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Al direttore

«Interveniamo prima che qualcuno si faccia male»

Gentile direttore,

faccio riferimento al suo articolo apparso sul suo giornale dal titolo “Questo è il nostro biglietto da visita”, per cui la ringrazio personalmente. Mi unisco con molto piacere a questo appello. Dalle foto che allego, si può notare come ci siano altre zone di Savigliano estremamente bisognose di interventi non solo per lo stato estetico, ma anche per la sicurezza dei cittadini. Percorrendo i portici di Via Beggiami ho raccolto personalmente un calcinaccio di 15/20 centimetri, caduto dal soffitto, che avrebbe potuto ferire qualche passante. Per la cronaca il calcinaccio al mio ritorno era sparito, prontamente rimosso! I portici di Via Cravetta non sono certo in uno stato migliore sia per estetica che per la sicurezza. Le foto parlano da sole. Ci sarebbe bisogno di un intervento immediato, sia che si tratti di immobili comunali che privati. La nostra città è un gioiellino che andrebbe valorizzato. Chissà se questi nostri appelli verranno raccolti, nel frattempo auguriamoci che qualche calcinaccio non ferisca qualcuno.

Silvana Barbero Amati – Savigliano

«Cussa ha affrontato con dignità il processo»

Gentile direttore,

Siamo il gruppo di amici storici del nostro ex-sindaco Claudio Cussa. In questi giorni si è concluso il processo che lo vedeva imputato. Purtroppo è andata come sappiamo. E ce ne dispiace molto. Con queste poche righe noi vogliamo solamente ribadire la nostra vicinanza a quello che è prima di tutto un carissimo amico e poi, a prescindere dalla sentenza, un onesto cittadino che non ha mai messo in primo piano i suoi interessi. Conoscendo Claudio ormai da vari lustri abbiamo sempre apprezzato il modo, tipico e man mano più maturo, con cui ha affrontato le strade che sceglieva di intraprendere. A partire dai gruppi parrocchiali, all’impegno nel sindacato e per finire alle esperienze al servizio dell’amministrazione della nostra città. Il metodo era ed è, fare con umiltà quel che sapeva fare, con la capacità di migliorare con l’esperienza e imparando dagli errori. Abbiamo vissuto insieme questi ultimi anni durante i quali ha fatto fronte, a fatica, allo stress ed alla delusione per le vicende che l’hanno coinvolto. Purtroppo senza riuscire ad alleggerire molto il peso che portava sulle spalle. Non abbiamo nessuna intenzione di commentare l’esito del processo, pur avendo chiare idee in merito, vogliamo solo sottolineare la dignità con cui Claudio l’ha affrontato, con coerenza e coraggio. La cosa che più ci fa piacere è l’avere constatato la partecipazione e la comprensione che ha ricevuto dai cittadini. Pochissime le voci avverse, se non da parte di chi era ed è suo avversario politico. Claudio, scegli le tue nuove strade. Noi la fiducia in te non l’abbiamo mai persa. E speriamo in una conclusione positiva di questa brutta vicenda, anche perché, come ti abbiamo già fatto notare: sei interista, non meriti altre sofferenze.

Gli amici di Claudio – seguono firme

«Più che progetti su via Alba si lavori su quelli del centro»

