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«Le responsabilità morali della destra italiana»

Gentile direttore,

quando ho scritto la precedente lettera sulla morte Willy Montero Duarte, uscita su questo periodico, lamentando la mancanza di commenti personali di condanna da parte dei leaders della destra italiana verso i fratelli Bianchi e altri due che lo pestarono fino alla morte, non avevo ancora letto che in effetti condanne da parte di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini c’erano state. Riportate da “Il Corriere dell’Umbria” il giorno 12 settembre, le parole di Giorgia Meloni suonano così “Oggi tutta Italia partecipa al cordoglio per Willy. Siamo tutti accanto alla sua famiglia e ai suoi amici per dare l’ultimo saluto ad un ragazzo straordinario, che non si è arreso all’indifferenza ma ha avuto il coraggio di intervenire per difendere un amico. Willy è un eroe di questo tempo, un esempio per tutti. E come tale deve essere riconosciuto: Fratelli d’Italia ha presentato in Parlamento una mozione per chiedere che a Willy sia conferita la Medaglia d’oro al valor civile e sono felice che tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione abbiano condiviso questa proposta”. Anche Matteo Salvini, il giorno dei funerali, così si è pronunciato: “Spero che le quattro bestie finiscano in galera i loro giorni”. Ma vorrei fare una considerazione personale: non bastano le parole di condanna il giorno dei funerali contro degli assassini, bisognerebbe anche rendersi conto del perché certe persone sono diventate tali e perché certi episodi tristi avvengono. Sappiamo tutti che c’è una perversione dietro questi atteggiamenti che non dipende dalla società o dalla politica ma dalla cattiva educazione già familiare. La responsabilità sociale sta invece nel convogliare tali insoddisfazioni verso i diversi, verso i deboli, verso coloro che si temono perché si percepiscono sempre più capaci di cavarsela anche con poco e progredire. Non me la vengano a raccontare i leghisti o i Fratelli d’Italia di non aver mai incitato le masse contro i diversi, protestando contro leggi internazionali, come il “Diritto del mare”, a discapito degli immigrati, di aver proposto leggi per contrastare il caporalato. Non mi dicano né Salvini né la Meloni di aver proposto leggi per sanare la piaga degli accampamenti in cui stazionano i raccoglitori di frutta e verdura, di essere favorevoli al diritto di cittadinanza per gli immigrati. L’Onu, proprio per il Decreto sicurezza di Salvini, varato nel governo giallo verde, ha accusato l’Italia di sfruttare i braccianti nell’industria alimentare. L’inviata per i diritti umani ha visitato per 11 giorni Lazio, Lombardia, Toscana, Piemonte, Puglia e Sicilia. E nel suo rapporto scrive: “Metà della manodopera agricola è di migranti”. “Orari eccessivamente lunghi” e “salari troppo bassi per coprire i bisogni elementari”. Infine muove una critica al Decreto Sicurezza di Salvini, che ha “contribuito alla crescita dei migranti senza documenti e la ‘illegalizzazione’ dei richiedenti asilo e spinto sempre più persone nel lavoro irregolare”. “Ci sono (in Italia) circa 680.000 migranti senza documenti, due volte quanti ce n’erano solo cinque anni fa”. Per non parlare della riduzione dei Centri di accoglienza e di integrazione dei richiedenti asilo. Queste, sia ben chiaro, non sono persone da mantenere ma manodopera che svolge lavori che i nostri non vogliono più fare. Se Salvini e la Meloni a parole condannano questo efferato omicidio, si chiedano anche perché il malessere di tante persone è stato convogliato verso l’immigrato. Che ci siano tutti questi migranti irregolari che servono all’economia italiana, la Meloni e Salvini non solo fanno finta di niente ma li usano per suscitare malcontento, oltre che goderne del lavoro svolto nei campi. Giorgia Meloni ha appoggiato Salvini, come ministro dell’Interno, e lo sta appoggiando tuttora nel processo che si tiene a Catania sul fatto della nave Gregoretti, obbligata a stare al largo, dicendo di farlo per difendere gli interessi degli italiani dall’immigrazione illegale. Perché hanno sempre presentato l’extracomunitario come un peso inutile o un mangiapane a tradimento. Questa è una fandonia! Infatti, secondo il rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa di Mestre, gli immigrati sono l’8,3% della popolazione italiana, pari a circa 5 milioni di persone, e contribuiscono per 127 miliardi al PIL italiano, ovvero l’8,6% del PIL totale; essi versano tasse IRPEF per 7 miliardi e contributi previdenziali per 11 miliardi, pagando di fatto 640 mila pensioni agli italiani. Sotto il profilo economico sono quindi un affare per il nostro Paese!

Ferruccio Orusa - Savigliano

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