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Al direttore

«L’Amministrazione non ha strumentalizzato le operatrici»

Gentile direttore,

con riferimento alla lettera a firma delle sette ex operatrici del Museo Civico, l’Amministrazione tiene a precisare che da parte sua non vi è stata alcuna forma di strumentalizzazione della vicenda legata alla cessazione dell’appalto di gestione delle visite turistiche e del Museo. Parimenti non è mai stato imputato alle ex operatrici il mancato accordo con altri enti per la definizione di una nuova modalità di espletamento di tali servizi. Il precedente appalto è scaduto regolarmente il 31 Agosto dello scorso anno e la normativa di settore, modificata negli ultimi anni, non consente purtroppo una tutela diretta e completa del personale dipendente nel passaggio ad un nuovo affidatario. La questione è ancora più complessa quando, come in questo caso, il personale impiegato era costituito da semplici collaboratrici. L’Amministrazione è stata chiara, fin dallo scorso mese di Luglio, nel dare assicurazione alle operatrici per una forma collaborativa sino alla fine del 2018 in un regime di gestione diretta del servizio. Per le note vicende recentemente avvenute, tale modalità rimane in parte ancora oggi sino a quando non sarà pubblicato un nuovo appalto. Nel corso delle ultime riunioni intercorse con le ex operatrici, l’Amministrazione ha richiamato le loro capacità suggerendo la possibilità di organizzarsi in forma associativa per partecipare ad una regolare gara di appalto. La normativa d’altra parte incoraggia l’imprenditoria giovanile. L’Amministrazione ha inoltre ricordato alle ragazze come nel settore vi siano, oltre al Museo cittadino, ulteriori possibilità di lavoro. E’ però necessario che le ex operatrici si organizzino in una struttura. Nell’esternalizzazione di un servizio con rilevanza economica, un ente pubblico non può infatti procedere ad affidamenti ad personam.

L’Amministrazione di Savigliano

«Perchè Bimbomaggio deve chiudere così?»

Riceviamo e pubblichiamo:

La prima attività pastorale presentata al nuovo parroco, arrivando a Racconigi nel luglio del 2016, fu proprio il Bimbomaggio. Ragazzi entusiasti e orgogliosi del loro operato si prodigavano per aiutare don Maurilio ad apprezzare la loro attività. Ne fu contagiato da subito. Appariva ai suoi occhi proprio un bell’evento e, come lui stesso disse, non poteva che rallegrarsi per il fatto che fosse realizzato dalla parrocchia. Appesa nell’ufficio del parroco capeggia la foto di quando don Maurilio fu chiamato a presentare il suo primo Bimbomaggio. Crediamo sia un segno inequivocabile della sua stima per l’impegno dei ragazzi in questo ambito. Il Bimbomaggio fu il primo punto all’ordine del giorno del neo-consiglio parrocchiale per la pastorale. Ribadimmo, col pieno favore di don Maurilio, che l’evento rappresentava un’ottima opportunità pastorale. Più volte, in passato, i volontari auspicarono ancor maggior attenzione da parte della parrocchia per questa attività. Così, insieme al parroco, consultammo subito sia i legali che il commercialista della parrocchia al fine di capire in che modo la Parrocchia avrebbe potuto sostenere i ragazzi in questa attività, sgravandoli del fardello della tanta burocrazia che vi sta dietro. Come consiglio decidemmo che ai giovani bisognava dare il palcoscenico, e che le "scartoffie" ce le saremmo gestite noi. Venne aperto un conto corrente ad hoc, a cui i volontari avevano pieno accesso. Questo avrebbe garantito piena libertà nella responsabilità dei giovani, per gestire l’evento. Vista l’imponenza della manifestazione, nel dubbio che gli sforzi di generosità della comunità non fossero bastati a sostenere tutte le spese, col consiglio affari economici della parrocchia, e il benestare di don Maurilio, deliberammo che la parrocchia si sarebbe caricata degli eventuali disavanzi. Ci sentiamo di dire, che ogni sforzo è stato fatto per sostenere il Bimbomaggio, anche quando, a seguito degli attentati in Europa, si inasprirono le pratiche burocratiche sulla sicurezza. La gestione del Bimbomaggio ha mantenuto la medesima piena libertà dei ragazzi, come negli anni precedenti. Anche se sarebbe stato legittimo, don Maurilio non ha interferito in nulla rispetto la gestione dell’organizzazione. Come di consueto i giovani hanno scelto i temi, le scenografie, gli invitati, le musiche, le collaborazioni. Dal parroco di Racconigi venne un’unica richiesta: poter presentarsi sul palco (come volontari) con una maglietta che rappresentasse l’appartenenza parrocchiale. Sembrava la cosa più naturale del mondo. La parrocchia è la promotrice dell’evento e desiderava che i volontari si riconoscessero in essa (il logo fu scelto con il consiglio dei giovani). Nulla di più normale; Invece no. Una parte dei volontari indossarono la maglietta della parrocchia, un’altra si rifiutò categoricamente. Ai non addetti ai lavori forse sfuggì, ma fu proprio la realtà dell’ultimo Bimbomaggio. Sempre più meravigliati e lo ammettiamo, sempre più sconfortati, ci vedemmo negata ogni forma di dialogo. In una delle riunioni fra organizzatori, uno di loro riuscì a dire apertamente che a lui personalmente del Vangelo non interessava niente e che dunque non era così necessaria una appartenenza alla parrocchia. Evidentemente quest’ultima avrebbe dovuto solo limitarsi a mettere tutte le strutture, tutte le garanzie economiche e poi sparire, silenziosamente, senza pensare di rivendicarne la paternità. Nonostante questa mortificazione subita, abbiamo ancora voluto credere che si potessero compaginare le vedute. Apprendiamo della divulgazione di una lettera firmata a nome di diversi volontari che salutano ufficialmente il Bimbomaggio. A questo punto è evidente che ad oggi non sussistono le condizioni per la realizzazione del Bimbomaggio 2019. E dunque, nostro malgrado, non ci resta che ratificare quanto appreso dalla lettera di questi volontari: “Bimbomaggio si prende una pausa”. Lo diciamo con rammarico e profonda sofferenza. Resta per noi inspiegabile questo epilogo. Tuttavia, la parrocchia resta un luogo capace di dialogo, con quanti vorranno aiutarci a comprendere meglio il perché di tutto questo e una eventuale riconsiderazione di posizioni così inspiegabilmente inasprite.

