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«Casa di riposo di Levaldigi, un fiore all’occhiello per tutti»

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un’aspirante Oss che ha lavorato per qualche tempo nella casa di riposo di Levaldigi

Gentile direttore, ho avuto l’opportunità di lavorare per poco più di due mesi nella “nostra” casa di riposo. Nostra sì! Perché questo è un fiore all’occhiello per Levaldigi. Avevo già frequentato in passato la casa di riposo Fratelli Ariaudo come volontaria, quando si era creata dal nulla la biblioteca e molti aspetti li avevo già colti: la costruzione - nuova e ben tenuta anche all’esterno - la vediamo tutti, ma la luminosità degli spazi, la cura nell’arredamento e soprattutto il persistente profumo di pulito (non poi così scontato in una struttura sanitaria assistenziale), solo chi ci entra può coglierli e io mi ero fermata qui... Ora ho potuto entrare nel cuore pulsante della struttura, il motore che funziona grazie ad un’organizzazione impeccabile (dal di fuori sembra tutto facile), ma incastrare tutto non lo è sempre. Basta un niente e l’ingranaggio si ferma e qui entra in gioco la professionalità delle persone che vi lavorano (non sapete quante...): il presidente con il Consiglio di Amministrazione, la direzione, il direttore sanitario, la coordinatrice, la psicologa (grande e preziosa risorsa per “ospiti”, famigliari e personale), la logopedista (importantissima, ad esempio, per il tipo di alimentazione da proporre alla persona in base alle proprie necessità), il fisioterapista (che giornalmente segue le persone con esercizi individuali personalizzati), l’educatrice (fondamentale per loro, intrattiene le persone con tanta passione e fantasia, rallegrando le loro giornate, invogliandoli a partecipare alle varie attività che propone; e gestisce anche gli appuntamenti per gli incontri), gli infermieri (attenti e professionali), gli Oss (dediti ad ogni singola persona e necessità), le cuoche (vogliamo parlare del cibo che offrono? Mamma mia...!), le addette alla lavanderia interna (non potete immaginare quanti indumenti personali, ogni giorno, vengono lavati, stirati e riposti nuovamente negli armadi, perché viene data un’attenzione molto particolare alla cura della persona, sotto ogni punto di vista, e indossano sempre indumenti puliti). E per ultime, ma non per importanza ovviamente, come ho già avuto modo di sottolineare all’inizio, le addette alle pulizie: in questo caso eccellente biglietto da visita per la struttura! Non dimentichiamo i volontari, che continuano ad intervenire per tutte le altre incombenze da svolgere all’esterno della struttura. Purtroppo le signore che giornalmente venivano anche per fare un po’ di compagnia agli ospiti, al momento non possono entrare, ma ciò non toglie la loro importanza passata e, speriamo presto, futura. E Paola, la parrucchiera? Noi, nel nostro piccolo, abbiamo provato a imitarla e devo dire che alcune Oss sono davvero portate, ma le signore, soprattutto, ma anche i signori, continuavano a informarsi su quando avrebbero potuto incontrarla nuovamente. E sono felice che questo sia avvenuto il mio ultimo giorno di lavoro, così ho potuto vedere i loro visi soddisfatti e le loro teste ben acconciate. La relazione, la socializzazione, le “coccole”, fanno bene a chiunque in generale, ma per le persone che vivono in una casa di riposo, in particolare, sono un toccasana, una potente medicina naturale. A questo punto non posso non nominare chi rende tutto questo possibile, perchè se non ci fossero, non ci sarebbero nemmeno le case di riposo: i “padroni di casa”, le persone che risiedono in struttura e che riconosciamo, nel pensiero comune (a mio avviso erroneamente), come “ospiti”. Quello che però non si può descrivere, è proprio l’affetto che provo tutt’ora, per loro, per ogni singola persona assistita: in RA, (reparto autosufficienti), RSA (reparto non o parzialmente autosufficienti) e nel nucleo protetto (dove risiedono persone affette da patologie mentali degenerative). Tutte persone speciali e uniche! Dalla più esigente, alla più fragile. Li porterò tutti nel cuore e per ognuno di loro ho un ricordo particolare. Mi sto dilungando, ne sono consapevole, ma voglio spendere ancora due parole sull’assistenza. Quanta passione e dedizione viene data, indistintamente, alle persone. In questo periodo di “Covid” poi, è ancora più importante stare loro vicini, a volte con tanta pazienza, (siamo onesti), anche per sopperire all’assenza dei familiari, che possono incontrare solo previo appuntamento, dietro una parete di plexiglass, che è deleteria soprattutto per chi ha problemi di udito e senza alcun tipo di contatto fisico. Quello che tengo a ricordare e precisare, è che questa non è una decisione presa dalla direzione della struttura, ma è una disposizione imposta per evitare i contagi, con tutti i controsensi che ben conosciamo, ma che si deve rispettare. Per quanto mi riguarda, invece, sono stata accolta dall’equipe lavorativa con amicizia, collaborazione e un po’ di... sana diffidenza. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone davvero professionali, cariche di empatia (cosa non da poco). Ringrazio tutti, da ognuno di loro ho imparato qualcosa e lo porto con me. Spero di essere riuscita a trasmettere qualcosa alle persone assistite, loro sicuramente mi hanno lasciato e dato tanto, semplicemente con una parola, che, detta da persone tanto fragili, ti scalda il cuore e capisci ancor di più l’importanza di questo lavoro: il loro “grazie”, accompagnato da un sorriso e uno sguardo veramente grato… e questo non ha prezzo!

Una (quasi) Oss

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