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Al direttore

«Romeo e Cosetta, 40 anni in rifugio»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata ai gestori del rifuigio Savigliano di Pontechianale:

Vi starete domandando: “Perché siamo proprio qui al Rifugio Savigliano a festeggiare la Befana?” Domanda sbagliata! Anzi due domande sbagliate! Si, è vero, siamo a Pontechianale al Rifugio Savigliano…però, in realtà, siamo a casa di Cosetta e Romeo per festeggiare i loro 38 anni di accoglienza in quota! Dal lontano 1982, Romeo e Cosetta sono stati il nostro riferimento per le salite in valle, per le escursioni e per i molti corsi tenuti dal Cai in questa zona. Proprio qui, molti giovani hanno fatto i loro primi passi sui monti con le scuole Cai, per diventare poi Istruttori e Accompagnatori... si è seminato bene: infatti alcuni dei “migliori” sono qui! L’accoglienza di Romeo e Cosetta, è stata sempre affettuosa e… gustosa, per questo li ringraziamo molto! Romeo tra una salita e l’altra, di cui molte nuove vie invernali non solo intorno al Monviso, più di quarant’anni fa si è letteralmente inventato le Cascate di Ghiaccio, che hanno fatto scuola e che sono poi state copiate in tutte le Alpi. Tra le tante citiamo la prima salita in “piolet traction” di cascata di ghiaccio, effettuata il 13 dicembre 1978 insieme a Piero Marchisio…! La sua grande esperienza, lo ha fatto diventare un punto di riferimento per escursionisti e alpinisti, le sue indicazioni ed i suoi consigli sono sempre stati più che preziosi! Tanta conoscenza forse contrasta un po' con il suo carattere silenzioso e riflessivo, potremmo dire: “poco fumo e tanto arrosto” … A proposito di arrosto, dobbiamo dire a Cosetta un grande grazie per la parte culinaria! Lei ha fatto della genuinità e della qualità, sempre nel sapiente rispetto della tradizione, il suo punto di forza... che ci ha deliziato in tutti questi anni! Grazie di cuore! In tanti anni di gestione del Rifugio, ne hanno viste di tutti i colori, nei primi anni i frequentatori erano un po' più rudi e certamente meno “fighetti” di oggi, quando i frequentatori sono spesso pataccati, profumati e firmati come dei damerini… proprio come noi! E a proposito di curiosità amene, come dimenticare quello spettacolare “striptease” dell’addio al celibato... che Romeo ancora se lo ricorda?! Chissà perché non l’hanno più organizzato altre volte...?! In ogni caso, l’importante è conservare sempre lo stesso spirito sano, di andare per monti in allegria, spensieratezza e soprattutto in sicurezza. Disponibilità ad ogni ora, in ogni giorno ed in ogni stagione, dedizione al lavoro, serietà e capacità! Queste sono le grandi doti di Cosetta e Romeo, di cui possono andare giustamente fieri, per questo noi li ringraziamo tantissimo! Grazie e auguri di cuore a Romeo e Cosetta!

Gli Amici del CAI Monviso, sezione di Saluzzo

«No al pedaggio tra Ceva e Savona»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il precedente Governo, all’inizio del 2019, aveva provveduto a bloccare i rincari alle tariffe autostradali del 90% delle tratte nazionali. Peccato, però, che in quel 10% di tratte autostradali non incluse figuravano quelle piemontesi. Infatti, i rincari più consistenti si erano registrati sulla A32 tra Torino e Bardonecchia (+6,71%), uno degli aumenti più alti d’Italia, sul tratto della A5 tra Aosta e il Monte Bianco (+6,32%), e sulla A6, una delle tratte più battute dai torinesi, dove il pedaggio era aumentato del 2,2%. Anche se quest’anno non è previsto un aumento delle tariffe dei pedaggi autostradali, a nome delle 6.400 imprese artigiane piemontesi degli autotrasportatori chiediamo di abolire temporaneamente il pedaggio sul tratto Ceva-Savona in quanto con la quantità di lavori e rallentamenti dovuti alla manutenzione stradale, i nostri autotrasportatori impiegano il doppio di tempo per raggiungere le loro mete lavorative, dovendo transitare, a mo’ di slalom, tra mille ostacoli, viabilità modificata, ponti a rischio e strade impercorribili. Chiediamo alla politica maggior rispetto per la nostra categoria che ogni giorno, prima di pianificare l’iter lavorativo, deve guardare le previsioni del tempo, scongiurare disastri idrogeologici, barcamenarsi tra percorsi modificati, pagare alti pedaggi autostradali senza che migliorino i servizi offerti. Il nostro comparto ha prima subìto un ridimensionamento del volume d’affari a causa della crisi generalizzata poi ha patito per la conseguente drastica riduzione delle imprese di trasporto locali. All’opposto, c’è stato il conseguente incremento di tasse e burocrazia, con i costi cresciuti tutto ciò ci deve far rendere conto della drammaticità della crisi nel settore, nelle imprese e nelle famiglie. È necessario ricordarsi sempre che sul comparto si scaricano tutti i problemi delle imprese del Piemonte e se la manifattura, o le costruzioni, non ripartono, o se alle persone mancano le condizioni economiche, ovviamente i mezzi rimangono fermi. Tutto ciò si ripercuote in modo principale su occupazione e crescita del territorio. Un settore, quello del trasporto merci, in costante squilibrio tra fatturati che si sgonfiano, da una parte e gasolio, pedaggi, assicurazioni, costi di esercizio e tasse che crescono, dall’altra. A tutto ciò si devono aggiungere il cronico deficit infrastrutturale, la concorrenza sleale, che opera senza regole e prezzi sottocosto, il ritardo nei pagamenti, senza dimenticare le variabili locali come la viabilità inadeguata, ovvero strade che aprono e chiudono secondo le condizioni meteo o il dissesto idrogeologico. La politica non può nascondersi dietro ad un dito. Le infrastrutture, le autostrade, i ponti, i viadotti del Piemonte sono estremamente fragili: occorre un forte investimento per mettere in sicurezza i nostri territori e il nostro sistema stradale e autostradale. Che cosa deve ancora accadere, affinché si garantiscano controlli affidabili sulle nostre infrastrutture? Siamo arrivati al punto di dover fare gli spergiuri e toccare ferro prima di imboccare la Torino-Savona.

