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«Una strage dimenticata che ha tanto da insegnare»

Riceviamo e pubblichiamo

Il 7 agosto corre l’anniversario di una strage, avvenuta nel 1893, su emigrati italiani che lavoravano nelle saline di Aigues-Mortes, in Francia, ad opera di altri lavoratori francesi che si vedevano insidiato il posto di lavoro. L’odio che mosse la folla, che fece scattare la caccia agli immigrati italiani che lavorano nelle saline in Camargue, procurò 10 vittime. Facendo riferimento allo storico Enzo Barnabà che, con accurate ricerche, è riuscito a ricostruire la dinamica della tragedia, possiamo coglierne tutta la sua drammatica attualità e trarne lezione per letture di sindromi sociali diffuse nei decenni passati e purtroppo ancora presenti qui in Italia verso lo straniero. A quei tempi «La stampa di estrema destra presentava i nostri connazionali come delinquenti. Si voleva difendere "l’identità francese". Sembrano frasi scritte oggi in Italia contro gli immigrati». Gli emigranti erano italiani, piemontesi e toscani soprattutto, impiegati a cottimo per raccogliere il sale. La causa scatenante fu probabilmente una rissa, ma senza sincerarsi sull’accaduto la voce corse rapidamente. Partì la vendetta. Fu un massacro. Morirono dieci operai italiani. Un centinaio i feriti, tra cui donne e bambini al seguito dei lavoranti. Durante la raccolta, che avveniva nella seconda metà di agosto e durava un paio di settimane, occorreva mano d’opera che venisse da fuori. Tradizionalmente gli stagionali erano contadini delle non lontane montagne delle Cévennes. Da quando la città era stata collegata alla rete ferroviaria nazionale, la produzione era però aumentata molto, e si fece appello a squadre provenienti in particolare dal Pisano e dal Piemonte. Si lavorava a cottimo. I ritmi erano insopportabili, ci si doveva “drogare” bevendo vino. La malaria infieriva e non c’era acqua per liberare la pelle dal sale. Un lavoro da bagno penale, come recitava un canto operaio. Mancavano i sindacati, gli italiani divennero i capri espiatori di un disagio più generale. In quell’anno si era in piena campagna elettorale. Il candidato Maurice Barrès faceva propaganda agitando un pamphlet intitolato Contre les Étrangers. Va anche ricordata la rivalità tra i due Paesi: guerra doganale, Triplice Alleanza, Triplice Intesa, conflitti coloniali. I poliziotti fecero il possibile, ma erano troppo pochi. A quei tempi, si utilizzava piuttosto l’esercito. Il neonato Partito Socialista non aveva forze sufficienti per incidere sul fenomeno. Ad Aigues-Mortes, sui circa 500 italiani presenti nelle saline, un centinaio era stabilmente emigrato nella regione di Marsiglia, gli altri venivano reclutati da caporali, che rivendevano il loro lavoro alla Compagnia delle Saline. Proprio come oggi da noi per il bracciantato agricolo. Gli operai dunque non venivano assunti e la Compagnia non ne conosceva neppure il nome: portavano un cartoncino con scritto un numero e il nome del loro caporale. La stampa di estrema destra presentava gli italiani come delinquenti, accoltellatori, portatori di malattie e di una cultura inferiore. Si accusava il governo di non proteggere i lavoratori e si rivendicava la necessità di difendere l’identità francese. La contrapposizione “noi/loro” entrò largamente in campo. Si giunse al punto di dipingere i nostri immigrati come una quinta colonna che preparava l’invasione militare. Talvolta, sembra di leggere frasi scritte oggi. Per questo è necessario ricordare gli emigrati di Aigues-Mortes, vittime innocenti della violenza xenofoba. Una strage poco conosciuta, spesso negata. Centoventicinque anni dopo, la Francia, o meglio il comune di Aigues-Mortes, la ricorda. Sulla facciata del municipio verrà apposta una targa: «In memoria dei 10 operai italiani vittime della xenofobia durante gli eventi del 17 agosto 1893. Ad Aigues-Mortes, per decenni, il negazionismo e le ricostruzioni di comodo l’hanno fatta da padroni.

Ferruccio Orusa - Savigliano

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