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Al direttore

«Condividere è l’arma più potente contro l’odio»

Riceviamo e pubblichiamo:

La Biblioteca di Marene, nella mia persona, vuole ringraziare tutte le persone che lo scorso giovedì 2 maggio hanno collaborato nella buona riuscita della gita degli studenti delle terze elementari delle scuole marenesi alla scoperta delle nostre campagne. Sicuramente bisogna ringraziare il Comune di Marene, in particolar modo Adriano Crosetti che si è reso disponibile nell’accompagnarci in ogni luogo richiesto. Un grazie va anche al gruppo ANA marenese, soprattutto gli alpini Beppe Zorniotti, Cesco Allocco, Cesco Panero, Giovanni Testa, Guido Cedrani e Tonio Bressi capitanati dal nuovo presidente Michele Favole, che con grande disponibilità hanno preparato pranzo alla Valle, portando dalla loro sede i tavoli, le panche e tutto il necessario per rendere felici i bambini. Grazie anche ai frazionisti della Valle, ed in particolar modo al massaro Roberto Querio, che hanno deciso di ospitarci. Grazie a Ciano Mondino che ci ha aperto la Chiesa dei Battuti Bianchi, alla famiglia Toscano che ci ha dato il permesso di visitare la torretta di Montemaggiore, alla famiglia Guidobono Cavalchini Garofoli per averci ospitato al borgo della Salza e offerto merenda e a Giulia Barberis per averci fatto compagnia al pomeriggio. Infine, i miei più sentiti ringraziamenti vanno alle maestre Grazia, Laura e Sonia e in più in generale all’Istituto Comprensivo Papa Giovanni XXIII per averci coinvolto in quest’iniziativa, dando valore al nostro operato e alla nostra idea di Comunità attiva ed inclusiva attraverso la valorizzazione della Cultura. Condividere e conoscere sono le armi più potenti contro l’isolamento, l’odio e la gelosia che imperversano nel nostro tempo. Giovedì è stato tutto ciò e non c’è nulla di più bello che vedere adulti e giovani felici perché si sentono parte di una Comunità.

Marco Biolatti - Marene

«Quando la professione diventa una vera missione»

Egregio Direttore,

Desidero esprimere un ringraziamento sentito, di cuore, per tutto quello che l'amico e dottore Paolo Siccardi ha fatto per noi. Non so se ci ha salvato la vita, sicuramente la diagnosi precoce e il sostegno puntuale, professionale, ha permesso a me e a mia moglie Cristina di gestire con speranza e di superare entrambi patologie oncologiche molto complesse. A lui ho dedicato un capitolo del mio libro perché la sua è stata veramente una missione condotta con professionalità, simpatia, umanità e quella sana ironia che distinguono una brava persona. Lui ha curato sempre prima il paziente e poi la malattia. Mi auguro possa adesso, in pensione, coltivare passioni che ci hanno per anni accomunato: arte, mostre e viaggi. Grazie Paolo per quello che hai fatto per noi e forza...sempre avanti.

Fulvio D’Alessandro - Cristina Grosso - Savigliano

«L’esempio negativo arriva sempre dagli adulti»

Egregio Direttore, Martedì 10 aprile a Novara si sono svolti i campionati regionali studenteschi di scacchi TSS (Trofeo Scacchi a Scuola). Durante l'ultimo di gara due squadre della categoria Cadette femminili (II, III Media) hanno deciso, prima della partita, di pattare. Per rendere effettivo il loro accordo, hanno mosso un pezzo e poi hanno chiamato gli arbitri per la patta. In questo modo entrambe hanno avuto la certezza di essere qualificate ai nazionali, ma hanno privato la quarta classificata della possibilità di giocarsi la qualificazione lealmente. È una pratica talvolta utilizzata in tornei ad alto livello, ma in un torneo di livello studentesco la trovo davvero inopportuna. Io, come insegnate ed accompagnatore della squadra, ho scritto un reclamo all'organizzazione poiché ritengo che questo comportamento sia contrario ai valori dello sport che la scuola deve diffondere. L'organizzazione ha affermato di voler cambiare il regolamento del torneo, ma si è detta impotente sostenendo che il regolamento vigente permette comportamenti di questo tipo. Sostanzialmente la tesi è stata: capiamo, ma abbiamo le mani legate. Da educatore, sono molto amareggiato che non si voglia dare un segnale contro una pratica che io ritengo contraria ai valori dello sport e più in generale dei valori di cittadinanza di cui la scuola dovrebbe essere custode e promotrice. Vedere dei ragazzi di 13-14 anni scegliere di non giocare per puro calcolo non è stata una bella scena di sport. Il ritratto è stato reso ancora più triste dal comportamento dell'accompagnatore di una delle due squadre: un adulto che è stato il motore della combine. L’idea ovviamente non è arrivata da loro: i ragazzi a quell'età hanno solo voglia di giocare, non vogliono fare calcoli. Una mia alunna ha commentato: “L’arbitro ad inizio torneo ci ha detto che la regola della giornata sarebbe stata Fair Play e poi hanno permesso questa sceneggiata”. Non ho da aggiungere.

