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Al direttore

«Non lasciamoci demotivare dal cibo gettato nei campi»

Riceviamo e pubblichiamo:

“Negli scorsi giorni la cronaca locale ha riportato una di quelle notizie che lasciano tutti con l’amaro in bocca: alcune borse piene di cibo, tra cui anche pacchi chiaramente distribuiti da organizzazioni benefiche e destinati alle persone povere, sono state ritrovate abbandonate sul ciglio della strada. Alla domanda che immediatamente sorge intorno al perché di un atto del genere sembra conseguire necessariamente una risposta di merito: “Perché i destinatari di quel cibo non ne avevano bisogno”. Cosicché a qualcuno potrebbe parere necessario un miglior discernimento da parte di chi distribuisce risorse ai poveri, a qualcun altro pare evidente l’inutilità o addirittura la dannosità di un certo modo di farsi vicini agli ultimi, per altri ancora si dimostra la necessità di controlli più severi e di punizioni concrete per chi se ne approfitta. Se la domanda è non solo legittima ma addirittura necessaria, gli operatori di carità se la sono posta con serietà, le risposte e le indicazioni sul cosa fare rischiano di rimanere alla superficie della questione e portare fuori pista. Siamo tutti interpellati, specie in tempi così complessi come gli attuali, sulle modalità più adeguate per stare accanto ai poveri in modo che sia esaltata la dignità di ogni persona e garantita l’equità degli interventi. Negli ultimi anni la comunità saviglianese ha saputo lasciarsi interrogare, arrivando a ripensare i modi più usuali di intervento ed inventando soluzioni diverse di solidarietà. Ha investito sul lavoro comune tra le varie realtà sociali, pubbliche e private, e ha provato ad avviare occasioni di crescita. Basta pensare alle rilevanti e spesso riconosciute iniziative della San Vincenzo e della Comunità Papa Giovanni XXIII, all’accoglienza notturna per il periodo invernale, alla fitta rete intessuta dalla Caritas Interparrocchiale a partire dall’attività del centro di ascolto, all’accoglienza a medio periodo negli alloggi residenziali, fino a giungere all’emporio solidale nato nel percorso innovativo chiamato N.E.W. – Nuove Esperienze di Welfare – costruito insieme al consorzio Monviso Solidale, centro per l’impiego e Comune. Proprio l’emporio Bethlehem è dimostrazione concreta dello sforzo comune di evitare forme inappropriate di sostegno alla povertà alimentare e, anzi, della volontà di utilizzare la necessità di cibo come leva per entrare in contatto con quanti stanno facendo i conti con povertà e impoverimento ed aiutarli ad attivare tutte le loro risorse per affrontare e superare i momenti difficili. Si tratta di un processo evolutivo non ancora completato, ma ormai inarrestabile. Non sappiamo con certezza da dove vengano gli alimenti abbandonati qualche giorno fa a Santa Rosalia – anche se pare poco probabile si tratti di generi da Emporio - come nulla sappiamo di quelli ritrovati nell’agosto di due anni fa. Ma quelle buste ci chiedono di non semplificare il giudizio e di non indietreggiare rispetto al percorso intrapreso. Anzi, ci inducono ad intensificarlo con convinzione in maniera collettiva. Non sarà impegno esclusivo degli operatori della solidarietà: si tratta di una sfida per tutta la comunità, chiamata adesso a non lasciarsi demotivare dall’amarezza della notizia, continuando a sostenere il percorso di cambiamento intrapreso con l’apporto di pensiero, competenza, disponibilità e risorse. Quegli alimenti gettati via fanno emergere una sorta di duplice compito educativo. Il primo verso le persone più fragili che comprendiamo aver bisogno di vicinanza e di accompagnamento da parte di tutti. Il secondo verso la comunità saviglianese che è chiamata a saper costantemente guardare oltre l’immediato per costruirsi come luogo della corresponsabilità e dell’inclusione, partendo da un cammino compiuto, che occhi esterni, come quelli dello scrivente, hanno potuto vedere presente ed impegnato.

Pierluigi Dovis - direttore Caritas Diocesana Torino

«Servono impegni concreti per l’ospedale saviglianese»

Riceviamo e pubblichiamo:

Prendiamo atto di quanto riportato dal quotidiano La Stampa di Cuneo in merito alla sanità del territorio, in particolare le parole “Ci sono i soldi della Regione, 9 milioni di euro e l’Asl ne ha raccolti altrettanti (indebitandosi con le banche)”. Queste dichiarazioni suonano come un pesce di aprile in ritardo: purtroppo non corrispondono al vero, perché ci risulta che l’ASL non abbia contratto alcun mutuo, né avviato le procedure per individuare le banche. Il piano direttorio del dottor Magni dovrà essere convertito in altri interventi più urgenti, per consentire all’Asl di rispettare le norme relative ad antisismica e antincendi. Chiediamo che l’Asl CN1 produca l’evidenza dell’avvenuta stipulazione del contratto di mutuo per 9 milioni ipotizzati nell’articolo o dei bandi di gara per contrarre il prestito e che l’Asl CN1 produca l’evidenza del dettaglio dei lavori per “rivoluzionare” l’Ospedale di Savigliano, con un cronoprogramma reale. La Lega è stanca di questi annunci: il piano direttorio, per il quale non è ancora stato posto un mattone; il nuovo ospedale di Cuneo, che non ha ancora un progetto; la ripetuta apertura dell’Ospedale di Verduno, che avverrà solo dopo la campagna elettorale e probabilmente grazie al nuovo Governo della Regione. Occorre che i cittadini conoscano la realtà, per non essere tratti in errore da inutili proclami. Forse si tratta ‘solo’ degli 1,5 miliardi degli investimenti della Giunta Chiamparino, miliardi che non esistono nei bilanci regionali. La realtà testimonia perdite importanti nel bilancio di molte Asl e un anno 2019 peggiore del 2018.