Gentile direttore,

apprendiamo del proseguimento dell’iter progettuale sull’area di Via Alba, che quando vedrà la luce, porterà nuovi insediamenti commerciali ed in parte artigianali. Questa autorizzazione è stata concessa dalla Conferenza dei Servizi della Regione Piemonte nel lontano 2010, uno degli anni in cui si sono concentrate le nostre proteste, rimaste inascoltate, volte a far comprendere cosa sarebbe successo nel decennio successivo. Nel momento in cui anche questo progetto dovesse realizzarsi la nostra città conterà su ben 30.000 mq circa complessivi di superfici commerciali destinate alla grossa distribuzione (a cui vanno aggiunte le superfici artigianali e industriali). Non si potrà più tornare indietro: il Comune negli anni della programmazione urbanistica aveva individuato le aree, la Regione nella conferenza dei servizi aveva approvato i progetti i quali ora gradualmente si stanno realizzando. Non stiamo qui a ripetere concetti espressi per anni sugli squilibri distributivi tra centro e periferie, sugli impatti sociali di tale rete commerciale, ecc. Ci vogliamo soffermare su 2 temi che riteniamo di interesse ed attualità. Il primo è di carattere ambientale: con questa ennesima operazione si andrà a urbanizzare e cementificare un’altra grandissima porzione di terreno agricolo (66.000 mq solo nella prima fase) con tutte le conseguenze che ne derivano. Conseguenze che oltre all’ambiente vanno a modificare la connotazione rurale del nostro territorio, ruralità che rappresenta l’unica leva su cui puntare a livello turistico ed agroalimentare. Il secondo riguarda il futuro della città: assistiamo ad interventi milionari sulle periferie, mentre il nucleo cittadino, dal punto di vista progettuale ed infrastrutturale non tiene neanche lontanamente il passo. Da tanto tempo chiediamo pianificazione e progettualità anche sulla città, sempre meno vissuta, talvolta trasandata e disordinata, con opere mai compiute, alcune strade e piazze dissestate, edifici a volte malandati, sempre più serrande abbassate. Tutti gli sforzi che l’Amministrazione comunale, le categorie, gli enti e le associazioni fanno per vivacizzare la città con eventi e manifestazioni, quasi sempre con buon successo di pubblico, rischiano di rimanere fini a se stessi se non inseriti in una pianificazione più ampia. C’è il bisogno di un vero e proprio “progetto” che sia frutto di una visione proiettata sul futuro…. proprio come quelli che hanno realizzato i grandi centri commerciali che sono nati ai quattro punti cardinali di Savigliano! Vorremmo una città riqualificata nella quale vengano ripristinate tutte quelle funzioni di vivibilità in linea con le aspettative del cittadino. Che sia al passo con i cambiamenti in atto e coerente con i nuovi stili e modelli di vita, che sempre più si trovano nei non luoghi dei centri commerciali. Vorremmo che il cittadino scegliesse di frequentare i luoghi della città perché bello, facile e gradevole.

Confcommercio Savigliano

«Carabiniere ucciso: disinformazione record»

Egregio direttore,

giovedì 25 luglio un carabiniere di 35 anni, durante un servizio viene ucciso a coltellate. La notizia si diffonde venerdì mattina e subito fonti “disinformate” parlano di due nordafricani autori del delitto. Immediatamente scattano le polemiche e le condanne, il Ministro Salvini (il chiacchierone), seguito dalla Meloni, si scagliano contro gli immigrati di colore etichettandoli “bastardi”, “animali” ed invocano «il carcere con lavori forzati a vita» aizzando così i cittadini che già pendono dalle loro labbra, ed anche quelli che credono di ragionare con il proprio cervello ma alla fin fine sono sempre succubi del loro razzismo. Venerdì sera arriva la notizia che sono stati fermati i presunti assassini, essi sono due giovani “americani” figli di papà ma violenti, che alloggiano in hotel a 5 stelle ma rubano e si drogano; essi appartengono a quel popolo che molti Italiani (e molti onorevoli) vedono come esempio di vita, grandiosità e civiltà. Ora io chiedo ai signori Ministri ed onorevoli come pensano di comportarsi nei confronti dei veri “assassini”, li condannate al «carcere con lavori forzati a vita» o li rimandate a casa (a spese nostre) senza dare giustizia al povero carabiniere (esempi passati ci sono). Un vecchio detto dice: usare il cervello prima di usare la lingua.

Lino Capello – Cavallermaggiore

«Scuolabus gratis, andiamo incontro ai Comuni»

Riceviamo e pubblichiamo:

È pronto l'intervento per superare il pronunciamento della Corte dei Conti del Piemonte contro lo scuolabus gratuito, che costituirebbe un'altra tegola in particolare per i Comuni montani, i quali negli ultimi anni hanno subito la chiusura di diverse scuole e per questo sono chiamati a garantire un servizio di trasporto agli alunni, alle prese con tragitti sempre più lunghi per andare a scuola. C'era bisogno di intervenire urgentemente dopo la sentenza che ha gettato nel panico molti sindaci che si sarebbero trovati a non poter garantire a tariffe agevolate per questo importante servizio. Solo chi amministra è consapevole dei salti mortali che si è obbligati a fare per mantenere le singole sezioni ed evitare le pluriclassi: calmierare le tariffe dello Scuolabus è uno di questi. Dopo essermi attivato nelle scorse settimane ho subito trovato sostegno nelle due parlamentari piemontesi Cristina Patelli (commissione Cultura) ed Elena Maccanti (commissione Trasporti) che hanno lavorato incessantemente per raggiungere questo risultato di buonsenso: i Comuni potranno giustamente continuare ad andare incontro alle famiglie per il servizio Scuolabus.

