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Al direttore

«Alstom-Siemens: difendiamo la produzione interna»

Riceviamo e pubblichiamo:

Prendo atto della decisione Ue che ha bloccato il progetto di fusione tra Alstom e Siemens. La vicenda riguarda da vicino l'Italia e, in particolare, il territorio piemontese, data la presenza di Alstom con un centro di eccellenza a Savigliano, in provincia di Cuneo. Alla luce di quanto emerso occorre valutare il piano industriale dell'azienda: è opportuno che anche Alstom si assuma le sue responsabilità, garantendo fin da subito che le commesse per la produzione di treni italiani vinte dall'azienda vengano prodotte in Italia, e non esternalizzate al di fuori dei confini nazionali. Dal confronto con i sindacati è emerso che ormai il 70% della produzione viene effettuato fuori dall’Italia e solo il 30% a Savigliano: vigileremo e manterremo alta l'attenzione affinché l'azienda, che ha percepito finanziamenti dal governo italiano nell'ambito del piano dell'industria 4.0, investa nel nostro Paese, come non hanno mai fatto i Governi precedenti, tutelando gli stabilimenti produttivi, i posti di lavoro e l'indotto a essi collegati. Bisogna salvaguardare le nostre eccellenze produttive e i lavoratori: è necessario che il Governo ponga l'attenzione anche sulle attività dei fornitori che vincono appalti come questi, per i quali le produzioni devono essere effettuate in Italia.

Giorgio Bergesio – senatore Lega Nord

«Restiamo in guardia sul futuro della biblioteca»

Egregio signor direttore,

il suo Giornale, nei giorni scorsi, ha pubblicato ed ampiamente illustrato il galattico progetto di risistemazione della Biblioteca Civica. Il problema era sorto circa un anno fa, considerata la non possibilità di recuperare spazi nella sede attuale. Dopo alcuni tentativi per individuare una sistemazione alternativa, in prima battuta l'orientamento si rivolse all'ex Convento di Santa Chiara, locato nella omonima piazza. La scelta cadde, in seconda battuta, sulla ex palestra della GIL, confinante con la scuola secondaria di primo grado, scelta omaggiata come la scoperta del secolo anche dai consiglieri comunali di minoranza. All'inizio questa scelta cozzò contro i volontari della Biblioteca, che avrebbero preferito la guida dell’Università di Torino. Nella prima ipotesi del progetto si immaginava una spesa di circa 450.000 euro, che appariva come una spesa molto elevata. Il comitato di controllo e propositivo si è riunito alcune volte con i progettisti, si confrontava con le loro indicazioni e proponeva, spesso strane soluzioni alternative. Modifica oggi, modifica domani il costo è lievitato intorno al 1.500.000 euro. La corsa della Giunta, finalizzata a reperire risorse, era scattata da tempo. La stessa Giunta ha messo in campo l'alienazione di beni facenti parte del patrimonio comunale, tra cui un'immobile che ospita alcune associazioni, operanti da decenni sul territorio comunale. I dirigenti delle associazioni sopra ricordate non hanno avuto comunicazione alcuna in merito alle future scelte della Giunta ed il tutto ha causato profonda amarezza. Non bisogna dimenticare che, stante la crisi recessiva, alienare dei beni non sarà una passeggiata. Mi permetto di invitare tutti i concittadini, e non solo gli addetti ai lavori, ad esprimere la loro opinione ed a tenere alta la guardia. Grazie per la ospitalità.

Domenico Racca – Cavallermaggiore

«L’Amministrazione non ha strumentalizzato le operatrici»

Gentile direttore,

con riferimento alla lettera a firma delle sette ex operatrici del Museo Civico, l’Amministrazione tiene a precisare che da parte sua non vi è stata alcuna forma di strumentalizzazione della vicenda legata alla cessazione dell’appalto di gestione delle visite turistiche e del Museo. Parimenti non è mai stato imputato alle ex operatrici il mancato accordo con altri enti per la definizione di una nuova modalità di espletamento di tali servizi. Il precedente appalto è scaduto regolarmente il 31 Agosto dello scorso anno e la normativa di settore, modificata negli ultimi anni, non consente purtroppo una tutela diretta e completa del personale dipendente nel passaggio ad un nuovo affidatario. La questione è ancora più complessa quando, come in questo caso, il personale impiegato era costituito da semplici collaboratrici. L’Amministrazione è stata chiara, fin dallo scorso mese di Luglio, nel dare assicurazione alle operatrici per una forma collaborativa sino alla fine del 2018 in un regime di gestione diretta del servizio. Per le note vicende recentemente avvenute, tale modalità rimane in parte ancora oggi sino a quando non sarà pubblicato un nuovo appalto. Nel corso delle ultime riunioni intercorse con le ex operatrici, l’Amministrazione ha richiamato le loro capacità suggerendo la possibilità di organizzarsi in forma associativa per partecipare ad una regolare gara di appalto. La normativa d’altra parte incoraggia l’imprenditoria giovanile. L’Amministrazione ha inoltre ricordato alle ragazze come nel settore vi siano, oltre al Museo cittadino, ulteriori possibilità di lavoro. E’ però necessario che le ex operatrici si organizzino in una struttura. Nell’esternalizzazione di un servizio con rilevanza economica, un ente pubblico non può infatti procedere ad affidamenti ad personam.

