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Al direttore

«La statua di Arimondi sgonfia la propaganda»

Egregio direttore,

Casualmente ho assistito nei giorni scorsi ad un segno non del cielo, ma dal cielo. Questa pacifista e antifascista Amministrazione, pregna di aeree convinzioni autarchiche e mancine, ha voluto dimostrare la propria “potenza” politica con l’innalzamento di una gialla mongolfiera sulla piazza che fu del Popolo e, oggi, delle auto del popolo. In una giornata decisamente mite nessun elemento faceva presagire al disastro. Poi un freddo vento del nord ha spinto il globo verso la punta dell'obelisco Arimondi lacerando il gonfiore e la tela nello stupore e timore dei presenti. La vendetta del generale Arimondi Giuseppe Edoardo (Savigliano 1846 - Adua 1896) militare di professione e colonialista si è quindi compiuta! Nel 1899 la città di Savigliano inaugurò l'opera bronzea di Annibale Galateri e, ironia della sorte, in anni più recenti venne intitolata una piazza e il nostro liceo classico-scientifico dove l'attuale sindaco “filosofo” ha profuso il suo “pensiero”. Mai avrei pensato che l'eroe di Agordat a capo di 2.400 ascari e italiani contro 12.000 dervisci capitanati dall'emiro Ahmed Ali, non solo vinse la battaglia nel 1893 , ma avrebbe sgonfiato nel 2019 le aeree mire propagandistiche di un’amministrazione di sinistra. Tanti cari saluti.

Fulvio D’Alessandro - Savigliano

«Che gioia ritrovare l’oratorio di San Michele»

Caro direttore,

La notizia che riguarda il restauro/rinnovo dell’oratorio di San Michele mi ha riempito il cuore di sentimenti positivi: gratitudine per aver valorizzato una parte importante del patrimonio parrocchiale a fronte di una svalutazione degli eventuali (?) depositi bancari; condivisione della destinazione d’uso dei locali che già 70 anni fa favorivano la socializzazione della gente: anziani, giovani, adolescenti e bambini; l’apertura del sipario sui ricordi degli anni più belli della mia gioventù, proseguendo per 50 anni con Marinella. Originariamente i vani, che complessivamente erano disposti come oggi, svolgevano queste funzioni: in fondo a destra c’era una stanza adibita a magazzino di attrezzi vari per le piccole manutenzioni che facevamo sotto la direttiva di Remo Allocco, il nostro profeta; poi una grande sala, sempre al piano terra, dove si giocava a ping-pong; dopo il vano reale una saletta per le “conferenze” formative per ragazzi (12-15 anni); al primo piano, a sinistra, una camera per le riunioni degli uomini di azione cattolica e per guardare la tv (una delle prime del paese); di fronte una grande sala per i giochi e trattenimenti settimanali delle famigli e di chi voleva fare due chiacchiere; in fondo alla sala c’era un grande biliardo, passatempo per gli adulti. Il cortile era dimensionato come ora, e al fondo, sotto la Madonnina, una grande ruota di ferro del diametro di 3 metri che fungeva da giostra mossa da ingranaggi. Proveniente dall’oratorio della Pieve, il 18 marzo 1958, mentre guardavo la tv nella sala suddetta, Remo mi chiamò per sostituire un attore, ammalato, che doveva recitare l’indomani nel salone la commedia “Il malato immaginario” in onore di Don Vaisitti, che celebrava il suo onomastico. Da quel giorno la mia vita ebbe una svolta di crescita psichica e spirituale. Se dovessi raccontare il suo svolgimento occuperei troppo spazio. Dico solo che l’oratorio di San Michele, dopo quello della Pieve dei fratelli Matteo e Beppe Pistone e don Andrea Africano, ha continuato a fare di me una persona di 80 anni di vita, di cui quasi 70, passati non alla finestra, ma tra la gente “ed Caolimor”, che considero la mia famiglia allargata. Ciao don Beppe, auguri affettuosi

Armando Persia – Cavallermaggiore

«Quanto impegno per questo Natale in paese»

