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«Sostenere l’agricoltura per far ripartire il Paese»

Riceviamo e pubblichiamo

L’esperienza dell’emergenza coronavirus ha dimostrato, da un lato, che con una adeguata formazione e semplificazione l’agricoltura nazionale può offrire agli italiani in difficoltà almeno 200 mila posti di lavoro e, dall’altro, ha provocato perdite stimate in 12,3 miliardi di euro al settore agricolo nazionale per effetto del taglio alle esportazioni, delle difficoltà e chiusure di bar e ristoranti, del crollo dei flussi turistici e della contrazione delle quotazioni. Sicuramente, l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma ne sta mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con un piano nazionale di interventi per difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali. Dal comparto lattiero caseario a quello suinicolo, dal vitivinicolo agli agriturismi: il lockdown ha messo a dura prova l’agricoltura Made in Piemonte tra speculazioni, canali Ho.Re.Ca fermi, esportazioni bloccate e presenze azzerate. Per una vera ripresa servono sostegni anche a livello comunitario, attraverso la Politica Agricola Comune, per questo l’Italia deve avere un nuovo protagonismo in Europa. Proprio il settore agricolo, dopo essere stato snobbato per decenni, ha fatto registrare un crescente interesse degli italiani per il lavoro nelle campagne anche per la situazione di difficoltà in cui si trovano altri settori economici. Un segnale positivo importante per il comparto che, tuttavia, si scontra con la mancanza di formazione e professionalità che è necessaria anche per le attività agricole soprattutto per chi viene da esperienze completamente diverse. Un’opportunità che deve essere, dunque, accompagnata da un piano per la formazione professionale e misure per la semplificazione ed il contenimento del costo del lavoro, per cui è necessaria una radicale semplificazione del voucher agricolo che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy. In tale ottica è positiva la storica apertura dell’Unione Europea nella nuova Strategia Farm to Fork nell’ambito del Green New Deal all’obbligo dell’origine con l’indicazione dello Stato membro a livello europeo ma l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo da apripista in Europa completando le lacune ancora presenti nella legislazione nazionale con l’estensione dell’obbligo ai salumi che consentirebbe la valorizzazione di quelli Made in Piemonte.

Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte Bruno Rivarossa, delegato Confederale

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