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Al direttore

«Sistema sanitario più forte con il Parco della Salute»

Riceviamo e pubblichiamo:

La realizzazione del Parco della Salute è un'operazione che rafforzerà tutto il sistema sanitario piemontese, permetterà di valorizzare le grandi eccellenze e manterrà la specificità e la peculiarità degli ospedali oggi esistenti, a cominciare dal Regina Margherita. Le grandi eccellenze di cui giustamente andiamo orgogliosi nella sanità piemontese sono state ottenute e potranno essere mantenute solo se i grandi professionisti possono lavorare insieme, come ci dicono anche i migliori esempi di tutto il mondo: per questo nel progetto abbiamo inserito un polo ospedaliero di qualità, un polo didattico, un polo di ricerca e di innovazione. Abbiamo assistito in questi giorni a interpretazioni faziose e non vere, forse perché qualcuno si è fatto condizionare da interessi particolari, diversi da quelli della sanità piemontese e dei pazienti. Voglio quindi chiarire che non ci saranno assolutamente riduzioni di posti letto o di servizi. Ad oggi i posti letto realmente utilizzati nella Città della Salute sono 1900. Come dice lo stesso studio di fattibilità, il futuro Parco della Salute avrà 1490 posti letto, 1040 nel nuovo progetto più 450 nel Cto che sarà potenziato. Gli altri posti letto saranno tutti destinati agli altri ospedali dell'area torinese, che saranno così rafforzati: separare l'alta dalla media-bassa complessità significa valorizzarle entrambe e offrire servizi migliori. Per quanto riguarda poi il Regina Margherita, oggi i posti letto utilizzati sono 190. Lo studio di fattibilità del Parco della Salute ne prevede 140, 90 di degenza più 50 per la degenza critica. Ci saranno quindi altri 50 posti letto, che non saranno dedicati all'alta complessità: un modulo da 25 posti letto sarà ospitato al Cto, mentre gli altri potranno trovare collocazione al San Giovanni Bosco, che oggi non ha l'attività di Pediatria oppure al Martini, strutturando una nuova rete della pediatria nell'area torinese.

Antonio Saitta – assessore regionale Sanità

«Tuteliamo le razze bovine a rischio estinzione»

Riceviamo e pubblichiamo:

In Italia sono scomparsi 1,7 milioni tra mucche, maiali, pecore e capre negli ultimi dieci anni. Un addio che ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori. In un momento di crisi, è stata la domanda crescente di qualità e di garanzia dell’origine a portare ancora all’allevamento delle razze storiche a rischio estinzione. In Piemonte la zootecnia da carne conta numeri importanti e le aziende che allevano la razza bovina Piemontese sono 6 mila con 15 mila addetti, oltre 315 mila capi ed un fatturato che arriva a 500 milioni di Euro. Oltretutto, un numero consistente di capi, in particolare ovini e caprini, è allevato nelle zone alpine e prealpine e sono circa 500 i malgari che vanno in alpeggio. È anche il clima ad influire come è capitato con il patrimonio ovino piemontese che risente particolarmente dei cambiamenti climatici e della siccità: dalla pecora delle Langhe alla Frabosana, dalla Sambucana alla Garessina, dalla Tacola alla Biellese e dalla Saltasassi alla Savoiarda, sono diverse le razze a rischio estinzione. Al clima si aggiungono gli attacchi dei lupi che, nelle aree montane, rappresentano, come più volte abbiamo evidenziato, un vero pericolo. Gli animali custoditi nei nostri allevamenti sono un tesoro unico che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità, ma anche il presidio di un territorio dove il mantenimento è garantito proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro dei nostri imprenditori. Tutelare la biodiversità agricola significa creare filiere ecosostenibili, efficienti e competitive ed investire sulla distintività è una condizione necessaria per distinguersi in termini di qualità delle produzioni ed affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo.