Egregio direttore,

il Natale quest’anno è veramente arrivato a Cavallermaggiore trasformandosi in un’importante opportunità per la nostra città che da anni si contraddistingue per un presepe meccanico che attira molti visitatori. L’importante novità è che grazie ad un fondamentale impegno di alcune persone si è riusciti a fare rete tra associazioni ed enti per dare un’opportunità al visitatore di rimanere nelle nostre vie, di muoversi e conoscere meglio la nostra città. Questo è stato possibile grazie al grande impegno di Matteo Chiesa che dalla sua bottega con pazienza ha saputo trasformare un insieme di energie sparse in un’offerta organizzata e ricca. Un grazie sincero va a Matteo e all’associazione C-quadro che soprattutto nelle figure del Presidente Daniela Magliano e della vulcanica Monica Alesso hanno saputo costruire questo palinsesto che durerà per tutte le vacanze natalizie con un mercatino sempre in rinnovamento che rende l’Ala Comunale bella ed suggestiva. A questo desideriamo aggiungere un ringraziamento ai negozianti che hanno scelto di aumentare le ore di apertura, alle confraternite e al Comitato per la tutela, per aver aperto le porte delle loro chiese, all’istituto Comprensivo per aver aderito a questo percorso e ancora una volta agli organizzatori che con la loro iniziativa hanno saputo creare veri momenti di aggregazione tra genitori o nelle singole famiglie con la costruzione di presepi che con questo percorso danno un sapore speciale al nostro Natale. La valorizzazione della rete ha portato anche belle iniziative quali la corsa dei Babbi Natale della Pro Loco, l’Albero di Natale allestito dagli Scout, il concerto Gospel di Smile, Il sabato pomeriggio con Arturo il Clown degli Amici della Biblioteca e l’iniziativa dei Balconi Natalizi di Natura in Città. Non ci resta che augurare a tutti un buon Natale consapevoli che grazie a queste persone la nostra città il regalo lo ha veramente ricevuto e darci appuntamento ad una foto con Babbo “Cesare Ottaviano” Natale.

Davide Sannazzaro – sindaco Cavallermaggiore

«Signor presidente, intervenga sull’acqua»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata al presidente della Provincia Federico Borgna:

Egregio signor Presidente, ci rivolgiamo a lei con questa lettera aperta, diffusa anche ai media locali, per invitarla a prendere ufficialmente e pubblicamente posizione contro l’ipotesi di smembramento dell’Ambito Idrico Ottimale Cuneese (Ato4) in due sub-ambiti gestionali di cui uno a gestione mista privata/pubblica. Dalle dichiarazioni rilasciate dall’assessore all’ambiente della Regione Piemonte, in risposta ad apposita interrogazione presentata al question-time dello scorso 10 dicembre, risulta che l’assessore alla sanità Icardi, già sindaco di Santo Stefano Belbo e strenuo oppositore della gestione pubblica, intenda arrogarsi, come egli stesso ha confermato in successive dichiarazioni alla stampa, il diritto a sovvertire il voto democraticamente espresso dalla grande maggioranza dei sindaci della provincia. Voto di indirizzo espresso nella Assemblea Generale degli Enti Locali del 2 marzo 2018 e confermato dalle delibere assunte dalla Conferenza dei Rappresentati di Ato4 nelle date del 7 maggio 2018 e del 27 marzo 2019. Riteniamo inaccettabile che Icardi, messo in minoranza in quelle sedi competenti, cerchi di stravolgerne l’esito! Un po’ come dire: siccome ho perso la partita, scappo con il pallone! Lei, signor Presidente, ha convintamente e ripetutamente sostenuto la gestione pubblica durante tutto il suo percorso lungo e travagliato, compiuto in condivisione con la grande maggioranza dei sindaci della provincia: si dissoci da questo scempio! Non compete assolutamente alla Regione, men che meno al suo assessore alla sanità, scegliere la forma gestionale da applicare alla provincia di Cuneo. Se lo facesse violerebbe gravemente le prerogative degli amministratori locali come riconosciute dall’art. 149 bis del decreto ambientale n.152/2006. Obbligherebbe inoltre con un atto di imperio inaudito intere Aree Omogenee ad aderire ad una forma gestionale diversa da quella scelta. Non solo, entrerebbe in aperto conflitto con l’art.147 del medesimo decreto ambientale, come integrato dall’articolo 3 bis della legge n.148/2011, che riserva allo Stato, in quanto legislazione esclusiva, di stabilire le norme che dettano alle Regioni i principi ai quali devono attenersi nella delimitazione degli Ambiti Ottimali, prevedendo che non siano inferiori al territorio provinciale e sancendo la unicità di gestione per ogni Ambito Ottimale. Tutti principi chiaramente richiamati e confermati dalla sentenza della Corte Costituzionale con la quale è stata rigettata una simile legge della regione Liguria che tendeva ad istituire più ambiti nella provincia di Savona. Una simile azione implicherebbe oltretutto un nuovo pesante dispendio di energie e fondi pubblici regionali e locali (almeno un milione di euro!) che graverebbero sui cittadini della provincia. La invitiamo perciò ad esternare ufficialmente e pubblicamente al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio la sua contrarietà a questo progetto, nel pieno rispetto del voto plebiscitario espresso dagli elettori della provincia nel referendum del 2011 e della dignità decisionale sua e di tutti i sindaci del territorio. Dignità che si è configurata nei voti democraticamente espressi in questi anni che hanno portato a riconoscere la gestione pubblica inhouse quale forma gestionale più adatta a garantire la fruizione universale e la preservazione alle generazioni future del servizio idrico integrato nella provincia di Cuneo.

