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Al direttore

«Per la Granda lasciate solo le briciole dal Governo»

Riceviamo e pubblichiamo:

In questi giorni ho appreso che un decreto del Ministero degli Interni ha assegnato alla Provincia di Cuneo un contributo di 1.156.0000 di euro per investimenti dedicati alla messa in sicurezza di viabilità ed edilizia scolastica. C’è chi si è vantato della notizia, sbandierandola sui giornali come un successo dei partiti al Governo. Ma per chi, come me, lavora ogni giorno per questo Ente, è stata in realtà solamente una grande delusione. A Cuneo sono state infatti riservate solo briciole dei 250 milioni di euro stanziati per le 76 Province italiane delle Regioni a Statuto ordinario. Una grande amarezza, un risultato mortificante per il lavoro di riduzione della spesa fatto in questi anni e per il nostro territorio. Il criterio di ripartizione è molto complicato ma, per riassumerlo in parole povere, sono state assegnate maggiori risorse a quelle Province che, prendendo come riferimento il triennio 2010/2012, presentavano una maggior riduzione delle spese per strade e scuole e maggiore incidenza dei prelievi effettuati dallo Stato sulle risorse proprie. Se teniamo conto che la Provincia di Cuneo è la 4ª in Italia per estensione territoriale, la 2ª come numero di Comuni e la 29ª come numero di abitanti, che il nostro territorio provinciale all’80% è montano, anche se nelle Terre Alte vive solo il 30% della popolazione, e che quindi abbiamo costi per lo sgombero neve e di riscaldamento per le scuole certamente superiori a tante altre Provincie, è facile dedurre che in “Granda” sono arrivate solo le briciole. Chi, come noi, è riuscito ugualmente a far fronte alla difficile situazione grazie ad avanzi di gestione e contributi della Regione e adottando politiche di decisa contrazione della spesa corrente per garantire il pareggio di bilancio, è stato fortemente penalizzato. Non dimentichiamo infatti che in questi anni la Regione ci ha aiutati: essere riusciti ad esempio a recuperare una parte delle risorse tagliate in modo indiscriminato durante il Governo Cota ci ha dato una grossa mano. Ma abbiamo anche razionalizzato, ridotto e risparmiato, grazie ad un lavoro di squadra promosso dal Presidente Federico Borgna. Tutto questo lavoro però si è rivelato poco utile. In Italia essere virtuosi non paga mai. Ed anche il nuovo corso politico “del cambiamento” Lega-5 Stelle non ha voluto smentire questa regola. L’anno scorso le risorse ripartite erano state 317 milioni di euro (per Cuneo 2.527.000) ed anche se il risultato non era stato del tutto soddisfacente, l’impatto era certamente diverso rispetto a quello di quest’anno. Le responsabilità di questo atto del Governo, ad onore del vero, si devono anche condividere con il “Sindacato” delle Province che ha avallato questa decisione. Non nascondo che la riforma Delrio ha lacune e criticità che ho sempre evidenziato ed è per questo che, a mio parere, a quasi 5 anni dall’approvazione sia necessario un tagliando. Anche la Lega a suo tempo aveva promesso modifiche sostanziali, come il ritorno all’elezione diretta dei cittadini, ma per adesso non ci sono novità all’orizzonte. In questo momento serve un’azione politica forte, condivisa con altre Province, per chiedere che siano modificati i parametri di riferimento, soprattutto per le prossime annualità. Già lo scorso dicembre il Presidente Borgna aveva inoltrato a tutti i parlamentari della Provincia una proposta di emendamento alla Finanziaria che prevedeva parametri diversi, meno penalizzanti per la Provincia di Cuneo. Purtroppo però l’emendamento non è mai stato discusso. Al posto di criteri costruiti probabilmente ad arte per premiare qualcuno, si dovrebbero adottare criteri oggettivi: la popolazione, i chilometri di viabilità provinciale ed il numero degli alunni delle scuole superiori. Se poi serve un fondo per chi aiutare le Province che sono in dissesto, parliamone, ma non per questo si deve penalizzare eccessivamente chi ha amministrato bene. I cuneesi non se lo meritano.

