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Al direttore

Racconigi, “Il cantiere e i celebri serramenti”

Riceviamo e pubblichiamo:

Spettabile Signor Sindaco,

desidero innanzitutto ringraziarla per la pomposa e “quasi istituzionale” lettera dedicatami nello scorso numero del Corriere di Savigliano: tanta attenzione e animosità avrebbe eccitato l’ego di un ragazzino, ma da adulto convalescente costretto al riposo per qualche giorno, è riuscito comunque a strapparmi un sorriso. Entro nel merito, tornando alle prime frasi della sua lettera: si rivolge all’attenzione dei lettori di questo settimanale per precisare la sua posizione in qualità di Primo Cittadino e dell’Amministrazione Civica in merito ad un post pubblicato sulla mia pagina Facebook, consistente in una colorita e vibrante opinione personale in merito a quello che sembra essere (e sono sollevato nello scoprirlo) un semplice infelice “work in progress” cantieristico anziché un’infelicissima opera finita. L’impeccabile quanto non richiesta descrizione tecnico-burocratico-legislativa con la quale ha chiarito ai lettori del Corriere la situazione attuale ed evolutiva del cantiere di sostituzione dei serramenti e delle vetrine dell’Istituto, ha sollevato l’animo del sottoscritto e di molti nostri concittadini. Le argomentazioni che ha sciorinato nello spiegare l’evolversi del cantiere, la sproporzione e l’inopportunità nella scelta del Media da utilizzare per veicolare una “precisazione” non richiesta ad un’opinione personale rivolta ai miei Contatti hanno palesato a chiunque abbia letto la natura strumentale e politica della sua pubblicazione. Perché non è intervenuto sul Social, commentando come utente privato la mia personale e discutibile ancorché disinformata opinione? Lei si è servito di un commento personale, postato sul profilo personale di un Utente Privato di Facebook, per fare Campagna Elettorale, spostando da malpensante tutta la questione su piani e significati diversi. Libero di non credere alla mia buona fede, ma semplicemente il cantierino in oggetto e la Campagna Elettorale sono contemporanei: avrei espresso la mia opinione sulla faccenda in qualsiasi altro momento, esattamente come feci tempo fa a proposito delle imperdonabili panchine in cemento vibrocompresso che voi Amministrazione Comunale e la pletora di tecnici e professionisti della Commissione Locale del Paesaggio, sulla quale fiduciosi possiamo contare, piazzaste nei giardinetti di Piazza Castello. Sono in generale un ottimista idealista, e col tempo mi sono convinto che quelle panchine siano il primo, lungimirante passo di una serie di installazioni brutaliste di celebrazione e accoglienza, in vista di un futuro gemellaggio con qualche località kosovara bombardata. Un inno al radon e al cassero a vista, come le nostre Scuole Medie. Tornando alla sua controffensiva fuori contesto mi ha indotto a scrivere, le ricordo nuovamente che la mia personale opinione sugli ormai celebri serramenti non era rappresentativa in alcun modo di posizioni politiche, non era un attacco di “strategia elettorale”. Come ben sa non sono candidato in alcuna formazione e la Lista Civica che come cittadino appoggio non ha espresso opinioni formali, né sui Social né a mezzo stampa, in merito agli argomenti del suo “precisare”. Ribadisco che la mia invettiva, pubblicata su Facebook, era esclusivamente rappresentativa del mio pensiero (per quanto abbia riscosso consenso e ilarità). Nel suo intervento lei parla di comunicazione. Da operatore del settore (o sto millantando?) le assicuro che gli ormai iconici “serramentoni” bianchi, in mancanza delle salvifiche coperture in legno, sembrano a tutti gli effetti serramenti finiti ai quali manca solo, una volta rifilata via la schiuma autoespandente in eccesso, la pietra che riveste le mazzette e che fa da coprifilo al serramento stesso. Chiunque sia passato in Piazza San Giovanni ha tratto le stesse conclusioni. Ora, dato che un pannello esplicativo con render 3D non si nega ormai neppure al cantiere del più ameno dei palazzoni di periferia, credo che una sobria presentazione del progetto, una palina temporanea con un’immagine che prefigurasse il risultato finito, avrebbe fugato in noi racconigesi ogni angoscia visiva. Con il consueto opportunismo sareste riusciti anche a farne un vanto, un’ultima scrollata al fiacco piumaggio della vostra coda amministrativa. Sono quindi semplicemente seccato da questa sua strumentalizzazione e dalle modalità con le quali è stata messa in atto. Mi scuso con tutti i lettori del Corriere coinvolti loro malgrado in questo “scambio di opinioni”. La esorto in futuro a confrontarsi con le mie posizioni personali, nella forma adeguata, sui canali adeguati. Nel frattempo sarà mia cura porre restrizioni alla privacy del mio profilo FB: in questo modo le mie condivisioni saranno rivolte esclusivamente ai miei contatti. Cordiali saluti.

