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Il presepe nel cuore

Nonostante la deriva consumistica che ne oscura la verità, il Natale conserva ancora tutto il fascino e lo stupore che gli è proprio. “Un Dio Bambino per me”, esclamava Sant’Alfonso, autore di Tu scendi dalle stelle. Per capire il Natale dobbiamo ridiventare un po’ bambini perché “ai piccoli sono rivelati i misteri del Regno”.

Il presepe è lo strumento, l’ammirabile segno che ci riconduce al mistero stupendo di quella Nascita. Papa Francesco lo ha voluto rilanciare visitando a Greccio (Umbria) il luogo della prima natività ideato da San Francesco d’Assisi. È ancora tradizione rispettata e diffusa che in tutte le famiglie, in qualche angolo della casa, ci sia un presepietto allestito. Per i bambini è motivo di incanto, per gli adulti richiamo forte al messaggio natalizio: la tenerezza e la misericordia di Dio che si manifesta con l’incarnazione divina nel Bimbo di Betlemme. La filastrocca che le mamme ci facevano ripetere lì davanti recitava “O Bambino, Re divino, Re d’amore vieni a nascere nel mio cuore”. È proprio il cuore che, simbolicamente, deve farsi “culla”, “presepe” (letteralmente significa mangiatoia) dove deporre il Bambino Gesù. Con Lui tutti i componenti del presepe trovano la giusta collocazione. Il cielo stellato, nell’oscurità della notte, diventa invito a guardare in alto per vedere e sentire i richiami diversi da quelli più ammiccanti ma più ingannevoli della terra. I paesaggi con gli animali, specie agnellini mansueti, sono proposta di riconciliazione e armonia dell’uomo con la natura, quanto mai oltraggiata nei tempi che stiamo vivendo. I personaggi in abiti da lavoro intenti ai loro mestieri o in cammino verso la grotta, esaltano la dignità delle attività umane soprattutto quando gli utili trovano un’equa ripartizione e vengono condivisi con i poveri rappresentati dal Bambino. Il castello di Erode, collocato lontano dalla parte opposta della Grotta evidenzia l’inconciliabilità del potere dispotico, la prepotenza e la violenza con la pace proclamata a Betlemme. Tutto il presepe ha il suo centro nel Bambino Gesù. Se manca Lui tutto il resto decade, se c’è Lui tutto diventa festa ed esultanza. Papa Francesco ha scritto: “Il presepe è vangelo vivo”. Qual é il punto più vivo di ognuno se non il cuore? È il cuore, soprattutto dell’uomo adulto, che va sgomberato dai troppi presunti “tesori”che incantano e imprigionano la vita di molti. Allora il presepe costruiamolo nel cuore con gli stessi valori evocati dal presepe di casa, collocandovi ben al centro il Bambino Gesù che è l’unico a giustificare la solennità del Natale. “Buon Natale” non sarà più una formalità rituale ma augurio e impegno per una diversa quotidianità.

 

Don John Berardo

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