Warning
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

«Che gioia ritrovare l’oratorio di San Michele»

Caro direttore,

La notizia che riguarda il restauro/rinnovo dell’oratorio di San Michele mi ha riempito il cuore di sentimenti positivi: gratitudine per aver valorizzato una parte importante del patrimonio parrocchiale a fronte di una svalutazione degli eventuali (?) depositi bancari; condivisione della destinazione d’uso dei locali che già 70 anni fa favorivano la socializzazione della gente: anziani, giovani, adolescenti e bambini; l’apertura del sipario sui ricordi degli anni più belli della mia gioventù, proseguendo per 50 anni con Marinella. Originariamente i vani, che complessivamente erano disposti come oggi, svolgevano queste funzioni: in fondo a destra c’era una stanza adibita a magazzino di attrezzi vari per le piccole manutenzioni che facevamo sotto la direttiva di Remo Allocco, il nostro profeta; poi una grande sala, sempre al piano terra, dove si giocava a ping-pong; dopo il vano reale una saletta per le “conferenze” formative per ragazzi (12-15 anni); al primo piano, a sinistra, una camera per le riunioni degli uomini di azione cattolica e per guardare la tv (una delle prime del paese); di fronte una grande sala per i giochi e trattenimenti settimanali delle famigli e di chi voleva fare due chiacchiere; in fondo alla sala c’era un grande biliardo, passatempo per gli adulti. Il cortile era dimensionato come ora, e al fondo, sotto la Madonnina, una grande ruota di ferro del diametro di 3 metri che fungeva da giostra mossa da ingranaggi. Proveniente dall’oratorio della Pieve, il 18 marzo 1958, mentre guardavo la tv nella sala suddetta, Remo mi chiamò per sostituire un attore, ammalato, che doveva recitare l’indomani nel salone la commedia “Il malato immaginario” in onore di Don Vaisitti, che celebrava il suo onomastico. Da quel giorno la mia vita ebbe una svolta di crescita psichica e spirituale. Se dovessi raccontare il suo svolgimento occuperei troppo spazio. Dico solo che l’oratorio di San Michele, dopo quello della Pieve dei fratelli Matteo e Beppe Pistone e don Andrea Africano, ha continuato a fare di me una persona di 80 anni di vita, di cui quasi 70, passati non alla finestra, ma tra la gente “ed Caolimor”, che considero la mia famiglia allargata. Ciao don Beppe, auguri affettuosi

Armando Persia – Cavallermaggiore

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Area Abbonati

SPESA A DOMICILIO

In edicola