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Al direttore

«Un grazie a Cussa per gli argini sul Mellea»

Riceviamo e pubblichiamo

Sono un abitante di Borgo Marene ed in particolare di Via Don Benso. Volevo ringraziare pubblicamente, assieme alla mia famiglia, l’ex sindaco Claudio Cussa per i lavori di messa in sicurezza del torrente Mellea. In particolare durante gli ultimi eventi atmosferici dello scorso novembre si è potuto rilevare l’efficacia delle opere realizzate. Grazie alla determinazione e alla costanza di Cussa e dei suoi collaboratori, che a suo tempo resero possibile la realizzazione delle opere, ora siamo più sicuri e protetti.

Alessandro Ariaudo - Savigliano

«Il problema della Memoria è quanto mai attuale»

Gentile Direttore,

sento la necessità di chiedere spazio per provare a sviluppare una riflessione a margine della giornata della memoria che si celebra il 27 gennaio di ogni anno, dal 2005. In merito possiamo che essere tutti (?) concordi e fare tutto e il contrario di tutto per celebrare gli eventi passati ma il problema della memoria resta, con certezza, rilevante a tutti i livelli. E dicendo, a tutti livelli, mi riferisco ai macro fatti, che si celebrano in questi giorni, ma anche ai micro fatti di cui è costellata la nostra quotidianità. In merito ai macro fatti mi pare evidente che queste modalità non funzionano in alcun modo; forse, ma non potevo essere presente, può essere stato utile l’incontro milanese degli studenti con la splendida senatrice Liliana Segre, personalità indiscutibilmente di alto livello, ma l'ipocrisia che serpeggia da sempre in questo paese e in Europa è cosa ben grave e troppo spesso sottaciuta. Mi riferisco al numero rilevantissimo di ebrei che scappano nell'unico stato democratico che può accoglierli, Israele, perché l'antisemitismo e l'antisionismo è, da sempre, argomento delle destre e delle sinistre non solo italiane e qualche “forza” politica, nel tempo, è pure diventata, ipocritamente, flaccida sostenitrice dello Stato di Israele. Se osserviamo il quadro geopolitico, attenendoci anche soltanto all'Europa, dai confini ex-sovietici alla Polonia e Ungheria (dove l’omofobia e non soltanto quella diventano prassi autorizzate). L'antidemocrazia sta divampando e siamo in mano a governi, soprattutto quello italiano (precedente e attuale, perché sono sostanzialmente identici) di una pochezza miserevole e del resto i nuovi perseguitati sono ospiti nei lager libici, con buona pace delle (in)coscienze europee, incapaci di affrontare l'inevitabile e ineluttabile fenomeno migratorio che dovremmo solo saper governare, non tanto per “inutile buonismo”, quanto per necessità, essendo noi un paese a crescita zero sia anagraficamente sia economicamente parlando. E invece tutto questo non avviene in alcun modo e siamo sempre più sull'orlo di un precipizio con un analfabetismo funzionale ed economico che fa prevalere le logiche del guardare le cose fino al giorno successivo, senza alcuna capacità di guardare oltre, altrove e verso nuovi lidi. Credo poco a questo celebrare le cose passate perché il presente è gravido di crimini contro l'umanità e i totalitarismi non sono piovuti dal cielo. L'uomo non è buono, al massimo può diventarlo; ma poi non è sufficiente essere buoni, occorre anche essere visionari e sviluppare altro per non vivere eterni ritorni. Tutto questo vale per le “giornate della memoria” come quelle per la legalità, sempre più concreti miraggi in un mare d’oblio.

