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Al direttore

«Una settimana d’attesa prima di essere visitato»

Egregio direttore,

con questa mia lettera vorrei esprimere il mio disappunto per un fatto che mi è accaduto un paio di settimane fa. Purtroppo, la mia salute ogni tanto fa degli scherzi: soffro di asma e, qualche volta, mi capita di aver necessità di un consulto medico per alcuni acciacchi. Con il pensionamento del mio vecchio medico di famiglia, ho dovuto scegliere un nuovo professionista. Da qualche tempo lamentavo un dolore in gola, quasi da sentire a soffocarmi. Ho chiesto un consulto al mio dottore, che sono riuscito a incontrare solo una settimana dopo, perché qui a Cavallermaggiore gli orari di ricevimento sono molto limitati. Con mio grande dispiacere, ho dovuto constatare che il dottore ha fatto la sua diagnosi senza visitarmi approfonditamente, ma con un colloquio conoscitivo e la cura è stata la somministrazione di un antibiotico per sospetta influenza. Purtroppo il male non migliorava, neppure dopo qualche giorno di terapia, così mi sono dovuto rivolgere al Pronto Soccorso dove, anche qui attendendo praticamente tutta una giornata, sono poi stato visitato da un otorinolaringoiatra che ha scoperto effettivamente qual era il mio problema, fortunatamente risolvibile (si trattava di una brutta afta). Al di là del fatto, la questione è un’altra. Capisco la mole di lavoro dei medici di famiglia, ma è corretto aspettare così tanto per poter essere visitati? E, quando si riesce a passare, non sarebbe opportuno fare delle visite dettagliate prima di prescrivere una qualche terapia? Perdoni lo sfogo, saluti

Giuseppe Panero - Cavallermaggiore

«Nessuna demonizzazione, ma inopportuna orazione»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nessuno, all’interno del PD racconigese, intende offendere in nessun modo la memoria di Umberto II, tanto meno è intenzione del Circolo screditare o non riconoscere l’associazione delle Guardie d’onore del Pantheon. Riteniamo, però, inopportuno che da un pulpito il quale, da sempre si occupa, o dovrebbe occuparsi, della sofferenza quotidiana e tangibile dei suoi parrocchiani, delle istanze dei giovani e che crea, o dovrebbe creare, uno sviluppo di comunità, si elevi - totalmente avulsa dal contesto - una retorica che, se negli anni passati poteva essere ritenuta memoriale, nel contesto politico odierno, potrebbe - e ripetiamo, potrebbe - essere interpretata come un richiamo a un’ideologia purtroppo mai sopita che mai prima d’ora ritorna a soffiare con veemenza nell’era repubblicana. Se da un alto riconosciamo i meriti di Umberto II, tra le altre cose incoronato grazie al consenso del socialista Romita, senza il cui formale benestare da Ministro mai il Luogotenente sarebbe stato Re (come ricorda il Ministro della Real Casa Falcone Lucifero nel suo diario), non possiamo, però, silenziarci di fronte a quanto il suo predecessore, Vittorio Emanuele III, ha scelto o non scelto per il bene della nostra Nazione, lasciandola precipitare prima in una guerra, la Grande guerra, evitata con saggezza dal Governo italiano, promossa con scaltrezza e imperio dal sovrano, con il patto segreto di Londra, scavalcando di fatto il volere dei sudditi per mire proprie, e poi nell’abominio del fascismo e nella barbarie con la promulgazione delle leggi razziali e la seconda guerra mondiale, assecondando un mitomane e sacrificando milioni di quei sudditi, che invece sarebbero dovuti essere dei figli per il Re. D’altro canto, se è pur vero che il motto di casa Savoia è “uno per volta”, riteniamo Umberto II non una figura da demonizzare, ma il simbolo di un processo irreversibile voluto dal basso in direzione liberal-repubblicana, figlio di un mondo che aveva fallito e non aveva più ragion d’essere. Ci teniamo, inoltre, a sottolineare come non sia esatta la versione fornita sulla conferenza di Yalta: per quanto riguarda la suddetta conferenza ed i conseguenti accordi, è quantomeno riduttivo semplificare il risultato in una fredda divisione del mondo in sfere d’influenza senza un’analisi delle volontà delle potenze partecipanti, mentre ancora la guerra non aveva dato i suoi esiti. Non basterebbe nemmeno riassumere la successiva conferenza di Postdam per spiegare la molteplicità di situazioni ed eventi che avevano portato le forze politiche alle scelte che, da lì a poco, cambieranno l’ordine geopolitico mondiale. Imputare ai Partigiani “rossi” una scelta sbagliata, oggi, è ingiusto, soprattutto perché furono tra quelli che resero, appunto, possibile quel tipo di scelta, mettendo la propria vita al servizio della Patria. Come vede la storia d’Italia provoca ancora fitte dolorose a distanza di decenni. Tocca a chi vive di responsabilità sanarle, raccontando quello che siamo, grazie alle gesta di chi ci ha preceduto.

