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Al direttore

«Le strane coincidenze tra Icaro e Alitalia»

Riceviamo e pubblichiamo:

Tanto tempo fa in quel di Creta, secondo il mito, un certo Dedalo cacciato col figlio Icaro dal re Minosse, cercò di fuggire dal labirinto, da lui costruito dove erano stati rinchiusi, ideando con piume e cera delle ali per potersi alzare in volo. Dovettero cacciare diversi volatili e rubare dalle arnie chili di cera per riuscire nel loro intento, ma dopo poco la fornitura finì. Pensarono allora di mandare piccioni viaggiatori, non ancora spennati, a degli amici chiedendo forniture di cera e piume, promettendo loro lauti compensi appena tornati dalla prigione. Fu così che i piccioni tornarono con la merce che purtroppo non bastò alla bisogna. Richiese quindi ulteriori invii che però non arrivarono poiché gli amici si erano stufati di comprare cera e piume e non avere compensi. Dedalo si rivolse allora ad altri, capitani di navi che potevano a loro dire, risolvergli il problema promettendo loro di tutto e di più. Essi si attivarono assumendo quali lavoratori amici, parenti e sostenitori di Dedalo e figlio. Il tutto costoso, ma mirato a futuri guadagni! Con le nuove forniture Dedalo riuscì finalmente con moltissima cera arrivata e piume a gogo, a costruire delle ali ritenute sicure. S’involò dal labirinto con Icaro, raccomandandogli di non salire troppo vicino al sole poiché nonostante la gran quantità di cera sulle ali, il calore l'avrebbe fusa, e le piume si sarebbero staccate. Come ben sappiamo il figlio discolo non ubbidì, lui voleva salire, salire non ponendosi dei limiti e il calore fece la sua parte. Solo Dedalo atterrò e poi rimase li a piangere. Clientelismo, partitismo e nepotismo hanno fatto in modo che una certa compagnia aerea si sia sovradimensionata rispetto alle esigenze, e dirigenti ottusi e incapaci si siano succeduti esigendo laute prebende ed infossando sempre più l'agonizzante compagnia. Pur di salvare il salvabile Pantalone è intervenuto più volte, ma come Icaro il voler volare troppo in alto conduce al baratro. Che differenza c'è tra il mito e la nostra senz'ali Alitalia?

Augusto Pettiti – Savigliano


«Voglio testimoniare la buona Sanità»

Egregio direttore,

la disturbo per raccontare a lei e ai suoi lettori un episodio per me spiacevole, un malore con conseguente ricovero in Pronto Soccorso, che si è trasformato in una esperienza positiva. La scorsa settimana ho avuto, appunto e mio malgrado, la necessità di essere alle cure del Pronto Soccorso dell’Ospedale SS. Annunziata di Savigliano e sono qui per raccontare un episodio di buona sanità. Voglio, infatti, ringraziare tutto il personale medico, paramedico ed infermieristico che mi ha preso in consegna, per l’estrema gentilezza, disponibilità e dolcezza usatami, nonostante il grande affollamento che ho saputo essere quotidiano. Ho avuto modo di apprezzare l’estrema disponibilità di tutti, senza mai uno scatto nervoso, che pur sarebbe comprensibile, e con la massima attenzione al paziente. Mi hanno donato un grande sollievo morale, nel momento del dolore e dello smarrimento, e mi auguro, quindi, che il nostro prezioso ospedale possa continuare ancora ad esistere, ed a migliorarsi ulteriormente, negli anni a venire. Continuate così, buon lavoro!

Angiola Bottero Bodrero - Savigliano

«Quanta competenza e umanità in Cardiologia»

Egregio direttore,

non è semplice mettere su carta momenti difficili, manifestare paure, stati d'animo, affrontare giorni di cure intense sperando di farcela. Poi quando incominci a migliorare un pochino, ti ricordi di aver avuto la fortuna di incontrare bravi medici altamente qualificati, sempre pronti e disposti a dare risposte in modo garbato. Vorrei ringraziare il reparto cardiologico e ambulatoriale dell’ospedale Santissima Annunziata, in particolare il dott. Correndo per la sua preziosa opera, il dott. Battisti, tutti i medici di reparto. Un grazie a tutto il personale infermieristico per la loro competenza professionale e gentilezza verso i pazienti.

