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Al direttore

«Grazie ai colleghi del Pronto Soccorso di Savigliano»

Riceviamo e pubblichiamo:

Dopo più di dieci anni la mia avventura professionale presso l’Asl Cn1 è giunta al termine e le nostre strade, almeno per ora si dividono. In questo momento la gioia e la soddisfazione per aver ottenuto un importante avanzamento di carriera si mescolano con la nostalgia e la consapevolezza di ciò che lascio. Un ringraziamento particolare va al mio direttore, dr. Giorgio Nova, senza i cui preziosi consigli e la vicinanza nei momenti difficili, non sarei mai arrivato dove sono ora. Un grazie dal profondo del cuore va anche ai colleghi medici che si sono succeduti nel corso degli anni, soprattutto a quelli che ancora oggi formano lo “zoccolo duro” del Pronto Soccorso con cui ho condiviso soddisfazioni e attraversato situazioni complicate, navigando nelle criticità, ma sempre dimostrando un affiatamento e una coesione che ci ha permesso di superare anche gli ostacoli più grandi. Ovviamente non posso dimenticare tutto il personale infermieristico del Pronto Soccorso, partendo dalle caposale che si sono succedute, passando per “il gruppo storico” con il quale sono cresciuto come medico e come uomo, fino ad arrivare alle loro colleghe e ai loro colleghi più giovani; la mia stima per le vostre capacità professionali e per l’umanità con cui ogni giorno vi prendete cura dei pazienti è grandissima. Un grazie va anche alle operatrici e agli operatori socio sanitari(e) per il loro preziosissimo contributo nelle attività del Pronto Soccorso, alle segretarie amministrative che mi hanno sempre aiutato nello svolgimento delle faccende burocratiche, e a Cristina Mina, un vero pilastro per il DEA di Savigliano. Al di fuori del Pronto Soccorso ci tengo a ringraziare tutti i consulenti specialisti, con i quali ho affrontato una moltitudine di casi, anche complessi; a volte si è litigato ma alla fine non è mai venuta meno la stima reciproca. Un grazie va anche al personale infermieristico dei vari reparti e ai tecnici dei vari servizi con i quali quotidianamente mi sono interfacciato. Ringrazio anche tutto il personale medico, e non solo, della Direzione Sanitaria e degli Uffici amministrativi; in tutti voi ho sempre trovato risposte precise e puntuali alle mie richieste e alle mie esigenze. Infine ringrazio tutta l’Asl Cn1, dal Direttore Generale all’ultimo dei dipendenti perché la sensazione che ho avuto in questi anni è stata quella di appartenere ad una grande famiglia. Con affetto, amicizia e riconoscenza

Massimiliano Pinelli – primario Mecau Asl Alessandria

«Padri sempre penalizzati durante le separazioni»