L’Amministrazione di Savigliano

«Perchè Bimbomaggio deve chiudere così?»

Riceviamo e pubblichiamo:

La prima attività pastorale presentata al nuovo parroco, arrivando a Racconigi nel luglio del 2016, fu proprio il Bimbomaggio. Ragazzi entusiasti e orgogliosi del loro operato si prodigavano per aiutare don Maurilio ad apprezzare la loro attività. Ne fu contagiato da subito. Appariva ai suoi occhi proprio un bell’evento e, come lui stesso disse, non poteva che rallegrarsi per il fatto che fosse realizzato dalla parrocchia. Appesa nell’ufficio del parroco capeggia la foto di quando don Maurilio fu chiamato a presentare il suo primo Bimbomaggio. Crediamo sia un segno inequivocabile della sua stima per l’impegno dei ragazzi in questo ambito. Il Bimbomaggio fu il primo punto all’ordine del giorno del neo-consiglio parrocchiale per la pastorale. Ribadimmo, col pieno favore di don Maurilio, che l’evento rappresentava un’ottima opportunità pastorale. Più volte, in passato, i volontari auspicarono ancor maggior attenzione da parte della parrocchia per questa attività. Così, insieme al parroco, consultammo subito sia i legali che il commercialista della parrocchia al fine di capire in che modo la Parrocchia avrebbe potuto sostenere i ragazzi in questa attività, sgravandoli del fardello della tanta burocrazia che vi sta dietro. Come consiglio decidemmo che ai giovani bisognava dare il palcoscenico, e che le "scartoffie" ce le saremmo gestite noi. Venne aperto un conto corrente ad hoc, a cui i volontari avevano pieno accesso. Questo avrebbe garantito piena libertà nella responsabilità dei giovani, per gestire l’evento. Vista l’imponenza della manifestazione, nel dubbio che gli sforzi di generosità della comunità non fossero bastati a sostenere tutte le spese, col consiglio affari economici della parrocchia, e il benestare di don Maurilio, deliberammo che la parrocchia si sarebbe caricata degli eventuali disavanzi. Ci sentiamo di dire, che ogni sforzo è stato fatto per sostenere il Bimbomaggio, anche quando, a seguito degli attentati in Europa, si inasprirono le pratiche burocratiche sulla sicurezza. La gestione del Bimbomaggio ha mantenuto la medesima piena libertà dei ragazzi, come negli anni precedenti. Anche se sarebbe stato legittimo, don Maurilio non ha interferito in nulla rispetto la gestione dell’organizzazione. Come di consueto i giovani hanno scelto i temi, le scenografie, gli invitati, le musiche, le collaborazioni. Dal parroco di Racconigi venne un’unica richiesta: poter presentarsi sul palco (come volontari) con una maglietta che rappresentasse l’appartenenza parrocchiale. Sembrava la cosa più naturale del mondo. La parrocchia è la promotrice dell’evento e desiderava che i volontari si riconoscessero in essa (il logo fu scelto con il consiglio dei giovani). Nulla di più normale; Invece no. Una parte dei volontari indossarono la maglietta della parrocchia, un’altra si rifiutò categoricamente. Ai non addetti ai lavori forse sfuggì, ma fu proprio la realtà dell’ultimo Bimbomaggio. Sempre più meravigliati e lo ammettiamo, sempre più sconfortati, ci vedemmo negata ogni forma di dialogo. In una delle riunioni fra organizzatori, uno di loro riuscì a dire apertamente che a lui personalmente del Vangelo non interessava niente e che dunque non era così necessaria una appartenenza alla parrocchia. Evidentemente quest’ultima avrebbe dovuto solo limitarsi a mettere tutte le strutture, tutte le garanzie economiche e poi sparire, silenziosamente, senza pensare di rivendicarne la paternità. Nonostante questa mortificazione subita, abbiamo ancora voluto credere che si potessero compaginare le vedute. Apprendiamo della divulgazione di una lettera firmata a nome di diversi volontari che salutano ufficialmente il Bimbomaggio. A questo punto è evidente che ad oggi non sussistono le condizioni per la realizzazione del Bimbomaggio 2019. E dunque, nostro malgrado, non ci resta che ratificare quanto appreso dalla lettera di questi volontari: “Bimbomaggio si prende una pausa”. Lo diciamo con rammarico e profonda sofferenza. Resta per noi inspiegabile questo epilogo. Tuttavia, la parrocchia resta un luogo capace di dialogo, con quanti vorranno aiutarci a comprendere meglio il perché di tutto questo e una eventuale riconsiderazione di posizioni così inspiegabilmente inasprite.