Lorenzo Cirasino – Savigliano

«La morte è fondamentale per capire l’esistenza»

Gentile direttore,

la morte è sempre stata una compagna fedele dei miei pensieri, è stata utile per non prendermi troppo sul serio, tra l’altro su di essa ho da poco finito di scrivere un libro (sia pur ancora in fase di “rilettura finale”). Essa si è portata via mio padre: questo il motivo per cui mi sono recato al mio paese con mia moglie, portando con me mia madre; da questi bei luoghi, dove lei ha quasi sempre avvertito un senso di spaesamento, ad altri bellissimi in continuo spopolamento… Dunque un libro sulla morte! Non mi sono calato in “vesti” che non sono mie, ho solo cercato di “sindacare”, cioè indagare, cercare, elaborare per gli altri questo argomento. Cos’è dunque la morte, come porre rimedio, come capire il senso dell’esistenza? Non è stato un compito facile, né una questione di linguaggio né un gioco di parole, ma la trasposizione di un concetto, il “niente”, che mi è servito per descriverne un altro dal significato contrario ad esso. Si arriva infatti a capire cosa si intende per niente (e per annientamento) portando alla luce il senso dell’ “essere” che ad esso si contrappone. L’essere infatti è l’assoluta contrapposizione al niente, ed è qualcosa di “Immutabile, Ingenerabile, Eterno”. Perché ha questi attributi? Perché se l’essere si generasse sarebbe stato niente e se si corrompesse tornerebbe ad essere niente, ma siccome l’ essere non è il niente, è impossibile che non sia. Qui sorge però un problema. Lo fa emergere Emanuele Severino dopo cinquant’anni dalla sua interpretazione di Parmenide (e non solo), alla quale rimando. Egli afferma che molti credono, per ignoranza o per falsa modestia, che per trovare la “verità” sulla questione fondamentale dell’essere, occorra “cercare qualcosa”, ma in tal modo la verità del senso dell’essere verrebbe dopo di ogni cercare ulteriore. Detto in altre parole, questo “cercare” verrebbe prima della verità che si vuole trovare. Allora dove si è?, continua Severino, si è nella “non verità”, e se si è nella “non verità” come sarà mai possibile che conduca alla verità? Ecco perché, a mio parere, l’unica via per giungere alla “Verità” è la “Rivelazione” in cui essa è contenuta, infatti la verità non è un punto di arrivo, ma di partenza, originariamente manifesta in tutti gli uomini prima di ogni nostro cercare. Termino il mio “sindacare”. Spero che quanto sopra possa lenire qualche sofferenza, dare qualche risposta e sanare ferite: questo è stato il mio intento.

Piergiorgio Tronci - Barge

«Stop allo sconto in fattura per i lavori in ecobonus»

Riceviamo e pubblichiamo:

Bisogna abrogare la norma del Decreto Crescita che prevede lo sconto immediato in fattura per i lavori relativi a ecobonus e sismabonus. Contestiamo questa misura che prevede che i cittadini che effettuano lavori di riqualificazione energetica o antisismici, possano chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in 10 anni, uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Sconto che l’impresa potrà farsi rimborsare dallo Stato tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. Questo meccanismo distorce la concorrenza ed esclude dal mercato le migliaia di piccole imprese del ‘sistema casa’ (Costruzioni, installazione impianti, serramenti), di cui 51.900 in Piemonte, che non dispongono della capacità finanziaria per anticipare lo sconto al cliente e non sono in grado di sopportare l’onerosità dell’operazione di cessione del credito. L’abrogazione dello sconto in fattura consentirà di restituire equilibrio ed efficacia ad un sistema di incentivi che rappresenta un valido strumento per la riqualificazione energetica e la sostenibilità del patrimonio immobiliare e per il rilancio del settore costruzioni.