Egregio direttore,

ho letto che il gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato un ordine del giorno in Consiglio Comunale con la richiesta di sollecitare il Parlamento al ritiro del disegno di legge n. 735/2018. A tal proposito vorrei rammentare che il senatore leghista Simone Pillon non è l'assoluto fautore del disegno in questione, che ha visto coinvolti firmatari di altre forze politiche: egli è semplicemente il primo firmatario; mi preme anche sottolineare che l'attività svolta dal Pillon in altri ambiti sociali, che spesso e volentieri genera malumori e discussioni, non ha nulla a che spartire con i propositi del disegno presentato in Parlamento. Allo stato attuale sono depositati ed in fase di discussione anche altri disegni : n.768 e 837 in discussione al Senato, concernenti il diritto di famiglia e l'affido dei minori per le coppie separate. Tutti questi nascono dall'esigenza di andare a correggere una situazione, ormai latente e cronica, che vede un grosso squilibrio nella gestione degli affidamenti e di conseguenza ripercussioni negative sui figli minori e sulla loro gestione. È importante ricordare che l'unica legge attualmente in vigore, la L. 54/2006, è stata stilata e fatta approvare su spinta del Prof. Marino Maglietta di area Pd: dal punto di vista di principio offre vari spunti e riferimenti ai concetti “alti” della bigenitorialità e del preminente interesse del minore, ma malauguratamente non prevede adeguati vincoli per la loro applicazione: in buona sostanza in questi tredici anni detta legge non è stata applicata ed i giudici hanno preferito utilizzare le vecchie prassi antecedenti, fortemente improntate alla cosiddetta “maternal-preference”. Questo è il semplice motivo per cui si rende necessaria una revisione della legislazione in essere, sempre focalizzando quanto cita l'articolo 337 ter c.c.: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. È utile rammentare a tal proposito che le proposte di modifica non sono una novità, diversi sono stati nel passato recente i disegni presentati, ad esempio: n. 1756/2015 ad opera di E.Blundo (M5S), n. 1163/2013 del sen. Divina (Lega) e addirittura il n. 1403/2013 ad opera dell'attuale Ministro della Giustizia Bonafede (M5S); in quel di Trento in ambito di Consiglio Regionale i pentastellati hanno aperto un “tavolo tecnico” al riguardo per discutere ed approfondire le proposte del DDL-Pillon; la redazione del disegno è stata supportata o caldeggiata da autorevoli studiosi di settore, quali Vezzetti, Camerini, Pingitore, Risè. Questi dati non possono che confortare al riguardo dell'assoluta necessità del cambiamento; d'altra parte se le esigenze dei minori devono essere al primo posto, si deve prendere atto che le dinamiche separative attuali generano un forte e diffuso disagio per la categoria dei padri: disagio non recepito dall’opinione pubblica, né descritto negli articoli dei “media”, ma purtroppo serio e concreto tanto che i dati Istat posizionano l'otto per cento dei padri separati in povertà assoluta (leggasi: per la strada!), a Torino come in molte altre città italiane sono sorte apposite Case dei Padri per queste specifiche emergenze; un ulteriore buon motivo per approfondire ed appoggiare il DDL 735/2018. Per il gruppo consiliare mi domanderei piuttosto come mai Savigliano, alla stregua di tanti altri Comuni italiani (Cuneo e Busca in provincia ), non abbia ancora approvato il Registro della Bigenitorialità: strumento amministrativo a tutela dei minori, oppure perché non promuova approfondimenti e dibattiti, anche pubblici, sull'argomento. Ringraziando per l'ospitalità, cordialmente saluto.

Angelo Saimandi – Savigliano

«Tuteliamo le razze bovine a rischio estinzione»

Riceviamo e pubblichiamo:

In Italia sono scomparsi 1,7 milioni tra mucche, maiali, pecore e capre negli ultimi dieci anni. Un addio che ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori. In un momento di crisi, è stata la domanda crescente di qualità e di garanzia dell’origine a portare ancora all’allevamento delle razze storiche a rischio estinzione. In Piemonte la zootecnia da carne conta numeri importanti e le aziende che allevano la razza bovina Piemontese sono 6 mila con 15 mila addetti, oltre 315 mila capi ed un fatturato che arriva a 500 milioni di Euro. Oltretutto, un numero consistente di capi, in particolare ovini e caprini, è allevato nelle zone alpine e prealpine e sono circa 500 i malgari che vanno in alpeggio. È anche il clima ad influire come è capitato con il patrimonio ovino piemontese che risente particolarmente dei cambiamenti climatici e della siccità: dalla pecora delle Langhe alla Frabosana, dalla Sambucana alla Garessina, dalla Tacola alla Biellese e dalla Saltasassi alla Savoiarda, sono diverse le razze a rischio estinzione. Al clima si aggiungono gli attacchi dei lupi che, nelle aree montane, rappresentano, come più volte abbiamo evidenziato, un vero pericolo. Gli animali custoditi nei nostri allevamenti sono un tesoro unico che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità, ma anche il presidio di un territorio dove il mantenimento è garantito proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro dei nostri imprenditori. Tutelare la biodiversità agricola significa creare filiere ecosostenibili, efficienti e competitive ed investire sulla distintività è una condizione necessaria per distinguersi in termini di qualità delle produzioni ed affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo.

