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Al direttore

«Per ripartire servono fatti non soltanto parole»

Riceviamo e pubblichiamo

La “potenza di fuoco” così definita dal presidente del consiglio Conte, in riferimento al Decreto Liquidità, avrà un positivo significato solo se si rispetteranno i tempi rapidi di applicazione e verranno snelliti al massimo tutte quelle procedure burocratiche che da sempre complicano la vita dei nostri imprenditori. Confartigianato chiede quindi che alle parole seguano velocemente i fatti, aspetto sul quale il nostro Paese finirà è stato decisamente carente. Se guardiamo all’estero, sono state messe in campo misure economiche straordinarie, subito approvate e rese utilizzabili in tempo reale. Così deve avvenire anche sul nostro territorio. Sono troppe le Pmi in sofferenza a causa dell’emergenza sanitaria, è necessario intervenire immediatamente agendo anche su un concreto snellimento delle procedure per ottenere i finanziamenti utili alla ripresa della produzione

Luca Crosetto – presidente Confartigianato Cuneo

«Si tutelino i lavoratori del comparto edile»

Egregio direttore,

l’attuale situazione del settore dell'edilizia in provincia di Cuneo, che conta un totale di oltre 5000 lavoratori e 1289 imprese, vede in questi tempi di emergenza sanitaria una sostanziale chiusura dei cantieri, con conseguente utilizzo della cassa integrazione per i lavoratori dipendenti. A tale proposito, il primo grave problema che sta emergendo è che moltissime imprese non anticipano il trattamento di cassa integrazione ai dipendenti. La convenzione firmata da ABI e parti sociali, già avviata, lascia ben sperare in una conclusione in tempi rapidi, per la quale auspichiamo al più presto il coinvolgimento di tutti gli istituti bancari. Nel frattempo, per dare una risposta concreta alle difficoltà attuali, la Cassa Edile di Cuneo, in applicazione degli accordi fra le parti a livello nazionale, ha erogato anticipatamente ai lavoratori l'Anzianità Professionale Edile, prestazione economica che viene annualmente concessa sulla base dell’ anzianità di servizio nel settore, ed entro la fine del mese di aprile ,corrisponderà un anticipo della gratifica natalizia, pagata normalmente nel mese di luglio. Come sindacato ribadiamo l’importanza di tutelare i lavoratori di un settore essenziale allo sviluppo e alla ripresa del Paese. Proprio oggi, alla luce dell’ennesimo tragico crollo del ponte di Albiano, lo riaffermiamo con forza, al termine di questo tragico momento di emergenza sanitaria sarà più che mai necessario ripartire dalla ricostruzione e dalla manutenzione delle infrastrutture e del territorio.

Nicola Gagino - segretario Fillea Cgil Cuneo

«Il ricordo dei defunti, un gesto di sensibilità»

Riceviamo e pubblichiamo

Stiamo attraversando un momento molto difficile e questo comporta anche, in conseguenza, la chiusura del cimitero. Il fatto di non poter visitare i propri parenti nel periodo delle festività pasquali, momento in cui si tende a sentire ancora di più la loro mancanza è triste. Con queste poche righe intendo, anche a nome della mia famiglia, ringraziare per il bel gesto, segno di una grande sensibilità, il sindaco Giulio Ambroggio che ha messo all’ingresso del cimitero dei fiori per tutti i defunti. Un sentito grazie,

Claudio Rocca - Savigliano

«Che sia per tutti voi una Pasqua di speranza»

Riceviamo e pubblichiamo:

Care Concittadine, cari Concittadini,

a nome mio personale e di tutta l’Amministrazione comunale, Giunta e Consiglio, porgo a tutti voi i più sinceri auguri di Buona Pasqua. Pasqua triste quest’anno, ma piena di speranza perché rispettando le regole date dal Ministero della Salute, la nostra vita ritornerà quella di prima. Impegniamoci tutti: restiamo a casa il più possibile e se dobbiamo per forza uscire per necessità impellenti, indossiamo sempre la mascherina. Il virus si sconfigge solo in questo modo. Auguri di cuore.

