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«Le tre lezioni della Grande Alluvione»

Riceviamo e pubblichiamo:

Il 5 novembre ricorre l’anniversario della Grande Alluvione del Tanaro del 1994. A venticinque anni da quella tragedia il Consiglio Regionale del Piemonte si è riunito in seduta straordinaria aperta per ricordare quei giorni e le vittime, 70 in tutto il Piemonte, 29 delle quali soltanto in provincia di Cuneo. Un'onda di piena si formò il giorno 5 novembre a Ormea e, correndo verso valle, devastò decine di centri abitati. La provincia di Cuneo, insieme a quelle di Asti e Alessandria, fu tra le più colpite. L’Alluvione del ‘94 ha lasciato a tutti noi tre eredità. Sebbene frequentemente in anni recenti, e anche a ragion veduta, si sia lamentata l’inadeguatezza di interventi da parte dello Stato in occasione di calamità naturali, il ‘94 fu un punto di svolta. In primo luogo perché ravvivò il sentimento dei piemontesi i quali diedero, ancora una volta in quella circostanza, prova di solidarietà, laboriosità e fierezza rara, e questa è la prima eredità. La seconda è quella cultura della Protezione Civile che nacque in seguito a quel tragico evento: ricordo che, la prima sala allestita, seppur in maniera provvisoria con il “Metodo Augustus”, metodo di pianificazione tuttora utilizzato dalla Protezione Civile, fu proprio presso il Consiglio comunale di Alba. Iniziò da lì, dunque, questo primo esperimento di pianificazione in un quadro in cui non vi era cultura di Protezione Civile e prevenzione. La terza eredità è racchiusa nella pianificazione delle opere realizzate a seguito dell’esperienza del ’94: credo che l’alluvione sia stata l’ultima calamità in cui il nostro Paese ha dimostrato la capacità di intervenire tempestivamente con risorse consistenti, e ben utilizzate, sia per opere pubbliche sia private». Ha concluso poi il Consigliere: «Ritengo che sia importante imparare a comprendere le priorità e assegnare risorse consistenti ricordando che, eventi come quelli accaduti anche poche settimane fa nell’alessandrino, anche alla luce dei cambiamenti climatici, potranno ripetersi. Ero sindaco nel 2016 quando trascorsi una lunga notte lungo le sponde del fiume Tanaro, dove per la prima volta furono collaudati i nuovi argini alti tre metri in più rispetto a quelli presenti nel ’94: l’acqua arrivò a 70 cm dalla sommità dell’argine. La storia della Grande Alluvione ci insegna che anche in Italia si può lavorare bene, facendo qualcosa di importante: la differenza la devono fare le persone e in primis gli amministratori pubblici.

Maurizio Marello – consigliere regionale Pd

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