Roberto Moncalvo – presidente regionale Coldiretti

«I piccoli paesi uniscano le bellezze culturali»

Riceviamo questa lettera indirizzata al responsabile comunale dei Servizi Culturali saviglianesi:

Sono Renzo Giardino, che domenica scorsa (13 gennaio) ha avuto il piacere con altri 11 amici (in realtà amiche, erano tutte signore) di scoprire il Museo Civico e la Gipsoteca. Mi preme rimarcare sia la cortesia della Vostra accoglienza, sia la Sua preziosa presenza quale "padrone di casa" e guida durante la visita. Raramente una visita ad una esposizione di opere d'arte o reperti riesce a destare emozione intensa come è avvenuto durante la visita al "suo" museo. Un grande ringraziamento da parte di tutto il gruppo, ed una esortazione (che vuol essere una speranza): continuate ad esistere, i gestori delle opere d'arte sono i custodi del passato, gestori del presente ed insegnanti per il futuro. Una ultima cosa: parlando con Lei dissi che bisogna conoscere meglio le nostre tante città "piccole". Non sarebbe auspicabile che i cosiddetti centri minori si unissero per avere la forza di essere conosciuti di più e meglio. È un augurio che faccio a Lei ed a tutti coloro che preferiscono trascorrere una domenica fuori casa, piuttosto che al chiuso o, peggio ancora, in un centro commerciale. Spero Lei voglia perdonare il mio sfogo, ma mi spiace vedere tante risorse disperse in futilità, e non meglio utilizzate nella valorizzazione di un vero tesoro che i nostri predecessori ci hanno lasciato. Chiudo confidando che Lei possa gradire un mio "amichevole" saluto.

Renzo Giardino – Torino

«Il nuovo ospedale di Cuneo accessibile anche per noi»

Gentilissimo Sig. Direttore,

la ringrazio innanzi tutto per lo spazio che mi concede, successivamente vorrei sottoporre a Lei, ai politici locali ed a chi ha la pazienza di leggermi una mia personale riflessione. Ho letto in questi ultimi tempi che il Consiglio Comunale di Cuneo ha costituito una “nuova commissione consiliare temporanea del comune di Cuneo legata all'iter di costituzione del nuovo ospedale unico”; recentemente che tale commissione si riunirà per la prima volta il 22 gennaio, con tra i punti all'ordine del giorno l'individuazione del sito ove la nuova opera dovrà sorgere. È ormai notorio come gli ospedali “periferici” siano stati significativamente “depotenziati” (vedasi Saluzzo, Fossano e Ceva) così come non si può nascondere il pensiero di alcuni “malpensanti” secondo i quali in provincia di Cuneo “sopravvivranno” solamente gli ospedali di Cuneo, Mondovì e Verduno. Qualora quella appena indicata fosse la linea tracciata, non poca rilevanza assumerebbe la collocazione della nuova sede ospedaliera cuneese, soprattutto per il territorio saluzzese e saviglianese. Infatti la “Provincia Granda” vedrebbe il sud – ovest servito dall'Ospedale di Cuneo, il sud – est dall'ospedale di Mondovì ed il nord- est da quello di Verduno, mentre il nord – ovest risulterebbe sostanzialmente scoperto e dovrebbe far di necessità virtù e raggiungere una delle sedi appena richiamate il che, tenuto conto anche della attuale rete stradale, potrebbe risultare cosa non proprio agevole. La domanda, alla base della mia riflessione, è pertanto questa “qualcuno proverà a interessarsi affinché l'ospedale del capoluogo possa esser collocato in sito facilmente raggiungibile anche dal Saluzzese e dal Saviglianese?”. Ogni risposta è gradita, confidando di non dover rilevare tra qualche anno che nella “Provincia Granda” esistono “provinciali e provincialastri”. Cordialmente,

Enrico Gaveglio – Scarnafigi

«Ridurre le liste d’attesa rimane una priorità»

Riceviamo e pubblichiamo:

Che i pagamenti dei fornitori della sanità siano scesi a 60 giorni è una buona notizia. Per le imprese, creditrici nei confronti delle Asl, soprattutto quelle piccole e medie, rappresenta una vera boccata di ossigeno. Ma non basta. In campo sanitario c’è ancora tanto lavoro da fare. Ora però dobbiamo impegnarci a beneficio dei cittadini, per migliorare e incrementare i servizi. Bisogna assolutamente rendere la sanità più facilmente accessibile perché non tutti hanno la possibilità economica di rivolgersi al privato. Sei mesi per fare una colonscopia, sette per una scintigrafia ossea, talora dodici per alcuni tipi di risonanza sono eccessivi. Non c’è quindi da stupirsi se l’esodo di pazienti piemontesi verso altre regioni, con i costi che ha per le nostre casse, continua ad essere molto elevato. L’abbattimento delle liste di attesa per esami e visite deve essere una priorità assoluta.

