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«Credo sia il momento di darsi una calmata»

Egregio direttore,

sul tragitto verso casa dopo una giornata di lavoro, ho trovato una scritta, in verde Padania fluorescente, recentemente apparsa su un muro, che ha fatto vacillare in me la convinzione che Racconigi sia tutto sommato un’isola felice rispetto alla barbarie del dibattito pubblico. Probabilmente mi ha colpito anche perché ancora sgomento dalle immagini di quelle svastiche disegnate sulle lapidi di un cimitero ebraico in Alsazia. “Salvini appeso”, per chi non lo sapesse, si rifà all’esposizione pubblica del corpo di Benito Mussolini con l’amante Clara Petacci e alcuni gerarchi fascisti in piazzale Loreto a Milano, nel punto dove l’anno precedente erano rimasti esposti i corpi di quindici partigiani giustiziati da alcuni soldati della brigata Muti. Sul perché nel 2019 qualcuno resti affascinato da certi riferimenti macabri del passato, dell’una o dell’altra fazione, per me è un mistero. Restano tuttavia sintomi di quanto il dibattito pubblico sia indietro, non solo storicamente, ma culturalmente. Senza entrare nel merito della questione, Matteo Salvini è il primo a fare politica sulla pelle delle persone con toni molto forti per usare un eufemismo. Così come i loro alleati di governo hanno iniziato la loro scalata al potere sbraitando “vaffanculo” nelle piazze che ospitavano i comizi di Beppe Grillo. Nel frastuono del bombardamento costante dei social media e della campagna elettorale permanente diventa quasi inevitabile spararla grossa per non vedere le proprie esternazioni assorbite nel rumore di fondo di tweet e post. Ma ciò non giustifica l’augurare la morte ad un avversario politico, per di più se occupa una carica istituzionale, o il prendere di mira le minoranze per i propri scopi propagandistici. Le idee e le opinioni si attaccano, meglio se con argomenti e dati oggettivi piuttosto di facili slogan che solleticano la pancia. È opportuno fermare questa spirale dell’odio come strumento di competizione politica. In tutta Italia si moltiplicano segnalazioni di omofobia, razzismo e violenze politiche. Le vicende giudiziarie prima di Salvini, poi dei genitori di Matteo Renzi sono state vissute come partite di calcio con analoghe reazioni delle due tifoserie. La storia va studiata e ricordata per evitare il ripetersi degli stessi errori. C’erano un po’ tutte le parti politiche all’inaugurazione della sede del circolo del Partito Democratico, intitolato proprio a Beppe Marinetti e Gino Longagnani, persone che hanno vissuto un’epoca che ha visto l’odio politico tramutarsi in genocidio. Il loro sacrificio ha lasciato un sistema, con tutti i suoi limiti e difetti, ricco di anticorpi per prevenire nuove dittature e che garantisce a chiunque la facoltà di esprimersi e di poter partecipare alla vita pubblica. Forse sarebbe il caso di darsi tutti quanti una calmata.

Alessandro Ghiberti - Racconigi

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