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«Via Torino troppo stretta: i miei balconi a rischio»

Egregio Direttore,

Chiedo cortesemente ospitalità sul suo giornale per esporre il mio pensiero sulla viabilità di via Torino. In data 2 gennaio 2019 un autocarro urtava per l’ennesima volta il mio balcone, che si trova appunto in via Torino 20/22: un modiglione abbattuto e tanto spavento per i passanti. Da quando sono stati costruiti i mini-marciapiedi, questo tipo di incidente si è verificato per ben sei volte: due modiglioni sono stati abbattuti, uno è stato messo fuori dalla sua sede e per tre volte gli spigoli delle lastre di pietra sono stati colpiti, causando seri danni, al punto di doverle sostituire per maggior sicurezza. Nel 1998, in seguito a uno di questi incidenti, inviai una lettera all’allora sindaco Sergio Soave, il quale con premura ordinò il posizionamento dei dissuasori in pietra che fino a poco tempo fa hanno fatto un bel servizio di protezione. Ad un tratto però tali dissuasori sono spariti e, stranamente, in Comune nessuno sa che fine abbiano fatto. Come se non bastasse, il Comune ha posizionato sul lato opposto della strada un portabici, che comporta una riduzione della carreggiata di due metri abbondanti. Di conseguenza la viabilità viene spinta forzatamente sull’altro lato (quello dei mini marciapiedi, per intenderci), con le evidenti conseguenze (si tenga presente che stiamo parlando di uno dei punti più stretti di via Torino). Dopo tutti questi inconvenienti ci viene da tirare un bel sospiro di sollievo poiché per fortuna nessuna disgrazia grave è finora capitata a qualche passante. Tuttavia non bisogna abusare della fortuna. Non voglio pensare al peso enorme di quei modiglioni! In caso di disgrazia, su chi ricadrebbe la responsabilità? La viabilità si può considerare sicura? Dopo il verificarsi di questi eventi poco piacevoli, sarebbe cosa utile e auspicabile che chi di dovere provvedesse almeno a ripristinare le protezioni preesistenti, al fine di tutelare i passanti, la mia persona ed evitare che, per un errore di progettazione, l’ente pubblico arrivi addirittura a richiederci il pagamento dei dissuasori con la relativa tassa di occupazione di suolo pubblico A noi non rimane che rimettere insieme i cocci e sperare nella buona soluzione del problema.

Lettera firmata – Savigliano

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