Il Consiglio parrocchiale per la pastorale di Racconigi

 

Scrivo in calce a questa lettera, per fare mie le parole dei miei collaboratori, assumendone la paternità e una piena condivisione. Mi dispiace profondamente che i bimbi e le famiglie di Racconigi siano private di una bella manifestazione per motivi che ad oggi personalmente non comprendo.

Don Maurilio Scavino

«Restiamo in guardia sul futuro della biblioteca»

Egregio signor direttore,

il suo Giornale, nei giorni scorsi, ha pubblicato ed ampiamente illustrato il galattico progetto di risistemazione della Biblioteca Civica. Il problema era sorto circa un anno fa, considerata la non possibilità di recuperare spazi nella sede attuale. Dopo alcuni tentativi per individuare una sistemazione alternativa, in prima battuta l'orientamento si rivolse all'ex Convento di Santa Chiara, locato nella omonima piazza. La scelta cadde, in seconda battuta, sulla ex palestra della GIL, confinante con la scuola secondaria di primo grado, scelta omaggiata come la scoperta del secolo anche dai consiglieri comunali di minoranza. All'inizio questa scelta cozzò contro i volontari della Biblioteca, che avrebbero preferito la guida dell’Università di Torino. Nella prima ipotesi del progetto si immaginava una spesa di circa 450.000 euro, che appariva come una spesa molto elevata. Il comitato di controllo e propositivo si è riunito alcune volte con i progettisti, si confrontava con le loro indicazioni e proponeva, spesso strane soluzioni alternative. Modifica oggi, modifica domani il costo è lievitato intorno al 1.500.000 euro. La corsa della Giunta, finalizzata a reperire risorse, era scattata da tempo. La stessa Giunta ha messo in campo l'alienazione di beni facenti parte del patrimonio comunale, tra cui un'immobile che ospita alcune associazioni, operanti da decenni sul territorio comunale. I dirigenti delle associazioni sopra ricordate non hanno avuto comunicazione alcuna in merito alle future scelte della Giunta ed il tutto ha causato profonda amarezza. Non bisogna dimenticare che, stante la crisi recessiva, alienare dei beni non sarà una passeggiata. Mi permetto di invitare tutti i concittadini, e non solo gli addetti ai lavori, ad esprimere la loro opinione ed a tenere alta la guardia. Grazie per la ospitalità.