Il Consiglio parrocchiale per la pastorale di Racconigi

 

Scrivo in calce a questa lettera, per fare mie le parole dei miei collaboratori, assumendone la paternità e una piena condivisione. Mi dispiace profondamente che i bimbi e le famiglie di Racconigi siano private di una bella manifestazione per motivi che ad oggi personalmente non comprendo.

Don Maurilio Scavino

«Per la Granda lasciate solo le briciole dal Governo»

Riceviamo e pubblichiamo:

In questi giorni ho appreso che un decreto del Ministero degli Interni ha assegnato alla Provincia di Cuneo un contributo di 1.156.0000 di euro per investimenti dedicati alla messa in sicurezza di viabilità ed edilizia scolastica. C’è chi si è vantato della notizia, sbandierandola sui giornali come un successo dei partiti al Governo. Ma per chi, come me, lavora ogni giorno per questo Ente, è stata in realtà solamente una grande delusione. A Cuneo sono state infatti riservate solo briciole dei 250 milioni di euro stanziati per le 76 Province italiane delle Regioni a Statuto ordinario. Una grande amarezza, un risultato mortificante per il lavoro di riduzione della spesa fatto in questi anni e per il nostro territorio. Il criterio di ripartizione è molto complicato ma, per riassumerlo in parole povere, sono state assegnate maggiori risorse a quelle Province che, prendendo come riferimento il triennio 2010/2012, presentavano una maggior riduzione delle spese per strade e scuole e maggiore incidenza dei prelievi effettuati dallo Stato sulle risorse proprie. Se teniamo conto che la Provincia di Cuneo è la 4ª in Italia per estensione territoriale, la 2ª come numero di Comuni e la 29ª come numero di abitanti, che il nostro territorio provinciale all’80% è montano, anche se nelle Terre Alte vive solo il 30% della popolazione, e che quindi abbiamo costi per lo sgombero neve e di riscaldamento per le scuole certamente superiori a tante altre Provincie, è facile dedurre che in “Granda” sono arrivate solo le briciole. Chi, come noi, è riuscito ugualmente a far fronte alla difficile situazione grazie ad avanzi di gestione e contributi della Regione e adottando politiche di decisa contrazione della spesa corrente per garantire il pareggio di bilancio, è stato fortemente penalizzato. Non dimentichiamo infatti che in questi anni la Regione ci ha aiutati: essere riusciti ad esempio a recuperare una parte delle risorse tagliate in modo indiscriminato durante il Governo Cota ci ha dato una grossa mano. Ma abbiamo anche razionalizzato, ridotto e risparmiato, grazie ad un lavoro di squadra promosso dal Presidente Federico Borgna. Tutto questo lavoro però si è rivelato poco utile. In Italia essere virtuosi non paga mai. Ed anche il nuovo corso politico “del cambiamento” Lega-5 Stelle non ha voluto smentire questa regola. L’anno scorso le risorse ripartite erano state 317 milioni di euro (per Cuneo 2.527.000) ed anche se il risultato non era stato del tutto soddisfacente, l’impatto era certamente diverso rispetto a quello di quest’anno. Le responsabilità di questo atto del Governo, ad onore del vero, si devono anche condividere con il “Sindacato” delle Province che ha avallato questa decisione. Non nascondo che la riforma Delrio ha lacune e criticità che ho sempre evidenziato ed è per questo che, a mio parere, a quasi 5 anni dall’approvazione sia necessario un tagliando. Anche la Lega a suo tempo aveva promesso modifiche sostanziali, come il ritorno all’elezione diretta dei cittadini, ma per adesso non ci sono novità all’orizzonte. In questo momento serve un’azione politica forte, condivisa con altre Province, per chiedere che siano modificati i parametri di riferimento, soprattutto per le prossime annualità. Già lo scorso dicembre il Presidente Borgna aveva inoltrato a tutti i parlamentari della Provincia una proposta di emendamento alla Finanziaria che prevedeva parametri diversi, meno penalizzanti per la Provincia di Cuneo. Purtroppo però l’emendamento non è mai stato discusso. Al posto di criteri costruiti probabilmente ad arte per premiare qualcuno, si dovrebbero adottare criteri oggettivi: la popolazione, i chilometri di viabilità provinciale ed il numero degli alunni delle scuole superiori. Se poi serve un fondo per chi aiutare le Province che sono in dissesto, parliamone, ma non per questo si deve penalizzare eccessivamente chi ha amministrato bene. I cuneesi non se lo meritano.

Milva Rinaudo – consigliera provinciale