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«L’esempio negativo arriva sempre dagli adulti»

Egregio Direttore, Martedì 10 aprile a Novara si sono svolti i campionati regionali studenteschi di scacchi TSS (Trofeo Scacchi a Scuola). Durante l'ultimo di gara due squadre della categoria Cadette femminili (II, III Media) hanno deciso, prima della partita, di pattare. Per rendere effettivo il loro accordo, hanno mosso un pezzo e poi hanno chiamato gli arbitri per la patta. In questo modo entrambe hanno avuto la certezza di essere qualificate ai nazionali, ma hanno privato la quarta classificata della possibilità di giocarsi la qualificazione lealmente. È una pratica talvolta utilizzata in tornei ad alto livello, ma in un torneo di livello studentesco la trovo davvero inopportuna. Io, come insegnate ed accompagnatore della squadra, ho scritto un reclamo all'organizzazione poiché ritengo che questo comportamento sia contrario ai valori dello sport che la scuola deve diffondere. L'organizzazione ha affermato di voler cambiare il regolamento del torneo, ma si è detta impotente sostenendo che il regolamento vigente permette comportamenti di questo tipo. Sostanzialmente la tesi è stata: capiamo, ma abbiamo le mani legate. Da educatore, sono molto amareggiato che non si voglia dare un segnale contro una pratica che io ritengo contraria ai valori dello sport e più in generale dei valori di cittadinanza di cui la scuola dovrebbe essere custode e promotrice. Vedere dei ragazzi di 13-14 anni scegliere di non giocare per puro calcolo non è stata una bella scena di sport. Il ritratto è stato reso ancora più triste dal comportamento dell'accompagnatore di una delle due squadre: un adulto che è stato il motore della combine. L’idea ovviamente non è arrivata da loro: i ragazzi a quell'età hanno solo voglia di giocare, non vogliono fare calcoli. Una mia alunna ha commentato: “L’arbitro ad inizio torneo ci ha detto che la regola della giornata sarebbe stata Fair Play e poi hanno permesso questa sceneggiata”. Non ho da aggiungere.

Ubertino Battisti - docente di Caramagna

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