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Al direttore

«Realizziamo un cimitero per i nostri amici animali»

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata al sindaco Giulio Ambroggio:

Carissimo signor sindaco,

anche se a pelle non siamo in sintonia, forse per caratteri opposti, forse per ideologie politiche e culture diverse, forse per che sei infastidito dalle mie precedenti iniziative, ma essere propositivo per la mia città lo sento come un dovere di cittadino e di questo me ne scuso. Fatte le premesse ti lancio questa nuova idea. Mi riferisco alla creazione a Savigliano di un cimitero per animali d'affezione. A onor del vero è dal lontano 2016 che ci lavoro sopra, ancor quando il tuo predecessore mi offrì fin da subito la collaborazione per la realizzazione. E mi parve giusto all'epoca chiedere ai cittadini, con una semplice raccolta firme, se gradivano ed erano favorevoli o meno alla idea. Raccolsi in una domenica oltre 500 firme. A distanza di tre anni sono a riproporti il tutto, ma per iniziare è fondamentale avere da parte del Comune da te amministrato collaborazione, intesa come la concessione di un'area, di un terreno. Ho identificato due aree comunali che potrebbero essere una giusta location, dopo le opportune verifiche dell’Asl: la prima situata di fianco al parcheggio sterrato del cimitero, tra la casa degli ex custodi fino alla statale, la seconda in Via Alba dove è stata recuperata area vicino al Mellea e dove mi pare tu volevi fare un’area dedicata per gli animali, come quella già esistente in Piazza D'Armi. Concedere il terreno sarebbe il primo e più importante step per iniziare a sviluppare il progetto. Con la speranza della tua collaborazione nel concedere area dedicata, ti dimostrerò successivamente con una raccolta firme popolare che non è un capriccio “personale”, ma un progetto gradito a molti saviglianesi e non. In termini elettorali il mio singolo voto conta poco quello di molti vale tanto. Se vuoi deludermi per l'ennesima volta vedi tu, quello che ti chiedo è non deludere i saviglianesi. Per il resto, intendo la parte economica, non ti preoccupare, vedrai che se le idee sono buone e apprezzate dalla comunità tutto il resto viene di conseguenza. Mi auguro nello sviluppo positivo della proposta. Sarebbe ed è un gesto di civiltà e una forma di rispetto nei confronti degli animali che amiamo molto e tu ne sei testimone reale . I saviglianesi amano gli animali, il sindaco anche, ma allora andiamo a realizzare! Uniamo le forze e collaboriamo e tutto si può. Qui non conta essere di destra, di sinistra o centro: qui conta amare gli animali e fare qualcosa anche per loro. Auspico anche la collaborazione di tutte le forze politiche cittadine. Resto in attesa di un tuo gentile riscontro e disponibile come sempre alla collaborazione per il raggiungimento della meta. Essere propositivi è per una comunità un valore aggiunto io credo. Voglio sperare che per te non sia un disturbo, anche se il dubbio un po’ mi assale visto il recente passato.

Cordialmente Claudio Ferrero – Savigliano

«Un filmato per raccontare la Caramagna di ieri»

Caro direttore,

voglio segnalarti e segnalare ai lettori un’iniziativa particolare che porta all’onore della cronaca il paese di Caramagna. Gino Osella ha pubblicato su YouTube un filmato di 40 minuti con immagini di Caramagna che vanno dal 1975 al 2002. Come sempre Gino ha fatto breccia. L'immensa voglia di conoscere, di raccogliere, di documentare, di filmare e di fotografare, di pubblicare oltre che ad incasellare tutti in un immenso albero genealogico di famiglie, cognomi e provenienze, l'ha portato a rendere disponibile un documento curioso per la comunità di Caramagna. I filmati eseguiti su pellicola Super8 sono stati riversati in digitale. La pubblicazione su YouTube è stata curata dal bravissimo Giacomo Olivero, un giovane e valente punto di riferimento dell'organizzazione “L'albero grande” di Caramagna. Il filmato è stato assemblato con 2 spezzoni. Il primo a passeggio per le strade ed i "cantun" di Caramagna con un curioso spaccato estivo di vita vissuta, di luoghi e di gente semplice ma indaffarata, molti dei quali allora ancora giovani ed attivi, oggi scomparsi. Paese leggermente migliorato ma perfettamente riconoscibile nei suoi tratti. Filmato eseguito nell'anno 1975, quando Gino aveva 16 anni. Il secondo spezzone del 2002 riguarda una lunga intervista con Giovanni, il capostipite della famiglia dei Barbero, da tempo immemorabile legati indissolubilmente alla tenuta del Merlino, della quale ci racconta un po' di storia e di vita vissuta. La tenuta del Merlino, passata recentemente di mano, ha la parte "civile" che versa purtroppo in cattivo stato di conservazione per incuria. L'esteso immobile, negli ultimi anni in cui non è più stato ne abitato ne presidiato, ha subito le attenzioni di vandali e dei soliti predatori senza scrupoli. Il desiderio di Gino sarebbe quello che attraverso il filmato, il caseggiato del Merlino, potesse rinascere un giorno a nuova vita come una fenice e che i moltissimi discendenti delle famiglie che in ondate successive lasciarono Caramagna per le Americhe potessero, vedendo i luoghi sul web, rinsaldare un legame di nostalgico affetto con il loro paesino di origine e da cui partirono i loro nonni in cerca di lavoro e possibilmente di un po' di fortuna. Legame comunque mai venuto meno e continuamente ravvivato, dal gemellaggio con Alicia fino ai viaggi di interscambio abbastanza frequenti. Grazie Gino per il tuo impegno continuo.

