Warning
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

«Bisogna proteggere e non distruggere le sponde»

Riceviamo e pubblichiamo:

L'amico Luigi Bertero ha sollevato sugli organi di informazione, il problema di una maggiore tutela degli ambienti naturali residui sul territorio comunale, riferendosi agli improvvidi tagli lungo il Varaita. Si tratta delle modeste e discontinue fasce di vegetazione riparia dei nostri tre corsi d'acqua che costituiscono il nostro piccolo patrimonio di natura. L'ideale sarebbe che questi corridoi di verde venissero lasciati vivere in pace o, almeno, fossero gestiti secondo criteri minimi di conservazione. Non si tratta solo di alberi, cespugli, essenze erbacce e floristiche ma di una numerosa e varia collettività di presenze animali, per lo più nascoste che vivono in tale ambiente. Purtroppo, la gestione delle aree demaniali lungo i nostri tre fiumi (specie il Maira ed il Varaita) è condotta con mera ottica economica che non tiene conto di quale prezioso patrimonio ambientale riesca a sopravvivere pur in aree tanto piccole e frammentate. Per pochi euro dal Demanio vengono date in concessione ettari di lingue di terreno a ditte che sono interessate solo allo sfruttamento di quanto esistente (legname da cippato). Nessuna attenzione (né considerazione tout court) per ciò che vive in questi siti, sia animale che vegetale. Semplici prescrizioni sui limiti temporali dei tagli, obbligo di lasciare in piedi il “secco”, nessuna attenzione per i nidificanti ancora attivi nei tempi di lavoro autorizzati. Nessuna valutazione ambientale preventiva, svolta da esperti: questi sono i criteri attualmente in vigore. Questo sistema arcaico, antieconomico, diseducativo e nemico dell'ambiente naturale, va cambiato in tempi rapidi. Sì al taglio degli alberi nati all'interno degli alvei ma tutela rigorosa per tutte le fasce spondali, unici rifugi naturali rimasti sui 100 chilometri quadrati del territorio saviglianese, sottratti alla coltivazione ed alle varie altre utilizzazioni del suolo.

Tomaso Giraudo – Savigliano

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Area Abbonati

In edicola