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Al direttore

«Trasferiti a Cavallermaggiore perché Savigliano era troppo cara»

Riceviamo e pubblichiamo:
Sono una mamma di 41 anni, fino al 6 giugno lavoravo e poi tutto è finito.
Mi ritrovo ora senza niente come ormai tantissime famiglie. Il fatto che non sono da sola ad avere perso il lavoro mi fa tanto male, piange il cuore… tante famiglie mi possono capire, tante mamme sono messe come me, tanti genitori devono dire tanti no ai loro bimbi proprio come noi: no alla maglietta della Juventus, no allo zaino nuovo, no alla pizza come fanno alcuni loro compagni.
Figuriamoci una vacanza per noi 6 (4 bimbi).
Tre anni fa ci era stato assegnato un alloggio Atc. Mamma mia, ma nessuno si vergogna a dare simili abitazioni? Simile ad un carcere, due bagni ammuffiti senza finestre. Siamo persone umane e paghiamo le tasse; fosse per me nessuno dovrebbe più pagare agli sportelli (Inps, Comune di Savigliano, Poste, ecc..) ti trattano come un terrorista, se sei italiano sei solo un fallito..
Se certe persone andassero a fare un altro lavoro e lasciassero il posto a gente con un cuore, il mondo sarebbe perfetto.
Mi sono stupita all’Ufficio Anagrafe di Cavallermaggiore: sono gentilissime le impiegate, quasi mi sono commossa, forse dovrebbero insegnare agli altri.
Cavallermaggiore è il paese dove ora viviamo, perchè Savigliano per noi era troppo cara.
Ma come si fa a comprare una casa con un mutuo pari affitto (450 euro circa)? Una a casetta o alloggio con giardino, visto che noi non abbiamo niente, almeno i nostri figli domani potrebbero almeno avere un tetto!
Vorrei ancora aggiungere che io sono un estetista e il mio compagno è un vigile del fuoco. Aggiungo questo solo far capire che non siamo dei ladri o approfittatori, ma una famiglia normale con 4 bimbi e sono orgogliosa di avere in casa un “angelo” (cosi sono stati definiti all’Aquila i vigili del fuoco) con un lavoro umano e sempre angosciante per chi aspetta a casa il ritorno dopo un’alluvione o un terremoto o altre sciagure. Purtroppo, si sa, in Italia le forze dell’ordine hanno stipendi da vergogna!
Grazie per avermi ascoltata. Aiutiamoci tutti insieme!

Nadia Sarasino - Cavallermaggiore

«Oasi Giovani non ha mai ricevuto proposte per scuole elementari»

Gentile Direttore,
Ancora una volta, la settimana scorsa, mi sono trovato a leggere, sul suo giornale, un articolo a proposito di una scuola elementare e di Oasi Giovani: “Nuova scuola elementare: ad Oasi Giovani non interessa”. Questa volta si è trattato di un insignificante trafiletto di due colonne in seconda pagina; la volta scorsa, poco più di un anno fa, di un vistoso articolo con un titolo su cinque-sei colonne in prima pagina, su cui avevo preferito tacere. Ma cosa significa? Non capisco proprio:
Oasi Giovani non ha mai ricevuto, da nessuna fonte, proposte ufficiali in tal senso; si era trattato di un semplicissimo pourparler, parecchi anni fa, tra un ex amministratore comunale e l’ex presidente della nostra associazione;
Il consiglio di amministrazione di Oasi Giovani (che esiste, ed è l’organo, se non si sapesse, deputato ad affrontare qualunque argomento inerente l’ente) non ha mai messo in discussione un argomento del genere;
Si parla di 7 milioni di euro di spesa totale che, pare, Oasi Giovani potrebbe trovare tra le pieghe del suo bilancio. Ma dove?
Davvero sono stupito. Invece di trovare spazio sulle prime pagine per argomenti inesistenti, con la speranza, evidentemente, che questi sollevino discussioni per movimentare un po’ l’ambiente cittadino, affrontiamo piuttosto la realtà di Oasi Giovani, le notizie vere sulla nostra attività, ad esempio sulla prevenzione del disagio giovanile che stiamo portando avanti in città da decenni e che sta erodendo le nostre disponibilità. Queste si che meritano l’attenzione della città. Mi spiace, ma non importa.
Noi continuiamo a lavorare.
Cordiali saluti.
Pier Domenico Bossolasco
Presidente Oasi Giovani – Savigliano