Aldo Caranta, Pres. Confartigianato Trasporti Piemonte

Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte

«Giusto puntare sul cicloturismo cittadino»

Egregio Direttore,

Ho letto con piacere la notizia del nuovo progetto promosso dall’Ascom provinciale, finalizzato a far conoscere le bellezze turistiche della zona di pianura, significativamente chiamata ‘Terra di mezzo’, schiacciata com’è fra le Langhe e le montagne. Condivido anche l’idea, illustrata dal direttore saviglianese Livio Raballo, di puntare sul cicloturismo. Al riguardo Savigliano è al centro di un vero e proprio gioiello, costituito dal sentiero del Maira, praticabile ormai tutto l’anno, perché tenuto costantemente in ottime condizioni da bravissimi volontari, nonostante le ricorrenti erosioni, qua e là, da parte del torrente e le cadute di rami e tronchi in occasione di nevicate, piogge persistenti o vento. È bello vedere, specie nel tratto a sud di Savigliano, persone di ogni età che corrono, pedalano in mountain-bike o camminano, spesso con cani al seguito. Farei due proposte per aumentarne la fruibilità e renderlo ancora più interessante. Anzitutto completare il tratto che da Cavallermaggiore porta a Racconigi: il che significherebbe arrivare ad un castello di sicuro richiamo turistico, con la possibilità di raggiungere le suggestive cascine reali di Migliabruna, passando per il centro cicogne. In secondo luogo, ma non meno importante, occorrerebbe completare il tratto che da Villafalletto porta a Savigliano, sulla sinistra orografica, aperto di recente da generosi volontari di Villafalletto e Vottignasco, ma che purtroppo si ferma ai confini di Savigliano, con la conseguente necessità di uscire, poco prima del Baratà, su strada asfaltata, per raggiungere San Salvatore e il ponte di Solerette. Cosa impedisce di terminare quel bel percorso che altri hanno utilmente attivato? Farei appello al Sindaco perché cerchi di rimuovere eventuali ostacoli, che non immagino, autorizzando la realizzazione del tratto mancante. Sarebbe senza dubbio un ulteriore tassello idoneo a impreziosire un percorso naturalistico di assoluto pregio ed interesse. Grazie per l’ospitalità.

G.G. – Savigliano

«Grazie all’aiuto di tutti, la salute non è per pochi»