Comitato Cuneese Acqua Bene Comune – Cuneo

«La buona politica rifiuta il voto di scambio»

Riceviamo e pubblichiamo

L'assessore regionale di Fratelli d'Italia Roberto Rosso è stato arrestato con accuse gravissime, nell'ambito di un'inchiesta sui rapporti tra 'ndrangheta, politica e imprese. Proprio nei giorni scorsi, neanche a farlo apposta, presso la sede del PD Piemonte si è tenuta la presentazione del libro di Riccardo Gorrieri "Un cancro chiamato ‘Ndrangheta. Analisi di una delle peggiori patologie del tessuto economico sociale", con Daniela Todarello, responsabile sicurezza e legalità Pd Torino e Davide Mattiello, consulente della Commissione parlamentare antimafia. Proprio ieri ci dicevamo che non possiamo tacere l'esistenza di rapporti tra la 'ndrangheta e il territorio piemontese, anche considerato l'alto numero di beni confiscati; e che non può essere messo sotto silenzio il rapporto tra 'ndrangheta, politica e burocrazia. È compito della buona politica rifiutare il voto di scambio: dire no a quei voti raccolti in zone d'ombra tra l'illegalità e la legalità: voti forse comodi, ma che privano per sempre il politico della libertà. In attesa del prosieguo delle indagini, osserviamo però sin d'ora che i partiti devono esercitare massima attenzione nella selezione e formazione della classe dirigente, sospettare di rapporti troppo stretti con interessi economici e isolare eventuali comportamenti ai confini con l'illegalità. Notizie come quella dell’arresto di Rosso fanno perdere di credibilità tutta la politica e fanno male alla democrazia perché minano alla base la fiducia dell'opinione pubblica. Tocca a noi, con comportamenti corretti e accorti, ricostruire questa fiducia.

Paolo Furia - segretario PD Piemonte

«Decreto ponti, strada giusta per ripartire»

Riceviamo e pubblichiamo

Il governo finalmente risponde alle necessità del nostro territorio e stanzia ben 45 milioni per la manutenzione dei ponti della Granda. Fondi indispensabili per mettere in sicurezza tante delle nostre infrastrutture e che creeranno posti di lavoro. Ringrazio i Ministri dell’economia Gualtieri e dei trasporti De Micheli per aver sbloccato questi investimenti, fermi da troppo tempo. Fra i tanti interventi, voglio ricordare i 4 milioni per il ponte di Monchiero crollato sul Tanaro nel 2010, i 18 milioni per sostituire il vecchio ponte di Cardè, gli 11 milioni per la manutenzione del viadotto Soleri. E poi, insieme a tanti altri lavori “minori” per modo di dire, i 2 milioni per il ponte ‘del Ciadel’ sul torrente Gesso a Borgo San Dalmazzo. In tutto sono 135 i milioni che saranno spesi in Piemonte per mettere in sicurezza o ricostruire i nostri ponti, possiamo dire che oggi il governo dà un’attenzione importante ai nostri territori e soprattutto fa il suo lavoro, lavorando per sbloccare le risorse disponibili senza tanti proclami. Mi auguro che presto accada lo stesso per altre infrastrutture da costruire ex novo, come la circonvallazione di Demonte e l’Asti Cuneo, e per altre da rilanciare come la ferrovia Cuneo-Nizza. Di certo, con questo decreto ponti, ci mettiamo sulla strada giusta.

