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Al direttore

«Fermiamo l’acquisto di nuovi armamenti»

Gentile direttore,

se la spesa militare mondiale fosse ridotta anche solo del 20% e il denaro risparmiato venisse indirizzato in adeguati programmi di progresso umano, nell'arco di pochi anni potrebbero essere raggiunti 4 tra i principali obiettivi ONU di sviluppo sostenibile quali: - nessuna persona in condizione di povertà; - fame zero; - accesso per tutti ad una scuola di qualità; - realizzazione di importanti progetti per salvaguardare l'ambiente. Invece gli ultimi dati resi noti, relativi alle spese militari, evidenziano una realtà molto diversa: a livello mondiale la spesa nel 2019 ha raggiunto i 1.917 miliardi di dollari (record storico) e la previsione di spesa italiana per il 2020 è arrivata ad un livello mai raggiunto: 26,3 miliardi di euro e di questi 5,9 miliardi saranno spesi per l'acquisto di nuovi armamenti. Noi pensiamo, ancor più nella difficile stagione che stiamo vivendo, che i dati citati sopra dovrebbero far riflettere ogni cittadino su quali siano gli investimenti prioritari per il nostro Paese e se quello in nuovi sistemi d'arma sia uno di questi. Da parte nostra come Comunità Papa Giovanni XXIII - insieme ad oltre 50 associazioni facenti parte della Rete Disarmo e Rete per la Pace - chiederemo al Governo e al Parlamento una moratoria di un anno, per il 2021, su tutti gli acquisti in nuovi armamenti. La proposta che avanziamo, da discutere nella prossima Legge di Bilancio, è concretamente realizzabile: azzerare per un anno i fondi per nuove armi allocati sia presso il Ministero della Difesa che presso il Ministero dello Sviluppo Economico e non dare avvio alla cosiddetta "Legge Terrestre" richiesta dai vertici dell'Esercito. In questo modo verrebbero risparmiati circa 6 miliardi di euro che potrebbero essere investiti nella scuola e nella sanità. Al di là di ogni opinione politica, una scelta semplice e ragionevole: mettere le necessità reali dei cittadini davanti agli interessi dell'industria delle armi, investendo quindi i fondi già previsti non in strumenti di morte ma per il bene dell'Italia.

Giovanni Paolo Ramonda - Responsabile generale Comunità Papa Giovanni XXIII

«Dopo gli uffici postali ora riaprano anche le banche»

Riceviamo e pubblichiamo

Accogliamo positivamente la notizia del ripristino della piena operatività degli uffici postali in 52 Comuni piemontesi da lunedì scorso. Durante l'emergenza Covid, i servizi di Poste Italiane avevano registrato forti contrazioni, legate alla necessità di contenimento del contagio. Le segnalazioni giunte al coordinamento Piccoli Comuni dell'ANCI da parte dei sindaci erano state tantissime. Ci eravamo attivati fin da subito, sia sul piano nazionale sia su quello regionale, segnalando le varie criticità all'azienda che si è sempre mostrata fortemente collaborativa. Il dialogo che ANCI Piemonte coltiva in modo proficuo con Poste continua a dare i risultati sperati. A partire dal protocollo d'intesa siglato da ANCI Piemonte, Poste e Regione nel gennaio 2017, l'attenzione sui piccoli Comuni è sempre stata alta. Dal canto nostro, noi sindaci siamo sempre presenti con grande senso di responsabilità. Per quanto riguarda l'emergenza, comprendiamo le ragioni che hanno spinto Poste ad attuare la riorganizzazione temporanea del servizio e siamo assolutamente convinti che la ripresa non sarà facile. Allo stesso modo, auspichiamo un veloce ritorno alla normalità, a partire dai Comuni più piccoli che, ancora una volta, hanno pagato un prezzo molto alto. Confidiamo che anche i grandi gruppi bancari seguano l'esempio di Poste Italiane. Inammissibile che alcuni istituti non abbiano ancora fornito notizie ufficiali sulle riaperture dei loro sportelli.

