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«Ridurre i parlamentari è davvero una scelta giusta?»

Domenica 20 e lunedì 21 settembre si andrà alle urne per le elezioni amministrative e regionali, ma soprattutto per il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Legge già approvata, infatti il quesito referendario posto agli elettori chiede di confermare o respingere la legge che ha predisposto il taglio di 345 poltrone in Parlamento così distribuito: 115 in meno al Senato e 230 in meno alla Camera. Essendo la legge approvata, apportando “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, dimostra chiaramente che tutta la campagna famigerata che negli anni passati si era portata avanti contro la legge “Boschi Renzi”, affermando che essa era impossibile da attuarsi, esulando per alcuni aspetti dalla Costituzione, era solo fumo buttato negli occhi del popolo. Infatti l’articolo 138 della Costituzione, conferisce al Parlamento facoltà di variare o abrogare gli articoli della stessa, adattando le leggi al divenire della Storia. Il popolo non sa che la nostra Costituzione, nella sua lunga vita ha già subito variazioni o abrogazioni per 1/3 dei suoi articoli. Ma consideriamo la legge attuale oramai in prospettiva di entrare in vigore, a meno che il referendum popolare non la respinga. La legge ha eliminato 345 poltrone totali in Parlamento, che alle prossime elezioni sarà composto da 200 senatori e 400 deputati, con un risparmio stimato di 100 milioni di euro all’anno. La classifica si ribalta se si prende in considerazione il parametro della rappresentanza il numero di parlamentari per 100 mila abitanti. L’Italia, già adesso, come rappresentanza occupa in Europa il 24° posto, un deputato ogni 100.000 abitanti nella graduatoria delle Camere Basse. Con la riforma scenderebbe addirittura all’ultimo posto nella Ue. In questo caso a guidare la classifica sono i piccoli Paesi, come Malta (14,3), Lussemburgo (10) ed Estonia (7,7). Tra i 14 Stati che hanno anche una Camera Alta, ad oggi l’Italia si piazza al 9° posto. La legge “Renzi Boschi” la avrebbe voluta abolire sostituendola con la Camera delle Regioni. Ma il popolo disse NO. E con la riforma diventerebbe penultima a pari merito con la Polonia, 0,3 senatori ogni 100.000 abitanti, e davanti solo alla Germania (0,1). Considerando dunque il Parlamento portavoce delle istanze dei cittadini che lo hanno votato, vado a verificare il ruolo della rappresentanza qui in provincia di Cuneo, dove ora abbiamo tre senatori e cinque deputati, quale scollamento ci sarà con la base, e temo sarà notevole. Infatti come in tutta l’Italia ci sarà la riduzione di 1/3 dei parlamentari, così sarà da noi. Quindi da otto passeremo a tre o circa. Ma, a questo punto, non sarebbe stato meglio votare le legge “Renzi Boschi”, che prevedeva una Camera soltanto, senza il solito iter delle leggi da Camera a Senato con una media di 275 giorni per legge? Non sarebbe stata cosa buona il Senato delle Regioni con due consiglieri, indicati dal popolo in una corsia preferenziale nella scheda durante le amministrative? Aventi questi consiglieri poteri solo per le leggi sulle Regioni, sul Bilancio, sulle variazioni della Costituzione e per il resto dotati di poteri consultivi? Pagati però come consiglieri regionali dalla regione da cui erano inviati? Questi consiglieri non avrebbero garantito un maggior collegamento col territorio o Regione di provenienza? Quindi saremmo stati meglio di oggi, trovandoci a correre ora, se la riforma passasse, il pericolo di sentirci una lontana periferia dello Stato? C’erano anche qui delle incostituzionalità, ma il Parlamento ad esse avrebbe potuto ovviare. Lascio ai lettori una riflessione.

Ferruccio Orusa, Savigliano

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