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Al direttore

«Soluzioni alternative all’hotel per migranti positivi»

Riceviamo e pubblichiamo La fuga di notizie sull’arrivo in una struttura ricettiva di Prato Nevoso, previsto per il primo settembre, di un numero imprecisato di migranti asintomatici, ma risultati positivi al Covid-19, sta suscitando reazioni piuttosto preoccupate e un dibattito che ha assunto aspetti polemici. Purtroppo si tratta di un argomento che sfocia subito in virulenta battaglia politica, con contrapposte accuse di razzismo xenofobo e di autolesionismo anti-italiano, cosicché l’oggetto del contendere diventa un pretesto per uno scontro costante, perdendo presto di vista la realtà dei singoli problemi, originati da ragioni ben motivate e che potrebbero trovare soluzioni basate sul buon senso, oltre che sullo spirito di umanità. Confindustria Cuneo ha preso posizione, nel massimo rispetto del ruolo decisionale delle istituzioni in questa vicenda, segnalando come Prato Nevoso davvero non sia una mèta ottimale per l’accoglienza di questi migranti. I vertici dell’associazione datoriale sottolineano, dunque, quanto sia importante che tutta la società sia consapevole che occorre prendersi carico del problema dei Covid positivi asintomatici presenti in provincia di Cuneo, senza chiudere gli occhi e sperare che non tocchi il proprio paese o la propria città. Tuttavia Confindustria Cuneo, rimarca l’importanza di valutare non solo l’aspetto sanitario e di sicurezza nella scelta di una location adatta, ma anche l’impatto economico. La scelta di Prato Nevoso ricade su una delle località turistiche che più ha visto investimenti pubblici e privati sul turismo invernale. Con una provincia così estesa, auspichiamo che si trovi una soluzione che non metta a rischio una delle poche fonti di reddito della nostra montagna. Le stazioni sciistiche del cuneese stanno profondendo grandi sforzi economici e sostenendo forti investimenti per promuovere il turismo invernale, con il supporto di Regione, Provincia e Atl. Come possiamo pensare di vanificare tutto connotando una località sciistica di punta come Prato Nevoso come potenzialmente pericolosa? Abbiamo fiducia nei nostri amministratori e in chi bada alla nostra sicurezza sanitaria e sociale, ma una località penalizzata a livello di immagine ne risentirà a livello di concorrenzialità. L’opinione pubblica tante volte agisce “di pancia”, irrazionalmente, e quando sceglie una mèta turistica non vuole avere paura.

Roberto Gosso, Cuneo Neve (Confindustria Cuneo)

«Tagliamo sprechi e inefficienze della politica»

Riceviamo e pubblichiamo

Il taglio dei parlamentari viene sbandierato da molti come un grande successo di moralizzazione e di efficienza da parte della casta politica, quella che si è sempre più imposta dopo il crollo della Prima Repubblica (che era predominata dai partiti), tanto per intenderci. Questa riforma potrebbe avere senso innovativo se manifestasse la volontà di condurre poi ad un sistema presidenziale (un potere unitario e decisionale come hanno altri Stati moderni), e alla modifica della rappresentatività e delle competenze del Senato (attualmente doppione della Camera), mediante l’inserimento del mondo del lavoro, della produzione e delle arti. Gli italiani sono coscienti che il sistema democratico ha dei costi, ma quello che non accettano sono gli sprechi e le inefficienze spropositate, le incompetenze e l’insussistenza di parlamentari senza arte né parte, che se anche diminuiscono non mutano le cose. Guardando ai politici cuneesi la ministra dei 5 Stelle Fabiana Dadone non intende la necessità di un cambiamento sostanziale e arriva ad affermare pubblicamente: “Con un Senato espressione delle Regioni o delle autonomie resterebbe solo la Camera bassa a svolgere la funzione di rappresentare i cittadini” e completa il suo pensiero di ministro della Pubblica Amministrazione: “Le due Camere, meno pletoriche, lavoreranno meglio. I parlamentari saranno necessariamente frutto di una maggiore selezione, più riconoscibili dagli elettori”. Noi replichiamo che al Senato devono andare i rappresentanti delle categorie, dei cosiddetti corpi intermedi, del volontariato. I cittadini vogliono scegliere direttamente i loro rappresentanti mediante il democratico voto di preferenza. Sia chiaro, andare a votare per il referendum va bene, ma non basta. Non ci prendano in giro buttandoci del fumo negli occhi!