Gianluca Forno, coordinatore piccoli Comuni Anci

«L’importanza di riscoprire la socialità»

Riceviamo e pubblichiamo

Niente sarà più come prima e questo lo sappiamo bene, ma vale la pena ripercorrere la strada fatta in questi mesi di difficoltà, per prenderne pienamente coscienza. Le cose sono cambiate e bisogna cambiare alcuni stili di vita, alcuni modi di agire, perché siamo chiamati ad essere davvero migliori. Di fronte a situazioni terribili che ci sono state poste davanti agli occhi, abbiamo parlato di eroi per coloro che si sono messi al servizio degli altri, soprattutto dei più bisognosi, come ha detto anche Papa Francesco, con tono sommesso, commuovendo il mondo. Si tratta di ripensare la nostra economia, le nostre relazioni, di ripensare anche le Acli, in modo che la riflessione parta anche in casa nostra. Le esperienze realizzate dai circoli in tutta la Regione ci permettono di capire che questo è un periodo straordinario e apre una fase straordinaria: le esperienze fatte diventano per noi delle idee, dei cantieri e dei progetti che possono dare una forma diversa alle Acli che guardano al futuro, un futuro che sia possibile, che sia sostenibile per tutta la società. Già alcuni mesi prima dell’emergenza, in tempi non sospetti, parlavamo della criticità della situazione sociale; la globalizzazione aveva creato disordine generale e le relazioni tra le nazioni erano diventate difficili, si stava arrivando a una guerra frammentata, a pezzi. Ora abbiamo la certezza che occorre cambiare modo di interpretare il sociale, per evitare di trovarci in situazioni senza sbocco. Oggi, con la pandemia, le Acli si sono impegnate sui territori e stanno cercando di sperimentare una società inedita che veda anche il futuro per la nostra associazione che ha ormai 75 anni e che ha bisogno di fare un passo avanti. Questo passo avanti io penso che si possa fare con 3 attenzioni, con un comune denominatore che rappresenta i valori delle Acli. Il primo elemento importante per costruire una società inedita è quello di prendere coscienza di questa situazione, dare una risposta di condivisione, come è stata espressa da tante realtà; il secondo elemento è quello della cura, cercando di smettere di confondere il valore con il prezzo: un uomo vale per quello che è non per quanto danaro ha. Infine il terzo elemento è il coraggio, che significa sostanzialmente impegnarsi perché tutti abbiano le stesse opportunità, tutti abbiano la possibilità di esprimere la loro vita in maniera generativa e creativa. Questo è l'impegno delle Acli in generale e delle Acli di Cuneo: in molti circoli le persone che fanno esperienza di Acli fanno anche esperienza di comunità, di creazione di relazioni sociali, quelle relazioni che ci sono mancate durante il distanziamento, ma che sono un modo di essere, un modo di vivere. Non siamo in guerra ma siamo in cura, dobbiamo curare le nostre relazioni, avere cura dell'altro e, di riflesso, avremo cura anche di noi. La cura ha bisogno di forza, di coraggio e tenacia. Sono artefici di cura tutti i medici, gli infermieri, il personale paramedico, ma lo sono anche i lavoratori e le lavoratrici e gli operatori sociali che si impegnano nel volontariato a favore dei poveri, dei senza fissa dimora, degli immigrati, degli emarginati, dei carcerati, delle vittime delle violenze domestiche e delle guerre. Il futuro sarà segnato da quanto saremo capaci come persone, come Acli, come associazione, come esperienze che stanno nascendo e maturando, di vivere questi giorni difficili anticipando di fatto un altro mondo possibile. L’impegno è nel lavoro nei circoli a contatto con la gente, da cui troviamo l'energia e le indicazioni per quello che dobbiamo fare, ma lo dovremo fare con uno stile che ci caratterizzi e che dia veramente una risposta agli interrogativi che ci pone il domani.

Mario Tretola, vicepresidente regionale Acli

«Caccia agli ungulati, la Regione deve chiarire»

Riceviamo e pubblichiamo

La presenza di questi ungulati sul territorio è sempre più costante e sempre più a ridosso delle zone abitate, con rischi sempre più concreti alla circolazione stradale, senza tralasciare i danni alle coltivazioni. Se da una parte Provincia di Cuneo, Ambiti Territoriali Caccia, Comprensori Alpini stanno cercando di implementare le attività, questa segreteria riceve quotidianamente richieste di intervenire, anche dal mondo agricolo. Come associazione vi è l’arduo compito di sensibilizzare i cacciatori nei confronti di questa forma di caccia che di fatto non può essere ritenuta tradizione radicata sul territorio ed infatti vi è sempre un maggior numero di partecipazione di cacciatori provenienti da altre regioni per poter prelevare questi ungulati. Seppur la Regione Piemonte si sia adoperata ad aprire l’attività venatoria in caccia di selezione al cinghiale il 15 Maggio e la caccia di selezione al capriolo il 1 Giugno, si è dimenticata degli attori finali, cioè dei cacciatori. Infatti con l’approvazione della legge regionale 5/2018 è stato previsto un adempimento in più al cacciatore: in pratica una prova di tiro da effettuarsi presso i poligoni, avente validità 30 mesi e che in seguito all’approvazione del regolamento attuativo da parte del precedente Presidente Regionale si è trasformata in una taratura dell’arma, richiedendo così al cacciatore di certificare ogni arma che vorrà utilizzare. Da allora (maggio 2019), la segreteria provinciale ANLC Cuneo ha richiesto più volte alla Regione delucidazioni, ma ancora oggi nulla è giunto. In particolare, la Regione deve chiarire alcuni punti ancora nebulosi (abilitazione del cacciatore o taratura dell’arma, accreditamento dei poligoni che possono rilasciare l’autorizzazione prevista, possibilità di utilizzare cacciatori formati al rilevamento biometrico, attività già adottata in Regioni dove la caccia di selezione è radicata, prezziario unico delle quote richieste per poter essere ammessi all’esercizio venatorio in selezione). Si tratta di una serie di problematiche che devono essere risolte per evitare la perdita dei cacciatori che, nell’incertezza del momento, abbandonano l’attività, mettendo in crisi gestionale Atc e Ca e amplificando ulteriormente il problema ungulati e allontanandosi così dall’ottenere il risultato finale che tutti richiedono.