Domenico Racca – Cavallermaggiore

«Alstom-Siemens: difendiamo la produzione interna»

Riceviamo e pubblichiamo:

Prendo atto della decisione Ue che ha bloccato il progetto di fusione tra Alstom e Siemens. La vicenda riguarda da vicino l'Italia e, in particolare, il territorio piemontese, data la presenza di Alstom con un centro di eccellenza a Savigliano, in provincia di Cuneo. Alla luce di quanto emerso occorre valutare il piano industriale dell'azienda: è opportuno che anche Alstom si assuma le sue responsabilità, garantendo fin da subito che le commesse per la produzione di treni italiani vinte dall'azienda vengano prodotte in Italia, e non esternalizzate al di fuori dei confini nazionali. Dal confronto con i sindacati è emerso che ormai il 70% della produzione viene effettuato fuori dall’Italia e solo il 30% a Savigliano: vigileremo e manterremo alta l'attenzione affinché l'azienda, che ha percepito finanziamenti dal governo italiano nell'ambito del piano dell'industria 4.0, investa nel nostro Paese, come non hanno mai fatto i Governi precedenti, tutelando gli stabilimenti produttivi, i posti di lavoro e l'indotto a essi collegati. Bisogna salvaguardare le nostre eccellenze produttive e i lavoratori: è necessario che il Governo ponga l'attenzione anche sulle attività dei fornitori che vincono appalti come questi, per i quali le produzioni devono essere effettuate in Italia.

Giorgio Bergesio – senatore Lega Nord

«Alstom-Siemens: le gaffe di Di Maio mettono a rischio»

Riceviamo e pubblichiamo:

Ora che la Commissione europea ha bocciato la fusione fra i due colossi ferroviari Alstom e Siemens, il governo italiano deve svegliarsi ed essere vigile: in questa fase d’incertezza i posti di lavoro degli stabilimenti italiani, tra cui Savigliano, sono messi a rischio dalla necessità dei francesi di procedere comunque a una riorganizzazione, viste le ripercussioni finanziarie e industriali date dalla mancata fusione. Nessuno deve pensare sia scampato il pericolo di spostamento della produzione: ieri poteva finire in Germania, oggi potrebbe tornare in Francia. Se Di Maio anziché andare a stuzzicare i gilet gialli facesse il suo lavoro, forse sarebbe d’aiuto. I lavoratori non possono rischiare di pagare per la maldestra e aggressiva politica europea del governo gialloverde, e l’Italia non può permettersi un Ministro part-time, specie se si è scelto ben due Ministeri cruciali come il lavoro e lo sviluppo economico.

Chiara Gribaudo – deputata Pd

«Basta perdere altro tempo sull’autostrada Asti-Cuneo»

Signor direttore,

sull’edizione piemontese del Corriere della Sera il prof. Ponti sostiene che la conclusione dei lavori sulla A33 Asti-Cuneo non sia una priorità e che essi non sono attualmente assoggettati all’analisi costi-benefici. È noto che il M5S si è sempre mostrato ostile all’opera e ancora recentemente il ministro Toninelli (26 settembre) e il vicepresidente del Consiglio Di Maio (21 gennaio) ribadivano la loro contrarietà al completamento dell’autostrada. Ostilità che essi estendono all’intesa raggiunta dal ministro Del Rio in sede di Unione Europea volta a sboccare, dopo anni di colpevole inerzia, opere per decine di miliardi di investimenti nel sistema infrastrutturale nazionale, tra cui il completamento della A33. Si tratta di opere attese da tempo immemorabile e destinate, tra l’altro, a rilanciare il sistema delle costruzioni, il quale ha subito in Italia negli ultimi 10 anni una autentica strage di imprese (meno 140.000) e di addetti (meno 800.00). Nello stesso periodo nelle provincie di Asti e di Cuneo hanno chiuso 890 imprese e 4217 addetti hanno perso il lavoro. Non è certo questa la sede, signor direttore, per rifare la storia ultratrentennale della A33 ed esporre le ragioni della sua imprescindibilità per l’economia e la sostenibilità ambientale del nostro territorio. Ci chiediamo, noi profani di metodologie sofisticate e certamente ignari delle priorità nazionali, cosa vi sia da ulteriormente analizzare in un opera: decisa negli anni ’90, data in concessione negli anni 2000, realizzata per 81 dei 90 Km previsti dal progetto (rivisitato ulteriormente) ed i cui costi di completamento (350 milioni di euro) saranno posti a carico del Concessionario e del Gruppo Sias (Gavio), attraverso il meccanismo di cross financing e, dunque, senza oneri per lo Stato e senza aumenti delle tariffe per gli utenti. Nella sostanza tutto è già stato predisposto per concludere i lavori in fretta. Ora tocca a loro: dimostrino di essere all’altezza della sfida del governo: senza piagnistei e senza l’eterno “vorrei ma non posso” e la fantomatica ricerca “del meglio” che, come sappiamo, è “nemico del bene”. Grato per l’attenzione.