Maria Giorgio Bergesio - senatore Lega Flavio Gastaldi - deputato Lega

«Una goccia dopo l’altra riempie l’oceano del bene»

Riceviamo e pubblichiamo:

Tante gocce fanno il mare dice un saggio proverbio. Ad oggi donati 850 euro ai bambini di Sololo e 850 euro ai bambini di Palmares, frutto delle donazioni di Natale e del Concerto per Lia. In termini assoluti, lo sappiamo, non è tanto ma questo è il frutto di tanti piccoli, grandi gesti d'amore e di attenzione. Come quello del tecnico del service che ha rinunciato al suo compenso, affinchè la sua parte venisse aggiunta al totale raccolto. Grazie!
In un momento così difficile non ci dobbiamo stancare di continuare a fare il bene, a vivere il bene, a seminare il bene... Il ‘bene’ è come un'essenza preziosa: bastano poche gocce per profumare interi ambienti...
 E questo noi vogliamo continuare a fare: perchè noi non abbiamo nessun merito a essere nati in questa parte di mondo, e ‘loro’ nessun demerito a vivere situazioni spesso indicibili...
Grazie a tutti voi per continuare a sognare questo sogno insieme a noi in ricordo di Lia! Con gratitudine

Cilla mamma di Lia Trucco - Saluzzo

«Il Governo deve rivedere il progetto sull’Asti-Cuneo»

Riceviamo e pubblichiamo:

La Commissione Europea non ha autorizzato nessun cambiamento degli accordi sull’Asti Cuneo e il Ministero non ha ancora inviato a Bruxelles nessun dato: dal CIPE, al quale ho assistito insieme all’assessore Balocco, è emerso che non si può costruire l'autostrada attraverso l’aumento del valore di subentro sulla A4: nei documenti del governo stesso si legge che potrebbe causare addirittura una procedura di infrazione europea. Ciò significa che il piano di Toninelli è bloccato e che sul moncone di Cherasco è stato girato dal premier Conte solo l'ennesimo spot elettorale, prendendo in giro istituzioni e cittadini cuneesi. L’A33 Asti-Cuneo non era nemmeno formalmente all'ordine del giorno. È stata solo consegnata un'informativa sulle concessioni autostradali, dove la Rappresentanza italiana presso la Commissione Europea riporta non solo lo stupore degli uffici per la volontà di modificare un accordo già preso e firmato, ma anche l’avvertimento che un valore di subentro eccessivamente alto violerebbe la normativa sugli appalti e sarebbe respinto al mittente. Lo sospettavamo e adesso ne abbiamo la certezza: è impossibile alzare il valore di subentro sulla Torino-Milano a un miliardo di euro senza ledere la concorrenza nel settore autostradale. È un regalo inaccettabile al concessionario. Toninelli deve ritirare questa idea assurda e riprendere subito l’accordo firmato dal Ministro Delrio, che la Commissione europea aveva accettato e che consente di far partire i cantieri entro il 2019. Adesso basta scherzare, i cittadini di Asti e di Cuneo non possono veder rimandata l'opera di altri due anni per colpa dell'improvvisazione e dell'incompetenza di questo esecutivo.

Chiara Gribaudo - deputata Pd

«Una settimana d’attesa prima di essere visitato»

Egregio direttore,

con questa mia lettera vorrei esprimere il mio disappunto per un fatto che mi è accaduto un paio di settimane fa. Purtroppo, la mia salute ogni tanto fa degli scherzi: soffro di asma e, qualche volta, mi capita di aver necessità di un consulto medico per alcuni acciacchi. Con il pensionamento del mio vecchio medico di famiglia, ho dovuto scegliere un nuovo professionista. Da qualche tempo lamentavo un dolore in gola, quasi da sentire a soffocarmi. Ho chiesto un consulto al mio dottore, che sono riuscito a incontrare solo una settimana dopo, perché qui a Cavallermaggiore gli orari di ricevimento sono molto limitati. Con mio grande dispiacere, ho dovuto constatare che il dottore ha fatto la sua diagnosi senza visitarmi approfonditamente, ma con un colloquio conoscitivo e la cura è stata la somministrazione di un antibiotico per sospetta influenza. Purtroppo il male non migliorava, neppure dopo qualche giorno di terapia, così mi sono dovuto rivolgere al Pronto Soccorso dove, anche qui attendendo praticamente tutta una giornata, sono poi stato visitato da un otorinolaringoiatra che ha scoperto effettivamente qual era il mio problema, fortunatamente risolvibile (si trattava di una brutta afta). Al di là del fatto, la questione è un’altra. Capisco la mole di lavoro dei medici di famiglia, ma è corretto aspettare così tanto per poter essere visitati? E, quando si riesce a passare, non sarebbe opportuno fare delle visite dettagliate prima di prescrivere una qualche terapia? Perdoni lo sfogo, saluti

Giuseppe Panero - Cavallermaggiore