Ubertino Battisti - docente di Caramagna

«La festa di San Giuseppe, tradizione che non sbiadisce»

Riceviamo e pubblichiamo:

Avevamo ancora le ginocchia sotto le tavole imbandite per il Natale quando i due rettori Paola ed Enrico iniziavano ad operarsi per organizzare la festa di San Giuseppe. Per chi non sapesse di cosa si tratta è la festa che ci sarà la prossima settimana a Monasterolo di Savigliano. Per molti, però, non si tratta semplicemente di una festa bensì di una vera e propria Istituzione fatta di tradizioni, riti e ricordi. L’alone di festa, lo scricchiolio del parquet sotto i piedi, il profumo del buon cibo, la fisarmonica, la cena al sacco, le pignatte, la lotteria, … tutto questo è San Giuseppe. Per la buona riuscita della festa i rettori “reclutano” le loro instancabili famiglie, parenti, amici e tutti coloro che desiderino dare un contributo. Ed ecco che ci si ritrova sotto al padiglione delle feste, sotto l’occhio vigile e discreto della torre del castello che da lassù, oramai da anni, contempla felice lo stesso festoso panorama.Un inevitabile pensiero, certo, vola a chi non c’è più ma anche a chi c’è e a chi ci sarà perché le tradizioni non sarebbero tali se non potessero essere tramandate nel tempo. Siamo agli sgoccioli e manca davvero poco agli inizi dei festeggiamenti, non resta che augurare a Paola ed Enrico un grande in bocca al lupo!

Corrispondente dalla Contea - Monasterolo

«Chiusura parco del Castello: colpa delle riforme Pd»

Egregio direttore,

in seguito all'incontro con il direttore del Castello abbiamo inviato al Ministro dei Beni Culturali Bonisoli una dettagliata relazione. L'attuale chiusura di questo vero e proprio tesoro del Piemonte è avvenuta in seguito alla caduta di un albero di frassino ad agosto 2018. L'intervento di un agronomo ha messo in luce la necessità di interventi su altri alberi di alto fusto. Così per precauzione e sicurezza il parco è stato chiuso. Sebbene la spesa per l’abbattimento degli alberi, le potature e la messa in sicurezza sia inferiore a 40 mila euro, il Polo Museale ha scelto di fare riferimento alla figura del Manutentore Unico, attraverso la procedura informatizzata nazionale. A questo punto l'intera vicenda ricade nelle maglie del “Decreto Musei”, la cosiddetta “Rivoluzione Franceschini” che ha condotto alla nascita di un sistema museale nazionale. Nella riforma citata i musei vengono separati dai territori scindendo uffici, biblioteche, archivi ed insomma generando un caos totale. La riforma targata PD ha prodotto la netta separazione tra tutela e valorizzazione, generando un’iper-burocratizzazione che rende inefficace l’azione di tutela del Ministero. Ed è proprio questa burocrazia che stritola il Parco del Castello in un incastro tra Polo Museale e struttura territoriale. Dopo la nostra dettagliata relazione auspichiamo in un intervento risolutore del Ministero per restituire ai cittadini cuneesi ed all'intero Piemonte il Parco del Castello di Racconigi.

Mauro Campo, consigliere regionale M5S Gruppo M5S Racconigi