Warning
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Al direttore

«Che sia un anno scolastico di entusiasmo e crescita»

Quello che inizia, così come quello che si è concluso formalmente a giugno, sarà uno degli anni scolastici più delicati e particolari dal dopoguerra. Il coronavirus ci ha costretti a mesi di sacrifici, ha privato tutti noi di quella normalità di vita che davamo per scontata. Non ci siamo mai arresi, ci siamo ripromessi, fin dal primo giorno, che avremmo dovuto reagire, combattere per riconquistare ciò che ci era stato tolto. E in questo senso non posso nascondere la grande soddisfazione per la riapertura delle scuole, che abbiamo fortemente sostenuto fin dal principio, lavorando senza sosta perché questo giorno tanto atteso potesse finalmente arrivare. Ed eccoci qui, finalmente, ad aprire i portoni dei nostri istituti con tutti gli accorgimenti per garantire il massimo della sicurezza e della tranquillità. Per tutti. Da oggi si guardi avanti e si riporti al centro la la scuola. Come ben scriveva il filosofo danese Soren Kierkegaard, «la vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti». Ed è proprio sul futuro che, ora, abbiamo il dovere di guardare con fiducia, vigile serenità, sicurezza e determinazione. Non dobbiamo però commettere l’errore di concentrarci soltanto sul virus. Perché la vera sfida, oggi, con tutte le precauzioni garantite, deve essere quella di preoccuparci soprattutto del futuro dei nostri bambini e ragazzi. Sostenendo la qualità della didattica, rimettendo davvero la scuola e la qualità della stessa al centro dell’attenzione, consapevoli che è proprio tra le mura dei nostri Istituti che si creano le basi, le radici, per formare le generazioni future. Radici che non possono attecchire e crescere solamente di fronte a uno schermo, nonostante le possibilità offerte dalla didattica a distanza favorite dai progressi della tecnologia. Per crescere, per imparare, occorre frequentare le scuole, respirare l’aria delle aule, ascoltare in presenza le lezioni insieme ai propri compagni, vivere ogni giorno il confronto con gli insegnanti e i professori. Nei quali si ripone tutta la mia fiducia, in quanto determinanti per trasmettere sapere, dare l’esempio, insegnare un metodo di studio e di lavoro che accompagnerà i loro allievi per tutta la vita. Riapriamo quindi le scuole facendoci trovare pronti, attenti, consapevoli di un rischio che non potrà, al momento, essere zero, ma che non deve angosciarci nè prevalere sull’attenzione alla qualità dello studio dei nostri ragazzi. Da qui il mio augurio di inizio anno, rivolto ai ragazzi, alle loro famiglie, agli insegnanti, ai dirigenti scolastici e a tutto il personale che opera negli Istituti è più che mai sentito: che sia scuola in aula, di crescita e di entusiasmo. Buona scuola a tutti!

Elena Chiorino - assessore regionale all’Istruzione

«Giusto misurare la febbre prima dell’ingresso in classe»

Egregio direttore,

voglio ringraziare pubblicamente, nella mia veste di presidente della Commissione Istruzione della Regione, il governatore Alberto Cirio per la recente ordinanza, a sua firma, dove raccomanda a tutti gli Istituti scolastici di misurare la temperatura agli alunni prima dell’ingresso a scuola. Qualora l’Istituto scolastico non fosse nelle condizioni di poter ottemperare a quanto prescritto, dovrà prevedere un sistema di verifica quotidiana attraverso un’autocertificazione per verificare che la temperatura sia stata effettivamente misurata dalle famiglie. Se uno studente si presenterà senza suddetta certificazione, la scuola avrà l’obbligo di misurare la temperatura. Sono rimasto veramente allibito di fronte alle dichiarazioni di alcuni responsabili scolastici che contestano questo intervento e ancor di più, da quanto attribuito dai media al ministro competente Azzolina che, oltre ad aver creato una sufficiente confusione, intende impugnare l’ordinanza del presidente Cirio. Queste persone evidentemente non hanno capito che prima di tutto dobbiamo garantire la sicurezza e la salute dei nostri figli, dei cari nonni (per chi ha ancora la fortuna di averli) e anche di noi stessi. Se avevamo sconfitto il virus, ma quest’estate ce lo siamo riportato in casa dalle discoteche della Croazia e della Spagna, il rischio della diffusione nella scuola è ancora più alto. Ritengo che dobbiamo utilizzare tutti i sistemi possibili per cercare di scongiurare ed evitare una ripresa del contagio che veda nelle scuole, soprattutto di primo e di secondo grado, la nascita di focolai epidemici. Sono mesi che, come Regione, chiediamo, nella sordità del ministro, che venga misurata la temperatura a scuola, così come avviene negli uffici pubblici e nelle aziende e a maggior ragione nelle scuole, uno dei luoghi ancora più sensibili e a rischio. Nei prossimi mesi la nostra priorità sarà garantire la sicurezza, il controllo ed il contenimento dei contagi. Il primo luogo da cui dobbiamo partire, e sul quale abbiamo responsabilità, sono le scuole dove, come Regione, abbiamo appena stanziato 500 mila euro per l’acquisto dei termo-scanner. Ringrazio quindi, e sostengo l’ordinanza del presidente che si rivela responsabile ed il giorno dopo la pubblicazione, anche coraggiosa visti gli attacchi subiti da chi non ha capito che la priorità sono la salute e la sicurezza e invece rischia di mettere a rischio, non solo i bambini e famiglie, ma anche il personale scolastico cercando di ostacolare un’operazione per la migliore messa in sicurezza delle scuole.

