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Al direttore

«Per la Granda lasciate solo le briciole dal Governo»

Riceviamo e pubblichiamo:

In questi giorni ho appreso che un decreto del Ministero degli Interni ha assegnato alla Provincia di Cuneo un contributo di 1.156.0000 di euro per investimenti dedicati alla messa in sicurezza di viabilità ed edilizia scolastica. C’è chi si è vantato della notizia, sbandierandola sui giornali come un successo dei partiti al Governo. Ma per chi, come me, lavora ogni giorno per questo Ente, è stata in realtà solamente una grande delusione. A Cuneo sono state infatti riservate solo briciole dei 250 milioni di euro stanziati per le 76 Province italiane delle Regioni a Statuto ordinario. Una grande amarezza, un risultato mortificante per il lavoro di riduzione della spesa fatto in questi anni e per il nostro territorio. Il criterio di ripartizione è molto complicato ma, per riassumerlo in parole povere, sono state assegnate maggiori risorse a quelle Province che, prendendo come riferimento il triennio 2010/2012, presentavano una maggior riduzione delle spese per strade e scuole e maggiore incidenza dei prelievi effettuati dallo Stato sulle risorse proprie. Se teniamo conto che la Provincia di Cuneo è la 4ª in Italia per estensione territoriale, la 2ª come numero di Comuni e la 29ª come numero di abitanti, che il nostro territorio provinciale all’80% è montano, anche se nelle Terre Alte vive solo il 30% della popolazione, e che quindi abbiamo costi per lo sgombero neve e di riscaldamento per le scuole certamente superiori a tante altre Provincie, è facile dedurre che in “Granda” sono arrivate solo le briciole. Chi, come noi, è riuscito ugualmente a far fronte alla difficile situazione grazie ad avanzi di gestione e contributi della Regione e adottando politiche di decisa contrazione della spesa corrente per garantire il pareggio di bilancio, è stato fortemente penalizzato. Non dimentichiamo infatti che in questi anni la Regione ci ha aiutati: essere riusciti ad esempio a recuperare una parte delle risorse tagliate in modo indiscriminato durante il Governo Cota ci ha dato una grossa mano. Ma abbiamo anche razionalizzato, ridotto e risparmiato, grazie ad un lavoro di squadra promosso dal Presidente Federico Borgna. Tutto questo lavoro però si è rivelato poco utile. In Italia essere virtuosi non paga mai. Ed anche il nuovo corso politico “del cambiamento” Lega-5 Stelle non ha voluto smentire questa regola. L’anno scorso le risorse ripartite erano state 317 milioni di euro (per Cuneo 2.527.000) ed anche se il risultato non era stato del tutto soddisfacente, l’impatto era certamente diverso rispetto a quello di quest’anno. Le responsabilità di questo atto del Governo, ad onore del vero, si devono anche condividere con il “Sindacato” delle Province che ha avallato questa decisione. Non nascondo che la riforma Delrio ha lacune e criticità che ho sempre evidenziato ed è per questo che, a mio parere, a quasi 5 anni dall’approvazione sia necessario un tagliando. Anche la Lega a suo tempo aveva promesso modifiche sostanziali, come il ritorno all’elezione diretta dei cittadini, ma per adesso non ci sono novità all’orizzonte. In questo momento serve un’azione politica forte, condivisa con altre Province, per chiedere che siano modificati i parametri di riferimento, soprattutto per le prossime annualità. Già lo scorso dicembre il Presidente Borgna aveva inoltrato a tutti i parlamentari della Provincia una proposta di emendamento alla Finanziaria che prevedeva parametri diversi, meno penalizzanti per la Provincia di Cuneo. Purtroppo però l’emendamento non è mai stato discusso. Al posto di criteri costruiti probabilmente ad arte per premiare qualcuno, si dovrebbero adottare criteri oggettivi: la popolazione, i chilometri di viabilità provinciale ed il numero degli alunni delle scuole superiori. Se poi serve un fondo per chi aiutare le Province che sono in dissesto, parliamone, ma non per questo si deve penalizzare eccessivamente chi ha amministrato bene. I cuneesi non se lo meritano.