Luca Quagliotti - segretario della CGIL Asti

Davide Masera - segretario della CGIL Cuneo

Chiara Gribaudo – deputata Pd

«Non è colpa nostra se Terre dei Savoia non vuole il museo»

Egregio Direttore,

siamo le sette operatrici museali del Museo Civico A.Olmo-Gipsoteca D. Calandra e vorremmo approfittare delle pagine del Suo giornale per far sentire la nostra voce e la nostra versione dei fatti, dal momento che in più di una occasione siamo state chiamate in causa nella delicata questione dell'esito della convenzione di gestione del suddetto Museo. Cerchiamo di riassumere la nostra storia: siamo sette operatrici in forza al Museo da diverso tempo, alcune di noi vi collaborano da più di dieci anni, col tramite delle Cooperative che, di bando in bando, si aggiudicavano la gestione del servizio di accoglienza e guida. L'ultima di queste, “Le Macchine Celibi” (con sede a Bologna), ha concluso il suo mandato a fine agosto 2018. La Cooperativa dunque gestiva, tramite una di noi scelta come diretta referente, i nostri pagamenti, i turni e le eventuali coperture delle assenze della custode. Con l'avvicinamento della scadenza del bando e del di poco successivo pensionamento della Direttrice Dott.ssa Belmondo, già dalla primavera si rumoreggiava sulle sorti del Museo e nostre, ma ancora a luglio, a un mese o poco più dalla chiusura della gestione di “Le Macchine Celibi” nulla era stato detto e definito. A metà luglio abbiamo richiesto una riunione: presenti tutte noi, il Sindaco, l'Assessore e il dott. Buscatti. A questa riunione ci è stato assicurato che avremo potuto continuare a svolgere il nostro servizio all'interno del Museo: fino a dicembre come collaborazione diretta col Comune e successivamente con la Cooperativa o Ente che si sarebbe aggiudicata la gestione non solo del Museo Civico, ma anche degli altri poli di interesse turistico della città, dal momento che la volontà del Comune, così ci venne allora detto ed è stato recentemente ribadito, è di creare un sistema integrato di proposte “turistiche”. A ottobre la dott.ssa Belmondo ha raggiunto la pensione, il suo ruolo di Direttore competente e formato in materia di conservazione, tutela e ricerca all'interno di un bene storico quale il Museo e dei beni artistici, archeologici ed etnografici in esso contenuti, ad oggi non è stato di fatto rimpiazzato. Fino a fine anno abbiamo continuato a collaborare con le solite modalità: la nostra referente organizzava i turni, il fine settimana in Museo erano presenti due guide insieme alla custode che si occupava della biglietteria. Il Museo, come tutti i saviglianesi ben sapranno, è grande e complesso, e così, come d'abitudine, mentre una collega guidava i visitatori, l'altra si occupava della logistica. A inizio dicembre nulla sapevamo del nostro futuro: ci era stata promessa la possibilità di continuare la collaborazione, ma in quali modalità? Il 2 dicembre la nostra referente ha mandato al Comune una e-mail con richiesta di spiegazioni: nessuna risposta. Dovendo organizzare le nostre disponibilità per il mese successivo la nostra referente si è recata al Museo e lì ha scoperto che... inutile organizzare i turni, non servivano più: da gennaio altri si sarebbero occupati del servizio di guida ed accoglienza. Era il 13 dicembre: abbiamo chiesto, sempre tramite e-mail, incontri e chiarimenti... ci viene data udienza solo il 28 dicembre, dopo il Consiglio Comunale del 20 dicembre (al quale si era presentato un gruppo di noi per cercare di avere un incontro con l'Amministrazione, ottenendo così l'appuntamento per la riunione). Durante quei 15 giorni, ovviamente, non siamo state a guardare rassegnate il nostro destino dall'alto di una torre, in attesa di essere salvate da qualche valoroso cavaliere, ma abbiamo cercato di smuovere le acque e di accendere i riflettori sul nostro caso: in quel momento ci siamo sentite prese in giro da una promessa non mantenuta, svalutate dall'assenza di comunicazione da parte dell'Amministrazione, che non ha trovato il modo di avvertirci con un minimo di preavviso dell'avvicendarsi degli eventi. Nessuno ci doveva niente: non siamo dipendenti, siamo collaboratrici. Ma siamo professioniste: a nostro parere ci era dovuto dopo anni di collaborazione il riguardo del caso, il rispetto per la nostra professionalità e anche, perché no, un minimo di cortesia. Pertanto, per evitare che la questione cadesse nel silenzio, poiché silenzio in casi come questo significa non solo presa atto dello stato dei fatti, ma anche assenso alle decisioni altrui, con i mezzi a nostra disposizione e sempre lecitamente abbiamo cercato ogni modo per porre in risalto la nostra situazione, anche e soprattutto nei Consigli Comunali dove queste decisioni dovevano essere discusse. Come è andata a finire la questione tutti lo sanno. Noi ancora una volta siamo contrariate da come le nostre rimostranze siano state strumentalizzate: sulle pagine dei giornali e dichiarazioni a vario titolo siamo diventate la causa della rinuncia all'affidamento da parte di Terre di Savoia. Non entriamo nel merito, non ci compete, ma neanche vogliamo essere i capri espiatori di questo esito. Quando, nel corso dell'ultima riunione con l'Assessore Senesi e col dott. Buscatti (in data 29 gennaio), ci siamo lamentate di come le nostre richieste all'Amministrazione siano state strumentalizzate, noi intendevamo proprio ribadire di non voler essere tirate in ballo come causa della rinuncia dell'affidamento (come si leggeva, appunto, nelle dichiarazioni sui giornali), lo sottolineiamo qui ancora una volta. Certamente lungi da noi, come invece è stato detto nell'ultimo Consiglio, fare questo tipo di rimostranze nei confronti di chi, al contrario, ci ha dato voce e ha dato risalto alla nostra causa. Al momento, ancora una volta, attendiamo l'evolvere degli eventi. Veniamo contattate a turno dalla Segreteria del Museo per coprire alcune aperture che non possono essere gestite dal personale interno, ma sappiamo che si tratta di un periodo transitorio e quale sarà il futuro del servizio lo vedremo nei prossimi mesi. Speriamo, con la presente, di aver chiarito la nostra posizione e i fatti che ci hanno riguardate. Grazie.

