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«Nessuna demonizzazione, ma inopportuna orazione»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nessuno, all’interno del PD racconigese, intende offendere in nessun modo la memoria di Umberto II, tanto meno è intenzione del Circolo screditare o non riconoscere l’associazione delle Guardie d’onore del Pantheon. Riteniamo, però, inopportuno che da un pulpito il quale, da sempre si occupa, o dovrebbe occuparsi, della sofferenza quotidiana e tangibile dei suoi parrocchiani, delle istanze dei giovani e che crea, o dovrebbe creare, uno sviluppo di comunità, si elevi - totalmente avulsa dal contesto - una retorica che, se negli anni passati poteva essere ritenuta memoriale, nel contesto politico odierno, potrebbe - e ripetiamo, potrebbe - essere interpretata come un richiamo a un’ideologia purtroppo mai sopita che mai prima d’ora ritorna a soffiare con veemenza nell’era repubblicana. Se da un alto riconosciamo i meriti di Umberto II, tra le altre cose incoronato grazie al consenso del socialista Romita, senza il cui formale benestare da Ministro mai il Luogotenente sarebbe stato Re (come ricorda il Ministro della Real Casa Falcone Lucifero nel suo diario), non possiamo, però, silenziarci di fronte a quanto il suo predecessore, Vittorio Emanuele III, ha scelto o non scelto per il bene della nostra Nazione, lasciandola precipitare prima in una guerra, la Grande guerra, evitata con saggezza dal Governo italiano, promossa con scaltrezza e imperio dal sovrano, con il patto segreto di Londra, scavalcando di fatto il volere dei sudditi per mire proprie, e poi nell’abominio del fascismo e nella barbarie con la promulgazione delle leggi razziali e la seconda guerra mondiale, assecondando un mitomane e sacrificando milioni di quei sudditi, che invece sarebbero dovuti essere dei figli per il Re. D’altro canto, se è pur vero che il motto di casa Savoia è “uno per volta”, riteniamo Umberto II non una figura da demonizzare, ma il simbolo di un processo irreversibile voluto dal basso in direzione liberal-repubblicana, figlio di un mondo che aveva fallito e non aveva più ragion d’essere. Ci teniamo, inoltre, a sottolineare come non sia esatta la versione fornita sulla conferenza di Yalta: per quanto riguarda la suddetta conferenza ed i conseguenti accordi, è quantomeno riduttivo semplificare il risultato in una fredda divisione del mondo in sfere d’influenza senza un’analisi delle volontà delle potenze partecipanti, mentre ancora la guerra non aveva dato i suoi esiti. Non basterebbe nemmeno riassumere la successiva conferenza di Postdam per spiegare la molteplicità di situazioni ed eventi che avevano portato le forze politiche alle scelte che, da lì a poco, cambieranno l’ordine geopolitico mondiale. Imputare ai Partigiani “rossi” una scelta sbagliata, oggi, è ingiusto, soprattutto perché furono tra quelli che resero, appunto, possibile quel tipo di scelta, mettendo la propria vita al servizio della Patria. Come vede la storia d’Italia provoca ancora fitte dolorose a distanza di decenni. Tocca a chi vive di responsabilità sanarle, raccontando quello che siamo, grazie alle gesta di chi ci ha preceduto.

Circolo Pd - Racconigi

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