Milva Rinaudo – consigliera provinciale

«Rifondiamo il Comitato Parenti dell’ex Chianoc»

Egregio direttore,

con questa lettera voglio portare a conoscenza dei saviglianesi un problema che riguarda diverse famiglie che, come la mia, hanno i propri cari assistiti all’interno della casa di riposo ex Chianoc. Fino a qualche tempo fa era attivo un Comitato Parenti che, in accordo con la direzione della residenza, discuteva sulle politiche sociali messe in campo dalla struttura. Un bel modo per condividere scelte e decisioni che, direttamente o meno, sarebbero ricadute sugli assistiti. Purtroppo, da qualche anno, per cause non dovute a una mancata volontà (decesso dei parenti), questo Comitato ha cessato di fatto la sua funzione. Non c’è più nessuno, in sostanza, che rappresenti noi parenti nel necessario dialogo con gli amministratori. In passato, ad esempio, fu proprio il Comitato Parenti, in sinergia con il presidente della casa di riposo dott. Paolo Spolaore e l’ex sindaco Claudio Cussa, a sollecitare un intervento della politica regionale per far riconoscere più letti in convenzione. E così la retta dei degenti non in convenzione non ebbe aumenti troppo alti (vedasi archivio dei giornali locali in biblioteca). Oggi, questo Comitato non esiste più. Così, ogni familiare deve far per sé, sia sotto il profilo economico che nei rapporti con la struttura. Proprio in questi giorni mi è stata recapitata la lettera con cui l’amministrazione dell’ex Chianoc mi comunica l’aumento della retta per mio fratello. Novantatré euro in più al mese, quasi 1.200 euro l’anno (3 euro al giorno). Un rincaro che, mi è stato detto, potrebbe ripresentarsi anche il prossimo anno e in quelli futuri. Non sono qui a contestare l’esigenza della casa di riposo di avere i conti in ordine, né quella di adeguare le rette all’inflazione, ma sento di dover esprimere il mio disappunto sulle modalità con cui questo viene applicato. Ogni familiare si trova a discutere personalmente con la direzione, mentre credo sarebbe utile parlare a una “voce sola”. Proprio per questo spero che il vecchio Comitato Parenti riacquisisca nuova linfa, così da diventare interlocutore credibile sia con la struttura che con le istituzioni pubbliche, come già fatto in passato quando riuscimmo ad ottenere quei posti in convezione. La speranza è che si possa tornare a interloquire proficuamente con la direzione della struttura. La casa di riposo è un patrimonio sociale della città di cui tutti si dovrebbero interessare. Mi auguro davvero sia così. Per i famigliari degli ospiti che volessero mettersi in contatto con me, per rifondare il Comitato, lascio il mio numero di telefono: 331/8233516.

Giuliano Vachino (Nando) – Savigliano

«Museo: non è più tempo di pensare localmente»

Gentilissimo Direttore,

In queste settimane leggendo tra le righe dei due giornali locali del saviglianese ho potuto osservare con profondo dispiacere l’evoluzione del caso del Museo Civico di Savigliano e della polemica infuocata tra i banchi del Consiglio Comunale di Savigliano. Tralasciando le mosse politiche e le polemiche da esse innescate, i veri problemi che emergono da questa storia sono altri: mancanza di idee e forze, gelosie e incapacità di fare rete. Rettifico subito: le idee ci sono. Oltre ai “grandi” enti culturali saviglianesi (Museo Civico, Archivio, Biblioteca) e agli altri istituti che nel tempo hanno preso piede (Museo Ferroviario e Mùses) ci sono tantissime realtà associative del saviglianese, che non vuol dire solo a Savigliano, che si impegnano a conservare e produrre Cultura. Fortunatamente ci sono anche collettivi con giovani al comando: mi viene in mente Prometeo a Savigliano, Altra Cultura a Genola, noi della Biblioteca di Marene e i colleghi della Biblioteca di Cavallermaggiore, Villanova Solaro, Murello e Caramagna. Come detto le idee ci sono e le potenzialità anche, ma manca un elemento che ci può permettere di fare il salto di qualità: la strategia a lungo termine a livello territoriale. Tutte queste bellissime iniziative rimarranno fortemente circoscritte fino a quando non si deciderà di sedersi tutti attorno ad un tavolo (Comuni, associazioni, le Terre dei Savoia, Fondazioni bancarie e banche conferitarie, ATL, Centro servizi del volontariato, scuole ed università) per decidere insieme quali sono gli obiettivi del futuro. Ci mancano volontari. Leggendo sui giornali ho notato l’invito di alcuni consiglieri comunali alle associazioni saviglianesi di presentare progetti per la gestione del Palazzo Muratori-Cravetta. Ironia della sorte nelle pagine a fianco c’era un’intervista al presidente della Consulta della Solidarietà dove ci si lamentava della mancanza dei volontari. Tristemente non c’è più la propensione (non solo dei giovani) come nel passato, per cui non bisogna più pensare che i volontari risolveranno tutti i problemi. La mancanza di coordinazione a livello territoriale rischia di portare la saturazione dell’offerta culturale con molteplici iniziative, a volte identiche. Questo porta alla creazione di inutili gelosie che non portano da nessuna parte e fisiologicamente inducono alla riduzione dell’entità dei contributi della Fondazione CRS e della Banca CRS. Il consiglio che rivolgerei agli amministratori saviglianesi (e non solo) in questo momento sarebbe quello di non concentrarsi esclusivamente sul modello di gestione del Museo Civico, ma forse concentrarsi di più sull’idea di territorio che si vuole essere e come la Cultura possa essere uno dei fattori di sviluppo più impattanti, magari considerando proprio il Museo Civico di Savigliano come hub culturale. Forse in questo modo la risposta al quesito tanto discusso verrà trovato. Fino a quando rimarremo chiusi nei nostri cortili, nulla cambierà e continueremo a rosicchiare tutti l’osso già scarno. La ringrazio per lo spazio concesso.

