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Hanno donato loro stessi

Quello che è successo domenica scorsa nelle chiese cittadine, San Giovanni, Pieve e Sant’Andrea, non ha paragoni con nessun’altra manifestazione. Migliaia di persone si sono ritrovate, si sono commosse, si sono abbracciate, hanno applaudito e hanno pianto nelle cerimonie di saluto ai due parroci, don Marco Di Matteo e don Roberto Milanesio che si apprestano a lasciare Savigliano e le loro parrocchie per altra destinazione.

Qui forse la religione non è la motivazione più importante. Qui ci sono delle persone che per nove anni hanno vissuto e trasmesso il credo religioso, ma soprattutto hanno donato se stessi nel parlare, nell’ascoltare, nel consigliare, nell’aiutare, nel ridere e nel piangere, nell’abbracciare lo spirito e l’anima di tutti quelli che hanno incontrato o che a loro si sono rivolti. Sono persone normali, con pregi e difetti, ma hanno fatto la scelta che li porta a vivere facendo attenzione agli altri più che a se stessi. Quali altre istituzioni, partiti politici, associazioni o singole persone hanno mai avuto una simile e diretta riconoscenza? Ecco, forse si deve ritornare alle cose più importanti che tutti vorremmo dare e avere, ma che non osiamo troppo manifestare perché bisogna essere sempre più forti, vincenti, ricchi e potenti. Bisogna ritornare a quelle che ormai sono considerate delle banalità: dare e ricevere affetti, dare e ricevere aiuto, dare e ricevere comprensione, dare e ricevere perdono, dare e ricevere le piccole gioie della vita, dare e ricevere parole e gesti di bontà e di fratellanza. Con tutte le fatiche e gli errori che si fanno. Nessuno ha obbligato nessuno ad andare ad abbracciare e a piangere nel salutare don Marco e don Roberto. Se lo hanno fatto, e lo hanno fatto in tanti, è perché si sono sentiti contenti di averli incontrati. Quale soddisfazione più grande?

 

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