Chiara Gribaudo – deputata PD

«Padre Sordella realizza il sogno Casa Famiglia»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata dal Gruppo Missione e Sviluppo:

Cari amici, il 2019 è stato un anno importante e di grandi soddisfazioni per Casa Famiglia a Shashemene in Etiopia, così come anche per Gaom, Gms, Gma e per tutti i collaboratori che cercano di accompagnare i bambini ed i ragazzi di strada ospitati dalla struttura. Infatti, dopo circa quindici anni di lotte burocratiche e di imprevisti, si è realizzato il sogno che padre Silvio Sordella coltivava nel suo cuore: Casa Famiglia ha assunto una sua identità, è ufficialmente riconosciuta dal governo etiope ed ha acquisito i diritti di proprietà su tutto il terreno su cui sorge. Questo ci permette ora di investire sulla struttura, perché sia sempre più funzionale e perché i laboratori di arti e mestieri che abbiamo realizzato in questi anni possano aumentare la produzione contribuendo, oltre alla formazione dei ragazzi, anche al sostentamento della casa stessa. Nel corso del 2019 è stata aumentata la scorta d’acqua a disposizione della struttura mediante l’installazione di una cisterna da 10.000 litri di capacità e sono stati realizzati gli orti, da ampliare ulteriormente con progetti futuri. L’obiettivo ora più urgente da raggiungere è quello di mettere in sicurezza tutta l’area e le attività di pertinenza di Casa Famiglia, mediante la realizzazione di una recinzione, che inizieremo con le spedizioni dei volontari che partiranno all’inizio del 2020. Oltre al gruppo di tecnici che si occuperà della recinzione e ad un gruppo di studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Nelson Mandela di Castelnovo ne’ Monti, che sarà impegnato in uno stage scolastico presso Casa Famiglia, invieremo come di consueto medici ed infermieri che presteranno servizio sia nel poliambulatorio di Shashemene, costruito dal Gaom ormai dieci anni fa, sia presso l’ambulatorio delle Sisters del De Foucauld, dove Gaom sostiene il progetto ”Extra Food”, legato anch’esso al progetto Casa Famiglia: si tratta di supportare economicamente le suore del De Foucauld nella lotta alla denutrizione dei bambini più poveri della baraccopoli, che, una volta superata l’emergenza alimentare, vengono accolti in Casa Famiglia se, pur sfuggiti alla fame, non hanno una famiglia o un luogo dove stare. Negli ultimi mesi cinque ragazzi sono usciti da Casa Famiglia per proseguire gli studi presso le università del Paese, pertanto oggi in Casa Famiglia ospitiamo 42 ragazzi. Altri bambini orfani e soli sono in attesa di poter entrare. La speranza in Casa Famiglia viene portata anche da coloro che la abitavano un tempo e che oggi hanno realizzato i loro sogni: si tratta di ragazzi come Fasil, che era entrato da bambino come orfano e che quest’anno è ritornato per ringraziare coloro che lo hanno accolto e seguito, e per festeggiare insieme la laurea che ha conseguito. Ora Fasil è dottore in veterinaria. Sono tanti i semi di speranza che incontriamo sul nostro cammino, ed è bello poterli condividere con chi ha deciso di camminare con noi, al fianco dei nostri ragazzi. Come sempre, un grazie riconoscente va a coloro che ci sono vicini in vari modi, specialmente con l’aiuto economico; a tutti va il nostro migliore augurio di Buon Natale.

Alberto Campari Associazione Gaom – Castelnovo ne’ Monti (RE)

responsabile della Casa Famiglia di Shashemene

«L’incantevole Natale non finisce qui»

Egregio Direttore,

approfitto di un po’ di spazio del suo settimanale per ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione dei mercatini di Natale che hanno allietato la nostra città nell’ultimo fine settimana. Grazie quindi alla Fondazione Ente Manifestazioni che con l’Amministrazione Comunale e la Consulta della Cultura del Comune ha organizzato l’evento. Grazie all’Associazione Commercianti, alla Protezione Civile, alla Proloco, ai Vigili del Fuoco, all’Ufficio Tecnico Comunale per la solita efficienza, ai Vigili Urbani, ai Carabinieri, agli addetti alla vigilanza, alla palestra Vitality. E grazie ovviamente a tutti gli sponsor in particolare alla Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e alla Banca di Caraglio. Un grazie poi a tutti i saviglianesi che hanno partecipato attivamente all’evento. L’incantevole Natale continua: domenica prossima tutti in piazza del Popolo per la grande mongolfiera offerta dalla nostra Proloco.