Marco Biolatti – Marene

«Mai chiesto rimborsi uso sempre la mia auto»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera del sindaco indirizzata al consigliere comunale Tommaso Gioffreda.

Con la presente mi è grato comunicarLe, onde evitarLe il disturbo dell’ennesima richiesta di accesso agli atti, che da quando sono Sindaco non ho mai percepito alcun rimborso spese a qualsivoglia titolo. Dovendo recarmi fuori Savigliano per motivi amministrativi, uso sempre la mia auto (ritengo che quelle del Comune debbano essere usate dai dipendenti) senza mai chiedere né rimborso chilometrico né rimborsi per autostrada, parcheggi a pagamento… Stessa cosa dicasi per eventuali pasti. Aggiungo inoltre che ho rifiutato il telefono cellulare che mi spetterebbe di diritto in qualità di Sindaco. Uso sempre e soltanto il mio. Restando a sua disposizione per ogni eventuale chiarimento in merito mi è gradito porgerLe i miei più cordiali saluti.

Il sindaco Giulio Ambroggio

«Caro sindaco, racconti solo la verità che vuoi raccontare»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il nostro sindaco Giulio Ambroggio, professore di filosofia, avrà letto sicuramente il libro di Gustave Le Bon Psicologia delle folle, pubblicato nel 1895. Tale testo, dovrebbe saperlo il nostro sindaco ed esimio storico, era molto caro a Lenin, Stalin, Hitler, Mussolini e Goebbels. Non a caso il sindaco sta adottando la “strategia della distrazione”, ora formalizzata ufficialmente (rispetto a quando, prima, lo faceva nei locali pubblici) contro un consigliere comunale che denuncia, senza se e senza ma, inefficienze, inadempienze, irregolarità e molto altro, utilizzando questo indispensabile atteggiamento per impedire ai saviglianesi d’interessarsi alle conoscenze essenziali di quanto accade nel Palazzo, cioè la verità. Ecco un elenco delle verità del palazzo: negare in Consiglio Comunale riguardo le riunioni per decidere se nominare dei dirigenti (quanto costerà ai cittadini?), gli “eterni” problemi di via Sant’Andrea, le strutture abusive su suolo pubblico insanabili, le gare per l'assegnazione di servizi che saltano, gli atti amministrativi viziati o emessi in ritardo, le delibere annullate, gli assessori che escono dalla porta e entrano dalla finestra, gli assessori che per onestà intellettuale rinunciano all’incarico, la questione Terre dei Savoia (mai chiarita formalmente), l'analisi dell’acqua nelle scuole prima promessa e poi soddisfatta solo parzialmente, le barriere architettoniche per disabili, la mancanza di una vision sul commercio e sul rilancio della città (come detto anche dai commercianti), le richieste illegittime ai proprietari di immobili regolarmente affittati (con un regolamento cambiato grazie al nostro intervento), le cave da cui “non estraiamo un euro” e i cui promessi controlli non sono ancora stati avviati, i tributi evasi per anni (mai richiesti se non grazie alle nostre interrogazioni), una maggioranza che si compatta in Consiglio Comunale ma fuori dal Palazzo si mostra disperata, gli