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Al direttore

«Chiusura parco del Castello: colpa delle riforme Pd»

Egregio direttore,

in seguito all'incontro con il direttore del Castello abbiamo inviato al Ministro dei Beni Culturali Bonisoli una dettagliata relazione. L'attuale chiusura di questo vero e proprio tesoro del Piemonte è avvenuta in seguito alla caduta di un albero di frassino ad agosto 2018. L'intervento di un agronomo ha messo in luce la necessità di interventi su altri alberi di alto fusto. Così per precauzione e sicurezza il parco è stato chiuso. Sebbene la spesa per l’abbattimento degli alberi, le potature e la messa in sicurezza sia inferiore a 40 mila euro, il Polo Museale ha scelto di fare riferimento alla figura del Manutentore Unico, attraverso la procedura informatizzata nazionale. A questo punto l'intera vicenda ricade nelle maglie del “Decreto Musei”, la cosiddetta “Rivoluzione Franceschini” che ha condotto alla nascita di un sistema museale nazionale. Nella riforma citata i musei vengono separati dai territori scindendo uffici, biblioteche, archivi ed insomma generando un caos totale. La riforma targata PD ha prodotto la netta separazione tra tutela e valorizzazione, generando un’iper-burocratizzazione che rende inefficace l’azione di tutela del Ministero. Ed è proprio questa burocrazia che stritola il Parco del Castello in un incastro tra Polo Museale e struttura territoriale. Dopo la nostra dettagliata relazione auspichiamo in un intervento risolutore del Ministero per restituire ai cittadini cuneesi ed all'intero Piemonte il Parco del Castello di Racconigi.

Mauro Campo, consigliere regionale M5S Gruppo M5S Racconigi

«Perchè strumentalizzare le associazioni a fini politici?»

Egregio direttore,

il Partito Democratico racconigese esprime amarezza per la decisone della sezione locale di Fratelli d'Italia, di cui è esponente il sindaco Valerio Oderda, di presentare i propri candidati alle Elezioni Regionali ed Europee, durante l'evento di promozione sociale dell'A.R.S.H.A Onlus, tenutosi a Racconigi in data 5 aprile. Crediamo che le associazioni territoriali, a maggior ragione quelle con fini nobili e importanti come la suddetta Onlus, non debbano essere sfruttate per fini elettorali.

Federico Soldati - Segretario PD, sezione di Racconigi

«Un grido di dolore per il nostro santuario»

Egregio Direttore,

Mi rivolgo a Lei per lanciare un “grido di dolore”. Da mesi anche sul suo giornale si parla sovente del Santuario della Madonna delle Grazie, senza arrivare a soluzioni nonostante l’impegno di tante persone. Forse chi non è nato in Cavallermaggiore non può capire fino in fondo cosa rappresenta per la nostra città. Mi sono decisa a prendere carta e penna quando ho saputo che nel mese di Maggio, mese mariano, al Santuario non verrà celebrata alcuna Messa. Capisco la mancanza di sacerdoti ma se passa così il mese di Maggio, il prossimo agosto c’è il rischio che vengano cancellati tutti i festeggiamenti, comprese la santa Messa del voto e la processione notturna. Scusate lo sfogo.

Lettera firmata – Cavallermaggiore

«Da semplice insegnante ora sono diventata consigliera»

Riceviamo e pubblichiamo:

Approfitto della disponibilità del giornale per raccontare un ventennio circa di docenza presso l’Unitré di Savigliano. Il corso “Riabilitazione motoria”, di cui sono una dei docenti, è sempre molto seguito, anche per i suggerimenti che i medici di base ed i vari specialisti forniscono ai propri mutuati, oltre che per la maggior attenzione personale alla propria salute e forma fisica. Negli anni, vista la richiesta degli utenti, il corso ha incrementato la sua durata, e da tempo si struttura in 30 sedute, da ottobre a maggio, in parallelo ai corsi dell’Università. Il mio scritto è rivolto ad un altro aspetto, quello relazionale, che è l’essenza del corso. Molti dei miei “studenti” sono storici, addirittura dal primo corso (raccontano aneddoti di quando, per iscriversi, facevano la coda dalle 5.30 il giorno di apertura della segreteria!), e molti si sono avvicendati negli anni, transitando ai colleghi ma sempre mantenendo l’ottica della Riabilitazione motoria. Qualcuno ha abbandonato per motivi personali o di salute, altri purtroppo nel corso degli anni ci hanno lasciato per sempre, e con tristezza e affetto li ricordiamo a inizio corso e durante le lezioni. La potenza di questi corsi è data da impegno, compartecipazione, sostegno e amicizia che durante il lavoro svolto insieme crescono e motivano anche chi è più fragile. Io non so se è più quello che insegniamo ai nostri allievi, o quanto il lavorare in gruppo trasmette a noi docenti. Vi scrivo non per un addio (continuerò il corso finché potrò, se lo vorrete), ma soprattutto per un Grazie. Grazie perché da maestra-figlia nel tempo sono diventata consigliera-sorella: ci siamo scambiati nozioni, suggerimenti, ricette, racconti di viaggi e libri, mangiato pizze e insieme riso molto, senza perdere mai tempo. Abbiamo cercato di essere allegri, e nell’ora di lezione problemi e preoccupazioni li abbiamo sempre lasciati nello spogliatoio. Ho finito: era indispensabile che vi comunicassi che siete persone belle, forti, costanti, e che l’Unitre è veramente una scelta importante e completa per arricchire la propria personalità, a qualsiasi età. Semper ad maiora.

Iose Mattarozzi – Savigliano

«Non è giusto, ma non posso far finta di nulla»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta da padre Franco Sordella, missionario alla Faraja House in Tanzania:

“Non è giusto” continua a ripetere Mudi sconsolato perché per la seconda volta gli hanno rubato una calza della divisa scolastica! Mi unisco alla sua litania...’Non è giusto’ per le tante ingiustizie di cui siamo stati vittime in questi ultimi anni: non è giusto! Poi lo sguardo mi cade sul moncherino del piede di Ivan e mi viene un ‘rigurgito’ di rabbia: quello ha perso una calza, ma Ivan ci ha rimesso un piede mentre lo trasportavano all’ospedale con una motocicletta e lui era svenuto per la febbre della malaria. Si accorsero solo all’arrivo, per l’odore di carne bruciata, e dovettero poi tagliargli quasi tutto il piede. Quante volte mi vien da dire come le tre scimmiette “Non parlo, non vedo, non sento”! Ma ora abbiamo aggiunto al nostro logo quella parolina ‘I care’ (mi interessa, il tuo problema è anche mio!). Non posso mai far finta di niente. Dall’ufficio assistenti sociali hanno portato da poco Hamisi: un bambino di 10/11 anni con un occhio gonfio e pesto e una ferita sul sopracciglio. Lo vedo quando torno a casa dopo qualche ora. Qui al Centro gli hanno dato da mangiare, ma non l’hanno ancora medicato. La matrigna l’ha battuto per bene, ma i vicini sono intervenuti e lo hanno portato alla polizia. Lo hanno interrogato a lungo per sapere la sua storia, poi hanno arrestato la matrigna che lo picchiava ‘regolarmente’. Lo hanno portato da noi sporco e affamato e neppure hanno pensato a medicarlo. Da qualche giorno va anche a scuola ed è molto intelligente. Per somma sfortuna però è anche malato di una malattia per ora ‘incurabile’. Pochi giorni prima avevano portato Ignas, 9 anni, mai andato a scuola, un linguaggio da ‘carrettiere’ e un caratterino da ‘strada’! Dopo la morte dei genitori è vissuto in casa di una vicina, ma anche lui sempre ‘in fuga’ dalle botte dell’uomo che sta con quella donna. ‘Non è giusto’ grida la mia anima. Ma poi devo ammettere che viviamo in un mondo pieno di ingiustizie ben più grandi e terribili: ma è possibile che tu mio Dio abbia creato uomini capaci di eccidi efferati, torture, ingiustizie e quant’altro? O siamo noi, la nostra società che crea questi mostri? Le nostre piccole ingiustizie fanno sorridere di fronte a mostruosità soprattutto sui bambini! E allora ‘avanti’! Nel tuo ‘piccolo mondo’ fai quello che puoi per alleviare qualche sofferenza soprattutto nella Quaresima e nel tempo di Pasqua. Grazie a Voi Amici riusciamo ad asciugare qualche lacrima. È lo scopo del nostro Centro: Faraja vuol dire Consolazione! Per due anni non abbiamo potuto accogliere tanti bambini, anziani, malati per il poco spazio e per il grande impegno della ‘ricostruzione’ del Nuovo Centro: ora la Nuova Faraja è una realtà e mancano pochi...’passi’ ma già stiamo programmando ‘l’esodo’. Siamo rimasti fermi per lunghi periodi per difficoltà varie e anche per mancanza di fondi. Ancora ci mancano un po’ di letti, materassi, coperte, mobilio, ma soprattutto la trivellazione di un pozzo per l’acqua potabile in programma da tempo ma sempre rimasto nel ‘cassetto della speranza’. Per un po’ ci arrangeremo! Grazie a voi Amici che avete contribuito generosamente e grazie anche ai tanti Benefattori locali che a tutt’oggi continuano a sostenerci con Amicizia e generosa Condivisione. I Bambini intanto sono cresciuti anche di numero, con cinque nuovi arrivi: 2 bambine e tre bambini. Ogni tanto ne abbiamo qualcuno portato dall’ufficio assistenti sociali o dalla Polizia, per un periodo più o meno lungo in attesa di essere riportati a casa da dove sono scappati o semplicemente in attesa di sapere da dove proviene. Bambini trovati al mercato o per strada e portati alla polizia da qualcuno che è stato derubato o perché il bambino è sporco, affamato e...abbandonato. Il prossimo 1° Maggio la Faraja compirà 22 anni e speriamo di far festa già nella Nuova Faraja pur continuando i lavori per finire l’ultima casa per i Bambini. Mancheranno altre costruzioni come il salone e la casa per ospiti, ma è meglio lasciare un po’ di lavoro a qualcun altro. Per ora siamo soddisfatti e col cuore pieno di gioia andiamo verso la Pasqua. È una grande opera creata con un progetto della CEI e la partecipazione di Tanti! A voi tutti Amici auguriamo gioia e serenità per le prossime festività pasquali! Continuiamo a ricordarvi e a pregare per Voi tutti Amici e Benefattori.

Padre Franco Sordella – Tanzania

«Grazie ai nonni vigili per esserci sempre»

Riceviamo e pubblichiamo:

Sole, pioggia, nebbia, neve, caldo, freddo. Lo troviamo ogni mattina lì, puntuale, alle 7,45 con la sua pettorina su cui spicca la scritta ausiliario di vigilanza, all’incrocio tra via Danna e via san Pietro, davanti alle scuole medie che un tempo si chiamavano Marconi. Dipana il traffico intenso del mattino: le auto con cui i genitori portano i figli a scuola, i ragazzi in bicicletta, i pedoni. Con cenni decisi e abili dovuti all’esperienza di anni, blocca il flusso dei veicoli, fa passare un ragazzino, una bicicletta, invita un gruppetto di studenti ad attraversare sulle strisce, per poi ridare via libera alla fila di vetture che si è andata creando, in un senso e poi nell’altro e così via fino all’apertura delle scuole che determina la fine del caos. Un servizio portato avanti giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, con costanza, in silenzio, sorridendo a tutti. Pur concentrato per svolgere con attenzione il compito di vigile, sorride e ormai saluta gli habitué come me, mamma di due ragazzi che quasi ogni mattina gli passa davanti. Col tempo, mattina dopo mattina, ci è venuto spontaneo salutarci, con un cenno del capo, senza esserci mai parlati né incontrati diversamente, senza conoscerci di nome, si è creato un legame. Le pochissime volte in cui manca all’appello, quasi mi preoccupo, perché lo penso forse influenzato o indisposto e quando lo rivedo sono sollevata. Queste poche righe, che da tempo volevo scrivere, vogliono essere in primo luogo un ringraziamento di cuore per il servizio svolto dal “mio” nonno vigile, ma anche un plauso a tutti i volontari che hanno aderito a questo progetto con sensibilità e senso civico e che ogni giorno, supportando la Polizia Municipale, si prodigano in questa forma di partecipazione attiva per assicurare ai nostri figli e a noi una sicurezza in più.

Fiorella Girone - Savigliano

«Non lasciamoci demotivare dal cibo gettato nei campi»

Riceviamo e pubblichiamo:

“Negli scorsi giorni la cronaca locale ha riportato una di quelle notizie che lasciano tutti con l’amaro in bocca: alcune borse piene di cibo, tra cui anche pacchi chiaramente distribuiti da organizzazioni benefiche e destinati alle persone povere, sono state ritrovate abbandonate sul ciglio della strada. Alla domanda che immediatamente sorge intorno al perché di un atto del genere sembra conseguire necessariamente una risposta di merito: “Perché i destinatari di quel cibo non ne avevano bisogno”. Cosicché a qualcuno potrebbe parere necessario un miglior discernimento da parte di chi distribuisce risorse ai poveri, a qualcun altro pare evidente l’inutilità o addirittura la dannosità di un certo modo di farsi vicini agli ultimi, per altri ancora si dimostra la necessità di controlli più severi e di punizioni concrete per chi se ne approfitta. Se la domanda è non solo legittima ma addirittura necessaria, gli operatori di carità se la sono posta con serietà, le risposte e le indicazioni sul cosa fare rischiano di rimanere alla superficie della questione e portare fuori pista. Siamo tutti interpellati, specie in tempi così complessi come gli attuali, sulle modalità più adeguate per stare accanto ai poveri in modo che sia esaltata la dignità di ogni persona e garantita l’equità degli interventi. Negli ultimi anni la comunità saviglianese ha saputo lasciarsi interrogare, arrivando a ripensare i modi più usuali di intervento ed inventando soluzioni diverse di solidarietà. Ha investito sul lavoro comune tra le varie realtà sociali, pubbliche e private, e ha provato ad avviare occasioni di crescita. Basta pensare alle rilevanti e spesso riconosciute iniziative della San Vincenzo e della Comunità Papa Giovanni XXIII, all’accoglienza notturna per il periodo invernale, alla fitta rete intessuta dalla Caritas Interparrocchiale a partire dall’attività del centro di ascolto, all’accoglienza a medio periodo negli alloggi residenziali, fino a giungere all’emporio solidale nato nel percorso innovativo chiamato N.E.W. – Nuove Esperienze di Welfare – costruito insieme al consorzio Monviso Solidale, centro per l’impiego e Comune. Proprio l’emporio Bethlehem è dimostrazione concreta dello sforzo comune di evitare forme inappropriate di sostegno alla povertà alimentare e, anzi, della volontà di utilizzare la necessità di cibo come leva per entrare in contatto con quanti stanno facendo i conti con povertà e impoverimento ed aiutarli ad attivare tutte le loro risorse per affrontare e superare i momenti difficili. Si tratta di un processo evolutivo non ancora completato, ma ormai inarrestabile. Non sappiamo con certezza da dove vengano gli alimenti abbandonati qualche giorno fa a Santa Rosalia – anche se pare poco probabile si tratti di generi da Emporio - come nulla sappiamo di quelli ritrovati nell’agosto di due anni fa. Ma quelle buste ci chiedono di non semplificare il giudizio e di non indietreggiare rispetto al percorso intrapreso. Anzi, ci inducono ad intensificarlo con convinzione in maniera collettiva. Non sarà impegno esclusivo degli operatori della solidarietà: si tratta di una sfida per tutta la comunità, chiamata adesso a non lasciarsi demotivare dall’amarezza della notizia, continuando a sostenere il percorso di cambiamento intrapreso con l’apporto di pensiero, competenza, disponibilità e risorse. Quegli alimenti gettati via fanno emergere una sorta di duplice compito educativo. Il primo verso le persone più fragili che comprendiamo aver bisogno di vicinanza e di accompagnamento da parte di tutti. Il secondo verso la comunità saviglianese che è chiamata a saper costantemente guardare oltre l’immediato per costruirsi come luogo della corresponsabilità e dell’inclusione, partendo da un cammino compiuto, che occhi esterni, come quelli dello scrivente, hanno potuto vedere presente ed impegnato.

