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«Fermiamo l’acquisto di nuovi armamenti»

Gentile direttore,

se la spesa militare mondiale fosse ridotta anche solo del 20% e il denaro risparmiato venisse indirizzato in adeguati programmi di progresso umano, nell'arco di pochi anni potrebbero essere raggiunti 4 tra i principali obiettivi ONU di sviluppo sostenibile quali: - nessuna persona in condizione di povertà; - fame zero; - accesso per tutti ad una scuola di qualità; - realizzazione di importanti progetti per salvaguardare l'ambiente. Invece gli ultimi dati resi noti, relativi alle spese militari, evidenziano una realtà molto diversa: a livello mondiale la spesa nel 2019 ha raggiunto i 1.917 miliardi di dollari (record storico) e la previsione di spesa italiana per il 2020 è arrivata ad un livello mai raggiunto: 26,3 miliardi di euro e di questi 5,9 miliardi saranno spesi per l'acquisto di nuovi armamenti. Noi pensiamo, ancor più nella difficile stagione che stiamo vivendo, che i dati citati sopra dovrebbero far riflettere ogni cittadino su quali siano gli investimenti prioritari per il nostro Paese e se quello in nuovi sistemi d'arma sia uno di questi. Da parte nostra come Comunità Papa Giovanni XXIII - insieme ad oltre 50 associazioni facenti parte della Rete Disarmo e Rete per la Pace - chiederemo al Governo e al Parlamento una moratoria di un anno, per il 2021, su tutti gli acquisti in nuovi armamenti. La proposta che avanziamo, da discutere nella prossima Legge di Bilancio, è concretamente realizzabile: azzerare per un anno i fondi per nuove armi allocati sia presso il Ministero della Difesa che presso il Ministero dello Sviluppo Economico e non dare avvio alla cosiddetta "Legge Terrestre" richiesta dai vertici dell'Esercito. In questo modo verrebbero risparmiati circa 6 miliardi di euro che potrebbero essere investiti nella scuola e nella sanità. Al di là di ogni opinione politica, una scelta semplice e ragionevole: mettere le necessità reali dei cittadini davanti agli interessi dell'industria delle armi, investendo quindi i fondi già previsti non in strumenti di morte ma per il bene dell'Italia.

Giovanni Paolo Ramonda - Responsabile generale Comunità Papa Giovanni XXIII

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