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Al direttore

«Non possiamo fare a meno del comparto siderurgico»

Riceviamo e pubblichiamo

questa lettera indirizzata al primo cittadino di Racconigi, Valerio Oderda, dall’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino Caro sindaco, nell’ultimo Consiglio comunale aperto a Racconigi, al quale ho partecipato a fine 2019, dedicato alla vicenda ex Ilva/Arcelor Mittal, ci eravamo lasciati con la speranza che le continue pressioni esercitate dalla Regione, dagli Enti locali e da tutte le parti coinvolte nei confronti del Governo, per il mantenimento della produzione di ArcerloMittal in Italia e in Piemonte, avrebbero potuto portare a risultati concreti e positivi. Purtroppo le cose non sono andate come avrebbero dovuto, nonostante i numerosi solleciti al Governo perché faccia di tutto per intervenire su ArcerlorMittal affinché, non solo mantenga pienamente operativi gli stabilimenti, ma predisponga un piano industriale che rafforzi e rilanci il comparto siderurgico in Italia. Come è, purtroppo, di tutta evidenza, a complicare ulteriormente la situazione è giunta l’emergenza Coronavirus, che ha messo in ginocchio numerose attività produttive, compreso il mercato siderurgico italiano ed europeo. Nonostante le oggettive difficoltà, però, il Covid19 non può frenare l’acciaio e posso garantire che continueremo a ricordare costantemente al Governo che è suo preciso dovere fare tutto il possibile affinché la produzione sia mantenuta, in quanto si tratta di un settore strategico per la nostra economia senza il quale saremo necessariamente costretti a rivolgerci al mercato estero perdendo, di fatto, indipendenza e sovranità. Oltre ad esserti vicina, ad essere vicina a tutti i lavoratori ArcelorMittal che in questa giornata manifestano la loro legittima preoccupazione - che è anche la mia - ribadisco quindi con forza che il Piemonte e l’Italia non possono permettersi di fare a meno del comparto siderurgico, anche per le strette connessioni che questo comporta con altri settori ella nostra economia. Il pensiero va anche a tutto l’indotto che non può non essere considerato. Permettimi quindi di dedicare ancora un pensiero ai lavoratori che oggi manifestano: sappiano che sono con loro e non soltanto pro forma, per il ruolo di assessore regionale al Lavoro che ricopro. La mia non è una solidarietà “istituzionale”, ma anche e soprattutto personale, umana e dettata dalla consapevolezza: perché so bene quanto alto sia il valore aggiunto che ognuno dei lavoratori ha portato in questi anni all’azienda, ben conosco il loro saper fare, le loro capacità che non possiamo permetterci di disperdere o di farne a meno: si tratta di persone, di maestranze, indispensabili per il nostro Piemonte e devono continuare ad esserlo. Per questo, per quanto è di mia competenza, sappi che sarò sempre al vostro fianco, per difendere quella che è a tutti gli effetti un’eccellenza anche piemontese che, come detto, non possiamo permetterci di perdere e che il Governo ha il dovere di tutelare e sostenere in nome dell’Italia e degli Italiani.

Elena Chiorino, assessore regionale al Lavoro

«Serve un piano per la formazione di nuovi medici»