Gabriele Sevega - presidente Associazione Nazionale Libera Caccia Cuneo

«L’Imu non è invariata, l’aumento è nascosto»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata all’assessore comunale al Bilancio di Savigliano, Michele Lovera

Caro assessore Lovera, ho letto sui giornali l’articolo in merito al posticipo del pagamento dell’Imu fino al 31 luglio anzi che il 16 giugno. Politicamente sembra un “ generoso “ favore per i cittadini saviglianesi. Hai però omesso di dire tutto, o meglio hai detto solo quello che ti faceva comodo. Quindi mi sembra doveroso come semplice cittadino fartelo presente con la speranza che anche i saviglianesi ne prendano buona visione. Cominciamo: l’Imu quest’anno a Savigliano aumenta, nel mio caso di oltre il 6%, quindi non rimane affatto invariata. Perché ti dico questo e ti rimprovero di non aver detto tutto. Prima c’era l’Imu più Tasi , sostituita quest’anno con la tassa unica Imu. Nell’anno 2019 a Savigliano l’Imu era del 8,1 per mille e la Tasi del 2,5 per mille per un totale di 10,6 (percentuale massima stabilita dalla Stato, mentre il minimo era del 7,6, passato al 8,6 per l’anno in corso). Lo scorso anno, per i proprietari che avevano un appartamento in affitto la Tasi era riscossa dal Comune in questo modo: 70% a carico del proprietario e il 30% a carico dell’inquilino. Il Comune per la parte di spettanza dell’inquilino aveva deliberato di non farselo pagare per cui incassava solo il 70% dal proprietario. Invece quest’anno , nel più religioso silenzio avete fatto gravare sul proprietario il 30% così dal 70% che pagava nel 2019 ora paga il 100%. Praticamente avete recuperato il 30% che abbuonavate nel 2019 all’inquilino, scaricandolo ed addebitandolo completamente sul proprietario. Ecco qui l’aumento che ti citavo. Quindi caro assessore non dire che nulla e’ cambiato , informa i cittadini con trasparenza. Forse per chi ha stipendi importanti o le spalle ben coperte finanziariamente un 6% in più, pari a 50 euro nel mio caso, può essere un aumento irrisorio, mentre chi - Covid o non Covid - vive nel disagio questa è un’altra zavorra che lo fa sprofondare. Se poi aggiungo quanto nel passato l’Amministrazione ha ignorato a favore dei meno abbienti allora lo sdegno diventa massimo. Non avete partecipato al bando per gli Over 58 a favore di chi a quell’età trova difficoltà nel reinserimento nel mondo del lavoro, sostenendo i costi elevati per l’amministrazione (100 euro all’anno se un Over 58 lavorava 365 giorni). Intanto, avete deliberato con l’approvazione di una cospicua parte della opposizione le spese di gestione di teatro e gipsoteca e impianti sportivi, tanto per citare alcune voci e allora capisco molto sul sinistro modo di penalizzare le fasce più deboli. Essere più oculati nella gestione delle spese per favorire necessità reali di molti cittadini dovrebbe essere una vostra priorità Ti chiedo scusa se sono l’unico che riscontra certe anomalie, ma la convinzione è che a Savigliano ci siano solo ricchi ed indifferenti. Se quanto enunciatoti non è corretto, ti invito a segnalarmi gli errori. Ti ringrazio, con stima.

