serata è stata una tangibile dimostrazione di come la partecipazione dei cittadini sia fondamentale per il controllo dell’operato dei gestori, insieme all’attività istituzionale di Egato4. Il Comitato Abc si auspica che simili eventi possano diffondersi su tutto il territorio provinciale. Nei prossimi mesi la partecipazione dei cittadini dovrà essere altrettanto vigile nei confronti dell’operato della giunta regionale che pare, su espressa volontà della Lega, voler smontare la soluzione totalmente pubblica adottata democraticamente dalla grande maggioranza dei sindaci, con la suddivisione della provincia in due ambiti di cui uno a gestione mista con socio privato Egea.

Comitato Cuneese Acqua Bene Comune

«Nuovo ospedale, si calcoli anche il consumo del suolo»

Egregio direttore,

vorrei, con le brevi osservazioni che seguiranno, intervenire nel dibattito sul futuro dell’ospedale cittadino, in nome di un bene comune, il territorio, che spesso non ha alcun peso sulle decisioni che riguardano il futuro della nostra città. Si fa dipendere la decisione relativa alla scelta tra il restauro delle strutture esistenti o la costruzione ex-novo dai costi che queste comporterebbero. Criterio che, perlomeno da un punto di vista economico- amministrativo, risulta giustificato e del tutto razionale. È d’altra parte anche evidente che la qualità di tale principio dipende da cosa s’intenda per costi. A me sembra che se tra tali costi si includono anche i danni arrecati dal consumo di suolo agricolo richiesto per la costruzione di una nuova area ospedaliera, che non si limitano, a quelli, già notevolissimi, legati alla sola cementificazione di una vasta area agricola, richiedendo, ad esempio, l’estrazione di materiali ghiaiosi, generalmente provenienti da cave che a loro volta comportano il consumo altro terreno agricolo, allora difficilmente ci potrà essere una maggior convenienza nel costruire una nuova struttura. Occorre infatti considerare che la cementificazione di un territorio sottrae alle generazioni future una risorsa che per tornare utilizzabile impiegherà almeno un millennio! Collocato in aperta campagna richiederebbe, inoltre, l’ingrandimento delle strade di accesso, la costruzione di strutture per i sevizi accessori tra cui aree di parcheggio considerevoli, incrementerebbe il traffico automobilistico. Occorrerebbe inoltre tener conto dei costi inerenti all’abbandono delle vecchie strutture, destinate, inevitabilmente, prima di acquisire una nuova funzione, a degradarsi e, con ogni probabilità, a dar origine a una montagna di materiali da smaltire. Il non voler tener conto dei fattori cui ho brevemente accennato, nei nostri calcoli economici, è il frutto, oltre che di una generale scarsa capacità di programmazione sul lungo periodo (basti pensare che il cambiamento di una giunta regionale o di un assessore comporta nuovi piani in barba a qualsiasi criterio obiettivo di scelta), della nostra miopia nella gestione delle risorse. Miopia che ci porta a non voler prendere atto che stiamo consumando il suolo agricolo a un ritmo folle: 15 ettari (150.000 mq) al giorno, ovvero l’equivalente, grosso modo, di tre piazze Santarosa ogni ora (Rapporto Ispra-Snpa sul "Consumo di Suolo in Italia 2018"). Dati che dovrebbero creare un allarme pari a quello che negli ultimi mesi si sta diffondendo per i cambiamenti climatici, entrambi segni evidenti della necessità, ormai non più rimandabile, di cambiare i nostri stili di vita personali e collettivi. Ringraziando per l’attenzione, saluto.

Pier Fiorito – Savigliano

«Un piano per rafforzare la sicurezza sul lavoro»

