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Al direttore

«Sono il Bimbomaggio, ci vediamo l’anno prossimo»

Riceviamo e pubblichiamo

Buongiorno a tutti, grandi e piccini. Ho meditato a lungo sull’opportunità di scrivere questa lettera, che certamente apparirà insolita, ma poi ho deciso che è necessario farlo. Sono il Bimbomaggio, proprio quello che è tornato da voi alcuni mesi fa e che vi ha fatto sperare in un inizio estate all’insegna del canto, della musica, dell’armonia e della piacevolezza dello stare insieme. Non potete immaginare quanto entusiasmo e quanto impegno sia stato profuso dai miei organizzatori senza che voi ve ne accorgeste: d’altra parte, ditemi, c’è forse qualcosa che dia più gioia al cuore del far contenti gli altri? Io credo di no. Aver ascoltato le voci di tanti bambini che hanno aderito entusiasti all’iniziativa con i loro genitori mi ha dato una sferzata di adrenalina e mi ha riempito di orgoglio: per quanto mi porti sulle spalle il peso di oltre trent’anni di edizioni non ho perso né smalto né brillantezza e non certo per merito mio. I bambini che parteciparono alle prime edizioni sono ormai adulti e mi commuovo un po’ quando li vedo accompagnare i loro figli da me… Sono un gran sentimentale, lo so, ed è in fondo per questo che ho deciso di scrivervi: sto preparando le mie valigie, piene di note e di parole, di spartiti e di canzoni, perché purtroppo non potrò essere con voi. La situazione del momento, il difficile compito che ci è stato affidato di tutelare la nostra e l’altrui salute non ci permetterà di stare insieme, di radunarci, di condividere le nostre passioni. Come tante altre manifestazioni mi ritiro in buon ordine, con un profondo dispiacere. Voglio, però, che voi sappiate quanto costa agli amici di “Goccia dopo Goccia” rinunciare dopo tanto lavoro, dopo tante e tante ore spese per organizzare, ascoltare, decidere e programmare. Ma nulla di quanto è stato fatto andrà perso, un tempo migliore, più a nostra misura, ci attende dietro l’angolo e noi saremo pronti a ricominciare. Nessuno sa quanto ci vorrà, ma il “Bimbomaggio 2021” sarà più bello che mai, forte di tutto il cammino fatto insieme. Ecco, è tutto qui: i ragazzi ed io vi promettiamo di fare tesoro di ciò che abbiamo costruito insieme prima che il virus, un nemico subdolo e beffardo, mandasse all’aria tutti i nostri e i vostri piani, pronti a ricominciare insieme a voi. Abbraccio i bambini e i genitori, forte dell’affetto che mi avete dimostrato nei mesi da poco trascorsi. Appuntamento a maggio del prossimo anno!

Il vostro Bimbomaggio – Racconigi

«Iniziative concrete per la stagione della frutta»

Riceviamo e pubblichiamo

La stagione della raccolta della frutta nel territorio saluzzese è ormai alle porte. Verranno impegnati in media di 9.000 lavoratori, italiani e stranieri per i quali andranno definite regole certe per limitare al massimo il rischio contagio nei campi, nei magazzini e negli alloggiamenti che verranno allestiti. Dopo aver assistito meravigliati alla nascita di nuovi tavoli sull’emergenza Covid a Saluzzo, parziali nella composizione e deficitari nelle proposte avanzate, abbiamo avuto una prima presa di contatto con le associazioni Coldiretti, Confagricoltura, Cia. All’ordine del giorno sono stati affrontati i temi richiamati dal protocollo nazionale per il contrasto del virus nei luoghi di lavoro, condiviso tra governo e parti sociali il 14 marzo e aggiornato il 24 aprile. Il protocollo nazionale prevede la costituzione di comitati aziendali/territoriali composti dalle rappresentanze sindacali, datoriali, dei lavoratori per la sicurezza. Tenuto conto della specificità del territorio saluzzese, dei rischi diretti e indiretti derivanti dall’emergenza in atto a cui sarebbero sottoposti i lavoratori e le comunità locali qualora non si adottassero tutte le misure di prevenzione necessarie, abbiamo proposto che il costituendo comitato territoriale si avvalga della consulenza di esperti sanitari e di allestimento campi di accoglienza. Servono iniziative concrete: i tavoli a effetto li lasciamo ad altri, Comuni del territorio, parti datoriali e organizzazione dei produttori che forse non hanno ancora compreso fino in fondo la complessità del problema e allontanano le soluzioni che vanno ricercate nelle sedi preposte a livello regionale e territoriale. Altro tema in discussione è la carenza di manodopera e la necessità di individuare un sistema snello e efficace di incrocio domanda offerta di lavoro. A tal proposito giudichiamo positivamente la novità del portale regionale “Io Lavoro” e pensiamo che debba diventare la piattaforma di riferimento e non uno dei tanti possibili strumenti. Deve avere un accesso semplificato, multilingue e chiaro nella manifestazione del fabbisogno di manodopera. Tutto ciò favorirebbe l’allestimento di un sistema di accoglienza sicuro dal punto di vista igienico e sanitario basato su numeri certi e conosciuti. In sintesi, serve uno sforzo comune e un diverso approccio delle Istituzioni pubbliche e delle associazioni datoriali del territorio saluzzese. La tenuta economica del comparto frutticolo non può prevalere sulla tutela della salute dei lavoratori e delle comunità locali. È un equilibrio che va ricercato nel confronto con tutte le parti coinvolte. Noi saremo conseguenti nelle azioni che metteremo in campo.

Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil Cuneo

«Spunti verdi per rifondare le nostre città»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Legambiente rivolta ai sindaci di tutt’Italia

Per superare l’emergenza coronavirus e per far ripartire le città italiane servono risposte e soluzioni eccezionali. Per questo, cari Sindaci, non vi limitate all’ordinario, non restituiteci le vecchie città. Il vostro mestiere richiede visione di futuro, soluzioni inedite, capacità di guidare la comunità verso frontiere nuove. E oggi che tutti abbiamo sperimentato una condizione eccezionale, non c’è momento migliore per osare lo straordinario. Insieme ce la possiamo fare. Le nostre città possono essere un fantastico banco di prova per dimostrare che si può cambiare il mondo in meglio, sperimentando le vie green verso nuovi modelli di sviluppo. Occorre intervenire subito su quelle misure che hanno una valenza sanitaria e ambientale e che possono dare delle risposte alle regole imposte dal Covid19. Con queste 5 misure che proponiamo oggi ai sindaci, milioni di lavoratori, studenti e famiglie potranno muoversi da subito in maggiore sicurezza e libertà contribuendo a ridurre le emissioni di gas serra. Per far ciò è indispensabile un impegno da parte di tutti, cittadini, sindaci, società di trasporto e governo, consapevoli che il Paese oltre ad un decreto Cura Italia, ha bisogno anche di provvedimenti che mettano al centro le città e i comuni perché è da qui che bisogna prima di tutto ripartire. 1) Sicuri sui mezzi pubblici: molte persone avranno paura a prendere bus e treni, tram e metro per timore del contagio. Per questo man mano che le città ricominceranno a muoversi, si dovranno programmare con attenzione le corse, garantire le distanze di sicurezza, bisognerà ripensare anche gli orari della città per evitare congestione e traffico nelle ore di punta. Sarà fondamentale un continuo e attento monitoraggio, sia dei mezzi che delle stazioni, dove si dovranno introdurre controlli e tornelli per contingentare gli ingressi oltre a garantire una quotidiana sanificazione. In Spagna il governo ha stabilito l’obbligo di mascherine sui mezzi pubblici e ha garantito la distribuzione di oltre 10 milioni da distribuire nelle stazioni principali. Per fare tutto questo ci vogliono risorse. In parte il governo ha risposto, ma è evidente che non basta perché le aziende pubbliche hanno bisogno di investimenti e già soffrono per la riduzione di introiti da biglietti dovuta a questi mesi di stop. 2) Più persone in bici e percorsi ciclabili nuovi. La bici è il mezzo che permette il migliore distanziamento: per cui è ora il momento di realizzare percorsi ciclabili temporanei (con segnaletica orizzontale e verticale) lungo gli assi prioritari e le tratte più frequentate, riservando lo spazio per poi dotarli di protezioni e passaggi esclusivi mirando a trasformarli nei mesi successivi in vere ciclabili. È la soluzione che stanno praticando già diverse città del mondo: da Montpellier con una striscia di vernice e cordoli di protezione con conetti provvisori, a Berlino allargando le piste ciclabili con nuove strisce laterali. Stesse misure decise a Bogotà, a Vancouver, New York, Boston e Parigi. In Nuova Zelanda il Governo ha deciso di finanziare queste misure da parte dei Comuni. Questi interventi sono a costo quasi zero e le risorse per realizzare vere ciclabili ci sono: nella Legge di Bilancio 2020 sono stati stanziati 150 milioni di euro per il co-finanziamento di percorsi ciclabili urbani. Cosa aspetta il Ministero delle Infrastrutture a emanare il decreto che fissa i criteri per l’erogazione dei fondi? Intanto però i Comuni si possono preparare, in modo da avere progetti seri da candidare e un piano da cui “si evinca la volontà di procedere allo sviluppo strategico della rete ciclabile urbana”, come sottolinea la Legge, in modo che nel 2021 possano partire i cantieri. E che si tratti di reti ciclabili fatte bene, magari copiando il format della Bicipolitana di Pesaro e replicandolo ovunque. 3) Rafforzare la sharing mobility. Le più efficienti alternative all’auto privata in città, per chi non vorrà prendere i mezzi pubblici, dovranno diventare tutti i mezzi in sharing: auto (meglio elettriche), bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini. I Comuni dovranno stringere accordi con le imprese per avere più mezzi e in più quartieri, a costi molto più contenuti. Serviranno risorse, ma il servizio potrà avere grande successo e in parte ripagarsi. In ogni caso saranno soldi ben spesi quelli per potenziare il servizio (con controllo, sanificazione e ridistribuzione dei mezzi nelle diverse ore e luoghi della città) perché avremo offerto mobilità sostenibile a buon mercato a milioni di cittadini. 4) Aiutare i cittadini a rottamare l’auto e scegliere la mobilità sostenibile. Qui i sindaci devono farsi sentire, perché le risorse ci sono! Cosa aspetta il Ministero dell'Ambiente a mettere a disposizione i fondi per “Programma Buoni di mobilità” previsti dal decreto Clima approvato a dicembre scorso? Sono previsti 75 milioni per il 2020 e 180 milioni di euro per le annualità successive. Si tratta di 1.500 euro alle famiglie che rottamano una vecchia auto che non può più circolare (Euro3) oppure 500 euro per un vecchio ciclomotore, per acquistare abbonamenti, e-bike e sharing mobility. Si potrebbe così subito dimezzare la spesa media per i trasporti per 250 mila famiglie italiane. 5) Più smart working. Ai Sindaci Legambiente chiede di spingere sul lavoro agile per riorganizzare il lavoro dell’amministrazione pubblica e aiutare tutte le attività che scelgono di andare in questa direzione. Serviranno risorse, ma soprattutto idee nuove e andrà coinvolto il Governo, ma esistono tutte le possibilità per premiare con vantaggi fiscali sia le aziende che i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working e mobility management di comunità. Ad esempio i vantaggi fiscali di cui oggi beneficiano le auto aziendali possono essere estesi anche a mezzi e investimenti organizzativi per il lavoro a distanza, ai mezzi pubblici, alla condivisione e alla mobilità elettrica o muscolare in tutte le sue forme.