Paolo Bongioanni, presidente Commissione Istruzione Regione

«Si è pensato ai banchi ma l’urgenza sono le cattedre»

Riceviamo e pubblichiamo

Ancora una volta, come da molti anni accade in Piemonte, siamo alla ripartenza dell’anno scolastico a cattedre vuote, con il personale precario chiamato a supplire e dare provvisorio rimedio a guasti e malfunzionamenti di anni, problemi ripetuti e irrisolti a ogni passaggio di ministri e governi. Ma quest’anno con alle spalle la chiusura da mesi delle scuole c’è il Covid, c’è lo spettro del contagio, di quarantene, del ritorno al lockdown. Abbiamo necessità di più di 7000 docenti di ruolo, era possibile attivare 8908 contratti, ne sono stati assunti tra i 1500 e i 1600 per l’esaurimento delle graduatorie concorsuali, e non va meglio con il personale ATA, su 2172 posti liberi sono state autorizzate meno della metà delle assunzioni in ruolo (1041). La call veloce ha portato in Piemonte una trentina di assunzioni (su più di 2000 posti possibili). Arriveremo a 15000 supplenti docenti e a più di 3000 supplenze ATA, senza contare i così detti “posti Covid”. Si è persa una occasione di immettere in ruolo 32000 Docenti attraverso il concorso straordinario, buttando al macero un accordo tra il Ministro precedente e le organizzazioni sindacali, decisione incomprensibile dal parte dell’attuale Ministro. Si è pensato più ai banchi che al personale docente ed ATA. L’organico Covid, formato di personale che sarà a disposizione a tempo determinato con l’ingiusta certezza di licenziamento in caso di ritorno al lock down conta 2932 docenti e 2709 ATA, e nonostante l’autorizzazione di oltre 2000 posti in deroga mancano collaboratori nelle scuole per garantire sorveglianza, sicurezza e pulizia. Questa la fotografia del personale scolastico il giorno della riapertura! “L’importante è aprire la scuola” ripete il ministro, come un mantra, in che modo non importa. Da mesi le organizzazioni sindacali, a Roma con la ministra e qui in Piemonte e in ogni provincia, hanno posto e insistito sulla questione del personale scolastico, dei concorsi, dei tempi, dei modi, dell’accumularsi di ritardi. Il personale degli uffici periferici del ministero sta lavorando senza sosta in questi giorni ma qualcosa, e troppo, non ha funzionato. Si riparte a macchia di leopardo, con differenze in ogni scuola e in ogni provincia. Si riparte dunque con un aumento di instabilità e incertezze in un momento in cui avremmo bisogno di stabilità e certezze, non occorrono altri imprevisti, con i più basilari diritti del lavoro del personale precario subordinati agli errori di sistema e la prospettiva di nominare personale con titoli errati e da sostituire, in una girandola di supplenze in classe. Per una gestione ferma e serena di fronte al Covid, per la salute e la sicurezza di tutti, occorrono certezze, serenità e personale stabile. Si è preferito cambiare le “regole gioco” a partita iniziata e in un momento difficile, questo è il risultato. Non avevamo bisogno della scenografica rappresentazione da parte del presidente Cirio della questione della misurazione della temperatura degli allievi, da fare secondo un modello “originale doc Piemonte” rispetto alle indicazioni nazionali e a tutto il Paese mentre si riapre la scuola con centinaia di collaboratori scolastici mancanti già per la semplice sorveglianza. Abbiamo chiesto alla Regione personale in più e ci hanno restituito un ordine alle scuole sul controllo del diario e dell’autocertificazione da fare ogni giorno da parte delle famiglie. Adesso basta! Stiamo avviando azioni sindacali, legali, diffide a fianco delle tradizionali forme di protesta. Stiamo monitorando con le nostre rappresentanze sindacali unitarie ogni scuola perché tutto proceda. La scuola del Piemonte deve aprire il 14 , il 15, il 16 settembre e anche dopo: con trasporti, mense, pre e post scuola, qualità della didattica, stabilità, continuità e l’attenzione a chi ha bisogni speciali e capacità diverse. La scuola dovrà funzionare ogni giorno e al meglio. Oggi più che mai, pensando alla gioia e alla trepidazione dei nostri bambini e ragazzi che rientreranno a scuola, ai nostri piccoli che avranno il loro primo giorno di scuola e alla forza dell’impegno quotidiano e della passione di chi lavora nella scuola e che ha operato in condizioni instabili e a volte quasi impossibili perché tutto funzionasse al meglio si deve invertire la rotta. Si tratta di un’esperienza di vita che abbiamo il dovere di accompagnare e aiutare a crescere, che non deve essere disturbata da beghe e politiche di basso livello che dimenticano ciò che è straordinariamente importante: la vita e la crescita delle nostre bambine e bambini, ragazze e ragazzi con la scuola che ne rappresenta l’orizzonte.

Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Piemonte, Gilda Unams Piemonte

«Abbiamo sentito la vicinanza di chi voleva bene a Federico»

Gentile direttore,

sabato in parco Pertini abbiamo ricordato Federico intitolando un sorbo alla sua memoria. C’era tantissima gente a questo incontro che ha emozionato molto me, mia madre e i parenti che erano lì presenti. Vogliamo quindi ringraziare le autorità cittadine che hanno da subito acconsentito alla posa dell’albero, Anita Cordasco, che ha letto i nostri testi (noi non ce l’avremmo fatta e l’emozione avrebbe sopraffatto la voce), Rosi e le amiche di Mai+Sole che hanno avuto l’idea, Alex Astegiano e Sergio Daniele per la selezione della musica in sottofondo, Gianni De Stefanis per il supporto audio, la Tipografia Saviglianese per la stampa dei bigliettini e i mezzi di informazione che ci hanno permesso di far arrivare la notizia a molti. Ma soprattutto vogliamo ringraziare le persone presenti (e anche gli assenti) perché in questi mesi di disperazione, di smarrimento, di scollamento dalla realtà, fatta di troppi momenti in cui ci illudevamo che mio fratello fosse soltanto un po’ “stronzo” e non ci rispondesse al telefono, ci siete stati vicini. Con i drappi in piazza Santarosa, con un momento di raccoglimento spontaneo, con le rose bianche appoggiate nel cortile, con i dolci, con i messaggi sui social, con le chiamate a cui a volte non abbiamo avuto la forza di rispondere, con i cuoricini su WhatsApp, con le camminate (e poi le corse) alle sei del mattino per sfogarsi e rimettersi in forma, con le videochiamate e gli incontri con i bambini. Il ricordo di Federico non morirà grazie a questo sorbo che gli avete regalato, ma soprattutto grazie al fatto che gli avete voluto bene e ce l’avete fatto capire in tutti i modi.

Francesco Gerbaldo - Savigliano

«Casa di riposo di Levaldigi, un fiore all’occhiello per tutti»

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un’aspirante Oss che ha lavorato per qualche tempo nella casa di riposo di Levaldigi

Gentile direttore, ho avuto l’opportunità di lavorare per poco più di due mesi nella “nostra” casa di riposo. Nostra sì! Perché questo è un fiore all’occhiello per Levaldigi. Avevo già frequentato in passato la casa di riposo Fratelli Ariaudo come volontaria, quando si era creata dal nulla la biblioteca e molti aspetti li avevo già colti: la costruzione - nuova e ben tenuta anche all’esterno - la vediamo tutti, ma la luminosità degli spazi, la cura nell’arredamento e soprattutto il persistente profumo di pulito (non poi così scontato in una struttura sanitaria assistenziale), solo chi ci entra può coglierli e io mi ero fermata qui... Ora ho potuto entrare nel cuore pulsante della struttura, il motore che funziona grazie ad un’organizzazione impeccabile (dal di fuori sembra tutto facile), ma incastrare tutto non lo è sempre. Basta un niente e l’ingranaggio si ferma e qui entra in gioco la professionalità delle persone che vi lavorano (non sapete quante...): il presidente con il Consiglio di Amministrazione, la direzione, il direttore sanitario, la coordinatrice, la psicologa (grande e preziosa risorsa per “ospiti”, famigliari e personale), la logopedista (importantissima, ad esempio, per il tipo di alimentazione da proporre alla persona in base alle proprie necessità), il fisioterapista (che giornalmente segue le persone con esercizi individuali personalizzati), l’educatrice (fondamentale per loro, intrattiene le persone con tanta passione e fantasia, rallegrando le loro giornate, invogliandoli a partecipare alle varie attività che propone; e gestisce anche gli appuntamenti per gli incontri), gli infermieri (attenti e professionali), gli Oss (dediti ad ogni singola persona e necessità), le cuoche (vogliamo parlare del cibo che offrono? Mamma mia...!), le addette alla lavanderia interna (non potete immaginare quanti indumenti personali, ogni giorno, vengono lavati, stirati e riposti nuovamente negli armadi, perché viene data un’attenzione molto particolare alla cura della persona, sotto ogni punto di vista, e indossano sempre indumenti puliti). E per ultime, ma non per importanza ovviamente, come ho già avuto modo di sottolineare all’inizio, le addette alle pulizie: in questo caso eccellente biglietto da visita per la struttura! Non dimentichiamo i volontari, che continuano ad intervenire per tutte le altre incombenze da svolgere all’esterno della struttura. Purtroppo le signore che giornalmente venivano anche per fare un po’ di compagnia agli ospiti, al momento non possono entrare, ma ciò non toglie la loro importanza passata e, speriamo presto, futura. E Paola, la parrucchiera? Noi, nel nostro piccolo, abbiamo provato a imitarla e devo dire che alcune Oss sono davvero portate, ma le signore, soprattutto, ma anche i signori, continuavano a informarsi su quando avrebbero potuto incontrarla nuovamente. E sono felice che questo sia avvenuto il mio ultimo giorno di lavoro, così ho potuto vedere i loro visi soddisfatti e le loro teste ben acconciate. La relazione, la socializzazione, le “coccole”, fanno bene a chiunque in generale, ma per le persone che vivono in una casa di riposo, in particolare, sono un toccasana, una potente medicina naturale. A questo punto non posso non nominare chi rende tutto questo possibile, perchè se non ci fossero, non ci sarebbero nemmeno le case di riposo: i “padroni di casa”, le persone che risiedono in struttura e che riconosciamo, nel pensiero comune (a mio avviso erroneamente), come “ospiti”. Quello che però non si può descrivere, è proprio l’affetto che provo tutt’ora, per loro, per ogni singola persona assistita: in RA, (reparto autosufficienti), RSA (reparto non o parzialmente autosufficienti) e nel nucleo protetto (dove risiedono persone affette da patologie mentali degenerative). Tutte persone speciali e uniche! Dalla più esigente, alla più fragile. Li porterò tutti nel cuore e per ognuno di loro ho un ricordo particolare. Mi sto dilungando, ne sono consapevole, ma voglio spendere ancora due parole sull’assistenza. Quanta passione e dedizione viene data, indistintamente, alle persone. In questo periodo di “Covid” poi, è ancora più importante stare loro vicini, a volte con tanta pazienza, (siamo onesti), anche per sopperire all’assenza dei familiari, che possono incontrare solo previo appuntamento, dietro una parete di plexiglass, che è deleteria soprattutto per chi ha problemi di udito e senza alcun tipo di contatto fisico. Quello che tengo a ricordare e precisare, è che questa non è una decisione presa dalla direzione della struttura, ma è una disposizione imposta per evitare i contagi, con tutti i controsensi che ben conosciamo, ma che si deve rispettare. Per quanto mi riguarda, invece, sono stata accolta dall’equipe lavorativa con amicizia, collaborazione e un po’ di... sana diffidenza. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone davvero professionali, cariche di empatia (cosa non da poco). Ringrazio tutti, da ognuno di loro ho imparato qualcosa e lo porto con me. Spero di essere riuscita a trasmettere qualcosa alle persone assistite, loro sicuramente mi hanno lasciato e dato tanto, semplicemente con una parola, che, detta da persone tanto fragili, ti scalda il cuore e capisci ancor di più l’importanza di questo lavoro: il loro “grazie”, accompagnato da un sorriso e uno sguardo veramente grato… e questo non ha prezzo!