Marco Filippa – Savigliano

«La libertà non è un regalo dobbiamo ricordarlo»

Gentile direttore,

“Qui c'è un ebreo”, una scritta in tedesco, nera, ostile e minacciosa sopra una porta di un'abitazione di Mondovì è solo l'ultimo sfregio ad una giornata della Memoria i cui valori spesso passano in secondo piano quasi si trattasse di una ricorrenza folcloristica. Si dimentica troppe volte che l'anima nera del nazifascismo è ancora viva e vegeta e serpeggia in molte società europee e mondiali. Da un'altra parte ignoranza e accondiscendenza di chi non si vuole esporre fanno sì che certe cose vengano tollerate. Ringrazio il cielo di aver avuto un padre che ha trasmesso ai suoi figli la sua esperienza di giovane deportato nei lager e soprattutto la capacità di distinguere tra le varie azioni dell'uomo e l'onestà nell'esprimere convincimenti e giudizi. La libertà non è un regalo ma occorre quotidianamente vigilare affinché ciò che è stato non si ripeta. Lo dobbiamo, come società civile a milioni di persone che durante il corso degli anni più bui della storia umana sono stati privati di ogni diritto oltre che della vita.

Michelangelo Banchio – Racconigi

«Poche proposte per i giovani parrocchiani»

Egregio direttore,

faccio riferimento a una lettera pubblicata dal “Corriere” dell’11 dicembre da una mamma che esordiva così “Adolescenti racconigesi, nessuno se ne interessa più” e la condivido e la sostengo in pieno. Ho vissuto come bambina, come adolescente, come mamma e ora come nonna le esperienze parrocchiali. Tutte tendevano ad accogliere, educare e collaborare con le famiglie trasmettendo il messaggio cristiano. Negli anni erano sorte molte associazioni con finalità di catechesi e di divertimento soprattutto per i giovani, gestite da volontari che avevano l’unica finalità di allontanare i ragazzi dalla strada e di evitare i bagordi del sabato sera, persone che godevano della fiducia della comunità. Di recente tutte queste associazioni si sono sciolte e sono state spazzate via dal “vento” del rinnovamento…. Il vecchio parroco, che avrebbe potuto collaborare, di fatto non è più “considerato”. Ora i parrocchiani sono alquanto disorientati dalla carenza di proposte per i giovani e preoccupati per la loro parrocchia. Scrivo “loro” perché sono convinta che non esista parrocchia se non c’è una comunità che condivide i valori cristiani.

Lodovica Olivero - Racconigi

«Gli assassini di Tobagi erano rossi, non neri»

Gentile Direttore, ho avuto modo di leggere sui giornali locali gli articoli riguardo la presentazione del libro di Benedetta Tobagi sulla strage di Piazza Fontana. Benedetta è figlia di Walter Tobagi, assassinato dalle Brigate rosse. In entrambi gli articoli, però, il padre viene definito semplicemente come vittima di un non meglio identificato “terrorismo”. Lungi da me l’idea di fare le pulci ai giornalisti, ma in questo caso la precisazione si rende necessaria in quanto nel libro si parla di un attentato che richiama la memoria collettiva al terrorismo nero, e una definizione incompleta potrebbe indurre il lettore a pensare che gli assassini di Tobagi fossero fascisti mentre in realtà erano comunisti. Grazie per l’attenzione.

Maurizio Occelli – Savigliano

 

Data la notorietà dell’assassinio Tobagi non credevo potessero sorgere di questi dubbi. Accolgo volentieri la sua precisazione, estendendola a tutti i nostri lettori.

Il direttore

«Mi sento prigioniero, datemi una mano»

Gentile direttore,

approfitto ancora dello spazio che mi concede per rinnovare l’appello che avevo lanciato sulle pagine del suo giornale quasi un anno fa (“Un aiuto per essere indipendente”, 24 luglio ’19). Come ricorda, dopo una brutta infezione, sono stato dichiarato invalido al 50%, mi è stata amputata la gamba (poco sotto il ginocchio). Ora mi sento prigioniero in casa mia, perché non posso muovermi. A causa dell’amputazione, infatti, posso soltanto guidare un’auto con acceleratore a sinistra o al volante. Grazie alla generosità di alcuni sono riuscito a riadattarne una, ma purtroppo non è adatta alle mie esigenze. Non ho mai chiesto nulla per me, ma non mi vergogno a dire che in questo momento non ce la faccio. Poter tornare a muovermi, a spostarmi, sarebbe una bellissima conquista. Chi volesse più informazioni o volesse aiutarmi può mettersi in contatto con il Consorzio Monviso Solidale, con gli uffici degli assistenti sociali di Cavallermaggiore (0172 / 389016; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ). Grazie a tutti per la vostra sensibilità.

