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«Non è colpa nostra se Terre dei Savoia non vuole il museo»

Egregio Direttore,

siamo le sette operatrici museali del Museo Civico A.Olmo-Gipsoteca D. Calandra e vorremmo approfittare delle pagine del Suo giornale per far sentire la nostra voce e la nostra versione dei fatti, dal momento che in più di una occasione siamo state chiamate in causa nella delicata questione dell'esito della convenzione di gestione del suddetto Museo. Cerchiamo di riassumere la nostra storia: siamo sette operatrici in forza al Museo da diverso tempo, alcune di noi vi collaborano da più di dieci anni, col tramite delle Cooperative che, di bando in bando, si aggiudicavano la gestione del servizio di accoglienza e guida. L'ultima di queste, “Le Macchine Celibi” (con sede a Bologna), ha concluso il suo mandato a fine agosto 2018. La Cooperativa dunque gestiva, tramite una di noi scelta come diretta referente, i nostri pagamenti, i turni e le eventuali coperture delle assenze della custode. Con l'avvicinamento della scadenza del bando e del di poco successivo pensionamento della Direttrice Dott.ssa Belmondo, già dalla primavera si rumoreggiava sulle sorti del Museo e nostre, ma ancora a luglio, a un mese o poco più dalla chiusura della gestione di “Le Macchine Celibi” nulla era stato detto e definito. A metà luglio abbiamo richiesto una riunione: presenti tutte noi, il Sindaco, l'Assessore e il dott. Buscatti. A questa riunione ci è stato assicurato che avremo potuto continuare a svolgere il nostro servizio all'interno del Museo: fino a dicembre come collaborazione diretta col Comune e successivamente con la Cooperativa o Ente che si sarebbe aggiudicata la gestione non solo del Museo Civico, ma anche degli altri poli di interesse turistico della città, dal momento che la volontà del Comune, così ci venne allora detto ed è stato recentemente ribadito, è di creare un sistema integrato di proposte “turistiche”. A ottobre la dott.ssa Belmondo ha raggiunto la pensione, il suo ruolo di Direttore competente e formato in materia di conservazione, tutela e ricerca all'interno di un bene storico quale il Museo e dei beni artistici, archeologici ed etnografici in esso contenuti, ad oggi non è stato di fatto rimpiazzato. Fino a fine anno abbiamo continuato a collaborare con le solite modalità: la nostra referente organizzava i turni, il fine settimana in Museo erano presenti due guide insieme alla custode che si occupava della biglietteria. Il Museo, come tutti i saviglianesi ben sapranno, è grande e complesso, e così, come d'abitudine, mentre una collega guidava i visitatori, l'altra si occupava della logistica. A inizio dicembre nulla sapevamo del nostro futuro: ci era stata promessa la possibilità di continuare la collaborazione, ma in quali modalità? Il 2 dicembre la nostra referente ha mandato al Comune una e-mail con richiesta di spiegazioni: nessuna risposta. Dovendo organizzare le nostre disponibilità per il mese successivo la nostra referente si è recata al Museo e lì ha scoperto che... inutile organizzare i turni, non servivano più: da gennaio altri si sarebbero occupati del servizio di guida ed accoglienza. Era il 13 dicembre: abbiamo chiesto, sempre tramite e-mail, incontri e chiarimenti... ci viene data udienza solo il 28 dicembre, dopo il Consiglio Comunale del 20 dicembre (al quale si era presentato un gruppo di noi per cercare di avere un incontro con l'Amministrazione, ottenendo così l'appuntamento per la riunione). Durante quei 15 giorni, ovviamente, non siamo state a guardare rassegnate il nostro destino dall'alto di una torre, in attesa di essere salvate da qualche valoroso cavaliere, ma abbiamo cercato di smuovere le acque e di accendere i riflettori sul nostro caso: in quel momento ci siamo sentite prese in giro da una promessa non mantenuta, svalutate dall'assenza di comunicazione da parte dell'Amministrazione, che non ha trovato il modo di avvertirci con un minimo di preavviso dell'avvicendarsi degli eventi. Nessuno ci doveva niente: non siamo dipendenti, siamo collaboratrici. Ma siamo professioniste: a nostro parere ci era dovuto dopo anni di collaborazione il riguardo del caso, il rispetto per la nostra professionalità e anche, perché no, un minimo di cortesia. Pertanto, per evitare che la questione cadesse nel silenzio, poiché silenzio in casi come questo significa non solo presa atto dello stato dei fatti, ma anche assenso alle decisioni altrui, con i mezzi a nostra disposizione e sempre lecitamente abbiamo cercato ogni modo per porre in risalto la nostra situazione, anche e soprattutto nei Consigli Comunali dove queste decisioni dovevano essere discusse. Come è andata a finire la questione tutti lo sanno. Noi ancora una volta siamo contrariate da come le nostre rimostranze siano state strumentalizzate: sulle pagine dei giornali e dichiarazioni a vario titolo siamo diventate la causa della rinuncia all'affidamento da parte di Terre di Savoia. Non entriamo nel merito, non ci compete, ma neanche vogliamo essere i capri espiatori di questo esito. Quando, nel corso dell'ultima riunione con l'Assessore Senesi e col dott. Buscatti (in data 29 gennaio), ci siamo lamentate di come le nostre richieste all'Amministrazione siano state strumentalizzate, noi intendevamo proprio ribadire di non voler essere tirate in ballo come causa della rinuncia dell'affidamento (come si leggeva, appunto, nelle dichiarazioni sui giornali), lo sottolineiamo qui ancora una volta. Certamente lungi da noi, come invece è stato detto nell'ultimo Consiglio, fare questo tipo di rimostranze nei confronti di chi, al contrario, ci ha dato voce e ha dato risalto alla nostra causa. Al momento, ancora una volta, attendiamo l'evolvere degli eventi. Veniamo contattate a turno dalla Segreteria del Museo per coprire alcune aperture che non possono essere gestite dal personale interno, ma sappiamo che si tratta di un periodo transitorio e quale sarà il futuro del servizio lo vedremo nei prossimi mesi. Speriamo, con la presente, di aver chiarito la nostra posizione e i fatti che ci hanno riguardate. Grazie.

Le sette operatrici del Museo Olmo

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