Prendiamo atto della precisazione del dott. Bossolasco, anche se il tono della lettera ci pare non consono e comunque sopra le righe…
La proposta era venuta dall’ex vicesindaco Calcagno, che ora fa parte del consiglio di amministrazione di Oasi Giovani. Una proposta legittima (non spetta a noi valutarne la fattibilità), rispetto alla quale fatichiamo a credere che il presidente di Oasi Giovani non fosse stato perlomeno informato.
Se così non fosse, dovremmo constatare che c’è qualche problema di comunicazione all’interno del cda.
Per quanto riguarda l’attenzione verso l’attività che meritoriamente svolge Oasi Giovani nel campo della prevenzione del disagio giovanile, credo che il Corriere sia sempre stato attento e disponibile.
Anche noi continuiamo a lavorare, senza esigere ringraziamenti ma, al contempo, respingendo critiche che riteniamo ingiuste.
g.t.


«Vorrei vivere i miei ultimi anni da cittadino, non da suddito»

Riceviamo e pubblichiamo:
In questi giorni in Senato varie forze politiche di opposizione, oltre che alcuni singoli parlamentari “dissidenti” del PD e della stessa FI, hanno presentato molti emendamenti riguardanti le proposte governative in materia di riforma del Senato della Repubblica e della legge elettorale.
Tutto ciò al fine di arginare la deriva autoritaria del Presidente del Consiglio e del suo governo. Molti di tali emendamenti sono infatti mirati a richiedere al governo e soprattutto al nuovo PD, di ripristinare il diritto per i cittadini di poter partecipare alla vita democratica del paese con la possibilità di eleggere, in tutte le istituzioni pubbliche del paese, direttamente i propri rappresentanti ponendo fine alla pessima “abitudine”, adottata da qualche anno a questa parte, che politici nominano politici ai quali affidano la gestione del governo del paese senza essere stati eletti da nessuno né tanto meno dai cittadini.
Nelle proposte del governo (elaborate d’intesa con FI, nel patto del nazareno) è infatti assai evidente la volontà di impedire ai cittadini sia il diritto di elezione diretta dei propri rappresentanti sia quello relativo alla partecipazione democratica del paese mediante la presentazione di proposte di legge di iniziativa polare o di referendum.
In tal senso infatti è stato proposto dal governo di raddoppiare il numero delle firme necessarie per l’indizione di un referendum, quintuplicare il numero delle firme necessarie per la presentazione di proposte di legge di iniziativa popolare e, come da ultime dichiarazioni della ministra per le riforme, di procedere a breve scadenza all’adozione di provvedimenti legislativi finalizzati a fornire maggiori poteri al presidente del consiglio e al suo governo a scapito del parlamento (senato e camera dei deputati).
Se tali provvedimenti fossero adottati assisteremmo alla trasformazione dell’attuale gestione del governo del paese in una gestione affidata ad una singola persona con il rischio di una deriva altamente autoritaria e/o dittatoriale, nel caso in cui il potere di nomina dei senatori, dei deputati o del capo del governo o di rappresentanti delle istituzioni pubbliche, dovesse essere mantenuto in capo alle segreterie dei partiti politici o nel caso in cui ai cittadini viene impedito ogni diritto elettorale.
Sono molto avanti con l’età e mi piacerebbe poter vivere, i restanti anni della mia vita, da uomo libero in un libero stato e non da suddito di uno stato a conduzione di un qualsiasi monarca, più o meno democratico.
Grazie per l’ospitalità.
Carlo Sperti - Racconigi

«Un nuovo ospedale? Mi facciano il piacere…»