Una (quasi) Oss

«Asilo solo al mattino, decisione penalizzante»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata ai dirigenti dei due istituti comprensivi saviglianesi da parte di un gruppo di genitori di bambini delle scuole dell’infanzia.

Egregi dirigenti,

come genitori dei bambini di 4 e 5 anni, iscritti alle Scuole dell’Infanzia “Gullino”, “Filippo Curti” e “Principe di Piemonte”, esprimiamo la nostra amarezza e la nostra delusione rispetto alla gestione di questa delicata fase di avvio dell’anno scolastico. Considerati i tempi ristretti, non ci è stato possibile metterci in contatto con i genitori dei bambini di 3 anni: immaginiamo che, anche tra di loro, qualcuno abbia provato il nostro stesso sconforto e le nostre stesse preoccupazioni. Questa lettera è anche la loro voce. A pochi giorni dall’inizio della scuola, abbiamo appreso attraverso un comunicato pubblicato sui siti internet degli Istituti che “dal 14 settembre al 31 ottobre 2020 le attività educative in presenza si svolgeranno nei rispettivi plessi scolastici, con orario 8-13 dal lunedì al venerdì. Qualora pervengano risorse umane aggiuntive anche nel suddetto periodo si procederà ad estendere le attività pomeridiane a cominciare dalla fascia dei 5 anni, dandone comunicazione agli interessati”. Tale comunicazione ci ha colti tutti di sorpresa. Forse, spiegherete in modo chiaro ed esauriente ai nostri rappresentanti quali valutazioni hanno reso per voi obbligata la scelta della riduzione oraria. Noi genitori vogliamo esprimervi il nostro disagio e le nostre perplessità circa tale decisione. La previsione di un orario ridotto costringe molte famiglie a ripensare, in tempi brevi, alla propria organizzazione, mettendo in seria difficoltà i genitori che per motivi lavorativi e/o economici faticano proprio ad immaginarla una nuova organizzazione del proprio menage. Sappiamo che alcune famiglie, non trovando alternative, sono state costrette a compiere una scelta che non avrebbero voluto fare: il trasferimento dei figli in scuole che prevedano l’orario completo. È triste, soprattutto per i bambini. Per questo motivo, riteniamo che la scelta di trasmettere la decisone ai diretti interessati, convocati in presenza, magari a inizio estate, sarebbe stata indice di una maggiore sensibilità e attenzione della scuola verso le famiglie. Sappiamo che le linee guida ministeriali sono uscite soltanto a inizio agosto ma siamo certi che, facendo riferimento alle risorse attualmente disponibili, la decisione era già tra le possibili soluzioni studiate a giugno: perché non informarci già allora di questa eventualità, aprendo un dialogo tra noi e le istituzioni? Inoltre, vogliamo condividere con voi una nostra riflessione: ridurre il tempo scuola (che è un tempo in sicurezza) significa per molte famiglie affidare i propri figli ai nonni (ovvero a quella fascia della popolazione maggiormente vulnerabile e a rischio di gravi conseguenze da Covid19) oppure alle babysitter (ampliando ulteriormente la rete dei contatti): i rischi sono stati davvero bilanciati in maniera complessivamente vantaggiosa per la società? Non abbiamo dubbi sul fatto che le vostre decisioni siano state adottate proprio per tutelare i nostri bambini, il personale e le famiglie. Tuttavia, il compito di tutti noi è far sì che la tutela della salute e lo svolgimento delle attività in sicurezza non vadano ad intaccare, senza giustificato motivo, il benessere socio emotivo dei nostri figli e i loro diritti fondamentali, come il diritto al gioco, all’incontro fra pari e all’educazione. Il tempo trascorso lontano dalla scuola è stato un tempo sospeso per i nostri figli e per noi genitori. Oggi il contesto dell’emergenza sanitaria in corso è mutato rispetto all’inizio della pandemia. Pertanto, noi genitori speravamo che gli interventi delle Istituzioni Scolastiche sarebbero andati nella direzione di un inizio dell’anno scolastico “in normalità”, pur tenendo alta la guardia sulla situazione epidemiologica. I nostri bambini non vedono l’ora di ritornare a scuola, luogo fondamentale per il loro sviluppo psico fisico. Sappiate che abbiamo letto il documento ministeriale, abbiamo cercato di reperire informazioni qua e là, siamo stati dietro a voci più o meno fondate, abbiamo fatto calcoli con le ore di insegnamento e il numero di alunni. Il nostro disappunto è anche alimentato dall’inevitabile confronto con le altre realtà scolastiche cittadine (le scuole dell’infanzia paritarie) ma soprattutto con alcune scuole statali dei paesi più o meno limitrofi (Cavallermaggiore, Saluzzo, Bra, Cherasco, Busca, Dronero, Borgo San Dalmazzo, Cuneo, Mondovì, Alba, Carmagnola, Moncalieri, Asti), ove sembra sia garantita, senza alcuna apparente difficoltà, la frequenza pomeridiana (*). Sappiamo che ciascun istituto agisce in autonomia, interpretando liberamente le indicazioni ministeriali; ci chiediamo tuttavia, come sia possibile, a parità di risorse e di numero di iscritti, adottare soluzioni così differenti. Non crediamo che dove sia stato assicurato l’orario completo, i dirigenti stiano tutelando meno gli alunni; forse, in considerazione delle caratteristiche e delle peculiarità di questa fascia di età, hanno bilanciato bene gli interessi in gioco, affidandosi anche alla regola principe del buon senso e ben sapendo i tempi del Ministero circa il personale aggiuntivo (richiesto anche da questi istituti). Al momento, purtroppo, abbiamo molte perplessità e molte domande che vorremmo porvi dopo i vostri interventi. Speriamo che la Scuola possa farsi sentire più attenta, più vicina, più disponibile all’ascolto; che l’amarezza e, ahinoi, anche la rabbia, di questi giorni lascino il posto ad una nuova fiducia. Continueremo comunque ad affidarVi i nostri figli con la certezza che non potrebbero stare in un posto migliore.