Milva Rinaudo – consigliera provinciale

«Troppo caro l’abbonamento dei parcheggi blu»

Egregio Direttore,

ci lasci lo spazio per fare il punto sugli annunciati parcheggi blu, quelli a pagamento, a Racconigi. Avevamo visto giusto la sera in cui, in Consiglio Comunale, era stato illustrato tale provvedimento. Una fissa del consigliere Domenico Annibale, il resto, teste basse e significativi silenzi. Avevamo visto giusto perché ora che l’Amministrazione si appresta a partire sul serio su questo tema, il Sindaco Oderda ritiene giusto “affidare al Consigliere Domenico Annibale le deleghe sulle seguenti materie, finora detenute dal sottoscritto Sindaco: Circolazione stradale, in relazione all’attuazione di progetti strategici, sosta e relativa vigilanza e organizzazione”. Tradotto: gestisciti tu sta patata! Battute a parte, in tutto questo discorso ci preoccupa soprattutto l’improbabile rilancio commerciale della Città prospettato dall’Amministrazione grazie all’introduzione dei parcheggi a pagamento. Intanto, dati di fatto, numeri reali, una mezza dozzina di esercizi commerciali stanno per chiudere, qualcuno anche in pieno centro storico. Ultima nota sul prezzo dell’eventuale “abbonamento” annuo in sosta blu. Duecentoquaranta euro, quattrocento ottantamila vecchie lire, non saranno una cifra significativa per i benestanti e gli imprenditori che guidano la macchina comunale, ma sono soldi per chi sbarca giornalmente il lunario. Per chi non possiede box e ricoveri auto nel centro, insomma, per i cittadini più disagiati e meno abbienti. Cordiali saluti.

Circolo del Partito Democratico di Racconigi

«Via Torino troppo stretta: i miei balconi a rischio»

Egregio Direttore,

Chiedo cortesemente ospitalità sul suo giornale per esporre il mio pensiero sulla viabilità di via Torino. In data 2 gennaio 2019 un autocarro urtava per l’ennesima volta il mio balcone, che si trova appunto in via Torino 20/22: un modiglione abbattuto e tanto spavento per i passanti. Da quando sono stati costruiti i mini-marciapiedi, questo tipo di incidente si è verificato per ben sei volte: due modiglioni sono stati abbattuti, uno è stato messo fuori dalla sua sede e per tre volte gli spigoli delle lastre di pietra sono stati colpiti, causando seri danni, al punto di doverle sostituire per maggior sicurezza. Nel 1998, in seguito a uno di questi incidenti, inviai una lettera all’allora sindaco Sergio Soave, il quale con premura ordinò il posizionamento dei dissuasori in pietra che fino a poco tempo fa hanno fatto un bel servizio di protezione. Ad un tratto però tali dissuasori sono spariti e, stranamente, in Comune nessuno sa che fine abbiano fatto. Come se non bastasse, il Comune ha posizionato sul lato opposto della strada un portabici, che comporta una riduzione della carreggiata di due metri abbondanti. Di conseguenza la viabilità viene spinta forzatamente sull’altro lato (quello dei mini marciapiedi, per intenderci), con le evidenti conseguenze (si tenga presente che stiamo parlando di uno dei punti più stretti di via Torino). Dopo tutti questi inconvenienti ci viene da tirare un bel sospiro di sollievo poiché per fortuna nessuna disgrazia grave è finora capitata a qualche passante. Tuttavia non bisogna abusare della fortuna. Non voglio pensare al peso enorme di quei modiglioni! In caso di disgrazia, su chi ricadrebbe la responsabilità? La viabilità si può considerare sicura? Dopo il verificarsi di questi eventi poco piacevoli, sarebbe cosa utile e auspicabile che chi di dovere provvedesse almeno a ripristinare le protezioni preesistenti, al fine di tutelare i passanti, la mia persona ed evitare che, per un errore di progettazione, l’ente pubblico arrivi addirittura a richiederci il pagamento dei dissuasori con la relativa tassa di occupazione di suolo pubblico A noi non rimane che rimettere insieme i cocci e sperare nella buona soluzione del problema.