Riceviamo e pubblichiamo

Da più di un anno gli Ordini dei Medici Piemontesi hanno sottolineato la necessità di colmare le gravi carenze di organico del settore medico specialistico e territoriale piemontese, attraverso un ampio finanziamento della formazione medica che permetta un aumento dei contratti di formazione specialistica e territoriale. Tali carenze sono state messe drammaticamente in luce dall'emergenza sanitaria in cui la regione ancora si trova, che ha visto i medici costantemente in prima linea in questa battaglia. Gli ordini dei medici piemontesi riuniti constatano con amarezza che nelle manovre economiche presentate in Regione non si sia trovato spazio per un finanziamento, anche minimo, per nessuna delle istanze presentate negli ultimi mesi. A fronte di una manovra da 8oo milioni di euro elaborata attraverso il “Riparti Piemonte” la richiesta economica avanzata era di 5 milioni da destinare alla formazione medica, lo 0,6% del totale, al fine di scongiurare il collasso del sistema sanitario pubblico Piemontese nei prossimi anni. Nonostante siano stati fatti molti annunci in merito alla volontà di finanziare 50 borse di specializzazione per il concorso SSM 2020, attraverso un investimento di 5 milioni di euro, ad oggi il finanziamento è bloccato ai 15 contratti dello scorso anno, senza nessuno stanziamento ulteriore di risorse, nonostante le dichiarazioni dell'assessore Icardi circa la certezza riguardo un aumento dei fondi. Dai nuovi documenti relativi ai fabbisogni redatti dagli uffici della stessa della Regione Piemonte, emerge la necessità di formare 851 specialisti all'anno per i prossimi tre anni. Oggi nella regione vengono formati 526 specialisti ogni anno (511 con risorse statali e 15 con risorse regionali) e al momento risultiamo essere tra le regioni con il più basso numero di contratti regionali finanziati in Italia. Vi sarà una carenza di 325 specialisti all'anno solo nei prossimi tre anni, ciò significa quasi 1000 medici specialisti che mancheranno in regione Piemonte già nel 2023. Anche prevedendo un aiuto straordinario statale “una tantum” previsto dal “DL rilancio” in tal senso, ciò non coprirà interamente tali carenze. Ad oggi vi sono 1200 camici grigi laureati e piemontesi che non possono finire il loro percorso di formazione a causa della mancanza di risorse, in particolare regionali. Misure analoghe si attendono alla luce della futura carenza dei medici di medicina del territorio quantificata in 706 medici di medicina generale da qui al 2031. L'auspicio è che prevalga il buon senso e che l'attuale giunta della Regione riveda gli investimenti da destinarsi alla formazione medica e che agisca prontamente per l’attivazione e l’ampliamento della rete formativa ospedaliera regionale al fine di superare l’insufficiente capacità formativa degli atenei piemontesi che condiziona il MIUR nell’attribuire alla Regione Piemonte meno contratti e capacità formativa rispetto alle reali esigenze. Tutto ciò al fine di scongiurare un futuro del Piemonte senza medici piemontesi, che fino a qualche settimana fa erano “Eroi” e che oggi sono già stati dimenticati.

Ordine provinciale dei Medici di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, VCO e Vercelli

«Impossibile pensare a un futuro senza anziani»

Riceviamo e pubblichiamo

La segreteria dei pensionati Cisl del Piemonte ha deciso di aderire all’appello della Comunità di Sant’Egidio “Senza anziani non c’è futuro” per una ri-umanizzazione delle nostre società. Alla luce del drammatico numero di decessi avvenuti nei vari Istituti di cura italiani ed europei (RSA e case di riposo pubbliche e private) a causa del Covid-19, l’obiettivo è quello di mettere in evidenza come in molti Paesi, di fronte all’esigenza della cura, stia emergendo un modello pericoloso che privilegia una “sanità selettiva”, che considera residuale la vita degli anziani. Secondo questa linea la maggiore vulnerabilità legata all’avanzare dell’età e la possibile presenza di altre patologie giustificherebbero una forma di “scelta” in favore dei più giovani e dei più sani. Come espresso dall’appello, rassegnarsi a tale esito è umanamente e giuridicamente inaccettabile. Condividiamo, come già da posizioni assunte dalla nostra Federazione nazionale e più in generale dalla CISL, le preoccupazioni sul futuro della salute degli anziani, auspicando una rivolta morale affinché non siano considerati un peso per la collettività e anche i più vulnerabili possano essere adeguatamente curati, nel rispetto del principio della parità di trattamento e del diritto umano universale alla salute. Il valore della vita è uguale per tutti, deprezzare quelle più fragili e deboli è il primo passo verso la svalutazione di tutte le altre. Ricordiamo sempre che l’apporto degli anziani è fondamentale nella trama sociale della solidarietà tra generazioni per l’importanza della memoria che trasmette.