Il vostro Sindaco, Giulio Ambroggio – Savigliano

«E' un’occasione per apprendere dalle avversità»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata ai ragazzi dell’istituto superiore Cravetta Marconi da parte del dirigente Luciano Scarafia:

Cari studenti,

sono trascorse ormai diverse settimane dall’avvio della sospensione delle lezioni a causa del Coronavirus tuttavia non si riesce ancora a prevedere quando potrete riprendere la frequenza regolare presso le vostre classi. La circostanza è fonte d’inquietudine e preoccupazione in primo luogo per le ragioni salutistiche sul suolo nazionale e non solo, nonché per tutte le conseguenze che potranno derivare sul piano economico, culturale e sociale. Molte abitudini quotidiane di ciascuno giungono ad essere interrotte non per volontà propria. Ci si trova a dover modificare e a limitare le nostre condotte in virtù dello stato di emergenza che ci pervade: l’uscita da questo profondo “tunnel” tarda ad arrivare. Il fatto di non poter più svolgere il dovere quotidiano come studenti presso le aule scolastiche ed i laboratori, insieme ai compagni ed ai docenti, senza dubbio vi pone qualche interrogativo e vi fa desiderare la ripresa della normalità: le relazioni umane di ogni giorno sono venute meno in un attimo, quantunque esistano lo smartphone, la chat ed i social in uso avvertite l’assenza di quei confronti e scambi diretti in aula che giorno per giorno vi fanno crescere. Vi sono dei limiti che purtroppo dobbiamo sapere accettare per il bene comune anche quando ciò è oneroso. Data la congiuntura, va da sé che l’osservanza delle disposizioni nazionali debba essere patrimonio di ciascuno di voi: vi viene richiesto di rimanere a casa per contenere la diffusione del virus. Quantunque sia difficile in considerazione dell’età e delle relazioni attive, non possiamo concederci sconti poiché ne va della nostra salute e di quella degli altri. L’occasione è quella di riuscire ad avvalorare quanto di formativo si possa compiere fra le mura domestiche confidando nel fatto che vi saranno tempi nuovi in cui l’evento indesiderato tornerà a lasciare posto alla scuola, alle relazioni umane, alle attività ludico-sportive, alle frequentazioni, alle amicizie e via discorrendo. La scuola tutta viene condizionata dall’evento globale: ci si ritrova con un percorso scolastico interrotto nel cuore del 2° quadrimestre , con un graduale ed assillante prolungamento dei tempi di sospensione delle attività didattiche che non abbiamo mai sperimentato ma che sono necessari per la salvaguardia della salute di ciascuno, bene prezioso. Per far fronte alla situazione venutasi a creare, il nostro Istituto si è attivato con la didattica a distanza, utilizzando la piattaforma G-Suite per continuare a mantenere quel contatto formativo con gli studenti, fornendo lezioni e materiali, ricreando la situazione di classe virtuale per riuscire a condividere contenuti, percorsi, esercitazioni, immagini così da consentire a ciascuno la possibilità del sentirsi in qualche modo “a scuola” pur rimanendo nel proprio domicilio. L’uso del Registro elettronico rappresenta un costante riferimento per la comunicazione fra docenti, alunni e famiglie: occorre prestare attenzione a quanto viene di volta in volta comunicato. In assenza di lezioni in presenza l’unica possibilità è quella dell’apprendimento a distanza che ciascuno di voi deve vivere come un’occasione di crescita, di approfondimento, cogliendo il significato di questa opportunità che non è certo orientata al ribasso ma che intende essere di supporto mirato affinché, nel tempo trascorso, si aggiungano significative tessere di conoscenza, abilità e competenza proprie dell’indirizzo seguito da ciascuno. Sul versante scuola esiste l’impegno personale e del corpo docenti a fornire il supporto necessario: l’attesa è che ciascuno studente faccia tesoro di questa esperienza e implementando il senso di responsabilità acceda per via telematica ai contenuti ed alle esercitazioni proposte. Si rammenta come al presente la scuola può solo fornire didattica a distanza la quale non si limita a mantenere il contatto con l’alunno bensì intende fornirgli quella guida atta a farlo progredire nei vari ambiti del sapere. L’alunno da parte sua deve dimostrare quell’opportuna quotidiana diligenza nell’applicarsi in ciascuno dei percorsi senza esclusioni, offrendo la disponibilità e l’attenzione necessarie, organizzando il proprio tempo in modo che l’attività a distanza sia proficua. Qualora vi sia qualcuno in difficoltà per la mancanza di strumentazione hardware o per la connessione telematica è opportuno che lo faccia sapere tramite mail alla segreteria scolastica ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) affinché si possa fornire l’aiuto necessario. Sono certo che ciascuno di Voi si farà carico di quanto ci viene richiesto dalla circostanza: è un’occasione affinché ciascuno metta a frutto le proprie competenze dimostrando di apprendere dalle avversità e, di saper guardare oltre, proiettando se stesso in un futuro dove il sentirsi parte è un valore significativo accanto al senso del dovere ed all’“abitare” le proprie responsabilità. Mi piace concludere con una frase di speranza dello statista inglese Winston Churchill: “Success is not final, failure in not fatal: it is the courage to continue that counts” ossia “Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di andare avanti”. Un caro saluto a tutti voi.