Giulio Ambroggio – sindaco di Savigliano

«Ambiguità della Regione sulla gestione dell’acqua»

Riceviamo e pubblichiamo

Nessuna chiarezza sul fantomatico progetto di suddividere l’ATO4 della Provincia di Cuneo consegnando la metà ai privati. Ho portato il caso in Consiglio regionale attraverso un'interrogazione rivolta alla Giunta senza ottenere risposte soddisfacenti. L'assessore all’Ambiente Marnati non ha comunicato le reali intenzioni dell'esecutivo regionale. Ha però confermato il ruolo svolto dall'assessore alla Sanità Icardi in una riunione con alcuni sindaci del territorio. Non si comprende a quale titolo Icardi abbia preso parte a questi incontri informali. Ci sembra che la strada intrapresa sia quella delle riunioni “carbonare” e non certo di un percorso trasparente e partecipato. Nella sua risposta l'assessore all'ambiente ha anche informato che i settori competenti della Regione hanno svolto un'analisi in relazione alla coerenza della suddetta ipotesi con le leggi regionali in materia di servizio idrico integrato. Pensiamo sia grave ed assurdo impegnare risorse e personale della Regione Piemonte per un progetto di cui non vi è, formalmente, alcuna traccia scritta. Nel merito della proposta di spacchettare l'ATO4 esprimiamo la nostra assoluta contrarietà. Da sempre pensiamo sia fondamentale mantenere pubblico il servizio idrico. E siamo in buona compagnia, concorda con noi il 95% dei cittadini italiani che nel 2011 andò alle urne per evitare la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. Un concetto sottoscritto a chiare lettere da oltre il 70% delle amministrazioni comunali del territorio che si sono espresse nel marzo 2018. Se la Regione intende procedere verso questo obiettivo non ci faremo problemi a rivolgerci alle autorità competenti, a partire dalla Corte Costituzionale.

Ivano Marinetti – consigliere regionale M5S

«Per l’ambiente serve un nuovo new deal»