Claudio Ferrero - Savigliano

«L’ambiente è la priorità da cui bisogna ripartire»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata a tutti i piemontesi dall’assessore regionale all’Ambiente

Il 5 giugno è stata la giornata dedicata all’ambiente. Sono passati 48 anni dalla sua proclamazione e molte cose sono decisamente cambiate da allora. È cambiato innegabilmente il clima e l’ambiente è seriamente minacciato dall’inquinamento e da comportamenti illeciti. Non possiamo tuttavia non elogiare coloro che giorno dopo giorno si impegnano per un Piemonte eco-sostenibile e pulito. C’è ancora molto lavoro da compiere sul nostro cammino, ma il 2020 lo voglio dedicare a coloro che nonostante la pandemia, la minaccia del virus, non si sono nascosti e hanno continuato a tutelare il nostro ambiente assieme con tutte le forze dell’ordine, in particolare il Corpo forestale dello Stato ed il Comando carabinieri per la tutela ambientale, con i quali abbiamo sottoscritto un protocollo di collaborazione in base al quale la Regione finanzierà l’acquisto di attrezzature per supportare indagini e prevenire reati che minacciano l’ambiente e la salute umana. La pandemia ha messo a dura prova la nostra comunità che comprende lavoratori e lavoratrici del settore pubblico i quali hanno continuato ad operarsi per garantire i servizi essenziali, come gli operatori ecologici che hanno proseguito l’opera di raccolta a domicilio dei rifiuti, in alcuni casi anche infetti. A loro va il mio personale ringraziamento. Affronteremo problemi che si trascinano da tanti anni con il supporto della scienza e della ricerca con l’obiettivo di porvi rimedio con equilibrio. Le sostanze che preoccupano sono le polveri sottili, i biossidi di azoto. In questa giornata lascio da parte fanatismi ambientali ed estremismi ideologici che non portano da nessuna parte. Il Piemonte è una regione con paesaggi e aree protette di rilievo internazionale, ma ancora troppo afflitte da eventi avversi. La nostra comunità deve assumere il principio della resilienza ambientale per prevenire i danni provocati dai cambiamenti climatici. La Regione riconosce, promuove e tutela la biodiversità come valore universale per il presente e per le generazioni future. Lo sviluppo economico, gioco forza, è un treno diretto verso la green economy affacciata sull’orizzonte di nuove opportunità che saranno capaci di creare nuovi posti di lavoro. I rifiuti ad esempio devono essere considerati risorse. Con l’aiuto dei piemontesi raggiungeremo presto il 65% di raccolta differenziata a livello regionale premiando i territori virtuosi che da tanti anni hanno oltrepassato il 70% di raccolta aiutando chi non è riuscito a raggiungere gli obiettivi. In questa giornata non posso lasciarmi alle spalle il ricordo della sofferenza di chi ha perso un familiare per la piaga dell’amianto: in Piemonte ha lasciato segni come frustate. Stiamo ancora combattendo su questo fronte per completare le opere di bonifica che abbiamo iniziato e vogliamo portare a termine in fretta. Entro la fine di quest’anno inaugureremo la prima autostrada verde italiana, composta da 65.000 alberi piantati lungo le sponde di un torrente che attraversa 14 Comuni. Queste sfide non ci devono preoccupare: non dobbiamo perdere la voglia di fare, di essere entusiasti, di essere orgogliosi dei nostri territori essendo consapevoli che tutto dipende principalmente da noi stessi. Se faremo queste cose, avremo sicuramente in futuro un ambiente più sano e in armonia con le esigenze e i bisogni dei Piemontesi. Queste sfide non ci devono preoccupare, perché se non perdiamo la voglia di fare, di essere entusiasti, di essere orgogliosi delle nostre terre, consapevoli che tutto dipenderà da noi stessi.

Matteo Marnati, assessore regionale

«Dottori commercialisti, una professione bistrattata»