La segreteria Pensionati Cisl

«Chiarite le responsabilità dei contagi sul lavoro»

Egregio direttore,

nel decreto liquidità è entrata la norma che chiarisce la responsabilità dei datori di lavoro per il rischio contagio dei dipendenti da Covid-19, come avevo chiesto già nel mese di aprile con una specifica interrogazione. Ora non ci sarà più il rischio di colpire ingiustamente chi ha rispettato le regole. Ringrazio tutte le colleghe e i colleghi che hanno lavorato per questo e la sottosegretaria Puglisi per essere arrivati a una soluzione condivisa. Leggo la soddisfazione da parte di Confindustria Cuneo, che mi fa molto piacere. Visto che di buon senso e di sicurezza sul lavoro si parla, mi auguro che ci sia la disponibilità a discutere anche del miglioramento della filiera del controllo e che vengano messi da parte certi atteggiamenti e dichiarazioni scomposte. Dal 4 maggio a oggi l'Inail ha registrato 6000 contagi sul luogo di lavoro, nonostante gli sforzi di molte aziende: segno che il tema della prevenzione dal Covid esiste eccome, senza parlare dei dati sugli infortuni usuali che non si sono certi fermati.

Chiara Gribaudo, deputata Pd

«Monitorare la filiera latte per evitare speculazioni»

Riceviamo e pubblichiamo

Dobbiamo iniziare a ragionare sulla base di una tabella qualità unica per tutto il latte piemontese e non diversa da caseificio a caseificio, come avviene ora, rendendo di fatto più semplice la comparazione dei prezzi applicati agli allevatori e la valutazione complessiva della situazione. Inoltre, anche nel comparto lattiero caseario assistiamo da mesi al crollo dei prezzi all’origine della materia prima, mentre i prezzi al consumo continuano ad essere sostenuti, se non in aumento. Ciò significa che né i produttori, né i consumatori finali sono tutelati proprio in un momento di particolare difficoltà. Motivo che ci spinge a sollecitare gli organi competenti a vigilare attentamente sull’operato della Gdo affinché si eviti ogni forma di speculazione sulle spalle degli attori più deboli della filiera. Nel mese di aprile mediamente la quotazione del latte alla stalla è diminuita dal 10 al 15% rispetto al mese di marzo, ma i consumatori non ne hanno tratto nessun beneficio. Il prezzo al consumo, infatti, è rimasto invariato: questo significa che, nell'ambito della filiera, gli allevatori hanno dovuto comprimere i loro margini, lavorando sotto il costo di produzione, mentre altri soggetti, in particolare la distribuzione organizzata, hanno fatto valere le loro posizioni di forza, creando una forte difficoltà nel comparto che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già delicata per le nostre campagne. In Piemonte sono attive circa 1.750 aziende produttrici di latte vaccino, concentrate in prevalenza nelle province di Cuneo e Torino, con un totale di circa 121.000 vacche allevate, per una produzione annua di circa 1.080.000 tonnellate di latte e un fatturato del prodotto all’origine di circa 430 milioni di euro. Nel primo trimestre 2020, nonostante il sensibile caso di importazioni di latte dall’estero, a causa blocco del canale Ho.Re.Ca, si è registrata una contrazione dei consumi che ha modificato il mercato: sono diminuite le vendite di prodotto fresco, mentre è aumentata la trasformazione dei prodotti e la produzione dei formaggi. Inoltre, complice la crisi economica delle famiglie, sono aumentate le importazioni di latticini e formaggi a basso prezzo. Abbiamo proposto alla Regione di favorire una miglior trasparenza della filiera per garantire la correttezza dei pagamenti. Abbiamo inoltre chiesto alla Regione di coinvolgere nel confronto la distribuzione organizzata, per evitare di creare posizioni dominanti in grado di condizionare il mercato. Ritieniamo sia indispensabile proseguire il confronto nella filiera, chiedendo in modo unitario al Governo e all'Unione Europea un intervento straordinario per fronteggiare la crisi di mercato che si è generato nel comparto lattiero caseario, per superare questa stagione di difficoltà e poter riprendere un percorso di collaborazione indispensabile per la tenuta economica e sociale del nostro territorio.