Paolo Chiarenza, Guido Giordana, Luca Ferracciolo, Denis Scotti, Maurizio Occelli

«Teniamo alta la guardia, il virus è solo dietro l’angolo»

Gentile direttore,

purtroppo, senza aver fatto nulla di anomalo (pensando a ritroso), sono risultato positivo al virus. Prontamente ricoverato e, per fortuna, in netto miglioramento. Sto conoscendo una realtà mai immaginata, tutto il personale medico e infermieristico, nessuno escluso, di una professionalità e umanità impensabile. Otto ore bardati come in uno scafandro, impossibile da credere se non lo vedi con i tuoi occhi. Sempre una parola in più che moralmente non ha prezzo. Non conosco il loro stipendio, ma certamente non commisurato a questa situazione lavorativa. Invito con fermezza e in fretta, i sindaci e gli amministratori della mia provincia a vestirsi come loro, solo un’ora del loro tempo, e toccare con mano questa terribile realtà. Quello che le tv ci propinano, e percepito con poca attenzione, è l’invito a insistere - specialmente con i giovani - a usare in modo continuo tutte le protezioni perché dietro l’angolo potrebbe esserci un vero incubo. Mi pareva doveroso questo mio sfogo. Se riuscirò a far meditare qualcuno, avrò raggiunto il mio scopo.

Mario Barello - Savigliano

«Da Gerico, un grazie a tutti i benefattori»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata ai benefattori del gruppo Missione e Sviluppo di Savigliano

Gentilissimi e carissimi amici e benefattori del Gruppo Missione e Sviluppo Onlus - Savigliano, auguriamo a tutti ogni pace e bene dalla parrocchia del Buon Pastore a Jerico. A nome mio personale, come parroco, assieme a tutti i nostri parrocchiani, vi salutiamo e vi ringraziamo per la vostra vicinanza, specialmente in questo delicato tempo della pandemia e vi assicuriamo che, con il vostro sostegno ci avete aiutato a superare tantissime difficoltà. E per quanto riguarda il vostro bonifico da (4.760 euro), l’abbiamo ricevuto e vi ringraziamo per la vostra generosa offerta. Carissimi tutti del Gruppo Missione e Sviluppo non devo ripetere quanto vi stimo per ciò che siete (interiormente ed esteriormente) e per ciò che fate (ai vicini e ai lontani) perchè conoscere il volto di Dio nei fratelli, condividere un tratto di strada insieme, è la cosa più bella che poteva capitarci, e Dio che vede in segreto vi ricompensa. E noi come piccolo gregge a Jerico, non abbiamo altro che pregare nella santa Messa per le vostre intenzioni, per le vostre famiglie, parenti, amici e collaboratori affinchè il sommo Bene vi dia tutte le Grazie necessarie per il bene delle vostre anime e per la vostra salvezza, e vi illumina dalla sua Luce Divina e vi copre dalla sua Ombra per proteggervi da ogni male.

Fr. Mario Hadchity, parroco Buon Pastore - Gerico

«Il sindacato disconosce l’accordo sul contratto»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Cda della cooperativa “Solidarietà Quattro” in riferimento agli scioperi proclamati nei giorni scorsi a Caramagna

Il sindacato Uilm di Cuneo, unitamente alle Rsa della Cooperativa sociale Solidarietà Quattro hanno proclamato uno sciopero sull’unità produttiva presso la Zinca, il 17 luglio e poi di nuovo per il 24 luglio. Da novembre 2019, assistita dalla Confcooperative Piemonte Nord, Solidarietà Quattro ha tenuto intense relazioni industriali con il sindacato Uilm per dipanare la vertenza promossa da tale Organizzazione, che rivendica un diverso e superiore inquadramento contrattuale e incremento retributivo non coerente con l’effettiva mansione svolta dai lavoratori rappresentati. La trattativa si è conclusa a gennaio con un accordo sindacale, che prevedeva l’anticipo a gennaio della seconda tranche di aumento contrattuale, Ccnl Cooperative Sociali, prevista ad aprile. Solidarietà 4 è una cooperativa sociale che correttamente applica il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Cooperative Sociali sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative (Cgil, Cisl e Uil) attribuendo ai propri soci lavoratori l’inquadramento contrattuale e relativa retribuzione in base alle mansioni svolte, distribuendo a chiusura bilancio ulteriori importi tramite ristorni in base agli utili d’esercizio, pienamente in linea con gli scopi mutualistici da sempre perseguiti. Anche nel bilancio 2019 sono stati distribuiti ristorni ai soci, in pagamento nelle prossime settimane. Sottolineiamo inoltre, che nel periodo di chiusura delle attività per COVID-19, Sol 4 ha attivato la Cassa Integrazione, anticipando ai soci le retribuzioni, regolarmente, alle scadenze mensili previste. Nel mese di giugno, la Uilm in un confronto sindacale ha voluto riaprire la trattativa, disconoscendo nuovamente il Ccnl Cooperative sociali, applicato dalla Cooperativa sociale. Le richieste pervenute non sono pertanto ricevibili così come rappresentate, ma la Solidarietà 4 non si è negata e non si negherà a un confronto per trovare soluzioni sostenibili, in ultima proposta ha messo sul lavoro di confronto, l’anticipo del terzo aumento contrattuale, previsto al 1° settembre. Ci auguriamo che il sindacato e le Rsa siano disposte a riprendere le trattative per poter risolvere al meglio la controversia.