Giorgio Prino, presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

«Questa lunga quarantena è stata davvero utile?»

Gentile direttore,

Le scrivo per esternare le mie crescenti perplessità sulla reale efficacia ed utilità delle prolungate misure restrittive cui siamo sottoposti, parto da un episodio doloroso successo ultimamente a me e ai miei familiari Il giorno 24 febbraio scorso mio padre anni 94 è stato ricoverato presso la casa di cura Monserrato di Caraglio per terapie riabilitative a seguito operazione per frattura del femore, da quel giorno fino al giorno del suo decesso, (non dovuto a covid 19), in data 15 aprile nessuno dei familiari ha potuto avvicinarlo neanche con protezioni varie, di fatto è stato costretto ad una solitudine forzata che penso abbia accelerato la sua fine anche se vista l'eta' era nell'ordine naturale delle cose, neanche in camera mortuaria è stato possibile avvicinarlo. In buona sostanza non possiamo nemmeno essere certi che in quella bara che ci è stata restituita ci sia veramente mio padre. Le norme della circolare del ministero della salute in data 8 aprile recano disposizioni severe e brutali da applicare ai deceduti per covid o ai casi in cui non si possa escludere la contrazione del virus, trovo profondamente ingiusto che vengano applicate in modo generalizzato a tutti i deceduti positivi o meno al virus. Detto questo credo sia veramente importante e urgente trovare altre modalità per contenere i contagi, queste misure protratte così a lungo con iniziative personali e differenti da parte di presidenti di giunte regionali o di sindaci spesso più restrittive delle norme statali stanno di fatto privando tutti noi di libertà personali irrinunciabili e che non possono esserci sottratte più a lungo, credo inoltre che queste misure stiano producendo danni economici e psicologici gravissimi alla maggioranza delle persone specialmente quelle più giovani ed attive, ragione per cui auspicherei il ripristino, ovviamente con protezioni ed attenzioni, in tempi rapidi delle libertà sospese. Come ultima riflessione sarei veramente felice se i rappresentanti delle istituzioni a tutti i livelli e i vari personaggi dello spettacolo e di arte varia cessassero proclami che, con toni che vanno dal paternalismo all’intimidazione violenta e grossolana, invitano a restare a casa a leggere un libro e altre amenità simili, sono una persona che rispetta le regole, anche quando non le condivide, ma non ci si può rivolgere ai cittadini come se fossero dei discoli, poi ognuno si assume la responsabilità di quello che fa. La ringrazio per l’ospitalità.

Gianmario Diale - Savigliano

«Bisogna ampliare i dehor per dare respiro ai bar»

