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Al direttore

«Tornelli alla stazione per garantire più sicurezza»

Leggo con tristezza la notizia sui giornali di oggi sull’ennesima aggressione al personale ferroviario a Cuneo, da parte di passeggeri senza biglietto, sulla tratta Torino-Savona, considerata tra le più problematiche. Da viaggiatore quotidiano della Savigliano-Torino da ormai più di un anno, non posso che osservare che la situazione è semplicemente fuori controllo. È all’ordine del giorno che salgano persone senza biglietto, al 99% straniere (ma quando sono italiane il problema è identico), pronte a dileguarsi ai controlli, a non esibire documenti, ad accampare scuse, a scendere da una porta per risalire due porte dopo, mettendo in evidente difficoltà il personale, che nei casi peggiori, rischia anche fisicamente. Rischiano anche i passeggeri onesti, che per caso si trovassero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questa è la risultante del buonismo di troppe politiche all’italiana, dall’immigrazione alla legittima difesa alla certezza della pena, in un crescendo che è stato avviato dagli anni 90 fino ad oggi. L’idea delle body-videocamere da dare al personale come deterrente è valida, seppur non risolutiva, visto che di fronte ci sono quasi sempre persone con poco-niente da perdere. La stazione di Savigliano ha anche la criticità di avere i due accessi-scalinata piuttosto stretti, e mi pare non sia nemmeno a norma per l’accesso di persone con disabilità. Si potrebbe pensare di migliorare la struttura, e/o la gestione (un solo senso di percorrenza per ciascuno: o salita o discesa, sedia sali-scendi scalini), completando contestualmente con tornelli che impediscano (o per lo meno, rendano molto difficoltoso) l’accesso dei personaggi senza biglietto, stile metropolitana, stile stazioni delle migliori città europee cui dovremmo ispirarci, se in Europa dobbiamo (o vogliamo) restarci. Savigliano è una fermata importante e un discorso di questo tipo darebbe sicuramente dei risultati come qualità del servizio.

Franco Galvagno – Savigliano

«Sdegno e tanta amarezza per il furto in ludoteca»

Riceviamo e pubblichiamo:

L’associazione di genitori ‘Altalena’, nata nel 2005 per promuovere attività a sostegno della ludoteca di Savigliano, ha organizzato una lotteria per raccogliere fondi da destinare ad attività ludiche. Tra i tantissimi premi che commercianti e imprenditori hanno generosamente offerto, ce n’è uno speciale: una borsa frigo piena di prodotti Biraghi. La particolarità? È la seconda borsa, perché la prima è stata rubata dal frigorifero della ludoteca dove era stata conservata. Il direttivo coglie l’occasione per esprimere tutto lo sdegno e l’amarezza per un gesto così ignobile, aggravato dal fatto che la lotteria è finalizzata a migliorare un luogo dove crescono i bambini insieme alle loro famiglie.

Il direttivo dell’associazione Altalena – Savigliano

«Quanto traffico in centro serve più sicurezza»

Riceviamo e pubblichiamo:

Un lunedì di inizio dicembre. Sono le 8 e sto tornando dalla mia passeggiata mattutina, sono sulla pedonale che va dall’ospedale verso la stazione. All’altezza del passaggio a livello il traffico è bloccato: a sbarre abbassate, alcuni veicoli sono in coda per girare verso Marene per cui anche chi vorrebbe andare dritto verso l’ospedale non può farlo. Tutto come al solito, tutto come almeno tre volte al giorno di ogni giorno lavorativo dell’anno scolastico. La coda arriva ormai a corso Roma e oltre, con i veicoli fermi e accesi. Stamattina noto due cose, una meno e l’altra più evidente: una macchina che aspetta di uscire dal proprio cancello al n. 63 di corso Indipendenza (santa pazienza…) ed una ambulanza a sirene spiegate bloccata a metà tra il passaggio a livello e la rotonda di Corso Roma, direzione Ospedale. Assolutamente impossibile fare alcunché: da una parte fosso e alberi, dall’altra macchine. Qualcuno prova a spostarsi, ma le macchine che arrivano dall’Ospedale non sentono in tempo la sirena per potersi fermare. Continuo la mia passeggiata, con l’urlo della sirena che pian piano si affievolisce mentre arrivo all’altezza di Corso Roma, supero la rotonda e imbocco C.so Marconi verso la stazione, anche lì tutto fermo. Un pensiero per l’ammalato sull’ambulanza, sperando che arrivi in tempo all’Ospedale. E pensare che, forse, sarebbe così semplice: basterebbe togliere le 5 piante che ci sono a ridosso del passaggio a livello, rendendo la doppia corsia in andata verso l’Ospedale leggermente più ampia, consentendo così a chi vuole di rimanere in coda per girare verso il passaggio a livello e agli altri di andare dritto, verso l’Ospedale. Meno inquinamento, più sicurezza. Sarà possibile? Ps: A metà di C.so Marconi, davanti a via Casalis Lingua, noto che c’è una macchina parcheggiata anche dove si potrebbe scendere con bici e carrozzine. Anche questo, ogni giorno.