Giorgio Felici, Presidente Confartigianato Imprese Piemonte

«Comunisti vs fascisti, un dibattito surreale»

Egregio Direttore,

un po’ surreale il dibattito in Consiglio comunale sull'imposizione dell'amministrazione di sinistra volto a far sottoscrivere obbligatoriamente una dichiarazione di “antifascismo” per l'occupazione del suolo pubblico. La XII disposizione transitoria lo indica de facto, così come la legge del 20 giugno 1952, n.645 qualora, nell'esercizio dell'azione politica, si violino i principi in essa contenuta. Ben prima del sindaco ci aveva pensato il ministro Mario Scelba nel 1952. Per la cronaca i comunisti e i sessantottini di allora lo indicavano come Scelba la "belva" in quanto durissimo ministro degli Interni. Detto questo è altrettanto surreale chiedere oggi, per reciprocità, un'ordinanza speculare di anticomunismo. Per fortuna grazie agli americani, agli inglesi, ai polacchi, alle tante formazioni partigiane non comuniste, in Italia possiamo serenamente confrontarci, anche oggi, in dibattiti surreali. Fossero prevalse nel 45 le posizioni filosovietiche e "rivoluzionarie" delle formazioni comuniste Garibaldi per decenni saremmo stati censurati...se non peggio. Ah per i ragazzi che non sono condizionati dai "cattivi maestri", che amano la storia e la musica ricordo una figura a mio avviso eccezionale: Francesco De Gregori (1910-1945), nome di battaglia "Bolla", zio dei cantautori Francesco e Luigi De Gregori, comandante partigiano della Osoppo (non comunista) medaglia d'oro al valore militare trucidato nel 1945 dai partigiani comunisti, garibaldini e gappisti, nell'eccidio di Porzus. Poi ognuno faccia, dica o pensi quello che vuole ovviamente.

Fulvio D'Alessandro - Savigliano

«Bisogna intervenire sulla Bealera dei Molini»

Egregio direttore,

da inizio estate c'è una massa di ramaglie, erba, bottiglie di plastica, rifiuti vari e marciume nella Bealera dei Molini dove sbocca in Via Sommariva e passa sotto un ponte pedonale. Mi è stato detto che ci sono stati (circa due mesi fa) persone dell'Amministrazione Comunale, ed hanno pure fatto delle foto; poi ho sentito voci che dicevano che era compito dei proprietari del canale provvedere alla pulizia, ma in realtà nessuno s'interessa perché i vip che abitano nella zona non sentono la puzza. Vorrei solo ricordare che quel marciume a cielo aperto è dannoso per l'igiene pubblica (alcune settimane fa c'erano due nutrie che si cibavano sul mucchio) e che il Signor Sindaco ne è responsabile; quando ci sono situazioni di pericolo il sindaco ha l'obbligo d'intervenire, e se questo succede su di un'area di gestione privata egli deve intimare ai gestori l'intervento entro un dato termine, se ciò non avviene egli provvede alla rimozione del pericolo ed addebita le spese a chi di dovere. Non basta essere solerti per due righe bianche sull'asfalto e poi non far rispettare l'igiene e la salute verso i cittadini.

Lino Capello - Cavallermaggiore

«Un gesto spregevole al cimitero di Savigliano»

Egregio direttore, le vorrei segnalare questo episodio. Per la ricorrenza di Ognissanti è consuetudine far visita ai propri cari al cimitero, un’occasione per sentire più vicine le persone che non sono più tra noi. Per questa occasione i fiori freschi messi ai loculi sembrano essere un modo per sentirsi ancora vicini, un legame che continua. Purtroppo, a quanto pare, ci sono persone dotate di scarso senso civico e ancor meno di rispetto per gli altri, che arrivano alla bassezza di rubare i fiori da altre tombe: già accade spesso durante il resto dell’anno, ma il fatto che ciò accada proprio nel periodo dei Santi è ancora più spiacevole, sgradevole e vergognoso, unito alla beffa di sostituire i fiori con un rametto di foglie striminzite. Mi chiedo con quale coraggio l’autore di questi furti riesca a prelevare i fiori davanti a lapidi di defunti e metterli davanti ai suoi parenti.