Pierluigi Dovis - direttore Caritas Diocesana Torino

«Servono impegni concreti per l’ospedale saviglianese»

Riceviamo e pubblichiamo:

Prendiamo atto di quanto riportato dal quotidiano La Stampa di Cuneo in merito alla sanità del territorio, in particolare le parole “Ci sono i soldi della Regione, 9 milioni di euro e l’Asl ne ha raccolti altrettanti (indebitandosi con le banche)”. Queste dichiarazioni suonano come un pesce di aprile in ritardo: purtroppo non corrispondono al vero, perché ci risulta che l’ASL non abbia contratto alcun mutuo, né avviato le procedure per individuare le banche. Il piano direttorio del dottor Magni dovrà essere convertito in altri interventi più urgenti, per consentire all’Asl di rispettare le norme relative ad antisismica e antincendi. Chiediamo che l’Asl CN1 produca l’evidenza dell’avvenuta stipulazione del contratto di mutuo per 9 milioni ipotizzati nell’articolo o dei bandi di gara per contrarre il prestito e che l’Asl CN1 produca l’evidenza del dettaglio dei lavori per “rivoluzionare” l’Ospedale di Savigliano, con un cronoprogramma reale. La Lega è stanca di questi annunci: il piano direttorio, per il quale non è ancora stato posto un mattone; il nuovo ospedale di Cuneo, che non ha ancora un progetto; la ripetuta apertura dell’Ospedale di Verduno, che avverrà solo dopo la campagna elettorale e probabilmente grazie al nuovo Governo della Regione. Occorre che i cittadini conoscano la realtà, per non essere tratti in errore da inutili proclami. Forse si tratta ‘solo’ degli 1,5 miliardi degli investimenti della Giunta Chiamparino, miliardi che non esistono nei bilanci regionali. La realtà testimonia perdite importanti nel bilancio di molte Asl e un anno 2019 peggiore del 2018.

Maria Giorgio Bergesio - senatore Lega Flavio Gastaldi - deputato Lega

«Il Governo deve rivedere il progetto sull’Asti-Cuneo»

Riceviamo e pubblichiamo:

La Commissione Europea non ha autorizzato nessun cambiamento degli accordi sull’Asti Cuneo e il Ministero non ha ancora inviato a Bruxelles nessun dato: dal CIPE, al quale ho assistito insieme all’assessore Balocco, è emerso che non si può costruire l'autostrada attraverso l’aumento del valore di subentro sulla A4: nei documenti del governo stesso si legge che potrebbe causare addirittura una procedura di infrazione europea. Ciò significa che il piano di Toninelli è bloccato e che sul moncone di Cherasco è stato girato dal premier Conte solo l'ennesimo spot elettorale, prendendo in giro istituzioni e cittadini cuneesi. L’A33 Asti-Cuneo non era nemmeno formalmente all'ordine del giorno. È stata solo consegnata un'informativa sulle concessioni autostradali, dove la Rappresentanza italiana presso la Commissione Europea riporta non solo lo stupore degli uffici per la volontà di modificare un accordo già preso e firmato, ma anche l’avvertimento che un valore di subentro eccessivamente alto violerebbe la normativa sugli appalti e sarebbe respinto al mittente. Lo sospettavamo e adesso ne abbiamo la certezza: è impossibile alzare il valore di subentro sulla Torino-Milano a un miliardo di euro senza ledere la concorrenza nel settore autostradale. È un regalo inaccettabile al concessionario. Toninelli deve ritirare questa idea assurda e riprendere subito l’accordo firmato dal Ministro Delrio, che la Commissione europea aveva accettato e che consente di far partire i cantieri entro il 2019. Adesso basta scherzare, i cittadini di Asti e di Cuneo non possono veder rimandata l'opera di altri due anni per colpa dell'improvvisazione e dell'incompetenza di questo esecutivo.

Chiara Gribaudo - deputata Pd

«Una goccia dopo l’altra riempie l’oceano del bene»

Riceviamo e pubblichiamo:

Tante gocce fanno il mare dice un saggio proverbio. Ad oggi donati 850 euro ai bambini di Sololo e 850 euro ai bambini di Palmares, frutto delle donazioni di Natale e del Concerto per Lia. In termini assoluti, lo sappiamo, non è tanto ma questo è il frutto di tanti piccoli, grandi gesti d'amore e di attenzione. Come quello del tecnico del service che ha rinunciato al suo compenso, affinchè la sua parte venisse aggiunta al totale raccolto. Grazie!
In un momento così difficile non ci dobbiamo stancare di continuare a fare il bene, a vivere il bene, a seminare il bene... Il ‘bene’ è come un'essenza preziosa: bastano poche gocce per profumare interi ambienti...
 E questo noi vogliamo continuare a fare: perchè noi non abbiamo nessun merito a essere nati in questa parte di mondo, e ‘loro’ nessun demerito a vivere situazioni spesso indicibili...
Grazie a tutti voi per continuare a sognare questo sogno insieme a noi in ricordo di Lia! Con gratitudine

Cilla mamma di Lia Trucco - Saluzzo

«Una settimana d’attesa prima di essere visitato»

Egregio direttore,

con questa mia lettera vorrei esprimere il mio disappunto per un fatto che mi è accaduto un paio di settimane fa. Purtroppo, la mia salute ogni tanto fa degli scherzi: soffro di asma e, qualche volta, mi capita di aver necessità di un consulto medico per alcuni acciacchi. Con il pensionamento del mio vecchio medico di famiglia, ho dovuto scegliere un nuovo professionista. Da qualche tempo lamentavo un dolore in gola, quasi da sentire a soffocarmi. Ho chiesto un consulto al mio dottore, che sono riuscito a incontrare solo una settimana dopo, perché qui a Cavallermaggiore gli orari di ricevimento sono molto limitati. Con mio grande dispiacere, ho dovuto constatare che il dottore ha fatto la sua diagnosi senza visitarmi approfonditamente, ma con un colloquio conoscitivo e la cura è stata la somministrazione di un antibiotico per sospetta influenza. Purtroppo il male non migliorava, neppure dopo qualche giorno di terapia, così mi sono dovuto rivolgere al Pronto Soccorso dove, anche qui attendendo praticamente tutta una giornata, sono poi stato visitato da un otorinolaringoiatra che ha scoperto effettivamente qual era il mio problema, fortunatamente risolvibile (si trattava di una brutta afta). Al di là del fatto, la questione è un’altra. Capisco la mole di lavoro dei medici di famiglia, ma è corretto aspettare così tanto per poter essere visitati? E, quando si riesce a passare, non sarebbe opportuno fare delle visite dettagliate prima di prescrivere una qualche terapia? Perdoni lo sfogo, saluti