assessori (non eletti) che non rispondono alle interrogazioni facendo sarcasmo su questioni importantissime, offendendo in tal modo non tanto la minoranza quanto la comunità. Vogliamo continuare? Chi legge si chiederà come mai un sindaco, a seguito di una semplice richiesta di accesso agli atti di un Consigliere Comunale (legittima), invia la risposta ai giornalisti? Excusatio non petita accusatio manifesta. La polemica (tutta sua, cioè quella di un sindaco in grave difficoltà che se la suona e se la canta) nasce perché lui, il sindaco, si deve vantare pubblicamente di non aver speso i cinquecento euro previsti in bilancio per rimborso spese di viaggio (in spregio alla riservatezza di cui vi lamentate in Consiglio Comunale). Peccato che non racconta del suo stipendio, portato al massimo edittale (per raccontare poi di darlo in beneficenza senza mai aver pubblicamente esibito le ricevute che attestano entità e destinazione degli oboli sempre fatti, però, con denaro dei cittadini). E ancor più assurdo che questo atteggiamento sia giustificato al solo fine di anticipare una possibile richiesta (mai presentata) di approfondimento da parte del consigliere Gioffreda. E qui casca l’asino... Per quale motivo, sindaco, ti vanti (giustamente) di non aver utilizzato quel denaro girandolo sul capitolo delle spese per le feste nazionali e solennità? Se sei così tanto in vena di trasparenza, racconta anche come negli ultimi 18 mesi hai utilizzato il denaro del predetto capitolo, girato nelle spese di rappresentanza: stiamo parlando di circa quattromila euro per acquistare libri, orologi, targhe e regali da destinare (anche giustamente) a terzi. Ancor più interessante è quando la spesa raggiunge i trecento euro per acquistare libri di poesie e per omaggiare con un libro, dei dolci e dei prodotti locali un oratore (quando ho fatto io l’oratore per la città l’ho sempre fatto gratuitamente e non mi aspettavo regali, come sicuramente non se li aspettava l’oratore in questione). Ora, sindaco, non ti nascondere dietro un filo d’erba, e rispondi pubblicamente al mio accesso agli atti (quello ancora senza risposta) di come hai speso i diciottomila euro per il Natale, oppure, fai una bella scheda di tutti i patrocini/contributi erogati in circa due anni di mandato specificando il nome delle associazioni e le somme girate (parliamo di decine di migliaia di euro). Successivamente mi auguro che qualche giornalista o qualche cittadino attento faccia gli opportuni collegamenti tra erogazioni/patrocini e associazioni, e magari si ponga delle domande! Ti ricordo infine, sindaco, che se mi vuoi demonizzare in pubblico, sperando di mettermi a tacere, stai sbagliando persona: ti ho già detto che io sono un uomo libero e non ho cambiali elettorali da onorare e gruppi di potere o partiti da compiacere. Io rappresento chi in me ha cercato anche trasparenza, equità, legalità e sicurezza. Il tempo mi darà ragione!

Tommaso Gioffreda – consigliere comunale Savigliano

«La memoria non deve essere strumentalizzata»