Riceviamo e pubblichiamo

Nella continua ricerca di soluzioni che, in questo periodo di grave difficoltà, possano essere di utilità nel fronteggiare le criticità; vivendo in realtà cittadine ricche di locali di ristorazione e luoghi di scambio sociale, che caratterizzano lo stesso tessuto sociale della zona (attività molto apprezzate ed in grado d’essere catalizzatore e motore per tutto il territorio); tenendo conto che il distanziamento sociale costringerà le attività a ridurre il numero di posti a sedere per consentire il rispetto della distanza di sicurezza tra le persone, vogliamo proporre alle amministrazioni comunali e regionale una strategia in supporto alla fase 2; visto che le attività legate allo svago e al turismo, più di tutte le altre, stanno inevitabilmente pagando le gravissime ripercussioni economiche di questo momento storico e centinaia sono gli esercizi che rischiano di chiudere definitivamente prima del prossimo anno, dato che, anche mantenendo i costi invariati, vedranno però calare drasticamente gli incassi, in quanto, il numero di clienti che potranno servire è stato stimato che diminuirà, in alcuni casi, addirittura del 70%. Riteniamo sia urgente consentire alle attività che occupano un’area di suolo pubblico di espandersi e dare la possibilità a chi ne è sprovvisto, provvisoriamente, di accedere ed utilizzare eventuali parcheggi o porzioni di strada, prendendo anche in seria considerazione l’attuare massicce pedonalizzazioni. Un ampliamento tale da guadagnare lo spazio necessario per mantenere il più possibile i posti a sedere che erano usufruibili prima dell’epidemia. Siamo convinti di dover mettere in campo tutti gli aiuti e gli strumenti possibili per difendere le attività dalla crisi, affrontando e rimodulando con nuove strategie, l’economia degli introiti generati dalle occupazioni di suolo pubblico e della tassa rifiuti, a costo di mettere in pratica nuovi sistemi di gestione economica circolare e locale, pur di arginare in ogni modo il sacrificio delle casse comunali. Un mancato aiuto agli esercenti, del resto, e la conseguente perdita di molti di essi, sarebbe un danno non solo per il settore, ma per l’intero tessuto economico di tutte le municipalità. A tale scopo rivolgiamo la presente richiesta ai Comuni e soprattutto all’amministrazione Regionale tramite il contributo del capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Bongioanni, affinché venga valutata la possibilità di ampliare gli spazi dedicati ai dehors e di poterne realizzare provvisoriamente di nuovi, con una moratoria, senza che siano sottoposti al vincolo della superficie di vendita, permettendo così un ripristino dei posti a sedere che permetta alle attività di sopravvivere.

Claudio Bonetto - segretario circolo territoriale Fratelli d’Italia Savigliano - Marene - Monasterolo

«La vicinanza della gente alla casa di riposo Chianoc»

Riceviamo e pubblichiamo

A nome di tutti gli ospiti e personale, a questo punto del nostro percorso di isolamento causa Covid-19, vogliamo ringraziare le molte persone che ci sono state vicine anche se lontane, dalle quali abbiamo avuto sostegno e che ci hanno aiutato a sentirci un po’ meno soli. Vorrei ringraziare chi ci ha supportato con dpi e attrezzature utili per il nostro lavoro: sindaco di Savigliano – mascherine riutilizzabili; sindaco – consiglieri – assessori di Savigliano – n. 350 mascherine chirurgiche; associazione Luigi Carignani di Chianoc – 300 mascherine riutilizzabili; squadre Aib valle po bronda e infernotto - tute protettive; Protezione Civile – mascherine riutilizzabili; Protezione civile – 600 mascherine chirurgiche; Protezione civile – 25 lt di alcool; Sezione Lega – 400 mascherine chirurgiche; Fondazione Rovella Caterina – igienizzanti spray per ospiti e tovagliette colazione. E vorrei ringraziare chi con doni dolci e salati ha allietato i nostri pranzi e le nostre merende: Panetteria Mulassano - colombe; Caffarel tramite protezione civile – uova di pasqua e colombe; Famiglia Giraudo – bijoux e pasticcini; Famiglia Bergese - Bertolotto – colombe e brioche; Famiglia Toselli-Pettiti – crostatine; Famiglia Capello - crostata; Famiglia Ferrero - pasticcini; Panetteria Vasserot – pizze e focacce per gli operatori; Famiglia Zanon-Borghino – torta; Famiglia Testa-Gastaldi – torta di compleanno; Ristorante Villa Borgoglio – budini, crostate, tiramisu e favolose pizze. Un grazie particolare a tutti gli operatori che con tanta dedizione e professionalità si stanno prendendo cura dei nostri ospiti. La strada è ancora lunga ma tutti insieme ce la faremo! Distanti ma uniti!

La direzione della Chianoc

«Riscoperto il grande valore del lavoro»

Riceviamo e pubblichiamo

Esistono date che rimangono scolpite nella storia e nella memoria: la Festa del Lavoro dell’anno 2020 sarà una di queste. Poco ci ha portato di buono questa orribile pandemia. Una riscoperta dei legami familiari e di quanto occorra ricavare più tempo da dedicare a coloro che amiamo. Un rinnovato rispetto per la classe sanitaria, la riconoscenza per chi cura in varie forme gli esseri umani, lavori che scopriamo preziosi solo in caso di bisogno. E anche un nuovo apprezzamento della libertà, quella di base, di muoversi, camminare, scegliere come e dove trascorrere il proprio tempo. Ma la vera eredità, quella più preziosa, è una nuova consapevolezza di quanto l’uomo sia povero senza il suo lavoro. Non solo povero economicamente, si intenda bene, pur essendo il lavoro la base del sostentamento di ognuno, ma incompleto come essere sociale, membro attivo della comunità che si sorregge sul contributo di tutti. Pensando ai cancelli aperti dal 4 maggio, quasi mi commuove il desiderio di tornare al lavoro di imprenditori e vostri collaboratori perché è una voglia sana di fare, di costruire, di essere protagonisti di questa comunità, di realizzare qualcosa. È il segnale di una civiltà sostanzialmente sana, nonostante la pandemia. Onoriamo dunque il valore del lavoro in questo 1 maggio 2020, imprenditori e lavoratori, che insieme soffriamo preoccupati di non vedere un domani. Proprio questa voglia di lavoro ci salverà, rinasceremo più forti perché più consapevoli, adulti, rispettosi del tempo e attenti al bene comune e alla salute collettiva. La vita ha sollevato con una folata di vento il tappeto di superficialità sotto il quale sonnecchiavano questi valori. È una lezione che ricorderemo a lungo. Buon 1 maggio a chi crede nel lavoro!