Giuseppe Panero - Cavallermaggiore

«Nessuna demonizzazione, ma inopportuna orazione»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nessuno, all’interno del PD racconigese, intende offendere in nessun modo la memoria di Umberto II, tanto meno è intenzione del Circolo screditare o non riconoscere l’associazione delle Guardie d’onore del Pantheon. Riteniamo, però, inopportuno che da un pulpito il quale, da sempre si occupa, o dovrebbe occuparsi, della sofferenza quotidiana e tangibile dei suoi parrocchiani, delle istanze dei giovani e che crea, o dovrebbe creare, uno sviluppo di comunità, si elevi - totalmente avulsa dal contesto - una retorica che, se negli anni passati poteva essere ritenuta memoriale, nel contesto politico odierno, potrebbe - e ripetiamo, potrebbe - essere interpretata come un richiamo a un’ideologia purtroppo mai sopita che mai prima d’ora ritorna a soffiare con veemenza nell’era repubblicana. Se da un alto riconosciamo i meriti di Umberto II, tra le altre cose incoronato grazie al consenso del socialista Romita, senza il cui formale benestare da Ministro mai il Luogotenente sarebbe stato Re (come ricorda il Ministro della Real Casa Falcone Lucifero nel suo diario), non possiamo, però, silenziarci di fronte a quanto il suo predecessore, Vittorio Emanuele III, ha scelto o non scelto per il bene della nostra Nazione, lasciandola precipitare prima in una guerra, la Grande guerra, evitata con saggezza dal Governo italiano, promossa con scaltrezza e imperio dal sovrano, con il patto segreto di Londra, scavalcando di fatto il volere dei sudditi per mire proprie, e poi nell’abominio del fascismo e nella barbarie con la promulgazione delle leggi razziali e la seconda guerra mondiale, assecondando un mitomane e sacrificando milioni di quei sudditi, che invece sarebbero dovuti essere dei figli per il Re. D’altro canto, se è pur vero che il motto di casa Savoia è “uno per volta”, riteniamo Umberto II non una figura da demonizzare, ma il simbolo di un processo irreversibile voluto dal basso in direzione liberal-repubblicana, figlio di un mondo che aveva fallito e non aveva più ragion d’essere. Ci teniamo, inoltre, a sottolineare come non sia esatta la versione fornita sulla conferenza di Yalta: per quanto riguarda la suddetta conferenza ed i conseguenti accordi, è quantomeno riduttivo semplificare il risultato in una fredda divisione del mondo in sfere d’influenza senza un’analisi delle volontà delle potenze partecipanti, mentre ancora la guerra non aveva dato i suoi esiti. Non basterebbe nemmeno riassumere la successiva conferenza di Postdam per spiegare la molteplicità di situazioni ed eventi che avevano portato le forze politiche alle scelte che, da lì a poco, cambieranno l’ordine geopolitico mondiale. Imputare ai Partigiani “rossi” una scelta sbagliata, oggi, è ingiusto, soprattutto perché furono tra quelli che resero, appunto, possibile quel tipo di scelta, mettendo la propria vita al servizio della Patria. Come vede la storia d’Italia provoca ancora fitte dolorose a distanza di decenni. Tocca a chi vive di responsabilità sanarle, raccontando quello che siamo, grazie alle gesta di chi ci ha preceduto.