Roberto Colombero – Savigliano

«Credo sia il momento di darsi una calmata»

Egregio direttore,

sul tragitto verso casa dopo una giornata di lavoro, ho trovato una scritta, in verde Padania fluorescente, recentemente apparsa su un muro, che ha fatto vacillare in me la convinzione che Racconigi sia tutto sommato un’isola felice rispetto alla barbarie del dibattito pubblico. Probabilmente mi ha colpito anche perché ancora sgomento dalle immagini di quelle svastiche disegnate sulle lapidi di un cimitero ebraico in Alsazia. “Salvini appeso”, per chi non lo sapesse, si rifà all’esposizione pubblica del corpo di Benito Mussolini con l’amante Clara Petacci e alcuni gerarchi fascisti in piazzale Loreto a Milano, nel punto dove l’anno precedente erano rimasti esposti i corpi di quindici partigiani giustiziati da alcuni soldati della brigata Muti. Sul perché nel 2019 qualcuno resti affascinato da certi riferimenti macabri del passato, dell’una o dell’altra fazione, per me è un mistero. Restano tuttavia sintomi di quanto il dibattito pubblico sia indietro, non solo storicamente, ma culturalmente. Senza entrare nel merito della questione, Matteo Salvini è il primo a fare politica sulla pelle delle persone con toni molto forti per usare un eufemismo. Così come i loro alleati di governo hanno iniziato la loro scalata al potere sbraitando “vaffanculo” nelle piazze che ospitavano i comizi di Beppe Grillo. Nel frastuono del bombardamento costante dei social media e della campagna elettorale permanente diventa quasi inevitabile spararla grossa per non vedere le proprie esternazioni assorbite nel rumore di fondo di tweet e post. Ma ciò non giustifica l’augurare la morte ad un avversario politico, per di più se occupa una carica istituzionale, o il prendere di mira le minoranze per i propri scopi propagandistici. Le idee e le opinioni si attaccano, meglio se con argomenti e dati oggettivi piuttosto di facili slogan che solleticano la pancia. È opportuno fermare questa spirale dell’odio come strumento di competizione politica. In tutta Italia si moltiplicano segnalazioni di omofobia, razzismo e violenze politiche. Le vicende giudiziarie prima di Salvini, poi dei genitori di Matteo Renzi sono state vissute come partite di calcio con analoghe reazioni delle due tifoserie. La storia va studiata e ricordata per evitare il ripetersi degli stessi errori. C’erano un po’ tutte le parti politiche all’inaugurazione della sede del circolo del Partito Democratico, intitolato proprio a Beppe Marinetti e Gino Longagnani, persone che hanno vissuto un’epoca che ha visto l’odio politico tramutarsi in genocidio. Il loro sacrificio ha lasciato un sistema, con tutti i suoi limiti e difetti, ricco di anticorpi per prevenire nuove dittature e che garantisce a chiunque la facoltà di esprimersi e di poter partecipare alla vita pubblica. Forse sarebbe il caso di darsi tutti quanti una calmata.

Alessandro Ghiberti - Racconigi

«Basterebbe anche solo una sede per le nostre riunioni»

Egregio Direttore,

ci consenta una precisazione in merito all’articolo del 27 febbraio scorso riguardante la nostra sezione Avis di Marene. Come si evince dal titolo, sarebbe bello avere una sede propria, attrezzata per i prelievi, ma questo non è più possibile sia per le spese non indifferenti delle attrezzature idonee, sia per la burocrazia. A noi avisini basterebbe una sede agibile per le riunioni, per trovarci insieme. Per le donazioni siamo convinti che è meglio recarci al Centro Trasfusionale di Savigliano anche se alcuni donatori non ne sono particolarmente entusiasti. Noi come Direttivo cercheremo di agevolare gli spostamenti e ci adopereremo sempre per cercare nuovi donatori per allargare la nostra famiglia: ricordiamo che si può donare il sangue dai 18 fino ai 65 anni. Ringraziamo per l’ospitalità sul vostro giornale.

Il Direttivo Sezione Avis di Marene