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Bambini ancora dimenticati

Domenica sera ho ascoltato con attenzione il discorso del premier Conte. L’ho sentito dall’inizio alla fine. Ho atteso anche le risposte alle domande dei giornalisti. L’indomani ho letto qualche quotidiano e ho sfogliato le settanta pagine del decreto, allegati compresi. Ma non ho trovato nulla. Non una riga, un timido accenno, una qualsiasi ipotesi di riapertura dei servizi scolastici, che non possono esaurirsi soltanto nella didattica a distanza.

Bambini e ragazzi non sono stati di nuovo contemplati in quest’ennesimo decreto, quasi fossero una questione privata di competenza esclusiva delle famiglie. Se qualche sforzo d’immaginazione il governo l’ha fatto per consentire ai più grandi di terminare l’anno scolastico (l’unica preoccupazione sembra quella di poter sostenere la Maturità), non ho intravisto l’ombra di un’idea sul come poter ritornare a una qualche normalità per i più piccoli, per i bimbi che frequentano i servizi per l’infanzia, quelli che - specialmente in un momento in cui i genitori dovrebbero ricominciare a lavorare - avrebbero più bisogno d’attenzione e socialità. Perché se è vero che esiste il congedo e il bonus baby-sitter, si tratta di misure straordinarie che non possono durare all’infinito. Serve urgentemente una programmazione per ripartire anche su questo. Fino ad allora in tanti si rivolgeranno all’unico asilo che non chiude: i nonni. Anzi no, meglio che non stiano troppo vicini. Quindi che futuro si prospetta? Il direttore

 

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