Roberto Abellonio, direttore Confagricoltura Cuneo

Ercole Zuccaro, direttore Confagricoltura Piemonte

«Un lavoro di squadra per affrontare questa battaglia»

Egregio direttore,

ci permetta di comunicare, con questa lettera, la grande soddisfazione della casa di riposo “F.lli Ariaudo” di Levaldigi di fronte al dato seguente: gli esiti dei tamponi fatti a tappeto su tutti gli ospiti, i dipendenti e gli amministratori hanno certificato che, in questi due mesi e mezzo di attività, nessuno è risultato contagiato. Ciò è particolarmente significativo in un momento in cui i dati regionali e nazionali sull’epidemia di coronavirus, rivelano grandi difficoltà di gestione e la presenza di focolai di infezione nella maggior parte delle strutture destinate all’assistenza degli anziani. Questo successo è dovuto al fatto che, anche nei momenti di maggiore confusione normativa, tutto il personale si è mostrato all’altezza della situazione e ha profuso doti di professionalità, dedizione, attaccamento al proprio lavoro che si sono spinti oltre il normale e stretto adempimento dei propri compiti. Vogliamo perciò ringraziare la direttrice Antonella Beccaria, la coordinatrice Alessia Margaria, il direttore sanitario dottor Paolo Toselli, le infermiere, le operatrici sanitarie, l’educatrice, il fisioterapista, il personale delle pulizie e il personale cucina. È grazie a tutti loro che abbiamo potuto raggiungere un risultato che sembrava insperato. Un plauso vada anche sia ai nostri ospiti che hanno sopportato con grande disciplina i nuovi obblighi di distanziamento imposti, sia ai parenti che, dopo un primo momento di sgomento per la lontananza dai propri cari, hanno compreso che tutto era fatto per proteggerne la salute e la vita. Da qualche giorno, inoltre è possibile una modalità di visita che permette loro di vederli in un’area apposita, su appuntamento orario, attraverso una lastra di plexiglas che permette, senza pericolo, il colloquio e il contatto visivo. Un grazie vada, infine, all’intero concentrico levaldigese che, avendo noi dovuto lanciare una sottoscrizione per colmare tutte le spese impreviste, ha già contribuito con donazioni che superano i 25.000 euro. Altri ne arriveranno, siamo certi, per migliorare ulteriormente la struttura.

Il presidente Egidio Boglione, la vicepresidente Margherita Ellena e i consiglieri don Marco Tomatis, Alda Falcone e Bartolomeo Gastaldi

«Come mai questa penuria di cantieri e progetti?»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata al primo cittadino di Savigliano, Giulio Ambroggio

Faccio una premessa: ho votato per lei alle ultime elezioni. Credo che in questi due anni e mezzo lei abbia governato bene, senza errori clamorosi e con qualche buon risultato in diversi campi. Una cosa però, da viaggiatore e da amante delle città in perenne trasformazione, non riesco a farmela piacere: non ho più visto nessun cantiere, di ristrutturazione, di recupero di edifici, di piazze o palazzi, ma ancora peggio non ho più sentito parlare di progetti. Savigliano negli ultimi anni è sempre stata in profondo restyling... Perché questa penuria di lavori pubblici? Chi è l’assessore competente? Cosa sta facendo? Quali sono i suoi obiettivi? Non vedo nulla di tutto ciò ma soprattutto non vedo i progetti.. l’ultima cosa che ho sentito è il progetto di piazza Cavour, ma sembra essersi perso anche quello... Sindaco, se vuoi guadagnarti la rielezione che meriteresti, hai ancora due anni per risolvere questo problema. Dai una sterzata a questo settore e fai qualcosa, Savigliano non merita di essere ferma.

Andrea B. - Savigliano

«Siamo aperti al dialogo, ma la filosofia va tutelata»