Flavio Gastaldi – deputato Lega (Genola)

«Altro stop per l’A33 la politica ci dia una mano»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il rinvio dell’iter di completamento dell’Asti-Cuneo, indubbiamente, ci lascia un po’ di amarezza. Capiamo che il ritardo nell’arrivo della documentazione attesa non abbia permesso di analizzare la stessa con la dovuta attenzione. Sono trent’anni che aspettiamo il completamento dell’opera, non sarà una settimana a fare la differenza. Ma che il prossimo incontro sia davvero decisivo e, in modo pragmatico, si arrivi a una conclusione sulla vicenda. La Granda, nonostante il suo isolamento “cronico”, presenta uno tra i modelli economici e produttivi più virtuosi d’Italia. Il nostro territorio non merita questa situazione, e non lo meritano le migliaia di aziende che, con il loro lavoro, creando ricchezza e generando occupazione, hanno contribuito alla crescita della nostra provincia. Chiediamo alla Politica un segnale per aiutare il nostro territorio e le nostre imprese. Attendiamo – è il caso di dirlo – con molta impazienza la prossima riunione del Comitato interministeriale per la programmazione economica di fine mese, pronti a passare ad azioni più incisive se non si riuscisse a sbloccare la situazione.

Luca Crosetto – presidente Confartigianato Cuneo

«Paghiamo la frutta il prezzo giusto»

Riceviamo e pubblichiamo:

Caldo e frutta continuano ad essere un binomio vincente. Ecco che si registra un boom degli acquisti di frutta e verdura con un aumento del 20% nello scorso mese di giugno, dato che si sta riconfermando in luglio. In Piemonte ci sono diverse tipologie di frutta idonee per combattere il grande caldo: dalle pesche alle mele estive, dai piccoli frutti alle albicocche. Ad essere apprezzato è il fatto che frutta e verdura sono alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, apportano fibre e si oppongono all’azione dei radicali liberi prodotti nell’organismo dall’esposizione al sole, nel modo più naturale ed appetitoso possibile. Parallelamente all’aumento dei consumi, però, stanno crollando le quotazioni al di sotto dei costi di produzione con fenomeni speculativi e importazioni dall’estero. I frutticoltori devono vendere 3 chili di frutta per potersi pagare un caffè: dalle albicocche alle pesche, la situazione prezzi è insostenibile. Lo scorso 28 giugno abbiamo acceso i riflettori su quanto sta avvenendo nel comparto frutticolo piemontese che ha un fatturato di oltre 500 milioni di euro con una superficie di 18.479 ettari e oltre 7 mila aziende e che paga già l’embargo russo, le barriere strutturali e tariffarie che rallentano l’export e alcune importanti malattie, come la batteriosi del kiwi. Grazie alla nostra azione e all’impegno del presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, preso proprio in occasione dell’evento Frutta e Legalità che abbiamo organizzato a Torino, stiamo andando verso la creazione dell’Osservatorio regionale sui prezzi e sulle dinamiche della filiera, che era tra le 10 priorità che abbiamo presentato. Sarà un primo passo al fine di controllare che tutti gli attori facciano il loro lavoro con serietà e trasparenza, oltre a garantire la giusta remunerazione delle produzioni alle nostre imprese. Un progetto pilota che potrà estendersi anche ad altri comparti. Ai consumatori ribadiamo l’importanza di scegliere frutta dei nostri territori, di verificarne l’origine e di acquistarla direttamente dai produttori nei punti vendita aziendali o nei mercati di Campagna Amica diffusi in modo capillare su tutta la regione.