Riceviamo e pubblichiamo

Venezia sommersa dall’acqua, frane e alluvioni, crollo di ponti, viadotti e argini, periodi anomali di pioggia o di siccità, inquinamento fisico e chimico di fiumi, mari, aria e terreni: l’emergenza ambientale, che è ormai vecchia di qualche decennio, s’impone oggi all’attenzione generale con un’evidenza che solo i più ostinati fautori del vecchio modello di sviluppo (da Trump e Bolsonaro ai nemici della carbon tax e di ogni altra imposizione sulle fonti di energia non rinnovabili e sui consumi insostenibili) osano negare. E tuttavia i principali nemici del pianeta e, per venire all’Italia, del futuro di quello che era chiamato il Bel paese non sono solo coloro che rifiutano gli accordi di Parigi contro il riscaldamento globale e saccheggiano le risorse della terra, ma pure quanti, per quieto vivere, per fatalismo, per qualche piccolo interesse o comodità accettano il modello di sviluppo dominante senza riuscire a immaginare prospettive diverse. A rompere l’atmosfera di indifferenza, se non di omertà, sono intervenuti i giovani dei Fridays for future, che hanno trovato spazio anche nelle nostre cittadine di provincia. La loro battaglia sarà vincente, se sapranno innescare una grande rivoluzione culturale, se riusciranno a modificare le pratiche e le priorità, oggi spesso fuorviate da montature strumentali come la cosiddetta invasione dei migranti, della politica, dai livelli mondiali fino alle minute scelte delle amministrazioni locali, dove si formano i piani urbanistici e, principalmente, si decide se il consumo di suolo ha da essere essenziale o indiscriminato. Un ambientalismo vincente e convincente è quello che non concede nulla alla sindrome di “Nimby”, alla sua catena di no, motivati solo con ragioni localistiche, né coltiva la nostalgia per il passato, quando l’inquinamento industriale non esisteva, ma si moriva per tifo, vaiolo o denutrizione. La difesa dell’ambiente non è disgiungibile dalla battaglia per la giustizia sociale: fin dagli studi del Club di Roma degli anni ’70 (come italiani vantiamo questa primazia, purtroppo dimenticata), sappiamo che le risorse, dal suolo fertile all’acqua potabile e all’aria pulita, da quelle energetiche ai minerali, non sono destinate a durare per sempre, ma hanno un limite. Non possono essere possesso esclusivo di qualche classe sociale o nazione privilegiata: gli squilibri nell’accesso ai beni indispensabili per la vita sono stati e saranno causa di sconvolgimenti e di guerre. I conflitti armati a loro volta distruggono parte delle risorse per cui si combatte. Sono fondamentali la consapevolezza etica delle responsabilità individuali e collettive, una cultura inclusiva, umanistica e scientifica. La scienza e la tecnologia, che hanno generato le armi di distruzione di massa, le produzioni inquinanti, la cementificazione delle coste e delle aree metropolitane, sono anche quelle che possono fornire, se orientate da chi governa, gli strumenti per la salvezza del pianeta e dell’umanità. Faccio qualche esempio concreto. A Venezia, dove piazza San Marco e le case sono allagate, l’unico rimedio in campo è il completamento del Mose, un sistema faraonico di sbarramenti, causa di spese abnormi e di tangenti. Nei Paesi bassi, nazione sorta con la terra strappata al Mare del Nord, le cui maree sono ben più terribili di quelle dell’Adriatico, grazie alla costruzione secolare di dighe (parola che gli olandesi hanno trasmesso alle altre lingue, compresa la nostra), da anni si è smesso di edificarne di nuove: studi accurati hanno dimostrato che esistono soluzioni alternative, meno costose, meno impattanti dal punto di vista ambientale e meno esposte alla corrosione della salsedine. La mappatura dei flussi dei venti e delle maree consente di depositare nei punti opportuni cumuli di terra che poi le onde si incaricano di spalmare, fino alla formazione di nuovi tratti di costa o di isole. E, sempre per restare alla cura quasi maniacale che gli olandesi (e anche altri popoli del Nord Europa) hanno per il terreno coltivabile, da decenni quando costruiscono palazzi o strade, raschiano dall’area destinata a quelle opere lo strato di humus, lo ripongono in magazzino e, una volta rimosso l’asfalto da strade o piazzole abbandonate, ve lo reimpiantano. Negli anni ’80, quando le province disponevano prima della scriteriata riforma di Renzi di rilevanti mezzi economici e tecnici, quella di Cuneo ogni anno raddrizzava molte curve su tratti stradali pericolosi, vendendo ai privati della zona, per lo più contadini, i resti dei meandri dismessi, i cosiddetti reliquati. Non sono mai riuscito a convincere Giunta e maggioranza a copiare il modello olandese: togliere le zolle fertili dal terreno su cui si voleva impiantare il nuovo sedime, riportarle sulle curve soppresse, opportunamente. È proprio un’esperienza pluridecennale a farmi concludere che a tenere insieme cultura e natura, ambiente e sviluppo (l’Italia deve fronteggiare una grave crisi economica e occupazionale) non può che essere un progetto politico complessivo. Purtroppo nella storia contemporanea non si rintracciano molti esempi. Il principale è sicuramente il New Deal di Franklin D. Roosevelt che fece uscire gli USA dalla profonda recessione innescata del crollo di Wall Street con un programma di lavori di forestazione e difesa del suolo, con la costruzione di città-giardino per gli operai (a cui aveva riconosciuto i diritti di sciopero e di associazione sindacale, messi in discussione sotto i predecessori repubblicani), finanziando la spesa pubblica con una tassazione progressiva che partendo dall’1% dei salari bracciantili arrivava all’aliquota del 79% per i redditi superiori ai 5 milioni di dollari annui (altro che flat tax!). La disoccupazione si ridusse a livelli insignificanti e il prodotto interno, nonostante le proteste dei ricchi che si ritenevano penalizzati dalle tasse, crebbe in un decennio del 50%, con una significativa redistribuzione. Roosevelt si servì di consulenti eccezionali: Keynes per le politiche economiche e sociali, Lewis Mumford per quelle urbanistiche e ambientali. Mumford è colui che analizzò il modello economico entrato in crisi, definendolo "capitalismo del carbone e del petrolio" e "impero del disordine". Al posto di uno sviluppo quantitativo, basato su una “paleotecnica” rozza, inquinante e discriminante, Mumford proponeva una “neotecnica”: la sostituzione del ferro con l'alluminio, quella del carbone e del petrolio con l'elettricità, una più razionale distribuzione della popolazione fra città e campagna, insediamenti urbani a misura d’uomo. Una crescita qualitativa. La lezione di Mumford in Italia fu ripresa da Adriano Olivetti e dai suoi collaboratori nella gestione del welfare aziendale e nella programmazione territoriale di Ivrea e del Canavese. Mancato prematuramente Olivetti e rapidamente dissolta la sua eredità aziendale e culturale, le questioni sollevate da Mumford furono riaperte negli anni ’70 da Pietro Ferraro, Aurelio Peccei e Giorgio Nebbia. I primi due, eminenti dirigenti industriali, in giovinezza erano stati comandanti partigiani, il terzo era docente di merceologia a Bari e parlamentare della Sinistra indipendente. L’aveva voluto in lista con il Pci-Si Enrico Berlinguer, l’unico politico, che in quegli anni sapesse dialogare con il Club di Roma di Peccei e elaborasse l’idea di austerità negli stili di vita e proponesse, anche per superare gli shock petroliferi del ’73 e del ’79, un “nuovo modello di produzione”. Anche Berlinguer morì prematuramente, senza lasciare molti eredi. Oggi l’unica personalità che dimostri di possedere una visione complessiva del futuro del pianeta sembra essere papa Francesco. I giovani dei Fridays for future riempiono un vuoto. L’auspicio è che il movimento possa consolidarsi e aprire una fase nuova nella storia non solo dell’Italia.