Oreste Becchio – Caramagna

«L’ambiente deve essere la priorità della Regione»

Riceviamo e pubblichiamo:

Ci auguriamo che le grandi questioni ambientali siano al centro dell'impegno della Regione Piemonte per i prossimi anni, consapevoli del fatto che la sfida ai cambiamenti climatici e la riduzione delle emissioni di CO2 sono le grandi questioni che vanno affrontate a livello globale, partendo però da azioni territoriali. Siamo disponibili fin da subito al confronto e alla collaborazione. L’adattamento ai cambiamenti climatici è la vera grande sfida del tempo in cui viviamo. Per vincerla, dobbiamo rendere le nostre città più resilienti e sicure, cogliendo l’opportunità di farle diventare anche più vivibili e belle. E’ necessario prendere consapevolezza dei limiti che la natura ci impone e trovare in questi la chiave di volta per un diverso modello di sviluppo, dare gambe e concretezza a questo percorso. La proposta ambientalista è un contributo concreto per uscire dalla crisi economica, per creare lavoro in un’economia a basse emissioni di CO2, per ricostruire un Paese nella legalità e in un nuovo spirito etico. Siamo convinti che le politiche ambientali siano da considerarsi in modo sistemico rispetto ai temi dell’integrazione, della lotta alle povertà e alle mafie, delle politiche giovanili e del lavoro, dello sviluppo economico e culturale. Sono tanti i temi di cui Legambiente si occupa e di cui speriamo di avere presto occasione di confronto.

Fabio Dovana, presidente di Legambiente e Valle d’Aosta

«Tutti lasciano in Oasi un pezzo del proprio cuore»

Egregio Direttore,

come Presidente di Oasi Giovani onlus vorrei condividere con lei e con i suoi lettori una bella testimonianza di affetto e riconoscenza che è giunta agli operatori del nostro Centro Educativo da parte di una giovane donna ormai adulta e realizzata, di nome Majlinda, che ricorda con affetto e riconoscenza gli educatori che l’hanno accolta, seguita e supportata al suo arrivo in Italia. La lettera, che viene riportata di seguito, dimostra come il Centro Educativo Postscolastico sia un luogo di condivisione, di accoglienza e di crescita, dove può capitare che una ragazzina appena arrivata in Italia trovi educatori dalle capacità umane e relazionali che la aiutino nel percorso non sempre facile di inserimento in una realtà nuova e scopra di possedere qualità, talento e forza che la porteranno a raggiungere traguardi importanti… questa è la storia di Majlinda…

“Io sono Majlinda e al momento vivo a Bruxelles dove lavoro in qualità di Communication and Public Relations Officer presso il Direttorato di Cooperazione e Sviluppo Internazionale della Commissione Europea. Mi sono trasferita 4 anni fa. Al contempo mi sono iscritta a un master serale di un anno in Business Management presso l’Università ULB a Bruxelles. Ho già un master in Scienze Politiche, Cooperazione e Sviluppo Internazionale presso La Sapienza di Roma. Questa decisione é dovuta alla mia curiosità e necessità di imparare e approfondire, sempre. É un po’ faticoso al momento perché ho lezione cinque sere a settimana per 3/4 ore, subito dopo lavoro, ma l’entusiasmo supporta la stanchezza, sono felice. La mia professione di attrice ha subito un momentaneo arresto, dopo il film dell’anno scorso, Nome di Donna di Marco Tullio Giordana, dovuta a questa nuova avventura che mi sono voluta regalare. Ne ho parlato con la mia agente, Rosangela, che mi segue sin dall’inizio della mia carriera, lei mi conosce molto bene e mi appoggia. Che dire, per ora sono qui, vedremo cosa mi riserverà il futuro e quali saranno le mie prossime curiosità ed aspirazioni. Torno a casa dalla mia famiglia e amici quando posso e percorro sempre quelli che sono i passaggi simbolo del mio percorso : il doposcuola dove nei primi tre anni in Italia ho imparato la lingua, mi sono costruita le prime amicizie, e dove sono stata affiancata nell’apprendimento da insegnanti dalle qualità umane e professionali che rispetto e amo molto, Silvia, Cristina (del mio cuore), Eliana… Se non sono stata bocciata in quegli anni difficili é stato decisamente merito loro. Ricordo i riassunti, con parole semplici, dei testi scolastici, per me incomprensibili che Cristina e altre sue colleghe e volontarie mi preparavano. Ricordo perfettamente l’angoscia che avevo quando non capivo le parole che mi venivano rivolte in un qualsiasi discorso. Ricordo le tante volte in cui ho pianto per le difficoltà e il profumo buonissimo degli abbracci di Cristina e di Silvia. Ricordo la loro pazienza e il loro amore e la capacità di farmi sentire amata, voluta in quella scuola. Io che mi sentivo così da meno di tutti gli altri bambini, più intelligenti ai miei occhi, con più amici, più spontanei nel socializzare, meglio vestiti di me, più sicuri in se stessi. Da quell’esperienza ne sono uscita decisamente più forte perché sono stata accompagnata dai miei genitori, dalle insegnanti del doposcuola e anche dagli insegnanti delle medie. Ho avuto il coraggio di fare il liceo scientifico e poi l’università. Non é stato facile, tuttora non lo é, ma non pretendo che lo sia. Voglio solo sottolineare che una ragazzina timidissima e insicura quale io ero ai tempi, ha potuto avanzare nella vita grazie al supporto che ha avuto nel suo percorso da persone che fanno il loro lavoro con amore e senso etico, dalla famiglia e dagli amici che ha potuto incontrare nel nuovo paese che l’hanno accettata per quella che era. Tutti abbiamo bisogno di essere aiutati e quindi dobbiamo aiutare il prossimo per avere una società migliore, che rappresenti al meglio l’essere umano nella sua bellezza”. Con affetto Majlinda