Roberto Moncalvo – presidente e Bruno Rivarossa Delegato Confederale - Coldiretti Piemonte

«Sindaco hai ragione, ma non trascurare queste idee»

Egregio signor direttore,

ammetto che, almeno per una volta, mi trovo in piena sintonia con il sindaco Davide Sannazzaro, in merito alle dichiarazioni riguardanti la querela di Giorgio Bollino contro i Deputati del Centro Sinistra, imbarcati sulla Sea-Watch della capitana Carola Rackete. Il susseguirsi dei fatti sono ben noti a tutti i Cavallermaggioresi. Non si è trattato, sicuramente di una goliardata, come sembrava per il sindaco, ma di una scelta, fortemente voluta, di Giorgio Bollino. Siamo in molti a conoscenza che Bollino è stato un Leghista della prima ora ed ha vantato, in passato, una personale amicizia con il "Capitano" Salvini. Come dice il sindaco, bisognerebbe smetterla con la propaganda e si dovrebbe discutere dei valori dell'accoglienza, del rispetto delle vite umane e della dignità delle persone. Per un momento non ragioniamo sulle nostre paure, molto bene instillate da Salvini, e sui nostri egoismi. Secondo i dati Onu, siamo la nazione europea con 2 migranti ogni mille abitanti, contro i 27 della Svezia, sempre ogni mille abitanti. Ma invito il sindaco a non vivere di illusioni, dato che la "sparata" di Bollino, ha ottenuto molti consensi. Mi permetto anche di ricordargli che, alle ultime elezioni Europee, i fascioleghisti ed i gialloverdi in generale, hanno raggiunto il 70% dei voti. Tragga il sindaco le conclusioni del caso. Grazie per la consueta disponibilità.

Domenico Racca - Cavallermaggiore

«La Capitana coraggiosa, contro il Ministro disumano»

Riceviamo e pubblichiamo:

Carola Rackete, capitana della Sea Watch 3, è tornata in Germania da libera cittadina pur restando indagata per resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; nel frattempo Matteo Salvini, con la consueta classe che lo distingue, ha definito venerdì scorso Carola "zecca tedesca" dopo averla chiamata a più riprese "sbruffoncella, criminale, viziata, delinquente, comunista" facendo montare una campagna d'odio che un Ministro dell'Interno avrebbe il dovere di non alimentare. Ma perché Salvini ce l'ha tanto con Carola Rackete? Forse un po' di invidia riguardo alle lingue: lei ne parla cinque in modo fluente, mentre Salvini parla l'italiano e il dialetto milanese imparato da giovane, negli anni in cui venne condannato per oltraggio a pubblico ufficiale. Non può però questo giustificare tanto astio. A parer mio, Salvini odia tanto Carola perché lei rappresenta (come persona, non come ruolo) quello che lui vorrebbe essere ma non sarà mai. Perché Carola, con umanità, ha soccorso e fatto sbarcare 40 migranti secondo le leggi internazionali del soccorso in mare. Con questo atto Carola ha, però, violato una legge approvata da questo governo, ma ha rafforzato l'idea che quando la legge non rispetta la vita umana, la vita umana viene prima della legge; Salvini, invece, è una persona disumana: ha imposto a 40 disperati, dopo le pene sofferte in Libia, altri 15 giorni di sofferenza impedendone lo sbarco, parole sue, "per principio" (mentre negli stessi giorni almeno altri 500 migranti arrivavano con i cosiddetti sbarchi fantasma). Carola è coraggiosa: ha violato una legge ingiusta pur sapendo che sarebbe stata arrestata e avrebbe subito un processo; Salvini è un codardo: per i fatti della Nave Diciotti, accusato di sequestro di 177 persone, pur dicendo di non aver paura del processo, si è fatto salvare dalla ridicola messinscena del voto online dei suoi amici M5S che hanno così negato l'autorizzazione a procedere. Carola è trasparente: durante l'attracco al porto di Lampedusa c'è stata una lieve collisione a lentissima velocità con una motovedetta; lei ha detto di aver sbagliato e ha chiesto scusa alla Guardia di Finanza per la manovra; Salvini è un bugiardo: ha parlato di violenza a una nave da guerra (quale guerra, in Italia?), ha detto che Carola ha provato ad ammazzare 5 militari italiani, ha parlato della Sea Watch come di un'organizzazione criminale complice di scafisti e trafficanti, menzogna questa ripetutamente esclusa da molte indagini della magistratura italiana (magistratura che Salvini vilipende ogni volta che un giudice emette una sentenza a lui non gradita). Con una persona pericolosa come Salvini ai massimi livelli dello Stato non si può rimanere indifferenti. Prendere posizione contro questa deriva autoritaria e immorale è l'unica cosa da fare. Diceva Martin Luther King: "Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti".