Luciano Scarafia Dirigente scolastico “Cravetta-Marconi” Savigliano

«Nemmeno in guerra si era isolati 24 ore su 24»

Riceviamo e pubblichiamo:

Dal 4 marzo chi non è in ospedale per necessità o lavoro, deve stare in casa. Nella mia ottuagenaria vita non mi era mai capitato un isolamento non spontaneo 24 ore su 24, neanche durante la guerra. Era l’estate del 1943: avevo quasi 4 anni. Ci si rinchiudeva in casa solo dopo il suono della sirena che preannunciava bombardamenti per preparare lo sbarco in Sicilia degli anglo-americani o battaglie aeree fra gli stessi ed i tedeschi. Suonava la sirena: tutti gli inquilini del palazzo scendevano nello scantinato con l’illusione di salvarsi. Qualcuno pregava anche. La preghiera più diffusa diceva: “Ave Maria, di grazia piena fa che non suoni più la sirena. Fa che non tornino più gli aeroplani, fino a domani, e se una bomba cade quaggiù, Madre pietosa salvaci tu”. Al termine dei disastri fra la città (Vittoria-Sicilia) si poteva andare ovunque. Mio fratello Beppe un giorno mi portò in campagna; passando davanti a una cascina salutai così il massaro: “S’am benedica, massa Carmè” lui mi rispose così: “Santu e riccu, figghiu miu” (“Mi denedica, massaro Carmelo, santo e ricco, figlio mio”). Questo isolamento totale pesa molto, specialmente a chi non ha strumenti per comunicare a distanza. Un rimedio potrebbe essere allenarsi a star bene con se stessi: i più in gamba possono farlo da soli, i più deboli (come me) devono ricorrere ad un allenatore che abita sopra le nuvole ma che ci sta sempre vicino anche se non vogliamo: un buon padre ti tiene sempre per mano, anche se lo ignori o sei lontano da casa. La S. Pasqua che passeremo da soli, ci convinca che la vera festa è sapere che così vivendo salviamo i nostri amici. Buona Pasqua,

Armando Persia - Cavallermaggiore

«Dovremmo collaborare, non denigrare il Paese»

Signor direttore,

sono rimasto molto colpito dalla sua decisione di pubblicare, in un momento così difficile per il nostro paese, la lettera del “signor” Anthony Jack Hardy (!!!!!!!), nelle pagine dello scorso numero. In un momento dove tutta la popolazione dovrebbe collaborare, con il semplice rispetto di quelle quattro regole che ci hanno dato, dove tutti dovremmo attivarci per far passare messaggi positivi, infondere coraggio a chi soffre, far passare il messaggio che tutto questo finirà, perché finirà, come tutte le epidemie del passato, anche questa avrà fine. Possono anche non piacere tutte le lenzuola appese ai balconi, le citazioni usate a sproposito di grandi personaggi del passato, ma restano sempre delle opinioni personali di cui si può discutere al bar, o in compagnia di amici, non condividerle su un giornale, dove non fanno altro che alimentare altre inutili polemiche dei soliti ottusi che vedono complotti dappertutto. Mi rivolgo a lei, signor Anthony, lei che cita Churchill, che spala letame contro ogni manifestazione di coraggio e speranza, che si nasconde dietro ad uno pseudonimo (patetico), io spero che non abbia bisogno del nostro sistema Italia che sta facendo i salti mortali negli ospedali, di tutti i volontari che in questi giorni stanno aiutando, rischiando di essere contagiati, di tutti quei servizi che restano attivi per continuare a far funzionare questo paese, stia a casa, possibilmente in silenzio, rispetti le regole, e la smetta di denigrare il nostro Paese! È arrivato il momento di mettere da parte gli schieramenti politici, le previsioni su quanto peggio sarà il “dopo”, nessuno di noi ha la sfera magica dove si vede il futuro, è il momento di fare gli Italiani, tutti insieme per una volta nella nostra storia recente! E, visto che male non fa, una preghiera ogni tanto è una bella cosa! Mi chiamo Calvo Maurizio, sono Italiano!

