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Al direttore

«Ci salviamo soltanto se agiamo collettivamente»

Egregio direttore,

a qualche giorno dalle elezioni credo sia opportuno declinare qualche riflessione a livello locale. Certo la campagna elettorale è sempre una bella e coinvolgente esperienza, specie se vissuta intensamente e generosamente. In questi ultimi cinque anni, in Regione si sono inoltre ottenuti risultati importanti e significativi. Tutto questo non è però sufficiente per archiviare il risultato ed uscirne a testa alta. L’attuale assetto organizzativo del centro sinistra è adeguato a governare efficacemente i territori e a vigilare sul governo regionale costruendo al contempo l’alternativa alla prossima sfida elettorale? Riusciremo a riorganizzare la nostra presenza nelle aree marginali, specie quelle rurali e montane, mantenendo i contatti e la capacità di confronto col governo regionale? Perché le forze europeiste, che hanno mantenuto il timone dell’Unione Europea, hanno invece fallito a livello regionale e locale? Ha ancora senso che tante formazioni politiche scelgano di competere autonomamente invece di impegnarsi in una proposta strategica? C’è un grande patrimonio di esperienza e di militanza disinteressata che non vanno disperse e possono anzi essere la base da cui rilanciare una proposta politica larga, inclusiva, attraente. Il sistema istituzionale scricchiola nelle aree periferiche: la transizione da provincia ad area vasta è infinita, le unioni non hanno sostituito efficacemente le comunità montane, le competenze dei singoli comuni sono troppo asfittiche rispetto alla dimensione minima che ci si deve dare per gestire efficacemente i sevizi e tentare la risoluzione dei problemi che l’attualità ci pone. Si può forse arginare lo strapotere leghista partendo proprio dalle periferie, dalle aree marginali, dai problemi reali delle nostre comunità e dalle aspettative dei nostri concittadini. Opponendo cioè ad una semplice narrazione, una soluzione: non la soluzione, ma almeno una. Concreta. Credibile. Il vecchio modello dei partiti distinti e concorrenziali tra loro ha forse esaurito la sua funzione. Può essere utile immaginare un nuovo processo politico che attivi le forze migliori delle nostre comunità, stimolandone la contaminazione sulla base di un catalogo minimo di valori condivisi e non negoziabili. Un processo coinvolgente che possa attrarre i molti che non si riconoscono in organizzazioni politiche esistenti, ma che rifiutano il decadimento del dibattito pubblico e lo sgretolamento di quella base valoriale comune che garantisca almeno la convivenza tra diversi. Evitiamo l’impostazione ideologica che propone una ripartizione gerarchica e identitaria dei diritti e delle opportunità e riuniamo le persone di buona volontà che vogliono rafforzare una società solidale. Ripensiamo una politica sociale coinvolgendo anche il privato per dare risposte alle inquietudini di una società precarizzata e timorosa. Il vecchio welfare è ormai inadeguato ad intercettare i bisogni del ceto medio che, seppur impoverito, resta escluso dalla rete di protezione tradizionale. Non sono mancati gli errori, ma un modello di riferimento c’è ed è la rete di amministrazioni locali che, nel marasma generale, rappresenta uno dei pochi elementi di tenuta del sistema. Gli amministratori locali non si sono mai tirati indietro, nemmeno davanti a difficoltà ed imprevisti: presenza costante, attenzione e risposte certe, sono gli elementi caratteristici di una buona politica, attiva, coinvolta, efficace. Mettiamo queste esperienze a disposizione perché possano contribuire ad una stagione politica fatta di impegno pubblico coerente e responsabile. Forse dalle comunità e dai territori può partire la rigenerazione della democrazia italiana. Da qui possiamo ripartire per garantire un futuro felice, costruito attraverso il coinvolgimento di tante amiche e tanti amici che possono e vogliono dare un contributo affinché ci si salvi da questa deriva generale che trascina tutto verso il basso. I bisogni vanno affrontati e non strumentalizzati. Occorre grande equilibrio e senso di responsabilità, non propaganda continua, impastata di banalità e rancore. Occorrono tempo, passione, competenza, visione, umiltà, per capire che il mondo cambia velocemente e che non possiamo arroccarci, ma dobbiamo cambiare continuamente anche noi. Aldo Moro diceva che una politica “che non si rinnovi con le cose che cambiano, che non sappia collocare ed amalgamare nella sua esperienza il nuovo che si annuncia, il compito ogni giorno diverso, viene prima o poi travolto dagli avvenimenti, viene tagliato fuori dal ritmo veloce delle cose che non ha saputo capire ed alle quali non ha saputo corrispondere”. Opponiamo alla narrazione triste e cupa, che la Lega sta dispiegando in tutto il Paese, la nostra rete di relazioni personali, di impegno, di volontariato civico nelle istituzioni, nell’associazionismo, nel lavoro, nella scuola, nell’impresa: c’è un mucchio di brava gente che fa un sacco di belle cose. Restiamo uniti. Restiamo insieme. Perché solo insieme si può resistere al decadimento della politica. A chi cerca potere offriamo servizio! C’è posto per tutti nel Paese che vogliamo, perché non inseguiamo poltrone, ma ci prendiamo cura della nostra comunità. E basta con questo miscuglio di cattivismo e pauperismo di maniera, misti ad approssimazione politica. È il momento di rinsaldare una comunità che a livello nazionale sembra essersi spaccata, ma nel piccolo sa ancora coniugare la pluralità dei punti di vista ed il confronto tra chi ha idee e sensibilità differenti. “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Ripartiamo da un grande dibattito pubblico ed aperto che ci consenta di individuare le ragioni profonde dello stare insieme. Un laboratorio d’idee per le nostre terre che diventi anche un laboratorio politico per le forze democratiche e progressiste, dapprima di questa provincia e poi chissà.