Le sette operatrici del Museo Olmo

«Via Torino troppo stretta: i miei balconi a rischio»

Egregio Direttore,

Chiedo cortesemente ospitalità sul suo giornale per esporre il mio pensiero sulla viabilità di via Torino. In data 2 gennaio 2019 un autocarro urtava per l’ennesima volta il mio balcone, che si trova appunto in via Torino 20/22: un modiglione abbattuto e tanto spavento per i passanti. Da quando sono stati costruiti i mini-marciapiedi, questo tipo di incidente si è verificato per ben sei volte: due modiglioni sono stati abbattuti, uno è stato messo fuori dalla sua sede e per tre volte gli spigoli delle lastre di pietra sono stati colpiti, causando seri danni, al punto di doverle sostituire per maggior sicurezza. Nel 1998, in seguito a uno di questi incidenti, inviai una lettera all’allora sindaco Sergio Soave, il quale con premura ordinò il posizionamento dei dissuasori in pietra che fino a poco tempo fa hanno fatto un bel servizio di protezione. Ad un tratto però tali dissuasori sono spariti e, stranamente, in Comune nessuno sa che fine abbiano fatto. Come se non bastasse, il Comune ha posizionato sul lato opposto della strada un portabici, che comporta una riduzione della carreggiata di due metri abbondanti. Di conseguenza la viabilità viene spinta forzatamente sull’altro lato (quello dei mini marciapiedi, per intenderci), con le evidenti conseguenze (si tenga presente che stiamo parlando di uno dei punti più stretti di via Torino). Dopo tutti questi inconvenienti ci viene da tirare un bel sospiro di sollievo poiché per fortuna nessuna disgrazia grave è finora capitata a qualche passante. Tuttavia non bisogna abusare della fortuna. Non voglio pensare al peso enorme di quei modiglioni! In caso di disgrazia, su chi ricadrebbe la responsabilità? La viabilità si può considerare sicura? Dopo il verificarsi di questi eventi poco piacevoli, sarebbe cosa utile e auspicabile che chi di dovere provvedesse almeno a ripristinare le protezioni preesistenti, al fine di tutelare i passanti, la mia persona ed evitare che, per un errore di progettazione, l’ente pubblico arrivi addirittura a richiederci il pagamento dei dissuasori con la relativa tassa di occupazione di suolo pubblico A noi non rimane che rimettere insieme i cocci e sperare nella buona soluzione del problema.

Lettera firmata – Savigliano

«Grazie Bimbomaggio, ci prendiamo una pausa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Cari bambini e ragazzi del Bimbomaggio, siamo una parte del gruppo BIMBOstaff e desideriamo salutarvi ma, soprattutto, ringraziarvi per aver sempre partecipato numerosissimi ad ogni edizione. Il grande entusiasmo che avete sempre dimostrato, l’affetto che ci avete trasmesso e i magici momenti trascorsi insieme a voi (dalle prove alle serate, dalle gite alle pizzate), saranno per noi il ricordo più bello di questa esperienza. Ci rivolgiamo anche alle vostre famiglie, ringraziandole per la stima e la fiducia che hanno sempre riposto in noi in tutti questi anni. È arrivato il momento di prenderci una pausa. Vi auguriamo di avere sempre lo spazio per essere voi stessi, il tempo per “esibirvi” sul palcoscenico della vita e la voglia di condividere esperienze di crescita. Un grande abbraccio!