Tomaso Vada – Villanova Solaro

«Attraversamento pericoloso, il Comune intervenga»

Egregio direttore,

La ringrazio per avermi accolta nella sua rubrica per segnalare quello che a mio avviso reputo un problema importante legato al tema sulla sicurezza stradale nella zona di via Bisalta/ angolo Via Gozzano, ovvero l’attraversamento della “pianca”. Il problema riguarda in particolare i pedoni che devono attraversare quel tratto di strada. Nonostante sia ben segnalato e illuminato di sera, molti automobilisti passano velocemente credendo forse di essere ad Indianapolis, altri si fermano all’ultimo minuto con il rischio di essere tamponati da chi li segue (cosa peraltro già accaduta), mentre gli autocarri con carichi pesanti molte volte non si fermano. Non dimentichiamo che un pedone ha perso la vita in quel punto…. L’attraversamento è molto frequentato; ci sono i ragazzi che vanno a scuola, le signore con i loro carrettini che vanno “in paese” per fare la spesa, chi si muove per andare a lavoro, chi semplicemente va a passeggiare lungo il Maira. Ultimo episodio la scorsa notte di Natale quando una vettura ha distrutto le barriere di sicurezza della penisola al centro della strada che, oltre ad essere sparpagliate sulla carreggiata, sono finite in parte all’inizio del ponticello. Fortunatamente in quel momento nessun pedone stava transitando lungo il tratto. Anni fa quando si parlava di rifare gli argini lungo il Maira, la vecchia Amministrazione comunale aveva ipotizzato la costruzione di una passerella aerea che avrebbe risolto alla fonte i problemi. Si parla continuamente di sicurezza stradale e mi piacerebbe che anche la nostra attuale Giunta comunale prendesse a cuore un problema decisamente sentito da chi come me abita nella zona al di là del Maira, peraltro molto popolata, e che ogni giorno deve attraversare quel tratto di strada.

Maria Semeraro - Savigliano

«Servono investimenti alla stazione ferroviaria»

Egregio direttore,

gli scorsi mesi sono apparsi sui giornali locali alcuni articoli riguardanti la nostra stazione ferroviaria. Ultimo in ordine di tempo, ma non di importanza, la scarsissima accessibilità. Una persona con disabilità motoria, un anziano con valigie pesanti non hanno la possibilità di accedere autonomamente! A questo si aggiunge il sottodimensionamento del sottopassaggio rispetto al flusso di persone, con tra l’altro flussi in entrata e in uscita in controcorrente che creano frequenti blocchi-intasamenti. Probabilmente qualche valutazione di ristrutturazione è già stata fatta, ma cosa aspettiamo a spingere per migliorare il sottopasso o affiancare un sovrapassaggio in modo da poter separare il flusso delle partenze da quello degli arrivi? A creare una o due infrastrutture (montascale, ascensore)? Accoppiando i tornelli anti-intrusione per mitigare la peggiorante situazione sociale sui treni (passeggeri scrocconi, discussioni con capotreno-controllori, bici abusive messe a caso negli atri). Aggiungo: elettrificazione Savigliano-Saluzzo, uguale utopia al di là delle italiche possibilità? È chiaro che si tratta di spese, ma stiamo parlando di investimenti che ricadranno come migliore attrattività della nostra città e risparmio energetico-economico. La qualità della vita non conta? È importante solo il capitale immobilizzato in banca? Davvero ci meritiamo così poco? Grazie per l’ospitalità P.S: La Pianura Padana anche, e soprattutto, a causa dell’eccessiva mobilità privata presenta la qualità dell’aria tra le “peggiori” d’Europa. In questi giorni con il blocco del traffico a Torino sembra di rinascere, di respirare un’aria nuova.