È ormai diventata una vera e propria emergenza il problema degli infortuni nel cuneese che, con 19 casi (gli ultimi 3 nelle ultime due settimane) sui 60 complessivi avvenuti in Piemonte, diviene la provincia con il maggior numero di “morti bianche” dall’inizio dell’anno ad oggi. Il nuovo Governo nazionale, nel suo recente insediamento ha affermato l’intenzione di intervenire con forza sulla questione per porre un freno allo stillicidio di decessi sul lavoro in continua crescita sull’intero territorio nazionale. Si è avviato un tavolo di confronto con le Parti sociali che auspichiamo possa produrre le prime risposte. È necessario dare piena applicazione al Testo unico sulla Sicurezza (d.lgs 81/08) che, a undici anni dalla sua emanazione, attende ancora la promulgazione di una decina di decreti attuativi. Cgil, Cisl e Uil provinciali intendono avviare una serie di azioni sul territorio per affrontare strutturalmente il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e per favorire una discussione che coinvolga cittadini, lavoratori di oggi e di domani. Questi i nostri programmi: assemblee nei luoghi di lavoro sui temi della formazione in materia di salute e sicurezza; piano straordinario di intervento dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (Rls) in coordinamento con le Rappresentanze Sindacali Unitarie (Rsu) aziendali a rafforzamento dell’esistente; richiesta di apertura di un tavolo di confronto permanente che coinvolga le istituzioni interessate (Ispettorato del lavoro territoriale, Spresal, Inail), le associazioni di rappresentanza datoriali, le organizzazioni sindacali e si ponga l’obiettivo d’individuare ed affrontare le criticità presenti; Campagna di sensibilizzazione e di formazione sui temi della Salute e Sicurezza sul lavoro da rivolgere agli studenti delle scuole provinciali. Nel mese di novembre verrà convocata un’assemblea pubblica dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza impegnati nelle aziende provinciali in cui verrà presentato e discusso il programma di lavoro che Cgil, Cisl e Uil intendono darsi per il 2020. Ci attendiamo che istituzioni, associazioni datoriali e organismi di vigilanza sappiano cogliere l’emergenza della situazione e la necessità di mettere in campo azioni concrete e strutturali.

Le Segreterie provinciali Cgil-Cisl-Uil

«Grazie per la sensibilità nel momento del dolore»

Riceviamo e pubblichiamo:

In occasione del doloroso evento che ha colpito di recente la nostra famiglia abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare la sensibilità di varie persone che, per un motivo o l’altro, si sono trovate coinvolte. Vogliamo ringraziare i Carabinieri della Compagnia di Savigliano che sono intervenuti ed hanno saputo svolgere con scrupolo il proprio dovere, mantenendo un delicato rispetto nei nostri confronti. Un grazie sincero alle operatrici delle camere mortuarie dell’Ospedale di Savigliano per la disponibilità offerta e l’umanità dimostrata nei giorni passati. Un ringraziamento ai volontari della Croce Rossa Italiana – comitato di Savigiano – per aver offerto assistenza in diverse occasioni. Vogliamo rivolgere un grazie sentito all’Assessore alle politiche giovanili Paolo Tesio ed alla Consulta Giovani per la sensibilità mostrata annullando la festa “Occitoberfest” in programma per sabato 19 scorso. Speriamo si tratti di un semplice rinvio e che l’impegno organizzativo dei tanti giovani che l’avevano preparata possa trovare presto il successo che merita. Quanto alla moltitudine di persone e i tanti giovani che con la loro presenza, i messaggi e altre manifestazioni di affetto, ci hanno confortato in questi giorni, la gratitudine arrivi a ciascuno direttamente dai nostri cuori.

Claudia, Fulvio e Marco Toma

«Chiediamo risposte sui problemi delle stazioni»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera rivolta a Ferrovie:

Il comitato Gruppo Pendolari della linea Cuneo-Torino chiede un riscontro alle problematiche emerse durante l’audizione alla II Commissione regionale. Come primi punti da affrontare segnaliamo l’esigenza e la necessità di intervenire urgentemente con l’opera di sistemazione alle coperture delle pensiline delle stazioni di Cuneo e Fossano, poiché ogni volta che piove l’acqua si riversa, oltre che in maniera copiosa sulle banchine anche nei sottopassi, creando pericoli e disagi, ricordiamo che si sono già verificati scivolamenti pericolosi nel sottopasso della stazione di Cuneo. Chiediamo all’Agenzia Mobilità Piemonte di fornirci indicazioni sulle valutazioni fatte sulla possibilità di fornire ai pendolari di Racconigi la possibilità di poter prendere il RV10122 per poter arrivare a Torino tra le 7,30 e le 8. Tale questione era già stata segnalata alla Agenzia Mobilità Piemontese. Si era discusso di tre possibili opzioni: fermata supplementare, navetta bus da Racconigi a Carmagnola con coincidenza, trasformare il REG 22960 in treno diretto a Torino anticipando il RV10122, con fermata a Racconigi. Ci era stato prospettata come fattibile la possibilità di realizzare almeno a titolo sperimentale l’opzione b, ma non abbiamo ricevuto alcuna informazione a riguardo, vorremmo cortesemente avere una risposta in merito. Proponiamo però che venga valutata anche l’ultima opzione, che riteniamo ancora più soddisfacente. In entrambi i casi sarebbe utile che venissero introdotti a partire dal prossimo orario invernale, se prima meglio ancora. […] Richiediamo inoltre un aggiornamento sulle tempistiche di realizzazione del piano di intervento alle stazioni della linea Cuneo-Torino. In particolare per la stazione di Cuneo, vorremmo sapere lo stato di avanzamento lavori dello studio/progettazione di tali interventi e per quando sono previsti gli inizi dei lavori in modo che la stazione possa diventare un vero e proprio hub intermodale con inizio lavori entro il 2018 e loro conclusione nel 2020, come indicato da nota tecnica del 2017 di RFI inviata al sindaco di Cuneo. Similmente vorremmo sapere le tempistiche di intervento nelle stazioni di Savigliano, Cavallermaggiore, Racconigi e Carmagnola dove non sono presenti gli ascensori e le scale e i sottopassi sono stretti, obbligando, chi ha problemi di deambulazione o necessità di trasportare passeggini o carrozzelle di qualsiasi tipo, a disagi di non poco conto per raggiungere le banchine del secondo o terzo binario. Alla stazione di Fossano segnaliamo nuovamente la problematica […] Evidenziamo inoltre, che in alcune stazioni la pulizia delle banchine è spesso approssimativa e vi è un generale stato di trascuratezza che potrebbe essere sicuramente migliorato con alcuni interventi di manutenzione.

Claudio Menegon Comitato Gruppo Pendolari linea Cuneo-Torino

«Caos viabilità: mai vista una gestione così imprecisa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Se avessimo avuto una soluzione per ogni foto spot del Presidente Cirio da quando è governatore del Piemonte, allora l’Asti Cuneo sarebbe finita da un pezzo. Cirio stavolta ha spostato la sua passerella dalle sagre e dai cantieri della Granda direttamente a Bruxelles, città della quale ha evidentemente nostalgia visto che sfrutta ogni occasione per tornare a farci un giro. Atterra a Torino e viene a raccontarci frottole sulle risposte dell’Europa, quando è stato proprio il presidente Conte in visita pochi giorni fa a dichiarare che la soluzione Toninelli potrebbe essere considerata dalla Commissione un aiuto di Stato al gruppo Gavio. Forse qualcuno doveva evitare di applaudire Toninelli come il salvatore mentre il PD denunciava questo rischio? Sono in continuo contatto con il ministro De Micheli, che è al MIT da 48 giorni, meno di due mesi e sta lavorando per sciogliere la situazione di incertezza lasciata dal suo predecessore. La scelta naturale, più semplice e lineare sarebbe quella di tornare alla proposta di Delrio, ma dobbiamo obbligatoriamente confrontarci con chi aveva scelto di complicare le cose. La soluzione migliore per la collettività non è quella di chi urla di più, ma quella che a conti fatti costa meno ai cittadini. Non so che tipo di resistenze culturali o di altro tipo ci siano a comprenderlo, ma anche per questo alla Ministra cuneese della Pubblica Amministrazione direi di evitare certe uscite fuori luogo sul tema, meglio che si occupi di sbloccare le graduatorie dei concorsi pubblici per dare una mano ai nostri comuni. A Paola De Micheli sto chiedendo anche di tenere un occhio attento su cosa sta facendo ANAS in Piemonte perché l’operato dei dirigenti cambiati da Toninelli lo scorso anno mi preoccupa non poco. I nuovi ritardi nella ripresa dei lavori al Tenda bis fanno il paio con lo stop alla circonvallazione di Demonte. Ma che sta facendo ANAS? Possibile che le burocrazie non si parlino fra loro? La politica ha trovato i soldi per queste due opere ma oggi registriamo ancora una volta sul Tenda una forte disattenzione nell’assegnazione degli appalti, con società che spariscono e lasciano le terre di scavo dove sono, mentre la vicenda di Demonte è così grottesca da far pensare che si sia andati avanti con i pareri senza nemmeno consultarsi fra uffici per risolverla. ANAS non si faccia passare per la testa di ritardare queste opere per dirottare i fondi altrove. In mezzo a questo caos, anche qui il presidente Cirio riesce a farsi poco più di qualche foto. È inaccettabile che si stiano gestendo le opere necessarie alla Granda con questa superficialità e come occasione per l’ennesimo spot personalistico.