Alcuni genitori e rappresentanti degli Istituti Comprensivi di Savigliano “Santorre di Santarosa” e “Papa Giovanni XXIII”

«La sicurezza sul lavoro deve tornare una priorità»

Egregio direttore,

in questa lunga stagione nella quale l’attenzione di tutti è catturata dall’emergenza sanitaria, economica e sociale legata al covid-19, continua drammaticamente a confermarsi una costanza sconvolgente: i morti sul lavoro. La tragedia di Davide Gennero, il 22enne morto per le esalazioni di gas del silos nel quale era caduto, è l’ennesimo episodio che non possiamo archiviare come fatalità. Le cronache dei giornali sono troppo spesso occupate da queste notizie che sconvolgono una comunità, distruggono intere famiglie e ci lasciano tra mille rimorsi e rimpianti. Ed allora cosa si deve fare? Essere chiari e conseguenti, sottolineando che gli infortuni sul lavoro hanno due cause principali: la mancata osservanza delle leggi e la carente rete di controlli che queste leggi dovrebbe far rispettare. Per ogni settore la modalità dell’infortunio è sovente la stessa. Ed è proprio questo ripetersi di incidenti analoghi che rende ancora più inaccettabile quanto accade. Il 18 settembre come Cisl insieme a Cgil e Uil faremo una grande manifestazione nazionale che avrà come tema centrale l’occupazione. Occorre creare lavoro, rilanciare l’economia. Un lavoro che sia adeguatamente retribuito e svolto in sicurezza. Rimettere al centro la dignità della persona è la sfida più grande che ci attende. La persona prima del profitto. Un’enorme sfida culturale da affrontare tutti insieme.

Enrico Solavagione - segretario generale Cisl Cuneo

«Le incertezze tra operatori e utenti del trasporto pubblico»

Riceviamo e pubblichiamo

A pochi giorni dalla riapertura delle scuole la segreteria provinciale Filt-Cgil di Cuneo segnala la crescente preoccupazione tra lavoratori e operatori del trasporto pubblico locale (TPL) che garantiscono il trasporto degli studenti e dei pendolari, nonché tra gli abituali utenti del servizio pubblico che temono il sovraffollamento dei mezzi negli orari scolastici. Il clima di incertezza destabilizza lavoratori e aziende. Apprendiamo dagli organi di stampa che, qualora venisse confermato il distanziamento sociale, non si avranno a disposizione mezzi e autisti sufficienti. Inoltre le scelte politiche nazionali non tengono in nessun conto la realtà quotidiana del trasporto locale, in particolare quello su gomma. La riprova delle nostre affermazioni è rappresentata dalle fumose linee guida in materia di trasporto pubblico e trasporto scolastico dedicato, per rispettare le quali saranno necessari equilibrismi sensazionali. Se è importante la sicurezza sanitaria a bordo dei mezzi, sarà fondamentale riuscire a garantirla visto l’aumento delle aggressioni a danno di autisti e controllori che chiedono il rispetto delle prescrizioni, soprattutto per mascherine non indossate e distanziamento a bordo. Purtroppo, nonostante gli sforzi fatti per l’acquisto di nuovi mezzi, la maggior parte del parco circolante è costituito da mezzi vetusti, non dotati di impianti di climatizzazione con sistema di filtraggio anti contagio. Solo alcune aziende hanno attrezzato i mezzi con dispositivi di protezione degli autisti ed è innegabile che al crescere della percentuale di riempimento aumenterà anche il rischio di venire in contatto con persone positive al Covid. Riteniamo che la misura più significativa per garantire la sicurezza di utenti e autisti sia quella dello scaglionamento degli orari di ingresso nelle scuole e degli uffici, il conseguente aumento delle corse dovrà essere supportato da nuove risorse, in quanto il numero di autisti attualmente impiegato non è sufficiente. Oggi risultano evidenti gli errori delle tante scelte politiche sbagliate in materia di Trasporto pubblico locale, chiediamo alle istituzioni provvedimenti in tempi molto brevi perchè la riapertura delle scuole è vicina. Per noi è essenziale che tutti i soggetti vengano tutelati, i lavoratori del TPL, gli studenti, i pendolari, gli utenti che quotidianamente utilizzano il mezzo pubblico per i loro spostamenti.