Mauro Gola - presidente Confindustria Cuneo

«Ancora pago il prezzo della crisi di dieci anni fa»

Gentile direttore,

le crisi profonde le conosco molto bene, sono figlio di quella del 2009 che ha travolto molti lavoratori specialmente con anzianità non più adatta per la ripartenza. Una crisi che non toccando il benessere di tutti ma solo di qualcuno è passata lasciando dietro lo sconvolgimento di famiglie, molti suicidi e tanta povertà. Una crisi, quella del 2009-2011, che oltre la disoccupazione ha infierito sulle stesse persone già in difficoltà per l’età anagrafica con l’innalzamento dell’età pensionabile pur sapendo che queste persone ben difficilmente sarebbero riuscite a ritrovare un posto di lavoro. Il Cura Italia in quel momento non è mai entrato in azione per le persone disoccupate e oggi rischia per le stesse di dare il colpo di grazia finale con l’impossibilità di aggrapparsi a nessuna misura messa in campo dal Governo per limitare i danni economici. L’unica cura a danno di qualcuno in quel momento è stata di cavallo con l’esclusione dal mondo del lavoro con una mobilità obbligatoria firmata da azienda e sindacato senza un monitoraggio degli esuberi da parte di nessuno. Una cura piena di solidarietà! Chi vi scrive è disoccupato da quel momento, dalla grande recessione globale del 2009-2011, e non ha centrato per ben tre volte la finestra pensionistica, la prima quella ufficiale nel 2018 a causa della cura imposta dalla Riforma Fornero, la seconda detta “Quota 100” a causa del requisito anagrafico mancante nonostante avessi 41 anni di contributi, la terza detta “41 precoci” a causa del requisito mancante di avere almeno un anno di contributi versati prima del diciannovesimo anno di età. Mancavano poche settimane. Il welfare inesistente per chi è nelle mie condizioni ha dilapidato economicamente una vita di lavoro. Il lungo periodo di disoccupazione è trascorso alla ricerca di un lavoro legale e non in nero che supportasse l’importanza della contribuzione previdenziale che non è mai arrivato nonostante l’invio di molte candidature. Questo Paese quando sei nella fascia di disoccupazione più matura non è più in grado di generare un lavoro non precario con relativo versamento contributivo. Il periodo di Covid 19 sta svelando tutto il sommerso che tutti conoscevamo ma nessuno denunciava e ancora oggi al posto di cambiare rotta su questa modalità che non garantirà sicuramente le future pensioni ai nostri giovani l’egoismo prevale su tutto e si ritorna a parlare di voucher. Siamo davvero alla frutta! Un grazie a tutti i medici, infermieri e le strutture sanitarie che lavorano giornalmente per estirpare il maledetto contagio insieme a tutti gli operatori addetti al trasporto e vendita alimentari a volte scordati ma in questo momento molto importanti per il nostro benessere.

Luciano Lovera - Savigliano

«Titoli statali a garanzia della ripartenza del Paese»

Egregio direttore,

bombardati dalle discussioni contrastanti su come ripartire e salvarci dopo la crisi economica senza precedenti a causa del coronavirus, premesso che l’Unione Europea ci propone soltanto la soluzione del “Meccanismo Europeo di Stabilità”, magari non tutti sanno che il Mes in base al Trattato sul funzionamento dell’UE recita “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”. Anche se il Mes viene “alleggerito”, chi è in grado di garantire che ai futuri nostri governi, passata l’emergenza, non venga richiesta una più rigida condizionalità (vedi quanto è successo alla Grecia)? Inoltre, un’altra norma poco conosciuta dispone che qualora si accetti di ricorrere al Mes, la Banca Centrale Europea si impegna ad acquistare tutti i titoli dello Stato, ma questi rimane condizionato dal Trattato, consentendo a Bruxelles di imbrigliare preventivamente i futuri governi. è ovvio che dopo l’emergenza, i governi che sono ricorsi al Mes devono prepararsi a fare rientrare il deficit, di fatto facendo rientrare in vigore il “Patto di stabilità”, attualmente sospeso. E questo dovremmo accettare per una somma contenuta, 36-38 miliardi previsti per l’Italia. Pertanto, o si cambiano i trattati o non resta che uscire dall’euro. In questa situazione è stato anche riproposto lo strumento dell’emissione di Eurobond, cioè titoli di debito dei singoli Paesi garantiti dal Bilancio UE. È una richiesta avanzata da Italia, Francia e Spagna e altri Paesi del Sud Europa, ma che si scontra con la ferma opposizione di Germania, Paesi Bassi, Austria e Finlandia. La Germania si oppone agli eurobond, perché essa si finanzia a tasso zero di interesse, anzi addirittura a tasso negativo, guadagnandoci. In realtà poi non nasconde la sfiducia nell’Italia, che in 50 anni con ogni governo ha sempre aumentato il proprio debito pubblico. All’occorrenza anche i tedeschi sono “sovranisti”: temono di pagare la nostra quota di debito. Infatti, secondo loro, quale gettito fiscale sarebbe a garanzia degli eurobond? Al momento, una via di soluzione l’Italia ce l’avrebbe. È la proposta della presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, suffragata da qualificati economisti. La ricchezza dei risparmiatori italiani ammonta a 4.300 miliardi, una liquidità immensa che sui conti correnti bancari rende zero. Basterebbe un prestito facoltativo allo Stato del sette per cento di questi risparmi e si raccoglierebbero 350 miliardi di euro, che sono più che sufficienti. Si tratta di un’emissione di Titoli di Stato mirata principalmente a investitori italiani, con lo scopo preciso di fare ripartire economicamente il Paese. Una emissione straordinaria a lunga scadenza, a ragionevole rendimento costante e a zero tasse. Certo, ci vorrebbe un governo credibile, capace di rassicurare gli italiani per chiedere loro di risollevare il Paese, affrancandolo dalle ipoteche esterne. Se il vituperato regime fascista è stato in grado di emettere con successo titoli “Prestiti del Littorio”, possibile non possa fare altrettanto l’antifascismo lanciando un appello all’insegna del 25 aprile?