Su principali settimanali e quotidiani è stato pubblicato un articolo che racconta dell’eventualità di una fusione tra la nostra società e l’Amatori Basket Savigliano. Lasciateci dire che siamo onorati: per noi, nati soltanto 10 anni fa, è motivo di orgoglio essere accostati, per il secondo anno consecutivo, alla società storica di Savigliano, segno che il lavoro fatto ha incontrato apprezzamento e favore sempre crescenti, anno dopo anno. Quando 10 anni fa, l’avventura dei Gators sembrava per molti un fuoco di paglia destinato ad estinguersi velocemente, avremmo solo sognato di essere presi in considerazione oggi, per gestire entrambe le società saviglianesi. Non vogliamo parlare di fusione, nè della creazione di una nuova società, ma di gestione condivisa delle attuali entità: richiederebbe un impegno organizzativo immenso, che non abbiamo peró timore di affrontare, grazie ai numeri e alla struttura organizzativa che abbiamo costruito nel tempo. È però importante sottolineare un concetto chiave: qualunque sia l’esito finale, noi abbiamo l’obbligo di tutelare la filosofia e il patrimonio umano che abbiamo costruito insieme alle famiglie dei nostri 500 iscritti. Se non lo facessimo, tradiremmo la loro fiducia e le aspettative che hanno riposto in noi, quando eravamo appena nati e alle prime armi. La famiglia Gators oggi è presente in 9 comuni, oltre a Savigliano: anche se abbiamo ancora molta strada da fare, stiamo diventando passo dopo passo e tutti uniti, una realtà virtuosa di questa provincia, con un bilancio sempre attivo, anche grazie ai tantissimi sponsor che ogni anno rinnovano il loro impegno e supporto nei nostri confronti. Siamo dunque disposti, come Gators, a sederci al tavolo della discussione, a patto che i nostri ragazzi e ragazze, i nostri investimenti, la nostra filosofia e la nostra capacità organizzativa vengano riconosciuti e tutelati. Aggiorneremo, con la massima trasparenza, i nostri iscritti su ogni evoluzione che ci sarà, attraverso il nostro sito e i giornali, perché a quel tavolo insieme al direttivo, ci sia tutta la famiglia Gators.

Il direttivo dei Gators

«Unione società basket, bell’esempio educativo»

Gentile direttore,

ho letto, la scorsa settimana, sul suo giornale la lettera che sosteneva l’urgenza dell’unione tra le squadre di basket saviglianesi. Io ho due figli: uno gioca nei Gators e l’altro nell’Amatori Basket ed entrambi sono stati soddisfatti dell’esperienza vissuta che speriamo riprenda al più presto. Riguardo all’unificazione non voglio entrare in dinamiche che non conosco, però una considerazione da genitore la vorrei fare: al di là dell’aspetto sportivo non si dovrebbe dimenticare l’aspetto educativo che, l’eventuale unione, potrebbe avere per i nostri figli: la capacità di superare i contrasti per un progetto più grande, il valore del “noi” al posto dell’ “io”.

Laura Allocco Sogno - Savigliano

«Un unico studio pediatrico per garantire più assistenza»

Riceviamo e pubblichiamo:

Questa lettera indirizzata alle famiglie dei piccoli pazienti della pediatra Luisa Boni Carissimi genitori, dal primo maggio, con un po’ di nostalgia, ho lasciato definitivamente anche la sede di Cavallermaggiore (la sede di Caramagna, per problemi logistici, è inattiva già da inizio emergenza). La mia attività, come già annunciato pochi giorni, è stata centralizzata su Racconigi (in via Santa Chiara 8). A Racconigi, nella mia sede, opera un’altra pediatra e una terza ha lo studio a poca distanza. Terminato il periodo di emergenza il nostro obiettivo sarà quello di portare avanti una collaborazione iniziata tempo fa e fortemente consolidata oggi. Sin da ora lavoriamo e lavoreremo in gruppo, in altri tempi tutto questo si tradurrà in una più ampia copertura di orario per le famiglie che, per problemi indifferibili, previo confronto e accordo con il proprio curante, potranno essere ricevute in orari diversi da quelli del proprio pediatra; tutto questo al fine di ridurre il disagio per le famiglie, per i bambini e per evitare in orario diurno settimanale l’accesso in pronto soccorso per problemi che possono essere tranquillamente gestiti in ambito territoriale. Una tale disponibilità può essere garantita solo con la collaborazione di più professionisti. Racconigi è stata eletta come sede poiché rappresenta il miglior compromesso di quello che è il nostro vasto ambito territoriale (Caramagna, Cavallerleone, Cavallermaggiore, Monasterolo, Murello, Racconigi, Ruffia, Villanova). Questo brutto periodo ha inoltre portato alcune novità che dovrebbero ridurre in parte il disagio legato ad una sede fuori dal proprio comune di residenza: intanto la telemedicina, che permette di valutare e di risolvere alcune problematiche minori rimanendo a distanza ed evitando quindi l’accesso allo studio o comunque riducendo la frequenza per le visite di controllo. Inoltre la parte prettamente burocratica legata a prescrizioni è stata nettamente snellita dalla concretizzazione della ricetta dematerializzata, con abolizione della ricetta cartacea. E’ ora infatti possibile, nella maggior parte dei casi, richiedere prescrizioni di farmaci e visite specialistiche per via telematica. Per le famiglie disagiate con difficoltà ci si è inoltre organizzati (nel caso di Cavallermaggiore) richiedendo la collaborazione di associazioni di volontariato locali al fine di poter pianificare il trasferimento del bambino con il suo accompagnatore, qualora impossibilitati ad accedere all’ambulatorio in altro modo nonostante l’estensione dell’orario di visita. Per il comune di Caramagna si sta ponderando una proposta analoga. Con l’occasione si rammenta che per tutta la durata del periodo di emergenza le visite verranno effettuate solo se indifferibili e previo triage telefonico da effettuarsi al numero 0172/1908097 (per visite in giornata chiamare entro le 10 del mattino); per richieste di impegnative e\o prescrizioni, per i pazienti già noti e le visite concordate è sufficiente inviare una mail al seguente indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Detto ciò vi lascio come sempre la mia disponibilità al confronto, ho preferito scrivere con calma questa lettera, consapevole del fatto che in questo periodo storico tra le tante cose sta anche cambiando il modo di fare medicina e a questo ci si deve adattare, a partire dalla sottoscritta. Da parte mia resta l’entusiasmo e la certezza di offrire un servizio migliore alla popolazione, la gioia di poter lavorare in gruppo con le colleghe che operano nel mio stesso ambito e la speranza di quello che verrà concretizzato, speriamo in tempi non troppo lontani.