Adriano Ramonda - associaz. Papa Giovanni - Savigliano

«Nessuna medaglia per Carola Rackete»

Egregio direttore,

ho letto che il sindaco di Parigi darà una medaglia alla “Kapitana Carola”. Una medaglia per non aver rispettato le leggi italiane, una medaglia per aver dato una mano ai trafficanti di esseri umani. La Francia, che avrebbe dovuto accogliere lei questi migranti invece di fare orecchie da mercante oppure continuare a tenere chiusi i valichi di frontiera ed eventualmente riportare in Italia chi è riuscito a passare i loro blocchi, con questa decisione dimostra ogni giorno di più che la scellerata decisione di Sarkozy di abbattere il Governo di Gheddafi altro non era che parte di un progetto ben studiato. Una Francia che con il Franco CFA affama l’Africa e ne sfrutta le sue immense risorse. Ebbene caro collega Sindaco di Parigi, evita di dare medaglie a chi in Italia viola le leggi.

Monica Ciaburro – deputata Fratelli d’Italia

«Si paghi il giusto, ma nessun salario minimo»

Riceviamo e pubblichiamo:

È corretto attribuire un’equa retribuzione ai lavoratori, che contribuisca ad assicurare dignità a chi è occupato, ma non si può generalizzare fissando per legge un importo minimo come indica il disegno di legge per l'istituzione del salario minimo orario. In Italia esiste un sistema di contrattazione collettiva collaudato, supportato da relazioni sindacali consolidate e da un impianto che finora ha dimostrato di saper tutelare in modo adeguato gli interessi dei lavoratori e delle imprese. L’impianto è senz'altro migliorabile, ma non può e non deve essere stravolto. Dobbiamo considerare che oggi all'azienda il lavoratore costa quasi due volte quello che percepisce di retribuzione netta. L'introduzione di un salario minimo orario finirebbe inevitabilmente per far crescere ancora il costo del lavoro, con il rischio di aumentare le retribuzioni meno qualificate, appiattendo le figure professionali per avvicinarle a quelle superiori.

Enrico Allasia, presidente Confagricoltura Piemonte - Cuneo

«Contrari a fissare una retribuzione minima»

Riceviamo e pubblichiamo:

Si dibatte sul disegno di legge per istituire una retribuzione minima oraria, svincolata dai contratti collettivi nazionali.La determinazione di un salario minimo, in concreto, si porrebbe quasi in competizione con i contratti collettivi, avrebbe conseguenze pesanti sul mercato del lavoro, sulle scelte delle imprese e sulla competitività della nostra economia. Per questo, nella recente audizione in Commissione Lavoro alla Camera, Confindustria ha ribadito le ragioni della contrarietà, partendo da una premessa fondamentale: il perimetro delle garanzie e delle tutele offerte al lavoratore dei contratti nazionali è ben più esteso del mero trattamento economico minimo. Basta pensare ai trattamenti di malattia, di infortunio, mensilità aggiuntive, permessi retribuiti, premi annuali, welfare.. Inoltre, il salario non può essere trattato come una variabile indipendente e non può, quindi, essere fissato a valori arbitrari. Ma come si porrebbe l’Italia se proseguisse su questa strada rispetto ai Paesi che dominano lo scenario internazionale? Per fare un raffronto è utile riferirsi agli ultimi dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Tenendo conto dei livelli del costo della vita e dei tassi di cambio, fissare il salario minimo legale a 9 euro - come indica il disegno di legge - posizionerebbe il nostro Paese al primo posto tra i Paesi Ocse, inoltre, l’Italia avrebbe il salario minimo più disallineato rispetto al salario mediano. Le stime degli effetti sul maggior costo del lavoro sarebbero comprese tra 4,3 miliardi (secondo l’lstat) e 6,7 miliardi (secondo l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche). Non siamo pertanto favorevoli alla fissazione per legge di un valore della retribuzione oraria. Prendere a riferimento il sistema della contrattazione collettiva espressione delle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale è la scelta da preferire nel primario interesse di chi lavora. Per far ciò, è necessario proseguire nel progetto di riforma della contrattazione collettiva, definito nel 2018, con la misura della rappresentanza sia datoriale che sindacale e la definizione di un CCNL di riferimento per ogni settore produttivo.

