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«Titoli statali a garanzia della ripartenza del Paese»

Egregio direttore,

bombardati dalle discussioni contrastanti su come ripartire e salvarci dopo la crisi economica senza precedenti a causa del coronavirus, premesso che l’Unione Europea ci propone soltanto la soluzione del “Meccanismo Europeo di Stabilità”, magari non tutti sanno che il Mes in base al Trattato sul funzionamento dell’UE recita “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”. Anche se il Mes viene “alleggerito”, chi è in grado di garantire che ai futuri nostri governi, passata l’emergenza, non venga richiesta una più rigida condizionalità (vedi quanto è successo alla Grecia)? Inoltre, un’altra norma poco conosciuta dispone che qualora si accetti di ricorrere al Mes, la Banca Centrale Europea si impegna ad acquistare tutti i titoli dello Stato, ma questi rimane condizionato dal Trattato, consentendo a Bruxelles di imbrigliare preventivamente i futuri governi. è ovvio che dopo l’emergenza, i governi che sono ricorsi al Mes devono prepararsi a fare rientrare il deficit, di fatto facendo rientrare in vigore il “Patto di stabilità”, attualmente sospeso. E questo dovremmo accettare per una somma contenuta, 36-38 miliardi previsti per l’Italia. Pertanto, o si cambiano i trattati o non resta che uscire dall’euro. In questa situazione è stato anche riproposto lo strumento dell’emissione di Eurobond, cioè titoli di debito dei singoli Paesi garantiti dal Bilancio UE. È una richiesta avanzata da Italia, Francia e Spagna e altri Paesi del Sud Europa, ma che si scontra con la ferma opposizione di Germania, Paesi Bassi, Austria e Finlandia. La Germania si oppone agli eurobond, perché essa si finanzia a tasso zero di interesse, anzi addirittura a tasso negativo, guadagnandoci. In realtà poi non nasconde la sfiducia nell’Italia, che in 50 anni con ogni governo ha sempre aumentato il proprio debito pubblico. All’occorrenza anche i tedeschi sono “sovranisti”: temono di pagare la nostra quota di debito. Infatti, secondo loro, quale gettito fiscale sarebbe a garanzia degli eurobond? Al momento, una via di soluzione l’Italia ce l’avrebbe. È la proposta della presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, suffragata da qualificati economisti. La ricchezza dei risparmiatori italiani ammonta a 4.300 miliardi, una liquidità immensa che sui conti correnti bancari rende zero. Basterebbe un prestito facoltativo allo Stato del sette per cento di questi risparmi e si raccoglierebbero 350 miliardi di euro, che sono più che sufficienti. Si tratta di un’emissione di Titoli di Stato mirata principalmente a investitori italiani, con lo scopo preciso di fare ripartire economicamente il Paese. Una emissione straordinaria a lunga scadenza, a ragionevole rendimento costante e a zero tasse. Certo, ci vorrebbe un governo credibile, capace di rassicurare gli italiani per chiedere loro di risollevare il Paese, affrancandolo dalle ipoteche esterne. Se il vituperato regime fascista è stato in grado di emettere con successo titoli “Prestiti del Littorio”, possibile non possa fare altrettanto l’antifascismo lanciando un appello all’insegna del 25 aprile?

Maurizio Occelli, Fabrizio Mana, Paolo Chiarenza – Guido Giordana, Luca Sebastiano,

Fabio Mottinelli, Mario Pinca, Roberto Russo, Denis Scotti e Enzo Tassone

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