Riceviamo e pubblichiamo

L’emergenza del Coronavirus ha tristemente chiarito una circostanza ormai inequivocabile. I commercialisti iscritti all’Albo tenuto dagli Ordini professionali - da non confondersi con quelli che utilizzano abusivamente il nostro titolo che richiede formazione, obblighi e incombenze poste a tutela della pubblica fede e della collettività - sono sicuramente “utili al Paese”, come dimostra il riconoscimento che, anche in questa occasione, hanno ricevuto, sia da contribuenti e aziende, per districarsi nella Babele di norme che la straordinarietà del momento ha comportato, sia dalle istituzioni, che si riferiscono alla nostra professionalità e competenza per essere supportate nella gestione delle criticità. Ma è altrettanto certo che, per quanto riguarda noi e, parimenti, i nostri collaboratori, i nostri dipendenti e le nostre famiglie (stimiamo 50.000 persone in Piemonte e Valle d’Aosta), i commercialisti sono dimenticati dai più. Non siamo stati ritenuti degni di ricevere contributi, come avvenuto per gran parte delle attività economiche del Paese, probabilmente sul presupposto che, tanto, i commercialisti hanno sempre molto lavoro. Ma lavorare, soprattutto oggi, non significa incassare, e sentendoci responsabili nel continuare ad aiutare i nostri clienti, siano essi aziende, privati cittadini ed enti, pubblici e privati, che ripongono in noi una grande fiducia, coinvolti in questa situazione di difficoltà sanitaria ed economica, stiamo continuando ad operare magari senza ricevere - speriamo solo per il momento - quanto sarebbe giusto. E, allo stesso modo, non siamo altrettanto degni di vedere rinviati - come peraltro più volte annunciato - i versamenti delle imposte, per il calcolo delle quali, dopo un periodo di blocco come quello che abbiamo vissuto, siamo costretti a vivere, con collaboratori e dipendenti, in situazioni decisamente disagiate, senza poter operare una rispettosa e doverosa programmazione. Senza contare che, come spesso avvenuto in analoghe circostanze, forse vedremo rinviate le scadenze di versamento all’ultima ora, solo dopo che avremo determinato e comunicato ai clienti quanto da essi dovuto, per poi dover nuovamente riprendere i nostri calcoli al momento della nuova modificata scadenza. Nonostante questo, siamo certi che continueremo ad impegnarci, a studiare, a rispondere, a metterci a disposizione degli altri, con responsabilità, competenza e dedizione, anche solo perché siamo orgogliosi di essere commercialisti. Ma non basta più. È necessario che quelli a cui stanno a cuore i circa 7.000 commercialisti del Piemonte, o meglio ancora i circa 120.000 commercialisti d’Italia, dai quali dipendono migliaia e migliaia di collaboratori, dipendenti, e le loro famiglie, cerchino di fare quanto nelle loro possibilità affinché ad una professione utile come la nostra sia assicurato un adeguato rispetto, anche solo per evitare che diventi un lavoro usurante che i nostri figli non vogliano più esercitare. Unitamente ai nostri iscritti che ci chiedono di esprimere il loro disagio, facciamo sentire - in maniera rispettosa ma ferma - la nostra voce, speranzosi di essere doverosamente ascoltati, considerato che ciò che chiediamo non genera alcun costo per la collettività e la cosa pubblica, che sempre si è avvalsa dei nostri servigi anche in termini di informatizzazione e di evoluzione delle procedure burocratiche, che noi contribuiamo in maniera determinante a rendere meno complesse e più agili, e tenuto conto che attraverso il nostro servizio ed il nostro lavoro transitano la gran parte delle entrate dirette all’Amministrazione finanziaria e quindi destinate a sostenere il Paese. Siamo, ma forse ancora per poco, a disposizione.

I presidenti degli Ordini dei Commercialisti di Piemonte e Valle d’Aosta:

«Dopo la cimice asiatica, un piano per i kiwi»

Riceviamo e pubblichiamo

Sono estremamente soddisfatto per il lavoro svolto dalla Conferenza Stato-Regioni e dalla Regione in merito ad una mia battaglia storica: quella per ottenere una risposta organica al flagello della cimice asiatica. Ho battagliato in Consiglio per cinque anni a tal proposito, finalmente la Conferenza Stato-Regioni ha dato l’avvio alla sperimentazione anche in Italia della lotta biologica di questo parassita attraverso l’inserimento della ‘vespa samurai’. Certamente il problema è complesso visto che prima di vedere gli effetti dell’introduzione della vespa samurai ci vorranno quattro anni. Ecco allora che è fondamentale intervenire anche sulla situazione attuale per sostenere il comparto prevedendo il ristoro e l’indennizzo di parte del danno subito nel 2019 e nei prossimi anni. Se si pensa che le aziende agricole colpite dalla cimice asiatica hanno registrato la distruzione fino all’80% del raccolto, si capisce quanto fondamentale porre in essere questa attenzione. La Regione insieme ai partner come Agrion stanno cercando di reperire risorse anche dal sistema delle fondazione bancarie perché è chiaro che siano necessarie ingenti risorse per un piano organico. Esiste poi un’altra emergenza non meno importante: quella dei danni che stanno subendo i coltivatori di kiwi che a causa di una moria sconosciuta negli ultimi 4 anni hanno visto in Piemonte scomparire 2 ettari di colture. Anche in questo caso è indispensabile intervenire attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori competenti, compresa l’Università, per studiare le origini di questo morte improvvisa degli alberi di kiwi. In questo caso lancio un appello affinché il Piemonte si faccia apripista per approfondire scientificamente il problema e per poi affrontarlo con un piano operativo.