Maria Carla Chiapello – consigliere regionale Moderati

«Sulla convenzione Fergusio ci sarà ancora da discutere»

Gentile Direttore, Apprendo dall'articolo uscito sul vostro giornale del 9 gennaio di alcune condizioni contenute nella bozza di convenzione a noi mai precedentemente comunicate: evidentemente ci sarà ancora da discutere. Tra l'altro diffondere certe clausole prima di averle concordate (inserimento di altre associazioni nella scuola e Tari) è un modo insolito, magari involontario, per creare contrasti tra le associazioni. Se pubblicamente si alimentano aspettative per le altre associazioni prima di aver ottenuto la firma dell'interlocutore probabilmente si sta preventivamente cercando di scaricare su di esso la responsabilità dell’eventuale fallimento delle promesse fatte.

Michelangelo Alocco – Direttore del Fergusio

 

Gentile Alocco, la bozza di convenzione da cui abbiamo recuperato le informazioni a cui fa riferimento è pubblicata sul sito del Comune da qualche settimana. Stupisce anche me il fatto che nessuno gliel’abbia sottoposta in questo tempo. Cordialità,

Il direttore

«Consiglio comunale unito contro il decreto Pillon»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nel corso dell'ultimo Consiglio Comunale, tenutosi il 20 dicembre, il Gruppo Consiliare del Partito Democratico ha presentato un Ordine del Giorno, approvato all’unanimità da tutte le forze politiche di maggioranza e minoranza, che impegna il Sindaco e la Giunta a sollecitare il Parlamento affinché il Disegno di Legge n. 735/2018 (c.d. Decreto Pillon) in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità, venga prontamente ritirato. Il Disegno di legge è da qualche tempo all'esame della Commissione Giustizia del Senato a prima firma del Senatore S. Pillon, e vorrebbe introdurre una serie di modifiche al Codice Civile e al Codice di Procedura Civile in materia di diritto di famiglia, separazione e affido condiviso dei e delle minori e relativi procedimenti. L'impianto del Disegno di Legge, seppur asseritamente mosso, nelle parole del proprio primo firmatario, Senatore Pillon, dall'intento di promozione della bigenitorialità nell’ambito della separazione dei coniugi, spesso connotato da forti conflittualità, in realtà, declina una serie di aspetti che sembrano porlo in contraddizione con le stesse premesse da cui muove, avallando di fatto una iniqua logica di "spartizione" genitoriale del bene "figlio", facendo prevalere non più l’interesse primario dei figli e delle figlie minori, ma il punto di vista patrimoniale ed economico degli adulti, con conseguente adeguamento dei minori incolpevoli alle esigenze degli adulti e non viceversa (come prevede invece la normativa vigente). Valutato che gli effetti che potrebbero essere prodotti da una introduzione nell'ordinamento del detto Disegno di Legge andrebbero in una direzione opposta a quella auspicata nel superiore interesse dei minori in relazione ai suoi rapporti affettivi, familiari, sociali e materiali, abbiamo ritenuto e riteniamo imprescindibile che il suo iter legislativo vada al più presto bloccato e le proposte nel medesimo contenute sottoposte a una riflessione ben più ampia e approfondita, poiché rischiano di minare lo sviluppo armonico di bambine e bambini figli di coppie separate, di aggravare i costi della separazione compresi quelli immateriali per il coniuge più debole e di ignorare una realtà discriminatoria per le donne.

Gruppo consiliare Partito Democratico – Savigliano

«Si permetta alle Pro loco di continuare a sopravvivere»

Riceviamo e pubblichiamo:

Ho assistito, insieme a tutti gli altri Italiani, alla promulgazione della legge finanziaria 2019, la cosiddetta “Manovra”, alle contestazioni delle minoranze ed alle difese della maggioranza. Fra le varie critiche emerse c'è stata quella dell'aumento dell'IRES sugli Enti Non profit, che merita però alcune riflessioni, peraltro già fatte da validissimi esponenti come il presidente regionale Avis Giorgio Groppo. Come Presidente Regionale delle Pro Loco devo dire che questa ipotetica nuova tassa o meglio questa minore agevolazione, tocca solo marginalmente il nostro mondo, fatto di 1050 Pro Loco, 25.000 volontari attivamente impegnati ad organizzare più di 5.000 eventi sul territorio Piemontese, con circa 100.000 soci iscritti. Le Pro Loco usufruiscono infatti di un regime agevolato per il pagamento delle imposte (Ires appunto) che è la legge 398/91, la quale permette di forfetizzare le spese, andando a pagare l'Ires con aliquota normale (quindi pari al 24%) solo su un imponibile del 3% calcolato sul totale degli incassi. Anche l’Iva si versa in modo forfettario. Il limite per poter accedere a questo regime prevede ricavi di natura commerciale per 400.000 euro e posso affermare con certezza che pochissime Pro Loco superano tali limiti e quindi non sono affatto toccate da questa riforma dell’imposizione fiscale (per altro già in fase di correzione). La legge 398/91 insieme alla legge 383/2000 che istituiva in Italia le Associazioni di Promozione Sociale (che le Pro Loco possono diventare) ha regolato e permesso alle nostre associazioni di crescere, creando un tessuto sociale molto importante nella nostra regione; e con esse, altre associazioni quali quelle sportive, le bande musicali, i gruppi folkloristici, le corali, le compagnie teatrali e tante altre che in questi anni di globalizzazione sfrenata hanno saputo mantenere ben salde le tradizioni e quindi le radici della cultura popolare di cui un “popolo” si nutre. Tutto questo mondo rischia però di essere stravolto dalla riforma del Terzo Settore, voluta dal governo Renzi, e diventata legge nel 2017 con il dlgs 117/2017. Per mantenere le stesse agevolazioni fiscali che permettono ad esempio alle Pro Loco di organizzare le sagre e le fiere, queste associazioni saranno costrette ad un lungo e complesso cammino per diventare Enti del Terzo Settore, con un inevitabile aumento di costi e burocrazia. Questa riforma è fatta, come sostiene giustamente Groppo, per i grandi Enti e non per le piccole ma importantissime associazioni che operano nei piccoli comuni o nelle frazioni degli stessi. È fatta per le grandi organizzazioni del Non Profit, che in molti casi sono strutturate come imprese pur avendo ovviamente l'assenza di lucro. Se è eticamente corretto dare delle agevolazioni fiscali a queste organizzazioni, lo è altrettanto quello di garantire la sopravvivenza di migliaia di piccole e piccolissime associazioni fatte da volontari che prestano la loro opera in numerosi segmenti del variegato mondo del volontariato. Auspico che il nuovo governo, fra le varie problematiche che si appresterà ad affrontare, ponga particolare attenzione a questo mondo di associazioni che magari non ha voce sui social, ma che “parla” quotidianamente con il lavoro che fa per e sul territorio.

Giuliano Degiovanni - Presidente Pro Loco Piemonte

«E' l’ora che gli educati si ribellino ai cafoni»

Riceviamo e pubblichiamo:

Io so, lo so per certo che esiste in Savigliano una cittadinanza sana, etica, educata, ma purtroppo succube di protervie ed abusi di cui altri, male educati, usano ed abusano contro ogni logica. Quand'è che ci ribelleremo civilmente contro questi, per dire loro che non è questo il modo di comportarsi e a parole, solo a parole, far loro capire che sbagliano? Lo so che non è facile dire a qualcuno che sbaglia, ma se invece che uno fossimo in molti a dirlo loro forse qualcosa otterremmo. Anche se la forza pubblica non ha a disposizione mezzi e personale adeguato per far fronte all'inciviltà di queste persone, i cittadini sani ed educati, dovrebbero sopperire a questa carenza. Si tratta soltanto di dire a chi sbaglia che ha sbagliato, nulla di più. Con modi gentili ovviamente. Può succedere che qualcuno non apprezzi il rimprovero e si alteri; basta lasciar stare e andarsene, ma comunque il massaggio è arrivato. Quand'è che fermeremo una bici di sera dicendogli che deve avere le luci accese, quand'è che un Suv si fermerà prima delle strisce pedonali, quand'è che non si andrà più in bici sotto i portici, quand'è che davanti a certe scuole i parcheggi non saranno più ad libitum o ad dimensionum, quand’è che la spazzatura sarà messa in modo adeguato, quand’è che i marciapiedi ritorneranno tali e non saranno più gabinetti per cani, quand’è che......? Solo se noi cittadini, quelli civili e ben educati, con il nostro fattivo contributo facessimo in modo che le regole e l'educazione fossero rispettate, ricordandole agli incivili, forse allora la nostra bella città potrà considerarsi tale; diversamente non lamentiamoci più! Adesso tocca a noi! Auguri di un buon e migliore anno a tutti coloro che vorranno attivarsi in questo modo.