Maurizio Calvo - Levaldigi

 

Gentile Maurizio, non entro nel merito della sua riflessione, così come quella del signor Anthony Jack Hardy della passata settimana. Tuttavia, tengo a precisare che il giornale è aperto alle opinioni (educate e razionali) di tutti. Lo scambio d’idee e il confronto, a volte anche aspro, arricchisce sempre. Cordialità.

Il direttore

«Si trovi un modo per stare accanto agli anziani»

Egregio direttore,

in questi giorni l’emergenza che tutti viviamo porta chi ha la responsabilità delle decisioni a scelte difficili, che siamo costretti dalle circostanze ad accettare con senso di responsabilità. C’è però, tra le tante, una situazione che mi sento di segnalare, tra quelle che più di altre richiedono un intervento. Mi riferisco alla chiusura completa e senza eccezioni delle case di riposo ai congiunti e agli amici più intimi dei degenti. Questo non va. Attrezzate una sala apposita, attivate dei collegamenti in videoconferenza o vestite il visitatore come un “palombaro” ma consentitegli di incontrare anche solo per pochi momenti l’anziano che sta vivendo la tragedia dell’abbandono. Non mi dilungo su questo aspetto perché chiunque di voi abbia passato qualche istante al fianco di un anziano “recluso” in una struttura sa perfettamente a cosa io mi riferisca. Vi chiedo: se condividete divulgate questo appello, affinché si possa intervenire al più presto, nonostante le difficoltà che appaiono evidenti nella realizzazione di questa istanza, c’è di mezzo, e non esagero, la vita di migliaia di persone.

Guido Piovano - Racconigi

«In farmacia bisogna dare il numero della ricetta»

Gentile redazione,

Vi scrivo per segnalare una imprecisione riportata a pagina 3 dell’ultimo numero del Corriere di Savigliano, nell’articolo “Ecco l’evoluzione digitale delle ricette”. Sia nel sottotitolo (che dice: Non serve il foglio cartaceo, basta fornire al farmacista il codice numerico del medicinale) che nel testo (Al posto della ricetta, il medico dovrà comunicare al paziente un numero che corrisponde al medicinale da acquistare) compare due volte lo stesso errore: il numero che il medico deve comunicare al paziente e con cui il paziente può recarsi in farmacia per ritirare le medicine non corrisponde al medicinale che il paziente deve ritirare, ma è un codice identificativo delle ricetta che il medico ha inserito sul sistema e che il farmacista potrà dunque scaricare, stampare e evadere (cioè spedire, consegnando i medicinali dopo aver tolto le fustelle e chiuso la ricetta). Altra precisazione: il medico non può comunicare direttamente tali codici alla farmacia (in quanto violerebbe la legge sulla privacy e si configurerebbe pure un reato simile al comparaggio), ma è il paziente (o chi per lui) che deve recarsi in farmacia o dopo essersi stampato autonomamente la/le ricette oppure con il whatApp o l’sms inviato dal medico con l’indicazione del suddetto o dei suddetti codici. Spero vogliate scrivere una rettifica per chiarezza di informazione. Cordiali saluti e buon lavoro

Sergio Gallo, dottore in Farmacia - Savigliano

«Vicinanza e proposte dal circolo Pd di Racconigi»

