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«La morte è fondamentale per capire l’esistenza»

Gentile direttore,

la morte è sempre stata una compagna fedele dei miei pensieri, è stata utile per non prendermi troppo sul serio, tra l’altro su di essa ho da poco finito di scrivere un libro (sia pur ancora in fase di “rilettura finale”). Essa si è portata via mio padre: questo il motivo per cui mi sono recato al mio paese con mia moglie, portando con me mia madre; da questi bei luoghi, dove lei ha quasi sempre avvertito un senso di spaesamento, ad altri bellissimi in continuo spopolamento… Dunque un libro sulla morte! Non mi sono calato in “vesti” che non sono mie, ho solo cercato di “sindacare”, cioè indagare, cercare, elaborare per gli altri questo argomento. Cos’è dunque la morte, come porre rimedio, come capire il senso dell’esistenza? Non è stato un compito facile, né una questione di linguaggio né un gioco di parole, ma la trasposizione di un concetto, il “niente”, che mi è servito per descriverne un altro dal significato contrario ad esso. Si arriva infatti a capire cosa si intende per niente (e per annientamento) portando alla luce il senso dell’ “essere” che ad esso si contrappone. L’essere infatti è l’assoluta contrapposizione al niente, ed è qualcosa di “Immutabile, Ingenerabile, Eterno”. Perché ha questi attributi? Perché se l’essere si generasse sarebbe stato niente e se si corrompesse tornerebbe ad essere niente, ma siccome l’ essere non è il niente, è impossibile che non sia. Qui sorge però un problema. Lo fa emergere Emanuele Severino dopo cinquant’anni dalla sua interpretazione di Parmenide (e non solo), alla quale rimando. Egli afferma che molti credono, per ignoranza o per falsa modestia, che per trovare la “verità” sulla questione fondamentale dell’essere, occorra “cercare qualcosa”, ma in tal modo la verità del senso dell’essere verrebbe dopo di ogni cercare ulteriore. Detto in altre parole, questo “cercare” verrebbe prima della verità che si vuole trovare. Allora dove si è?, continua Severino, si è nella “non verità”, e se si è nella “non verità” come sarà mai possibile che conduca alla verità? Ecco perché, a mio parere, l’unica via per giungere alla “Verità” è la “Rivelazione” in cui essa è contenuta, infatti la verità non è un punto di arrivo, ma di partenza, originariamente manifesta in tutti gli uomini prima di ogni nostro cercare. Termino il mio “sindacare”. Spero che quanto sopra possa lenire qualche sofferenza, dare qualche risposta e sanare ferite: questo è stato il mio intento.

Piergiorgio Tronci - Barge

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