Franco Graglia, vicepresidente Consiglio regionale

«Non si dimentichino gli stagionali della frutta»

Riceviamo e pubblichiamo

L’emergenza Covid-19 e il blocco della mobilità hanno reso ancor più evidente la necessità di manodopera. Come ogni anno sono molti i lavoratori che stanno iniziando ad arrivare nel saluzzese, come ogni anno si deve, o meglio, si dovrebbe affrontare il problema dell’alloggiamento che diventa una urgente priorità. Cgil, Cisl e Uil hanno proposto con forza la realizzazione di tante piccole accoglienze diffuse, distribuite sul territorio, in tutti i comuni coinvolti nella raccolta della frutta, gestite dalla protezione civile e autorità sanitarie. In questo modo si potrebbe scongiurare il rischio di concentrare in una o due località tutti i lavoratori, esercitando al contempo un puntuale controllo sanitario. Siamo ancora in emergenza sanitaria, fare finta di niente è pericoloso, si mettono a rischio non solo i lavoratori ma le aziende, tutta la popolazione e l’intero comparto dell’economia locale agricolo. Nella sciagurata ipotesi di focolaio, chi comprerebbe la frutta proveniente da un territorio dichiarato zona rossa per contagio? Prefettura e Regione devono adoperarsi rapidamente per trovare una soluzione, non possono disinteressarsi del problema e sfuggire dalle loro responsabilità.

Segreterie provinciali Cgil, Cisl e Uil

«Un sostegno concreto per rilanciare le imprese»

Riceviamo e pubblichiamo

“La Granda che Riparte” è il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Fondazione La Stampa - Specchio dei Tempi su impulso di Confartigianato Imprese Cuneo per raccogliere, attraverso donazioni ed elargizioni, una somma da destinare a fondo perduto alle piccole imprese, artigiani e commercianti, della provincia cuneese. Lanciata a metà maggio l’iniziativa ha all’attivo oltre 300mila euro. Centomila euro messi a disposizione dalla Fondazione dei Tempi, a cui Confartigianato Cuneo ha aggiunto quarantamila euro. Diecimila euro arrivano dall’associazione “Imprese che resistono”. Fin da subito non sono mancati importati contributi da parte di alcuni istituti bancari del territorio. Banca Cassa di Risparmio di Savigliano ha elargito l’importante somma di 30.000 euro. A seguito di questa epidemia, il nostro Paese è di fronte a nuove scelte, sia sanitarie, che economiche e sociali. Le vicissitudini che abbiamo vissuto hanno lasciato segni indelebili sulle nostre comunità. Preservare, il più possibile, il capitale umano ha avuto un costo sanitario elevato e delle ripercussioni economiche drammatiche. Le piccole imprese, gli artigiani e i commercianti sono allo stremo: molti hanno perso il 50% del fatturato, altri addirittura la totalità degli introiti. Qualcuno difficilmente riuscirà a riaprire. Anche in queste ultime settimane la situazione sembra destinata a durare ancora a lungo. Inoltre, le imprese, già provate dalla chiusura forzata delle loro attività, dovranno affrontare una ripartenza difficile a causa delle stringenti regole di sicurezza. Ci aspettano tempi duri. Come artigiani siamo certi che, ancora una volta, nonostante le avversità, ce la faremo: chiediamo solo di lasciarci lavorare e che la si smetta con la troppa burocrazia e i vari “balzelli” statali. Con il contributo che Banca CRS ha dato all’iniziativa “La Granda che Riparte” si dà sostanza a quell’importante spirito di collaborazione e sostegno che da sempre lega l’istituto bancario alle tante realtà operative sul nostro territorio. Un doveroso ringraziamento, dunque, al Presidente Francesco Osella e a tutto il Consiglio per questo importante gesto che contribuirà a sostenere tante attività imprese artigiane e commerciali, con l’auspicio che la nostra “provincia Granda” possa riprendere al più presto l’attività. Il nostro territorio basa la sua economia prevalentemente sulle piccole e micro imprese che rappresentano oltre il 95% dell’intera Granda che produce. Sono proprio loro, le piccolissime aziende artigiane e commerciali ad essere le più colpite dall’emergenza del coronavirus. E a loro è andato il nostro pensiero. Di lì è partito il progetto, con il supporto di un ente terzo di notevole esperienza in iniziative di solidarietà, qual è la Fondazione La Stampa Specchio dei Tempi. Abbiamo scelto una via veloce, senza vincoli troppi burocratici, che possa traghettare al più presto un po’ di denaro verso chi è più in difficoltà e magari non ha ancora ottenuto alcun sussidio.