Livio Berardo – Manta

«Parcheggi più cari, cosa ne dicono i giovani?»

Egregio direttore,

leggo che dal primo gennaio costerà di più parcheggiare in centro a Savigliano. Capisco in parte le necessità di cassa di questa amministrazione un po’ meno l’incapacità della stessa nel proporre un piano innovativo di mobilità sostenibile che non sia solo quello che hanno ereditato dalle precedenti amministrazioni: pedibus, bike sharing, zona 30, navetta, parcheggio gratuito ospedale con pannelli solari ecc. Altro che vision e/o mission! In compenso, come ho detto più volte, si estendono sempre di più le zone a pagamento e si utilizza per molti, troppi mesi piazza del Popolo come parcheggio auto adducendo giustificazioni un po’ risibili. Mi chiedo come sia possibile che i giovani saviglianesi, affini al movimento “green” di Greta Thunberg, tra borracce, bandierine e slogan non guardino solo ai temi universali ma anche e soprattutto a quelli locali. Se si chiedono ulteriori sacrifici ai cittadini saviglianesi sarebbe utile esprimere progetti alternativi per una città realmente sostenibile anche in tema di viabilità senza evocare le solite commissioni tese a giustificare, attraverso la partecipazione, il limite di questa ragionieristica amministrazione.

Fulvio D’Alessandro - Savigliano

«Un istituto molto attento alla crescita dei ragazzi»

Gentile direttore,

mi preme innanzitutto ringraziare l’Arma dei Carabinieri e in particolar modo il capitano De Vita comandante della Compagnia Carabinieri della nostra città. Come istituzione formativa salesiana CNOS-FAP siamo fortemente convinti che la nostra mission non sia soltanto quella di formare al lavoro i giovani, che ci vengono affidati dalle famiglie, ma anche quella di farli crescere umanamente e cristianamente nel rispetto delle regole di comportamento civile. Questo ci viene chiesto fortemente dalle famiglie dei nostri allievi! Anche per questo motivo siamo i primi a chiedere l’intervento dei Carabinieri nel nostro centro di formazione Professionale per verificare che all’interno dei nostri locali non vengano portate sostanze stupefacenti. Alla base di tutto vi è poi il nostro progetto educativo che contempla un regolamento interno molto rigido nel far rispettare diversi divieti fra i quali il fumo e soprattutto di introdurre sostanze stupefacenti che comporta gravi sanzioni disciplinari se non rispettato. Gentile direttore, grazie per l’opportunità che mi è stata concessa nell’esprimere il nostro pensiero e la nostra missione con e per i giovani del nostro CFP. Auguri di cuore per un periodo sereno di festività natalizie. Cordiali saluti

Gianluca Dho - direttore sede CNOS-FAP di Savigliano

 

Direttore, mi associo ai ringraziamenti nei confronti dell’Arma per la meritoria attività di prevenzione all’interno delle scuole e mi scuso per l’involontario errore di cronaca, rettificato nelle pagine interne.

