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Al direttore

«Berlusconi è scappato come uno Schettino»

L’Italia è il paese che amo disse venticinque anni fa e milioni di italiani gli credettero e lo votarono indefessamente per anni fino a quando fu costretto ad andarsene lasciandoci le macerie. Savigliano non fu da meno e fedele alla sua tradizione che contraddice il motto latino ne bis in idem diede vita, tra il generale entusiasmo, a ben due circoli di Forza Italia. Ora il capitano coraggioso, come uno Schettino qualsiasi, si è rifugiato, anzi è scappato , in un buen retiro dalle parti di Nizza, ovviamente non Monferrato, con la sua badante trentenne. Resta il mistero su come questo gli sia stato permesso dal momento che dalla zona rossa non si può uscire. Ma si sa da noi la legge vale quasi per tutti da sempre. Per il resto che dire? Ancora una volta viene confermato il detto che quando la nave affonda i topi sono i primi ad abbandonarla.

Giampiero Facelli, Savigliano

«Una cura per l’Italia ma serve fare di più»

Riceviamo e pubblichiamo

Difficile giudicare il reale impatto del “Cura Italia” su artigianato e Pmi: non siamo ancora riusciti a leggere, ed analizzare, il testo finale del Decreto, ma riconosciamo l’impegno e lo sforzo del Governo. Del resto stiamo parlando di una manovra da 25 miliardi di euro, sicuramente da implementare in futuro, costruita in pochi giorni. Tuttavia, moltissimo resta da fare, soprattutto per quanto concerne il settore dell’artigianato e delle piccole e medie imprese. Crediamp che il rinvio dei versamenti al 16 aprile sia insufficiente, in quanto è purtroppo facile prevedere che a quella data saremo ancora in grave stato di necessità. L’indennità di 600 euro, importo tutto sommato “irrisorio” se considerato il contesto, sembra prevista solo per i lavoratori autonomi e professionisti. E le nostre ditte che in questo periodo hanno dovuto chiudere per il bene collettivo, come pettinatrici ed estetiste? E poi ancora: perché il credito d'imposta sugli affitti è solo per i negozi di “categoria C1” e non anche per le botteghe e i laboratori degli artigiani? Ancora una volta il nostro comparto sembra “dimenticato”. Anche sui tributi locali non sono state date indicazioni: auspichiamo invece un “indirizzo” anche in questo senso. Infine: sembra che siano state sospese le verifiche fiscali, per poi estendere di due anni i termini di accertamento. Ci sembra poco rispettoso dei tanti imprenditori che in questo momento stanno facendo un grande sforzo per il bene collettivo». Confermiamo il nostro massimo impegno in sede di conversione attuativa attivando un dialogo con tutte le forze politiche per implementare misure “ad hoc” per micro, piccole e medie imprese, ad oggi poco considerate. Nel prossimo decreto, previsto per aprile, ci aspettiamo più attenzione e misure specifiche: in questo senso ci affidiamo a Giorgio Felici, presidente regionale, e Domenico Massimino, vicepresidente nazionale, per il loro importante ruolo di rappresentanza attraverso il quale, in questi giorni, stanno significando con determinazione, ai rispettivi livelli di competenza, le ragioni del settore. All’impulso dell’economia reale e più attenzione all’aspetto fiscale, peraltro da sempre uno dei “nodi” che attanagliano il nostro comparto. Meno tasse, più semplificazione e misure che facciano ripartire il tessuto produttivo e il lavoro dell’artigianato e delle PMI. Interventi che, con coraggio e speranza, guardino al futuro. Ecco quello di cui il Paese ha bisogno.

Luca Crosetto – Presidente Confartigianato Cuneo

«Se le vittime d’amianto preoccupano meno del virus»

Egregio Direttore,

noi operai e lavoratori ci siamo sempre battuti per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e siamo sempre stati favorevoli ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute e collettiva e individuale. Ma come mai sul Coronavirus che ha prodotto al momento alcune migliaia di morti in Cina, qualche ammalato in Europa, qualche decina di morti e poche centinaia di ammalati in Italia con il blocco di intere zone, si mobilitano la Sanità mondiale i governi e le istituzioni e per i morti sul lavoro per i cancerogeni come l’amianto no (950 nel 2019 in Italia)? Eppure ogni anno sono piu di 100mila i morti di amianto nel mondo, 15mila in Europa, piu di 4mila in Italia tutti morti per il profitto. Forse perchè l’epidemia del virus mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale e i morti di lavoro e di malattie professionali no?

