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«Basta gettare ombre sugli imprenditori agricoli»

Riceviamo e pubblichiamo

L’operazione sui migranti messa in atto a Saluzzo dalle forze dell’ordine, coordinate dalla Questura di Cuneo, getta una luce sinistra su una questione sociale che rischia di attribuire agli imprenditori agricoli tutte le responsabilità di sicurezza e legalità sul territorio. Come Coldiretti Cuneo ribadiamo con forza l’estraneità dei frutticoltori e la loro esasperazione per essere diffusamente percepiti come il capro espiatorio di una situazione sociale di difficile gestione. Ben vengano i controlli di natura sociale e sanitaria per ridurre al minimo il rischio assembramenti tra gli extracomunitari; a tal proposito ribadiamo l’urgenza di limitare l’arrivo di migranti nella Granda privi di una concreta opportunità di lavoro e costretti a sistemazioni di fortuna. Tuttavia, temiamo che lo stato d’assedio che da fine maggio insiste sul Saluzzese, con operazioni e retate delle forze dell’ordine, leghi pericolosamente il problema migranti al lavoro onesto degli imprenditori agricoli locali. Dev’essere chiaro a tutti che i frutticoltori della Granda non chiamano i migranti per poi farli accampare sotto le stelle e sfruttarli con salari da fame. La realtà saluzzese è un’altra, è fatta di imprenditori seri che, resistendo con tenacia alle gravi e perduranti difficoltà del comparto frutticolo, offrono lavoro a migliaia di stagionali senza mai sottrarsi al tema dell’ospitalità. Se gli anni scorsi i produttori accoglievano il 70% dei braccianti extracomunitari, quest’anno è in ulteriore crescita il numero delle aziende che si sono dotate di spazi in cui ospitare i braccianti, anche grazie al nuovo progetto di sistemazione abitativa messo a punto da Coldiretti Cuneo, in sostituzione dei tradizionali campi allestiti gli scorsi anni, che prevede il posizionamento di strutture mobili in azienda per consentire la vicinanza dei braccianti al luogo di lavoro, riducendo la pressione sociale e garantendo il rispetto delle regole di distanziamento sociale. Una chiara dimostrazione che gli imprenditori agricoli stanno responsabilmente facendo la loro parte per offrire ospitalità, pur non dovuta, e individuare soluzioni strutturali all’alloggiamento degli stagionali. Bisogna puntare il dito contro quella forma di caporalato che colpisce direttamente i frutticoltori, vale a dire lo sfruttamento vergognoso da parte di chi riconosce loro dei prezzi insufficienti persino a coprire i costi di produzione, con liquidazioni ritardate a 200 o 300 giorni dalla raccolta.

Roberto Moncalvo, delegato confederale Coldiretti Cuneo

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