Franco Galvagno - Savigliano

«Cantieri per over 58, un’occasione sprecata»

Egregio direttore,

ritorno sul tema evidenziato alcune settimane fa che nell’indifferenza generale ha lasciato dietro il quesito dell’oneroso costo dichiarato dal sindaco per l’attivazione dei progetti. I dati giunti dai vari uffici che si occupano dei “Cantieri di lavoro over 58” trapela che le indennità di cantiere vengono erogate direttamente dall’Inps e i contributi previdenziali anticipati dall’ente e poi rimborsati dalla Regione e per il Comune resta l’onere dell’attivazione Inail + Rc. Un costo non facile da stimare in quanto ogni progetto può variare in base al tipo di prestazione lavorativa e/o dal numero di cantieristi coinvolti nel progetto, ma che nell’insieme avrebbe dovuto aggirarsi all’incirca attorno ai cento euro annuali a persona coinvolta o poco più in caso di copertura assicurativa più rilevante. Su questo potrebbe intervenire lo stesso sindaco a confermare o rettificare tale impegno. Le aree di intervento in cui potevano essere attivati i cantieri di lavoro erano servizi di notevole rilevanza sociale, compresi i servizi alle persone oppure alla valorizzazione del patrimonio pubblico, nell’ambito dei beni culturali, nel campo del turismo. Quanti siano i disoccupati over 58 nel Comune di Savigliano è un dato che potrebbe stilare il Centro per l’Impiego, ma il fatto grave è l’indifferenza nel non aver impiegato un solo centesimo verso una generazione di disoccupati che da tempo è invisibile per la collettività. Richiamerei nella discussione anche l’intero Consiglio comunale perché in tempi di coperta corta l’economia che rimane in eccedenza andrebbe distribuita con più attenzione non lasciando indietro i contribuenti e le generazioni più in difficoltà che da anni portano il peso di un welfare inesistente almeno per loro. Stiamo parlando di persone che oltre le tasse, comprese quelle comunali, hanno versato molti anni di contributi previdenziali e che alla soglia della pensione non trovano più spiragli di entrata nel mondo del lavoro. Disoccupati over 58 senza un lavoro e senza un ammortizzatore sociale che non troveranno mai più un lavoro con i contributi previdenziali e che si vedono di volta in volta allungare la finestra di entrata in pensione pagando onerosi contributi volontari. I cantieri di lavoro over 58 servivano proprio a questo, garantire un supporto economico con relativo versamento contributivo alla fascia dei disoccupati più maturi prossimi alla pensione che da tempo non sono più considerati da nessuno.

Luciano Lovera - Savigliano

«Acli a fianco degli operai dell’ex Ilva e Mahle»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il 28 novembre, la Mahle, multinazionale tedesca della componentistica auto, su richiesta dei sindacati, ha accolto parzialmente la richiesta di ritirare la procedure di licenziamento legate alla chiusura della produzione dei siti di La Loggia e di Saluzzo. Una sospensione di 60 giorni, per trovare altre soluzioni industriali e dare un futuro ai 453 lavoratori complessivi, dei quali 240 a La Loggia e 213 a Saluzzo, oltre a una decina di dipendenti di ditte esterne (mensa e pulizie). A un mese e mezzo dall’accordo, non ci sono notizie positive riguardanti la soluzione del problema e la multinazionale, che aveva preannunciato l'intenzione di trasferire la produzione in Polonia, collegando la decisione al drastico calo di motori diesel, non ha ancora dato risposte esaurienti. Recentemente è stata inoltrata dai sindacati una nuova richiesta di incontro ministeriale, inoltre è stato indetto un presidio in piazza Castello a Torino di fronte alla sede della Regione, per sollecitare un sostegno forte nei prossimi confronti. Anche la crisi dell’Ilva di Taranto, uno stabilimento geograficamente lontano, ma che può creare forti ripercussioni per il Piemonte e, in particolare, l’Ilva di Novi Ligure (800 lavoratori) e di Racconigi (200), è tutt’altro che risolta e continua a preoccupare famiglie e comunità. Le Acli provinciali di Cuneo seguono con preoccupazione le vicende di queste due aziende e, richiamando l’importanza fondamentale del lavoro per garantire la dignità personale e famigliare. Esprimono forte vicinanza ai lavoratori coinvolti nella crisi, in questo momento di grande incertezza; auspicano che i manager tedeschi Mahle tornino definitivamente sulla decisione assunta, ritirando i licenziamenti e che la situazione dell’Ilva di Taranto si risolva favorevolmente; chiedono alle istituzioni: Provincia, Regione e Governo, di tutelare i lavoratori, assumendosi la responsabilità di intervenire, mettendo in campo tutti gli strumenti utili a risolvere la situazione; sollecitano il Governo a promuovere una legislazione in grado di impedire alle multinazionali straniere di delocalizzare in altri Paesi le produzioni per tanti anni realizzate in Italia.