Riceviamo e pubblichiamo

Un augurio di un sereno e proficuo 2020 a tutti da parte degli Amici dell’ospedale. Anche quest’anno, come nelle precedenti edizioni, il concerto di Capodanno è stato un grande successo. Il teatro pieno in ogni ordine di posti, la calorosa partecipazione del pubblico verso gli artisti, la qualità, la professionalità dell’orchestra di Budapest, sapientemente diretta dal maestro Antal Szalai, e le appassionate interpretazioni di prosa da parte della bravissima Barbara Amodio sono stati i fattori chiavi del successo della serata. Permettetemi a nome del direttivo e mio personale di congratularmi e ringraziare tutti quanti hanno operato. Un sentito grazie agli artisti che hanno, con passione e professionalità, reso testimonianza del valore dell’arte unendo in modo encomiabile due generi tradizionali se pur differenti: la musicale popolare e la prosa; ai soci ed amici dell’Associazione Amici dell’Ospedale che con abnegazione ed impegno hanno curato l’organizzazione del concerto; all’amico Ubaldo Rosso (presidente dell’Associazione amici della Musica) che, anche quest’anno, è riuscito a stupirci con un programma innovativo riuscendo a sorprenderci ed emozionarci con un programma di musica e prosa; alla Città di Savigliano che ci supporta ed ha dato la disponibilità del Teatro Milanollo, all’Ente manifestazioni, alla Consulta Cultura, ed in particolare agli indispensabili Antonio Leone e Aziz Hajjari; all’aiuto concreto ed al supporto di quanti hanno collaborato all’allestimento del teatro od hanno fornito i materiali di addobbo e comunicazione; allo studio Intergraf per la creativa e stampa del materiale; ai media locali per la diffusione dei messaggi informativi (Saviglianese, Corriere di Savigliano, La Stampa, Targatocn, TRS e Telecupole); al simpatico Kim che ancora una volta raccolto la testimonianza visiva dell’evento; alla Floricultora Monviso per l’addobbo floreale del teatro ed alla Ferrero per i prodotti offerti a fine concerto; agli sponsor che hanno sostenuto l’evento (Monge, CRS Savigliano, Fondazione CRS, Marenchino formaggi, SM Mercatò, A&C Sistemi, Vitality Wellness); un Grazie ed i complimenti a Simona Solavaggione che con grazia e professionalità ha condotto la serata. Ma il più sentito e grandissimo “Grazie” va a tutti i saviglianesi e non, per la calorosa partecipazione a questo concerto, così come alle altre nostre iniziative. Quest’anno, fra i vari progetti, oltre al concerto di Capodanno, che sicuramente ripeteremo il prossimo anno, manterremo due eventi significativi per l’associazione e per la città: la Pedalata del cuore alla IX edizione che con il supporto medico di “APS Cuore in mente” e della Pro Loco Bicincittà, è prevista nel mese di giugno nella apprezzata formula percorso lungo e breve e la “Camminata dei Babbi Natale” alla quarta edizione. Ma il nostro scopo principale è e resta il coinvolgimento della popolazione ed il sostegno dell’Ospedale di Savigliano. Nei 9 anni di vita l’associazione ha donato apparecchiature e borse di studio per un valore di oltre 1 milione e 500 mila euro distribuiti fra quasi tutti i reparti. Tutto ciò non di nostra iniziativa ma è il risultato di una stretta collaborazione con la direzione dell’Asl CN1 con la quale concordiamo le priorità e le iniziative da sostenere. Per questo vorrei ringraziare il direttore generale dott. Brugaletta ed attraverso di lui tutto il personale: capi servizio, medici e non, operante nel nostro ospedale. Quest’anno sarà poi un anno particolarmente significativo, non solo per l’ospedale di Savigliano, ma per tutta l’Asl. L’anno in cui dovrebbe partire l’attuazione del piano di ristrutturazione per gli ospedali del nord provincia Cuneo: un ospedale unico su tre sedi Savigliano, Saluzzo e Fossano per assicurare qualità di servizio e vicinanza al territorio. Forti del sostegno popolare, delle amministrazioni delle città e dei politici del territorio, seguiremo attentamente l’attuazione del piano. Viviamo in momento storico dove le sinergie devono superare le logiche di campanile e sarà solo facendo squadra che riusciremo ad ottenere risorse per sostenere i nostri territori. Vorrei pertanto ringraziare gli amici dell’Officina delle Idee per l’ospedale di Saluzzo con la quale abbiamo condiviso e preso posizione a favore di questa soluzione. Con loro, inoltre abbiamo attivato i giovedì della salute, serate a tema di informazione e colloquio della popolazione con le strutture mediche. Verranno ripetute ed estese le serate informative su la protesi d’anca e di ginocchio e sull’uso del 118 e numeri di emergenza, a cui si aggiungeranno novità come “Conoscere e decidere il testamento biologico DAT”, “Fascicolo sanitario elettronico (FSE): opportunità per il cittadino”, “Vivere e convivere con la Sclerosi laterale multipla SLA” ed altri ancora. Di tutti daremo ampia informazione sui media locali e sui social. Lavorare assieme per la salute di tutti è il nostro motto …. perchè il diritto alla salute è un diritto di tutti e non un privilegio di pochi. Il vostro aiuto è pertanto indispensabile e ringraziamo in anticipo quanti ci sostengono e ci sosterranno negli eventi, diventando soci, con lasciti e donazioni e con la firma del 5 per mille. Grazie, Buon anno ancora ed…… aiutaci ad aiutare.

Il presidente degli Amici dell’Ospedale Remigio Galletto

«La statua di Arimondi sgonfia la propaganda»

Egregio direttore,

Casualmente ho assistito nei giorni scorsi ad un segno non del cielo, ma dal cielo. Questa pacifista e antifascista Amministrazione, pregna di aeree convinzioni autarchiche e mancine, ha voluto dimostrare la propria “potenza” politica con l’innalzamento di una gialla mongolfiera sulla piazza che fu del Popolo e, oggi, delle auto del popolo. In una giornata decisamente mite nessun elemento faceva presagire al disastro. Poi un freddo vento del nord ha spinto il globo verso la punta dell'obelisco Arimondi lacerando il gonfiore e la tela nello stupore e timore dei presenti. La vendetta del generale Arimondi Giuseppe Edoardo (Savigliano 1846 - Adua 1896) militare di professione e colonialista si è quindi compiuta! Nel 1899 la città di Savigliano inaugurò l'opera bronzea di Annibale Galateri e, ironia della sorte, in anni più recenti venne intitolata una piazza e il nostro liceo classico-scientifico dove l'attuale sindaco “filosofo” ha profuso il suo “pensiero”. Mai avrei pensato che l'eroe di Agordat a capo di 2.400 ascari e italiani contro 12.000 dervisci capitanati dall'emiro Ahmed Ali, non solo vinse la battaglia nel 1893 , ma avrebbe sgonfiato nel 2019 le aeree mire propagandistiche di un’amministrazione di sinistra. Tanti cari saluti.