Armando Vanotto - Savigliano

«Al piano Magni non esistono alternative praticabili»

Egregio Direttore,

scrivo per esprimere la mia opinione in merito ad alcune affermazioni che ho letto nei vostri due articoli del 26 febbraio scorso sull’idea di costituire a Savigliano una ”casa della salute” ovvero un unico studio dei medici di medicina generale che offra in più rispetto ad oggi l’apertura per le 12 ore diurne (forse anche il sabato) e la disponibilità di alcune diagnostiche di base (nessuno ha ancora specificato quali). Riconosciuto senza difficoltà che tale progetto è certamente utile ed effettivamente può comportare un qualche alleggerimento del lavoro dei servizi del nostro ospedale, in primis il DEA, mi sembra però veramente stravagante l’idea che tale realizzazione possa costituire addirittura il nostro “piano B” col quale far fronte alla malaugurata ipotesi in cui il profondo restauro del nostro ospedale, meglio conosciuto come “Piano direttorio Magni”, non sia realizzato. A mio avviso a questo piano non vi sono alternative. O lo si realizza o il nostro nosocomio è destinato ad un progressivo decadimento strutturale e del livello qualitativo dei servizi svolti, nonché ad un abbandono da parte del pubblico che disponga dei mezzi sufficienti per spostarsi verso ospedali più moderni ed attrezzati. La DGR 600 del 2014, integrata dalla 924 del 2015, che tuttora costituisce il progetto a cui la Regione deve attenersi nella gestione della rete degli ospedali piemontesi, prevede che a Savigliano esista un ospedale con le caratteristiche attuali, sufficiente ad esaudire i bisogni acuti di salute della popolazione afferente nella maggior parte delle situazioni. Si tratta di una grande fortuna per i saviglianesi che lo hanno in casa, ma anche per i più lontani abitanti di Saluzzo, di Fossano e Carmagnola. Una fortuna da difendere con i denti, cosa a cui tutti siamo chiamati: Politici (in primis quelli di destra, visto che la regione è in mano alla loro parte, così attivi a fare propaganda permanente su ogni altro argomento), Amministrazioni locali, associazioni di difesa dell’ospedale (anche quella di Saluzzo, perché la sede ospedaliera di Savigliano è indispensabile anche per i saluzzesi), semplici cittadini. Si tratta di fare azione di lobbying, null’altro, visto che il potere per questa materia è esclusiva competenza della Regione. Ma un’azione forte, che costringa la stessa a mantenere efficiente un bene che la legge suddetta prevede debba esistere ed essere al meglio. Questo per sgomberare il campo da fraintendimenti che possano favorire una certa rassegnazione sul destino del nostro ospedale, cosa che sarebbe semplicemente disastrosa per gli interessi nostri e dei nostri figli. La ringrazio per l’attenzione.

Marco Cesari, segretario circolo PD di Savigliano, Marene e Monasterolo

«Più diritti alle donne, sindacato al loro fianco»

Riceviamo e pubblichiamo

Viene chiamata “Festa della donna”, un termine che sottolinea più un appuntamento commerciale ma che sminuisce la vera portata di questo appuntamento annuale che si svolge da inizio ‘900, volto a ricordare il drammatico evento dal quale è nato (l’incendio di una fabbrica di New York in cui morirono 146 persone di cui 123 donne). Altrettanto considerevole è il suo valore simbolico con il quale si intende evidenziare l’importanza della donna che, a distanza di oltre cento anni dalla sciagura menzionata, non ha ancora acquisito tutti i diritti che le competono. In questa giornata è importante evidenziare che la contrattazione di genere è lo strumento migliore per rafforzare e rendere più incisiva la lotta per i diritti delle donne, allo stesso tempo è necessario condannare, senza se e senza ma, quella barbarie che rappresenta una certa sottocultura in base alla quale la donna deve avere meno diritti dell’uomo. Nessuna tolleranza per chi le sfrutta il fenomeno infame della tratta delle donne deve essere sradicato colpendo duramente chi controlla il traffico di tante povere ragazze costrette a prostituirsi dai loro aguzzini. Alla Cisl cuneese è presente, come in ogni territorio dove si trova la federazione, il coordinamento donne che promuove politiche di pari opportunità attraverso la contrattazione sociale e territoriale nell’ambito del lavoro, la tutela della maternità, i congedi parentali, gli orari di cura, conciliazione lavoro e famiglia. Il coordinamento punta da sempre a prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione da quelle fisiche a quelle etniche in particolare combatte la violenza di genere nella società e nel lavoro. Per far tutto ciò abbiamo bisogno di una partecipazione femminile sempre maggiore alla vita sindacale, sociale e politica.