Annamaria Sepertino, Confartigianato Savigliano

Luca Crosetto, presidente provinciale Confartigianato

«Non possiamo fare a meno del comparto siderurgico»

Riceviamo e pubblichiamo

questa lettera indirizzata al primo cittadino di Racconigi, Valerio Oderda, dall’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino Caro sindaco, nell’ultimo Consiglio comunale aperto a Racconigi, al quale ho partecipato a fine 2019, dedicato alla vicenda ex Ilva/Arcelor Mittal, ci eravamo lasciati con la speranza che le continue pressioni esercitate dalla Regione, dagli Enti locali e da tutte le parti coinvolte nei confronti del Governo, per il mantenimento della produzione di ArcerloMittal in Italia e in Piemonte, avrebbero potuto portare a risultati concreti e positivi. Purtroppo le cose non sono andate come avrebbero dovuto, nonostante i numerosi solleciti al Governo perché faccia di tutto per intervenire su ArcerlorMittal affinché, non solo mantenga pienamente operativi gli stabilimenti, ma predisponga un piano industriale che rafforzi e rilanci il comparto siderurgico in Italia. Come è, purtroppo, di tutta evidenza, a complicare ulteriormente la situazione è giunta l’emergenza Coronavirus, che ha messo in ginocchio numerose attività produttive, compreso il mercato siderurgico italiano ed europeo. Nonostante le oggettive difficoltà, però, il Covid19 non può frenare l’acciaio e posso garantire che continueremo a ricordare costantemente al Governo che è suo preciso dovere fare tutto il possibile affinché la produzione sia mantenuta, in quanto si tratta di un settore strategico per la nostra economia senza il quale saremo necessariamente costretti a rivolgerci al mercato estero perdendo, di fatto, indipendenza e sovranità. Oltre ad esserti vicina, ad essere vicina a tutti i lavoratori ArcelorMittal che in questa giornata manifestano la loro legittima preoccupazione - che è anche la mia - ribadisco quindi con forza che il Piemonte e l’Italia non possono permettersi di fare a meno del comparto siderurgico, anche per le strette connessioni che questo comporta con altri settori ella nostra economia. Il pensiero va anche a tutto l’indotto che non può non essere considerato. Permettimi quindi di dedicare ancora un pensiero ai lavoratori che oggi manifestano: sappiano che sono con loro e non soltanto pro forma, per il ruolo di assessore regionale al Lavoro che ricopro. La mia non è una solidarietà “istituzionale”, ma anche e soprattutto personale, umana e dettata dalla consapevolezza: perché so bene quanto alto sia il valore aggiunto che ognuno dei lavoratori ha portato in questi anni all’azienda, ben conosco il loro saper fare, le loro capacità che non possiamo permetterci di disperdere o di farne a meno: si tratta di persone, di maestranze, indispensabili per il nostro Piemonte e devono continuare ad esserlo. Per questo, per quanto è di mia competenza, sappi che sarò sempre al vostro fianco, per difendere quella che è a tutti gli effetti un’eccellenza anche piemontese che, come detto, non possiamo permetterci di perdere e che il Governo ha il dovere di tutelare e sostenere in nome dell’Italia e degli Italiani.

Elena Chiorino, assessore regionale al Lavoro

«Serve un piano per la formazione di nuovi medici»