Segreteria Filt-Cgil Cuneo

«Clandestini nascosti sui tir, serve intervento del governo»

Riceviamo e pubblichiamo

Immigrati clandestini che tentano di attraversare i confini salendo di nascosto all’interno dei mezzi pesanti, mettendo di fatto a rischio non solo la loro incolumità, ma anche il lavoro e la sicurezza degli autotrasportatori. Dopo le reiterate segnalazioni da parte di diverse aziende associate, la nostra associazione si rivolge direttamente al ministro dell’Interno, Luciana La Morgese, e al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, invitando il Governo ad occuparsi di un fenomeno preoccupante che rischia di danneggiare seriamente i conducenti di mezzi pesanti, lasciati soli ad affrontare questa situazione, senza alcun strumento e sostegno da parte dello Stato. Nonostante da tempo denunciamo queste situazioni di grave pericolosità subite dalle nostre aziende in tutta Italia, in particolare nelle zone prossime ai confini di Stato, e in rete continuino a girare video di situazioni surreali dove si vedono persone saltare da un veicolo in corsa in autostrada da oltre quattro metri di altezza ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta ai nostri appelli. La gravità della situazione degli scorsi anni è andata peggiorando ulteriormente alla luce dell’emergenza sanitaria in corso, dove i conducenti dei mezzi pesanti si trovano ora ad avere contatti più o meno ravvicinati con soggetti sconosciuti privi di qualsivoglia controllo sanitario. La rilevanza del problema è sotto gli occhi di tutti: oggi un conducente ha ancora più paura a fermarsi in un’area di sosta perché rischia che durante la pausa qualcuno salga di nascosto sul veicolo e al momento della ripartenza magari ci scappi pure il morto o venga indagato dalla polizia di frontiera degli altri Paesi per reati legati all’immigrazione clandestina, quando in realtà è soltanto una vittima incolpevole. Al Governo chiediamo pertanto un intervento concreto e non più rinviabile perché è a rischio la sicurezza degli autotrasportatori e, più in generale, l’incolumità di tutti coloro che viaggiano sulle nostre strade.

Diego Pasero, presidente Astra Cuneo (Autotrasportatori Associati)

«Necessario un piano di contenimento del lupo»

Gentile direttore,

ho provveduto ad interrogare nuovamente il ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali per sapere se, come riportato a mezzo stampa anche dal presidente nazionale dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani il numero dei lupi così come le loro aggressioni alle greggi sui versanti alpini ed appenninici sono in costante crescita, con mandrie e greggi decimate, causando ingenti danni per tutto il comparto agricolo nazionale; con particolare attenzione ai territori interni e rurali, sono sempre più profonde le incursioni dei lupi nei borghi e nelle abitazioni, causando panico ed allarme di aziende agricole, margari e allevatori, con la conseguenza che molti animali non salgono più in alpeggio, venendo dunque reclusi nelle stalle e nei ricoveri; ai danni causati dall’uccisione degli animali si aggiungono quelli indotti dallo stato di stress provocato dagli assalti, sia nei confronti degli animali che degli operatori del settore; come riportato da alcune associazioni di categoria, le incursioni dei lupi sono ormai pervenute anche in aree abitate e collinari, e le misure cautelative prese dagli operatori agricoli, quali recinzioni e cani da pastori, si sono spesso rivelate insufficienti a scongiurare il pericolo. Ci si chiede se il ministro Costa, ed il governo giallorosso del quale fa parte, sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, se del caso, intenda predisporre per: a) Approvare i piani di gestione e monitoraggio del lupo, alla luce delle evidenze di cui in premessa, ormai non più prorogabili ed indispensabili; b) Stimolare e predisporre strategie più efficienti ai fini del contenimento delle attività predatorie dei lupi sul territorio nazionale, garantendo la sicurezza dei cittadini, degli animali e della biodiversità tutelata dagli allevamenti, con particolare riguardo alle aree interne e rurali. Ormai pare che l’attuale esecutivo sia totalmente avulso dalle indifferibili necessità dei territori e dai bisogni di coloro i quali li vivono e li sostengono con la loro fatica ed il loro lavoro. Una montagna senza greggi ed armenti che luogo sarebbe? I nostri splendidi formaggi con quale latte verranno prodotti? Ebbene, gentile direttore, gli allevatori hanno bisogno di rispetto e di risposte reali, la biodiversità è un valore, ma solo se all’interno della medesima vi è un sano ed equilibrato rapporto tra le varie specie. In caso contrario si avrebbe esclusivamente la fine di decenni di storia, tradizioni, cultura contadina e di valori dei nostri meravigliosi territori.