Maurizio Occelli, Fabrizio Mana, Paolo Chiarenza – Guido Giordana, Luca Sebastiano,

Fabio Mottinelli, Mario Pinca, Roberto Russo, Denis Scotti e Enzo Tassone

«La lezione che arriva da Barberis e Chiarofonte»

Egregio Direttore,

quando andai ad abitare in via Barberis e Chiarofonte avevo 14 anni, non sapevo chi fossero quei due personaggi ai quali avevano dedicato la via. Mi incuriosiva la scelta del doppio nome e mi chiedevo come mai non ne avessero scelto uno soltanto. Qualche anno più tardi capii perchè quei due nomi non potevano essere separati e soprattutto perchè una via di Savigliano ne onorava la memoria. Barberis e Chiarofonte furono uccisi insieme in piazza Santarosa, davanti alla cittadinanza, fucilati per le loro idee, per il loro desiderio di essere uomini liberi. La libertà è un valore che spesso dimentichiamo, che diamo per scontato e che abbiamo riscoperto importante proprio in questo periodo di clausura forzata. Il 25 Aprile per me è questo, ricordare queste persone che hanno dato la loro giovane vita per regalare a noi una libertà che spesso diamo per assodata. Ci sono giorni in cui siamo costretti a sopportare la voce di chi non vuole ringraziare i caduti per la nostra libertà, di chi rimpiange il periodo in cui l’uniforme garantiva, a chi la indossava, il pieno diritto di mettere due giovani saviglianesi contro un muro e obbligare tutti i presenti a guardare che fine facevano quelli che osavano pensarla diversamente. Grazie a uomini coraggiosi come Barberis e Chiarofonte abbiamo sconfitto quel pensiero e abbiamo conquistato la libertà. Il 25 aprile rappresenta questo, la festa della libertà! Tutti quelli che non amano la libertà, che rimpiangono il primato della divisa su di essa, infangano il nome di quegli eroi che permettono anche a loro di esprimere liberamente il loro pensiero e di scrivere lettere che infangano la loro eroica memoria. Disse Vittorio Foa all’onorevole Pisanò in un dibattito televisivo: «Se avesse vinto lei io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io, lei è senatore della repubblica e parla qui con me». Grazie Barberis e grazie a Chiarofonte, voi siete stati dei saviglianesi speciali e chi scrive contro la vostra memoria non merita il vostro sacrificio anche se sareste sicuramente pronti a morire ancora una volta per garantire a tutti la libertà, persino per quelli che anche oggi premerebbero ancora il grilletto contro di voi.

Roberto Lopreiato – consigliere La Nostra Savigliano

«Dimenticato il contributo dei cattolici alla Resistenza»

Gentile direttore,

mi ha fatto riflettere l’intervista a Guido Chiesa, regista del film sulla resistenza “Il partigiano Jonny” apparsa sul quotidiano “La Stampa” di domenica scorsa. «La Resistenza poteva diventare come il 14 Luglio in Francia una festa nazionale condivisa; la sinistra, almeno una parte della sinistra, per ragioni ideologiche non ha voluto rinunciare alla retorica della Resistenza vista come guerra di popolo», sostiene il regista. È esattamente quanto la mia generazione si è portata dentro. Una frangia estremista della sinistra si è impossessata del 25 Aprile e della lotta di Resistenza e noi, democratici cristiani, non abbiamo saputo porre avanti la nostra parte che combattè per la liberazione e la democrazia. Cito per tutti Enrico Graneris e Giuseppe Allasia che a Savigliano hanno rappresentato i nostri valori nel CLN. Io stesso, che per aver dato il mio modesto apporto alla vita amministrativa cittadina degli anni Settanta avrei dovuto avere un animo più aperto, ho avuto difficoltà a rapportarmi a questi momenti. Confesso, non sono mai riuscito, per esempio, a ritrovarmi nell’inno alla libertà “Bella ciao” diventato o presentato fino a ieri quasi come inno di una certa sinistra. Forse le riflessioni legate alla difficile celebrazione di quest’anno riusciranno a riportare anche la componente cattolica a sentirsi parte fondante, come in effetti lo è stata, dei grandi valori della nostra Resistenza. E “Bella ciao” sarà anche nostro.