Augusto Pettiti – Savigliano

«Non riusciamo a entrare in casa nostra»

Egregio direttore,

Le scrivo a nome dei residenti di via Roma 20 a Racconigi per un problema che continuiamo a riscontrare da diverso tempo. Noi paghiamo un passo carraio ogni anno, è messo proprio sul cancello, e non riusciamo mai ad entrare con i nostri mezzi per parcheggiare nei garage. Immancabilmente le macchine posteggiano davanti impedendoci l’ingresso. Chiamiamo i vigili e le risposte sono: - ore 12: «Sono impegnati dalle scuole e non possono intervenire». - ore 18: «Non si trovano più». Noi siamo obbligati a lasciare le auto fuori nonostante il posti auto dentro il cortile. Nei giorni scorsi, non rispondendo i vigili e non riuscendo nemmeno ad uscire di casa (perché quando riusciamo ad entrare poi non riusciamo ad uscire) abbiamo chiamato direttamente i carabinieri. Dato che siamo esasperati da questa situazione chiediamo a tutti coloro che negli anni hanno parcheggiato lì o che parcheggeranno con la scusa che a Racconigi ci sono pochi posti di pensare a quello che abbiamo appena raccontato. I divieti esistono per essere rispettati e credo sia diritto di ognuno poter entrare a casa propria.

I condomini di Via Roma 20 – Racconigi

«I parcheggi blu a Racconigi sono una nuova Tassa»

Gentile direttore,

non posso affermare di essere contro i parcheggi a pagamento, capisco che le pubbliche amministrazioni debbano trovare il modo di aumentare gli introiti, ma penso che, considerato il numero di negozi del centro racconigese, convertire gli attuali circa 130 stalli a disco orario a parcheggio a pagamento sia sufficiente. Sono infatti contrariata dal fatto che quasi la totalità del centro storico diventerà blu e i pochi parcheggi che rimarranno saranno probabilmente a disco orario; questo mi sembra in disaccordo con la legge che regolamenta i parcheggi (art. 7 comma 8 del Codice della Strada), che stabilisce quanto segue: “il parcheggio a pagamento può essere istituito unicamente nel caso in cui davanti le strisce blu o perlomeno nelle vicinanze, vi sia un’adeguata area riservata a parcheggio senza custodia o dispositivi di controllo”. Ergo, strisce bianche e parcheggi liberi da ogni vincolo (neanche a disco orario) così come confermato dalla circolare n. 1712 del 30/03/2012 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Sono invece assolutamente in disaccordo con le tariffe in abbonamento per i residenti (240 euro/anno), a mio avviso molto onorese in considerazione del fatto che, essendo i parcheggi quasi totalmente a pagamento, in una zona ad alta densità abitativa, qual è il centro cittadino, con l’assenza di un numero congruo di autorimesse o posti auto, questo costituirà per i residenti una vera e propria nuova tassa (senza ovviamente la certezza del parcheggio). Probabilmente per i signor benpensanti, industriali e imprenditori del consiglio comunale 240 euro non costituiscono un onere sensibile di spesa! (A Savigliano l’abbonamento per i residenti è di 288 euro/anno ma circa la metà degli stalli è libera; a Torino gli abbonamenti sono per fasce di reddito dai 45 ai 180 euro/anno). Personalmente abito nel centro di Racconigi da dodici anni e mai mi è capitato di parcheggiare, in qualunque orario della giornata, a più di 80-100 metri da casa, questo a testimoniare che una tale esigenza mi sembra esagerata. Se poi asserendo che non ci sono mai stalli liberi ci si riferisce ai giorni di mercato (quando i parcheggi sono occupati dai banchi del mercato) non credo che la situazione migliorerà, anche a Savigliano nei giorni di mercato è difficile parcheggiare nonostante i parcheggi blu! Non capisco altresì come l’introduzione dei parcheggi a pagamento possa eliminare i fenomeni di “sosta selvaggia”, in quanto gli addetti al controllo potranno effettuare le multe ai soli veicoli parcheggiati sulle strisce blu che non esibiscono il tagliando del pagamento e non potranno multare le auto in divieto di sosta o comunque fuori dalle strisce blu (quelle che quindi, a mio avviso, rientrano nella categoria “sosta selvaggia”). Immagino difficilmente come l’introduzione dei suddetti stalli possa incentivare l’utilizzo di mezzi pubblici, così come si legge nella premessa del verbale di deliberazione, in quanto Racconigi non ha dei servizi di mezzi pubblici cittadini (autolinee urbane, tram, …). Nell’ultimo mese ho effettuato un sondaggio tra le attività commerciali del centro storico (campione di 30 attività) ponendo queste due domande: 1) Pensa che i nuovi parcheggi blu valorizzeranno il centro di Racconigi? 2) Pensa che con i nuovi parcheggi blu porteranno un aumento del suo volume d’affari? Alla prima domanda hanno risposto Sì (9); No (16); Non so (5); Alla seconda domanda hanno risposto Sì (4); No (20); Non so (6). È chiaro che anche la maggioranza delle attività commerciali, così come la maggioranza della popolazione sia contro i parcheggi a pagamento.... Viva la democrazia!