La ringrazio per lo spazio dato sul suo giornale a questa bella dimostrazione di gratitudine ed affetto nei confronti di educatori che svolgono il loro lavoro con professionalità e competenza senza tralasciare l’aspetto altrettanto importante della costruzione di una relazione, che si basa sulla fiducia e sul prendersi cura dell’altro e che permette di creare legami che dureranno nel tempo.

Gianfranco Saglione - presidente Oasi Giovani

«Alpini: si sotterrino le armi senza troppe storie»

Riceviamo e pubblichiamo:

Mi ricordava sempre mio nonno “parotu” che “el tort e la landa venu nen da l'istesa banda”. Traduco: il torto e la lamentela non vengono dalla stessa parte, ovvero ce n'è un po' di qua ed un po' di là. Se circa due anni addietro è successo lo sgradevole incidente nella sezione ANA di Savigliano, appena usciti i risultati delle elezioni anticipate, ciò dimostra che l'ex presidente Secondo Cavallo, messo in solenne minoranza, senza alcuno dei suoi simpatizzanti nel direttivo, ovvero 1, lui solo, a 6, si rese conto “Qui gatta ci cova”, ovvero “Questi non sono scherzi da alpini...”. Di qui la sua sfuriata, ben illustrata nell'articolo uscito a proposito sull'ultimo numero de “Il Corriere”, per la quale ancor oggi si pretendono le scuse da chi gli fece il “pacchetto”. E le prove di tale gestaccio usatogli sono state poi ritrovate e conservate. Se la Sezione di Cuneo ha, come riferiscono nella lettera i maggiorenti della vecchia sezione di Savigliano, “incredibilmente ratificato la formazione del nuovo gruppo” è perché tali prove esistono e i responsabili della sezione di Cuneo ne hanno preso visione. Quindi le baionette di guerra dovrebbero essere sotterrate da entrambe le sezioni senza troppe storie. Attendendo un anno e mezzo, infatti, si sarebbe alla sezione ANA di Savigliano arrivati alla scadenza del mandato. Le correnti all'interno della stessa si sarebbero venute a costituire, ma senza una maggioranza schiacciante, in modo da non offendere clamorosamente nessuno. L'attesa della fine del mandato non c'è stata, non so perché, così tutto è precipitato sortendo il rischio, prima inaspettato, poi avveratosi della formazione di un'altra sezione a Savigliano degli alpini. Ma con l'età che le penne nere hanno sulle spalle, quanta prospettiva di vita hanno le sezioni? Di qui a dieci anni che ne sarà delle sezioni a Savigliano? La cosa più intelligente sarebbe un ricambio generazionale nel direttivo, ovvero lasciare le leve di comando a persone che non hanno vissuto rancori, per adire con serenità ad una fusione. Dispiace, infine, pensino, come figura nel loro articolo, che da parte nostra si sia “voluto riaprire la polemica”. È stato frainteso il senso del semplice invito, fatto pervenire direttamente alla locale sezione, di collegarci per il viaggio commemorativo al colle di Nava. Forse si è mal interpretata la nostra comunicazione alla sezione di Cuneo, quando abbiamo letto che da parte loro si voleva fare contemporaneamente un viaggio, trascurando il nostro invito ad unirci. Due autobus sono più costosi, non è certamente una scelta intelligente e non è soprattutto degna degli alpini d'Italia. Soprattutto tale iniziativa congiunta avrebbe potuto essere un inizio di riconciliazione nel ricordo dei Caduti. Se il nostro comportamento, qui illustrato, è visto come occasione per riaprire una polemica, a questo punto c'è paura a salutarsi.

Ferruccio Orusa – Saviglian