Mauro Calderoni – sindaco di Saluzzo

«Serve oculatezza nel gestire il verde pubblico»

Gentile direttore,

desidero associarmi alla lettera sulla “capitozzatura degli alberi”, pubblicata il 5 giugno sul suo settimanale, dove si denuncia l'incompetenza delle Amministrazioni nella gestione degli alberi, in particolare nei viali cittadini ed ultimamente anche lungo le sponde dei torrenti e corsi d'acqua. L'uso della motosega indiscriminata è la mancanza di capacità di gestire dei sindaci ed assessori, i quali dovrebbero interpellare persone competenti prima di procedere al maltrattamento delle piante; innanzitutto questi lavori non si devono fare in primavera, quando le piante già germogliano, ma devono essere eseguiti durante l'inverno quando la natura riposa, tanto più che stiamo vivendo un cambiamento climatico con temperature elevate anomale per le nostre aree. Un cattivo esempio è quello eseguito sul viale di Racconigi, altri lavori insensati si sono visti in Valle Po e Val Caraita con mucchi di rami e ritagli ammucchiati sulle rive con gravi pericoli d'incendi. Le ragioni di ridurre i costi per la manutenzione delle aree verdi sono ancora da verificare sia a breve che a lungo termine.

Giovanni Fissore – Cavallermaggiore

«Ma i grillini non avevano abolito la povertà?»

Riceviamo e pubblichiamo:

Nella vita mi sono imbattuto più volte in situazioni che mi hanno indotto stupore. La lettera pubblicata su questo a firma Antonello Portera fa parte delle suddette situazioni. Premesso che condivido buona parte di quanto scritto in quella lettera, mi stupisco che i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle vedano ancora la povertà. Ma non era stata abolita dal loro leader con annuncio solenne alla popolazione? Evidentemente non è così! La verità è che non è possibile abolire la povertà ma bisogna adoperarsi per ridurla e quando questo non è possibile, bisogna accettarla, accoglierla e rendere dignità ai poveri. L’attuale governo non sta mirando ad occuparsi delle istanze dei poveri ma bensì di quelle che arrivano da chi rifiuta i poveri e li vuole lontano dalla propria vista. Essere poveri non è una colpa, anzi noi italiani dovremmo esserne coscienti prendendo esempio da Giovanni di Pietro di Bernardone, divenuto santo per aver lasciato tutte le sue ricchezze per vivere da povero. Tra tanti e sconosciuti ricchi borghesi del suo tempo, dei quali nessuno ricorda più nulla, lui divenne il santo più venerato della storia e che tutti ricordiamo con il nome di Francesco d’Assisi che viveva di sola elemosina. Oggi, grazie anche alla martellante campagna propagandistica, si guarda al mendicante con disprezzo, quasi che mendicare sia una colpa e non una scelta di necessità. È pieno il mondo di ricchi con le pance piene che parlano di come riempire le pance vuote dei poveri, non coscienti del fatto che le pance vuote restano tali proprio perché non si dà voce ai quei poveri che potrebbero suggerire i modi per riempirle. Ha ragione Portera nel dire che Salvini non sta facendo nulla per i poveri e mi viene da citare Antonio Albanese quando, nelle vesti di Cetto La Qualunque, dice: “È ora di finirla con sta storia dei poveri e bisognosi, capita, può capitare, e cosa intendo fare io? una beata ……”. Salvini non parla mai di poveri, come se gli italiani fossero solo gli evasori ai quali ha fatto il condono o quelli che guadagnano oltre centomila euro l’anno e ai quali vuole ridurre le tasse, ma i poveri ci sono, anche italiani e in qualche modo devono mangiare. Se invece di colpevolizzare queste persone, cominciassimo a restituirgli la dignità dovuta, forse potremmo aiutarli a recuperare almeno l’autostima, invece li condanniamo a spostarsi dieci metri più in là perché altrimenti (come suggerisce Portera nella sua lettera) in quel negozio non entra più nessuno. Che tristezza signor Portera, la colpa di questa crescita d’intolleranza è anche colpa dei 5 stelle che, le ricordo, non sono all’opposizione ma al governo con la Lega, se non condividono la sua linea dovrebbero smettere di governare con lei che a grandi bocconi si sta mangiando i voti degli elettori pentastellati delusi dal suo Movimento che ha fatto fortuna presentandosi come diverso dagli altri partiti, puro e pulito che non faceva sconti e alleanze con nessuno ma che alla prima occasione ha accettato compromessi che lo hanno reso nudo a quegli elettori che gli avevano creduto ma ora che lo hanno tastato si sono affrettati a sputare il boccone amaro.