Pier Zuanon – Racconigi

Acqua bene comune i candidati sindaci si impegnino

Riceviamo e pubblichiamo:

Domenica 11 giugno, esattamente sei anni dopo il referendum per l'acqua pubblica, in Italia si terrà una importante tornata elettorale amministrativa. Anche in provincia di Cuneo si andrà a votare in diversi comuni: tra questi le città di Cuneo, Mondovì e Savigliano. È proprio ai candidati sindaci di questi tre importanti centri (con l'esclusione di quello di Casa Pound) che ci siamo rivolti con una lettera per chiedere che rendano pubblica la loro posizione sulla situazione provinciale della gestione dell'acqua della quale i tre eletti saranno determinanti decisori. La lettera che è visionabile al link http://bit.ly/2r6LNmP, richiama i candidati alle responsabilità che avranno su questo argomento nel portare a compimento la volontà espressa da oltre il 90% di quel 60% di loro cittadini che allora si recarono al voto. Come è noto i sindaci della provincia di Cuneo, riuniti in assemblea generale il 2 luglio 2015, decisero di onorare questo impegno dando il compito alla Conferenza dei Rappresentanti degli Enti Locali di ATO4 Cuneese di redigere e mettere in atto un cronoprogramma che portasse alla costituzione di un unico gestore pubblico entro la fine del 2017. Nonostante da allora siano trascorsi quasi due anni e diversi passi in avanti siano stati compiuti, ad oggi non è dato sapere lo stato di avanzamento del progetto e pare difficile il rispetto dei tempi. Il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune con questa azione intende assolvere al suo fondamentale compito di trasparenza ed informazione per fare in modo che i cittadini che si recheranno al voto possano compiere scelte ragionate e coerenti. Il nostro impegno è fin da ora quello di rendere pubbliche le risposte che riceveremo e di renderci disponibili a confronti che i cittadini e/o i candidati vorranno organizzare. “Si scrive acqua, si legge democrazia”.

Comitato cuneese acqua bene comune – Cuneo

Racconigi, “Valorizziamo il nostro Centro Storico”

Riceviamo e pubblichiamo:

In riferimento a quanto esplicitato da Pier Zuanon su facebook del 18 maggio, relativamente ai lavori di sostituzione dei serramenti e delle vetrine dell'istituto bancario Unicredit in Piazza San Giovanni angolo Via G. Garibaldi di Racconigi, tengo a precisare che i suddetti interventi sono in corso di realizzazione e che i serramenti ai quali fa riferimento - che tanto hanno urtato la sua sensibilità estetica - saranno a breve rivestiti esternamente in legno naturale di cromia uguale a quella dei piani superiori, per un utilizzo dei materiali unitario e coerente al centro storico. La fase di sostituzione dei vecchi serramenti (caratterizzati da inferriate in metallo, decisamente antiestetiche ma giustificate dal contesto storico – anni ’60 - nel quale sono venuti a collocarsi) necessitava - per ovvi motivi di sicurezza riconducibili all’attività bancaria - di tempi rapidi di installazione, di caratteristiche strutturali precise (antisfondamento e anti intrusione delle vetrate) e, attualmente, di un periodo di consolidamento preliminare al rivestimento in legno del quale abbiamo precedentemente parlato. Tale soluzione architettonicamente corretta è sottoposta a parere vincolante della Commissione Locale del paesaggio in data 23 giugno 2016 che citava “favorevole a condizione che i serramenti siano realizzati secondo la soluzione n.2, in quanto riprende la scansione simmetrica dei piani superiori, con però il serramento di tipologia B a doppia anta, ed a condizione che tutti i serramenti siano realizzati con rivestimenti in legno naturale con cromie uguale a quelle dei piani superiori anche se blindati. Le previste bacheche pubblicitarie non dovranno essere luminose ma eventualmente illuminate indirettamente in analogia con le insegne oggetto di altra precedente pratica ma sugli stessi prospetti." e ovviamente prima del rilascio del titolo abilitativo (sono certo di non doverle ricordare che la Commissione Locale del Paesaggio registra al proprio interno – oltre ai tecnici comunali che quotidianamente svolgono con professionalità e dedizione il loro compito al servizio dei cittadini - la presenza di professionisti di lunga e meritevole esperienza che non meritano di essere screditati in maniera così “violenta” e arrogante). L’Amministrazione Comunale ha da sempre dimostrato attenzione nel mantenimento e nella valorizzazione architettonica del nostro centro storico ricco di testimonianze culturali: si pensi ad esempio all'attiguo convento delle Ex Clarisse in cui si sta per inaugurare un'importante riqualificazione costituita dalla realizzazione del Museo della seta in alcuni locali e porticato dell'edificio. Non possiamo che essere d’accordo nell’affermare che alcune costruzioni architettoniche degli anni 60 e 70 sono ben lontane dal poter essere definite “esteticamente belle” ma non possono essere decontestualizzate dai significati di rinascita economica e sociale di quegli anni nei quali era prevalente il rapporto tra edificio e scopo e tutto ciò che era funzionale poteva ritenersi bello: la sensibilità e l'approccio architettonico erano completamente diversi e leggere il tessuto sociale architettonico di quegli anni con gli occhi e con il metro di oggi è fuorviante e improduttivo. Può rasserenarla sapere che si sta lavorando per migliorare l'inserimento architettonico di quegli edifici anche attraverso la pianificazione urbanistica che prevede, per essi, una riqualificazione incentivante nell'ambito della variante Generale al nostro Piano Regolatore, recentemente approvata dalla Regione Piemonte: è sempre stata nostra cura occuparci dell’immagine e della valorizzazione architettonica della nostra città (lei stesso ha dichiarato “la bellezza” della pavimentazione di Piazza San Giovanni) e non smetteremo certo di farlo. In ultimo, mi permetto di darle un paio consigli: tutti abbiamo il sacrosanto diritto di esprimere le nostre opinioni e, perché no, i nostri giudizi, l’importante è farlo sulla base di “certezze” e, dunque, di fronte ad un prodotto “finito” e non in corso di realizzazione; l’aspetto di “relazione” che caratterizza la comunicazione dovrebbe sempre mantenere il rispetto dell’interlocutore evitando la supponenza che caratterizza i “gotha” (di qualsivoglia categoria, nello specifico dell’architettura) dei quali siamo certi non voglia millantare l’esperienza. Colui che lavora con onestà, a servizio dell’Istituzione per la quale presta la propria opera e, soprattutto, a servizio dei cittadini, non ha davvero nulla di cui vergognarsi: screditarne in modo così sprezzante il lavoro, ci porta a pensare non ad una legittima espressione di pensiero ma ad un intervento volutamente distruttivo “casualmente” inserito nel preciso momento storico della nostra città. Distinti Saluti

