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«La memoria non deve essere strumentalizzata»

Egregio direttore,

Sono appena terminate le celebrazioni di commemorazione della Giornata della Memoria delle vittime della Shoah e ci stiamo avvicinando al 10 febbraio, Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe. Ormai è entrato nella mente di molte persone (ma non sono ancora abbastanza) di quali crimini efferati stiamo parlando e i motivi per i quali sono stati perpetrati con inumana ferocia. Analizzati da un punto di vista oggettivo, stiamo parlando di barbarie compiute da uomini su altri uomini e donne che avevano la sola colpa di risiedere in una terra a cui da un giorno all'altro si è imposto di cambiare lingua, storia, cultura e tradizioni. Pena, i rastrellamenti e la morte. Non ricorda qualche analogia questa storia? Un altro esempio: la Jugoslavia di Tito requisì tutti i beni degli Italiani, come i Nazisti fecero con gli Ebrei. Una vera e propria pulizia etnica. I terribili particolari sono facilmente reperibili sui supporti informatici, ma c'è un altro elemento su cui vorrei riflettere. Per diversi decenni, un colpevole silenzio (avvallato da alcune forze politiche) coprì nel nostro Paese questa spaventosa tragedia, che grida vendetta a distanza di tanti anni e che è ben presente nella mente e nell’anima di chi subì tutto questo. Alcuni negazionisti si sono applicati nel corso degli anni per negare l’evidenza dei fatti o per minimizzare il numero delle vittime, etichettando i martiri infoibati come fascisti e quindi meritevoli del loro feroce destino. Ma tutti, anche questi personaggi, sanno benissimo quello che accadde in quelle terre: un genocidio ai danni di migliaia di persone, vecchi e giovani, uomini e donne, militari e civili, poveri e benestanti, comunisti e fascisti ma soprattutto italiani. E cosa resta oggi di quella Storia? Cosa resta del ricordo della foibe? Una giornata istituita per legge che ogni anno passa in sordina e tante polemiche sempre uguali, censure ed invettive. Due pesi e due misure che fanno male ai sopravvissuti, ai parenti delle vittime e ai discendenti degli esuli. E che non onorano minimamente il sacrificio dei Martiri come si dovrebbero meritare. E allora, permettetemi una conclusione provocatoria. Smettiamola con le classiche della memoria, con gli insulti a chi ricorda e con le prevaricazioni, smettiamola soprattutto con le divisioni sui morti: i “nostri” e i “vostri” non esistono, esistono i morti del Paese. Dopo più di 70 anni dovremmo capirlo ed imparare a guardare alla storia senza volerla tirare per la giacchetta come ci fa più comodo. Come fatto il 27 gennaio per le vittime della follia nazista, il 10 febbraio ricorderò i Martiri delle Foibe, gli esuli istriani, fiumani, dalmati e giuliani, ricorderò chi fu brutalmente ucciso perché italiano e chi lasciò tutto, fuggendo per salvarsi; ricorderei anche se fossi l’unico a farlo, ma sento anche il dovere di mettere tutto me stesso nel tramandare la memoria alle nuove generazioni, così come dovrebbe essere fatto per tutti i genocidi, anche a carattere religioso. Vorrei però che ricordassimo la tragedia delle Foibe tutti insieme; non come partiti politici, non come correnti di pensiero ma come italiani, come popolo capace di unirsi sotto la bandiera della memoria perchè non accada mai più. Ne abbiamo tutti un gran bisogno. Distinti saluti,

Flavio Gastaldi – deputato Lega Nord

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