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«Nuovo ospedale, si calcoli anche il consumo del suolo»

Egregio direttore,

vorrei, con le brevi osservazioni che seguiranno, intervenire nel dibattito sul futuro dell’ospedale cittadino, in nome di un bene comune, il territorio, che spesso non ha alcun peso sulle decisioni che riguardano il futuro della nostra città. Si fa dipendere la decisione relativa alla scelta tra il restauro delle strutture esistenti o la costruzione ex-novo dai costi che queste comporterebbero. Criterio che, perlomeno da un punto di vista economico- amministrativo, risulta giustificato e del tutto razionale. È d’altra parte anche evidente che la qualità di tale principio dipende da cosa s’intenda per costi. A me sembra che se tra tali costi si includono anche i danni arrecati dal consumo di suolo agricolo richiesto per la costruzione di una nuova area ospedaliera, che non si limitano, a quelli, già notevolissimi, legati alla sola cementificazione di una vasta area agricola, richiedendo, ad esempio, l’estrazione di materiali ghiaiosi, generalmente provenienti da cave che a loro volta comportano il consumo altro terreno agricolo, allora difficilmente ci potrà essere una maggior convenienza nel costruire una nuova struttura. Occorre infatti considerare che la cementificazione di un territorio sottrae alle generazioni future una risorsa che per tornare utilizzabile impiegherà almeno un millennio! Collocato in aperta campagna richiederebbe, inoltre, l’ingrandimento delle strade di accesso, la costruzione di strutture per i sevizi accessori tra cui aree di parcheggio considerevoli, incrementerebbe il traffico automobilistico. Occorrerebbe inoltre tener conto dei costi inerenti all’abbandono delle vecchie strutture, destinate, inevitabilmente, prima di acquisire una nuova funzione, a degradarsi e, con ogni probabilità, a dar origine a una montagna di materiali da smaltire. Il non voler tener conto dei fattori cui ho brevemente accennato, nei nostri calcoli economici, è il frutto, oltre che di una generale scarsa capacità di programmazione sul lungo periodo (basti pensare che il cambiamento di una giunta regionale o di un assessore comporta nuovi piani in barba a qualsiasi criterio obiettivo di scelta), della nostra miopia nella gestione delle risorse. Miopia che ci porta a non voler prendere atto che stiamo consumando il suolo agricolo a un ritmo folle: 15 ettari (150.000 mq) al giorno, ovvero l’equivalente, grosso modo, di tre piazze Santarosa ogni ora (Rapporto Ispra-Snpa sul "Consumo di Suolo in Italia 2018"). Dati che dovrebbero creare un allarme pari a quello che negli ultimi mesi si sta diffondendo per i cambiamenti climatici, entrambi segni evidenti della necessità, ormai non più rimandabile, di cambiare i nostri stili di vita personali e collettivi. Ringraziando per l’attenzione, saluto.

Pier Fiorito – Savigliano

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