Gianpiero Brunetti, sindaco – Racconigi

Piante sui nuovi argini del Maira e Mellea

Egregio Direttore,

non sono ancora terminati i lavori di costruzione dell’argine a forma di Y, a completamento delle opere di difesa dalle acque di Maira e Mellea a monte dell’abitato di Savigliano, ma già parecchi saviglianesi, nelle belle giornate dell’ultimo tiepido inverno, si sono visti passeggiare sul rilevato che è diventato una vera autostrada pedonale, frequentabile in ogni stagione da runners e semplici camminatori. Sport come jogging, nordic e fit walking trovano, su questo rilevato, una naturale pista che consente tra l’altro di vedere con un’altra prospettiva la campagna saviglianese fra Maira e Mellea, tutto in sicurezza lontani da automobili e biciclette, in un ambiente piatto e in bolla che ha come sfondo i massicci della Bisalta a sud e a ovest il Monviso.L’inserimento di qualche pianta di basso fusto o arbusto, nei posti ove ciò sia consentito e senza dare danno alle colture, e la collocazione di apposite indicazioni del tracciato, renderebbero più grazioso il percorso, avvicinando ulteriori persone al cammino e al silenzio, valori poco alla moda che aiutano a vivere e ad allontanarci per un po’ da rumori e consumismo, per fare quattro passi nella natura.

Giovanni Badino e Sergio Brero – Savigliano

Contrada delle Beccherie: una pessima immagine

Egregio Direttore,

invio la presente per comunicare quanto segue: vivo a Torino da anni ma spesso torno a Savigliano, città dove ho abitato per decenni e che amo particolarmente. Proprio in occasione di questi miei soggiorni ho avuto occasione di notare la situazione in cui versa l'Antica Contrada delle Beccherie, nel centro storico del paese. La via è sporca e costantemente invasa dalle auto in totale dispregio della segnaletica stradale tanto che spesso è difficile od impossibile il transito, mentre in più occasioni i mezzi di soccorso, le ambulanze chiamate per emergenze, non sono riuscite ad accedere alla strada. Preferisco non immaginare la situazione che si verrebbe a verificare in caso di un incendio... Ritengo che tale stato in cui versa la strada, oltre a rappresentare un pericolo per le ragioni sopra riportate, costituisca una pessima immagine del paese agli occhi dei turisti che accedono per vedere la facciata di Palazzo Cravetta, finendo per trovarsi nel mezzo di una moltitudine di auto posteggiate senza alcun ordine, rispetto della normativa e senso di civiltà. Confido nei mezzi e nelle competenze del Comune per risolvere questo problema (soprattutto in relazione alle difficoltà di accesso da parte dei mezzi di soccorso), con le modalità che verranno ritenute più adeguate (rispetto della segnaletica esistente, delimitazione delle aree di parcheggio, apposizione di dissuasori nelle zone in cui è vietato lasciare l'auto) e colgo l'occasione per porgere i più Cordiali saluti,

Stefano Massè – Torino

Pronto Soccorso: una medaglia su ogni camice

Riceviamo e pubblichiamo:

Buongiorno a tutti. Ho pensato di scrivere questo mio pensiero a favore e raccontarvi ciò che ho vissuto. Ho passato quasi una settimana andando su e giù al Pronto Soccorso di Savigliano. Ora posso raccontarvi che, non sono stata bene, tanto da dover correre al Pronto e capire cosa non andava in me. Nonostante le attese, lunghe attese, la prima volta ho aspettato otto ore, seduta con il dolore, vi posso garantire che non importa... perché alla fine, mi hanno fatto tutti i controlli, e in questi giorni che ho passato ho potuto constatare il ritmo con cui lavorano ogni giorno medici, infermieri, Oss... Ogni giorno, da quello che ho potuto constatare circa 300 persone passano da lì e usufruiscono di questo servizio. Chi per un motivo , chi per un altro, ogni paziente viene visto con cura, sicuramente con tempi lunghi, ma con le poche sale a disposizione, fanno del loro meglio, e cercano di aiutare chi è malato, chiunque abbia bisogno, senza distinzione. Ovviamente curando prima chi è più grave. Un encomio di professionalità e gentilezza lo farei al dottor Manestar Andrew, che con efficienza, buon cuore e professionalità, mi ha fatto capire quanto tenga ai pazienti che vengono sottoposti al suo controllo. Ovviamente si tratta di un lavoro di squadra lungo ed estenuante per tutti quelli che lavorano in questo reparto, dove apporrei una medaglia al valore su ogni camice. Le persone si lamentano di non passare subito, ovvio, ma dietro questa lunga attesa, dietro le quinte, c'è un lungo lavoro, dove la vita di ogni persona vale, da ovunque tu provenga. Un lavoro estenuante e continuo, dove ognuno di loro sa bene che non deve sbagliare. Non gli é permesso. Siamo abituati a lamentarci ma dimentichiamo che abbiamo un privilegio, quello di poter andare in un posto dove se veramente non stai bene vieni aiutato in modo gratuito. Pochi paesi posso vantare questo privilegio. Vedendo l'affluenza continua, di così di tante persone, ti rendi conto di quanto siamo fortunati, quindi dico e penso, se hai male, veramente male, aspetta con pazienza al Pronto Soccorso. Perché mentre tu sei seduto loro stanno correndo per aiutare altre vite e fare il loro lavoro. Complimenti a tutto il personale del Pronto Soccorso dell'ospedale di Savigliano e grazie di cuore.

Rosella Usai - Castelletto Stura

Associazione SS. Annunziata grazie a chi donerà

Egregio Direttore,

Le chiederei uno spazio per commentare il bilancio dell'anno 2016 dell’Associazione che ho l'onore di presiedere. “Il 2016 è stato un anno doloroso per tutti noi, ma si deve guardare avanti e ripartire” Questo è stato il mio primo pensiero dopo l'approvazione del bilancio 2016 da parte dell'Assemblea dei Soci dell'Associazione Amici dell'Ospedale SS Annunziata Onlus. La relazione dello stato di salute dell'Associazione, che chiude con una situazione economica in attivo per € 67.061,66, evidenzia delle entrate da quote associative per € 11.750, contributo 5 x mille per € 30.956,47, donazione da Enti, Privati, Fondazioni bancarie per € 96.733 e proventi da eventi organizzati e da sponsorizzazioni per € 28.580,74. Il dato più importante delle uscite riguarda l'acquisto di attrezzature e apparecchiature consegnate e già utilizzate dall'Ospedale SS. Annunziata per € 166.770, borse di studio per giovani medici che prestano la loro opera in senologia e urologia per € 26.040, spese per pubblicità, organizzazione di concerti ed eventi sportivi per € 12.611,87, tasse e tributi per € 7.483,42. In chiusura le spese di cancelleria, affitto, postali, bolli per € 2.576,93. Una considerazione molto importante, che vorrei evidenziare, è che le così dette “spese di gestione” assorbono poco più dell'1% di quanto incassato. Il restante 99% viene speso per raggiungere gli scopi che l'Associazione si è prefissata: l'adeguamento dei macchinari e delle attrezzature in dotazione all'Ospedale SS. Annunziata di Savigliano. Si riparte. Aiutaci ad aiutare. Grazie a chi ha donato, grazie a chi donerà, grazie a chi ha già firmato per il 5xmille, grazie a chi firmerà. Remigio Galletto.