Andrea Pelassa, Marco Pioppi, Alessia Grillo, Silvia Pelassa, Diego Teora, Valentina Vullo, Pier Bellino, Martina Olivero, Mauro Lo Pumo, Ramona Abbà, Monica Bertaina, Aicha Chiavassa, Martina Angius, Anna Panero, Ivan Data, Paolo Pelassa, Deborah Gramaglia, Andrea Pettiti, Alberto Pelassa, Marco Mucaria, Paola Brizio, Maria Teresa Mucaria, Francesco Maiorano, Giusy Maiorano, Arianna Testa, Sara Eula, Eleonora Garino, Franca Cavallo, Pinuccia Osella, Michele Ronco, Mario Testa, Cristiana Gonella, Claudio Testa, Valeria Testa, Aldo Pelassa

«Troppo caro l’abbonamento dei parcheggi blu»

Egregio Direttore,

ci lasci lo spazio per fare il punto sugli annunciati parcheggi blu, quelli a pagamento, a Racconigi. Avevamo visto giusto la sera in cui, in Consiglio Comunale, era stato illustrato tale provvedimento. Una fissa del consigliere Domenico Annibale, il resto, teste basse e significativi silenzi. Avevamo visto giusto perché ora che l’Amministrazione si appresta a partire sul serio su questo tema, il Sindaco Oderda ritiene giusto “affidare al Consigliere Domenico Annibale le deleghe sulle seguenti materie, finora detenute dal sottoscritto Sindaco: Circolazione stradale, in relazione all’attuazione di progetti strategici, sosta e relativa vigilanza e organizzazione”. Tradotto: gestisciti tu sta patata! Battute a parte, in tutto questo discorso ci preoccupa soprattutto l’improbabile rilancio commerciale della Città prospettato dall’Amministrazione grazie all’introduzione dei parcheggi a pagamento. Intanto, dati di fatto, numeri reali, una mezza dozzina di esercizi commerciali stanno per chiudere, qualcuno anche in pieno centro storico. Ultima nota sul prezzo dell’eventuale “abbonamento” annuo in sosta blu. Duecentoquaranta euro, quattrocento ottantamila vecchie lire, non saranno una cifra significativa per i benestanti e gli imprenditori che guidano la macchina comunale, ma sono soldi per chi sbarca giornalmente il lunario. Per chi non possiede box e ricoveri auto nel centro, insomma, per i cittadini più disagiati e meno abbienti. Cordiali saluti.

Circolo del Partito Democratico di Racconigi

«Per la Granda lasciate solo le briciole dal Governo»

Riceviamo e pubblichiamo:

In questi giorni ho appreso che un decreto del Ministero degli Interni ha assegnato alla Provincia di Cuneo un contributo di 1.156.0000 di euro per investimenti dedicati alla messa in sicurezza di viabilità ed edilizia scolastica. C’è chi si è vantato della notizia, sbandierandola sui giornali come un successo dei partiti al Governo. Ma per chi, come me, lavora ogni giorno per questo Ente, è stata in realtà solamente una grande delusione. A Cuneo sono state infatti riservate solo briciole dei 250 milioni di euro stanziati per le 76 Province italiane delle Regioni a Statuto ordinario. Una grande amarezza, un risultato mortificante per il lavoro di riduzione della spesa fatto in questi anni e per il nostro territorio. Il criterio di ripartizione è molto complicato ma, per riassumerlo in parole povere, sono state assegnate maggiori risorse a quelle Province che, prendendo come riferimento il triennio 2010/2012, presentavano una maggior riduzione delle spese per strade e scuole e maggiore incidenza dei prelievi effettuati dallo Stato sulle risorse proprie. Se teniamo conto che la Provincia di Cuneo è la 4ª in Italia per estensione territoriale, la 2ª come numero di Comuni e la 29ª come numero di abitanti, che il nostro territorio provinciale all’80% è montano, anche se nelle Terre Alte vive solo il 30% della popolazione, e che quindi abbiamo costi per lo sgombero neve e di riscaldamento per le scuole certamente superiori a tante altre Provincie, è facile dedurre che in “Granda” sono arrivate solo le briciole. Chi, come noi, è riuscito ugualmente a far fronte alla difficile situazione grazie ad avanzi di gestione e contributi della Regione e adottando politiche di decisa contrazione della spesa corrente per garantire il pareggio di bilancio, è stato fortemente penalizzato. Non dimentichiamo infatti che in questi anni la Regione ci ha aiutati: essere riusciti ad esempio a recuperare una parte delle risorse tagliate in modo indiscriminato durante il Governo Cota ci ha dato una grossa mano. Ma abbiamo anche razionalizzato, ridotto e risparmiato, grazie ad un lavoro di squadra promosso dal Presidente Federico Borgna. Tutto questo lavoro però si è rivelato poco utile. In Italia essere virtuosi non paga mai. Ed anche il nuovo corso politico “del cambiamento” Lega-5 Stelle non ha voluto smentire questa regola. L’anno scorso le risorse ripartite erano state 317 milioni di euro (per Cuneo 2.527.000) ed anche se il risultato non era stato del tutto soddisfacente, l’impatto era certamente diverso rispetto a quello di quest’anno. Le responsabilità di questo atto del Governo, ad onore del vero, si devono anche condividere con il “Sindacato” delle Province che ha avallato questa decisione. Non nascondo che la riforma Delrio ha lacune e criticità che ho sempre evidenziato ed è per questo che, a mio parere, a quasi 5 anni dall’approvazione sia necessario un tagliando. Anche la Lega a suo tempo aveva promesso modifiche sostanziali, come il ritorno all’elezione diretta dei cittadini, ma per adesso non ci sono novità all’orizzonte. In questo momento serve un’azione politica forte, condivisa con altre Province, per chiedere che siano modificati i parametri di riferimento, soprattutto per le prossime annualità. Già lo scorso dicembre il Presidente Borgna aveva inoltrato a tutti i parlamentari della Provincia una proposta di emendamento alla Finanziaria che prevedeva parametri diversi, meno penalizzanti per la Provincia di Cuneo. Purtroppo però l’emendamento non è mai stato discusso. Al posto di criteri costruiti probabilmente ad arte per premiare qualcuno, si dovrebbero adottare criteri oggettivi: la popolazione, i chilometri di viabilità provinciale ed il numero degli alunni delle scuole superiori. Se poi serve un fondo per chi aiutare le Province che sono in dissesto, parliamone, ma non per questo si deve penalizzare eccessivamente chi ha amministrato bene. I cuneesi non se lo meritano.

Milva Rinaudo – consigliera provinciale

«Rifondiamo il Comitato Parenti dell’ex Chianoc»

Egregio direttore,

con questa lettera voglio portare a conoscenza dei saviglianesi un problema che riguarda diverse famiglie che, come la mia, hanno i propri cari assistiti all’interno della casa di riposo ex Chianoc. Fino a qualche tempo fa era attivo un Comitato Parenti che, in accordo con la direzione della residenza, discuteva sulle politiche sociali messe in campo dalla struttura. Un bel modo per condividere scelte e decisioni che, direttamente o meno, sarebbero ricadute sugli assistiti. Purtroppo, da qualche anno, per cause non dovute a una mancata volontà (decesso dei parenti), questo Comitato ha cessato di fatto la sua funzione. Non c’è più nessuno, in sostanza, che rappresenti noi parenti nel necessario dialogo con gli amministratori. In passato, ad esempio, fu proprio il Comitato Parenti, in sinergia con il presidente della casa di riposo dott. Paolo Spolaore e l’ex sindaco Claudio Cussa, a sollecitare un intervento della politica regionale per far riconoscere più letti in convenzione. E così la retta dei degenti non in convenzione non ebbe aumenti troppo alti (vedasi archivio dei giornali locali in biblioteca). Oggi, questo Comitato non esiste più. Così, ogni familiare deve far per sé, sia sotto il profilo economico che nei rapporti con la struttura. Proprio in questi giorni mi è stata recapitata la lettera con cui l’amministrazione dell’ex Chianoc mi comunica l’aumento della retta per mio fratello. Novantatré euro in più al mese, quasi 1.200 euro l’anno (3 euro al giorno). Un rincaro che, mi è stato detto, potrebbe ripresentarsi anche il prossimo anno e in quelli futuri. Non sono qui a contestare l’esigenza della casa di riposo di avere i conti in ordine, né quella di adeguare le rette all’inflazione, ma sento di dover esprimere il mio disappunto sulle modalità con cui questo viene applicato. Ogni familiare si trova a discutere personalmente con la direzione, mentre credo sarebbe utile parlare a una “voce sola”. Proprio per questo spero che il vecchio Comitato Parenti riacquisisca nuova linfa, così da diventare interlocutore credibile sia con la struttura che con le istituzioni pubbliche, come già fatto in passato quando riuscimmo ad ottenere quei posti in convezione. La speranza è che si possa tornare a interloquire proficuamente con la direzione della struttura. La casa di riposo è un patrimonio sociale della città di cui tutti si dovrebbero interessare. Mi auguro davvero sia così. Per i famigliari degli ospiti che volessero mettersi in contatto con me, per rifondare il Comitato, lascio il mio numero di telefono: 331/8233516.