Chiara Gribaudo – deputata Pd

«Padroni maleducati, mezzi avvisati»

Riceviamo e pubblichiamo:

Premessa: pur non essendo proprietario di cani, mi piacciono molto questi amici a quattro zampe. Perché non tengo un cane? Semplice: so di non avere tempo e spazio sufficienti. Se avessi una casa in campagna con un grande cortile ci farei un pensiero. Anche alle bimbe piacerebbe! Naturalmente i cani si possono tenere anche in città, ma si deve sapere/voler fare. Sorvolo sui padroni che non sono in grado di impedire al proprio cane di far inciampare o aggredire/ringhiare ai passanti, mi dilungherei troppo. Soffermiamoci sul meritevole caso dei padroni che non raccolgono gli escrementi. Sui marciapiedi, nelle vie, davanti ai portoni, nei giardini pubblici, l’infestazione è notevole. I bimbi che vanno a scuola o che giocano al parco si muovono su un campo minato. Le bestiole non sono in discussione, questa tipologia di padroni sì. Quanti saranno? Un 5, un 10% del totale padroni saviglianesi? Non sto qui a descrivere i procedimenti di contrappasso che adotterei (su tali padroni), nell’era del buonismo e del politicamente corretto che stiamo attraversando sarei additato come “cattivone”. È discretamente difficile cogliere sul fatto questi benefattori della città, giova però ricordare che ci sono responsabilità sia civili che penali. Men che mai spero che i suddetti personaggi si ravvedano leggendo questa lettera. Dato il loro livello mentale e civile, la lettura del Corriere o Saviglianese è piuttosto remota, li immagino meglio a guardare le figure di “cronaca vera”. Lancio però un’idea a cavallo tra il serio e il faceto. Se tra chi legge ci fosse qualcuno con esperienza, capacità e tempo, si potrebbe pensare di fare un semplice sito di monitoraggio, chiamato “shito”, dedicato all’upload foto delle opere d’arte escrementizia, con tanto di via e data. Per chi riuscisse a beccare sul fatto un padrone che lascia il tutto lì, filmato-spot. Nell’era dell’IoT, col tempo verrà anche qualche idea su quale uso fare di queste informazioni (esempio tassa da applicare ai possessori di cani: zero cacche, tassa zero, con coefficiente che sale a seconda di un preciso indicatore; multe cospicue per chi viene colto sul fatto; controlli incrociati tra possessori di cani). Certo di non aver scritto troppe amenità, porgo cordiali saluti e ringrazio per l’ospitalità.

Franco Galvagno – Savigliano

«Fuori dall’isola ecologica, ma senza una ragione»

Egregio Direttore,

domando un breve spazio per segnalare un fatto, quantomeno, a mio parere, strano. Lunedì 14 ottobre mi sono recato all'Isola Ecologica di Cavallermaggiore al fine di conferire alcuni rifiuti verdi. Vedendo tutto aperto, decido di entrare, ma l'operatrice mi impedisce l'accesso, affermando che era possibile l'entrata a soli tre utenti alla volta. Mi permetto di obiettare, chiedendo chi avesse fornito una direttiva di questo genere e la risposta è stata: “L’ordine arriva dalla mia ditta". Ora io non comprendo se la ditta appaltatrice possa decidere da sola, lasciando fuori molti utenti, in coda con i motori accesi, causando un inquinamento atmosferico notevole. Sono convinto che, qualora la decisione sia di competenza comunale, gli Amministratori avrebbero il dovere di comunicarlo ai concittadini, usando i tradizionali canali informativi. Grazie per l'attenzione.