Roberto Lopreiato – consigliere comunale (Pd)

«E' legittimo difendersi da chi entra in casa»

Riceviamo e pubblichiamo:

Mi risulta che introdursi senza invito in casa d’altri, rubare, picchiare e altro, sia vietato da un qualche codice, così come sia vietato e soggetto a sanzioni chi trasgredisce a regole o leggi prestabilite. Mi domando quindi il perché si debba essere perseguiti se ci si difende da intrusi in modo più o meno violento. Sempre di intrusi con volontà non proprio amichevoli si tratta! Com’è possibile sapere quali siano le intenzioni di estranei che si introducono con l’inganno o lo scasso in proprietà altrui per poter giudicare se la reazione sia stata congrua con l’eventuale offesa? Anche se gli intrusi stessero fuggendo con il maltolto, non posso sapere se non ce ne siano altri ancora in attesa. Notoriamente buona parte di questi intrusi sono quasi sempre armati e violenti, quindi il rispondere, se possibile, con la stessa moneta mi parrebbe più che legittimo. Ci sono casi nei quali il ladro ferito, debba essere rimborsato per il danno fisico eventualmente subito, mentre il ladrato, si tiene lo spavento, la paura del dopo, e pagherà l’emolumento che i giudici riterranno opportuno per ripagare l’incidente sul lavoro del malfattore! A quando un sindacato per ladri gentiluomini che non uccidono, violentano o maltrattano? Bravi questi magistrati che motivano la sentenza con il fatto che il ferito fosse solo andato a rubare e non avesse fatto del male a nessuno! Sembra che appropriarsi di ciò che non è tuo non sia una brutta cosa. Ma rubare, non è fare del male? Anche solo il circuire persone anziane che ingenuamente si fidano del prossimo, entrare in casa loro e derubarle, lo sanno i magistrati che danno psicologico ed economico causa loro? Se presi (quasi mai) e condannati ai domiciliari (campi rom) loro si potranno godere il maltolto, e proseguire nei loro ladrocini mentre i derubati si sentiranno delle merde! Ma come ci si difende da altre piccole giornaliere prevaricazioni che un certo numero di cittadini subisce in città? Si continua ad andare in bici sotto i portici, a telefonare guidando, e la sera solo uno sparuto gruppo di civili ciclisti ha i fanali accesi. Molti non hanno neanche la luce. Nella zona pedonale(?) di piazza Santa Rosa c’è chi, come un ragazzotto con bici gommata tipo Parigi Dakar, scambia la piazza per un velodromo, e con velocità da pista, slaloma tra bambini e vecchietti orgoglioso di evitarli (finora). Bè, di vigili non se ne parla, ma non potrebbero i carabinieri attivarsi nei confronti di questi imbecilli? Ovviamente in questo caso, si tratta solo di mala educazione quindi penso al civismo dei genitori. Bravi, vergognatevi! Per ora, meno male, non è mai successo nulla di eclatante, ma visto che siamo abituati a non prevenire, ben sapendo che poi il problema costerà di più, andiamo avanti così.

Augusto Pettiti – Savigliano

«Tanti imbucati alla festa dei liceali»

Egregio direttore e cari lettori,

siamo i rappresentanti del liceo Arimondi e vorremmo fare chiarezza circa i fatti avvenuti durante la festa dello scorso primo giugno a Monasterolo. Siamo ovviamente dispiaciuti per i danni che sono stati provocati, ma avremmo intenzione di puntualizzare due aspetti che riteniamo importanti: anzitutto l’evento, che è stato organizzato autonomamente dagli studenti - senza coinvolgere il liceo - non era esclusivo della nostra scuola, ma comprendeva anche moltissimi esterni provenienti da altri istituti e, come usualmente accade in serate del genere, sono stati frequenti eventuali imbucati; inoltre, gli oggetti che sono stati danneggiati si trovavano tutti quanti al di fuori del Palazzetto di Monasterolo, luogo adibito per la festa, che al contrario dopo essere stato ripulito, è stato restituito al custode nelle condizioni precedenti alla serata.

Marco Pedron e Gabriele Sorrentino rappresentanti d’istituto liceo Arimondi - Savigliano