Circolo Pd - Racconigi

«Le bellezze saviglianesi hanno conquistato tutti»

Riceviamo e pubblichiamo:

In occasione della Giornata di Primavera di domenica 24 marzo vorrei esprimere la soddisfazione del nostro Gruppo per la grande partecipazione e affluenza di persone, sia saviglianesi che di altre città, regioni e addirittura nazioni! Già al mattino le prenotazioni erano al completo. Vi chiederei di ringraziare tutti i volontari e gli apprendisti Ciceroni dell'IIS Cravetta, che con grande competenza, entusiasmo e disponibilità hanno illustrato i vari luoghi; la banca C.R.C., per averci messo a disposizione i due pullman; il Sindaco, l'assessore Senesi e l'Amministrazione comunale per aver consentito l'apertura della Sala Consiliare e dell'ufficio del sindaco stesso, nonchè per la presenza alla giornata di domenica (un grazie anche al consigliere Gastaldi per la sua graditissima partecipazione); la signora Maria Giulia Rossi di Montelera e la Sua famiglia; la famiglia Borello, il sig. Boretto e il custode di San Giuliano e il sig. Pio per averci consentito di visitare rispettivamente il Castello di Suniglia, il Mulino ad acqua, la Chiesa di San Giuliano e la Chiesa della Pietà; l’Ascom e tutti i Bar e Ristoranti che hanno preparato menù in tema e convenzionati. Un sentito grazie al comitato di Suniglia per la generosa collaborazione, alle professoresse Canto, Pellissero e Messina per aver preparato e seguito gli studenti e a tutti coloro che hanno deciso di trascorrere la prima domenica di primavera con noi!

Federica Casasole – referente saviglianese Fai

«Ho lavorato una vita, ho una pensione da fame»

Riceviamo e pubblichiamo:

Sono un artigiano edile di Savigliano e vorrei far sapere in che modo il governo precedente a questo ci ha ridotto con leggi burocratiche, troppe tasse e crisi del Terzo Mondo. I poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Ci sono sprechi a non finire e corruzione da tutte le parti governative. Sono un artigiano edile con 60 anni lavorativi, 78 anni di età ed ho cominciato a lavorare a 13 anni come apprendista muratore, viaggiavo per arrivare in cantiere in bicicletta con pioggia e vento, mangiavo sul cantiere con borsa e “barachin”. Ho fatto questa vita per diversi anni e poi ho continuato sotto impresa. Purtroppo in quell’azienda tenevano i libri paga nei cassetti e non mi mettevano a posto i contributi. All’inizio sono partito come artigiano e il mio consulente non mi ha fatto versare i contributi all’Inps, versavo solo quelli all’Inail. Oggi la mia pensione con 64 anni di contributi versati è di 136 euro. In seguito sono sorti altri problemi: ho acquistato un lotto di terra per costruire delle villette e ho realizzato la struttura e i muri come pagamento del terreno. Ho costruito e venduto e successivamente ho proseguito nel fare case comprando solo i materiali, purtroppo però nel 2008, con la crisi edilizia, sono rimaste invendute le costruzioni che erano intestate alla mia società. Per fare impresa e costruire bisogna appoggiarsi alle banche, fare mutui per finanziare l’impresa con ipoteche sempre sull’immobile. La crisi edilizia non ha permesso di vendere e di pagare le rate del mutuo che ammontava a 150.000 euro ed è scattato il pignoramento per 400.000 euro sulle unità abitative e a quel punto sono rimasto bloccato con le vendite. Essendo unico titolare della società volevo integrare 14 anni di contributi Inps da 64 anni a 78. Mi sono rivolto all’Inps e mi hanno detto che devo cessare l’attività edilizia… ma se faccio cessazione della mia attività non posso più a firmare gli atti di vendita degli immobili. Così la pensione va a finire ai vitalizi dei parlamentari e gli immobili sono pignorati per un importo di 350.000 euro. Il mio debito restante è di 50.000 euro. Come faccio a pagare se non riesco a vendere perché i beni sono pignorati? Se qualche cervellone consigliere finanziario mi da una spiegazione su come devo fare per uscire dalla rete burocratica del governo italiano mi farebbe piacere… almeno prima di farmi buttare fuori casa e arrivare a dormire in macchina. Grazie,

Lettera firmata – Savigliano

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