Enrico Solavagione, segretario Cisl Cuneo Tiziana Mascarello, componente segreteria Cisl Cuneo

«Si blocchi la revisione alla legge sull’azzardo»

Riceviamo e pubblichiamo

La proposta del consigliere regionale della Lega, Claudio Leone, di modificare la legge approvata dalla Giunta Chiamparino nel 2016, che poneva un limite al numero di "slot machine" nei bar e nelle tabaccherie, vietando le “macchinette” nelle sale giochi e negli esercizi pubblici situati a meno di 500 metri da scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, oratori, istituti di credito e stazioni ferroviarie, ha suscitato molta perplessità. A questo proposito le Acli provinciali di Cuneo si schierano decisamente a fianco degli studenti delle 80 scuole in tutto il Piemonte, che sostenuti da Libera, hanno esposto, davanti ai loro istituti, degli striscioni con la scritta: “Regione, a che gioco stai giocando?”. Modificare la legge contro la ludopatia e il gioco d'azzardo, votata dalla precedente amministrazione, togliendo l'effetto retroattivo, per cui gli esercizi pubblici e le sale giochi che alla data al 19 maggio 2016 già ospitavano slot e Vlt non devono essere soggetti al rispetto delle distanze minime “dai luoghi sensibili”, potrebbe avrebbe conseguenze molto gravi. Se passasse questa modifica verrebbe meno un importante strumento di contrasto al gioco d’azzardo patologico, all’impoverimento di persone e famiglie e anche al riciclaggio delle mafie che operano nel settore.Regolamentare il gioco d’azzardo legale vuol dire difendere le fasce più deboli della popolazione, contro la ludopatia, non lasciare solo chi combatte ogni giorno con questa dipendenza e le famiglie che da essa vengono distrutte o ridotte sul lastrico. I risultati raggiunti nei primi due anni di applicazione della legge sono positivi, pertanto occorre continuare sulla stessa linea e opporsi civilmente a chi vuole modificarla. Le Acli provinciali di Cuneo fanno appello in particolare ai consiglieri regionali del Piemonte affinché impediscano tale modifica, e si affiancano alle associazioni e ai gruppi che operano in questo senso, a tutela della salute e del benessere di tutti ci cittadini piemontesi.

Elio Lingua, presidente Acli Cuneo

«Diciotto milioni di euro per le strade della Granda»

Riceviamo e pubblichiamo

Il governo ha ripartito in tempi rapidi le risorse stanziate dalla legge di bilancio per le strade provinciali: un totale di 995 milioni di euro in 5 anni, di cui ben 18 arrivano in provincia di Cuneo. Un’ottima risposta alle richieste che il territorio ha fatto in questi mesi, e che vede anche un giusto riequilibrio fra le province del Piemonte in termini di finanziamenti ricevuti. Per Cuneo arriveranno subito 1 milione di euro, 2 milioni nel 2021 e quasi 5 milioni ogni anno fino al 2024. Ora tocca alla provincia presentare programmi di intervento che dovranno recare concreti benefici in termini di sicurezza, di riduzione del rischio e di qualità della circolazione ai cittadini. Si tratta di un’occasione importante per la manutenzione di ponti, viadotti, segnaletica e per rimettere a nuovo tante strade ormai in condizioni pericolose. Grazie al Ministro De Micheli che ha voluto questi finanziamenti e li ha messi velocemente a disposizione delle province, ora questi soldi vanno spesi presto e bene.