Presidente Associazione Amici dell'Ospedale SS Annunziata Onlus – Savigliano

Madonna del Pilone rimane senza la chiesa

Carissimo direttore,

la nostra frazione è molto scossa dalla notizia che la nostra parrocchia Maria Madre della Chiesa di Madonna del Pilone e Boschetto è stata sopressa. La notizia l'abbiamo appresa dai giornali.Questa è l'immagine della Chiesa in cui viviamo, sinceramente non mi riconosco più, capisco perchè tanta gente ha abbandonato la Chiesa. E pensare che Papa Francesco invita i pastori ad avere odore delle pecore invece noi tali notizie le sappiamo dai giornali e non da loro. Venerdì mattina, dopo aver appreso la notizia, chiedo spiegazioni al parroco e mi è stato detto che le parrocchie sotto i 400 abitanti erano state sopresse, ribadisco che la nostra parrocchia dal 1986 era stata unita a quella del Boschetto e insieme conta 650 anime. Con molta sorpresa non mi ha saputo rispondere. Il Parroco mi ha tranquilizzato dicendomi che la messa, finchè si può, sarà lasciata, ma le funzioni importanti non si faranno più. è la solita storia che si ripete nella nostra borgata, prima le scuole, poi i seggi elettorali, poi il tentativo di chiudere la stazione, e per ultimo chiusura della parrocchia. Siamo solo mumeri, il buon senso non esiste. Nessuno tiene conto che la nostra parrocchia negli ultimi 70 anni ha dato alla chiesa oltre 20 vocazioni. Non conosco una parrocchia che negli ultimi 5 anni ha dato due “vocazioni”, infatti sebbene da oltre 23 anni non ci sia il parroco residente, c'è un giovane in seminario al 4° anno di teologia e una giovane che ha ottobre a preso i primi voti per entrare nella Comunità Città dei ragazzi di Cuneo. è vero che c'è scarsità di preti ma nella nostra parrocchia ci sono tanti volontari che fanno trovare ai preti che vengono a celebrare tutto posto. Necessita solo che il prete dedichi al massimo 3 ore la settimana per le funzioni; mi sembra di non chiedere tanto. La nostra parrocchia é situata al confine di quattro comuni e raccoglie le realtà rurali di quattro frazioni, dall'oratorio, dall'asilo, dalle funzioni religiose, chiudendo vorrebbe far scomparire tutto. A nome di tutti i frazionisti faccio appello alle autorità locali; al nostro parroco che ci dia una mano per un eventuale ripensamento. Tanti in parrocchia cominciano a mormorare che le intenzioni delle messe le porteranno altrove e che l’8 per mille destinato alla chiesa cattolica lo destineranno altrove. Un parrocchiano molto deluso,

Osvaldo Abrate (Presidente dell'asilo) - Fraz. Madonna del Pilone

Il prezioso lavoro che viene svolto all’asilo Peter Pan

Riceviamo e pubblichiamo:

Siamo un gruppo di genitori di bambini iscritti all’asilo nido comunale “Peter Pan”. Siamo preoccupati dalle voci che circolano sul futuro di questa, a nostro avviso, fondamentale istituzione saviglianese. Ci teniamo a dare la nostra testimonianza e a metterci a disposizione di tutte le forze politiche in campo per poter essere propositivi ma anche per capire quali sono i propositi e le intenzioni che muovono i candidati sindaco della nostra città in merito a politiche per la famiglia e politiche del lavoro, in questo caso strettamente connesse. Partendo però da alcuni presupposti: dal punto di vista dei genitori il nido è una struttura che funziona bene, dal punto di vista educativo ha meriti riconosciuti (probabilmente molto più fuori dai confini cittadini che internamente) e questo anche grazie alla professionalità delle persone che vi lavorano. Da quello che abbiamo potuto apprendere, il problema, sono i costi di gestione, primo fra tutti il costo del personale. A questo proposito ci teniamo a lanciare una sfida: e se il personale oltre che a essere il principale costo fosse anche la principale risorsa per questa (come per altre) struttura? Infatti la qualità del servizio offerto dipende indubbiamente dalla professionalità del personale che vi lavora, ma anche dalle condizioni di lavoro che l’attuale gestione garantisce. L’esperienza unita al continuo aggiornamento e alla eccezionale umanità di queste professioniste sono un valore. Non solo per i bimbi e le loro famiglie che in questi anni stanno frequentando il nido ma anche per tutte quelle che sono venute prima e per quelle, speriamo numerose, che verranno poi. Ma sono anche una risorsa preziosa per le educatrici alle prime esperienze che presso questa struttura lavorano, alle dipendenze di una cooperativa. Lavorare in un contesto ben organizzato e al fianco di colleghe dalla lunga esperienza permette loro di associare agli studi compiuti anche un bagaglio di esperienza fondamentale per la loro crescita professionale. Che poi, ahinoi, purtroppo andranno a spendere altrove, in quanto non assunte direttamente presso la struttura. Dati i nuovi scenari legislativi che svincolano i servizi sociali per l’infanzia dal patto di stabilità e la legge 107/15 delega “Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai 6 anni”, speriamo che la futura amministrazione comunale prenda in seria considerazione di potenziare il servizio, invece che continuare la riduzione del personale. Siamo convinti che troverà da parte di tutto il personale la collaborazione e l’entusiasmo necessari per fare progetti anche nel medio e lungo periodo. Noi come gruppo di genitori siamo a disposizione di chiunque possa aver bisogno della nostra collaborazione in un’ottica di visione lungimirante. Perché gli investimenti sui nostri figli sono investimenti per il futuro di Savigliano. La scuola di oggi forma i cittadini di domani. Da parte nostra lanciamo un appello a tutti i genitori i cui figli frequentano il nido: i pagamenti delle rette sono il nostro primo contributo per fare in modo che il nido viva e continui ad esistere. Chiediamo quindi ad ognuno di fare la propria parte per far si che, nel futuro, anche altri bambini abbiano le stesse opportunità che hanno i nostri figli.