Renato Cavaglià - Cavallermaggiore

«Morti sul lavoro, serve un piano straordinario»

Riceviamo e pubblichiamo:

Quello in corso rischia di essere con ogni probabilità uno dei peggiori anni della storia recente in tema di morti sul lavoro. È quanto mai necessario che il Governo convochi subito tavoli di lavoro per arrivare nel più breve tempo possibile a un piano straordinario di prevenzione. Un piano con risorse vere per la formazione, rivolta ai lavoratori e agli imprenditori, che rilanci, attraverso assunzioni di personale, i servizi di medicina del lavoro delle Asl sul territorio. Vanno rafforzati gli ispettorati del lavoro, tanto più in un sistema come quello cuneese fatto di piccole e medie imprese, contrastando la logica dell'appalto, del subappalto e della precarietà che sono le cause principali della crescente insicurezza per chi lavora. Vanno infine contrastati provvedimenti, come il recente sblocca cantieri, che muovono al contrario, nella direzione opposta. Nella nostra provincia, sono già 16 i morti sul lavoro dall'inizio dell'anno, tanti, troppi, quasi tre volte il numero riferito all’alessandrino. Per questo motivo consideriamo fondamentale che venga al più presto attivato un tavolo coordinato dalla Prefettura, che affronti quest'emergenza insieme a tutti gli attori coinvolti, associazioni datoriali e sindacali, Asl, organi ispettivi. Non è più accettabile che si muoia sul lavoro come 50 anni fa, la sicurezza non può e non deve essere considerata un costo ma un investimento, la CGIL non è più disponibile a tollerare questa inarrestabile catena di eventi gravi e dolorosi. Ai familiari della vittima dell'ultimo tragico incidente esprimiamo tutta la nostra vicinanza e il nostro cordoglio.

La Segreteria provinciale Cgil

«All’ospedale umanità, e professionalità»

Egregio direttore, in un periodo in cui sono diffuse le notizie di malasanità, io vorrei invece ringraziare l’ospedale di Savigliano e in particolare il reparto di Urologia. Da anni sono seguito da questo reparto e ho sempre trovato professionalità e umanità nei medici e nel resto dell’equipe. A luglio sono stato sottoposto ad un intervento di cistoprostatectomia radicale e vorrei ringraziare il primario Coppola e tutta la sua squadra per la grande competenza e gentilezza con cui hanno svolto il loro lavoro, ringrazio anche tutti gli infermieri e gli Oss del reparto che con la loro disponibilità e premura hanno reso la mia degenza più sopportabile.

Secondino Giobergia e famiglia - Cavallermaggiore

«Non c’è alcuna vision, ma soltanto incuria»

Egregio Direttore,

parliamo di cose serie. Il consigliere Bori richiama il sindaco filosofo alla “vision” per una Savigliano sempre più sedata e seduta, tutta orientata al mondo dell'associazionismo, in parte, bacino di riferimento della sinistra imperante. Piano urbanistico, videosorveglianza, sicurezza, sviluppo delle categorie produttive, viabilità, mobilità sostenibile, valorizzazione del settore turistico, Università ecc... La città è priva più che di “vision” di concreta “mission”. Noi che lavoriamo da sempre nel settore privato siamo abituati a considerare e a sostenere i risultati operativi più che i modesti annunci, gli studi immaginifici, le commissioni e le consulte promossi da chi non ha mai lavorato in un cantiere. Consiglio i cittadini di farsi un giro perimetrale di piazza Schiaparelli, tra cordolature divelte, buche, sporcizia, radici affioranti, asfalti saltati e fessurati...altro che studio per un parcheggio sotterraneo, ipotizzato adesso in piazza del Popolo... sempre più piazza delle auto del popolo. E potrei evidenziare altre zone di Savigliano ormai lasciate all'incuria, conseguente ad una visione modesta e ragionieristica di questa amministrazione. Riconosco al sindaco la ricorrente capacità di scusarsi pubblicamente... che costa poco e, nelle intenzioni, gli fa fare (forse) anche bella figura. Ma non basta! A Tokyo, dove ho lavorato recentemente per le prossime Olimpiadi 2020, i giapponesi esprimono le loro scuse (Sumimasen) con l'inclinazione del busto e gradi di piegamento, definiti dalla loro tradizione, a seconda del reale pentimento e del rispetto sentito, quindi espresso, anche nei confronti dei cittadini. Temo che Savigliano sia ormai arrivata al grado successivo del harakiri con l'uso della spada wakizashi, imposto però a tutti noi da chi, rimanendo in vita, ci sta amministrando dall'alto del palazzo dell'imperatore (Kōtei no kyūden - 皇帝の宮殿). Saluti.

Fulvio D'Alessandro - Savigliano

Area Abbonati

In edicola