Fulvio D’Alessandro - Savigliano

«Che gioia ritrovare l’oratorio di San Michele»

Caro direttore,

La notizia che riguarda il restauro/rinnovo dell’oratorio di San Michele mi ha riempito il cuore di sentimenti positivi: gratitudine per aver valorizzato una parte importante del patrimonio parrocchiale a fronte di una svalutazione degli eventuali (?) depositi bancari; condivisione della destinazione d’uso dei locali che già 70 anni fa favorivano la socializzazione della gente: anziani, giovani, adolescenti e bambini; l’apertura del sipario sui ricordi degli anni più belli della mia gioventù, proseguendo per 50 anni con Marinella. Originariamente i vani, che complessivamente erano disposti come oggi, svolgevano queste funzioni: in fondo a destra c’era una stanza adibita a magazzino di attrezzi vari per le piccole manutenzioni che facevamo sotto la direttiva di Remo Allocco, il nostro profeta; poi una grande sala, sempre al piano terra, dove si giocava a ping-pong; dopo il vano reale una saletta per le “conferenze” formative per ragazzi (12-15 anni); al primo piano, a sinistra, una camera per le riunioni degli uomini di azione cattolica e per guardare la tv (una delle prime del paese); di fronte una grande sala per i giochi e trattenimenti settimanali delle famigli e di chi voleva fare due chiacchiere; in fondo alla sala c’era un grande biliardo, passatempo per gli adulti. Il cortile era dimensionato come ora, e al fondo, sotto la Madonnina, una grande ruota di ferro del diametro di 3 metri che fungeva da giostra mossa da ingranaggi. Proveniente dall’oratorio della Pieve, il 18 marzo 1958, mentre guardavo la tv nella sala suddetta, Remo mi chiamò per sostituire un attore, ammalato, che doveva recitare l’indomani nel salone la commedia “Il malato immaginario” in onore di Don Vaisitti, che celebrava il suo onomastico. Da quel giorno la mia vita ebbe una svolta di crescita psichica e spirituale. Se dovessi raccontare il suo svolgimento occuperei troppo spazio. Dico solo che l’oratorio di San Michele, dopo quello della Pieve dei fratelli Matteo e Beppe Pistone e don Andrea Africano, ha continuato a fare di me una persona di 80 anni di vita, di cui quasi 70, passati non alla finestra, ma tra la gente “ed Caolimor”, che considero la mia famiglia allargata. Ciao don Beppe, auguri affettuosi

Armando Persia – Cavallermaggiore

«Quanto impegno per questo Natale in paese»

Egregio direttore,

il Natale quest’anno è veramente arrivato a Cavallermaggiore trasformandosi in un’importante opportunità per la nostra città che da anni si contraddistingue per un presepe meccanico che attira molti visitatori. L’importante novità è che grazie ad un fondamentale impegno di alcune persone si è riusciti a fare rete tra associazioni ed enti per dare un’opportunità al visitatore di rimanere nelle nostre vie, di muoversi e conoscere meglio la nostra città. Questo è stato possibile grazie al grande impegno di Matteo Chiesa che dalla sua bottega con pazienza ha saputo trasformare un insieme di energie sparse in un’offerta organizzata e ricca. Un grazie sincero va a Matteo e all’associazione C-quadro che soprattutto nelle figure del Presidente Daniela Magliano e della vulcanica Monica Alesso hanno saputo costruire questo palinsesto che durerà per tutte le vacanze natalizie con un mercatino sempre in rinnovamento che rende l’Ala Comunale bella ed suggestiva. A questo desideriamo aggiungere un ringraziamento ai negozianti che hanno scelto di aumentare le ore di apertura, alle confraternite e al Comitato per la tutela, per aver aperto le porte delle loro chiese, all’istituto Comprensivo per aver aderito a questo percorso e ancora una volta agli organizzatori che con la loro iniziativa hanno saputo creare veri momenti di aggregazione tra genitori o nelle singole famiglie con la costruzione di presepi che con questo percorso danno un sapore speciale al nostro Natale. La valorizzazione della rete ha portato anche belle iniziative quali la corsa dei Babbi Natale della Pro Loco, l’Albero di Natale allestito dagli Scout, il concerto Gospel di Smile, Il sabato pomeriggio con Arturo il Clown degli Amici della Biblioteca e l’iniziativa dei Balconi Natalizi di Natura in Città. Non ci resta che augurare a tutti un buon Natale consapevoli che grazie a queste persone la nostra città il regalo lo ha veramente ricevuto e darci appuntamento ad una foto con Babbo “Cesare Ottaviano” Natale.