Monica Ciaburro, deputata Fratelli d’Italia

«La convivenza uomo-lupo è ampiamente possibile»

Riceviamo e pubblichiamo

È di questi giorni la “sparata” del capogruppo della Lega in Consiglio regionale, che, dando prova di un integralismo “cieco e talebano” propone l’apertura di un programma di abbattimento dei lupi nella nostra regione. Dopo una norma inaccettabile sulla caccia, che permette di sparare ad animali in pericolo di estinzione sul nostro territorio, che allarga le specie cacciabili a volatili di pochi grammi, che amplia gli orari fino alla caccia notturna e che tutela in ogni modo i portatori di doppietta, come ampiamente prevedibile è arrivata l’ora del lupo. Un argomento trattato, come d’abitudine, in un’ottica rozzamente antropocentrica, priva di alcun fondamento scientifico. Come ampiamente dimostrato, non ultimo dal progetto Life WolfAlps, la convivenza con il lupo non solo è possibile, ma ampiamente auspicabile. Il lupo è una specie protetta che crea equilibrio e maggiori servizi ecosistemici, grazie anche al contenimento naturale degli erbivori ungulati selvatici. Quella proposta dalla Lega è una finta soluzione che strizza l’occhio alla pancia, senza considerare che è scientificamente confermata come addirittura dannosa in quanto l’uccisione di individui adulti destabilizza il branco peggiorandone la tecnica di caccia, a tutto svantaggio del bestiame domestico. Quello della convivenza con la fauna selvatica è un tema che deve essere trattato su solide basi scientifiche e non può essere liquidato con un semplice via libera alle doppiette. Non è creando una insana contrapposizione fra Uomo e Natura che si aiuta chi deve affrontare difficoltà reali e oggi potrebbe sentirsi solo. Senza dimenticare che il lupo è solo una, e non certo la maggiore, delle difficoltà che la pastorizia in ambito montano deve affrontare. Ci auguriamo che l’amministrazione non intraprenda strade che porterebbero a disastri già vissuti in passato e che voglia fare propri gli insegnamenti dei più recenti studi scientifici e progetti internazionali. Facciamo loro un benaugurante “In bocca al lupo” perché possano dimostrare in futuro una conoscenza ed una sensibilità ambientale e sociale maggiore di quella che stanno dimostrando in questi giorni”. Le posizioni assunte da alcuni Enti Locali sottolineano come le decisioni in tema di grandi predatori debbano fare riferimento a un’unica autorità statale e attingere al contributo di enti scientifici di respiro nazionale (ISPRA per l’Italia). Nessuna decisione sul tema può essere affidata a gestioni localistiche, nemmeno nel profilo delle autonomie regionali o provinciali: è necessaria una assunzione di responsabilità a tutti i livelli e una gestione del tema che comprenda le istituzioni pubbliche di tutto il Paese con il fine di superare l’attuale disomogeneità istituzionale. Il mondo dell’allevamento va sostenuto nel tempo, anche finanziariamente, e, in base al contesto, aiutato nella scelta della giusta combinazione di precauzioni e di accorgimenti utili (recinzioni, cani da guardiania, personale aggiuntivo, ecc.). È importante che i sistemi di prevenzione funzionino e che i risarcimenti siano pagati tempestivamente. Inoltre bisogna affrontare la problematica dei danni causati dai cani, randagi e non, che possono essere attribuiti al lupo e acuiscono il problema. Infine, ma non meno importante, bisogna essere coscienti del fatto che il lupo e gli altri predatori in Piemonte non sono la causa dei principali problemi degli allevatori, ma rivelatori di problemi e difficoltà della filiera agroalimentare in generale e in particolare della zootecnia montana e in quanto tali vanno affrontati e risolti con una gestione e visione strutturata nel lungo periodo.

Giorgio Prino, Presidente Legambiente Piemonte

«Urgente ripristinare il treno che ci collega a Bra»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del sindaco di Cavallermaggiore al presidente della Regione, all’assessore regionale ai Trasporti e ai primi cittadini delle città di Alba e Bra

La città di Cavallermaggiore è da sempre caratterizzata da un importante snodo ferroviario che negli anni ha permesso ai suoi cittadini e a molti residenti del territorio circostante di muoversi in modo sicuro verso le città di Bra ed Alba. In questi giorni molte famiglie e molti lavoratori si sono rivolti al sottoscritto per sapere quando avverrà la riapertura della linea ferroviaria chiusa con i provvedimenti di prevenzione al Covid 19. L’imminente inizio delle scuole ci sollecita a dare delle sicurezze ai molti giovani che hanno scelto di studiare presso gli istituti scolastici a Bra ed Alba sicuri di avere un trasporto pubblico in grado di garantirgli tale spostamento. Credo che sia importante che la Regione Piemonte dia certezze a queste famiglie e a tutti i lavoratori che attualmente sono costretti a muoversi con mezzi propri per raggiungere il posto di lavoro. Vi anticipo che non è possibile pensare di utilizzare mezzi sostitutivi a questa linea quali i pullman poiché l’esperienza vissuta durante i lavori sulla stazione di Bra di alcuni anni fa si è dimostrata totalmente fallimentare. Chiedo dunque delle risposte certe da dare ai miei cittadini consapevole che sia anche interesse dei sindaci di Bra e di Alba tutelare pendolari che nelle loro città studiano e lavorano.

