Warning
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

«Avanti sulla sorveglianza degli ex esposti all’amianto»

Egregio direttore, scriviamo questa lettera per informare circa le attività portate avanti dall’associazione che rappresentiamo e che lottano da sempre contro l’amianto. Ricordiamo che la produzione, la lavorazione e la vendita dell'amianto sono fuori legge in Italia dal 1992. La legge 257 del 1992, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all'estrazione e alla lavorazione dell'asbesto (insieme di minerali del gruppo degli inosilicati e del gruppo dei fillosilicati di consistenza fibrosa e cancerogeni, che per diventare amianto i minerali di partenza devono subire particolari processi) è stata la prima a occuparsi anche dei lavoratori esposti all’amianto. Fin da allora era stata prevista una sorveglianza sanitaria per gli ex-esposti e le associazioni che seguono questo tema hanno sempre chiesto e sollecitato quest’attività, convinti che la prevenzione sia sempre migliore della cura per le persone, ma anche sul piano economico. Ricordiamo che oltre al ben noto mesotelioma pleurico, di cui l’amianto è quasi l’unico responsabile, è inoltre corresponsabile in altre patologie come il tumore al polmone, a altri organi come la vescica, ma anche di malattie croniche come l’asbestosi. Finalmente il 22 febbraio 2018 è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e province autonome di Trento e Bolzano il protocollo di sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti all’amianto, che dette le linee guida della prevenzione da applicare su tutto il territorio nazionale, ma che lascia alle Regioni un buon spazio di manovra, considerando che il problema ha caratteristiche e numeri di esposti molto vari tra le diverse parti d’Italia. Il primo problema che si è posto in Piemonte è di avere un elenco preciso di tutti gli aventi diritto, ossia di chiunque sia stato esposto anche per un breve periodo. Le associazioni Aica di Savigliano e Arasis di Mondovì hanno mantenuto un dialogo stretto con la Regione e in questo caso preciso con l’assessorato alla Sanità. Recentemente ci siamo incontrati con il nuovo assessore Luigi Icardi, il responsabile del servizio Danilo Bono e il responsabile della prevenzione Gianfranco Corgiat. Rispetto ad un incontro precedente ci sono stati avanzamenti: si è ottenuto da Inail un elenco di circa 20.00 persone e con il Csi-Piemonte (Consorzio per il Sistema Informativo) si stanno incrociando questi dati con l’Aura (Archivio Unico Regionale degli Assistiti), per correlare ogni assistito con il suo medico curante, oggi chiamato medico di medicina di generale e sfoltire dall’elenco le persone non più viventi. Questa attività permetterà di aggiornare il Fascicolo Sanitario Elettronico, con l’introduzione dell’esenzione del ticket su esami specifici relativi all’esposizione all’amianto che il medico riterrà opportuno richiedere per l’assistito. Come associazioni abbiamo sempre chiesto che la Sorveglianza Sanitaria fosse svolta dallo Spresal (Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) ritenuto l’ente più qualificato per la competenza in materia di malattie professionali. Si concretizza per la fine del 2020 il percorso che il responsabile della Prevenzione Corgiat ci ha comunicato: che è in corso una revisione della convenzione con questa figura professionale (il medico di medicina generale) per garantire un adeguato servizio. Questo primo elenco sarà integrato con ex esposti non presenti in elenchi Inail e lavoratoti addetti ancora oggi alla manutenzione di manufatti contenenti amianto e si stima un’ulteriore quantità di 20.000 altri persone (esposti ed ex esposti). Il medico curante riceverà una formazione dalla Regione e successivamente un elenco degli ex esposti di sua pertinenza e dovrà valutare con una visita se sarà necessario fare degli approfondimenti (radiografia, spirometria e in casi estremi la Tac). Per avere una qualificata esperienza di medici specialisti competenti sono stati individuati 3 centri in Piemonte per svolgere questi approfondimenti: il Cto di Torino l’ospedale di Orbassano e quello di Novara. Auspichiamo che sia l’inizio di un processo che potrebbe diagnosticare alcune patologie in anticipo e quindi aumentare la speranza di vita di coloro che lavorando l’amianto l’hanno respirato.

Armando Vanotto - presidente Aica e Sebastiano Sampò - presidente Arasis

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Area Abbonati

In edicola