Roberto Moncalvo – presidente regionale Coldiretti

«Sistema sanitario più forte con il Parco della Salute»

Riceviamo e pubblichiamo:

La realizzazione del Parco della Salute è un'operazione che rafforzerà tutto il sistema sanitario piemontese, permetterà di valorizzare le grandi eccellenze e manterrà la specificità e la peculiarità degli ospedali oggi esistenti, a cominciare dal Regina Margherita. Le grandi eccellenze di cui giustamente andiamo orgogliosi nella sanità piemontese sono state ottenute e potranno essere mantenute solo se i grandi professionisti possono lavorare insieme, come ci dicono anche i migliori esempi di tutto il mondo: per questo nel progetto abbiamo inserito un polo ospedaliero di qualità, un polo didattico, un polo di ricerca e di innovazione. Abbiamo assistito in questi giorni a interpretazioni faziose e non vere, forse perché qualcuno si è fatto condizionare da interessi particolari, diversi da quelli della sanità piemontese e dei pazienti. Voglio quindi chiarire che non ci saranno assolutamente riduzioni di posti letto o di servizi. Ad oggi i posti letto realmente utilizzati nella Città della Salute sono 1900. Come dice lo stesso studio di fattibilità, il futuro Parco della Salute avrà 1490 posti letto, 1040 nel nuovo progetto più 450 nel Cto che sarà potenziato. Gli altri posti letto saranno tutti destinati agli altri ospedali dell'area torinese, che saranno così rafforzati: separare l'alta dalla media-bassa complessità significa valorizzarle entrambe e offrire servizi migliori. Per quanto riguarda poi il Regina Margherita, oggi i posti letto utilizzati sono 190. Lo studio di fattibilità del Parco della Salute ne prevede 140, 90 di degenza più 50 per la degenza critica. Ci saranno quindi altri 50 posti letto, che non saranno dedicati all'alta complessità: un modulo da 25 posti letto sarà ospitato al Cto, mentre gli altri potranno trovare collocazione al San Giovanni Bosco, che oggi non ha l'attività di Pediatria oppure al Martini, strutturando una nuova rete della pediatria nell'area torinese.

Antonio Saitta – assessore regionale Sanità

«I piccoli paesi uniscano le bellezze culturali»

Riceviamo questa lettera indirizzata al responsabile comunale dei Servizi Culturali saviglianesi:

Sono Renzo Giardino, che domenica scorsa (13 gennaio) ha avuto il piacere con altri 11 amici (in realtà amiche, erano tutte signore) di scoprire il Museo Civico e la Gipsoteca. Mi preme rimarcare sia la cortesia della Vostra accoglienza, sia la Sua preziosa presenza quale "padrone di casa" e guida durante la visita. Raramente una visita ad una esposizione di opere d'arte o reperti riesce a destare emozione intensa come è avvenuto durante la visita al "suo" museo. Un grande ringraziamento da parte di tutto il gruppo, ed una esortazione (che vuol essere una speranza): continuate ad esistere, i gestori delle opere d'arte sono i custodi del passato, gestori del presente ed insegnanti per il futuro. Una ultima cosa: parlando con Lei dissi che bisogna conoscere meglio le nostre tante città "piccole". Non sarebbe auspicabile che i cosiddetti centri minori si unissero per avere la forza di essere conosciuti di più e meglio. È un augurio che faccio a Lei ed a tutti coloro che preferiscono trascorrere una domenica fuori casa, piuttosto che al chiuso o, peggio ancora, in un centro commerciale. Spero Lei voglia perdonare il mio sfogo, ma mi spiace vedere tante risorse disperse in futilità, e non meglio utilizzate nella valorizzazione di un vero tesoro che i nostri predecessori ci hanno lasciato. Chiudo confidando che Lei possa gradire un mio "amichevole" saluto.

Renzo Giardino – Torino