Tommaso Rocca e famiglia - Savigliano

«Le tre lezioni della Grande Alluvione»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il 5 novembre ricorre l’anniversario della Grande Alluvione del Tanaro del 1994. A venticinque anni da quella tragedia il Consiglio Regionale del Piemonte si è riunito in seduta straordinaria aperta per ricordare quei giorni e le vittime, 70 in tutto il Piemonte, 29 delle quali soltanto in provincia di Cuneo. Un'onda di piena si formò il giorno 5 novembre a Ormea e, correndo verso valle, devastò decine di centri abitati. La provincia di Cuneo, insieme a quelle di Asti e Alessandria, fu tra le più colpite. L’Alluvione del ‘94 ha lasciato a tutti noi tre eredità. Sebbene frequentemente in anni recenti, e anche a ragion veduta, si sia lamentata l’inadeguatezza di interventi da parte dello Stato in occasione di calamità naturali, il ‘94 fu un punto di svolta. In primo luogo perché ravvivò il sentimento dei piemontesi i quali diedero, ancora una volta in quella circostanza, prova di solidarietà, laboriosità e fierezza rara, e questa è la prima eredità. La seconda è quella cultura della Protezione Civile che nacque in seguito a quel tragico evento: ricordo che, la prima sala allestita, seppur in maniera provvisoria con il “Metodo Augustus”, metodo di pianificazione tuttora utilizzato dalla Protezione Civile, fu proprio presso il Consiglio comunale di Alba. Iniziò da lì, dunque, questo primo esperimento di pianificazione in un quadro in cui non vi era cultura di Protezione Civile e prevenzione. La terza eredità è racchiusa nella pianificazione delle opere realizzate a seguito dell’esperienza del ’94: credo che l’alluvione sia stata l’ultima calamità in cui il nostro Paese ha dimostrato la capacità di intervenire tempestivamente con risorse consistenti, e ben utilizzate, sia per opere pubbliche sia private». Ha concluso poi il Consigliere: «Ritengo che sia importante imparare a comprendere le priorità e assegnare risorse consistenti ricordando che, eventi come quelli accaduti anche poche settimane fa nell’alessandrino, anche alla luce dei cambiamenti climatici, potranno ripetersi. Ero sindaco nel 2016 quando trascorsi una lunga notte lungo le sponde del fiume Tanaro, dove per la prima volta furono collaudati i nuovi argini alti tre metri in più rispetto a quelli presenti nel ’94: l’acqua arrivò a 70 cm dalla sommità dell’argine. La storia della Grande Alluvione ci insegna che anche in Italia si può lavorare bene, facendo qualcosa di importante: la differenza la devono fare le persone e in primis gli amministratori pubblici.

Maurizio Marello – consigliere regionale Pd

«Non chiamateci eroi, siamo dei martiri»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nella notte tra il 4 e il 5 Novembre, intorno alle 2, nell'Alessandrino si è consumata una tragedia che rimarrà indelebile nella memoria di tutti i Vigili del Fuoco. Durante le operazioni di spegnimento di un incendio in una cascina sita a Quargnento si sono verificate esplosioni che hanno coinvolto i soccorritori portando tragicamente il bilancio delle vittime a tre Vigili del Fuoco deceduti e due Vigili del Fuoco ed un Carabiniere gravemente feriti, prontamente trasportati agli ospedali di Alessandria e Asti. Le vittime avevano 47, 38 e 32 anni. Il primo sentimento che intendiamo esprimere è di infinita tristezza per quanto accaduto, di profondo cordoglio per le famiglie delle vittime, famiglie che ben conosciamo perchè nel nostro lavoro di dipendenti pubblici, oltre ad essere colleghi, siamo compagni di squadra ma soprattutto e profondamente amici di famiglia. Il secondo è un sincero augurio di pronta e totale guarigione per i tre feriti, due Vigili del Fuoco e un Carabiniere, coinvolti nell'esplosione. Si aggiunge però al dolore per il lutto subito la rabbia, perché ci sentiremo chiamare di nuovo eroi dai cittadini, che amiamo e difendiamo, e dalla politica, che non fa altro che fare promesse ed usarci per illuminare la propria immagine, promesse però che di fatto non mantiene mai. Siamo dipendenti pubblici senza le tutele minime riconosciute a tutte le altre categorie di lavoratori, senza copertura Inail, pertanto i nostri colleghi feriti dovranno sostenere le spese mediche relative a questa tragedia. Questo non è più accettabile! Siamo i pompieri con le retribuzioni più basse tra i vigili del fuoco d'Europa e mettiamo a rischio la nostra vita per quello che noi non consideriamo un lavoro ma una passione: prestare soccorso. A riflettori spenti la politica si dimenticherà nuovamente del grido d'allarme che da tempo ed insistentemente noi, come Fp Cgil Piemonte, stiamo lanciando. Per favore non chiamateci più “Eroi” perché, a pensarci bene, sembriamo sempre di più martiri. La politica certamente se lo dimenticherà ma noi purtroppo ce lo ricorderemo per sempre.