Circolo Pd - Racconigi

«Ho lavorato una vita, ho una pensione da fame»

Riceviamo e pubblichiamo:

Sono un artigiano edile di Savigliano e vorrei far sapere in che modo il governo precedente a questo ci ha ridotto con leggi burocratiche, troppe tasse e crisi del Terzo Mondo. I poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Ci sono sprechi a non finire e corruzione da tutte le parti governative. Sono un artigiano edile con 60 anni lavorativi, 78 anni di età ed ho cominciato a lavorare a 13 anni come apprendista muratore, viaggiavo per arrivare in cantiere in bicicletta con pioggia e vento, mangiavo sul cantiere con borsa e “barachin”. Ho fatto questa vita per diversi anni e poi ho continuato sotto impresa. Purtroppo in quell’azienda tenevano i libri paga nei cassetti e non mi mettevano a posto i contributi. All’inizio sono partito come artigiano e il mio consulente non mi ha fatto versare i contributi all’Inps, versavo solo quelli all’Inail. Oggi la mia pensione con 64 anni di contributi versati è di 136 euro. In seguito sono sorti altri problemi: ho acquistato un lotto di terra per costruire delle villette e ho realizzato la struttura e i muri come pagamento del terreno. Ho costruito e venduto e successivamente ho proseguito nel fare case comprando solo i materiali, purtroppo però nel 2008, con la crisi edilizia, sono rimaste invendute le costruzioni che erano intestate alla mia società. Per fare impresa e costruire bisogna appoggiarsi alle banche, fare mutui per finanziare l’impresa con ipoteche sempre sull’immobile. La crisi edilizia non ha permesso di vendere e di pagare le rate del mutuo che ammontava a 150.000 euro ed è scattato il pignoramento per 400.000 euro sulle unità abitative e a quel punto sono rimasto bloccato con le vendite. Essendo unico titolare della società volevo integrare 14 anni di contributi Inps da 64 anni a 78. Mi sono rivolto all’Inps e mi hanno detto che devo cessare l’attività edilizia… ma se faccio cessazione della mia attività non posso più a firmare gli atti di vendita degli immobili. Così la pensione va a finire ai vitalizi dei parlamentari e gli immobili sono pignorati per un importo di 350.000 euro. Il mio debito restante è di 50.000 euro. Come faccio a pagare se non riesco a vendere perché i beni sono pignorati? Se qualche cervellone consigliere finanziario mi da una spiegazione su come devo fare per uscire dalla rete burocratica del governo italiano mi farebbe piacere… almeno prima di farmi buttare fuori casa e arrivare a dormire in macchina. Grazie,

Lettera firmata – Savigliano

«Le bellezze saviglianesi hanno conquistato tutti»

Riceviamo e pubblichiamo:

In occasione della Giornata di Primavera di domenica 24 marzo vorrei esprimere la soddisfazione del nostro Gruppo per la grande partecipazione e affluenza di persone, sia saviglianesi che di altre città, regioni e addirittura nazioni! Già al mattino le prenotazioni erano al completo. Vi chiederei di ringraziare tutti i volontari e gli apprendisti Ciceroni dell'IIS Cravetta, che con grande competenza, entusiasmo e disponibilità hanno illustrato i vari luoghi; la banca C.R.C., per averci messo a disposizione i due pullman; il Sindaco, l'assessore Senesi e l'Amministrazione comunale per aver consentito l'apertura della Sala Consiliare e dell'ufficio del sindaco stesso, nonchè per la presenza alla giornata di domenica (un grazie anche al consigliere Gastaldi per la sua graditissima partecipazione); la signora Maria Giulia Rossi di Montelera e la Sua famiglia; la famiglia Borello, il sig. Boretto e il custode di San Giuliano e il sig. Pio per averci consentito di visitare rispettivamente il Castello di Suniglia, il Mulino ad acqua, la Chiesa di San Giuliano e la Chiesa della Pietà; l’Ascom e tutti i Bar e Ristoranti che hanno preparato menù in tema e convenzionati. Un sentito grazie al comitato di Suniglia per la generosa collaborazione, alle professoresse Canto, Pellissero e Messina per aver preparato e seguito gli studenti e a tutti coloro che hanno deciso di trascorrere la prima domenica di primavera con noi!

Federica Casasole – referente saviglianese Fai

«Privatizzazione Casa di riposo: alcune precisazioni»

Riceviamo e pubblichiamo:

In merito agli articoli comparsi su alcune testate, il Collegio Commissariale della Casa di Riposo di Sommariva del Bosco ritiene doveroso fare alcune precisazioni e considerazioni relative alla deliberazione del Consiglio Comunale del 25 febbraio in merito alla privatizzazione della Casa di Riposo. 1) Dopo 15 anni la Regione Piemonte ha approvato la legge regionale sul "Riordino del sistema delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza", tenuto conto delle problematiche relative ai citati enti. 2) Il Collegio Commissariale della Casa di Riposo ha votato all'unanimità la trasformazione dell'IPAB in Fondazione — persona giuridica — di diritto privato richiedendo alla Regione Piemonte il riconoscimento della personalità giuridica. Le motivazioni in ordine alla scelta di trasformazione in Fondazione sono dovute a tutta una serie di notevoli benefici economici, di carattere fiscale, amministrativo e gestionale (si pensi, a titolo esemplificativo, alla normativa sugli appalti pubblici, a quella in materia di contabilità pubblica e di gestione del personale specie in caso di assenze retribuite e relativi costi). Con la privatizzazione l'Ente non avrà scopo di lucro e manterrà le medesime caratteristiche attuali, continuando a rimanere sotto la vigilanza ed il controllo della Regione Piemonte. L'impegno del Consiglio di Amministrazione anche per il futuro sarà a titolo gratuito. 3) Quanto deliberato dal Consiglio Comunale in merito alla destinazione del patrimonio dell'Ente ed altri contenuti è stato oggetto di un intervento da parte delle Regione Piemonte che, autonomamente, con una nota di marzo inviata al Comune e per conoscenza alla Casa di Riposo, ha precisato che alcuni elementi sono stati mal interpretati e riportati e l'affermazione sulla destinazione del patrimonio è "frutto di un errata applicazione al trasformando Ente di diritto privato, della normativa dettata dal D.Lgs n. 117/2017" in quanto "non troverebbe applicazione nei confronti dell'IPAB in questione" e che il Comune, quale destinatario del patrimonio, può essere "inserito in Statuto qualora l'Ente Io ritenesse". A tal fine si invita il lettore a prendere visione sul sito della Casa di Riposo dello Statuto approvato dall'Ente dove il Comune è il primo destinatario dei beni. 4) Infine per quanto riguarda il capitolo contributi il Collegio Commissariale della Casa di Riposo ritiene che il Comune non possa rimettere in discussione l'impegno assunto con rogito notarile a maggio dell’anno scorso ai fini di un contributo economico per la realizzazione di un salone polivalente, lavori tra l'altro già iniziati ed in via di conclusione.

Bernardino Borri – presidente del Collegio Commissariale della Casa di Riposo di Sommariva del Bosco