Un gruppo di genitori – Savigliano

Anche in Italia la deriva verso l’eutanasia?

Riceviamo e pubblichiamo:

In queste settimane il Parlamento italiano sta discutendo la legge sulle DAT (Dichiarazioni anticipate di trattamento): una accelerazione nel dibattito parlamentare si è determinata sull’onda emotiva suscitato dal caso del DJ Fabo, che ha chiesto ed ottenuto in Svizzera (unico paese al mondo dove è possibile farlo) il suicidio assistito. Come sempre si usano casi estremi per suscitare consenso nell’opinione pubblica e forzare la mano al legislatore, utilizzando anche strumentalmente una confusione linguistica. Cosa c’è veramente in ballo in questa legge? Innanzitutto quella che Papa Francesco chiama la “cultura dello scarto”: ci sarebbero cioè delle vite non più meritevoli di essere vissute e quindi da interrompere prima del loro spegnersi naturale, in base ad una dichiarazione fatta dal malato magari molti anni prima, spesso in situazioni di assoluto benessere. Tra l’altro, quelle che inizialmente erano presentate come dichiarazioni (e quindi non vincolanti per il personale sanitario) si stanno trasformando (ecco qui la manipolazione del linguaggio) in disposizioni, che metteranno tutto il personale degli ospedali nella necessità di ottemperare alla volontà del paziente eliminando di fatto il secolare rapporto medico-paziente che da sempre è alla base di ogni percorso di diagnosi e cura. Tale obbligo potrebbe valere (se non verranno modificate le cose in corso d’opera) anche per le strutture sanitarie private il cui codice etico rifiutasse tali opzioni. Chissà cosa penserebbe il grande medico greco Ippocrate, fondatore della moderna medicina, che nel suo Giuramento alla base ancora oggi della professione diceva “non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un'iniziativa del genere”. Parole che sono state riprese anche nella versione più moderna dello stesso giuramento che impone al medico di giurare di “perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, … e di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente”. Parole riprese anche dal più recente Codice Deontologico dei Medici che afferma con chiarezza che “il Medico, anche su richiesta del paziente, non deve effettuare né favorire atti finalizzati a provocarne la morte” (Art. 17). Addirittura si potrà forse accelerare la morte di un paziente privandolo di idratazione ed alimentazione, cioè delle più elementari forme di sollievo per una persona sofferente. Ci sono naturalmente nella proposta di legge (oltre all’obiezione di coscienza per i singoli operatori sanitari ed al diritto di ogni malato a rifiutare le cure) alcuni punti positivi che vanno sottolineati: il no all’accanimento terapeutico e la diffusione della terapia antalgica, in grado di alleviare con estrema efficacia le sofferenze dei malati: questi però sono atti medici ormai standardizzati che fanno parte di ogni trattamento sanitario, ben presenti nella coscienza di tutti gli operatori e per i quali non è necessaria una nuova normativa. Sono invece utilizzati per distrarre l’attenzione dal vero scopo dei promotori della legge: iniziare un percorso che porti ad introdurre anche in Italia l’eutanasia, cioè la soppressione dell’essere debole, malato, indifeso o senza possibilità di guarigione. Si chiuderebbe così purtroppo anche nel nostro paese un triste percorso, iniziato circa 40 anni fa con la legge sull’aborto: un percorso che ha trasformato, per usare la parole di San Giovanni Paolo II, i delitti in diritti, influendo anche sulla coscienza di molti e relegando all’ultimo posto tra i diritti umani quello senza il quale tutti gli altri non potrebbero sussistere: il diritto alla vita. Ecco perché è importante tenere alta l’attenzione sul tema ed operare, per quanto è nelle possibilità di ognuno, perché questa cultura della morte non si impossessi anche del nostro Paese.