Mauro Gola, presidente Confindustria Cuneo

«I furti in casa sono una violenza agli affetti»

Riceviamo e pubblichiamo:

I ladri si sono introdotti nella mia abitazione due notti di seguito alle quattro. Nessuna effrazione, serrature intatte; ormai si sono evoluti tecnologicamente pure loro. Alcuni rumori ci hanno svegliato e, accesa la luce, se la sono filata senza portare via nulla. La notizia di per sé non interessa nessuno, ma il fatto m’induce ad alcune considerazioni pubbliche. In Italia esistono cinque polizie di stato, credo sia un record mondiale, eppure il cittadino non è protetto, e se decide di proteggersi rischia seri guai. So di molti furti avvenuti in città in abitazioni, garage e cantine; ovviamente i ladri la fanno sempre franca. Dicono che i reati siano in diminuzione e che la sensazione di pericolo sia una percezione errata. Forse non si tiene conto che migliaia di cittadini sfiduciati rinunciano a denunciare furti e intrusioni, perché, oltre a perdere ore nella denuncia, la cosa non porta mai a nulla. Quando mai si recupera la refurtiva e si arrestano i ladri? Si dice che, se arrestati, il giorno dopo escono; può essere vero, ma allora per questo si smette di perseguirli? In attesa dell’arrivo di una porta blindata, per quello che potrà servire, vivo come un prigioniero e sono costretto a fare i turni per non lasciare la casa sguarnita e di notte ci si barrica all’interno. Ha un senso tutto ciò? Possibile che nessuno sia in grado di mettere in atto una prevenzione efficiente? Dove vivano questi delinquenti è noto a tutti. Cosa si aspetta a perquisire e tallonare questa gentaglia? Perché un cittadino che già paga le tasse, pochi per la verità, che dovrebbero comprendere anche la sua tutela personale deve spendere migliaia di euro per la propria sicurezza in porte blindate, antifurti, inferriate oltre al timore di non essere sicuri in casa propria? Mica è una lotta contro la delinquenza organizzata. Sono poche migliaia di delinquenti in arrivo perlopiù da nazioni entrate in Europa troppo velocemente. Ovviamente la politica di questi fatti non se ne occupa: da una parte l’ex sinistra, buonista, giustifica sempre tutto, dall’altra la destra, brava a parole ma non nei fatti. Un cittadino chiede di poter vivere tranquillamente la propria vita, senza l’ansia di essere derubato, truffato o scippato. È cosi arduo circoscrivere questo fenomeno? Da sempre le polizie sanno tutto di noi; è cosi impossibile incalzarli, controllarli e se è il caso, espellerli? Si potrebbe ricorrere ad un censimento in modo di avere una situazione aggiornata; negli anni settanta sono stati schedati dalla Fiat migliaia di operai, solo perché di sinistra, senza che alcuno si scandalizzasse e anche tutti noi veniamo periodicamente censiti. Quando i comandanti militari a quattro stelle, plurimedagliati non si capisce dove e perché, incontrano i politici invece di abbassare la schiena e pensare alla propria carriera, dovrebbero rassegnare loro le frustrazioni che vivono i loro sottoposti nel vedere, pochi giorni dopo l’arresto, i delinquenti uscire dal carcere pronti a nuovi reati. Che razza di giustizia è questa? E nessuno conosce i ricettatori? L’oro rubato mica se lo mangiano, ci sarà chi lo compra; nessuno indaga e controlla? Migliaia di famiglie, con il furto, sono violentate nei loro affetti più cari: di là del valore intrinseco, gli oggetti rubati sono legati a ricordi, affetti, momenti di vita che sono profanati. In un assurdo scambio alla pari stiamo esportando i nostri migliori cervelli giovanili, qui sottopagati o disoccupati e importiamo la meglio gioventù straniera. È pur vero che ci sono migliaia di badanti straniere che si occupano dei nostri vecchi, è pur vero che a migliaia raccolgono la frutta che noi mangiamo, sfruttati e vessati; ma, dopo queste scremature, chi infrange la legge se italiano in galera, se straniero fuori dai confini. Non pretendo che si diventi una Svizzera dove i cittadini sono ipertutelati, ma almeno non restare una repubblica delle banane, quale adesso siamo, questo si.