Il Consiglio di Amministrazione

«Lascio la terra di Granda con molta nostalgia»

Gentile direttore,

nei prossimi giorni lascerò il servizio attivo nell’Amministrazione Civile dell’Interno e di conseguenza la carica di Rappresentante del Governo di questa Provincia. È trascorso molto tempo dall’inizio della mia carriera professionale e sono felice di aver impiegato gli ultimi sette anni come Prefetto di Cuneo. Va detto, tuttavia, che senza la preziosa collaborazione e l’intesa perfetta che si è stabilita con i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, del mondo imprenditoriale, del lavoro, delle associazioni di categoria e del volontariato ben poco avrei potuto realizzare. Nel corso di questi anni abbiamo affrontato svariate criticità, l’arrivo dei richiedenti asilo, le diverse emergenze di Protezione Civile, ma la stagione più dura, quella che ci ha colti increduli e fragili è stata quella del COVID 19, ci siamo trovati a gestire una minaccia invisibile e distruttiva, ma grazie all’impegno delle istituzioni ed alla sinergia creatasi con tutti si è riusciti a far fronte anche a questa emergenza. Fortunatamente non sono emerse solo problematiche, ho anche avuto il privilegio di veder crescere lo sviluppo economico di questa Provincia, che rappresenta un esempio da seguire ed una locomotiva trainante per l’Italia; non posso non ricordare l’evoluzione del settore turistico che ha visto, tra l’altro, l’espandersi delle stazioni sciistiche, immerse in paesaggi incontaminati che hanno saputo attirare migliaia di sciatori, ma soprattutto come non sentirsi entusiasti ed orgogliosi del prestigioso riconoscimento dei “Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte, Langhe-Roero e Monferrato” quali patrimonio dell’Unesco. Tutte queste circostanze mi hanno permesso di conoscere una realtà meravigliosa e mi hanno fatto amare questo territorio reso ancora più speciale dalla sua popolazione caratterizzata da sobria cordialità che si contraddistingue per l’operosità e la virtuosa tenacia che, grazie alla forza di volontà non si è mai data per vinta. È stato per me un privilegio collaborare con le autorità parlamentari, civili, militari e religiose, i sindaci, e poter contare sull’assidua presenza delle forze dell’ordine senza il cui apporto nulla avrei potuto fare, un grazie anche agli organi di stampa, agli esponenti della cultura, dell’arte e del mondo dello sport per la disponibilità che mi è sempre stata dimostrata. Il distacco dal territorio della Granda è doloroso, ma sono certo che il forte legame venutosi a creare con questo meraviglioso angolo d’Italia non potrà mai essere un addio ma un “arrivederci”.