Dino Allocco - Savigliano

«Un nuovo modello per la scuola post-pandemia»

Riceviamo e pubblichiamo

L’epidemia ha messo in crisi il sistema sul quale si basa il nostro paese e sono state messe in evidenza le debolezze di una realtà che ruota intorno alla velocità all’efficienza e alla produzione. Ci è stato imposto un rallentamento produttivo causato anche dallo svuotamento degli ambienti di lavoro e di socializzazione. Ora si pensa ad una fase due, ad un ritorno alla normalità, che è più uno scenario rassicurante del nostro pensiero, che non quello di una cruda realtà che ci evidenzia come il ritorno al post coronavirus non sarà possibile in tempi brevi. La scuola non è rimasta esclusa da questi eventi ed anzi ne è stata l’apripista. Archiviato ormai il fatto della chiusura del corrente l’anno scolastico, prendendo atto dell’impossibilità di una ripresa delle attività in presenza, è necessario non farsi cogliere impreparati al momento della riapertura del nuovo anno scolastico, il primo passo è quello di interrogarsi il più presto possibile su cosa fare per avviare la nuova fase da settembre. L’avvio di un regolare anno scolastico in presenza ha ricadute dirette ed indirette sul mondo educativo ma anche su quello produttivo e bene lo hanno potuto capire in questi giorni anche i non addetti ai lavori. Penso sia necessario procedere con un sistema di didattica che si contrapponga come contenuto alla didattica a distanza che bene ha funzionato in questo momento, ma che non si può sostituire alla didattica tradizionale. La Flc Cgil Cuneo la definisce didattica di contatto intendendo con essa il ritorno al contatto umano, al contatto sociale, al contatto educativo e per far questo, serve insomma un intervento educativo diffuso di ripristino relazionale e sociale oltre che educativa. Nell’emergenza gli insegnanti, senza attendere che nessuno desse loro precise indicazioni su cosa fare e senza che nessuno si fosse attivato a farlo hanno realizzato, con la spontaneità e la naturalezza che gli si addice, una serie di azioni didattiche e relazionali a distanza con i loro alunni. Successivamente è subentrata la macchina burocratica organizzativa che in alcuni casi ha reso più complesso e meno lineare il processo di avvicinamento agli alunni che già i docenti in modo volontario avevano intrapreso. Per la ripresa della scuola a settembre la Flc Cgil Cuneo ritiene sia necessario un patto educativo territoriale che coinvolga il sistema scuola, famiglie, enti locali, società civile, associazioni del tempo libero, della cultura. Tutto ciò per costruire un apparato coordinato di collaborazione e non un processo di direzione delle singole scuole variegato, come quello avvenuto fino ad oggi nelle scuole del cuneese, e non sempre legato ad effettive esigenze improrogabili, ma piuttosto ad ambiziose velleità di alcuni per dimostrare come la loro scuola fosse migliore delle altre solo per il fatto di essere aperta. Tutti noi dobbiamo fare il sacrificio di avere una visione più unitaria e aperta del sistema educativo superando, almeno all’inizio, il tema mitologico del voto, il postulato degli esami, il teorema dei programmi e l’assioma delle promozioni o bocciature, portando la scuola fuori da quel concetto di scuola “bottega” tanto deprecata da don Milani. Segnaliamo alcune criticità nazionali che se non risolte potrebbero causare forti danni alla fase di ripresa dell’azione educativa e sollecita i vari responsabili, richiamati nel patto educativo, ad iniziare un sviluppo organizzativo del processo educativo che possa in qualche modo fare da argine ai potenziali errori derivanti da decisioni di carattere nazionale. Bisogna valorizzare le singole componenti di quella che è e deve essere la comunità educante coinvolgendo tutti ai vari livelli e non facendoli diventare succubi di decisioni prese dall’alto, ci vuole un impegno coordinato di chi dirige le scuole, della famiglie, della regione, della provincia, dei comuni, delle associazioni e naturalmente dei sindacati. Il 1 settembre vanno in pensione 33.886 lavoratori della scuola a livello nazionale, di cui circa 500 nel Cuneese, il riinizio delle attività porterà volenti o nolenti ad un aumento dei permessi per motivi di salute di quanti già cagionevoli vedono con preoccupazione la ripresa delle attività (in una situazione normale le nomine dei supplenti avrebbe sfiorato le 3000 unità in questo scenario si prevede un ulteriore incremento). L’1 settembre la scuola dovrà essere ripensata considerando che non sarà più possibile svolgere le attività in classi di 30 alunni e sarà comunque necessario e imprescindibile riiniziare con la didattica di contatto. Come se ciò non bastasse si deve fare riferimento al fatto che già nello scorso anno scolastico (come già segnalato dalla Flc Cgil Cuneo in passato) gli aspiranti supplenti inseriti in graduatoria non sono bastati a soddisfare le richieste di supplenti fatte dalle scuole creando un sistema di ulteriore precarizzazione del personale attraverso le assunzioni tramite MAD (messa a disposizione) metodo attraverso cui persone titolate o meno possono fare richiesta di svolgere attività lavorativa nel mondo della scuola. In questi mesi è emersa una nuova dimensione sociale degli insegnanti ed oggi è innegabile sostenere che servono più insegnanti ma di quelli veri, quelli titolati a farlo e non “supplenti per tutte le occasioni”. Saranno necessari turni scolastici, classi con un minor numero di alunni e nuovi spazi il tutto per ristabilire quei rapporti relazionali ormai persi e perché si possa fare anche scuola ritrovando quegli equilibri educativi smarriti. Non serve inventare cose strane ma solo inserire qualche ora di scuola buona per rifarsi i muscoli della mente. E stare finalmente assieme. Quello che preoccupa la Flc Cgil Cuneo è che il MIUR procede con progetti ed obiettivi poco compatibili con la situazione sin qui prospettata. Non aprire le graduatorie per le supplenze che dovevano consentire l’ingresso di nuove persone titolate ad insegnare, indire concorsi a cattedra che probabilmente non potranno essere svolti prima di settembre, rende ancora più preoccupante lo scenario fin qui dipinto. Spetta agli enti locali, alle scuole e ai sindacati dirimere l’antagonismo esistente tra diritti degli alunni, l’organizzazione del lavoro, i diritti contratti, le disponibilità economiche e la tutela della salute per costruire un progetto di ricostruzione educativa che possa sopperire alle lacune appena evidenziate.