Chiara Gribaudo - deputata Pd

«Nessuna speculazione sulla vendita di via Solferino»

Egregio Direttore,

scrivo questa lettera per cercare di spiegare a tutti i miei concittadini perché questa amministrazione ha scelto di procedere con l’alienazione dell’immobile di via Solferino. E vorrei ripartire proprio citando una lettera dai contenuti discutibili pubblicata sul passato numero di questo giornale. La “fabbrica di idee” non è un esercizio guidato da chissà quale strano interesse, ma una necessità per mantenere efficiente un patrimonio edilizio che invecchia. Il Comune di Cavallermaggiore ha un territorio vasto in relazione al numero di abitanti, composto di numerose strade e strutture, molte delle quali (si pensi a quelle dei nuclei frazionali) in pessime condizioni o addirittura in stato di abbandono. La parola d’ordine di questi ultimi anni è stata ‘manutenzione’, e spero si sia colto dai lavori sviluppati sulle scuole. Purtroppo, la difficile situazione economica degli enti locali costringe ad una razionalizzazione del patrimonio. Riteniamo sia meglio disporre di un minor numero di strutture, ma efficienti e dai costi sostenibili, piuttosto che di molte strutture sulle quali sia diventato impossibile svolgere le necessarie attività di manutenzione. Questo non significa voler bloccare l’attività delle associazioni, che svolgono un lavoro encomiabile per la comunità, ma sviluppare insieme un percorso di condivisione degli spazi pubblici, dal quale potrebbero anche emergere delle opportunità oggi difficili da vedere. Negli anni a venire ritengo sia impossibile immaginare che ogni associazione avrà la sua sede, ma sarà necessario condividere spazi e locali. La ringrazio per lo spazio riservato.

Federico Bertola - assessore Cavallermaggiore

«Ogni ora il cemento mangia tre piazze Santa Rosa»

Egregio direttore,

rubiamo ancora un po’ di spazio al giornale per far sapere che la nostra richiesta di presentare, alla discussione del Consiglio comunale, la mozione che impegni il Comune a porre in atto azioni e iniziative a sostegno della proposta di legge scritta dal Forum Salviamo il Paesaggio e da Pro Natura, contenente norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati, è stata accolta. Infatti il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Antonello Portera l’ha fatta propria e la sua discussione avverrà giovedì 27 febbraio. Ringraziando l’avvocato Portera, ricordiamo che si tratta dell’unica proposta di legge che si propone di arrestare il consumo di suolo e, contemporaneamente, orientare al riuso dei suoli urbanizzati, tutelando il nostro fragile ecosistema e indirizzando il rilancio del comparto edile, e che abbiamo inoltre richiesto di assumere tale proposta come quadro di riferimento per le scelte della politica urbanistica e della gestione del territorio comunale. Per rendersi conto dell’urgenza dell’approvazione di tale legge, riteniamo che sia sufficiente fare un giro nella periferia della nostra città per constatare la continua apertura di nuovi cantieri o in città per verificare il numero di appartamenti in vendita o non utilizzati. I tre esempi più significativi sono sicuramente l’area della “Vernetta 2”, a destra della seconda rotonda sulla strada per Saluzzo, dieci ettari di fertile suolo agricolo, l’equivalente per soddisfare i bisogni annuali di 5 uomini, o l’intera area compresa tra la zona fieristica e la circonvallazione per Marene, altri dieci ettari circa, anch’essa urbanizzabile o, ancora, se preferite vedere capannoni in costruzione da almeno dieci anni e non utilizzati, nella zona della Saint Gobain. Che non si tratti di una preoccupazione di pochi ambientalisti o di nostalgici di un passato ormai andato lo dimostra l’intervento della Corte dei Conti, uno degli organi previsti dalla Costituzione tra i cui compiti vi è la tutela dell’interesse pubblico, che ha espresso un forte invito a Stato e Governo affinché producano “norme e azioni di radicale contenimento del consumo di suolo”. Forse rende ancora più chiara la nostra miopia, il non voler prendere atto che stiamo consumando il suolo agricolo a un ritmo folle: 15 ettari (150.000 mq) al giorno, ovvero l’equivalente, grosso modo, di tre piazze Santarosa ogni ora (rapporto Ispra-Snpa sul “Consumo di Suolo in Italia 2018”). Dati che dovrebbero creare un allarme pari a quello che negli ultimi mesi si sta diffondendo per i cambiamenti climatici, entrambi segni evidenti della necessità, ormai non più rimandabile, di cambiare i nostri stili di vita personali e collettivi. Avremmo volentieri richiesto a tutti coloro che credono all’urgenza del voltare pagina di assistere alla discussione che avverrà nell’aula del Consiglio comunale, però il consiglio si terrà a porte chiuse, per via dell’emergenza sanitaria, e quindi non ci sarà modo di parteciparvi. Ma poiché in tale occasione si capirà quale futuro hanno in mente per la nostra città i nostri rappresentanti e i nostri amministratori, non ci resta che tenervi informati, cosa che ci ripromettiamo di fare puntualmente. Ringraziando per l’attenzione e lo spazio concesso