Davide Sannazzaro – sindaco Cavallermaggiore

«Signor presidente, intervenga sull’acqua»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata al presidente della Provincia Federico Borgna:

Egregio signor Presidente, ci rivolgiamo a lei con questa lettera aperta, diffusa anche ai media locali, per invitarla a prendere ufficialmente e pubblicamente posizione contro l’ipotesi di smembramento dell’Ambito Idrico Ottimale Cuneese (Ato4) in due sub-ambiti gestionali di cui uno a gestione mista privata/pubblica. Dalle dichiarazioni rilasciate dall’assessore all’ambiente della Regione Piemonte, in risposta ad apposita interrogazione presentata al question-time dello scorso 10 dicembre, risulta che l’assessore alla sanità Icardi, già sindaco di Santo Stefano Belbo e strenuo oppositore della gestione pubblica, intenda arrogarsi, come egli stesso ha confermato in successive dichiarazioni alla stampa, il diritto a sovvertire il voto democraticamente espresso dalla grande maggioranza dei sindaci della provincia. Voto di indirizzo espresso nella Assemblea Generale degli Enti Locali del 2 marzo 2018 e confermato dalle delibere assunte dalla Conferenza dei Rappresentati di Ato4 nelle date del 7 maggio 2018 e del 27 marzo 2019. Riteniamo inaccettabile che Icardi, messo in minoranza in quelle sedi competenti, cerchi di stravolgerne l’esito! Un po’ come dire: siccome ho perso la partita, scappo con il pallone! Lei, signor Presidente, ha convintamente e ripetutamente sostenuto la gestione pubblica durante tutto il suo percorso lungo e travagliato, compiuto in condivisione con la grande maggioranza dei sindaci della provincia: si dissoci da questo scempio! Non compete assolutamente alla Regione, men che meno al suo assessore alla sanità, scegliere la forma gestionale da applicare alla provincia di Cuneo. Se lo facesse violerebbe gravemente le prerogative degli amministratori locali come riconosciute dall’art. 149 bis del decreto ambientale n.152/2006. Obbligherebbe inoltre con un atto di imperio inaudito intere Aree Omogenee ad aderire ad una forma gestionale diversa da quella scelta. Non solo, entrerebbe in aperto conflitto con l’art.147 del medesimo decreto ambientale, come integrato dall’articolo 3 bis della legge n.148/2011, che riserva allo Stato, in quanto legislazione esclusiva, di stabilire le norme che dettano alle Regioni i principi ai quali devono attenersi nella delimitazione degli Ambiti Ottimali, prevedendo che non siano inferiori al territorio provinciale e sancendo la unicità di gestione per ogni Ambito Ottimale. Tutti principi chiaramente richiamati e confermati dalla sentenza della Corte Costituzionale con la quale è stata rigettata una simile legge della regione Liguria che tendeva ad istituire più ambiti nella provincia di Savona. Una simile azione implicherebbe oltretutto un nuovo pesante dispendio di energie e fondi pubblici regionali e locali (almeno un milione di euro!) che graverebbero sui cittadini della provincia. La invitiamo perciò ad esternare ufficialmente e pubblicamente al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio la sua contrarietà a questo progetto, nel pieno rispetto del voto plebiscitario espresso dagli elettori della provincia nel referendum del 2011 e della dignità decisionale sua e di tutti i sindaci del territorio. Dignità che si è configurata nei voti democraticamente espressi in questi anni che hanno portato a riconoscere la gestione pubblica inhouse quale forma gestionale più adatta a garantire la fruizione universale e la preservazione alle generazioni future del servizio idrico integrato nella provincia di Cuneo.

Comitato Cuneese Acqua Bene Comune – Cuneo

«La buona politica rifiuta il voto di scambio»

Riceviamo e pubblichiamo

L'assessore regionale di Fratelli d'Italia Roberto Rosso è stato arrestato con accuse gravissime, nell'ambito di un'inchiesta sui rapporti tra 'ndrangheta, politica e imprese. Proprio nei giorni scorsi, neanche a farlo apposta, presso la sede del PD Piemonte si è tenuta la presentazione del libro di Riccardo Gorrieri "Un cancro chiamato ‘Ndrangheta. Analisi di una delle peggiori patologie del tessuto economico sociale", con Daniela Todarello, responsabile sicurezza e legalità Pd Torino e Davide Mattiello, consulente della Commissione parlamentare antimafia. Proprio ieri ci dicevamo che non possiamo tacere l'esistenza di rapporti tra la 'ndrangheta e il territorio piemontese, anche considerato l'alto numero di beni confiscati; e che non può essere messo sotto silenzio il rapporto tra 'ndrangheta, politica e burocrazia. È compito della buona politica rifiutare il voto di scambio: dire no a quei voti raccolti in zone d'ombra tra l'illegalità e la legalità: voti forse comodi, ma che privano per sempre il politico della libertà. In attesa del prosieguo delle indagini, osserviamo però sin d'ora che i partiti devono esercitare massima attenzione nella selezione e formazione della classe dirigente, sospettare di rapporti troppo stretti con interessi economici e isolare eventuali comportamenti ai confini con l'illegalità. Notizie come quella dell’arresto di Rosso fanno perdere di credibilità tutta la politica e fanno male alla democrazia perché minano alla base la fiducia dell'opinione pubblica. Tocca a noi, con comportamenti corretti e accorti, ricostruire questa fiducia.