Giuliano Vachino (Nando) – Savigliano

«Museo: non è più tempo di pensare localmente»

Gentilissimo Direttore,

In queste settimane leggendo tra le righe dei due giornali locali del saviglianese ho potuto osservare con profondo dispiacere l’evoluzione del caso del Museo Civico di Savigliano e della polemica infuocata tra i banchi del Consiglio Comunale di Savigliano. Tralasciando le mosse politiche e le polemiche da esse innescate, i veri problemi che emergono da questa storia sono altri: mancanza di idee e forze, gelosie e incapacità di fare rete. Rettifico subito: le idee ci sono. Oltre ai “grandi” enti culturali saviglianesi (Museo Civico, Archivio, Biblioteca) e agli altri istituti che nel tempo hanno preso piede (Museo Ferroviario e Mùses) ci sono tantissime realtà associative del saviglianese, che non vuol dire solo a Savigliano, che si impegnano a conservare e produrre Cultura. Fortunatamente ci sono anche collettivi con giovani al comando: mi viene in mente Prometeo a Savigliano, Altra Cultura a Genola, noi della Biblioteca di Marene e i colleghi della Biblioteca di Cavallermaggiore, Villanova Solaro, Murello e Caramagna. Come detto le idee ci sono e le potenzialità anche, ma manca un elemento che ci può permettere di fare il salto di qualità: la strategia a lungo termine a livello territoriale. Tutte queste bellissime iniziative rimarranno fortemente circoscritte fino a quando non si deciderà di sedersi tutti attorno ad un tavolo (Comuni, associazioni, le Terre dei Savoia, Fondazioni bancarie e banche conferitarie, ATL, Centro servizi del volontariato, scuole ed università) per decidere insieme quali sono gli obiettivi del futuro. Ci mancano volontari. Leggendo sui giornali ho notato l’invito di alcuni consiglieri comunali alle associazioni saviglianesi di presentare progetti per la gestione del Palazzo Muratori-Cravetta. Ironia della sorte nelle pagine a fianco c’era un’intervista al presidente della Consulta della Solidarietà dove ci si lamentava della mancanza dei volontari. Tristemente non c’è più la propensione (non solo dei giovani) come nel passato, per cui non bisogna più pensare che i volontari risolveranno tutti i problemi. La mancanza di coordinazione a livello territoriale rischia di portare la saturazione dell’offerta culturale con molteplici iniziative, a volte identiche. Questo porta alla creazione di inutili gelosie che non portano da nessuna parte e fisiologicamente inducono alla riduzione dell’entità dei contributi della Fondazione CRS e della Banca CRS. Il consiglio che rivolgerei agli amministratori saviglianesi (e non solo) in questo momento sarebbe quello di non concentrarsi esclusivamente sul modello di gestione del Museo Civico, ma forse concentrarsi di più sull’idea di territorio che si vuole essere e come la Cultura possa essere uno dei fattori di sviluppo più impattanti, magari considerando proprio il Museo Civico di Savigliano come hub culturale. Forse in questo modo la risposta al quesito tanto discusso verrà trovato. Fino a quando rimarremo chiusi nei nostri cortili, nulla cambierà e continueremo a rosicchiare tutti l’osso già scarno. La ringrazio per lo spazio concesso.

Marco Biolatti – Marene

«Mai chiesto rimborsi uso sempre la mia auto»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera del sindaco indirizzata al consigliere comunale Tommaso Gioffreda.

Con la presente mi è grato comunicarLe, onde evitarLe il disturbo dell’ennesima richiesta di accesso agli atti, che da quando sono Sindaco non ho mai percepito alcun rimborso spese a qualsivoglia titolo. Dovendo recarmi fuori Savigliano per motivi amministrativi, uso sempre la mia auto (ritengo che quelle del Comune debbano essere usate dai dipendenti) senza mai chiedere né rimborso chilometrico né rimborsi per autostrada, parcheggi a pagamento… Stessa cosa dicasi per eventuali pasti. Aggiungo inoltre che ho rifiutato il telefono cellulare che mi spetterebbe di diritto in qualità di Sindaco. Uso sempre e soltanto il mio. Restando a sua disposizione per ogni eventuale chiarimento in merito mi è gradito porgerLe i miei più cordiali saluti.

Il sindaco Giulio Ambroggio

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