Giovanni Russo - Prefetto di Cuneo

«Grazie ai carabinieri per la grande umanità»

Egregio direttore,

mi chiamo Katina Kostadinova, sono bulgara e abito in Francia. A fine luglio mio marito Biser di rientro dalla Bulgaria, alle prime luci dell’alba di lunedì 27 luglio, arrivato a Levaldigi di Savigliano, vicino all’aeroporto, ha avuto un incidente gravissimo con un altro mezzo dove perdeva la vita. Da quel momento il vuoto. Non avendo più contatti e non sapendo cosa potesse essere accaduto, la mia preoccupazione aumentava di ora in ora. Con il passare del tempo e non avendo notizie di mio marito decidevo di chiamare il numero di emergenza del Consolato bulgaro in Italia. Una chiamata che non avrei mai voluto fare. Da quella maledetta chiamata ho potuto apprendere del decesso di mio marito per un incidente stradale, avvenuto in Piemonte a Savigliano in provincia di Cuneo. Non volevo credere a queste parole, sembrava impossibile, non volevo accettare questa cosa. Distrutta e ancora con un filo di speranza chiamavo una mia cugina che abita in Italia. Dopo averle spiegato cosa era accaduto le chiedevo di poter effettuare tutte le verifiche. Riuscendo a mettersi in contatto con i Carabinieri di Savigliano aveva conferma della tragica notizia. Ho voluto scrivere questa lettera perché voglio ringraziare pubblicamente e con tutto il mio cuore i Carabinieri di Savigliano, il Brigadiere L’Abbate che è stato il contatto in Italia per tutte le mie comunicazioni e si è sempre reso disponibile in tutto, come gli appuntati Santone, Bertola e Carena che hanno eseguito i rilievi dell’incidente e sono state le prime persone ad intervenire e a effettuare tutte le ricerche per risalire ai familiari. Giovedì 30 luglio insieme a mio figlio Kaloyan, ci portavamo a Savigliano per eseguire gli atti di rito. In quella drammatica giornata, ho potuto conoscere questi carabinieri di persona. Persone splendide, dove oltre il loro lavoro e l’uniforme che indossano hanno avuto un grande senso di rispetto e umanità. Voglio anche ringraziare, Boriana, che per tutta la giornata è stata presente insieme a noi e oltre a svolgere il lavoro di interprete ha avuto un forte senso di comprensione per quanto accaduto. Non basta una lettera per ringraziare tutti, ma desidero che queste mie parole siano rese pubbliche per far capire il valore di queste persone. Grazie ai Carabinieri e per il loro interessamento, indispensabile per la soluzione del nostro problema.

Katina e Kaloyan Kostadinova, Francia

«Furbetti del bonus Inps, un’altra bruttissima pagina»

Riceviamo e pubblichiamo

Evidentemente in politica c’è chi presta attenzione alle partite Iva solo quando si tratta della propria. La vicenda dei ‘furbetti’ del bonus Inps, a Roma come a Palazzo Lascaris, è un ulteriore capitolo della sciatteria della classe politica nostrana, che addolora ancora di più visto che avviene dopo mesi di emergenza che hanno duramente colpito le nostre famiglie e messo in ginocchio artigiani, commercianti e micro e piccole imprese. Che si tratti di disattenzione o di mala fede poco importa: se nella Prima Repubblica ogni furberia veniva giustificata in nome del partito, ora pare di essere piombati in una Repubblica degli sfigati. Sfigati di ogni colore politico, così parrebbe, visto che tra i “furbetti” troviamo chi pretende di difendere le ragioni del Nord e i ceti produttivi, chi ha costruito le proprie fortune sull’antipolitica, e perfino un esponente di quel partito dalle cui fila poco tempo fa qualcuno invocava ferrei controlli sugli imprenditori per il rispetto delle norme anti-Covid, perché si sa che gli imprenditori sono sempre dei potenziali ‘furbetti’. E amareggia ancora di più il fatto che ci sia voluta questa indecorosa vicenda a certificare le inadeguatezze del bonus partorito dal Governo Conte e mal gestito dall’Inps. Forse è proprio nei vertici di questa illuminata classe dirigente che bisogna cercare i veri ‘furbetti’.

Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte

«La nostra solidarietà alla consigliera Gorgo»

Riceviamo e pubblichiamo

Il Circolo PD “Marinetti-Longagnani” esprime solidarietà alla Consigliera Patrizia Gorgo per le forti accuse ricevute dal sindaco nella seduta consiliare del 27 luglio. Tali accuse, denotano una scarsa propensione al rispetto della democrazia e del ruolo dell’opposizione. Per l’ennesima volta il signor Sindaco dimostra la sua intolleranza nel reagire alle giuste e doverose richieste di chiarimenti con accesso agli atti che sono il sale della democrazia e della trasparenza. Reazioni, queste, che denotano una sorta di convincimento di essere il “padrone del vapore” a cui nessuno può muovere appunti e critiche, a meno che tali reazioni non siano dettate da una intrinseca fragilità politica insita nel gruppo di maggioranza. Come Circolo PD, pensiamo che il rispetto dei ruoli e delle prerogative personali, sia il sale del vivere civile, e che gli atteggiamenti intimidatori nei confronti di ogni protagonista della scena politica, siano da condannare da chiunque abbia a cuore il giusto e proficuo confronto dialettico. Alla Consigliera Gorgo va tutta la nostra solidarietà.