La “vostra” pediatria Luisa Boni - Caramagna

«Prescrizioni assurde per chi opera nel settore turistico»

Riceviamo e pubblichiamo

Come sindaci accogliamo positivamente le nuove linee guida per la ripartenza delle attività commerciali e turistiche, maturate dal confronto tra governo e Regioni. I protocolli elaborati inizialmente da Inail e Iss erano inattuabili e, come ANCI, lo avevamo fatto presente. Ora verificheremo sul campo l’efficacia e soprattutto l’attuabilità delle nuove norme. Penso al divieto assurdo di toccare la carta dei menù in bar e ristoranti e all’obbligo di indossare la mascherina quando si utilizza la toilette. Restano, inoltre, grosse criticità sulla fruizione delle piscine e delle spiagge. Se necessario, pur nel rispetto della sicurezza di tutti, chiederemo alla Regione di adottare norme meno stringenti, di certo non possiamo permettere che le attività del commercio e del turismo chiudano i battenti schiacciate dal peso della burocrazia. E a chi pensa che i Comuni abbiano un ruolo marginale, ricordo che, in queste ore, diversi sindaci hanno dato una grande dimostrazione di responsabilità e di buona capacità amministrava, annunciando misure concrete a sostegno delle famiglie e delle attività economiche. Si va dai dehor gratuiti agli sconti o alle sospensioni sulla Tari e sulla Tosap, dai contributi a chi assume lavoratori stagionali nel turismo a quelli a fondo perduto per gli affitti.

Paolo Marchioni, vicepresidente ANCI Piemonte

«Soddisfatti della ripartenza di estetisti e parrucchieri»

Riceviamo e pubblichiamo

Accogliamo con soddisfazione la scelta del Governo di anticipare la riapertura dei cosiddetti “servizi alla persona”, che rappresentano per i cittadini uno degli aspetti strategici a favore del loro benessere. Chiediamo però, che a fronte di questa tempestività decisionale, seguano altrettanto rapide comunicazioni sul protocollo di sicurezza da applicare per non incorrere in sanzioni. Le imprese dell’area in questione, già abituate ad utilizzare sistemi di igiene altamente professionali, in questo frangente si ritrovano a dover ulteriormente incrementare i dispositivi di sicurezza, con esborsi anche di ordine economico, per garantire alla clientela la massima tutela della salute. È quindi necessario che questo avvenga secondo disposizioni governative chiare e applicabili in tempi consoni. La notizia dell’imminente riapertura sta rendendo più difficoltoso per qualche azienda il reperimento dei dispositivi, e inoltre non è stata immediatamente supportata da un documento ufficiale a cui attenersi per rispettare appieno le nuove norme vigenti. Da parte delle imprese c’è un grande impegno nel programmare il riavvio del lavoro secondo le regole, ci auguriamo però che questi ritardi normativi non diventino pretesto per azioni sanzionatorie nel momento cruciale della ripartenza, che avviene dopo un lungo periodo di inattività».