Egregio direttore,

Sono appena terminate le celebrazioni di commemorazione della Giornata della Memoria delle vittime della Shoah e ci stiamo avvicinando al 10 febbraio, Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe. Ormai è entrato nella mente di molte persone (ma non sono ancora abbastanza) di quali crimini efferati stiamo parlando e i motivi per i quali sono stati perpetrati con inumana ferocia. Analizzati da un punto di vista oggettivo, stiamo parlando di barbarie compiute da uomini su altri uomini e donne che avevano la sola colpa di risiedere in una terra a cui da un giorno all'altro si è imposto di cambiare lingua, storia, cultura e tradizioni. Pena, i rastrellamenti e la morte. Non ricorda qualche analogia questa storia? Un altro esempio: la Jugoslavia di Tito requisì tutti i beni degli Italiani, come i Nazisti fecero con gli Ebrei. Una vera e propria pulizia etnica. I terribili particolari sono facilmente reperibili sui supporti informatici, ma c'è un altro elemento su cui vorrei riflettere. Per diversi decenni, un colpevole silenzio (avvallato da alcune forze politiche) coprì nel nostro Paese questa spaventosa tragedia, che grida vendetta a distanza di tanti anni e che è ben presente nella mente e nell’anima di chi subì tutto questo. Alcuni negazionisti si sono applicati nel corso degli anni per negare l’evidenza dei fatti o per minimizzare il numero delle vittime, etichettando i martiri infoibati come fascisti e quindi meritevoli del loro feroce destino. Ma tutti, anche questi personaggi, sanno benissimo quello che accadde in quelle terre: un genocidio ai danni di migliaia di persone, vecchi e giovani, uomini e donne, militari e civili, poveri e benestanti, comunisti e fascisti ma soprattutto italiani. E cosa resta oggi di quella Storia? Cosa resta del ricordo della foibe? Una giornata istituita per legge che ogni anno passa in sordina e tante polemiche sempre uguali, censure ed invettive. Due pesi e due misure che fanno male ai sopravvissuti, ai parenti delle vittime e ai discendenti degli esuli. E che non onorano minimamente il sacrificio dei Martiri come si dovrebbero meritare. E allora, permettetemi una conclusione provocatoria. Smettiamola con le classiche della memoria, con gli insulti a chi ricorda e con le prevaricazioni, smettiamola soprattutto con le divisioni sui morti: i “nostri” e i “vostri” non esistono, esistono i morti del Paese. Dopo più di 70 anni dovremmo capirlo ed imparare a guardare alla storia senza volerla tirare per la giacchetta come ci fa più comodo. Come fatto il 27 gennaio per le vittime della follia nazista, il 10 febbraio ricorderò i Martiri delle Foibe, gli esuli istriani, fiumani, dalmati e giuliani, ricorderò chi fu brutalmente ucciso perché italiano e chi lasciò tutto, fuggendo per salvarsi; ricorderei anche se fossi l’unico a farlo, ma sento anche il dovere di mettere tutto me stesso nel tramandare la memoria alle nuove generazioni, così come dovrebbe essere fatto per tutti i genocidi, anche a carattere religioso. Vorrei però che ricordassimo la tragedia delle Foibe tutti insieme; non come partiti politici, non come correnti di pensiero ma come italiani, come popolo capace di unirsi sotto la bandiera della memoria perchè non accada mai più. Ne abbiamo tutti un gran bisogno. Distinti saluti,

Flavio Gastaldi – deputato Lega Nord

«Grazie ai colleghi del Pronto Soccorso di Savigliano»

Riceviamo e pubblichiamo:

Dopo più di dieci anni la mia avventura professionale presso l’Asl Cn1 è giunta al termine e le nostre strade, almeno per ora si dividono. In questo momento la gioia e la soddisfazione per aver ottenuto un importante avanzamento di carriera si mescolano con la nostalgia e la consapevolezza di ciò che lascio. Un ringraziamento particolare va al mio direttore, dr. Giorgio Nova, senza i cui preziosi consigli e la vicinanza nei momenti difficili, non sarei mai arrivato dove sono ora. Un grazie dal profondo del cuore va anche ai colleghi medici che si sono succeduti nel corso degli anni, soprattutto a quelli che ancora oggi formano lo “zoccolo duro” del Pronto Soccorso con cui ho condiviso soddisfazioni e attraversato situazioni complicate, navigando nelle criticità, ma sempre dimostrando un affiatamento e una coesione che ci ha permesso di superare anche gli ostacoli più grandi. Ovviamente non posso dimenticare tutto il personale infermieristico del Pronto Soccorso, partendo dalle caposale che si sono succedute, passando per “il gruppo storico” con il quale sono cresciuto come medico e come uomo, fino ad arrivare alle loro colleghe e ai loro colleghi più giovani; la mia stima per le vostre capacità professionali e per l’umanità con cui ogni giorno vi prendete cura dei pazienti è grandissima. Un grazie va anche alle operatrici e agli operatori socio sanitari(e) per il loro preziosissimo contributo nelle attività del Pronto Soccorso, alle segretarie amministrative che mi hanno sempre aiutato nello svolgimento delle faccende burocratiche, e a Cristina Mina, un vero pilastro per il DEA di Savigliano. Al di fuori del Pronto Soccorso ci tengo a ringraziare tutti i consulenti specialisti, con i quali ho affrontato una moltitudine di casi, anche complessi; a volte si è litigato ma alla fine non è mai venuta meno la stima reciproca. Un grazie va anche al personale infermieristico dei vari reparti e ai tecnici dei vari servizi con i quali quotidianamente mi sono interfacciato. Ringrazio anche tutto il personale medico, e non solo, della Direzione Sanitaria e degli Uffici amministrativi; in tutti voi ho sempre trovato risposte precise e puntuali alle mie richieste e alle mie esigenze. Infine ringrazio tutta l’Asl Cn1, dal Direttore Generale all’ultimo dei dipendenti perché la sensazione che ho avuto in questi anni è stata quella di appartenere ad una grande famiglia. Con affetto, amicizia e riconoscenza

Massimiliano Pinelli – primario Mecau Asl Alessandria

«Padri sempre penalizzati durante le separazioni»