Paolo Furia - segretario PD Piemonte

«Decreto ponti, strada giusta per ripartire»

Riceviamo e pubblichiamo

Il governo finalmente risponde alle necessità del nostro territorio e stanzia ben 45 milioni per la manutenzione dei ponti della Granda. Fondi indispensabili per mettere in sicurezza tante delle nostre infrastrutture e che creeranno posti di lavoro. Ringrazio i Ministri dell’economia Gualtieri e dei trasporti De Micheli per aver sbloccato questi investimenti, fermi da troppo tempo. Fra i tanti interventi, voglio ricordare i 4 milioni per il ponte di Monchiero crollato sul Tanaro nel 2010, i 18 milioni per sostituire il vecchio ponte di Cardè, gli 11 milioni per la manutenzione del viadotto Soleri. E poi, insieme a tanti altri lavori “minori” per modo di dire, i 2 milioni per il ponte ‘del Ciadel’ sul torrente Gesso a Borgo San Dalmazzo. In tutto sono 135 i milioni che saranno spesi in Piemonte per mettere in sicurezza o ricostruire i nostri ponti, possiamo dire che oggi il governo dà un’attenzione importante ai nostri territori e soprattutto fa il suo lavoro, lavorando per sbloccare le risorse disponibili senza tanti proclami. Mi auguro che presto accada lo stesso per altre infrastrutture da costruire ex novo, come la circonvallazione di Demonte e l’Asti Cuneo, e per altre da rilanciare come la ferrovia Cuneo-Nizza. Di certo, con questo decreto ponti, ci mettiamo sulla strada giusta.

Chiara Gribaudo – deputata PD

«Padre Sordella realizza il sogno Casa Famiglia»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata dal Gruppo Missione e Sviluppo:

Cari amici, il 2019 è stato un anno importante e di grandi soddisfazioni per Casa Famiglia a Shashemene in Etiopia, così come anche per Gaom, Gms, Gma e per tutti i collaboratori che cercano di accompagnare i bambini ed i ragazzi di strada ospitati dalla struttura. Infatti, dopo circa quindici anni di lotte burocratiche e di imprevisti, si è realizzato il sogno che padre Silvio Sordella coltivava nel suo cuore: Casa Famiglia ha assunto una sua identità, è ufficialmente riconosciuta dal governo etiope ed ha acquisito i diritti di proprietà su tutto il terreno su cui sorge. Questo ci permette ora di investire sulla struttura, perché sia sempre più funzionale e perché i laboratori di arti e mestieri che abbiamo realizzato in questi anni possano aumentare la produzione contribuendo, oltre alla formazione dei ragazzi, anche al sostentamento della casa stessa. Nel corso del 2019 è stata aumentata la scorta d’acqua a disposizione della struttura mediante l’installazione di una cisterna da 10.000 litri di capacità e sono stati realizzati gli orti, da ampliare ulteriormente con progetti futuri. L’obiettivo ora più urgente da raggiungere è quello di mettere in sicurezza tutta l’area e le attività di pertinenza di Casa Famiglia, mediante la realizzazione di una recinzione, che inizieremo con le spedizioni dei volontari che partiranno all’inizio del 2020. Oltre al gruppo di tecnici che si occuperà della recinzione e ad un gruppo di studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Nelson Mandela di Castelnovo ne’ Monti, che sarà impegnato in uno stage scolastico presso Casa Famiglia, invieremo come di consueto medici ed infermieri che presteranno servizio sia nel poliambulatorio di Shashemene, costruito dal Gaom ormai dieci anni fa, sia presso l’ambulatorio delle Sisters del De Foucauld, dove Gaom sostiene il progetto ”Extra Food”, legato anch’esso al progetto Casa Famiglia: si tratta di supportare economicamente le suore del De Foucauld nella lotta alla denutrizione dei bambini più poveri della baraccopoli, che, una volta superata l’emergenza alimentare, vengono accolti in Casa Famiglia se, pur sfuggiti alla fame, non hanno una famiglia o un luogo dove stare. Negli ultimi mesi cinque ragazzi sono usciti da Casa Famiglia per proseguire gli studi presso le università del Paese, pertanto oggi in Casa Famiglia ospitiamo 42 ragazzi. Altri bambini orfani e soli sono in attesa di poter entrare. La speranza in Casa Famiglia viene portata anche da coloro che la abitavano un tempo e che oggi hanno realizzato i loro sogni: si tratta di ragazzi come Fasil, che era entrato da bambino come orfano e che quest’anno è ritornato per ringraziare coloro che lo hanno accolto e seguito, e per festeggiare insieme la laurea che ha conseguito. Ora Fasil è dottore in veterinaria. Sono tanti i semi di speranza che incontriamo sul nostro cammino, ed è bello poterli condividere con chi ha deciso di camminare con noi, al fianco dei nostri ragazzi. Come sempre, un grazie riconoscente va a coloro che ci sono vicini in vari modi, specialmente con l’aiuto economico; a tutti va il nostro migliore augurio di Buon Natale.

Alberto Campari Associazione Gaom – Castelnovo ne’ Monti (RE)

responsabile della Casa Famiglia di Shashemene

«L’incantevole Natale non finisce qui»

Egregio Direttore,

approfitto di un po’ di spazio del suo settimanale per ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione dei mercatini di Natale che hanno allietato la nostra città nell’ultimo fine settimana. Grazie quindi alla Fondazione Ente Manifestazioni che con l’Amministrazione Comunale e la Consulta della Cultura del Comune ha organizzato l’evento. Grazie all’Associazione Commercianti, alla Protezione Civile, alla Proloco, ai Vigili del Fuoco, all’Ufficio Tecnico Comunale per la solita efficienza, ai Vigili Urbani, ai Carabinieri, agli addetti alla vigilanza, alla palestra Vitality. E grazie ovviamente a tutti gli sponsor in particolare alla Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e alla Banca di Caraglio. Un grazie poi a tutti i saviglianesi che hanno partecipato attivamente all’evento. L’incantevole Natale continua: domenica prossima tutti in piazza del Popolo per la grande mongolfiera offerta dalla nostra Proloco.