Il direttore

«Adolescenti racconigesi, nessuno se ne interessa più»

Riceviamo e pubblichiamo:

Estate 2009: Sono in bici con mia figlia di 3 anni. La mia attenzione viene catturata da una musica ad alto volume proveniente dall’oratorio di Santa Maria. Quindi, incuriosita, devio il mio percorso e rimango affascinata nel vedere l’oratorio pieno di giovani che giocano chi a calcio, chi a pallavolo e chi improvvisa qualche balletto. Un oratorio pieno di vita! “Bene”, dico a mia figlia, “ecco dove verrai tra dieci anni!”. Estate 2019: Oratorio chiuso! Motivazione? Non saprei. O meglio, svariate voci mi sono giunte, ma sono voci, pertanto non le riporterò! I giovani che quest’estate non hanno potuto essere impegnati in attività parrocchiali (eccetto che per qualche giorno in montagna), sono proprio quelli che stanno vivendo i loro anni più critici. Credo sia noto a tutti come l’adolescenza sia il periodo dei conflitti, quello più ricco di cambiamenti che coinvolgono i giovani e le loro famiglie che vedono mettere in discussione quanto di buono hanno costruito fino a quel momento. Le famiglie che sono sempre più in difficoltà in un periodo caratterizzato da una crisi ancora così profonda che si strascina ormai da anni, dove stanno venendo meno i vecchi punti di riferimento e che avevano, nella parrocchia, un valido supporto per la crescita dei loro figli e per la trasmissione di quei valori che sono stati fondamentali nel rendere noi genitori le persone che oggi siamo. Fino a qualche anno fa, questo aiuto era presente e ben radicato nella nostra Comunità, ora non è più così . Tempo addietro l’oratorio di Racconigi era aperto anche il sabato sera! La serata degli eccessi,degli incidenti stradali. Ecco,i nostri giovani potevano ritrovarsi in un luogo sicuro dove si divertivano senza eccedere. E ora? Chiuso! Perché? E il Comune? Sta a guardare! A Racconigi, gli adolescenti, sono diventati terra di nessuno? Devo elencare i rischi in cui possono incorrere i nostri giovani lasciati in balìa di se stessi, lasciati ad annoiarsi, lasciati soli senza una guida? Droga, bullismo, vandalismo, alcolismo, sono temi trattati quasi quotidianamente nelle varie trasmissioni televisive e nei tg. In più credo che, essere adolescenti oggi, sia assolutamente più complicato rispetto a quando lo siamo stati noi genitori. Basti pensare a Internet con i vari social che possono essere sì una grande risorsa, ma al contempo un’arma (consentitemelo) quasi mortale! Anche qui la cronaca è spaventosamente ricca di storie di cyber bullismo! Chi scrive non è la classica parrocchiana che frequenta la Messa della Domenica (seppur molto credente). Ma, sicuramente, avrei voluto per mia figlia lo stesso percorso sano e ricco di valori che ha caratterizzato la mia adolescenza grazie ad una forte sinergia tra la famiglia la scuola e la parrocchia!

Alessandra Vietri - Racconigi

«Passato sotto silenzio l’anniversario di Bergesio»

Egregio Direttore,

sabato 7 dicembre ho visitato la mostra degli Artisti Saviglianesi “Il Colore oltre l’inverno” presso il Museo Civico di Savigliano. È una bella iniziativa con l’esposizione di pittori locali con opere veramente interessanti. Bellissime le opere esposte da Gianni Emanuelli i cui lavori con intarsi in madreperla hanno raggiunto una qualità molto alta. Peccato per le poche opere esposte dello scultore Secondo Rocca. Da appassionato di pittura e di arte in genere, vorrei ricordare che il 21 novembre ricorreva il centenario della nascita in Marene del pittore Giorgio Bergesio, poi trasferitosi a Savigliano Le sue opere sono sempre molto apprezzate. Mi pare, però, che né il Comune di Marene (in cui c’è una via a lui dedicata fin dal 1988), né il Comune di Savigliano a cui il Bergesio ha dedicato molte delle sue opere, abbiano in qualche modo ricordato il centenario della sua nascita. Sono in programma manifestazioni in merito? Cordiali saluti.

Beppe Grande - Marene

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