Egregio direttore,

ho letto che il gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato un ordine del giorno in Consiglio Comunale con la richiesta di sollecitare il Parlamento al ritiro del disegno di legge n. 735/2018. A tal proposito vorrei rammentare che il senatore leghista Simone Pillon non è l'assoluto fautore del disegno in questione, che ha visto coinvolti firmatari di altre forze politiche: egli è semplicemente il primo firmatario; mi preme anche sottolineare che l'attività svolta dal Pillon in altri ambiti sociali, che spesso e volentieri genera malumori e discussioni, non ha nulla a che spartire con i propositi del disegno presentato in Parlamento. Allo stato attuale sono depositati ed in fase di discussione anche altri disegni : n.768 e 837 in discussione al Senato, concernenti il diritto di famiglia e l'affido dei minori per le coppie separate. Tutti questi nascono dall'esigenza di andare a correggere una situazione, ormai latente e cronica, che vede un grosso squilibrio nella gestione degli affidamenti e di conseguenza ripercussioni negative sui figli minori e sulla loro gestione. È importante ricordare che l'unica legge attualmente in vigore, la L. 54/2006, è stata stilata e fatta approvare su spinta del Prof. Marino Maglietta di area Pd: dal punto di vista di principio offre vari spunti e riferimenti ai concetti “alti” della bigenitorialità e del preminente interesse del minore, ma malauguratamente non prevede adeguati vincoli per la loro applicazione: in buona sostanza in questi tredici anni detta legge non è stata applicata ed i giudici hanno preferito utilizzare le vecchie prassi antecedenti, fortemente improntate alla cosiddetta “maternal-preference”. Questo è il semplice motivo per cui si rende necessaria una revisione della legislazione in essere, sempre focalizzando quanto cita l'articolo 337 ter c.c.: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. È utile rammentare a tal proposito che le proposte di modifica non sono una novità, diversi sono stati nel passato recente i disegni presentati, ad esempio: n. 1756/2015 ad opera di E.Blundo (M5S), n. 1163/2013 del sen. Divina (Lega) e addirittura il n. 1403/2013 ad opera dell'attuale Ministro della Giustizia Bonafede (M5S); in quel di Trento in ambito di Consiglio Regionale i pentastellati hanno aperto un “tavolo tecnico” al riguardo per discutere ed approfondire le proposte del DDL-Pillon; la redazione del disegno è stata supportata o caldeggiata da autorevoli studiosi di settore, quali Vezzetti, Camerini, Pingitore, Risè. Questi dati non possono che confortare al riguardo dell'assoluta necessità del cambiamento; d'altra parte se le esigenze dei minori devono essere al primo posto, si deve prendere atto che le dinamiche separative attuali generano un forte e diffuso disagio per la categoria dei padri: disagio non recepito dall’opinione pubblica, né descritto negli articoli dei “media”, ma purtroppo serio e concreto tanto che i dati Istat posizionano l'otto per cento dei padri separati in povertà assoluta (leggasi: per la strada!), a Torino come in molte altre città italiane sono sorte apposite Case dei Padri per queste specifiche emergenze; un ulteriore buon motivo per approfondire ed appoggiare il DDL 735/2018. Per il gruppo consiliare mi domanderei piuttosto come mai Savigliano, alla stregua di tanti altri Comuni italiani (Cuneo e Busca in provincia ), non abbia ancora approvato il Registro della Bigenitorialità: strumento amministrativo a tutela dei minori, oppure perché non promuova approfondimenti e dibattiti, anche pubblici, sull'argomento. Ringraziando per l'ospitalità, cordialmente saluto.

Angelo Saimandi – Savigliano

«Sistema sanitario più forte con il Parco della Salute»

Riceviamo e pubblichiamo:

La realizzazione del Parco della Salute è un'operazione che rafforzerà tutto il sistema sanitario piemontese, permetterà di valorizzare le grandi eccellenze e manterrà la specificità e la peculiarità degli ospedali oggi esistenti, a cominciare dal Regina Margherita. Le grandi eccellenze di cui giustamente andiamo orgogliosi nella sanità piemontese sono state ottenute e potranno essere mantenute solo se i grandi professionisti possono lavorare insieme, come ci dicono anche i migliori esempi di tutto il mondo: per questo nel progetto abbiamo inserito un polo ospedaliero di qualità, un polo didattico, un polo di ricerca e di innovazione. Abbiamo assistito in questi giorni a interpretazioni faziose e non vere, forse perché qualcuno si è fatto condizionare da interessi particolari, diversi da quelli della sanità piemontese e dei pazienti. Voglio quindi chiarire che non ci saranno assolutamente riduzioni di posti letto o di servizi. Ad oggi i posti letto realmente utilizzati nella Città della Salute sono 1900. Come dice lo stesso studio di fattibilità, il futuro Parco della Salute avrà 1490 posti letto, 1040 nel nuovo progetto più 450 nel Cto che sarà potenziato. Gli altri posti letto saranno tutti destinati agli altri ospedali dell'area torinese, che saranno così rafforzati: separare l'alta dalla media-bassa complessità significa valorizzarle entrambe e offrire servizi migliori. Per quanto riguarda poi il Regina Margherita, oggi i posti letto utilizzati sono 190. Lo studio di fattibilità del Parco della Salute ne prevede 140, 90 di degenza più 50 per la degenza critica. Ci saranno quindi altri 50 posti letto, che non saranno dedicati all'alta complessità: un modulo da 25 posti letto sarà ospitato al Cto, mentre gli altri potranno trovare collocazione al San Giovanni Bosco, che oggi non ha l'attività di Pediatria oppure al Martini, strutturando una nuova rete della pediatria nell'area torinese.

Antonio Saitta – assessore regionale Sanità

«Tuteliamo le razze bovine a rischio estinzione»

Riceviamo e pubblichiamo:

In Italia sono scomparsi 1,7 milioni tra mucche, maiali, pecore e capre negli ultimi dieci anni. Un addio che ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori. In un momento di crisi, è stata la domanda crescente di qualità e di garanzia dell’origine a portare ancora all’allevamento delle razze storiche a rischio estinzione. In Piemonte la zootecnia da carne conta numeri importanti e le aziende che allevano la razza bovina Piemontese sono 6 mila con 15 mila addetti, oltre 315 mila capi ed un fatturato che arriva a 500 milioni di Euro. Oltretutto, un numero consistente di capi, in particolare ovini e caprini, è allevato nelle zone alpine e prealpine e sono circa 500 i malgari che vanno in alpeggio. È anche il clima ad influire come è capitato con il patrimonio ovino piemontese che risente particolarmente dei cambiamenti climatici e della siccità: dalla pecora delle Langhe alla Frabosana, dalla Sambucana alla Garessina, dalla Tacola alla Biellese e dalla Saltasassi alla Savoiarda, sono diverse le razze a rischio estinzione. Al clima si aggiungono gli attacchi dei lupi che, nelle aree montane, rappresentano, come più volte abbiamo evidenziato, un vero pericolo. Gli animali custoditi nei nostri allevamenti sono un tesoro unico che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità, ma anche il presidio di un territorio dove il mantenimento è garantito proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro dei nostri imprenditori. Tutelare la biodiversità agricola significa creare filiere ecosostenibili, efficienti e competitive ed investire sulla distintività è una condizione necessaria per distinguersi in termini di qualità delle produzioni ed affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo.

Roberto Moncalvo – presidente regionale Coldiretti

«I piccoli paesi uniscano le bellezze culturali»

Riceviamo questa lettera indirizzata al responsabile comunale dei Servizi Culturali saviglianesi:

Sono Renzo Giardino, che domenica scorsa (13 gennaio) ha avuto il piacere con altri 11 amici (in realtà amiche, erano tutte signore) di scoprire il Museo Civico e la Gipsoteca. Mi preme rimarcare sia la cortesia della Vostra accoglienza, sia la Sua preziosa presenza quale "padrone di casa" e guida durante la visita. Raramente una visita ad una esposizione di opere d'arte o reperti riesce a destare emozione intensa come è avvenuto durante la visita al "suo" museo. Un grande ringraziamento da parte di tutto il gruppo, ed una esortazione (che vuol essere una speranza): continuate ad esistere, i gestori delle opere d'arte sono i custodi del passato, gestori del presente ed insegnanti per il futuro. Una ultima cosa: parlando con Lei dissi che bisogna conoscere meglio le nostre tante città "piccole". Non sarebbe auspicabile che i cosiddetti centri minori si unissero per avere la forza di essere conosciuti di più e meglio. È un augurio che faccio a Lei ed a tutti coloro che preferiscono trascorrere una domenica fuori casa, piuttosto che al chiuso o, peggio ancora, in un centro commerciale. Spero Lei voglia perdonare il mio sfogo, ma mi spiace vedere tante risorse disperse in futilità, e non meglio utilizzate nella valorizzazione di un vero tesoro che i nostri predecessori ci hanno lasciato. Chiudo confidando che Lei possa gradire un mio "amichevole" saluto.