Il Circolo “G.Marinetti - G. Longagnani”, Partito Democratico - Sezione di Racconigi, esprime la propria solidarietà all’Amministrazione Comunale della Città di Racconigi ed a tutti i racconigesi, in primis a medici, infermieri ed operatori del settore sanitario, che stanno lavorando per combattere la pandemia da Covid-19 che ha colpito il nostro Paese. In questo drammatico momento è necessaria la massima collaborazione di tutte le forze politiche e per questo motivo, con il presente comunicato stampa, rinnoviamo la nostra disponibilità ad aiutare e a collaborare con l’Amministrazione Comunale laddove lo ritenga opportuno. Cogliamo altresì l’occasione per fare alcune proposte alla Giunta Comunale: - creazione di un fondo d’emergenza di lungo termine per aiutare tutte le famiglie racconigesi che, a causa del fermo temporaneo del lavoro in molti settori, si troveranno nei prossimi mesi ad avere difficoltà a comprare generi alimentari, farmaci e a sostenere le spese di primaria importanza come l’affitto, il mutuo sulla prima casa, le utenze domestiche e le spese necessarie per garantire il diritto allo studio ai propri giovani; - campagne telefoniche mirate per informare i concittadini che non usano le nuove tecnologie e le comunità di origine non italiana, che potrebbero avere difficoltà a ricevere e comprendere i comunicati, sull’importanza del restare a casa il più possibile, sul corretto utilizzo delle mascherine da Voi fornite, sottolineando che tali dispositivi non li rendono immuni dal rischio di contagio, ed invitando al rispetto delle norme dettate dal Ministero della Sanità tra cui la misurazione della temperatura corporea prima di uscire di casa; - intensificazione dei controlli sul territorio, soprattutto nei punti di maggiore assembramento come gli ingressi dei supermercati, a garanzia della salute pubblica. Riteniamo importante controllare, anche con l’ausilio di forze civili, che nei luoghi pubblici di maggiore assembramento vengano rispettati il distanziamento interpersonale e le norme igieniche dettate dall’Istituto Superiore di Sanità; - verificare che tutti gli studenti racconigesi dispongano degli strumenti necessari per la didattica on line ed in caso negativo provvedere al reperimento di tali strumenti per garantire a tutti il diritto allo studio anche in questo momento in cui le scuole sono chiuse.

Circolo “G.Marinetti - G.Longagnani” Partito Democratico - Sezione di Racconigi

«La musica è sempre ottima compagna di vita»

Riceviamo e pubblichiamo

Ho sempre pensato che la vita sia davvero una lunga canzone nella quale ci si può mettere di tutto: riflessioni, amore, rabbia, protesta, dolcezza, dolore ed una infinità di altre cose. In questo momento nel quale, nostro malgrado, stiamo tutti scrivendo nel mondo pagine di Storia, ognuno di noi si ingegna a trascorrere il tempo nel miglior modo possibile. In tutto questo silenzio e in questo dolore serpeggiante, personalmente ho scoperto che una canzone può davvero aiutare a vivere, se non proprio a salvare la vita. Ho scoperto in definitiva che chiamare gli amici al telefono e cantare loro una canzone accompagnandola con la chitarra o con il piano può essere una esperienza davvero gratificante, specialmente se dall’altra parte vi sono persone che hanno in sovrappiu’, al momento, anche dei seri problemi di salute. Sto dando fondo a tutte le canzoni del mio repertorio ascoltate in quasi 64 anni di vita, passando attraverso i generi più disparati, dal rock alla musica leggera fino alla canzone popolare. Ecco allora che arrivano i Creedence per Marco, I Nomadi per Mary, i Jethro Tull per Franco e via dicendo. È solo il mio piccolo contributo, anche commosso, per essere vicino a chi ha bisogno di un raggio di sole. Vorrei ringraziare, oltre alla musica, anche tutte le persone che in questo periodo dimostrano straordinaria generosità e abnegazione, come fossero soldati in trincea consci di poter soccombere da un momento all’altro. Tutto qui. Vorrei che tutto questo creasse il presupposto di quell’ Uomo nuovo del quale il mondo ha urgente bisogno, dove i valori sono quelli più alti e profondi e le meschinità, le apparenze e il miserabile egoismo i veri nemici da sconfiggere.