I firmatari della richiesta di mozione

«Le Acli sostengono da sempre l’acqua pubblica»

Riceviamo e pubblichiamo

Le Acli provinciali di Cuneo, nell’ambito della discussione riguardo alla proposta di costituire due ambiti gestionali dell’acqua, in provincia di Cuneo, si schierano apertamente a favore della gestione pubblica della risorsa. Alcuni Comuni, da mesi, contrariamente a quanto espresso dal voto referendario del 2011, stanno parlando di proporre due ambiti distinti, di cui uno gestito da società pubbliche e uno affidato a privati. Il tutto derivato dalla difficoltà di far coincidere interessi e bisogni contrastanti tra aree geografiche e situazioni socio-economiche diverse. Le Acli provinciali richiamano che i principi ai quali ci si deve attenere nella delimitazione degli “Ambiti ottimali”, per i quali è sancita l’unicità di gestione dell’acqua, prevedono che non siano inferiori al territorio provinciale. Questi principi sono stati chiaramente richiamati e confermati dalla sentenza della Corte Costituzionale (173/2017), con la quale è stata rigettata una simile legge della Regione Liguria, per istituire più ambiti nella provincia di Savona. La divisione in due “parti” della provincia di Cuneo, implicherebbe un pesante dispendio di energie e fondi pubblici regionali e locali, con rilevanti somme, che andrebbero a pesare su tutti i cittadini cuneesi. Il referendum del 2011, attraverso voti democraticamente espressi, ha portato a riconoscere la gestione pubblica come la forma più adatta a garantire la fruizione universale e la preservazione alle generazioni future del servizio idrico integrato nella provincia di Cuneo. Nel rispetto di quella volontà democraticamente espressa dai cittadini cuneesi, si chiede che venga mantenuta la gestione pubblica dell’acqua e che non si protragga ulteriormente una discussione che potrebbe rallentare i processi gestionali in corso e mettere a repentaglio impianti e reti che forniscono un bene fondamentale per la vita e l'economia provinciale.

Elio Lingua - presidente Acli Cuneo

«Spandimento liquami, una deroga illegittima»

Riceviamo e pubblichiamo

Ogni anno la stagione fredda, in Pianura Padana, ripropone il “tormentone” dei liquami zootecnici: milioni di tonnellate prodotte dagli allevamenti intensivi, soprattutto di bovini e suini, in attesa del momento adatto per essere distribuite sui campi. In inverno la terra agricola non è in condizioni di riceverle, perché satura d’acqua o ghiacciata, le vegetazioni sono in fase di riposo, e quindi non possono assimilarne i nutrienti, ma le cisterne di stoccaggio traboccano dei liquidi drenati da stalle e porcilaie. Questo inverno la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la circolare alle regioni con cui il Ministero delle Politiche Agricole, in dicembre, per venire incontro agli allevatori, ha autorizzato l’impiego di liquami anche nei mesi di dicembre e gennaio, mesi in cui - per rispettare la direttiva europea - vige il divieto di spandimento. Con il risultato di produrre immensi sciacquoni, che hanno formato colature schiumose nei corsi d’acqua della ‘bassa’ padana ed in particolare nelle province della Lombardia, la regione più solerte nell’attuazione della circolare. Tra gli effetti immediati, oltre alle proteste di residenti e comitati, anche un repentino aumento dei valori atmosferici del PM10 nei giorni centrali di gennaio, uno dei periodi di aria più inquinata del decennio. Questa circolare, che Legambiente aveva invano chiesto di ritirare, è al centro della denuncia fatta agli uffici della Commissione Europea, contestandone la violazione di ben quattro direttive, in materia di acque, aria, rifiuti e inquinamento da nitrati. Gli spandimenti selvaggi che abbiamo descritto nella denuncia alla UE non possono in nessun caso essere spacciati per pratiche agricole: si è trattato di attività di smaltimento di rifiuti pericolosi su vasta scala, avvenuta con il benevolo assenso del ministero, ma con effetti deleteri per la salute e per gli ambienti acquatici. Non siamo più disposti a tollerare pratiche nocive da parte di una zootecnia che, in Pianura Padana, ha passato il limite. Invece di autorizzare sversamenti di liquami, il ministero dovrebbe predisporre con le regioni un programma nazionale di riduzione dell’intensità di allevamento in Pianura Padana, trasferendo le risorse comunitarie a beneficio della zootecnia sostenibile e delle aree interne. Nella prossima programmazione dei fondi europei per l’agricoltura, se davvero si vorranno perseguire le sfide climatiche ambientali della riforma PAC, occorrerà un deciso taglio ai sussidi dannosi destinati agli allevamenti intensivi. Legambiente ricorda che nelle 4 regioni della pianura Padano-Veneta si concentra oltre l'85% di tutti i suini allevati in Italia, e oltre i 2/3 di tutti i bovini nazionali. Una densità di animali allevati che ha pochi eguali in Europa e che rappresenta, in termini di massa biologica, l’equivalente in peso di 50 milioni di esseri umani, come dire oltre il doppio della popolazione residente.