Luca Crosetto, presidente Confartigianato Cuneo

«Inaccettabili speculazioni sui prodotti agroalimentari»

Riceviamo e pubblichiamo

Fermare le speculazioni sui prezzi dei beni di prima necessità per difendere la capacità delle famiglie di rifornire le dispense di casa con cibo e bevande e garantire un giusto compenso agli agricoltori. È quanto chiediamo come Coldiretti, rispetto alle misure messe in campo con il decreto contro gli effetti dell’emergenza coronavirus. È fondamentale garantire la stabilità dei prezzi lungo tutta la filiera per bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e degli agricoltori che devono poter continuare a produrre per difendere la sovranità alimentare del Paese in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali. Inacettabile, come purtroppo è stato fatto e continua a verificarsi in certi casi dalla filiera del latte a quella delle carni suine, comunicare l’abbassamento dei prezzi ai nostri imprenditori mentre le quotazioni al dettaglio per gli alimentari continuano ad aumentare dal burro (+2,5%) ai formaggi (+2,4%), dal latte (+4,1%) ai salumi (+3,4%) fino alle carni (+2%), secondo gli ultimi dati Istat ad aprile. Il lungo periodo di chiusura sta pesando su molte imprese del nostro agroalimentare che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione. Continuiamo, quindi, a tenere alta l’attenzione sulle speculazioni, come d’altronde Coldiretti ha fatto fin da subito aprendo anche la casella di posta Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. per raccogliere informazioni e segnalazioni sulla base delle quali agire a livello giudiziario, se necessario.

Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte

Bruno Rivarossa, delegato Confederale

«I servizi per l’infanzia nuovamente dimenticati»

Riceviamo e pubblichiamo

Stiamo assistendo in questi giorni a una grande mobilitazione di soggetti che gestiranno, o forse è meglio dire che impareranno a gestire, i servizi all’infanzia con le modalità di un’enorme cessione di ramo d’azienda dimenticandosi che stiamo parlando di bambini. Ben venga aiutare le famiglie, ben venga andare incontro alle richieste di genitori che devono tornare al lavoro, ben venga tenere presente le esigenze dei bambini chiusi in casa da quasi tre mesi. Ma questi bambini prima cosa facevano? Dove incontravano i loro amici? E i genitori pre Covid-19 dove accompagnavano i bambini ogni mattina? All’asilo nido e alla scuola d’infanzia. E in tutta Italia ci sono decine di migliaia di strutture adatte a questo scopo e pronte a riaprire. Perché in questi mesi abbiamo dato supporto ai genitori, teso un orecchio all’ascolto delle difficoltà delle famiglie. Ci aspettavamo chiare indicazioni per poter ripartire in tutta sicurezza. Sono mesi che le istituzioni fanno progetti, stilano protocolli, istituiscono comitati tecnici sui servizi all’infanzia senza ascoltare chi rappresenta gli operatori del settore. Noi siamo i veri tecnici perché noi operiamo dentro i centri educativi senza alcuna improvvisazione, ma con programmazione, metodo pedagogico, con un protocollo per garantire la sicurezza degli educatori, delle famiglie, dei bambini. Senza retorica la nostra tradizione è parte della storia dell’Italia, ma viene cancellata e messa dietro a qualsiasi altro codice Ateco. Nel frattempo, mentre con fatica riparte il sistema Paese, noi rimaniamo fermi con gli ammortizzatori sociali che si stanno esaurendo, con educatori che non vedono uno stipendio da marzo, con centri educativi che accumulano debiti e nemmeno possono portare i libri in tribunale. Non possiamo considerare tutte le aziende allo stesso modo e dimenticare un servizio essenziale come il nostro.

Federica Ortalli, presidente di Assonidi

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