Michelangelo Banchio - Racconigi

«Posticipate le scadenze delle bollette dell’acqua»

Riceviamo e pubblichiamo

Negli scorsi giorni l’Ente di Governo d’Ambito, che regola localmente il servizio idrico, ha chiesto, alle aziende che gestiscono gli acquedotti, di posticipare, a sostegno delle famiglie e delle imprese, di almeno un mese la scadenza del pagamento delle bollette già emesse ed altresì di indicare scadenze di almeno due mesi per quelle da emettere. In tale ambito sia la società consortile Cogesi S.p.A. che raggruppa le aziende pubbliche (Acda, Alac, Calso, Sisi ed Infernotto Acqua), sia le Società Alpi Acque, Tecnoedil ed Alse, facenti capo al gruppo Aeta, sia la Società Mondo Acqua hanno risposto favorevolmente posticipando la scadenza delle bollette. Riteniamo sia doveroso porgere loro, come Ente d’Ambito, un ringraziamento perché questo è un atto di grande attenzione nei confronti della popolazione che oggi vive momenti di grande difficoltà. Come Ambito ed aziende del servizio idrico del territorio abbiamo il dovere di tutelare tutti gli utenti e parallelamente garantire il corretto funzionamento degli acquedotti, delle fognature e degli impianti di depurazione.

Mauro Calderoni – Saluzzo

«Solo prodotti italiani per aiutare l’economia»

Riceviamo e pubblichiamo

In questo momento di grave difficoltà nazionale, è sostanziale che vengano al più presto adottate misure a difesa del prodotto agroalimentare italiano. Dal latte, alla verdura, alla frutta, alle carni, siamo eccellenza mondiale ed oggi devono essere adottate misure di blocco alle importazioni dall’estero. Non ha senso che i nostri allevatori debbano buttare il latte così come i pescatori debbano buttare il pescato giornaliero. Il Governo, se veramente vuole difendere il futuro delle varie filiere agroalimentari deve da subito chiudere alle importazioni. È l’unico modo per difendere e dare speranza alle nostre aziende agro ittiche e di trasformazione. È tempo di difendere l’Italia partendo dalla difesa del lavoro.

Monica Ciaburro - deputata Fratelli d’Italia

«Non andrà tutto bene, non ci resta che pregare»

Egregio direttore,

“L’ora più buia” è una frase di Churchill appena eletto primo ministro quando fu posto di fronte alla drammatica alternativa se negoziare con Hitler o dichiarargli guerra promettendo ai sudditi di sua Maestà Britannica “lacrime e sangue”. Oggi viene citata a sproposito da una moltitudine di apprendisti stregoni. Noi sfortunatamente non abbiamo un Churchill su cui contare, ma una masnada di nanerottoli che si sentono autorizzati a suggerire dai vari pulpiti mediatici le più strampalate soluzioni ad un problema di cui nulla sanno e le cui conseguenze sul futuro dell’umanità neppure immaginano. A nulla poi servono le manifestazioni dei buonisti ad oltranza che sciorinano da finestre e balconi cenci con su dipinti arcobaleni . Non tutto andrà bene, ha ragione il dottor Nova. C’è poi quell’altro odioso e insulso slogan "Insieme ce la faremo": ce la faremo a fare cosa? L’adunata viene suonata quando c’è da condividere pericolo, dolore e sacrifici quando invece ci sono da spartire i privilegi a goderne sono in pochi , sempre i soliti che ben si guardano dal rendere partecipe chicchessia. Infine la perla della demagogia auto celebrativa fuori luogo: “Il metodo Italia esempio per gli altri Paesi”. Ci vuole proprio una faccia “secondo Giachetti” con un numero di morti superiore a quello della Cina, che aumenta vertiginosamente giorno dopo giorno per osannare un comportamento che ha procurato il “tutto esaurito” a cimiteri e templi crematori. Andate a raccontargliela ai figli, ai mariti, alle mogli, ai padri e alle mamme dei morti soffocati dal Coronavirus che il “metodo Italia” è d’esempio al resto del mondo. Se poi, oltre ai Soloni nazionali ci si mettono pure quelli indigeni che ogni settimana dai giornali locali e in un frangente tanto tragico si preoccupano unicamente di osannare la propria fazione e crocifiggere l’odiato nemico con maldicenze da comari frustrate o tesi spasmodicamente ad autocelebrare il proprio impegno civile, di cui francamente possiamo fare tranquillamente a meno, allora siamo proprio alla disperazione. Non ci resta che pregare, (sfidando il sarcasmo del Prof. Odifreddi): proviamo anche con Dio. Non si sa mai.

Anthony Jack Hardy - Savigliano

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