Circolo Pd Racconigi

«Ridurre i parlamentari è davvero una scelta giusta?»

Domenica 20 e lunedì 21 settembre si andrà alle urne per le elezioni amministrative e regionali, ma soprattutto per il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Legge già approvata, infatti il quesito referendario posto agli elettori chiede di confermare o respingere la legge che ha predisposto il taglio di 345 poltrone in Parlamento così distribuito: 115 in meno al Senato e 230 in meno alla Camera. Essendo la legge approvata, apportando “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, dimostra chiaramente che tutta la campagna famigerata che negli anni passati si era portata avanti contro la legge “Boschi Renzi”, affermando che essa era impossibile da attuarsi, esulando per alcuni aspetti dalla Costituzione, era solo fumo buttato negli occhi del popolo. Infatti l’articolo 138 della Costituzione, conferisce al Parlamento facoltà di variare o abrogare gli articoli della stessa, adattando le leggi al divenire della Storia. Il popolo non sa che la nostra Costituzione, nella sua lunga vita ha già subito variazioni o abrogazioni per 1/3 dei suoi articoli. Ma consideriamo la legge attuale oramai in prospettiva di entrare in vigore, a meno che il referendum popolare non la respinga. La legge ha eliminato 345 poltrone totali in Parlamento, che alle prossime elezioni sarà composto da 200 senatori e 400 deputati, con un risparmio stimato di 100 milioni di euro all’anno. La classifica si ribalta se si prende in considerazione il parametro della rappresentanza il numero di parlamentari per 100 mila abitanti. L’Italia, già adesso, come rappresentanza occupa in Europa il 24° posto, un deputato ogni 100.000 abitanti nella graduatoria delle Camere Basse. Con la riforma scenderebbe addirittura all’ultimo posto nella Ue. In questo caso a guidare la classifica sono i piccoli Paesi, come Malta (14,3), Lussemburgo (10) ed Estonia (7,7). Tra i 14 Stati che hanno anche una Camera Alta, ad oggi l’Italia si piazza al 9° posto. La legge “Renzi Boschi” la avrebbe voluta abolire sostituendola con la Camera delle Regioni. Ma il popolo disse NO. E con la riforma diventerebbe penultima a pari merito con la Polonia, 0,3 senatori ogni 100.000 abitanti, e davanti solo alla Germania (0,1). Considerando dunque il Parlamento portavoce delle istanze dei cittadini che lo hanno votato, vado a verificare il ruolo della rappresentanza qui in provincia di Cuneo, dove ora abbiamo tre senatori e cinque deputati, quale scollamento ci sarà con la base, e temo sarà notevole. Infatti come in tutta l’Italia ci sarà la riduzione di 1/3 dei parlamentari, così sarà da noi. Quindi da otto passeremo a tre o circa. Ma, a questo punto, non sarebbe stato meglio votare le legge “Renzi Boschi”, che prevedeva una Camera soltanto, senza il solito iter delle leggi da Camera a Senato con una media di 275 giorni per legge? Non sarebbe stata cosa buona il Senato delle Regioni con due consiglieri, indicati dal popolo in una corsia preferenziale nella scheda durante le amministrative? Aventi questi consiglieri poteri solo per le leggi sulle Regioni, sul Bilancio, sulle variazioni della Costituzione e per il resto dotati di poteri consultivi? Pagati però come consiglieri regionali dalla regione da cui erano inviati? Questi consiglieri non avrebbero garantito un maggior collegamento col territorio o Regione di provenienza? Quindi saremmo stati meglio di oggi, trovandoci a correre ora, se la riforma passasse, il pericolo di sentirci una lontana periferia dello Stato? C’erano anche qui delle incostituzionalità, ma il Parlamento ad esse avrebbe potuto ovviare. Lascio ai lettori una riflessione.