Davide Sannazzaro - sindaco Cavallermaggiore

«Trasporto ferroviario, servono risposte immediate»

Riceviamo e pubblichiamo

Unisco il mio appello a quello del sindaco di Cavallermaggiore Davide Sannazzaro: è inconcepibile che un’area periferica ma importante come il cuneese sia ulteriormente penalizzata dal punto di vista dei trasporti. La Regione e l’assessorato hanno il dovere di intervenire tempestivamente: sosterremo la causa nelle sedi opportune. La situazione ha suscitato l’interessamento dei sindacati Filt Cgil di Cuneo che segnalano numerosi tagli ferroviari di interesse per la nostra provincia: la Bra-Cavallermaggiore non sarebbe infatti l’unica linea non ripristinata. Secondo la Filt, nell’orario ufficiale che entrerà in vigore dal 9 settembre non figurano più tutte le corse sulla tratta Cavallermaggiore-Bra (31 treni giornalieri) e Savigliano-Saluzzo (16 treni giornalieri); il capoluogo, Cuneo, perde il primo e l’ultimo collegamento con Torino; Fossano il primo e ultimo (nel weekend) servizio ferroviario metropolitano per Torino; Mondovì e Ceva avranno primo e ultimo treno cancellati su Fossano e una coppia di treni nelle fasce pendolari soppressi su Torino; Bra perderà anche il primo e l’ultimo treno giornaliero che la collega a Torino; la Cuneo-Ventimiglia chiude il servizio verso Limone Piemonte alle 15:25 da Fossano la domenica e alle 19:25 il sabato; la Fossano-San Giuseppe perde una coppia di treni il sabato e 3 coppie la domenica. Una situazione, dunque, di fronte alla quale è prioritario agire.

Maurizio Marello - consigliere regionale

«Collegamenti su rotaia, si ritorni alla normalità»

Riceviamo e pubblichiamo

Questa lettera segue a quella di metà giugno in cui avevamo chiesto delucidazioni in merito alla riapertura delle linee ferroviarie Cavallermaggiore-Bra e Savigliano-Saluzzo. L’assessore ai Trasporti Marco Gabusi ci aveva risposto quanto segue: “È in corso un monitoraggio molto attento dei flussi e dei carichi di passeggeri che inducono a una nuove considerazioni rispetto ai servizi ferroviari e l'ipotesi di una riapertura delle linee è prevista per settembre quando l'utenza tornerà a valori utili per il mantenimento del servizio”. Ad oggi, 1 settembre, non abbiamo ricevuto ulteriori aggiornamenti e non sappiamo a quali nuove considerazioni abbia portato il monitoraggio della Regione ma leggiamo che dall'orario ufficiale in vigore dal 9 settembre non figurano più le corse sulle suddette tratte. Inoltre, come già sottolineato pochi giorni fa dalla segretaria provinciale della FILT - CGIL, Cuneo perde il primo e l'ultimo collegamento con il Capoluogo di Regione, Fossano il primo e l'ultimo (nel week end) SFM per Torino, Mondovì e Ceva vedranno cancellati il primo e l'ultimo treno per Fossano, Bra non vedrà la reintroduzione del primo e dell'ultimo treno che la collega con Torino e la linea Fossano - San Giuseppe di Cairo perde 1 coppia di treni il sabato e 3 coppie la domenica. A questo scenario già disastroso e che crea enormi disagi ai pendolari piemontesi aggiungiamo che la linea Cuneo - Ventimiglia, patrimonio del nostro territorio e collegamento chiave tra Piemonte, Francia e Liguria, chiude il servizio verso Limone alle 15:25 la domenica e alle 19.25 il sabato. Sono settimane che i sindaci delle suddette Città stanno chiedendo alla Regione cosa intende fare, settimane che le famiglie piemontesi cercano risposte per capire come organizzarsi per mandare a scuola i propri figli, settimane che i lavoratori pendolari vivono i disagi di questi tagli e aspettano un ritorno al normale servizio di trasporto ferroviario. L’atteggiamento dell’assessore Gabusi di subordinare l'apertura delle linee chiuse durante il lockdown al raggiungimento di una “utenza utile al ripristino del servizio” ci sembra molto vago poichè non c'è utenza senza servizio e continuando a mantenere chiuse le linee si costringe la popolazione ad aggiustarsi con mezzi privati, più inquinanti e più pericolosi. Per invogliare le persone a spostarsi in treno bisogna aprire le linee, curare e studiare come migliorare il servizio e rendere la vita più facile ai pendolari. Solo così si arriverà ad avere un incremento dell’utenza, non di certo tenendo chiuse le linee e riducendo il numero di treni. Ribadiamo inoltre che in questo periodo di emergenza sanitaria la pianificazione del trasporto ferroviario riveste un ruolo chiave nel contenimento della pandemia e questo compito è demandato alla Regione. Non incrementare il servizio ferroviario e tenere chiuse linee che collegano importanti poli scolastici, con l'apertura delle scuole, rischia di favorire la formazione di assembramenti e l'insorgere di criticità durante gli spostamenti degli studenti. Per questo chiediamo all’assessore Marco Gabusi di riaprire le linee Cavallermaggiore - Bra e Savigliano - Saluzzo e riportare il numero dei treni della nostra provincia ai valori pre-emergenziali. Invitiamo inoltre l'assessore ai Trasporti a non valutare solo l'aspetto di sostenibilità economica di una linea perchè il trasporto pubblico ha un risvolto sociale chiave e deve essere organizzato in modo tale da garantire il soddisfacimento delle esigenze di ordine collettivo e nel rispetto dei principi di continuità a qualità gestionale.

La segreteria provinciale Pd Cuneo

Area Abbonati

SPESA A DOMICILIO

In edicola