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

«Sensibilità e umanità nel reparto di Rianimazione»

Egregio direttore,

si fa tanto parlare di mala sanità; noi invece abbiamo avuto un esempio di eccellenza. Pur nel dolore della perdita, ci solleva il fatto di avere affidato il nostro carissimo marito e papà a persone competenti, delicate, esaustive nei chiarimenti, disponibili all'ascolto e ricche di sensibilità. Desideriamo quindi ringraziare di cuore tutto il personale del reparto di rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Savigliano.

La moglie e i figli di Agostino Fissore - Marene

«Perchè tanta fretta di vendere in via Solferino?»

Egregio direttore,

si ripete da tempo la disputa sulla localizzazione della sede dell’associazione nazionale alpini; i nostri Amministratori sembrano una “fabbrica delle idee”, hanno già individuato più locazioni, e non ultima, quella dei locali della stazione ferroviaria (inadatti a tutti gli effetti per la loro composizione). La domanda più ricorrente è: perché c’è tanta necessità di vendere l’immobile di Via Solferino da parte del Comune? A seguire ci si chiede chi è tanto interessato a quell’immobile e perché? Le voci circolanti su queste domande lasciano pensieri poco seri e di dubbia onestà. Io mi chiedo: con tutte le case in vendita, o vuote, in Cavallermaggiore (vedi via Goito, via Roma, viale Vittorio Veneto) perché c'è tanto interesse sull’immobile di via Solferino? Lì ci sono le sedi di due associazioni di volontariato (associazioni Alpini e Centro Incontri) che fanno attività d’incontro tra persone in cerca di socializzazione e scambio di chiacchiere distensive e rilassanti. Il Comune in questi ultimi anni ha già alienato terreni agricoli di sua proprietà, oggi si parla di un edificio, disperdendo in questo modo il patrimonio comunale (e dei cittadini) necessario per ottenere, in caso di necessità, finanziamenti o mutui da parte delle istituzioni preposte.

Lino Capello - Cavallermaggiore

«Quanta ipocrisia sulla triste vicenda delle foibe»

Egregio direttore,

in questi giorni in numerosi Comuni del cuneese si è doverosamente commemorato i Martiri delle Foibe e l’esodo forzato degli Italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia: odio politico e di classe sociale e pulizia etnica da parte dei comunisti jugoslavi del maresciallo Tito. In questi stessi giorni, ad oltre 75 anni dalla fine del fascismo, ci sono Comuni in cui si chiede con patetica negazione della storia, di revocare la cittadinanza onoraria conferita a suo tempo a Benito Mussolini per i meriti acquisiti in favore dei loro territori. C’è oggi una grande ipocrisia in cattedra. Nessun antifascista reclama la revoca del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferito al maresciallo Tito, presidente della Repubblica Socialista di Jugoslavia, il 2 ottobre 1969 dall’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Quando ancora gli Italiani avevano una coscienza nazionale imputavano l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe come l’impiccatore dei nostri compatrioti, oggi manteniamo l’onorificenza a Tito “infoibatore” degli Italiani.

Paolo Chiarenza, Maurizio Occelli, e altre firme

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