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«Giusta la positività ma non è andato tutto bene»

Pubblichiamo, con il consenso dell’interessato, una riflessione fatta da Giorgio Nova, direttore del Pronto Soccorso di Savigliano, che sui social ha espresso il suo pensiero su hastag #andratuttobene. In uno dei rari momenti di riposo di questi giorni, mentre seguo l’andamento del nostro Pronto Soccorso e di quelli della Regione (informandomi anche sulla situazione in Italia, Europa e mondo), ho fatto questa riflessione.

Non ho nulla contro chi prova ad affrontare con positività questa situazione, cercando di trovare la giusta forza nel vivere un momento così delicato. Tuttavia, mi spiace, ma c’è qualcosa che mi disturba nelle tante affermazioni che passano sui social, della serie “andrà tutto bene”. So che l’intenzione è indurre positività, coraggio, perseveranza, persistenza, sostenere chi combatte quotidianamente, giorno e notte, contro questo virus e mi scuso con tutti quelli che scrivono questi pensieri (assolutamente sinceri e graditi), ma non si può dire “andrà tutto bene” perché tutto bene non è già andato! Già ora sono morte migliaia di persone di troppo; morte da sole, lontane dai propri cari, con tubi, sondini, cateteri (tutti accessori necessari per gestire un paziente intensivo). Persone che non potranno avere neppure delle esequie degne del loro glorioso vissuto (alcuni sono anche morti “combattendo”), degne dell’affetto che le ha circondate in vita (te visto quanto si è detto sulle scelte giovani/vecchi: tanto vecchie potevano essere queste persone, tanto affetto hanno dato ed hanno avuto). Esequie che dovranno essere celebrate in fretta per non fare assembramenti, senza la possibilità che qualcuno prenda un microfono e dica: "Era una brava persona, un marito fedele, un padre affettuoso" (lo si dice per tutti, ma è giusto che sia così, dovrebbe essere così per tutti!). E non ho parlato delle migliaia, milioni di malati che guariranno, ma con sofferenze importanti per tutti. Non è già andato tutto bene perché un politico di primo piano può palesemente programmare una quantità di morti esorbitante alla luce di un darwinismo neanche più "sociale", ma direttamente biologico, favorendo - invece di ostacolare - una pressione di selezione cui forse ormai soltanto lui crede riguardi solo i “vecchi”, ma che anzi potrebbe colpire "i migliori" e giovani (e anche questo è comunque un ragionamento inammissibile). Non è già andato tutto bene perché questa situazione ha compromesso la vita di molti che potrebbero perdere il lavoro o ridurre drasticamente il proprio reddito magari già appena sufficiente. Alla fine certamente ci sarà una ripresa, una ripartenza, come dopo tutte le grandi crisi epocali, come dopo una guerra (e sì che siamo in guerra), ma non saremo più come prima. E poi, quanta fatica. E non è andato tutto bene perché un essere subcellulare di alcuni nanometri di diametro, che non è neppure capace di riprodursi senza parassitare una cellula vera e propria, è riuscito a limitare la libertà di milioni di persone (forse miliardi), a parte quelle che svilupperanno l’immunità di gruppo. Per carità: stiamo a casa! Ma è indubbio che questa nostra libertà è stata pesantemente violentata, non solo perché chiusi in casa, costretti a ferie forzate, o a turni massacranti in ospedale e addirittura messi nelle condizioni di andare a caccia delle mascherine, ma anche e soprattutto perché d'ora in poi avrà un altro significato stringersi la mano, darsi un bacio, guardarsi negli occhi da vicino, persino uscire di casa liberamente. Certo da una parte valorizzeremo di più questi gesti, ma contemporaneamente potremo allo stesso modo caricarli di significati anche negativi, cioè adombrarli con il sospetto, il dubbio, la circospezione, perfino con la paura. Non è già andato tutto bene e non sarà andato tutto bene anche quando ne usciremo, perché ne usciremo, certo che ne usciremo, con le ossa rotte ne usciremo; non sarà andato tutto male se impareremo qualcosa dalla solidarietà che stiamo sperimentando, dalla abnegazione di tutte le persone impegnate su tutti i fronti, dal significato di una "sanità pubblica", se impareremo a decidere sul significato di scelte strategiche: se è meglio comprare respiratori o aerei da combattimento (prova a bombardare il coronavirusduemiladiciannove), oppure, qualcuno potendo pensare che l'affermazione precedente sia demagogica, se è meglio costruire ospedali o comprare aerei (che è più concreta e vicina a noi cuneesi e saviglianesi). Se impareremo qualcosa sul significato del pagare le tasse! Se continueremo ad esercitare la solidarietà con i sofferenti, sfortunati, gli ultimi della terra. Questa è la vera speranza (chiedo scusa, colpo di presunzione: io credo che questa sia una speranza che vale). Vi saluto con una forte e contagiosissima stretta di mano che sa comunque di gel alcoolico (tanto è virtuale).

Giorgio Nova - Savigliano

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