Riceviamo e pubblichiamo

Da più di un anno gli Ordini dei Medici Piemontesi hanno sottolineato la necessità di colmare le gravi carenze di organico del settore medico specialistico e territoriale piemontese, attraverso un ampio finanziamento della formazione medica che permetta un aumento dei contratti di formazione specialistica e territoriale. Tali carenze sono state messe drammaticamente in luce dall'emergenza sanitaria in cui la regione ancora si trova, che ha visto i medici costantemente in prima linea in questa battaglia. Gli ordini dei medici piemontesi riuniti constatano con amarezza che nelle manovre economiche presentate in Regione non si sia trovato spazio per un finanziamento, anche minimo, per nessuna delle istanze presentate negli ultimi mesi. A fronte di una manovra da 8oo milioni di euro elaborata attraverso il “Riparti Piemonte” la richiesta economica avanzata era di 5 milioni da destinare alla formazione medica, lo 0,6% del totale, al fine di scongiurare il collasso del sistema sanitario pubblico Piemontese nei prossimi anni. Nonostante siano stati fatti molti annunci in merito alla volontà di finanziare 50 borse di specializzazione per il concorso SSM 2020, attraverso un investimento di 5 milioni di euro, ad oggi il finanziamento è bloccato ai 15 contratti dello scorso anno, senza nessuno stanziamento ulteriore di risorse, nonostante le dichiarazioni dell'assessore Icardi circa la certezza riguardo un aumento dei fondi. Dai nuovi documenti relativi ai fabbisogni redatti dagli uffici della stessa della Regione Piemonte, emerge la necessità di formare 851 specialisti all'anno per i prossimi tre anni. Oggi nella regione vengono formati 526 specialisti ogni anno (511 con risorse statali e 15 con risorse regionali) e al momento risultiamo essere tra le regioni con il più basso numero di contratti regionali finanziati in Italia. Vi sarà una carenza di 325 specialisti all'anno solo nei prossimi tre anni, ciò significa quasi 1000 medici specialisti che mancheranno in regione Piemonte già nel 2023. Anche prevedendo un aiuto straordinario statale “una tantum” previsto dal “DL rilancio” in tal senso, ciò non coprirà interamente tali carenze. Ad oggi vi sono 1200 camici grigi laureati e piemontesi che non possono finire il loro percorso di formazione a causa della mancanza di risorse, in particolare regionali. Misure analoghe si attendono alla luce della futura carenza dei medici di medicina del territorio quantificata in 706 medici di medicina generale da qui al 2031. L'auspicio è che prevalga il buon senso e che l'attuale giunta della Regione riveda gli investimenti da destinarsi alla formazione medica e che agisca prontamente per l’attivazione e l’ampliamento della rete formativa ospedaliera regionale al fine di superare l’insufficiente capacità formativa degli atenei piemontesi che condiziona il MIUR nell’attribuire alla Regione Piemonte meno contratti e capacità formativa rispetto alle reali esigenze. Tutto ciò al fine di scongiurare un futuro del Piemonte senza medici piemontesi, che fino a qualche settimana fa erano “Eroi” e che oggi sono già stati dimenticati.

Ordine provinciale dei Medici di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, VCO e Vercelli

«Impossibile pensare a un futuro senza anziani»

Riceviamo e pubblichiamo

La segreteria dei pensionati Cisl del Piemonte ha deciso di aderire all’appello della Comunità di Sant’Egidio “Senza anziani non c’è futuro” per una ri-umanizzazione delle nostre società. Alla luce del drammatico numero di decessi avvenuti nei vari Istituti di cura italiani ed europei (RSA e case di riposo pubbliche e private) a causa del Covid-19, l’obiettivo è quello di mettere in evidenza come in molti Paesi, di fronte all’esigenza della cura, stia emergendo un modello pericoloso che privilegia una “sanità selettiva”, che considera residuale la vita degli anziani. Secondo questa linea la maggiore vulnerabilità legata all’avanzare dell’età e la possibile presenza di altre patologie giustificherebbero una forma di “scelta” in favore dei più giovani e dei più sani. Come espresso dall’appello, rassegnarsi a tale esito è umanamente e giuridicamente inaccettabile. Condividiamo, come già da posizioni assunte dalla nostra Federazione nazionale e più in generale dalla CISL, le preoccupazioni sul futuro della salute degli anziani, auspicando una rivolta morale affinché non siano considerati un peso per la collettività e anche i più vulnerabili possano essere adeguatamente curati, nel rispetto del principio della parità di trattamento e del diritto umano universale alla salute. Il valore della vita è uguale per tutti, deprezzare quelle più fragili e deboli è il primo passo verso la svalutazione di tutte le altre. Ricordiamo sempre che l’apporto degli anziani è fondamentale nella trama sociale della solidarietà tra generazioni per l’importanza della memoria che trasmette.

La segreteria Pensionati Cisl

«Chiarite le responsabilità dei contagi sul lavoro»

Egregio direttore,

nel decreto liquidità è entrata la norma che chiarisce la responsabilità dei datori di lavoro per il rischio contagio dei dipendenti da Covid-19, come avevo chiesto già nel mese di aprile con una specifica interrogazione. Ora non ci sarà più il rischio di colpire ingiustamente chi ha rispettato le regole. Ringrazio tutte le colleghe e i colleghi che hanno lavorato per questo e la sottosegretaria Puglisi per essere arrivati a una soluzione condivisa. Leggo la soddisfazione da parte di Confindustria Cuneo, che mi fa molto piacere. Visto che di buon senso e di sicurezza sul lavoro si parla, mi auguro che ci sia la disponibilità a discutere anche del miglioramento della filiera del controllo e che vengano messi da parte certi atteggiamenti e dichiarazioni scomposte. Dal 4 maggio a oggi l'Inail ha registrato 6000 contagi sul luogo di lavoro, nonostante gli sforzi di molte aziende: segno che il tema della prevenzione dal Covid esiste eccome, senza parlare dei dati sugli infortuni usuali che non si sono certi fermati.

Chiara Gribaudo, deputata Pd

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