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«Ancora pago il prezzo della crisi di dieci anni fa»

Gentile direttore,

le crisi profonde le conosco molto bene, sono figlio di quella del 2009 che ha travolto molti lavoratori specialmente con anzianità non più adatta per la ripartenza. Una crisi che non toccando il benessere di tutti ma solo di qualcuno è passata lasciando dietro lo sconvolgimento di famiglie, molti suicidi e tanta povertà. Una crisi, quella del 2009-2011, che oltre la disoccupazione ha infierito sulle stesse persone già in difficoltà per l’età anagrafica con l’innalzamento dell’età pensionabile pur sapendo che queste persone ben difficilmente sarebbero riuscite a ritrovare un posto di lavoro. Il Cura Italia in quel momento non è mai entrato in azione per le persone disoccupate e oggi rischia per le stesse di dare il colpo di grazia finale con l’impossibilità di aggrapparsi a nessuna misura messa in campo dal Governo per limitare i danni economici. L’unica cura a danno di qualcuno in quel momento è stata di cavallo con l’esclusione dal mondo del lavoro con una mobilità obbligatoria firmata da azienda e sindacato senza un monitoraggio degli esuberi da parte di nessuno. Una cura piena di solidarietà! Chi vi scrive è disoccupato da quel momento, dalla grande recessione globale del 2009-2011, e non ha centrato per ben tre volte la finestra pensionistica, la prima quella ufficiale nel 2018 a causa della cura imposta dalla Riforma Fornero, la seconda detta “Quota 100” a causa del requisito anagrafico mancante nonostante avessi 41 anni di contributi, la terza detta “41 precoci” a causa del requisito mancante di avere almeno un anno di contributi versati prima del diciannovesimo anno di età. Mancavano poche settimane. Il welfare inesistente per chi è nelle mie condizioni ha dilapidato economicamente una vita di lavoro. Il lungo periodo di disoccupazione è trascorso alla ricerca di un lavoro legale e non in nero che supportasse l’importanza della contribuzione previdenziale che non è mai arrivato nonostante l’invio di molte candidature. Questo Paese quando sei nella fascia di disoccupazione più matura non è più in grado di generare un lavoro non precario con relativo versamento contributivo. Il periodo di Covid 19 sta svelando tutto il sommerso che tutti conoscevamo ma nessuno denunciava e ancora oggi al posto di cambiare rotta su questa modalità che non garantirà sicuramente le future pensioni ai nostri giovani l’egoismo prevale su tutto e si ritorna a parlare di voucher. Siamo davvero alla frutta! Un grazie a tutti i medici, infermieri e le strutture sanitarie che lavorano giornalmente per estirpare il maledetto contagio insieme a tutti gli operatori addetti al trasporto e vendita alimentari a volte scordati ma in questo momento molto importanti per il nostro benessere.

Luciano Lovera - Savigliano

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