Lettera firmata – Savigliano

«Grazie Bimbomaggio, ci prendiamo una pausa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Cari bambini e ragazzi del Bimbomaggio, siamo una parte del gruppo BIMBOstaff e desideriamo salutarvi ma, soprattutto, ringraziarvi per aver sempre partecipato numerosissimi ad ogni edizione. Il grande entusiasmo che avete sempre dimostrato, l’affetto che ci avete trasmesso e i magici momenti trascorsi insieme a voi (dalle prove alle serate, dalle gite alle pizzate), saranno per noi il ricordo più bello di questa esperienza. Ci rivolgiamo anche alle vostre famiglie, ringraziandole per la stima e la fiducia che hanno sempre riposto in noi in tutti questi anni. È arrivato il momento di prenderci una pausa. Vi auguriamo di avere sempre lo spazio per essere voi stessi, il tempo per “esibirvi” sul palcoscenico della vita e la voglia di condividere esperienze di crescita. Un grande abbraccio!

Andrea Pelassa, Marco Pioppi, Alessia Grillo, Silvia Pelassa, Diego Teora, Valentina Vullo, Pier Bellino, Martina Olivero, Mauro Lo Pumo, Ramona Abbà, Monica Bertaina, Aicha Chiavassa, Martina Angius, Anna Panero, Ivan Data, Paolo Pelassa, Deborah Gramaglia, Andrea Pettiti, Alberto Pelassa, Marco Mucaria, Paola Brizio, Maria Teresa Mucaria, Francesco Maiorano, Giusy Maiorano, Arianna Testa, Sara Eula, Eleonora Garino, Franca Cavallo, Pinuccia Osella, Michele Ronco, Mario Testa, Cristiana Gonella, Claudio Testa, Valeria Testa, Aldo Pelassa

«Non è colpa nostra se Terre dei Savoia non vuole il museo»