Gianni Nigro - Coordinatore Regionale Piemonte Fp Cgil Vvf

«Per agevolare il Pos, si eliminino le commissioni»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nuove incombenze si affacciano all’orizzonte complicando ulteriormente lo sforzo quotidiano dei nostri Associati nel cercare di “fare ed essere Impresa” di successo. I temi sono molteplici e su ciascuno occorre intervenire con forza e determinazione. È necessario incentivare la moneta elettronica così come è necessario eliminare le commissioni prima di penalizzare le aziende che utilizzano il contante. La diffusione della moneta elettronica è un’evoluzione naturale dei nostri settori, accompagnata però dalla riduzione di costi e commissioni. Ad oggi sono certe le sanzioni per la mancata dotazione del Pos, ma è indefinita la riduzione dei costi e delle commissioni a carico tanto dei consumatori quanto delle imprese. È apprezzabile lo sforzo compiuto per il disinnesco degli aumenti dell’Iva, ma sono fermamente convinto che è quanto mai necessario attivare importanti azioni di crescita attraverso l’utilizzo di risorse nazionali ed europee disponibili, terminando in tempi brevi i vari cantieri ancora aperti e rendendoli fruibili per agevolare la circolazione delle merci. Altro argomento portato ai tavoli nazionali è la necessità di armonizzare i tetti di circolazione del contante, come suggerito dal presidente dell’Abi, per non penalizzare il commercio dei beni durevoli e del fashion (moda, abbigliamento ed accessori, calzature, mobili ed arredamento, gioielli e preziosi) che con la situazione attuale ed i provvedimenti dell’ultima manovra subiscono un’ingiusta concorrenza dalle altre nazioni europee. Ciò che preoccupa è la stagnazione conseguente alla prolungata assenza di crescita, per deficit strutturali, frenando la competitività delle nostre aziende. La nostra azione sindacale si concentra quotidianamente su questi temi e su altri più specifici legati alle eccellenze delle nostre aziende, siano esse del commercio di vicinato, della promozione turistica, ristorazione, accoglienza, enogastronomia e servizi.

Luca Chiapella – Confcommercio Cuneo

«Accordo Fca/Peugeot, attenzione alle ricadute»

Egregio direttore,

è di questi giorno la notizia dell’accettazione dell’accordo Fca/Peugeot da parte del governo Francese. Non vorremmo che quanto viene detto dal nostro governo in merito alla tutela e salvaguardia del sistema automotive piemontese ed italiano non sia altro che l’ennesima vana promessa. Una delle tante promesse che oggi vengono fatte durante la discussione del disegno di legge sulle crisi industriali. Non vorremmo immaginare che dopo il trasferimento della sede legale da Torino ad Amsterdam della Fca, a breve avvenga anche il trasferimento delle produzioni fuori dalla nostra Italia. È tempo che il governo sappia difendere i lavoratori italiani, noi di Fratelli d’Italia saremo al fianco di coloro i quali sono la colonna vertebrale della nostra industria, ovvero i lavoratori e la loro grandissima professionalità.