La presidenza provinciale Acli Cuneo

«Segnaletica assente sui tornanti di Cherasco»

Egregio direttore,

vorrei far presente a chi di competenza un grave problema di sicurezza che riguarda la viabilità stradale. Nei giorni scorsi mi sono trovato a percorrere i due tornanti che da Roreto di Cherasco scendono verso la rotonda di Cherasco/ Pollenzo. Quei tornanti sono stati ampliati e “raddrizzati”. Ottimo lavoro ma ahimè incompleto... Manca la segnaletica orizzontale, i catarifrangenti sui guardrail, i cartelli che segnalino la presenza delle curve e manca totalmente qualunque tipo di illuminazione, per cui, anche per gli automobilisti della zona, risulta altamente pericoloso percorrere quel tratto di strada, soprattutto di notte e quando la zona è coperta dalla nebbia. Spero si provveda al più presto!

Giacomo Ballario - Fossano

«Gentilezza e professionalità al pronto soccorso»

Gentile Direttore, in seguito ad un mio incidente domestico, sono stata recentemente ricoverata al pronto soccorso dell’ospedale di Savigliano. Qui sono stata curata dai bravissimi infermieri e dal dottor Morello che con gentilezza, professionalità e solerzia si è prodigato a cucirmi eccellentemente la ferita in fronte che mi ero procurata con la mia caduta dalle scale. Nel ringraziarli tutti di cuore per la preziosa premura, vorrei allargare la mia gratitudine e stima anche al personale infermieristico del primo piano di Medicina del nosocomio saluzzese dove sono poi stata trasferita per una breve degenza.

Flavia Castello - Saluzzo

«Chiedete ai cuneesi dove vorrebbero l’ospedale»

Riceviamo e pubblichiamo:

Si parla, ormai da alcuni anni, della necessità di realizzare un nuovo ospedale unico, che incorpori le strutture oggi presenti al Santa Croce e al Carle. Le ipotesi presentate dalla stampa parlano di una indagine in corso su più siti che vanno dall’attuale localizzazione centrale alle posizioni periferiche. Posto che effettivamente la città necessiti di un nuovo ospedale, riteniamo che la scelta non possa che cadere sull’attuale area centrale che offre ancora opportunità di ampliamento (il giardino storico, che circondava l’edificio, dopo la realizzazione del blocco delle sale operatorie è stato completamente snaturato e non assolve più al suo ruolo di quinta verde attorno al nosocomio), ma soprattutto si trova in una posizione facilmente raggiungibile anche da chi abita fuori Cuneo grazie alla presenza della stazione ferroviaria a pochi passi. La presenza della ferrovia dovrebbe rappresentare il principale punto di forza per la scelta del sito. Con i cambiamenti climatici in corso sempre di più servirà un efficiente sistema ferroviario per gli spostamenti individuali. Il problema dei parcheggi auto, poi, non esiste. Già oggi è a disposizione il Movicentro, sottoutilizzato, e in futuro ci sarà anche la piazza Vittorio Veneto, prospettata a verde pubblico (potrà sostituire il verde dell’ospedale che non c’è più) e parcheggio sotterraneo. Una localizzazione fuori città, oltre ai problemi di mobilità, comporterà necessariamente un consumo di suolo che non possiamo più permetterci. Chiediamo quindi all’Amministrazione, alla quale spetta la scelta del sito, di favorire i cittadini, rispettando territorio e ambiente ed evitando un dannoso consumo di suolo.