Giulio Ambroggio – sindaco di Savigliano

«Ambiguità della Regione sulla gestione dell’acqua»

Riceviamo e pubblichiamo

Nessuna chiarezza sul fantomatico progetto di suddividere l’ATO4 della Provincia di Cuneo consegnando la metà ai privati. Ho portato il caso in Consiglio regionale attraverso un'interrogazione rivolta alla Giunta senza ottenere risposte soddisfacenti. L'assessore all’Ambiente Marnati non ha comunicato le reali intenzioni dell'esecutivo regionale. Ha però confermato il ruolo svolto dall'assessore alla Sanità Icardi in una riunione con alcuni sindaci del territorio. Non si comprende a quale titolo Icardi abbia preso parte a questi incontri informali. Ci sembra che la strada intrapresa sia quella delle riunioni “carbonare” e non certo di un percorso trasparente e partecipato. Nella sua risposta l'assessore all'ambiente ha anche informato che i settori competenti della Regione hanno svolto un'analisi in relazione alla coerenza della suddetta ipotesi con le leggi regionali in materia di servizio idrico integrato. Pensiamo sia grave ed assurdo impegnare risorse e personale della Regione Piemonte per un progetto di cui non vi è, formalmente, alcuna traccia scritta. Nel merito della proposta di spacchettare l'ATO4 esprimiamo la nostra assoluta contrarietà. Da sempre pensiamo sia fondamentale mantenere pubblico il servizio idrico. E siamo in buona compagnia, concorda con noi il 95% dei cittadini italiani che nel 2011 andò alle urne per evitare la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. Un concetto sottoscritto a chiare lettere da oltre il 70% delle amministrazioni comunali del territorio che si sono espresse nel marzo 2018. Se la Regione intende procedere verso questo obiettivo non ci faremo problemi a rivolgerci alle autorità competenti, a partire dalla Corte Costituzionale.

Ivano Marinetti – consigliere regionale M5S

«Per l’ambiente serve un nuovo new deal»