Giampiero Facelli – Savigliano

«Accogliamo le rane, la natura ha le sue regole»

Gentile direttore,

ho appreso dai mezzi di informazione che gli abitanti di una zona di Cavallermaggiore si lamentano per il gracidio delle rane che li disturba nelle ore notturne al punto da avere chiesto l'intervento dei Vigili del Fuoco così come del sindaco Davide Sannazzaro. Il problema perdura da quando è iniziata l’estate per via delle finestre aperte anche di notte e per la vegetazione rigogliosa che costituisce l’habitat naturale ideale per accogliere le rane. Da quanto letto, il problema è legato al corso d’acqua che, se si prosciuga, determina un intensificarsi del gracidio delle rane. Apprezzo la sensibilità e l’impegno dell’Amministrazione che si è adoperata con atti amministrativi per assicurare un minimo passaggio di acqua per motivi igienici, di decoro urbano e di salvaguardia della fauna e della flora e invito il sindaco a proseguire su questa strada senza ricorrere a interventi cruenti. Gli anfibi sono animali selvatici che, in quanto tali, possono muoversi liberamente nel territorio. A livello giuridico il loro gracidio non può quindi essere posto sul medesimo piano del rumore di un tosaerba o della musica ad alto volume. Non si vuole sminuire il diritto alla quiete, soprattutto nelle ore del sonno, ma si chiede agli abitanti di Cavallermaggiore di avere pazienza e di considerare le rane esseri senzienti con il diritto a occupare quel territorio. La stagione estiva comporta problemi ovunque perché le finestre aperte agevolano il disturbo. Inoltre ci sono locali all’aperto e serate musicali più frequenti che nella stagione invernale. Si accetta obtorto collo chi disturba volutamente, magari con violenza verbale, insulti, turpiloquio, ma è doveroso farlo quando a “disturbare” sono gli animali perché quello che per noi è un disturbo, in realtà è la loro natura. Bisogna uscire dalla visione antropocentrica che ci fa vedere il mondo come qualcosa a nostra indiscussa disposizione. Tanti illustri poeti hanno scritto versi su questi animali affascinanti. Il poeta venezuelano Eugenio Montejo, nella raccolta Alfabeto del mondo, inserisce la poesia Le Rane: Non più teorie: mi unisco al coro delle rane. Voglio sentirle gracidare stanotte, circondandomi. Nel loro alfabeto percepisco una sola vocale e il gorgoglio dello stagno. (…) Per oggi mi bastano le voci delle rane, voglio sentirle gracidare stanotte più vicine lasciando che riempiano i miei sensi con il loro taoismo solitario fino a cancellare i misteri del mondo. Con i loro cori mi abbandono all'estrema grazia. Un altro poeta del Sud del mondo, Pablo Neruda, nel suo Bestiario, dedica loro qualche verso. (…) Dolci, sonore, rauche rane, sempre ho voluto farmi rana, sempre ho amato lo stagno, le foglie sottili come filamenti, il mondo verde dei nasturzi con le rane padrone del cielo. (...) Anche il nostro Giacomo Leopardi le cita ne Le ricordanze. (…) Delle sere io solea passar gran parte Mirando il cielo, ed ascoltando il canto Della rana rimota alla campagna! (...) A chi abita in campagna o a contatto con la vegetazione capita di sentire rane che gracidano, varie specie di uccelli che cinguettano di giorno o di notte, cani che ululano, gatti che miagolano, galli che cantano all’alba e via discorrendo. Abbandonarsi alla natura, ai suoi ritmi, al suo mondo ha un enorme vantaggio: ci permette di dimenticare, anche solo per poco, quell’universo umano frenetico e ansioso che ci attanaglia. Cordiali saluti.

Paola Re – Tortona (Alessandria)

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