Ferruccio Orusa, Savigliano

«La politica si interessi degli anziani in casa di riposo»

Gentile direttore,

le chiediamo ospitalità per rendere pubblica la nostra protesta che altrimenti rischia di essere inefficace e che siamo certi sarà condivisa da tante altre persone. Siamo un gruppo di familiari di anziani ospiti della Rsa di Savigliano S. Pio, chiamata da tutti “Chianoc”. Premettiamo che la situazione che andiamo a descrivere non è specifica della Chianoc, ma di tutte o quasi le strutture assistenziali in Piemonte e che in merito al personale della struttura saviglianese non abbiamo critiche, anzi sappiamo che hanno fatto e fanno tutto il possibile. C’è qui - come in centinaia di altre case di riposo ed istituti per anziani e disabili del Piemonte - un enorme problema, che accomuna i casi di strutture dove ci sono stati casi di Covid 19 e quelle Covid free. Benché sia finita da un pezzo la fase 2 e poi la 3, e poi ci sia stata ad inizio giugno in Italia la riapertura quasi totale delle attività, per gli assistiti delle Rsa piemontesi l’incubo continua: da fine febbraio gli anziani sono praticamente imprigionati nelle strutture, da giugno i familiari hanno ottenuto di vederli prima posizionati sui balconi e poi – situazione attuale – dietro una lastra di plexiglass, prima ogni 15 giorni, poi una volta la settimana per un quarto d’ora o mezz’ora al massimo. Prima ci sono state le videochiamate, che effettuate da vecchietti quasi sempre un po’ sordi e non abituati alla tecnologia erano poco efficaci, ma nel breve periodo meglio di niente; poi la visita a distanza da balcone a cortile(!), adesso il plexiglass, che molti di loro non percepiscono neanche o non vedono proprio e ci battono dentro mentre cercano ad esempio di prendere la mano al familiare. Una vera tortura difficile da accettare. L’anziano, abituato prima a visite frequenti, al contatto fisico della stretta di mano, della carezza o dell’abbraccio, all’interessamento del proprio caro, si sente abbandonato e si lascia cadere in uno stato di depressione e deperimento palpabili, tanto è vero che dopo questi incontri il parente va via angosciato, con enormi sensi di colpa... e medita se non sia meglio portarli via, per non vederli morire di crepacuore adesso che sono sopravvissuti al Covid. Eppure misure più umane sarebbero possibili, ma la Regione Piemonte non allarga le maglie e si fa forte del potere discrezionale che lo Stato le ha lasciato, essendosi limitata a fine aprile a dare ordine alle Asl di “vietare l’accesso nelle residenze sanitarie assistite e nelle strutture sanitarie ai parenti degli ospiti ed ai visitatori per tutto il mese di maggio 2020 (fatte salve ulteriori estensioni)”. Le Asl hanno dato comunicazione scritta alle Rsa e da allora le estensioni del divieto continuano, pur con gli espedienti o palliativi che abbiamo descritto prima. Al 31 luglio dovrebbe finire lo stato di emergenza nazionale, siamo al 23 luglio e non vi è traccia di interessamento al problema da parte dell’assessorato regionale, come se gli assistiti delle strutture ed i loro familiari non fossero cittadini piemontesi. Eppure sono coinvolte migliaia e migliaia di persone, cui si unisce anche lo scontento degli operatori delle Rsa, i quali vedono che le situazioni individuali e collettive degli ospiti si deteriorano, molti deperiscono, rifiutano le cure, i parenti provano a riportarli a casa (ma spesso non ci sono le condizioni) o chiedono di trasferirli in altre Rsa... Anche i volontari da mesi sono tenuti lontani, con il dispiacere di tantissimi assistiti. Basterebbe che il presidente e/o l’assessore regionale ed i loro referenti specialisti incontrassero i dirigenti ed i rappresentanti delle Rsa e soluzioni migliorative si troverebbero sicuramente (ad esempio permettere il contatto diretto in un locale adatto, lasciar durare di più gli incontri, lasciare un po’ di intimità, pur pretendendo dai familiari tutte le precauzioni possibili...). Se servono maggiori risorse in termini di personale e di finanze si aiutino le strutture a reperirle. Medici e psicologici concordano sul fatto che gli anziani con più alti livelli di solitudine e distacco affettivo sono quasi due volte più esposti alla possibilità di morire prematuramente rispetto a quelli più seguiti. Questo già in situazioni normali, figuriamoci dopo l’emergenza Covid. Chi - viceversa - ha il proprio genitore che ha perso le facoltà cognitive vive nella sofferenza di non poterlo almeno sfiorare, di non potergli garantire quella presenza che, se non recepita dalla parte cosciente, è sicuramente vitale per la parte sensoriale ed emotiva. Noi non ci appelliamo ad avvocati, non vogliamo cause giudiziarie, vogliamo dar voce al dolore di questi vecchietti (la loro vita spesso è stata piena di privazioni e duro lavoro) e alla frustrazione ed angoscia dei familiari, anche di quelli che hanno l’anziano allettato e possono vederlo pochissimo. Chiediamo alla politica di farsi carico del problema, perché anche se l’anziano non partecipa alla movida e non fa “ripartire l’economia”, non è uno scarto della società. In nome della troppa tutela sanitaria non trasformiamo i loro ultimi anni o mesi di vita in una condizione di carcerati. Non è più accettabile in nessun modo che chi è preposto a garantire il benessere psicofisico dell’anziano si trinceri dietro ad un atteggiamento passivo, e metta in campo come unica cosa la medicina difensiva. Chiediamo agli Amministratori locali di far sentire la loro voce, le proposte possono venire anche da loro.