Riceviamo e pubblichiamo

Venezia sommersa dall’acqua, frane e alluvioni, crollo di ponti, viadotti e argini, periodi anomali di pioggia o di siccità, inquinamento fisico e chimico di fiumi, mari, aria e terreni: l’emergenza ambientale, che è ormai vecchia di qualche decennio, s’impone oggi all’attenzione generale con un’evidenza che solo i più ostinati fautori del vecchio modello di sviluppo (da Trump e Bolsonaro ai nemici della carbon tax e di ogni altra imposizione sulle fonti di energia non rinnovabili e sui consumi insostenibili) osano negare. E tuttavia i principali nemici del pianeta e, per venire all’Italia, del futuro di quello che era chiamato il Bel paese non sono solo coloro che rifiutano gli accordi di Parigi contro il riscaldamento globale e saccheggiano le risorse della terra, ma pure quanti, per quieto vivere, per fatalismo, per qualche piccolo interesse o comodità accettano il modello di sviluppo dominante senza riuscire a immaginare prospettive diverse. A rompere l’atmosfera di indifferenza, se non di omertà, sono intervenuti i giovani dei Fridays for future, che hanno trovato spazio anche nelle nostre cittadine di provincia. La loro battaglia sarà vincente, se sapranno innescare una grande rivoluzione culturale, se riusciranno a modificare le pratiche e le priorità, oggi spesso fuorviate da montature strumentali come la cosiddetta invasione dei migranti, della politica, dai livelli mondiali fino alle minute scelte delle amministrazioni locali, dove si formano i piani urbanistici e, principalmente, si decide se il consumo di suolo ha da essere essenziale o indiscriminato. Un ambientalismo vincente e convincente è quello che non concede nulla alla sindrome di “Nimby”, alla sua catena di no, motivati solo con ragioni localistiche, né coltiva la nostalgia per il passato, quando l’inquinamento industriale non esisteva, ma si moriva per tifo, vaiolo o denutrizione. La difesa dell’ambiente non è disgiungibile dalla battaglia per la giustizia sociale: fin dagli studi del Club di Roma degli anni ’70 (come italiani vantiamo questa primazia, purtroppo dimenticata), sappiamo che le risorse, dal suolo fertile all’acqua potabile e all’aria pulita, da quelle energetiche ai minerali, non sono destinate a durare per sempre, ma hanno un limite. Non possono essere possesso esclusivo di qualche classe sociale o nazione privilegiata: gli squilibri nell’accesso ai beni indispensabili per la vita sono stati e saranno causa di sconvolgimenti e di guerre. I conflitti armati a loro volta distruggono parte delle risorse per cui si combatte. Sono fondamentali la consapevolezza etica delle responsabilità individuali e collettive, una cultura inclusiva, umanistica e scientifica. La scienza e la tecnologia, che hanno generato le armi di distruzione di massa, le produzioni inquinanti, la cementificazione delle coste e delle aree metropolitane, sono anche quelle che possono fornire, se orientate da chi governa, gli strumenti per la salvezza del pianeta e dell’umanità. Faccio qualche esempio concreto. A Venezia, dove piazza San Marco e le case sono allagate, l’unico rimedio in campo è il completamento del Mose, un sistema faraonico di sbarramenti, causa di spese abnormi e di tangenti. Nei Paesi bassi, nazione sorta con la terra strappata al Mare del Nord, le cui maree sono ben più terribili di quelle dell’Adriatico, grazie alla costruzione secolare di dighe (parola che gli olandesi hanno trasmesso alle altre lingue, compresa la nostra), da anni si è smesso di edificarne di nuove: studi accurati hanno dimostrato che esistono soluzioni alternative, meno costose, meno impattanti dal punto di vista ambientale e meno esposte alla corrosione della salsedine. La mappatura dei flussi dei venti e delle maree consente di depositare nei punti opportuni cumuli di terra che poi le onde si incaricano di spalmare, fino alla formazione di nuovi tratti di costa o di isole. E, sempre per restare alla cura quasi maniacale che gli olandesi (e anche altri popoli del Nord Europa) hanno per il terreno coltivabile, da decenni quando costruiscono palazzi o strade, raschiano dall’area destinata a quelle opere lo strato di humus, lo ripongono in magazzino e, una volta rimosso l’asfalto da strade o piazzole abbandonate, ve lo reimpiantano. Negli anni ’80, quando le province disponevano prima della scriteriata riforma di Renzi di rilevanti mezzi economici e tecnici, quella di Cuneo ogni anno raddrizzava molte curve su tratti stradali pericolosi, vendendo ai privati della zona, per lo più contadini, i resti dei meandri dismessi, i cosiddetti reliquati. Non sono mai riuscito a convincere Giunta e maggioranza a copiare il modello olandese: togliere le zolle fertili dal terreno su cui si voleva impiantare il nuovo sedime, riportarle sulle curve soppresse, opportunamente. È proprio un’esperienza pluridecennale a farmi concludere che a tenere insieme cultura e natura, ambiente e sviluppo (l’Italia deve fronteggiare una grave crisi economica e occupazionale) non può che essere un progetto politico complessivo. Purtroppo nella storia contemporanea non si rintracciano molti esempi. Il principale è sicuramente il New Deal di Franklin D. Roosevelt che fece uscire gli USA dalla profonda recessione innescata del crollo di Wall Street con un programma di lavori di forestazione e difesa del suolo, con la costruzione di città-giardino per gli operai (a cui aveva riconosciuto i diritti di sciopero e di associazione sindacale, messi in discussione sotto i predecessori repubblicani), finanziando la spesa pubblica con una tassazione progressiva che partendo dall’1% dei salari bracciantili arrivava all’aliquota del 79% per i redditi superiori ai 5 milioni di dollari annui (altro che flat tax!). La disoccupazione si ridusse a livelli insignificanti e il prodotto interno, nonostante le proteste dei ricchi che si ritenevano penalizzati dalle tasse, crebbe in un decennio del 50%, con una significativa redistribuzione. Roosevelt si servì di consulenti eccezionali: Keynes per le politiche economiche e sociali, Lewis Mumford per quelle urbanistiche e ambientali. Mumford è colui che analizzò il modello economico entrato in crisi, definendolo "capitalismo del carbone e del petrolio" e "impero del disordine". Al posto di uno sviluppo quantitativo, basato su una “paleotecnica” rozza, inquinante e discriminante, Mumford proponeva una “neotecnica”: la sostituzione del ferro con l'alluminio, quella del carbone e del petrolio con l'elettricità, una più razionale distribuzione della popolazione fra città e campagna, insediamenti urbani a misura d’uomo. Una crescita qualitativa. La lezione di Mumford in Italia fu ripresa da Adriano Olivetti e dai suoi collaboratori nella gestione del welfare aziendale e nella programmazione territoriale di Ivrea e del Canavese. Mancato prematuramente Olivetti e rapidamente dissolta la sua eredità aziendale e culturale, le questioni sollevate da Mumford furono riaperte negli anni ’70 da Pietro Ferraro, Aurelio Peccei e Giorgio Nebbia. I primi due, eminenti dirigenti industriali, in giovinezza erano stati comandanti partigiani, il terzo era docente di merceologia a Bari e parlamentare della Sinistra indipendente. L’aveva voluto in lista con il Pci-Si Enrico Berlinguer, l’unico politico, che in quegli anni sapesse dialogare con il Club di Roma di Peccei e elaborasse l’idea di austerità negli stili di vita e proponesse, anche per superare gli shock petroliferi del ’73 e del ’79, un “nuovo modello di produzione”. Anche Berlinguer morì prematuramente, senza lasciare molti eredi. Oggi l’unica personalità che dimostri di possedere una visione complessiva del futuro del pianeta sembra essere papa Francesco. I giovani dei Fridays for future riempiono un vuoto. L’auspicio è che il movimento possa consolidarsi e aprire una fase nuova nella storia non solo dell’Italia.

Livio Berardo – Manta

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