Egregio Direttore,

siamo le sette operatrici museali del Museo Civico A.Olmo-Gipsoteca D. Calandra e vorremmo approfittare delle pagine del Suo giornale per far sentire la nostra voce e la nostra versione dei fatti, dal momento che in più di una occasione siamo state chiamate in causa nella delicata questione dell'esito della convenzione di gestione del suddetto Museo. Cerchiamo di riassumere la nostra storia: siamo sette operatrici in forza al Museo da diverso tempo, alcune di noi vi collaborano da più di dieci anni, col tramite delle Cooperative che, di bando in bando, si aggiudicavano la gestione del servizio di accoglienza e guida. L'ultima di queste, “Le Macchine Celibi” (con sede a Bologna), ha concluso il suo mandato a fine agosto 2018. La Cooperativa dunque gestiva, tramite una di noi scelta come diretta referente, i nostri pagamenti, i turni e le eventuali coperture delle assenze della custode. Con l'avvicinamento della scadenza del bando e del di poco successivo pensionamento della Direttrice Dott.ssa Belmondo, già dalla primavera si rumoreggiava sulle sorti del Museo e nostre, ma ancora a luglio, a un mese o poco più dalla chiusura della gestione di “Le Macchine Celibi” nulla era stato detto e definito. A metà luglio abbiamo richiesto una riunione: presenti tutte noi, il Sindaco, l'Assessore e il dott. Buscatti. A questa riunione ci è stato assicurato che avremo potuto continuare a svolgere il nostro servizio all'interno del Museo: fino a dicembre come collaborazione diretta col Comune e successivamente con la Cooperativa o Ente che si sarebbe aggiudicata la gestione non solo del Museo Civico, ma anche degli altri poli di interesse turistico della città, dal momento che la volontà del Comune, così ci venne allora detto ed è stato recentemente ribadito, è di creare un sistema integrato di proposte “turistiche”. A ottobre la dott.ssa Belmondo ha raggiunto la pensione, il suo ruolo di Direttore competente e formato in materia di conservazione, tutela e ricerca all'interno di un bene storico quale il Museo e dei beni artistici, archeologici ed etnografici in esso contenuti, ad oggi non è stato di fatto rimpiazzato. Fino a fine anno abbiamo continuato a collaborare con le solite modalità: la nostra referente organizzava i turni, il fine settimana in Museo erano presenti due guide insieme alla custode che si occupava della biglietteria. Il Museo, come tutti i saviglianesi ben sapranno, è grande e complesso, e così, come d'abitudine, mentre una collega guidava i visitatori, l'altra si occupava della logistica. A inizio dicembre nulla sapevamo del nostro futuro: ci era stata promessa la possibilità di continuare la collaborazione, ma in quali modalità? Il 2 dicembre la nostra referente ha mandato al Comune una e-mail con richiesta di spiegazioni: nessuna risposta. Dovendo organizzare le nostre disponibilità per il mese successivo la nostra referente si è recata al Museo e lì ha scoperto che... inutile organizzare i turni, non servivano più: da gennaio altri si sarebbero occupati del servizio di guida ed accoglienza. Era il 13 dicembre: abbiamo chiesto, sempre tramite e-mail, incontri e chiarimenti... ci viene data udienza solo il 28 dicembre, dopo il Consiglio Comunale del 20 dicembre (al quale si era presentato un gruppo di noi per cercare di avere un incontro con l'Amministrazione, ottenendo così l'appuntamento per la riunione). Durante quei 15 giorni, ovviamente, non siamo state a guardare rassegnate il nostro destino dall'alto di una torre, in attesa di essere salvate da qualche valoroso cavaliere, ma abbiamo cercato di smuovere le acque e di accendere i riflettori sul nostro caso: in quel momento ci siamo sentite prese in giro da una promessa non mantenuta, svalutate dall'assenza di comunicazione da parte dell'Amministrazione, che non ha trovato il modo di avvertirci con un minimo di preavviso dell'avvicendarsi degli eventi. Nessuno ci doveva niente: non siamo dipendenti, siamo collaboratrici. Ma siamo professioniste: a nostro parere ci era dovuto dopo anni di collaborazione il riguardo del caso, il rispetto per la nostra professionalità e anche, perché no, un minimo di cortesia. Pertanto, per evitare che la questione cadesse nel silenzio, poiché silenzio in casi come questo significa non solo presa atto dello stato dei fatti, ma anche assenso alle decisioni altrui, con i mezzi a nostra disposizione e sempre lecitamente abbiamo cercato ogni modo per porre in risalto la nostra situazione, anche e soprattutto nei Consigli Comunali dove queste decisioni dovevano essere discusse. Come è andata a finire la questione tutti lo sanno. Noi ancora una volta siamo contrariate da come le nostre rimostranze siano state strumentalizzate: sulle pagine dei giornali e dichiarazioni a vario titolo siamo diventate la causa della rinuncia all'affidamento da parte di Terre di Savoia. Non entriamo nel merito, non ci compete, ma neanche vogliamo essere i capri espiatori di questo esito. Quando, nel corso dell'ultima riunione con l'Assessore Senesi e col dott. Buscatti (in data 29 gennaio), ci siamo lamentate di come le nostre richieste all'Amministrazione siano state strumentalizzate, noi intendevamo proprio ribadire di non voler essere tirate in ballo come causa della rinuncia dell'affidamento (come si leggeva, appunto, nelle dichiarazioni sui giornali), lo sottolineiamo qui ancora una volta. Certamente lungi da noi, come invece è stato detto nell'ultimo Consiglio, fare questo tipo di rimostranze nei confronti di chi, al contrario, ci ha dato voce e ha dato risalto alla nostra causa. Al momento, ancora una volta, attendiamo l'evolvere degli eventi. Veniamo contattate a turno dalla Segreteria del Museo per coprire alcune aperture che non possono essere gestite dal personale interno, ma sappiamo che si tratta di un periodo transitorio e quale sarà il futuro del servizio lo vedremo nei prossimi mesi. Speriamo, con la presente, di aver chiarito la nostra posizione e i fatti che ci hanno riguardate. Grazie.

Le sette operatrici del Museo Olmo