Domenico Sanino, presidente Pro Natura Cuneo

Bruno Piacenza, presidente Legambiente Cuneo

«Gestione acqua pubblica non si rallenti il processo»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera del presidente della provincia Federico Borgna in risposta alle sollecitazioni del comitato cuneese Acqua Bene Comune:

Il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune mi sollecita riposte e prese di posizione sulla proposta di costituire due ambiti gestionali in provincia di Cuneo. Nella lunga lettera inviata ai mezzi di comunicazione si ricorda anche l’impegno finora profuso per rispondere coerentemente al voto referendario del 2011. È indubbio, e al di sopra di ogni sospetto, che la posizione assunta dal Comune di Cuneo in questo percorso sia stata lineare. Lo dimostra in modo inequivocabile la scelta di un assessorato all’acqua pubblica maturata nell’attuale tornata amministrativa. Altrettanto limpida è la posizione della Provincia, che nel settore idrico non dispone di competenze dirette, ma che partecipa alla Conferenza di Ambito con una percentuale significativa che nel voto si è sempre collocata a favore della gestione pubblica del servizio idrico. La Provincia, inoltre, detiene la maggioranza delle azioni dell’Acquedotto delle Langhe ed anche all’interno di questa società ha operato con la massima coerenza. Tutto ciò per ribadire comportamenti, azioni politiche, posizioni personali che non lasciano spazi né a dubbi, né a critiche. Ora, in una parte della provincia, si sta parlando di proporre due ambiti gestionali. Da quanto ne so, non si sta discutendo di un ambito gestito da società pubbliche e di un secondo affidato a privati. Il dibattito, per ora quasi carbonaro, è principalmente incentrato sulla difficoltà di far coincidere interessi e bisogni che oggettivamente sono contrastanti tra aree geografiche differenti e situazioni socio-economiche con dinamiche diverse. Sarebbe del tutto ingiusto e fuorviante porre oggi sul tavolo un confronto tra gestione pubblica e privata. Non credo che questo sia un argomento trattabile in questo contesto e in questo momento. Sarebbero fuorvianti forzature in una direzione o nell’opposta. Ritengo legittimo, in democrazia, che si metta in discussione da parte di Amministratori pubblici una scelta politica, ma questo va fatto nelle sedi adeguate e con forme istituzionalmente corrette. La Provincia non è stata ancora ufficialmente coinvolta, ma personalmente ritengo che la proposta si debba mantenere in limiti che vorrei definire geografici. Non trovo scandaloso che se ne parli. È diritto dei cittadini e degli amministratori avanzare proposte, discuterle, portarle all’attenzione della pubblica opinione. Il tutto all'interno di percorsi corretti e ben definiti. La gestione del servizio idrico - sottolineo il termine gestione per non creare confusione - è un fatto prettamente industriale che richiede certezze e prospettive temporali di lungo periodo, perché vive di finanziamenti per la realizzazione delle opere e per la manutenzione di reti ed impianti che richiedono ingenti investimenti. Non può essere sottoposta a rallentamenti o incertezze. Ed allora, affiancandomi alla richiesta di franchezza nei comportamenti che proviene dal Comitato Cuneese Acqua Bene Comune, faccio anche io una richiesta. La Regione, che è l'Ente competente nella definizione degli ambiti territoriali, affronti nel breve periodo la questione. Gli eventuali proponenti affinino una proposta concreta sulla quale misurarsi democraticamente e negli ambiti previsti dalle leggi. L’unico rischio, assolutamente da evitare, è che questo spettro che si aggira sulla Provincia, serva a rallentare i processi gestionali in corso e a mettere a repentaglio la vita tecnica di impianti e reti che forniscono un bene indispensabile alla vita umana ed all'economia provinciale.

Federico Borgna, pres. della Provincia e sindaco di Cuneo

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