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«Cambia il vento... diritti a rischio»

Il divorzio breve, le unioni civili, il biotestamento, sono diritti a rischio, e non solo questi. Nel Governo in carica molti pensano di spostare il confine un po’ indietro nel tempo. Anni di battaglie per i diritti civili, alcuni raggiunti solo con gli ultimi due governi di centro sinistra, rischiano di venire spazzati via o perlomeno peggiorati. Fin dove si potrà arrivare, in concreto? Negli ultimi anni abbiamo dato per scontato che fosse passata nell’opinione pubblica un’idea di pari opportunità tra generi diversi, tra diversi modi di vedere la vita e l’affettività. Ma è proprio così? La legislatura giallo-verde è iniziata da pochi mesi ma è già chiaro che la sbandierata difesa della famiglia tradizionale (che Salvini può ben dire di conoscere, avendone più d’una) colpirà in primo luogo le donne, si comincia a ribadire che è «composta da uomo e donna», distinguendola così dalle coppie omosessuali anche dal punto di vista linguistico, a rendere più complicati separazione e divorzio, a incentivare la natalità - dal mitologico «quoziente familiare», fino «all’aiutare le donne a far nascere bambini», per giungere all’ inquietante «se vuole ancora abortire, glielo impediamo» (senatore Pillon). Ma il paradigma perfetto a raccontare il periodo buio sul fronte dei diritti è nella proposta di legge Pillon. Il testo capovolge alcuni capisaldi di separazione e divorzio in coppie con minori: via l’assegno per il mantenimento del figlio, peggioramento delle condizioni delle donne vittime di violenza in materia di separazione, obbligo della mediazione familiare a pagamento per decidere tutto (Pillon è mediatore familiare e ha uno studio che si occupa di questo, un enorme conflitto di interessi). Un disegno di legge adultocentrico che va contro i figli, perché li mette al centro del contrasto tra i genitori, conflitto che si amplifica pretendendo che si trovi un accordo ragionieristico nella gestione dei figli, dei soldi, dei tempi, della casa.. anziché mediare, si crea un percorso ad ostacoli che sembra non finire mai. Con questa premessa, la conflittualità è destinata ad aumentare e con essa le spese delle parti in causa. E dunque le separazioni ed i divorzi diventerebbero più difficili, complicati ed estenuanti. Ma da dove nasce questo ddl? Nel contratto di governo si enunciavano quelli che poi sarebbero divenuti i principi cardine del ddl Pillon («rivisitazione dell’istituto dell’affidamento condiviso», «tempi paritari tra genitori», «mantenimento in forma diretta», «norme volte al contrasto della alienazione parentale»). Tutto ciò pare stia nella seconda versione del programma. Cioè, non quella estesa e votata (dove il punto manca del tutto), bensì quella finale - diversa dalla prima. Ma tant’è, temiamo fortemente che i 5stelle saranno quindi pedine in mano alla Lega, nel soddisfare le richieste di tutti quei numerosi candidati nelle liste della Lega (il ministro Fontana in testa), che si ispirano a questi principi oscurantisti e pericolosi per le donne ed il loro cammino di emancipazione. A che punto stiamo con il ritorno indietro? Qui, da noi, mi hanno colpito due fatti, piccoli rispetto a tutto il resto, ma significativi di un clima un po’ cambiato. Il primo: il nuovo organismo dirigente della fondazione Saviglianese che sostituisce l’Ente Manifestazione, l’assemblea dei soci, il consiglio di amministrazione, con relativi presidente e vicepresidente, 10 componenti, tutti uomini. Un atto anacronistico visti gli sforzi fatti in questi anni per il riequilibrio di genere nelle cariche pubbliche, nei consigli di amministrazione.. ma, siccome in questo caso la legge non lo impone, non si è pensato di proporre una rappresentanza femminile, alla faccia di chi (anche tra le donne) sostiene che le leggi sulle pari opportunità non servono, che bisogna guardare al merito. Ecco, penso che almeno 3 donne con le stesse capacità e competenze dei designati si sarebbero potute certamente trovare. Il secondo: il recente titolo in prima pagina, a caratteri cubitali, di un giornale locale “il sindaco lasciato da un’altra”… Ma un’altra cosa? Con le donne ci si può permettere sempre la battuta? Il sottointeso? Certo una mancanza di rispetto nei confronti di una persona, una donna, impegnata fino al giorno prima in un incarico importante per la nostra amministrazione cittadina. Perciò dobbiamo rimetterci in cammino, stare attente a difendere quanto ottenuto, perché le donne sono sempre le prime a pagare i periodi bui sul piano dei diritti. Cambia il vento, ma noi no… Vilma Bressi – consigliera comunale con delega alle pari opportunità

 

Gentilissima,

intervengo in merito a due piccoli episodi che cita al termine della sua lettera. Sul primo non ho potere alcuno se non quello di segnalare, come fatto sulle colonne di questo giornale con un'approfondita inchiesta in occasione della Festa della Donna, lo squilibrio nei posti di comando e rappresentanza delle istituzioni cittadine. Visto il suo ruolo nell'Amministrazione, queste rimostranze dovrebbe esplicitarle, nel caso non l'abbia ancora fatto, al sindaco che sostiene: a lui spettava nominare un membro nel Cda della nuova Fondazione Ente Manifestazioni. Sul secondo, rivendico la scelta. Ambroggio è stato lasciato da un'altra. Un'altra donna assessore, ovviamente. E nel caso non fosse stato così ovvio, l'occhiello non lasciava spazio ad altre interpretazioni. La malizia, come sa, è negli occhi di chi guarda o, in questo caso, di chi legge. Voler mettere sullo stesso piano il nostro titolo con il tentativo di rimettere in discussione i diritti conquistati dalle donne in anni di battaglie mi sembra un'offesa alla sua stessa intelligenza. Con l'augurio che il suo impegno in Consiglio possa concretamente aprire più opportunità alle donne in ogni settore della vita pubblica e non, la saluto con cordialità.

Il direttore

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