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«Basta con altro cemento, si pensi a un polmone verde»

La soddisfazione con cui il sindaco Giulio Ambroggio ha accolto l’avvio della cementificazione di una nuova area del territorio è sicuramente anacronistica ed è contemporaneamente la dimostrazione più evidente dell’incapacità delle forze che ormai da quasi trent’anni amministrano la città di porsi alla guida di quei processi, ormai urgentemente necessari, se vogliamo offrire una possibilità di vita alle generazioni del nuovo millennio, ovvero alle generazioni che sono già tra noi (i decenni 2030-50 sono considerati, per molti indici, gli anni in cui se non ci saranno sostanziali modifiche nei nostri stili di vita, compreso il consumo di territorio, il nostro pianeta collasserà). Un susseguirsi di Giunte, guidate da quelle forze che si considerano progressiste(!), che è andata sempre nella stessa direzione è che ha finito, a occhio e croce, per raddoppiare quella che era l’area urbanizzata all’inizio degli anni Novanta, a fronte di un aumento della popolazione che si aggira, grosso modo, sul 10%. È sufficiente, per rendersi conto della cosa, considerare che fino ad allora la città era ancora ampiamente contenuta tra Maira e Mellea e dalla linea ferroviaria per Saluzzo e il cimitero distava dalla città un km abbondante. Il modello di queste forze è stato, ovunque esse abbiano governato, quello del cemento come volano dell’economia, come dimostrano le stesse dichiarazioni del sindaco, riportate dai giornali, il quale “spera” che le attività portino occupazione, ignorando che ormai non solo le attività produttive, ma anche quelle commerciali, sono sempre più automatizzate (osserviamo, di sfuggita, che sarebbe logico aspettarsi che fosse possibile non “sperare”, ma quantificare esattamente e dettagliatamente tali dati) Ci sarebbe inoltre molto da ridire sugli stile di vita veicolati dai centri commerciale per quel che riguarda il tipo di consumi e di relazioni sociali (consigliamo al nostro sindaco almeno la lettura di M. Augè, l’antropologo francese). L’urgenza di cambiare tale modello non è più solo una richiesta di associazioni ambientaliste, ma è stata fatta propria da organismi internazionali e da organi istituzionali che hanno, a più riprese, evidenziato la necessità di ridurre a zero il consumo di suolo agricolo. L’urgenza è, a nostro parere, ben sottolineata dal fatto che i 20 ettari che “finalmente” stiamo cominciando a edificare sottrarranno, praticamente per un millennio, un’area che avrebbe potuto, stando agli attuali standard, nutrire per un anno 80 persone. Come associazione abbiamo a più riprese richiesto che l’intera area venisse ritrasformata in area agricola, cosa a cui i nostri amministratori non si sono mai degnati di rispondere in modo ufficiale, tanto meno quando abbiamo loro dimostrato, con ampia documentazione, che ciò era giuridicamente possibile. Chiediamo ancora una volta che questo avvenga per i lotti per cui non sono ancora stati presentati progetti o, usufruendo di finanziamenti europei, che tale area sia trasformata in un bosco che funga da polmone verde per la città. Suggeriamo, inoltre, alla nostra amministrazione di procedere a un censimento dei capannoni e delle aree attualmente inutilizzate presenti nelle zone già cementificate. Sarebbero queste le prime iniziative, da attuare urgentemente, per avviare nel nostro territorio quel processo che consenta ai bambini che circolano tra noi di avere risorse per vivere una vita dignitosa. Ringraziando per l’ospitalità

Stop al consumo di territorio - Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato

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