Seguono firme

«La stazione di Racconigi resta sempre più isolata»

Gentile direttore, con la recente introduzione dell’orario ferroviario estivo la stazione di Racconigi è ancor di più isolata, perché al sabato dopo le 12 non ci sono più treni in partenza da Torino e che fermano a Racconigi fino alle 15 e alla domenica la situazione peggiora, perché dopo le 12.30 non ci sono più treni fino alle 16.30 che arrivano da Torino. Per la verità, l’orario di Trenitalia disponibile su Internet propone di prendere, tra i treni indicati in partenza da Torino, due treni che non fermano a Racconigi ma nella vicina, e più piccola, Cavallermaggiore per poi tornare indietro, soluzione che prevede di aspettare la coincidenza nella stazione cavallermaggiorese per ben 45 minuti! Una soluzione impraticabile, perché di fatto si triplica un viaggio in treno che dovrebbe durare circa 30 minuti. Il maggior numero di treni che fermano nella piccola stazione di Cavallermaggiore, a discapito della stazione di Racconigi, è dovuto alla presenza della linea ferroviaria Cavallermaggiore-Bra, linea sulla quale non circolano treni o mezzi sostitutivi dall’inizio di marzo e non si prevede che ne circolino ancora per qualche mese. A tale riguardo Trenitalia e l’Agenzia per la Mobilità della Regione Piemonte dovrebbero spiegare per quale motivo i treni regionali veloci continuano a fermare nella stazione cavallermaggiorese anche se non ci sono più le coincidenze per Bra e perché non li fanno fermare a Racconigi, visto che da sola questa città ha più del doppio di abitanti della vicina Cavallermaggiore.

Gianmario Fumero - Racconigi

«La solidarietà non ha colore, non è di destra o di sinistra»