Mario Campanella – Revello

“Le celebrazioni del XXV Aprile, mi rimane un dubbio”

Riceviamo e pubblichiamo:

Ogni anno, da oltre 40, costantemente, salvo impedimenti fisici, il 25 Aprile partecipo alla commemorazione dei caduti per la liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. L'ho sempre avvertito come un dovere, ho sempre ascoltato con egual rispetto le parole di commemorazione pronunciate dai più diversi oratori o dai sindaci di tutte le forze politiche che si sono succedute alla guida di Savigliano. Per me questo è anche un ricordo di mio padre, deportato in Germania per 23 lunghi mesi. Martedì 25 scorso, mentre ascoltavo i canti partigiani davanti all'arco di piazza Santarosa, dove furono assassinati Giuseppe Barberis e Aldo Chiarofonte, mi si è avvicinato un vecchio amico e mi ha detto con voce bassa, quasi sussurrato "Io c'ero quel 13 settembre 44, ero qui, avevo 11 anni, ero venuto in piazza per comprare il pane. I fascisti avevano chiuso improvvisamente la piazza e ci avevano radunati davanti all'arco per costringerci ad assistere alla fucilazione. Quando al plotone d'esecuzione fu ordinato di prendere la mira, reclinai la testa da una parte per non vedere, ma una camicia nera mi intimò di guardare; dovevo imparare". Mentre ascoltavo queste parole, osservavo le persone disposte davanti all'arco e non ho potuto fare a meno di notare un folto gruppo di esponenti di una determinata forza politica. La cosa non avrebbe dovuto che farmi piacere, ma mi sono immediatamente chiesto “Come mai? è la prima volta che li vedo". A pensare male mi è venuto dal dire “partecipano alle amministrative, vogliono farsi un po’ di propaganda, alla faccia dei valori del 25 aprile". Poi però mi son anche detto “nella vita non è mai troppo tardi per capire, chissà...". Resto col dubbio, ma in me sento che prevale l'idea che la verità stia nella prima delle due ipotesi.

Bruno Gosmar – Savigliano

L’appello M5S: salviamo la polizia postale di Cuneo!

Riceviamo e pubblichiamo:

Abbiamo depositato interrogazione al Ministro dell'Interno in merito alla notizia riportata sui principali quotidiani locali secondo cui nella bozza di riordino della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni diffusa dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza in Piemonte sarebbe previsto solo il mantenimento degli uffici di Torino e Novara con la conseguente chiusura del dipartimento di Cuneo. Più in generale tale bozza prevederebbe il mantenimento di un solo Ufficio nei Capoluoghi di Regione e la chiusura di circa 50 Sezioni Provinciali (dalle 80 attuali) con il conseguente quasi dimezzamento dell’organico. è noto come il personale della Polizia Postale sia altamente specializzato ed i suoi compiti spazino dalla lotta ai reati informatici e telematici, al contrasto alla pedopornografia e del terrorismo, nonché a fronteggiare lo spregevole fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, materie queste assegnate in via prioritaria per legge, e per taluni aspetti di competenza esclusiva, a questa Specialità della Polizia di Stato. Inoltre proprio la sua presenza capillare sul territorio, attraverso una ramificazione provinciale, è risultata essere in questi anni un modello vincente, consentendo di conseguire numerosi risultati positivi, riconosciuti sia a livello nazionale che internazionale, nei confronti di una dilagante criminalità. La chiusura del dipartimento di Cuneo è inaccettabile poiché è evidente come il taglio di uffici e di personale della Polizia Postale si riverbererà sicuramente sulla sicurezza dei cittadini. Abbiamo chiesto quindi al Ministro se condivida tali scelte e se intenda prendere provvedimenti per modificare la bozza di riordino degli uffici della Polizia Postale diffusa dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Vigileremo sulla questione e faremo di tutto per salvare il dipartimento cuneese.

Fabiana Dadone - deputata M5S

Mauro Campo - consigliere regionale M5S

Manuele Isoardi - candidato Sindaco M5S per Cuneo

Il lavoro, le difficoltà per gli over 50

Riceviamo e pubblichiamo:

In questo difficile momento del mondo del lavoro il disoccupato è davvero lontano da quella inclusione sociale che in tempo di crisi dovrebbe essere appianata con politiche di redistribuzione del lavoro ma che invece viene disorientata attraverso l’opinione pubblica con “effetti annuncio” il più delle volte ben lontani dall’intento, ma utili solo ai fini propagandistici per far finta di far qualcosa mentre tutto rimane come prima se non peggio. Mi riferisco a queste lunghe e ripetute parabole di valutazione del lavoratore attraverso forme legali (stage, tirocini) ma assenti da contribuzione previdenziale che ormai imperano sul mercato del lavoro molte di queste susseguono a lunghi corsi di formazione importanti per la riqualificazione professionale ma che non fruttano alcun reddito in assenza di un ammortizzatore sociale. Queste basi se vengono poi tradotte su un lavoratore over 50 segnano un progressivo allontanamento dell’entrata in pensione nonostante lunghi anni di contribuzione, in poche parole siamo ben oltre alla sempre citata Riforma Fornero ma nessuno dice nulla. In queste condizioni per una generazione over 50 il rischio è quello di non poter più accedere alla pensione se non in quella di anzianità oppure accedervi solo con la salata contribuzione volontaria con cifre economiche impressionanti per chi è vicino all’uscita pensionistica. Non voglio assolutamente mettere in discussione l’importanza di qualsiasi forma di politica attiva al lavoro ma solo come questa viene usata e le modalità di uso nei confronti dell’età anagrafica. Dietro alle belle parole come “buoni servizio” oppure “assegno di ricollocazione” in voga in questo periodo per allietare il ben pensare dell’opinione pubblica gran parte del benefit ritorna solo al mondo che si occupa del disoccupato (consorzio, agenzie formative) ma il sofferente, tanto più se in avanzata età, rischia di essere “superformato e superiqualificato” ma nell’ipotesi migliore con in tasca un misero stipendio per alcuni mesi e senza contributi previdenziali per lungo tempo oppure neppure sentito. Il disoccupato può benissimo essere valutato con brevi contratti a termine ma con la presenza della contribuzione previdenziale. In questo modo stiamo solo aprendo una nuova modalità precaria nel mondo del lavoro che oggi non permetterà alla mia generazione di andare in pensione con i contributi ma domani in assenza di gettito previdenziale il problema si ripresenterà sui giovani. Non vorrei che a lungo andare anche questo diventi un filone per intercettare denaro sulla gente che soffre e determinare progressivamente l’entrata in pensione solo attraverso l’anzianità e non la contribuzione. Speriamo in bene nelle prossime elezioni amministrative in cui mi auguro e auguro a tutte le persone che si trovano nelle mie condizioni si ritorni nuovamente a parlare sul territorio e con efficacia dei problemi del mondo del lavoro e dell’inclusione sociale di molte persone che da tempo soffrono questa ipocrita indifferenza del dire senza fare nulla.