Monica Ciaburro – deputata FdI

«Aumentati i contributi a chi fa vivere i paesi»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il mondo Pro Loco ha esultato alla notizia che il Consiglio Regionale ha aumentato di 600.000 euro la dotazione dei contributi per le attività delle singole associazioni. Una buona notizia che conferma le promesse fatte dal Governatore Cirio durante la campagna elettorale. Premesso che la dotazione precedente era di soli 350.000 euro per l'attività di più di 1000 Pro loco in Piemonte, sono sicuro che questo aumento può aver destato perplessità e critiche, soprattutto da parte di coloro che probabilmente non conoscono appieno il vero lavoro che le Pro Loco fanno sul e per il territorio. Non è mia intenzione sostenere in questa sede che il ruolo delle Pro Loco sia più importante di quello svolto da altre migliaia di associazioni, in Piemonte e in Italia, ma quello che voglio fornire è uno spunto di riflessione su come questi soldi vengano utilizzati dalle singole Pro Loco. In questi anni di carenza di contributi pubblici (per tutti ovviamente) le Pro loco hanno continuato a proporre eventi e manifestazioni, che sono stati sicuramente un importantissimo “antidoto“ alla più grande crisi economico/sociale del dopoguerra. Nei piccoli Comuni e nei borghi le attività delle Pro Loco sono gli unici veri momenti di coesione sociale ma anche di promozione turistica con evidenti conseguenze economiche. Perché è indubbio che le sagre creino economia, soprattutto per quelle piccole o piccolissime aziende agricole, commerciali o artigianali marginalizzate dalla competizione della globalizzazione. I contributi sono quindi un volano, un concreto investimento che la Regione fa sul territorio, che produce inevitabilmente un valore aggiunto molto più grande. Inoltre, un sostegno economico importante come quello della Regione Piemonte garantisce alla Pro Loco la copertura di una buona parte di quelle spese organizzative, burocratiche ed amministrative che sono diventate obbligatorie per gestire un evento. Di questo investimento ne hanno bisogno soprattutto le piccole o minuscole Pro Loco, quelle che operano in quei centri dove, sostiene lo stesso Governatore Cirio, se morisse la Pro Loco morirebbe anche il Comune. Per questo è importante, anche se può sembrare anacronistico, un contributo che arrivi a tutte le Pro Loco che ne facciano richiesta. Forse è difficile comprenderlo, riconoscerlo, accettarlo e certamente sostenerlo, ma questo mondo continua ad avere un ruolo estremamente importante nella società attuale, e a mio avviso lo avrà ancora di più in futuro. Ecco perché credo che questa realtà vada difesa, soprattutto per quei volontari che gratuitamente prestano la loro opera a sostegno di Pro Loco ed attività, tutti quelli il cui nome non passerà mai sui giornali, tutti quelli che con il loro contributo credono ancora in questo magnifico Paese che è l’Italia.

Giuliano Degiovanni - presidente Pro Loco Piemonte

«Acqua, non si smonti la gestione pubblica»

Riceviamo e pubblichiamo:

Lo scorso lunedì 28 ottobre si è riunita la Conferenza dei rappresentanti di ATO4 Cuneese alla quale è stato presentato lo stato di avanzamento delle attività di calcolo del valore residuo da corrispondere da parte del nuovo gestore pubblico Cogesi ai gestori uscenti misti e privati. La società incaricata, Hydrodata, dovrebbe consegnare il risultato finale entro fine dicembre, poi sarà sottoposto alla accettazione da parte degli interessati e quindi si potrà procedere alla liquidazione propedeutica al subentro. Le richieste presentate ammontano ad un importo di circa 63 ml per le tre aziende del gruppo Egea e di circa 3 ml totali per i 4 comuni gestiti da Ireti. Nella stessa seduta sono state presentate le risultanze relative allo stato di avanzamento della realizzazione degli investimenti a carico degli attuali gestori, programmati per il quadriennio 2016/2019. L’analisi che fa il punto in termini di valore economico al 31 agosto scorso, rileva una situazione molto variegata: all’interno dello stesso neonato consorzio pubblico Cogesi, insieme a realtà virtuose come Acda e Calso che realizzano significativamente più del dovuto, coesistono situazioni come il grossista Alac ed Infernotto che anche per deficit strutturali faticano a realizzare il 30%. Sisi di Alba arriva al 64%. Nel gruppo Egea, dopo le debacle degli scorsi anni, Alpi Acque e Tecnoedil si piazzano appena sopra il 90%. La piccola Alse operante nella alta Langa in gran parte contraria alla gestione pubblica, realizza invece appena il 37%. Caso a parte poi è Mondo Acqua del monregalese che oltre ad aver realizzato solo il 48% degli investimenti programmati, dichiara di essere in regime di “sospensione degli investimenti a seguito di delibera sanzionatoria Arera”. La delibera adottata oggi, con il voto contrario dell’area fossanese, impegna la struttura dell’Egato4 ad ottenere la realizzazione completa entro fine gestione, occorrerà chiaramente che le amministrazioni comunali ed i cittadini dei territori interessati monitorino attentamente se questo avverrà. Il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune nei giorni scorsi aveva incontrato il presidente di Cogesi, Emanuele De Caro ed il collaboratore Claudio Conti, per ricevere informazioni ed assicurazioni in merito al procedere dell’avvio dell’operatività del consorzio pubblico. Nell’incontro svoltosi lunedì 21 ottobre, è stata data informazione che fino a fine anno l’operatività è stata totalmente demandata alla società pubbliche socie. Contemporaneamente si sono attivati i bandi per la ricopertura di due vertici apicali, finanziario e tecnico, e si è avviata la ricerca interna alle società socie per la formazione delle strutture di staff e di supporto, insieme ad uno studio per capire come concretizzare il subentro ad Alpi Acque. Ciò produrrà solo marginali costi di avvio ma poi si punterà decisamente al miglioramento del servizio a costi invariati, senza aggravi tariffari, eliminando progressivamente tutte le aree di sovrapposizione tra le varie “gambe” consorziate. Sul lato degli utili di esercizio, obbligatoriamente reinvestiti nel settore, Cogesi si è impegnato a trovare soluzioni che non abbiano ricadute sulle bollette degli utenti. Altrettanto importante l’impegno alla trasparenza ed alla informazione che verranno realizzate, come richiesto dal Comitato, sia attraverso mezzi informatici che cartacei e trasposti a livello territoriale in appositi incontri a cadenze fisse. Pur nelle incombenze del complesso avvio, il Comitato giudica positivamente l’attività messa in atto da Cogesi e la verificherà puntualmente nei promessi incontri a cadenza trimestrale. Giovedi 24 ottobre il Comitato, su invito del locale Comitato Salute ed Ambiente, ha partecipato ad un dibattito pubblico a Bernezzo, sui temi dei tempi, dei modi e dei costi inerenti la nuova gestione totalmente pubblica. I presenti hanno apprezzato le informazioni ricevute ed hanno manifestato un vivo interesse sia sull’evolversi delle leggi nazionali che sulla attuazione della gestione pubblica in provincia. Sono stati sollevati anche alcuni problemi che il Comitato Abc si è impegnato ad approfondire con il gestore per dare adeguate risposte. La serata è stata una tangibile dimostrazione di come la partecipazione dei cittadini sia fondamentale per il controllo dell’operato dei gestori, insieme all’attività istituzionale di Egato4. Il Comitato Abc si auspica che simili eventi possano diffondersi su tutto il territorio provinciale. Nei prossimi mesi la partecipazione dei cittadini dovrà essere altrettanto vigile nei confronti dell’operato della giunta regionale che pare, su espressa volontà della Lega, voler smontare la soluzione totalmente pubblica adottata democraticamente dalla grande maggioranza dei sindaci, con la suddivisione della provincia in due ambiti di cui uno a gestione mista con socio privato Egea.

Comitato Cuneese Acqua Bene Comune

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