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«Per vent’anni quel bar è stata la mia casa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Cavallermaggiore Grazie. Questa lettera la scrivo un po’ con il magone, con una specie di nodo in gola per il rammarico di lasciare un posto che era diventato “il mio posto”, la mia casa. La casa è infatti quel luogo in cui ti trovi bene, a tuo agio, circondato da persone con cui condividi gioie e dolori tutti i giorni per anni. Io 20 anni li ho trascorsi nella mia “casa” di Cavallermaggiore, in piazza Vittorio Emanuele, al Turn Over. È stata una casa in cui ci siamo ritrovati in tanti, al mattino presto o la sera tardi, di corsa per andare al lavoro o in pieno relax nei momenti di festa. Negli anni dal mio bancone ho visto passare vincitori e sconfitti, amici e nemici, amanti e famiglie, bambini, giovani e anziani . Molti di loro sono passati e via, ma altri sono diventati i miei clienti abituali ognuno con le proprie abitudini e la propria storia. So benissimo chi preferisce il caffè macchiato, chi il corretto e chi l’orzo in tazza grande. Chi a pranzo solo un’insalata perché è a dieta e chi non rinuncia mai al dolce; chi l’acqua solo naturale e fuori frigo, chi ghiacciata e frizzante. Ma quello che più mi mancherà è il valore dei miei clienti, il valore umano. Gente vera, concreta, interessante, simpatica a cui non posso che dire Grazie. Grazie Cavallermaggiore per la stima, per l’affetto e per la fiducia di questi anni. Grazie per avermi adottato da subito facendomi sentire uno di voi. Grazie per il tempo che avete trascorso con me, tempo che mi ha regalato migliaia di aneddoti che non dimenticherò mai. Grazie per avermi raccontato le vostre storie insegnandomi ogni giorno qualcosa di nuovo. Grazie per aver reso questi 20 anni di lavoro un periodo bellissimo della mia vita. Mi mancherete, anzi un po’ mi mancate già.

Mauro Levrone – Racconigi

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