Renzo Giardino – Torino

«Il nuovo ospedale di Cuneo accessibile anche per noi»

Gentilissimo Sig. Direttore,

la ringrazio innanzi tutto per lo spazio che mi concede, successivamente vorrei sottoporre a Lei, ai politici locali ed a chi ha la pazienza di leggermi una mia personale riflessione. Ho letto in questi ultimi tempi che il Consiglio Comunale di Cuneo ha costituito una “nuova commissione consiliare temporanea del comune di Cuneo legata all'iter di costituzione del nuovo ospedale unico”; recentemente che tale commissione si riunirà per la prima volta il 22 gennaio, con tra i punti all'ordine del giorno l'individuazione del sito ove la nuova opera dovrà sorgere. È ormai notorio come gli ospedali “periferici” siano stati significativamente “depotenziati” (vedasi Saluzzo, Fossano e Ceva) così come non si può nascondere il pensiero di alcuni “malpensanti” secondo i quali in provincia di Cuneo “sopravvivranno” solamente gli ospedali di Cuneo, Mondovì e Verduno. Qualora quella appena indicata fosse la linea tracciata, non poca rilevanza assumerebbe la collocazione della nuova sede ospedaliera cuneese, soprattutto per il territorio saluzzese e saviglianese. Infatti la “Provincia Granda” vedrebbe il sud – ovest servito dall'Ospedale di Cuneo, il sud – est dall'ospedale di Mondovì ed il nord- est da quello di Verduno, mentre il nord – ovest risulterebbe sostanzialmente scoperto e dovrebbe far di necessità virtù e raggiungere una delle sedi appena richiamate il che, tenuto conto anche della attuale rete stradale, potrebbe risultare cosa non proprio agevole. La domanda, alla base della mia riflessione, è pertanto questa “qualcuno proverà a interessarsi affinché l'ospedale del capoluogo possa esser collocato in sito facilmente raggiungibile anche dal Saluzzese e dal Saviglianese?”. Ogni risposta è gradita, confidando di non dover rilevare tra qualche anno che nella “Provincia Granda” esistono “provinciali e provincialastri”. Cordialmente,

Enrico Gaveglio – Scarnafigi

«Ridurre le liste d’attesa rimane una priorità»

Riceviamo e pubblichiamo:

Che i pagamenti dei fornitori della sanità siano scesi a 60 giorni è una buona notizia. Per le imprese, creditrici nei confronti delle Asl, soprattutto quelle piccole e medie, rappresenta una vera boccata di ossigeno. Ma non basta. In campo sanitario c’è ancora tanto lavoro da fare. Ora però dobbiamo impegnarci a beneficio dei cittadini, per migliorare e incrementare i servizi. Bisogna assolutamente rendere la sanità più facilmente accessibile perché non tutti hanno la possibilità economica di rivolgersi al privato. Sei mesi per fare una colonscopia, sette per una scintigrafia ossea, talora dodici per alcuni tipi di risonanza sono eccessivi. Non c’è quindi da stupirsi se l’esodo di pazienti piemontesi verso altre regioni, con i costi che ha per le nostre casse, continua ad essere molto elevato. L’abbattimento delle liste di attesa per esami e visite deve essere una priorità assoluta.

Maria Carla Chiapello – consigliere regionale Moderati

«Sulla convenzione Fergusio ci sarà ancora da discutere»

Gentile Direttore, Apprendo dall'articolo uscito sul vostro giornale del 9 gennaio di alcune condizioni contenute nella bozza di convenzione a noi mai precedentemente comunicate: evidentemente ci sarà ancora da discutere. Tra l'altro diffondere certe clausole prima di averle concordate (inserimento di altre associazioni nella scuola e Tari) è un modo insolito, magari involontario, per creare contrasti tra le associazioni. Se pubblicamente si alimentano aspettative per le altre associazioni prima di aver ottenuto la firma dell'interlocutore probabilmente si sta preventivamente cercando di scaricare su di esso la responsabilità dell’eventuale fallimento delle promesse fatte.

Michelangelo Alocco – Direttore del Fergusio

 

Gentile Alocco, la bozza di convenzione da cui abbiamo recuperato le informazioni a cui fa riferimento è pubblicata sul sito del Comune da qualche settimana. Stupisce anche me il fatto che nessuno gliel’abbia sottoposta in questo tempo. Cordialità,

Il direttore

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