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«Dopo l’alluvione prioritaria la salvaguardia ambientale»

Riceviamo e pubblichiamo

Nelle scorse settimane, l’intero Piemonte, con punte drammatiche nelle province di Cuneo e di Vercelli, ed ampie zone della Liguria è stato colpito da eventi atmosferici che di eccezionale ormai non hanno più nulla. In poche ore è caduta una quantità d’acqua localmente superiore ai 600 mm, causando improvvise piene e smottamenti. Oltre cento i Comuni che hanno subito danni, una decina i ponti crollati sotto l’effetto di piene eccessive, altrettante le strade interrotte da smottamenti e cedimenti strutturali, i danni quantificati in una stima ammonterebbero ad oltre 300 milioni di euro. La violenza e la quantità delle precipitazioni aventi modalità sempre più simili a quelle monsoniche e dettate dai cambiamenti climatici sempre più evidenti sulle nostre montagne, hanno colpito duramente il nord ovest di una Penisola vittima d’abbandono, di incuria, ma soprattutto di una cementificazione selvaggia. Il nostro territorio per la sua conformazione fisica e geografica è estremamente delicato. La cementificazione selvaggia, la mancanza di una pianificazione, la scarsa manutenzione hanno portato ai risultati sotto gli occhi di tutti. Il nostro dossier Città Clima segnala come negli ultimi 10 anni si siano registrati 95 eventi estremi fra Piemonte, Liguria e Val d’Aosta (894 in tutta Italia). È imprescindibile fare un passo avanti deciso. Si approvi una norma regionale per il consumo di suolo zero, e si proceda ad una immediata messa in sicurezza del territorio. Le risorse europee legate al recovery fund devono essere utilizzate sulla doppia via del restauro ambientale e della prevenzione, devono essere strumento per una messa in sicurezza dell’intero Paese, e non possono essere finanziamento di grandi opere dalla dubbia utilità e dal forte impatto ambientale.

Giorgio Prino, Presidente Legambiente Piemonte

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