Luciano Lovera – Savigliano

Caramagna, “Le epurazioni alla casa di riposo”

Egregio Direttore, le rubo un po’ di tempo e di spazio per fare alcune riflessioni in merito al pezzo pubblicato sul Corriere del 26 aprile, riguardante i “cambi al vertice” della Casa di Riposo di Caramagna Piemonte. So di toccare un tasto delicato e controverso, usato già in campagna elettorale nel 2016, che ha suscitato non poche polemiche relative ad un più o meno presunto clima negativo venutosi a creare nella struttura. Volevo puntualizzare che, in realtà, i cambi sono avvenuti già diversi mesi fa, in quanto l’ex presidente Baravalle ha rassegnato le dimissioni a fine novembre 2016, con decorrenza dal 1 gennaio 2017 ed è stato sostituito dal sig. Blua, con provvedimento del Sindaco del 14 gennaio 2017. Personalmente sono stata amministratrice della Casa di Riposo, proposta dai Consiglieri comunali della lista di opposizione, dal 1 luglio 2016 al 28 gennaio 2017, data in cui ho volontariamente rassegnato le dimissioni, con decorrenza immediata, per motivazioni relative ad una divergente visione delle strategie gestionali con i colleghi amministratori. Purtroppo non sono stati mesi facili; fin dal primo Consiglio di Amministrazione, l’impronta politica è stata subito evidente e mi è stato fatto presente molto apertamente che io ero la minoranza e i numeri erano palesi: quattro a uno; per questo motivo, pur rendendomi disponibile a collaborare, sono stata messa in un angolo e spesso nemmeno invitata alle riunioni. L’idea era di un’“epurazione” di parte del personale non gradito alla nuova amministrazione, per cercare, a detta loro, di eliminare il famoso clima negativo. Basti pensare che da luglio ad ora, hanno dovuto lasciare la struttura il direttore sanitario, la psicologa, il fisioterapista ed in ultimo la direttrice. Inutile dire che non ho condiviso questa scelta, per diversi motivi, non ultimo la destabilizzazione che tali cambi dell’equipe medica, potevano avere sugli ospiti. In questi mesi, comunque, frequentando la struttura quasi quotidianamente, ho avuto modo di conoscere il personale, i volontari e gli ospiti della Casa di Riposo. Ho incontrato persone competenti, collaborative e disponibili, che svolgono con passione un lavoro non facile sia fisicamente che psicologicamente, persone che mi hanno aiutato con professionalità a conoscere la realtà della struttura. E se è vero che ci sono problemi, come d’altra parte in ogni realtà lavorativa, c’è anche molta positività e solidarietà. Per cui, dopo aver cercato di portare avanti con serietà le mie idee e convinzioni come amministratrice, ho ritenuto doverose le mie dimissioni, per non continuare ad avallare decisioni imposte numericamente, che non condividevo e che a mio parere non erano tese a costruire un ambiente sereno, anche nel rispetto di quelle che sono state la volontà del fondatore di questo ente, Don Pietro Pignata che nel 1870 ha sacrificato la sua vita e gli averi per fondare un luogo protetto, dove le persone anziane di Caramagna potessero, con dignità e serenità, trascorrere la fine della loro vita. Da 150 anni la nostra Casa di Riposo accoglie e si prende cura degli anziani di Caramagna e non, per cui voglio augurarmi che non bastino un po’ di propaganda politica negativa e qualche “cambio al vertice ” per gettare fango su una struttura da sempre solida e amministrata, fino ad ora, per tutti questi anni, con buon senso e cuore.

Maria Giovanna Tesio – Caramagna

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