Riceviamo e pubblichiamo:
La giudichiamo un’idea davvero bislacca quella di costruire un nuovo ospedale a metà strada tra Savigliano e Saluzzo.
Non sarebbe più né l’ospedale di Savigliano né quello di Saluzzo ma quello di Lagnasco luogo a vocazione frutticola più che sanitaria. Non ha dunque insegnato nulla la fesseria dell’ospedale di Verduno che, progettato nel 1999, dopo quindici anni è ancora in alto mare dopo essersi mangiato una montagna di soldi (una sorta di Salerno-Reggio Calabria sanitaria) e non si sa se e quando entrerà in funzione?
Con gli odierni chiari di luna dove pensano di trovare i capitali i sostenitori di questo strampalato progetto? E non è affatto una questione di consumo di territorio come vorrebbero far credere i 5 Stelle saviglianesi.
Qui c’è in ballo qualcosa di assai più importante: la cancellazione dell’identità del nostro ospedale e del suo (ahimè ormai dissipato) prestigio, faticosamente conquistato, a suo tempo, con la professionalità, l’umanità e l’abnegazione di coloro che negli anni ci hanno lavorato.
Quando venne realizzato, a metà degli anni ’70 del secolo passato, gli amministratori di allora (e non erano manager ma ristoratori, bancari, impiegati) fecero un miracolo.
Portare a termine la costruzione di un ospedale non è un gioco da ragazzi, i saviglianesi furono i soli a riuscirci grazie alle generose donazioni di altri saviglianesi che vollero fortemente l’ospedale di Savigliano a Savigliano e non a Lagnasco.
Poi del nostro ospedale, mai difeso da chi avrebbe dovuto farlo, se ne appropriò la Regione e la politica, con i suoi metodi a tutti tristemente noti, entrò a gamba tesa nella sanità.
Per fare un dosaggio ormonale o un esame batteriologico, urine e feci prendono oggi la strada di Mondovì o di Cuneo.
I primari sono a mezzadria in termine tecnico a “scavalco” tra più sedi ospedaliere e c’è chi vagheggia un nuovo ospedale?
Ma mi facciano il piacere… come diceva Totò.

Antonio M. Giaccardi - Savigliano

Groppo: «Testimone del dramma della guerra israelo-palestinese»

Gentile Direttore,
Scrivo da Gerusalemme in un periodo nel quale si può solo parlare di Pace.
È nuovamente scoppiata la guerra tra Hamas e Israele e si vivono giorni difficili, si sentono i razzi sopra le nostre teste, si sentono per la prima volta le sirene, si va per la prima volta in un rifugio.
Leggerlo sui giornali è molto più semplice che viverlo sulla propria pelle, anche perché la pace non pende né da destra né da sinistra, ma è soprattutto condivisione e rispetto. I giornali non aiutano molto alla comprensione del problema sotto l’aspetto sociologico, per cui i palestinesi vengono sempre fotografati come dei poveri contadini che spingono un carretto, mentre gli israeliani come un soldato in mimetica, casco e mitra, ma il bene e il giusto ci sono da ambo le parti. Israeliani e palestinesi desiderano vivere in pace, le persone comuni non seminano l’odio e la violenza, ma il bene. L’altro giorno, passeggiando a Ben Juda, ho visto giovani giapponesi fare un coro per la pace e giovani israeliani stavano scrivendo sull’asfalto la parola “pace” a caratteri cubitali. I giovani hanno gli occhi puliti e sanno rappresentare con poche parole quello che sentono, vivono, desiderano. Questi due episodi non andranno mai sui giornali, ma è quanto desiderano tutte le persone di buona volontà.
Beati i costruttori di pace! E se ciascuno desiderasse prima di tutto il bene dell’altro, cosi come lo facciamo quando amiamo una persona, guarderemmo il mondo con occhi diversi.
Oggi apprendo sui giornali che la prima vittima israeliana è un volontario di 37 anni impegnato in un’associazione di volontariato umanitaria, che portava i viveri ai soldati israeliani al confine nord di Gaza, è stato colpito al valico di Erez. Ed è morto sul colpo. Non era un soldato, ma un volontario, e sono convinto che non odiava nessuno, non odiava il nemico, ma era lì semplicemente perché voleva fare il bene e soprattutto perché amava la vita. Il chicco di grano che muore, porterà frutto.
Speriamo che la vita di questo volontario, porti la capacità di comprendere che con la guerra tutto è perso, mentre con la pace si può tutto.

Giorgio Groppo – Presidente CSV Società Solidale