Concetta Monopoli – Racconigi

«Le persone di cuore esistono ancora»

Egregio direttore,

con questa lettera voglio pubblicamente ringraziare il gentile signore che domenica 23 dicembre ha ritrovato la mia borsa in corso Principi di Piemonte (sotto il viale) e l’ha riconsegnata ai vigili urbani. Un piccolo gesto che mi riempie il cuore. Persone oneste così non pensavo esistessero più. Un grazie di vero cuore.

Signora Barale – Racconigi

«Gli aumenti dell’A6 penalizzano il cuneese»

Riceviamo e pubblichiamo:

L’aumento dei pedaggi autostradali della Torino-Savona è una vera ingiustizia per la nostra terra, che si aggiunge alla palese ingiustizia che porta chi vi transita a pagare un supplemento di circa 1 euro e mezzo per la tangenziale di Torino, cosa che non è richiesta a chi entra in tangenziale da Torino. La provincia di Cuneo sconta una grave carenza infrastrutturale e, nonostante questo, ai cuneesi continuano ad essere imposti costi iniqui: la barriera sulla A6 (Torino-Savona) è posizionata a Carmagnola e nel prezzo del biglietto della tratta autostradale è ricompreso l’importo da pagare ad ATIVA Spa, la Società che gestisce la tangenziale di Torino; tale somma resta di competenza dell'ATIVA stessa, che lo utilizza per la manutenzione della tangenziale torinese. Mentre chi entra in Tangenziale dagli svincoli urbani dalla città di Torino non paga la Tangenziale, chi entra dalla Torino-Savona la paga al posto loro, anche se non la percorre. Ho sempre rappresentato la grave iniquità di questa situazione, invitando i soggetti competenti a mettere fine a questa ingiustizia all'atto del rinnovo della concessione autostradale. O tutti o nessuno, non è giusto che a pagare siano solo alcuni. Ho scritto una lettera al Ministro Toninelli rappresentando questa palese iniquità, con l'auspicio che possa, in sede di rinnovo della concessione della Tangenziale di Torino, rivedere questo meccanismo per cui "ai torinesi la tangenziale la pagano i cuneesi".

Enrico Costa – deputato Forza Italia

«Caro Babbo Natale, la dignità non ha prezzo»

Riceviamo e pubblichiamo:

Carissimo Babbo Natale, ci stiamo avvicinando al Natale, sono tutti agitati, intenti a cercare apparenza e regali che prenderanno la ruggine nelle cantine. Ho voluto scriverti questa lettera perché sono allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, sono disoccupato dal 2015, tranne qualche parentesi lavorativa con stipendi irrisori, ho due figli, due gemelli, uno si chiama Francesco, l’altro Emanuele. Da quasi due anni viviamo con un solo stipendio, quello di mia moglie, un part- time, che ci permette di sopravvivere. Ho messo la casa di proprietà in vendita perché non ho la possibilità di sostenere le spese condominiali. Sono consapevole che situazioni così sono solo un ago in un pagliaio, in questo mondo disastrato, le lacrime versate ogni notte di nascosto magari annegate tra le ore più buie non servono a nulla, ma allora ti chiedo carissimo Babbo Natale come faccio? Come faccio a far capire le rinunce obbligate ai miei figli, non sto parlando di giochi o di dolci, ma di scarpe, perché a 6 anni i piedi crescono a dismisura, non è facile mandare i miei figli a scuola con le scarpe incollate, eppure sono orgoglioso di farlo perché la mia dignità passa anche dalla colla alle scarpe, sono fortunato perché nel mondo c’è chi non ha neppure una casa, neppure un piatto caldo di minestra. Carissimo Babbo Natale, guarda fa lo stesso se sei super impegnato, non voglio essere egoista, se non sono troppo invadente lasciami il tuo indirizzo mail, provo a mandarti il mio curriculum, chissà magari hai bisogno di qualche assistente. Ciao Babbo Natale, volevo ancora dirti questo, per questo Natale non portarmi nulla, anzi porta quello che era destinato a me a chi ha veramente necessità. Ciao buon lavoro, un papà come tanti.

Lettera firmata – Savigliano

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