Riceviamo e pubblichiamo

Con la presente i gruppi consiliari del Partito Democratico e “La Nostra Savigliano” intendono rispondere al comunicato stampa rilasciato dal Circolo territoriale Fratelli d’Italia del Saviglianese titolato “Fossano accoglie i nostri disabili. A Savigliano c’è posto solo per gli immigrati!”. Data la complessità degli argomenti in questione, e la solita superficialità con cui vengono trattati da alcune forze politiche, occorre fare chiarezza su alcune delle accuse che il circolo muove all’Amministrazione comunale. Sulla questione dei migranti, il Comune si è trovato a gestire un’emergenza che va ben oltre i confini della nostra città. La nostra amministrazione aveva firmato in data 30 giugno un protocollo d’intesa per la gestione dei migranti impegnati nella stagione agricola, sottoscritto dalla Prefettura di Cuneo, dai Comuni di Cuneo, Costigliole Saluzzo, Busca, Bagnasco, Saluzzo, Tarantasca e Verzuolo, Regione Piemonte (rappresentata dall’assessore Marco Gabusi), Provincia di Cuneo, associazioni datoriali di categoria del mondo agricolo, Caritas, associazione Papa Giovanni XXIII e forze dell’ordine. Nonostante gli accordi presi, ad inizio luglio, diversi lavoratori della frutta sono stati improvvisamente portati a Savigliano dalle forze dell’ordine dopo una maxi-operazione, coordinata dalla Questura di Cuneo, finalizzata allo sgombero del Parco di Villa Aliberti di Saluzzo. I lavoratori stagionali, abbandonati a se stessi di fronte al municipio della nostra città, sono stati sistemati ed accolti grazie alla competenza dai consiglieri Rimbici e Cordasco, ed alla prontezza ed efficacia dimostrata da tutte le associazioni del territorio (in particolare Croce Rossa, Protezione Civile, Caritas, San Vincenzo) che in collaborazione con il Comune hanno creato una zona di accoglienza temporanea dietro la Ludoteca. Fratelli d’Italia scrive che alcuni comuni hanno “declinato la responsabilità di accogliere questi ipotetici lavoratori”; la realtà dei fatti è che alcune amministrazioni nella nostra provincia che si sono viste assegnare le quote dei lavoratori dalla questura, hanno in effetti scelto di non sistemare queste persone in strutture apposite, lasciandole di fatto dormire all’addiaccio e creando spiacevoli situazioni per la cittadinanza, soprattutto nell’attuale contesto caratterizzato dal rischio epidemiologico legato alla diffusione del COVID-19. Ad oggi, Savigliano ospita 11 lavoratori stagionali in containers allestiti con spese coperte grazie ai fondi FAMI e con fondi reperiti tramite fondazioni bancarie. Sull’accusa (infondata) che questi siano “ipotetici lavoratori”, ci teniamo a precisare che, ad oggi, 9 (su 11) hanno regolari contratti di lavoro con aziende agricole del nostro territorio. Per quanto riguarda la triste e impertinente strumentalizzazione politica che Fratelli d’Italia fa del “Gruppo Le Nuvole”, precisiamo che l’associazione si occupa con costanza e dedizione non solo di residenti saviglianesi ma anche provenienti da altri comuni del territorio, come Fossano e Busca. L’accusa lanciata da Fratelli d’Italia – “Fossano accoglie i nostri disabili” è un facile slogan finalizzato alla propaganda politica. Ci uniamo ai ringraziamenti al l’ASD Acaja Basket e alla Società Bocciofila Autonomi di Fossano per la gentile disponibilità dimostrata nell’offrire una sede idonea. Ancora una volta ribadiamo agli amici di Fratelli d’Italia che la solidarietà e il volontariato non sono giochi a somma zero, con perdenti e vincenti. La solidarietà non è nè di destra nè di sinistra e non ha etnie o provenienza, è semplicemente una scelta di buon senso a beneficio di chi ne ha bisogno.

I gruppi consiliari Pd e La Nostra Savigliano

«L’accordo con la Libia continua a gridare vendetta»

Giovedì 16 luglio la Camera ha approvato il finanziamento, per il quarto anno consecutivo, alla Guardia costiera libica dopo che il provvedimento era già passato in Senato il 7 luglio. Solo 23 deputati della maggioranza (tra questi Chiara Gribaudo, esponente di Cuneo del PD) hanno votato contro il provvedimento che però ha trovato il sostegno del centrodestra. In sostanza, a parte Italia Viva che ha abbandonato l’Aula in dissenso, l’intero arco parlamentare ha votato a favore. Le forze politiche sono praticamente in disaccordo su tutto ma trovano l’intesa per finanziare una banda di criminali. Perché qualche anno fa ci poteva ancora essere il beneficio del dubbio: le informazioni erano poche e non sempre concordanti, ma oggi l’operato della Guardia costiera libica non è più in discussione: documenti, inchieste, denunce dell’ONU hanno evidenziato chiaramente come questo corpo sia gestito dalle stesse persone che guadagnano con il traffico di esseri umani e che gestiscono i centri di detenzione in Libia; il lavoro di queste persone è quello di pattugliare i 600 km delle coste per riportare i migranti nei centri di detenzione dove è documentato che sevizie, torture, stupri sono all’ordine del giorno. Noi pensiamo che il reiterato finanziamento alla Guardia costiera libica sia un oltraggio ai più elementari diritti umani fondamentali e che pensare di governare il fenomeno migratorio con l’aiuto di queste persone sia cinico e immorale. Secondo l’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni (OIM) i migranti detenuti in Libia in condizioni drammatiche sono circa 2300.Chiediamo al Governo un sussulto di dignità: che si impegni per aprire nuovi corridoi umanitari che coinvolgano tutti i Paesi europei per una distribuzione equa di questi migranti intrappolati in Libia e chiudere definitivamente i lager libici.

Adriano Ramonda, Comunità Papa Giovanni XXIII

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