Flc Cgil Cuneo

«Serve un protocollo condiviso per l’emergenza nelle Rsa»

Riceviamo e pubblichiamo

Da molte settimane le organizzazioni sindacali denunciano alla Regione la carenza di una strategia realmente efficace per evitare il propagarsi del contagio. Le nostre segnalazioni, che partono già dai primi giorni di marzo, sono sempre rimaste purtroppo inascoltate e i risultati delle scelte effettuate dalla Giunta regionale sono sotto gli occhi di tutti: troppi morti e troppi lavoratori contagiati. Eppure quello che già nel mese di febbraio accadeva in Lombardia avrebbe dovuto mettere in condizione i nostri assessori di agire con molta più determinazione nell'individuare azioni di prevenzione efficaci, certamente non per evitare totalmente il Covid -19, ma per non trovarci nella situazione in cui versiamo oggi. Molte delle richieste sindacali sono note da tempo: dispositivi di protezione individuale (mascherine Fpp2, camici, calzari) ad oggi largamente insufficienti e mascherine Fpp3, senza limiti nell’utilizzo, per il personale che viene a contatto con pazienti positivi; l’effettuazione immediata dei tamponi e del test sierologico a tutti gli operatori, anche se asintomatici, e assunzioni immediate di nuovo personale sanitario. Le segreterie regionali di Cgil Cisl Uil, insieme alle rispettive federazioni della Funzione Pubblica e dei Medici, hanno inviato in queste ore agli assessori regionali alla Sanità, Luigi Icardi e al Welfare, Chiara Caucino un documento con tutte le loro richieste dal titolo: “Protocollo per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori della Sanità, dei servizi socio sanitari ed assistenziali”. L’obiettivo è garantire a tutto il personale che opera nelle strutture ospedaliere e nei servizi socio sanitari e assistenziali della regione, di lavorare nelle massime condizioni di sicurezza e di evitare la diffusione del contagio da Covid-19 nei servizi all’interno dei nuclei familiari e dei pazienti. Chiediamo agli assessori di sottoscrivere il nostro protocollo nel più breve tempo possibile. La situazione diventa di giorno in giorno più drammatica, con un numero crescente di morti e di contagiati, soprattutto tra gli operatori. Dobbiamo fermare questa escalation con tutti i mezzi, prima che assuma proporzioni inimmaginabili.

Danila Botta (Cgil), Luca Caretti (Cisl), Francesco Lo Grasso (Uil)

«Un’efficiente macchina della solidarietà civile»

Egregio direttore,

la casa di via Solferino, che nei mesi scorsi l'Amministrazione comunale aveva tanta fretta di vendere, ora ha dato spazio per un centro ad uso degli operatori sanitari della casa di riposo che hanno la necessità di non rientrare nelle loro case durante e a fine turno; la sezione alpini ha anche installato un’unità mobile a supporto. Un grande plauso di ringraziamento, e riconoscimento, va ai volontari Alpini della sezione cavallermaggiorese; la loro disponibilità personale ha permesso di attivare una serie d'iniziative di solidarietà non comuni per la nostra città, tutto questo è stato fatto in forma volontaria e con spirito di abnegazione. Anche le associazioni locali sono tutte coinvolte ed impegnate nelle forme e nella sostanza che a loro compete; purtroppo la situazione attuale non permette d’incontrarci per unire le nostre forze ed attuare attività di sostegno alle necessità, per cui ognuna agisce secondo le proprie capacità e disponibilità. Un riconoscimento va anche al “L' Panaté d' San Michel” per la sua donazione di “colombotti” (piccole colombe di pasqua) che sono state distribuite dalla Protezione Civile ai propri volontari e penso anche ad altri di altre associazioni. Il futuro che verrà è un’incognita, ma comunque lo spirito sociale dei volontari saprà adattarsi e organizzarsi per rispondere alle necessità della comunità e delle persone. ….. del diman non v'è certezza …..

Lino Capello – Cavallermaggiore

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